Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film ancora si proiettano), crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.
Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.
E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.
Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore, è che l'unico dato negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.
Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico, con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.
Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa? che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.
Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora l'idea, per noi sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico, dovrebbe fare davvero paura.
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mercoledì 8 novembre 2017
Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017
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lunedì 3 ottobre 2016
Arena Lirica spa a Verona. Con l'intimo di Calzedonia. A Parma uno spettacolo da 'mille e un Euro'
Veronesi, patron di Calzedonia-Intimissimi e Manni, dell'omonima azienda veronese, sono - sarebbero - pronti a partire con il progetto di privatizzare la gestione dell'Arena (si limiterebbero alla gestione dell'Arena in estate - quella che produce, se ben amministrata, i maggiori guadagni e che potrebbe essere ancor più produttiva, qualora il progetto di coprirla, finanziato proprio dal patron di Calzedonia - dovesse un giorni realizzarsi).
Dunque una società privata che ogni anno (stagione) assume e licenzia, per i tre mesi in cui l'Arena allestisce gli spettacoli all'aperto, ma che forse potrebbe ospitare, anche in altri mesi dell'anno, altri 'eventi'- li chiamano così, anche quando si tratta di spettacoli lirici o concerti; sono sempre 'eventi', perché una 'replica' ha poco appeal!). In questo secondo caso l'Arena diventerebbe soltanto un luogo che ospita spettacoli - o 'eventi' , secondo il nuovo dizionario trecani e tregatti.
E tutto il resto dell'anno, e la Fondazione Arena di Verona, quella che fa opera e concerti tutto l'anno al Teatro Filarmonico e che ha orchestra e coro stabili?
Di quella i due lungimiranti investitori privati non si danno pena, e giacché Fuortes ha già ottenuto che per risanare i conti, venga chiusa proprio in autunno per un paio di mesi ( con risparmio di costi di 2 milioni circa per anno), tale chiusura - pensano i due industriali - si potrebbe estendere a tutto il resto dell'anno, chiudendo la Fondazione, completamente, in favore di 'Arena Lirica spa'.
Per lo Stato, qualora dicono i due industriali veronesi lo Stato decidesse finalmente di farla gestire ai privati, sarebbe un gran risparmio, e si toglierebbe dalle scatole una Fondazione lirica, delle 14 attive.
Tale modello potrebbe poi applicarsi anche ad altre, portando a compimento il progetto che Nastasi, negli anni in cui ha fatto il buono e cattivo tempo al Ministero, ha fortemente desiderato anzi voluto, ma che non gli è riuscito di realizzare. Ma non è detto che il suo fedelissimo scudiero Franceschini 'mezzo disastro' non ci riesca.
E, infatti la legge che si sta discutendo, in previsione della quale l'ANFOLS ha chiesto al Ministro di essere ascoltata, prevederebbe che le Fondazioni che entro il 31 dicembre del 2018 non hanno i conti in ordine, vengano declassate da Fondazioni a 'Teatri lirici'. Che vorrebbe dire, meno finanziamenti e molto altro ancora.
Qualche nostro collega che si intende particolarmente di cose economiche ha specificato che potrebbero essere declassati a 'teatri di tradizione', ad enti cioè sempre finanziati dallo Stato, che ospitano di tutto nelle loro stagioni e soprattutto che non hanno 'masse' artistiche - come volgarmente si definiscono in Italia orchestra e coro delle Fondazioni' - stabili.
Ci sembra di risentire l'eco della 'pazza idea' di Fuortes a Roma, quando. d'accordo con Nastasi - sempre lui, il mostro in agguato - voleva 'esternalizzare' orchestra e coro, per risolvere i problemi del teatro dell'Opera di Roma di cui era stato nominato commissario dal ministro 'facente funzione' (Nastasi) ' come accade in tanti teatri nel mondo' - dichiarazione di uno sprovveduto alla quale avevano replicato proprio i sovrintendenti di grandi teatri d'Europa, dando a Fuortes dell'incompetente oltre che del folle.
Insomma i teatri sarebbero dei carrozzoni da smobilitare, però Nastasi non ci ha mai spiegato perchè in uno di questi, benchè carrozzone, Napoli, aveva fatto sorgere ex novo un Museo, dove ha trovato lavoro per sua moglie.
Ciò che gli imprenditori veronesi non hanno spiegato è cosa farebbero il giorno in cui si rompessero di organizzare l'opera in Arena. Non è come nell'idustria dell'intimo, dove ,passato di moda un modello di reggiseni e mutandine, se ne fa un altro, senza una grande fatica. Con l' Arena che si fa? ci direbbero soltanto: basta, ora vogliamo pensare ad altro? oppure vi porterebbero spettacoli di circo, gare di ogni genere, sfilate di intimo e costumi da bagno - il settore nel quale Calzedonia viaggia a vele spiegate?
La storia dell'Arena, il vanto dell'opera italiana, le ricadute economiche sulla città a seguito ed in ragione degli spettacoli lirici (non sui conti bancari di Calzedonia- Intimissimi) ecc... che fine farebbero? Veronesi e Manni lo spieghino.
E il Ministro spieghi, dal canto suo, che fa una 'fondazione lirica' quando viene declassata a 'teatro lirico' ( con lo stesso meccanismo dei teatri di prosa ma con la grandissima differenza che i teatri di prosa non hanno orchestra e coro stabili)? Licenzia tutti i professori d'orchestra e del coro? E di tutti i dipendenti tecnici e amministrativi che se ne fa, non avendo più un'attività che li giustifichi e soprattutto nè orchestra nè coro?
Il Ministro che vuole ricostruire la platea del Colosseo per ospitarvi ogni genere di spettacolo si renderà responsabile di tale atto barbarico distruttivo della grande tradizione operistica italiana, che il mondo intero ci invidia - è proprio il caso di dirlo?
E poi, se un 'teatro lirico' raddrizza le sue gambe può aspirare nuovamente a far parte delle Fondazioni, dalle quali era stato espulso per cattiva amministrazione? E allora che fa? Riassume orchestrali e coristi, magari in numero decisamente inferiore, come anche gli amministrativi? E se poi dovesse nuovamente ricadere nel vizio di non far quadrare i conti? Di nuovo fuori?
Non sarebbe più saggio - sempre che tale virtù venga ancora coltivata nelle stanze del potere - mettere come amministratori e direttori artistici nei teatri persone competenti e responsabili con incarichi a tempo, dicendo da subito loro che se i conti non tornano, se non riescono cioè a farli quadrare con i soldi pubblici e privati, pagano di persona?
Questo sarebbe veramente una mossa saggia dello Stato - altro che privatizzazione! - che invece tende sempre a dare tali incarichi come premio per i servizi resi al potere da questo o quel funzionario.
In questi giorni l'amministrazione Pizzarotti ha deciso, nel corso dell'annuale 'Festival Verdi' di Parma', di ospitare nel celebre Teatro Farnese - una meraviglia che toglie il respiro ancora oggi! - alcune recite della 'Giovanna d'Arco', affidandone la realizzazione ad un noto regista cinematografico ( Greenaway, in coppia con la sua signora). Ma sembra che - tanto per restare in tema di buona amministrazione - lo spettacolo che si avvale soprattutto di luci e proiezioni, e di costumi che si possono comprare anche ai grandi magazzini, sia costato - secondo fonti giornalistiche sempre molto informate, come il blog di Luigi Boschi - intorno ai 500.000 Euro. Una enormità.
