Dell'indagine Makno della quale abbiamo letto su molti giornali, i risultati sarebbero questi: il pubblico giovane è cresciuto negli ultimi dieci anni (ma non sarà forse per il fatto che la Scala fa spettacoli per ragazzi, ed apre le sue porte, nelle grandi occasioni, al pubblico di studenti, mentre il pubblico 'normale' è cambiato assai poco?) ; è cresciuto anche il pubblico che viene da fuori Milano ed anche da fuori Italia; la Scala è considerata come il monte Everest che tutti vorrebbero scalare anche quelli che non ci hanno mai pensato; che la Scala è vista soprattutto come il teatro della grande tradizione operistica italiana ed anche qualche altra cosetta.
L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.
A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione, sia stato sconfitto.
A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno, le solite dichiarazioni del sovrintendente romano, Fuortes, che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion' che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.
Ieri, Fuortes, ha chiamato i giornalisti e gli ha spiattellato i risultati di una inchiesta Doxa commissionata dallo stesso teatro. I dati sono pressochè questi: pubblico in aumento, entrate da botteghino in aumento, crescita del pubblico giovane... Insomma il nuovo corso che pone il teatro dell'Opera di Roma come il 'migliore' fra i teatri lirici italiani. Magari dopo la Scala? scherziamo, non siamo secondi a nessuno - ripeteva Muti e qualche critico suo amico ai tempi della sua permanenza a Roma. E la causa del nuovo corso? I registi dello star system, italiano ed internazionale; ma non dimentichiamo che il titolo che l'Opera di Roma manda in giro con tutto l'allestimento è quello di Traviata con la 'non regia' (o con la regia tradizionalissima), ma molto glamour ( che vuol dire?)di Sofia Coppola. Bisognerebbe domandare a Fuortes i risultati del botteghino degli altri titoli in cartellone come anche di caracalla che non ha avuto tutto il successo di pubblico strombazzato, tanto da indurlo a tornare ai titoli popolari per la prossima stagione.
La differenza fra il caso Scala con l'indagine Makno, e quello dell'Opera di Roma con l'indagine Doxa, è che nel primo caso molti giornali si fecero qualche domanda sui risultati dell'inchiesta riguardante il teatro milanese che l'aveva commissionato; mentre per l'Opera di Roma, retta da Fuortes, fautore di miracoli, nessuno si fa venire il benché minimo dubbio.
Volete sapere la nostra opinione? vi può interessare? Noi crediamo poco sia all'indagine Makno per la Scala che all'indagine Doxa per l'Opera di Roma. Ma si tratta di una nostra personale opinione.
Nei giorni scorsi abbiamo visto più volte una pubblicità del Teatro Regio di Parma, altro bollettino di vittoria. A noi viene il dubbio che i teatri in questione siano in cerca di soldi e perciò sparano risultati stratosferici, alcuni dei quali al momento non sono che aspirazioni. Sacrosante, legittime ma semplici aspirazioni.
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giovedì 29 dicembre 2016
mercoledì 23 novembre 2016
L'ISTAT in confusione
Ogni giorno un'inchiesta, un sondaggio; ogni giorno proiezioni sul futuro perfino remoto, ogni giorno pagelle su questo o quello. Ma su quale base si fanno indagini, si stilano classifiche, si mettono in atto inchieste? E a quale sondaggista o inchiestaro si può credere e a quale no?
Tutte domande che ogni giorno, nel leggere i risultati delle varie ricerche, non manchiamo di rivolgere a noi stessi, non credendo neanche ai nostri occhi, anche quando a firmare inchieste sono istituti di ricerca di antica tradizione e serietà scientifica - si spera - come è o dovrebbe essere l'ISTAT. Le cui ricerche influiscono sugli orientamenti politici e sulle decisioni da assumere da chi governa. Proprio ieri l'altro mettevamo in guardia i lettori dal non prendere come oro colato i risultati dell'inchiesta della Makno - commissionata dalla Scala - che voleva avere una foto del suo pubblico, anche futuro o possibile ( si può?) .
Oggi, anzi ieri, l'ISTAT, che poco prima ci aveva detto che la povertà fra gli italiani mieteva vittime ogni giorno, ci ha comunicato gli esiti di una sua nuova ricerca, il cui risultato principale - capovolgendo il precedente sulla base del 'poveri ma belli' - era che la SODDISFAZIONE degli Italiani era cresciuta dopo anni di segno negativo.
Ci diceva, insomma, l'ISTAT, che nonostante la base della povertà in Italia si vada sempre più allargando, gli Italiani, come al solito fessi e superficiali (ma questo l'ISTAT non lo dice apertamente) sono soddisfatti. Salvo che per qualche piccolissima cosa che non incontra ancora la loro soddisfazione, e cioè SICUREZZA, SMOG, e TRAFFICO.