Quanto sarebbe costato se avesse dovuto -ma non al Farnese - prevedere anche scene? E quanto frutterà, in termini di biglietti venduti, quello spettacolo fortemente voluto, oltre che da Pizzarotti, dai nuovi vertici del Regio di Parma, per le cui nomine Pizzarotti si beccò una denuncia per irregolarità amministrative, dalla quale proprio nei giorni scorsi è stato del tutto scagionato?
Dunque una società privata che ogni anno (stagione) assume e licenzia, per i tre mesi in cui l'Arena allestisce gli spettacoli all'aperto, ma che forse potrebbe ospitare, anche in altri mesi dell'anno, altri 'eventi'- li chiamano così, anche quando si tratta di spettacoli lirici o concerti; sono sempre 'eventi', perché una 'replica' ha poco appeal!). In questo secondo caso l'Arena diventerebbe soltanto un luogo che ospita spettacoli - o 'eventi' , secondo il nuovo dizionario trecani e tregatti.
E tutto il resto dell'anno, e la Fondazione Arena di Verona, quella che fa opera e concerti tutto l'anno al Teatro Filarmonico e che ha orchestra e coro stabili?
Di quella i due lungimiranti investitori privati non si danno pena, e giacché Fuortes ha già ottenuto che per risanare i conti, venga chiusa proprio in autunno per un paio di mesi ( con risparmio di costi di 2 milioni circa per anno), tale chiusura - pensano i due industriali - si potrebbe estendere a tutto il resto dell'anno, chiudendo la Fondazione, completamente, in favore di 'Arena Lirica spa'.
Per lo Stato, qualora dicono i due industriali veronesi lo Stato decidesse finalmente di farla gestire ai privati, sarebbe un gran risparmio, e si toglierebbe dalle scatole una Fondazione lirica, delle 14 attive.
Tale modello potrebbe poi applicarsi anche ad altre, portando a compimento il progetto che Nastasi, negli anni in cui ha fatto il buono e cattivo tempo al Ministero, ha fortemente desiderato anzi voluto, ma che non gli è riuscito di realizzare. Ma non è detto che il suo fedelissimo scudiero Franceschini 'mezzo disastro' non ci riesca.
E, infatti la legge che si sta discutendo, in previsione della quale l'ANFOLS ha chiesto al Ministro di essere ascoltata, prevederebbe che le Fondazioni che entro il 31 dicembre del 2018 non hanno i conti in ordine, vengano declassate da Fondazioni a 'Teatri lirici'. Che vorrebbe dire, meno finanziamenti e molto altro ancora.
Qualche nostro collega che si intende particolarmente di cose economiche ha specificato che potrebbero essere declassati a 'teatri di tradizione', ad enti cioè sempre finanziati dallo Stato, che ospitano di tutto nelle loro stagioni e soprattutto che non hanno 'masse' artistiche - come volgarmente si definiscono in Italia orchestra e coro delle Fondazioni' - stabili.
Ci sembra di risentire l'eco della 'pazza idea' di Fuortes a Roma, quando. d'accordo con Nastasi - sempre lui, il mostro in agguato - voleva 'esternalizzare' orchestra e coro, per risolvere i problemi del teatro dell'Opera di Roma di cui era stato nominato commissario dal ministro 'facente funzione' (Nastasi) ' come accade in tanti teatri nel mondo' - dichiarazione di uno sprovveduto alla quale avevano replicato proprio i sovrintendenti di grandi teatri d'Europa, dando a Fuortes dell'incompetente oltre che del folle.
Insomma i teatri sarebbero dei carrozzoni da smobilitare, però Nastasi non ci ha mai spiegato perchè in uno di questi, benchè carrozzone, Napoli, aveva fatto sorgere ex novo un Museo, dove ha trovato lavoro per sua moglie.
Ciò che gli imprenditori veronesi non hanno spiegato è cosa farebbero il giorno in cui si rompessero di organizzare l'opera in Arena. Non è come nell'idustria dell'intimo, dove ,passato di moda un modello di reggiseni e mutandine, se ne fa un altro, senza una grande fatica. Con l' Arena che si fa? ci direbbero soltanto: basta, ora vogliamo pensare ad altro? oppure vi porterebbero spettacoli di circo, gare di ogni genere, sfilate di intimo e costumi da bagno - il settore nel quale Calzedonia viaggia a vele spiegate?
La storia dell'Arena, il vanto dell'opera italiana, le ricadute economiche sulla città a seguito ed in ragione degli spettacoli lirici (non sui conti bancari di Calzedonia- Intimissimi) ecc... che fine farebbero? Veronesi e Manni lo spieghino.
E il Ministro spieghi, dal canto suo, che fa una 'fondazione lirica' quando viene declassata a 'teatro lirico' ( con lo stesso meccanismo dei teatri di prosa ma con la grandissima differenza che i teatri di prosa non hanno orchestra e coro stabili)? Licenzia tutti i professori d'orchestra e del coro? E di tutti i dipendenti tecnici e amministrativi che se ne fa, non avendo più un'attività che li giustifichi e soprattutto nè orchestra nè coro?
Il Ministro che vuole ricostruire la platea del Colosseo per ospitarvi ogni genere di spettacolo si renderà responsabile di tale atto barbarico distruttivo della grande tradizione operistica italiana, che il mondo intero ci invidia - è proprio il caso di dirlo?
E poi, se un 'teatro lirico' raddrizza le sue gambe può aspirare nuovamente a far parte delle Fondazioni, dalle quali era stato espulso per cattiva amministrazione? E allora che fa? Riassume orchestrali e coristi, magari in numero decisamente inferiore, come anche gli amministrativi? E se poi dovesse nuovamente ricadere nel vizio di non far quadrare i conti? Di nuovo fuori?
Non sarebbe più saggio - sempre che tale virtù venga ancora coltivata nelle stanze del potere - mettere come amministratori e direttori artistici nei teatri persone competenti e responsabili con incarichi a tempo, dicendo da subito loro che se i conti non tornano, se non riescono cioè a farli quadrare con i soldi pubblici e privati, pagano di persona?
Questo sarebbe veramente una mossa saggia dello Stato - altro che privatizzazione! - che invece tende sempre a dare tali incarichi come premio per i servizi resi al potere da questo o quel funzionario.
In questi giorni l'amministrazione Pizzarotti ha deciso, nel corso dell'annuale 'Festival Verdi' di Parma', di ospitare nel celebre Teatro Farnese - una meraviglia che toglie il respiro ancora oggi! - alcune recite della 'Giovanna d'Arco', affidandone la realizzazione ad un noto regista cinematografico ( Greenaway, in coppia con la sua signora). Ma sembra che - tanto per restare in tema di buona amministrazione - lo spettacolo che si avvale soprattutto di luci e proiezioni, e di costumi che si possono comprare anche ai grandi magazzini, sia costato - secondo fonti giornalistiche sempre molto informate, come il blog di Luigi Boschi - intorno ai 500.000 Euro. Una enormità.