E noi dovremmo credere all'ISTAT? Qui non si tratta di considerare il bicchiere sotto osservazione mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto. Qui basta solo chiedersi come mai la soddisfazione degli italiani sia cresciuta se contemporaneamente, la crisi fa crescere il nostro paese di qualche decimale appena, se gli stipendi sono al palo da anni, se la malasanità miete vittime continuamente, se il malcostume e la corruzione si sta fottendo, nonostante le retate continue, buona parte del paese.
Valuta i risultati davvero sorprendenti della inchiesta dell'ISTAT anche un tecnico, e cioè Domenico De Masi, sociologo, che alle inchieste ed alle indagini è avvezzo per professione. Fa le pulci all'ISTAT facendo notare che se la SODDISFAZIONE ventilata poggiasse su dati oggettivi ( crescita del PIL, dei salari e del potere d'acquisto, stabilità politica ecc...) avrebbe un qualche fondamento, altrimenti no. E perciò fornisce una soluzione all'interrogativo che in tutti noi sorge spontaneo, alla lettura dei dati ISTAT.
Se soddisfazione maggiore c'è stata( l'inchiesta è stata condotta nella scorsa primavera, quando forse le libagioni delle feste natalizie avevano ancora una qualche influenza ) - come attesta l'ISTAT - lo si deve al fatto che siamo ormai abituati al peggio e dunque non ci rendiamo conto neanche delle condizioni precarie ed assolutamente insoddisfacenti nelle quali viviamo, e delle quali ci dichiariamo, comunque, soddisfatti. Solo perché siamo ancora vivi?
lunedì 21 novembre 2016
L'indagine della Makno sul pubblico della Scala ci induce a qualche riflessione
Tralasciamo volutamente ogni apprezzamento sulla attendibilità di sondaggi, indagini, previsioni, dopo le recenti figuracce di sondaggisti di ogni parte e scuola sulle elezioni americane ecc... perchè - come diceva uno studioso - spesso gli interpellati non confessano ciò che pensano veramente e talvolta si vergognano di dichiarare le loro debolezze o nefandezze; e perchè quasi sempre colui che fa il sondaggio non riesce a guadare le cose come stanno, spogliandosi delle proprie convinzioni. A ciò aggiungiamo anche un altro elemento e cioè il peso del committente di sondaggi ed inchieste. E così il quadro relativo - nella maggior parte dei casi - degli esiti accusa forti condizionamenti.
Abbiamo ancora presenti gli esiti di sondaggi che ogni mese fa una rivista di musica, e che negli ultimi tempi ci ha rivelato essere stata Maria Callas la più grande cantante del secolo passato, e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia una delle migliori del mondo, capovolgendo ogni precedente convinzione e classifica.
Tornando all'indagine Makno della quale abbiamo letto su molti giornali, i risultati sarebbero questi: il pubblico giovane è cresciuto negli ultimi dieci anni (ma non sarà forse per il fatto che la Scala fa spettacoli per ragazzi, ed apre le sue porte, nelle grandi occasioni, al pubblico di studenti, mentre il pubblico 'normale' è cambiato assai poco?) ; è cresciuto anche il pubblico che viene da fuori Milano ed anche da fuori Italia; la Scala è considerata come il monte Everest che tutti vorrebbero scalare anche quelli che non ci hanno mai pensato; che la Scala è vista soprattutto come il teatro della grande tradizione operistica italiana ed anche qualche altra cosetta.
L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.
A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione, sia stato sconfitto.
A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno, le solite dichiarazioni del sovrintendente romano che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.
Tutto questo chiasso ci ha fatto venire in mente un famoso convegno ospitato in Campidoglio, a metà degli anni Ottanta. Organizzato dal CIDIM del barone Agnello, vi parteciparono molti illustri esponenti del mondo musicale da Fontana alla Belgeri, da Bussotti a Mimma Guastoni, allora a capo di Ricordi ecc... Partecipammo, invitati, anche noi che allora dirigevamo il mensile 'Piano Time'.
Nella sala scese il gelo quando intervenendo, non senza qualche timore, dicemmo coram populo, che tutto quel chiasso - il chiasso del convegno - serviva in realtà al barone Agnello, che l'aveva organizzato, per vantare meriti nei confronti del Ministero, al quale si apprestava a chiedere finanziamenti più cospicui . Il barone, assai imbarazzato, rispondendo alle nostre osservazione, non seppe che sbatterci in faccia tutti i meriti, infiniti, della sua carriera di operatore musicale, fra i quali quelli del CIDIM, per il quale chiedeva più soldi, erano i meno importanti. Più tardi il barone Agnello riconobbe che quel che avevamo detto era la pura verità, o quasi, anche se non opportuna.
Certamente non è così per la Scala che vanta meriti in gran quantità. Ma, chissà perchè, l'indagine recente della Makno commissionata dal Teatro alla Scala, che gongola per l'ingresso nel suo CdA di nomi e soldi pesanti, riguardante il suo pubblico ed altre cosette, ci ha fatto venire in mente quel famoso, famigerato convegno!
Abbiamo ancora presenti gli esiti di sondaggi che ogni mese fa una rivista di musica, e che negli ultimi tempi ci ha rivelato essere stata Maria Callas la più grande cantante del secolo passato, e l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia una delle migliori del mondo, capovolgendo ogni precedente convinzione e classifica.
Tornando all'indagine Makno della quale abbiamo letto su molti giornali, i risultati sarebbero questi: il pubblico giovane è cresciuto negli ultimi dieci anni (ma non sarà forse per il fatto che la Scala fa spettacoli per ragazzi, ed apre le sue porte, nelle grandi occasioni, al pubblico di studenti, mentre il pubblico 'normale' è cambiato assai poco?) ; è cresciuto anche il pubblico che viene da fuori Milano ed anche da fuori Italia; la Scala è considerata come il monte Everest che tutti vorrebbero scalare anche quelli che non ci hanno mai pensato; che la Scala è vista soprattutto come il teatro della grande tradizione operistica italiana ed anche qualche altra cosetta.
L'indagine non dice che in questi giorni è entrato come socio fondatore Del Vecchio, il patron di Luxottica e che Squinzi, l'uomo Mapei, già a capo della Confindustria, è entrato nel CdA della Scala; questo lo fa sapere la Scala, negli stessi giorni in cui diffonde i meravigliosi risultati dell'indagine Makno.
Qualche giornale ha fatto notare che lo svecchiamento del pubblico non viaggia di pari passo con l'interesse per il nuovo, perché la Scala resta pur sempre, nella considerazione generale, lo scrigno della tradizione italiana. E questo ha scocciato parecchio al giornalista che lo annotava, perché il pubblico giovane avrebbe dovuto voler dire anche opere nuove.
A poca distanza dall'esito dell'indagine Makno, un altro giornale aveva fatto la sua indagine 'casereccia', titolando 'Stregati dalla musica classica', fornendo dati strampalati, frutto di sciatteria, e cantando vittoria prima che l'esercito nemico, l'esercito dell'indifferenza e della cattiva amministrazione, sia stato sconfitto.
A sostegno del forzato bollettino della vittoria, che serviva anche per dare ad intendere che anche gli altri teatri non sono da meno, le solite dichiarazioni del sovrintendente romano che canta vittoria perché nel suo teatro - teatro d'opera!!! - arrivano Bellocchio, Barberio Corsetti e la Fura dels Baus ( ma che si sono messi a cantare pure loro?) - e l'operazione 'Opera camion che ha rivoluzionato il modo di ascoltare l'opera - non più in teatro, ma a due passi da casa e all'aperto, ma solo con la buona stagione - e con un contenimento del costo dei biglietti.
Indagini più che di fatti di buone intenzioni come quella emersa dall'indagine Makno, relativa a coloro che alla Scala non sono mai stati, ma che andarci è in cima ai loro desideri (che aspettano?) e che servono semmai a mettere sull'avviso il governo che minaccia sfracelli legislativi per i teatri d'opera.
Tutto questo chiasso ci ha fatto venire in mente un famoso convegno ospitato in Campidoglio, a metà degli anni Ottanta. Organizzato dal CIDIM del barone Agnello, vi parteciparono molti illustri esponenti del mondo musicale da Fontana alla Belgeri, da Bussotti a Mimma Guastoni, allora a capo di Ricordi ecc... Partecipammo, invitati, anche noi che allora dirigevamo il mensile 'Piano Time'.
Nella sala scese il gelo quando intervenendo, non senza qualche timore, dicemmo coram populo, che tutto quel chiasso - il chiasso del convegno - serviva in realtà al barone Agnello, che l'aveva organizzato, per vantare meriti nei confronti del Ministero, al quale si apprestava a chiedere finanziamenti più cospicui . Il barone, assai imbarazzato, rispondendo alle nostre osservazione, non seppe che sbatterci in faccia tutti i meriti, infiniti, della sua carriera di operatore musicale, fra i quali quelli del CIDIM, per il quale chiedeva più soldi, erano i meno importanti. Più tardi il barone Agnello riconobbe che quel che avevamo detto era la pura verità, o quasi, anche se non opportuna.
Certamente non è così per la Scala che vanta meriti in gran quantità. Ma, chissà perchè, l'indagine recente della Makno commissionata dal Teatro alla Scala, che gongola per l'ingresso nel suo CdA di nomi e soldi pesanti, riguardante il suo pubblico ed altre cosette, ci ha fatto venire in mente quel famoso, famigerato convegno!
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