Quanto sarebbe costato se avesse dovuto -ma non al Farnese - prevedere anche scene? E quanto frutterà, in termini di biglietti venduti, quello spettacolo fortemente voluto, oltre che da Pizzarotti, dai nuovi vertici del Regio di Parma, per le cui nomine Pizzarotti si beccò una denuncia per irregolarità amministrative, dalla quale proprio nei giorni scorsi è stato del tutto scagionato?
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mercoledì 11 marzo 2015
Bentornato CLASSIC VOICE con le sue inchieste
Eravamo in pensiero, perchè per qualche mese non ci sembrava che i giornali amici avessero riportato i soliti esiti strabilianti delle inchieste, fuori dall'ordinario, che in ogni numero, Classic Voice regala ai suoi attoniti lettori. E puntualmente siamo stati smentiti perchè, come apprendiamo dal Corriere, a firma Giuseppina Manin, un'altra inchiesta ancora c'è stata, ed anche questa volta con risultati inimmaginabili ed inattesi
Gli attenti ed acuti giornalisti della rivista italiana di musica questa volta hanno puntato i loro riflettori sui cachet della musica, opera e concerti, facendoci scoprire che i cachet che circolano sono più decenti di quelli effettivi e comunque sottostimati rispetto a quelli reali. Insomma direttori d'orchestra importanti, celebri solisti e cantanti di grido non se la passano male. I direttori di prima fascia guadagnano 30.000 Euro a concerto; come anche strumentisti celebri, da Kavakos a Lang a Pollini; a proposito di quest'ultimo e di Lang scrive la Manin che non si siedono al pianoforte se prima non gli hanno pagato il cachet. Dunque i tempi hanno cambiato anche la modalità del pagamento che si voleva effettuato nell'intervallo fra prima e seconda parte di un recital o di un concerto. Adesso, stando a Classic Voice, non entrerebbero in sala se prima non hanno riscosso il cachet. Evidentemente, con i tempi che corrono, suonano più rilassati ed anche più spediti con i soldi in tasca. Perchè?
La ragione è semplice. Salvo poche, pochissime grandi istituzioni, con i conti in regola e liquidi in cassa, del cachet non c'è certezza. E di questa situazione abbastanza gravosa è chiaro che non ne risentono i grandi nomi, ma i giovani musicisti, ai quali si fa attendere anni prima di ricevere il saldo delle loro prestazioni. E la situazione è molto più diffusa di quanto si pensi. Questo problema noi l'abbiamo sollevato da tempo su questo blog, perchè conoscevamo molti casi di giovani strumentisti o cantanti che attendono da due o tre anni di essere pagati da istituzioni italiane che ormai appartengono ad una lista nera ben nota.
Con questi cachet non vogliamo fare i conti in tasca a celebri direttori musicali che lavorano da noi come anche a noti strumentisti che perciò non se la passano male. Ed anche questo lo abbiamo più volte scritto riferendo di qualche direttore straniero che quando era Milano non c'era giorno che non suonasse o dirigesse, mettendo insieme in pochi mesi un bel gruzzolo, di molto superiore a ciò che guadagna, tutto l'anno, in altro paese dove ha un simile incarico stabile. O di qualche altro direttore che in una stagione fra concerti in sede e in tournée, fa una cinquantina di concerti: fate voi il conto del suo cachet a fine stagione.
Abbiamo anche scritto che attraverso certi escamotage quel cachet era nei fatti inferiore a quello effettivamente percepito - e la fonte dell'informazione era attendibilissima.
I cantanti guadagnano un pò meno a recita, anche perchè, tolti i recital, la partecipazione ad un'opera prevede parecchie recite, dunque facendo la somma, anche loro si mettono in tasca un bel gruzzolo. La bella Netrebko va dai 20.000 a concerto a 17.000 per ogni recita d'opera.
Guadagnano meno di tutti i registi, con 60.000 Euro per ogni regia. Non recita, ovvio.
Niente di nuovo sotto il sole. Ciò che Classic Voice crede di rivelare a seguito di indagine approfondita ed accurata, era cosa risaputa. Come spiegarsi altrimenti un contratto da 600.000 Euro per Temirkanov per i concerti diretti al Regio di Parma, epoca Meli- come leggemmo su diversi giornali?
L'unica cosa che Classic Voice rivela è che la fonte di tali dati è il Ministero medesimo di Franceschini e Nastasi. Lo stesso ministero che dovrebbe calmierare i prezzi, specie in tempo di crisi, vigilare su strani giri per far fessa la legge che prevede certi tetti, e sanzionare coloro i quali contravvengono alle regole. Ed invece, è diventato inerte, riducendosi a semplice ufficio informazioni per Classic Voice. E non è la prima volta.
Gli attenti ed acuti giornalisti della rivista italiana di musica questa volta hanno puntato i loro riflettori sui cachet della musica, opera e concerti, facendoci scoprire che i cachet che circolano sono più decenti di quelli effettivi e comunque sottostimati rispetto a quelli reali. Insomma direttori d'orchestra importanti, celebri solisti e cantanti di grido non se la passano male. I direttori di prima fascia guadagnano 30.000 Euro a concerto; come anche strumentisti celebri, da Kavakos a Lang a Pollini; a proposito di quest'ultimo e di Lang scrive la Manin che non si siedono al pianoforte se prima non gli hanno pagato il cachet. Dunque i tempi hanno cambiato anche la modalità del pagamento che si voleva effettuato nell'intervallo fra prima e seconda parte di un recital o di un concerto. Adesso, stando a Classic Voice, non entrerebbero in sala se prima non hanno riscosso il cachet. Evidentemente, con i tempi che corrono, suonano più rilassati ed anche più spediti con i soldi in tasca. Perchè?
La ragione è semplice. Salvo poche, pochissime grandi istituzioni, con i conti in regola e liquidi in cassa, del cachet non c'è certezza. E di questa situazione abbastanza gravosa è chiaro che non ne risentono i grandi nomi, ma i giovani musicisti, ai quali si fa attendere anni prima di ricevere il saldo delle loro prestazioni. E la situazione è molto più diffusa di quanto si pensi. Questo problema noi l'abbiamo sollevato da tempo su questo blog, perchè conoscevamo molti casi di giovani strumentisti o cantanti che attendono da due o tre anni di essere pagati da istituzioni italiane che ormai appartengono ad una lista nera ben nota.
Con questi cachet non vogliamo fare i conti in tasca a celebri direttori musicali che lavorano da noi come anche a noti strumentisti che perciò non se la passano male. Ed anche questo lo abbiamo più volte scritto riferendo di qualche direttore straniero che quando era Milano non c'era giorno che non suonasse o dirigesse, mettendo insieme in pochi mesi un bel gruzzolo, di molto superiore a ciò che guadagna, tutto l'anno, in altro paese dove ha un simile incarico stabile. O di qualche altro direttore che in una stagione fra concerti in sede e in tournée, fa una cinquantina di concerti: fate voi il conto del suo cachet a fine stagione.
Abbiamo anche scritto che attraverso certi escamotage quel cachet era nei fatti inferiore a quello effettivamente percepito - e la fonte dell'informazione era attendibilissima.
I cantanti guadagnano un pò meno a recita, anche perchè, tolti i recital, la partecipazione ad un'opera prevede parecchie recite, dunque facendo la somma, anche loro si mettono in tasca un bel gruzzolo. La bella Netrebko va dai 20.000 a concerto a 17.000 per ogni recita d'opera.
Guadagnano meno di tutti i registi, con 60.000 Euro per ogni regia. Non recita, ovvio.
Niente di nuovo sotto il sole. Ciò che Classic Voice crede di rivelare a seguito di indagine approfondita ed accurata, era cosa risaputa. Come spiegarsi altrimenti un contratto da 600.000 Euro per Temirkanov per i concerti diretti al Regio di Parma, epoca Meli- come leggemmo su diversi giornali?
L'unica cosa che Classic Voice rivela è che la fonte di tali dati è il Ministero medesimo di Franceschini e Nastasi. Lo stesso ministero che dovrebbe calmierare i prezzi, specie in tempo di crisi, vigilare su strani giri per far fessa la legge che prevede certi tetti, e sanzionare coloro i quali contravvengono alle regole. Ed invece, è diventato inerte, riducendosi a semplice ufficio informazioni per Classic Voice. E non è la prima volta.
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mercoledì 4 febbraio 2015
Lettera di escluso dalla dirigenza del Regio di Parma che si legge nel sito di Luigi Boschi
Giusta lamentela di chi interpellato da un bando e presentatosi, viene escluso dopo che, a detta di chi aveva presieduto la commissione incaricata di esaminare i curriculum dei 'manifestanti interesse' ad occupare la poltrona di vertice del Regio di Parma, ritenne il suo nome fra quelli in possesso di professionalità e titoli idonei per quell'incarico.
E' bene, sacrosanto che chi si sente escluso per ragioni che nulla hanno a che fare con le sue capacità, competenze e professionalità acclarate, manifesti pubblicamente il suo disappunto e denunci i 'falsi' bandi di molte amministrazioni che fingono di attenersi alla legge , fottendosene poi, in barba a qualunque decenza.
Che è l'accusa che l'escluso muove a Pizzarotti artefice delle nomine contestate. Ma Pizzarotti non è che l'ultimo pesciolino fra i pescioni che sguazzano nell'acquario italiano. Perchè quando il pesce puzza è dalla testa che bisogna intervenire per eliminarla.
All'escluso vorrei dire che, non molti mesi fa, anche il Ministero di Franceschini fece un bando per la nomina dei componenti la Commissione centrale musica. Noi inviammo il nostro curriculum, forti della presunzione che pochi altri in Italia hanno la stessa competenza delle cose del mondo musicale italiano e, in aggiunta, la totale estraneità a giochi di congreghe e lobby.
Bene, a noi non fu data nemmeno la comunicazione dell'esclusione. In quella commissione il pesce puzzolente dalla testa bicefala (Franceschini e Nastasi) ci mise persone gradite ubbidienti e certamente molto meno competenti e malleabili di noi. Persone oneste, per carità, come la Colasanti o Licalsi, ed anche Toniolo. più addentro nei meandri della politica ministeriale, ma persone addomesticabili - come dimostrerebbero i recenti finanziamenti aggiuntivi del ministero ad alcune fondazioni liriche sulla base dei pareri di detta commissione (vedi articolo sul sito di Luigi Boschi) Finanziamenti ovviamente decisi, in realtà, dalla testa bicefala del pesce puzzolente; i quali finanziamenti, alla semplice lettura gridano vendetta, a cominciare da quelli attribuiti ad un teatro per la sua 'produttività ', mentre si sa che in un anno fa magari una trentina o poco più di alzate di sipario.
Noi ci candidammo per la nostra competenza indiscutibile, in relazione alle richieste del bando.E il Ministero ( Nastasi) preferì altri.
Veniamo, invece, all'escluso che scrive a Pizzarotti. La sua pregressa competenza a dirigere un teatro, a fare insomma il sovrintendente e magari nello stesso tempo il direttore artistico non è acclarata, non risulta da nessuna sua precedente esperienza - anche quella al Teatro Reale di Madrid non è così chiara ed esplicita. Chiara è invece la sua direzione dell'Istituto di cultura italiano nella capitale spagnola. Nulla a che vedere con la direzione generale di un teatro, per quanto 'di tradizione'.
L'escluso, laureato in scienze politiche, ha avuto una discreta carriera come giornalista di cose musicali e, sempre in ambito musicale, come autore di testi non privi di pregio. Ma l'esercizio della critica musicale, concesso che se ne abbiano le professionalità, quali garanzie può offrire in relazione alla gestione di un teatro? E' la stessa domanda che rivolgiamo a coloro i quali, chiamati da Pizzarotti ad esaminare i curriculum degli aspiranti alla direzione del Regio di Parma, inclusero l'escluso fra quelli che ne avrebbero avuto diritto, in base ai titoli richiesti.
All'escluso, infine, consigliamo modestamente di restarsene a Madrid, facendosi riconfermare come direttore dell'Istituto di cultura; in caso contrario, si faccia spostare di sede, istituti di cultura nel mondo ve ne sono tanti. E come ha avuto accesso al primo potrebbe averne anche agli altri.
E' bene, sacrosanto che chi si sente escluso per ragioni che nulla hanno a che fare con le sue capacità, competenze e professionalità acclarate, manifesti pubblicamente il suo disappunto e denunci i 'falsi' bandi di molte amministrazioni che fingono di attenersi alla legge , fottendosene poi, in barba a qualunque decenza.
Che è l'accusa che l'escluso muove a Pizzarotti artefice delle nomine contestate. Ma Pizzarotti non è che l'ultimo pesciolino fra i pescioni che sguazzano nell'acquario italiano. Perchè quando il pesce puzza è dalla testa che bisogna intervenire per eliminarla.
All'escluso vorrei dire che, non molti mesi fa, anche il Ministero di Franceschini fece un bando per la nomina dei componenti la Commissione centrale musica. Noi inviammo il nostro curriculum, forti della presunzione che pochi altri in Italia hanno la stessa competenza delle cose del mondo musicale italiano e, in aggiunta, la totale estraneità a giochi di congreghe e lobby.
Bene, a noi non fu data nemmeno la comunicazione dell'esclusione. In quella commissione il pesce puzzolente dalla testa bicefala (Franceschini e Nastasi) ci mise persone gradite ubbidienti e certamente molto meno competenti e malleabili di noi. Persone oneste, per carità, come la Colasanti o Licalsi, ed anche Toniolo. più addentro nei meandri della politica ministeriale, ma persone addomesticabili - come dimostrerebbero i recenti finanziamenti aggiuntivi del ministero ad alcune fondazioni liriche sulla base dei pareri di detta commissione (vedi articolo sul sito di Luigi Boschi) Finanziamenti ovviamente decisi, in realtà, dalla testa bicefala del pesce puzzolente; i quali finanziamenti, alla semplice lettura gridano vendetta, a cominciare da quelli attribuiti ad un teatro per la sua 'produttività ', mentre si sa che in un anno fa magari una trentina o poco più di alzate di sipario.
Noi ci candidammo per la nostra competenza indiscutibile, in relazione alle richieste del bando.E il Ministero ( Nastasi) preferì altri.
Veniamo, invece, all'escluso che scrive a Pizzarotti. La sua pregressa competenza a dirigere un teatro, a fare insomma il sovrintendente e magari nello stesso tempo il direttore artistico non è acclarata, non risulta da nessuna sua precedente esperienza - anche quella al Teatro Reale di Madrid non è così chiara ed esplicita. Chiara è invece la sua direzione dell'Istituto di cultura italiano nella capitale spagnola. Nulla a che vedere con la direzione generale di un teatro, per quanto 'di tradizione'.
L'escluso, laureato in scienze politiche, ha avuto una discreta carriera come giornalista di cose musicali e, sempre in ambito musicale, come autore di testi non privi di pregio. Ma l'esercizio della critica musicale, concesso che se ne abbiano le professionalità, quali garanzie può offrire in relazione alla gestione di un teatro? E' la stessa domanda che rivolgiamo a coloro i quali, chiamati da Pizzarotti ad esaminare i curriculum degli aspiranti alla direzione del Regio di Parma, inclusero l'escluso fra quelli che ne avrebbero avuto diritto, in base ai titoli richiesti.
All'escluso, infine, consigliamo modestamente di restarsene a Madrid, facendosi riconfermare come direttore dell'Istituto di cultura; in caso contrario, si faccia spostare di sede, istituti di cultura nel mondo ve ne sono tanti. E come ha avuto accesso al primo potrebbe averne anche agli altri.
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mercoledì 1 ottobre 2014
Il giorno del giudizio sull'Opera di Roma Capitale
E siamo arrivati al redde rationem. Ieri i giornali ex amici e fiancheggiatori del teatro, e soprattutto della precedente amministrazione, non hanno badato a spese, scritturando economisti e opinionisti forse all'oscuro del lavoro specifico dei musicisti e della situazione reale in Italia e all'estero, per sostenere la tesi di Fuortes, sapendo che è la tesi di Nastasi, che conosciamo da tempo. Il grande grosso direttore generale dello spettacolo che ha trovato un posto fisso anche a sua moglie, Giulietta Minoli, al San Carlo di Napoli, costringendo la poveretta ad andare su e giù per un tozzone di pane, vuole precarizzare tutte le orchestre, nel preciso intento di ridurne drasticamente il numero e di far girare le poche sopravvissute da nord a sud della penisola come trottole. Con quali vantaggi per la musica non l'ha mai spiegato ( ma anche per le finanze), perchè non lo sa, non capendoci un fico secco.
Per ridurre, anzi eliminare - giustamente - la possibilità che lo sciopero di un gruppetto, al quale si oppone la maggioranza, mandi all'aria una recita per ragioni non sempre comprensibili e difendibili, la ricetta che si propone è: sciogliamo l'orchestra (ma anche il coro) e rifondiamola, facendo contratti a tempo ( stagione, annuale o triennale), esternalizzando l'elemento principale di un teatro: i musicisti, che fornirebbero le loro prestazioni, secondo contratto e per le recite stabilite, lasciando loro la possibilità di esercitare anche e contemporaneamente la libera professione, prima proibita
da un decreto del solito Nastasi, un paio d'anni fa, salvo che non fosse di iniziativa dell'ente dal quale i musicisti dipendevano ( la clausola serviva a salvare la Filarmonica della Scala, emanazione della stessa orchestra del teatro, dal quale è autorizzata, e che permette ai musicisti, organizzati in autonomia (diciamo così) di guadagnare molto, restando nel ventre della Scala medesima.
L'esternalizzazione e la conseguente precarietà del rapporto di lavoro dei musicisti dovrebbe , secondo Fuortes (leggi: Nastasi) essere il toccasana per ogni male al Teatro dell'Opera di Roma, per cominciare. E non è detto che il modello sperimentato a Roma non possa poi esser esportato - che è ciò che Nastasi vuole e va accarezzando da tempo e continuerà a farlo, fino a quando qualcuno non si sveglia e lo manda a casa, come sembrava volere anche Orfini, ora al vertice del PD di Renzi, non più tardi di un anno fa, parlando delle difficoltà dei teatri. E del resto che questo modello 'all'italiana' non funzionerà ce lo ha raccontato già l'esperienza disastrosa, e più costosa, del Regio di Parma, sotto la gestione Meli ( con un'orchestra che è costata di più ma che in termini di qualità ha reso di meno. Chi volesse informarsi di quella tragedia legga il blog di Luigi Boschi, nel quale è stata raccontata per filo e per segno anche negli aspetti tragicomici oltre che giudiziari) o quella del Petruzzelli, modello Fuortes, che ha assoldato giovani musicisti, tramite concorso, li ha contrattualizzati per un triennio e dopo si vedrà. Poi quando è andato via, il successore, Biscardi, ha dovuto cancellare due titoli dal cartellone, per mancanza di soldi ( in quello stesso bilancio che Fuortes aveva risanato, come dice di aver già fatto in pochi mesi anche a Roma. ma chi gli può credere?) ed il direttore principale Rustioni ha preferito lasciare. Il posto fisso occorre dimenticarselo. ma questo andrebbe detto anche a Fuortes e pure a Nastasi che siedono saldi, incollati, alle loro poltrone da anni , almeno un decennio.
Fuortes e Nastasi hanno suggerito ai giornali amici le pezze d'appoggio di tale loro progetto disastroso: le più grandi orchestre straniere, specie quelle europee, hanno una organizzazione simile. Sì, simile, forse, ma Nastasi e Fuortes dimenticano di dire che le storie dei Wiener o dei Berliner sono molto diverse.
Con questa buffonata si vuole coprire l'incapacità degli amministratori - in ciò Fuortes e Marino sono dei campioni - di governare l'emergenza. I giornali ieri ci riferivano di scioperi anche a Chicago, per le stesse ragioni per cui in tutto il mondo si sciopera: stipendi e garanzie - come a dire che gli scioperi inseguono il m. Muti - a seguito dei quali un concerto di Muti era saltato; ma dopo quello sciopero i concerti sono ripresi regolarmente. Se Fuortes avesse saputo gestire l'emergenza forse il caos presente non si sarebbe mai neppure materializzato. E del resto anche al MET c'è stato qualcosa di simile. Gelb ha detto ai sindacati che di soldi ce ne erano meno e che quindi i compensi andavano ridotti. Di fronte a simili realtà che fare? Accettare, suggerisce la ragione e così hanno fatto a New York; esternalizzare vuole la triade Fuortes-Nastasi(Franceschini)-Marino: i barbari.
Infine. Mentre credono di poter realizzare facilmente questa rivoluzione copernicana , per cominciare a Roma, per poi estenderla altrove, all'Opera non sono capaci di trovare un direttore per l'Aida inaugurale abbandonata da Muti. Ma che c. ci stanno a fare? Pensano che rendendo ancor apiù difficile la situazione faranno ingoiare il rospo della ristrutturazione?
Per ridurre, anzi eliminare - giustamente - la possibilità che lo sciopero di un gruppetto, al quale si oppone la maggioranza, mandi all'aria una recita per ragioni non sempre comprensibili e difendibili, la ricetta che si propone è: sciogliamo l'orchestra (ma anche il coro) e rifondiamola, facendo contratti a tempo ( stagione, annuale o triennale), esternalizzando l'elemento principale di un teatro: i musicisti, che fornirebbero le loro prestazioni, secondo contratto e per le recite stabilite, lasciando loro la possibilità di esercitare anche e contemporaneamente la libera professione, prima proibita
da un decreto del solito Nastasi, un paio d'anni fa, salvo che non fosse di iniziativa dell'ente dal quale i musicisti dipendevano ( la clausola serviva a salvare la Filarmonica della Scala, emanazione della stessa orchestra del teatro, dal quale è autorizzata, e che permette ai musicisti, organizzati in autonomia (diciamo così) di guadagnare molto, restando nel ventre della Scala medesima.
L'esternalizzazione e la conseguente precarietà del rapporto di lavoro dei musicisti dovrebbe , secondo Fuortes (leggi: Nastasi) essere il toccasana per ogni male al Teatro dell'Opera di Roma, per cominciare. E non è detto che il modello sperimentato a Roma non possa poi esser esportato - che è ciò che Nastasi vuole e va accarezzando da tempo e continuerà a farlo, fino a quando qualcuno non si sveglia e lo manda a casa, come sembrava volere anche Orfini, ora al vertice del PD di Renzi, non più tardi di un anno fa, parlando delle difficoltà dei teatri. E del resto che questo modello 'all'italiana' non funzionerà ce lo ha raccontato già l'esperienza disastrosa, e più costosa, del Regio di Parma, sotto la gestione Meli ( con un'orchestra che è costata di più ma che in termini di qualità ha reso di meno. Chi volesse informarsi di quella tragedia legga il blog di Luigi Boschi, nel quale è stata raccontata per filo e per segno anche negli aspetti tragicomici oltre che giudiziari) o quella del Petruzzelli, modello Fuortes, che ha assoldato giovani musicisti, tramite concorso, li ha contrattualizzati per un triennio e dopo si vedrà. Poi quando è andato via, il successore, Biscardi, ha dovuto cancellare due titoli dal cartellone, per mancanza di soldi ( in quello stesso bilancio che Fuortes aveva risanato, come dice di aver già fatto in pochi mesi anche a Roma. ma chi gli può credere?) ed il direttore principale Rustioni ha preferito lasciare. Il posto fisso occorre dimenticarselo. ma questo andrebbe detto anche a Fuortes e pure a Nastasi che siedono saldi, incollati, alle loro poltrone da anni , almeno un decennio.
Fuortes e Nastasi hanno suggerito ai giornali amici le pezze d'appoggio di tale loro progetto disastroso: le più grandi orchestre straniere, specie quelle europee, hanno una organizzazione simile. Sì, simile, forse, ma Nastasi e Fuortes dimenticano di dire che le storie dei Wiener o dei Berliner sono molto diverse.
Con questa buffonata si vuole coprire l'incapacità degli amministratori - in ciò Fuortes e Marino sono dei campioni - di governare l'emergenza. I giornali ieri ci riferivano di scioperi anche a Chicago, per le stesse ragioni per cui in tutto il mondo si sciopera: stipendi e garanzie - come a dire che gli scioperi inseguono il m. Muti - a seguito dei quali un concerto di Muti era saltato; ma dopo quello sciopero i concerti sono ripresi regolarmente. Se Fuortes avesse saputo gestire l'emergenza forse il caos presente non si sarebbe mai neppure materializzato. E del resto anche al MET c'è stato qualcosa di simile. Gelb ha detto ai sindacati che di soldi ce ne erano meno e che quindi i compensi andavano ridotti. Di fronte a simili realtà che fare? Accettare, suggerisce la ragione e così hanno fatto a New York; esternalizzare vuole la triade Fuortes-Nastasi(Franceschini)-Marino: i barbari.
Infine. Mentre credono di poter realizzare facilmente questa rivoluzione copernicana , per cominciare a Roma, per poi estenderla altrove, all'Opera non sono capaci di trovare un direttore per l'Aida inaugurale abbandonata da Muti. Ma che c. ci stanno a fare? Pensano che rendendo ancor apiù difficile la situazione faranno ingoiare il rospo della ristrutturazione?
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domenica 4 maggio 2014
Si può o non si può? Ministro Giannini, risponda
Da tempo ci siamo fatti carico di un problema che non vediamo prendere in seria considerazione da parte di chi emana le leggi e poi non le fa osservare. Intendiamo gli incarichi esterni di dipendenti pubblici, dei quali ampiamente abbiamo trattato in uno degli ultimi numeri di Music@ ( novembre 2013, n.35), rinfrescando a chi dovrebbe interessarsene, i termini del problema, le prescrizioni legislative ( la cosiddetta legge Brunetta, nota anche come 'contro la corruzione nella pubblica amministrazione'; ma dobbiamo ricordarla noi?), ed anche una lunga lista di professori di conservatorio - noi ci occupiamo di questi, sebbene il problema esista in ogni amministrazione pubblica - che svolgono contemporaneamente incarichi stabili, e dunque non occasionali e saltuari, come permetterebbe la legge, previa autorizzazione del dirigente dell'ente pubblico dal quale si dipende.
Nei conservatori in cui direttori hanno un senso della legalità altissimo - ma forse solo quello - alla voce 'amministrazione trasparente' dei rispettivi siti internet, si possono leggere i nomi dei professori ai quali è stato consentito, previa richiesta, lo svolgimento di alcuni incarichi, per i quali è anche citato espressamente , in osservanza della norma di legge, anche il relativo emolumento percepito.
Quando invece detto incarico esterno si configura come stabile e continuativo, ecco che interviene la magistratura, dietro denuncia, a sancire la incompatibilità di detto incarico, con tutte le prevedibili conseguenze, prima fra tutte quella economica della restituzione degli emolumenti percepiti, e, infine della decadenza dall'incarico medesimo. E alcuni casi ci sono già stati.
Cosa hanno insegnato? Nulla . I direttori dei Conservatori nelle autorizzazioni concesse non citano naturalmente quei casi in aperto conflitto, il Ministero chiude tutti e due gli occhi, il soggetto in aperto contrasto con le leggi non si dimette dagli incarichi non consentiti, e tutto va come se la legge non esistesse.
Chi dovrà rispondere alla magistratura nel caso in cui tali anomale situazioni venissero scopertamente denunciate? Il diretto interessato naturalmente, ma anche il direttore del Conservatorio che, secondo una prassi vecchia ed ora contro legge, fa finta di non sapere, anche quando conosce bene l'incarico incompatibile del suo dipendente, perché si svolge ad un tiro di schioppo dall'istituto pubblico di appartenenza e con il quale il Conservatorio intrattiene anche rapporti di collaborazione. Fuori i nomi, direte voi? Li abbiamo fatti già, e se andate a consultare quel numero di Music@ sul sito del Conservatorio 'Casella' ne troverete una lista che prende in considerazione i casi degli insegnanti/direttori artistici o sovrintendenti, quando non anche critici musicali contemporaneamente, e, per alcuni, anche sovrintendenti o presidenti di consigli di amministrazione.
Perché torniamo ancora oggi sull'argomento dopo averne fatta aperta denuncia con quel lungo servizio che si può leggere su Music@ ?
Perché ieri l'altro, andando sul sito del Teatro Regio di Parma, per verificare la decadenza dal suo incarico di amministratore del dott. Carlo Fontana, secondo lo svarione pubblicato su Repubblica .it, insieme ad una sentenza del TAR non ancora pubblica, abbiamo aperto anche la pagina riguardante il direttore artistico del medesimo Teatro, e cioè il m.Paolo Arcà, del quale si citano gli emolumenti ed i rispettivi incarichi, che sono i seguenti: direttore artistico del Regio di Parma; direttore artistico della 'Società del Quartetto' di Milano, professore di composizione al Conservatorio di Milano. E' un'autodenuncia? Una aperta sfida? Esattamente Che altro si aspetta a provvedere a questo come a molti altri casi di cui i rispettivi direttori di Conservatorio sono a conoscenza ma che dovrebbero esserlo anche del Ministero?
Della questione, ben nota lo ripetiamo per l'ennesima volta- interessammo qualche mese fa anche il nuovo presidente della Conferenza dei direttori di Conservatori italiani, m. Troncon, e lui ci confermò di essere a conoscenza dell'anomalia, aggiungendo che conosceva anche il caso di un professore di Conservatorio - non sappiamo se del suo - che faceva anche il Notaio, e tutti capiscono come un incarico amministrativo per giunta pubblico, sia assolutamente ed ancor più incompatibile, se si può dire, con quello di professore di Conservatorio.
Ma forse al lettore di questo post viene anche una curiosità? Perché ci si occupa di tale argomento con tanta partecipazione da parte dell'autore? Non abbiamo difficoltà a rispondere con chiarezza. Innanzitutto perché ad avere questi doppi, talvolta anche tripli incarichi sono soggetti assolutamente privi di qualunque preparazione specifica per l'incarico di direttore artistico, che gli viene in genere attribuito, perché riconosciuti in possesso di spirito di servilismo; o perché, facendo anche i critici musicali, sperano di ottenere da essi, ad una modica cifra, anche visibilità sui giornali o alla radio ( quanti casi!!!!); e, infine, perché il loro operato non merita nessuna attenzione, se non quella relativa a pura ragioneria. Senza dimenticare che se decadessero da questi incarichi incompatibili, si libererebbero tanti posti, nuove energie potrebbero esservi immesse e forse la vita musicale italiana potrebbe arricchirsi per originalità, e si attuerebbe anche un utile e necessario ricambio generazionale. Vi bastano tutte queste ragioni insieme? No? allora tenetevi quello che abbiamo che è poco, molto poco ed insoddisfacente, assai insoddisfacente.
Nei conservatori in cui direttori hanno un senso della legalità altissimo - ma forse solo quello - alla voce 'amministrazione trasparente' dei rispettivi siti internet, si possono leggere i nomi dei professori ai quali è stato consentito, previa richiesta, lo svolgimento di alcuni incarichi, per i quali è anche citato espressamente , in osservanza della norma di legge, anche il relativo emolumento percepito.
Quando invece detto incarico esterno si configura come stabile e continuativo, ecco che interviene la magistratura, dietro denuncia, a sancire la incompatibilità di detto incarico, con tutte le prevedibili conseguenze, prima fra tutte quella economica della restituzione degli emolumenti percepiti, e, infine della decadenza dall'incarico medesimo. E alcuni casi ci sono già stati.
Cosa hanno insegnato? Nulla . I direttori dei Conservatori nelle autorizzazioni concesse non citano naturalmente quei casi in aperto conflitto, il Ministero chiude tutti e due gli occhi, il soggetto in aperto contrasto con le leggi non si dimette dagli incarichi non consentiti, e tutto va come se la legge non esistesse.
Chi dovrà rispondere alla magistratura nel caso in cui tali anomale situazioni venissero scopertamente denunciate? Il diretto interessato naturalmente, ma anche il direttore del Conservatorio che, secondo una prassi vecchia ed ora contro legge, fa finta di non sapere, anche quando conosce bene l'incarico incompatibile del suo dipendente, perché si svolge ad un tiro di schioppo dall'istituto pubblico di appartenenza e con il quale il Conservatorio intrattiene anche rapporti di collaborazione. Fuori i nomi, direte voi? Li abbiamo fatti già, e se andate a consultare quel numero di Music@ sul sito del Conservatorio 'Casella' ne troverete una lista che prende in considerazione i casi degli insegnanti/direttori artistici o sovrintendenti, quando non anche critici musicali contemporaneamente, e, per alcuni, anche sovrintendenti o presidenti di consigli di amministrazione.
Perché torniamo ancora oggi sull'argomento dopo averne fatta aperta denuncia con quel lungo servizio che si può leggere su Music@ ?
Perché ieri l'altro, andando sul sito del Teatro Regio di Parma, per verificare la decadenza dal suo incarico di amministratore del dott. Carlo Fontana, secondo lo svarione pubblicato su Repubblica .it, insieme ad una sentenza del TAR non ancora pubblica, abbiamo aperto anche la pagina riguardante il direttore artistico del medesimo Teatro, e cioè il m.Paolo Arcà, del quale si citano gli emolumenti ed i rispettivi incarichi, che sono i seguenti: direttore artistico del Regio di Parma; direttore artistico della 'Società del Quartetto' di Milano, professore di composizione al Conservatorio di Milano. E' un'autodenuncia? Una aperta sfida? Esattamente Che altro si aspetta a provvedere a questo come a molti altri casi di cui i rispettivi direttori di Conservatorio sono a conoscenza ma che dovrebbero esserlo anche del Ministero?
Della questione, ben nota lo ripetiamo per l'ennesima volta- interessammo qualche mese fa anche il nuovo presidente della Conferenza dei direttori di Conservatori italiani, m. Troncon, e lui ci confermò di essere a conoscenza dell'anomalia, aggiungendo che conosceva anche il caso di un professore di Conservatorio - non sappiamo se del suo - che faceva anche il Notaio, e tutti capiscono come un incarico amministrativo per giunta pubblico, sia assolutamente ed ancor più incompatibile, se si può dire, con quello di professore di Conservatorio.
Ma forse al lettore di questo post viene anche una curiosità? Perché ci si occupa di tale argomento con tanta partecipazione da parte dell'autore? Non abbiamo difficoltà a rispondere con chiarezza. Innanzitutto perché ad avere questi doppi, talvolta anche tripli incarichi sono soggetti assolutamente privi di qualunque preparazione specifica per l'incarico di direttore artistico, che gli viene in genere attribuito, perché riconosciuti in possesso di spirito di servilismo; o perché, facendo anche i critici musicali, sperano di ottenere da essi, ad una modica cifra, anche visibilità sui giornali o alla radio ( quanti casi!!!!); e, infine, perché il loro operato non merita nessuna attenzione, se non quella relativa a pura ragioneria. Senza dimenticare che se decadessero da questi incarichi incompatibili, si libererebbero tanti posti, nuove energie potrebbero esservi immesse e forse la vita musicale italiana potrebbe arricchirsi per originalità, e si attuerebbe anche un utile e necessario ricambio generazionale. Vi bastano tutte queste ragioni insieme? No? allora tenetevi quello che abbiamo che è poco, molto poco ed insoddisfacente, assai insoddisfacente.
giovedì 1 maggio 2014
Il sig. De Leo contro il dott. Fontana
Giuseppe De Leo contava, dall'alto della sua esperienza come sovrintendente del Teatro di Fano, detto 'della Fortuna'- che evidentemente non l'ha assistito - di far annullare la nomina di Carlo Fontana - che lui cita sempre come 'sig. Fontana', ad amministratore generale del Teatro Regio di Parma, nominato in tale ruolo dal consiglio di amministrazione del teatro presieduto dal sindaco Pizzarotti. Il sig. De Leo si attacca al fatto che il dott. Ciclosi, commissario del Comune, che aveva retto Parma dopo la fine ingloriosa del precedente sindaco Vignali), aveva bandito un concorso per nominare un nuovo sovrintendente, dopo l'uscita (la decadenza o la fuga, non ricordiamo bene i particolari ) di Mauro Meli, ora insediatosi nuovamente a Cagliari dove attende di firmare il suo contratto ancora in bilico perchè lui e il sindaco di Cagliari non si mettono ancora d'accordo sul compenso ( 120.000 o 180.000 Euro?).
Pizzarotti al suo arrivo sulla poltrona di sindaco di Parma, a causa anche dell'uscita di alcuni soci dal consiglio di amministrazione del teatro, aveva ricomposto il consiglio il quale, apportata una modifica allo statuto, aveva nominato a quell'incarico Fontana. Il sig. De Leo ritenendo che la nomina dovesse scaturire dal concorso bandito da Ciclosi- ma lui era rimasto un giro indietro, rispetto agli eventi - fece ricorso al TAR.
Lo scandalo recente, fresco di giornata è la pubblicazione della sentenza del TAR che dà torto a De Leo, sul sito di Repubblica.it, prima ancora che tale sentenza venga resa pubblica. Con l'aggiunta che, comunque, ora sarebbe inutile procedere contro Fontana, in quanto egli è decaduto ( si è dimesso?) dal suo incarico che, invece, in base al contratto, terminerebbe nel 2016, come si legge ancora in questo momento sul sito del Regio.
Ora in questa vicenda ci sono anche degli aspetti tragicomici. De Leo aspirava a quell'incarico ed, anzi, era sicuro di poterci contare, semplicemente partecipando al concorso, al quale evidentemente pensava avrebbero partecipato persone del suo stesso rango professionale, che era quasi zero in un ente teatrale, mentre Fontana era stato già sovrintendente del Comunale di Bologna e della Scala!
Se ricordiamo bene la vicenda, il sig. De Leo era segretario generale del Comune e forse per tale suo incarico fu messo a dirigere il Teatro della Fortuna. Ora, per capire quanto fosse illuminata e competente la sua sovrintendenza, chiamò come direttore artistico un tale sig. Fedeli che, se non andiamo errati, è un agente, cioè titolare di una agenzia di rappresentanza artistica. Forse il sig. De Leo, che evidentemente conosce bene il mondo della lirica, s'era detto: piuttosto che chiamare un direttore artistico con gli attributi, il quale bene o male dovrà rivolgersi agli agenti, tanto meglio chiamare direttamente un agente, così si evita un passaggio. Non solo, per trovare un successore a Fedeli, è ricorso nuovamente allo stesso ambiente chiamando Priscilla Baglioni, laureata in giurisprudenza, con la passione per il canto, la quale si sarebbe formata come direttore artistico prima affiancando un agente della potente IMG Artists, e poi lo stesso Fedeli, dai quali ha cercato di rubare tutto il rubabile - ha dichiarato la graziosa direttrice.
Ora al posto di De Leo c'è un nuovo sovrintendente, una signora con un passato da assessore alla cultura. Se uno si domanda come mai la scelta della Baglioni? e vuole sapere che c'entra con Fano? La direttrice in persona risponde alle domande: oltre l'apprendistato nell'agenzia di Fedeli, la legano a Fano, le sue vacanze da ragazzina sull'Adriatico.
Il sig. De Leo in tutta quest storia non ci fa una bella figura, perchè Fontana , concorso o nomina diretta, certamente aveva tutte le carte in regola per assumere quell'incarico. Mentre chi fa una figura pessima è il Tar, che rivela, prima di emanarlo ufficialmente, l'esito di un giudizio, e poi incorre in quello svarione sulla decadenza già avvenuta di Fontana.
Pizzarotti al suo arrivo sulla poltrona di sindaco di Parma, a causa anche dell'uscita di alcuni soci dal consiglio di amministrazione del teatro, aveva ricomposto il consiglio il quale, apportata una modifica allo statuto, aveva nominato a quell'incarico Fontana. Il sig. De Leo ritenendo che la nomina dovesse scaturire dal concorso bandito da Ciclosi- ma lui era rimasto un giro indietro, rispetto agli eventi - fece ricorso al TAR.
Lo scandalo recente, fresco di giornata è la pubblicazione della sentenza del TAR che dà torto a De Leo, sul sito di Repubblica.it, prima ancora che tale sentenza venga resa pubblica. Con l'aggiunta che, comunque, ora sarebbe inutile procedere contro Fontana, in quanto egli è decaduto ( si è dimesso?) dal suo incarico che, invece, in base al contratto, terminerebbe nel 2016, come si legge ancora in questo momento sul sito del Regio.
Ora in questa vicenda ci sono anche degli aspetti tragicomici. De Leo aspirava a quell'incarico ed, anzi, era sicuro di poterci contare, semplicemente partecipando al concorso, al quale evidentemente pensava avrebbero partecipato persone del suo stesso rango professionale, che era quasi zero in un ente teatrale, mentre Fontana era stato già sovrintendente del Comunale di Bologna e della Scala!
Se ricordiamo bene la vicenda, il sig. De Leo era segretario generale del Comune e forse per tale suo incarico fu messo a dirigere il Teatro della Fortuna. Ora, per capire quanto fosse illuminata e competente la sua sovrintendenza, chiamò come direttore artistico un tale sig. Fedeli che, se non andiamo errati, è un agente, cioè titolare di una agenzia di rappresentanza artistica. Forse il sig. De Leo, che evidentemente conosce bene il mondo della lirica, s'era detto: piuttosto che chiamare un direttore artistico con gli attributi, il quale bene o male dovrà rivolgersi agli agenti, tanto meglio chiamare direttamente un agente, così si evita un passaggio. Non solo, per trovare un successore a Fedeli, è ricorso nuovamente allo stesso ambiente chiamando Priscilla Baglioni, laureata in giurisprudenza, con la passione per il canto, la quale si sarebbe formata come direttore artistico prima affiancando un agente della potente IMG Artists, e poi lo stesso Fedeli, dai quali ha cercato di rubare tutto il rubabile - ha dichiarato la graziosa direttrice.
Ora al posto di De Leo c'è un nuovo sovrintendente, una signora con un passato da assessore alla cultura. Se uno si domanda come mai la scelta della Baglioni? e vuole sapere che c'entra con Fano? La direttrice in persona risponde alle domande: oltre l'apprendistato nell'agenzia di Fedeli, la legano a Fano, le sue vacanze da ragazzina sull'Adriatico.
Il sig. De Leo in tutta quest storia non ci fa una bella figura, perchè Fontana , concorso o nomina diretta, certamente aveva tutte le carte in regola per assumere quell'incarico. Mentre chi fa una figura pessima è il Tar, che rivela, prima di emanarlo ufficialmente, l'esito di un giudizio, e poi incorre in quello svarione sulla decadenza già avvenuta di Fontana.
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