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mercoledì 8 novembre 2017

Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017

Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è  un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film  ancora si proiettano),  crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.

Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti  delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.

E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.

 Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore,  è che l'unico dato  negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.

Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del  Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico,  con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi  di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso  quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.

Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa?   che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.

Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono  guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora  l'idea, per noi  sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico,  dovrebbe fare davvero paura.

sabato 14 gennaio 2017

ANFOLS. Sito istituzionale. Alla voce 'STAMPA' è fermo a novembre

L'ANFOLS, presieduta da Cristiano Chiarot, vice Giambrone, è l'associazione di categoria delle Fondazioni liriche ( un tempo si diceva: lirico sinfoniche, ma da quando Santa Cecilia ha ottenuto l'autonomia di gestione è uscita dall'associazione, come anche la Scala) ; ha un suo sito istituzionale, al quale uno si rivolge anche per sapere cosa è accaduto, cosa sta per accadere ed anche cosa bolle in pentola nelle Fondazioni liriche italiane. Il sito fornisce documenti, leggi, ed anche una rassegna stampa che, se non andiamo errati, viene fornita quotidianamente dall' AGIS di Carlo Fontana.

Dobbiamo confessare che in qualche momento abbiamo avuto l'impressione che  nella rassegna stampa fosse praticata una certa selezione degli articoli e delle istituzioni, secondo il criterio opinabile ma deprecabile del gradimento. Ma forse è stata solo una momentanea impressione.

E' invece una certezza il fatto che il sito dell' ANFOLS, da almeno un paio di mesi non viene aggiornato,in special modo nel settore della Rassegna stampa. Come se nulla fosse nel frattempo accaduto. Infatti l'ultimo articolo pubblicato, in ordine di tempo risalente a novembre, è quello relativo alla permanenza o meno di Daniele Gatti all'Opera di Roma con un incarico stabile. Permanenza limitata -  per decisione saggia del direttore - alla responsabilità dell'inaugurazione delle prossime stagioni romane. E basta. Ma  anche di questo non v'è traccia nel sito dell'ANFOLS.

E perciò ci siamo chiesti se l'AGIS non fornisca più la sua rassegna stampa, se l'ANFOLS non abbia più soldi per pagare tale fornitura o se, sia all'AGIS che all'ANFOLS, per quello che conta, danno il giusto peso alla stampa. Cioè nessuno. Ed è evidente che noi propendiamo per questa terza ipotesi.

P.S. Sul sito dell'ANFOLS, nella Home Page, il visitatore trova il seguente invito: "clicca su STAMPA e troverai  ogni giorno la rassegna stampa fornita dall'AGIS".
 Lo abbiamo fatto, ma la rassegna stampa, come abbiamo denunciato l'altro ieri con questo post era ferma alla fine di novembre!

mercoledì 4 gennaio 2017

Diego Armando Maradona, in 'fuori gioco' al Teatro San Carlo?

Si stanno esercitando in molti questi giorni  nella discussione sulla opportunità di uno spettacolo che ha per protagonista Diego Armando Maradona, previsto tra breve nello storico Teatro di San Carlo a Napoli. Nella città che non lo ha mai tradito e rinnegato neanche nei momenti bui, durante e dopo la sua straordinaria esperienza calcistica.
 Portabandiera degli oppositori che vedono nel palcoscenico 'offerto' (ma a pagamento: il teatro dovrebbe ricavarne 60.000 Euro circa, non sono tanti ma sono destinati alle attività 'educational' del teatro) a Maradona un oltraggio alla storia e all'identità del San Carlo, è l'ex sovrintendente del Teatro, Canessa, che negli ultimi anni di attività post pensione (egli è stato anche giornalista) quando è stato consulente 'musicale' del Senato (il Senato ne aveva davvero bisogno?) pagato profumatamente, ha 'profanato' anch'egli l'Aula del Senato (alla cui profanazione pensano assai spesso i senatori medesimi!) facendovi suonare  una musica che solo lui e forse nessun altro riteneva degna di essere suonata lì dove dovrebbero ascoltarsi, nelle rare occasioni musicali , le 'eccellenze' italiane'. Nessuno gridò allo scandalo, figuriamoci Canessa che ne era l'artefice consapevole.
 Se ci si vuole fermare a parlare di profanazioni reali o opinabili, i casi da includervi sarebbero tantissimi, in ogni tempo - ma specie oggi - ed anche in ogni luogo.
Ma anche a limitarci a parlare di Maradona,  noi pure saremmo dell'idea che  il fuoriclasse del pallone - ma anche di altro, bene non dimenticarlo - stride con il San Carlo, perchè non c'entra nulla. Ed anche perchè negli anni di sua permanenza a Napoli  in Teatro non sarà entrato neppure una volta. Ma se ci entra ora, che la sua carriera è bella che terminata ma infiamma comunque ancora i cuori dei napoletani, che ci salga su quel palcoscenico non ci farà stracciare le vesti. Lui vi entra per una breve prova, fa lo spettacolo voluto da un napoletano doc, Siani e dalla sua casa di produzione e, finta la recita, paga e se ne va.
Da questo passaggio il Teatro San Carlo  verrebbe  profanato,  ed avrebbe bisogno di una riconsacrazione?
 Ma allora quante altre volte il Teatro andava riconsacrato quando è stato derubato dai suoi stessi inquilini, commissariato e  finito nelle cronache giudiziarie, e nessuno si è stracciato le vesti, nessuno ha protestato, e riconsacrazione non si è fatta?
 Del resto basta chiedere all'ANFOLS - l'Associazione nazionale che riunisce le Fondazioni liriche - per sapere che diversi palcoscenici di storici  teatri sono stati in passato offerti a presenze non congrue, dalle macchine di alta gamma, alle sfilate di biancheria intima ed altro ancora, e nessuno ha gridato alla scandalo. A noi interessa sapere che, una volta finita la sceneggiata, i suonatori  vanno via, mettendo tutto a posto e lasciando un pò di soldi - quanti? quanti ne vale l' importanza ed il prestigio del teatro -  nelle casse del teatro. Forse occorrerebbe ragionare sulla congruità del prezzo pagato per quella serata:60.000. A noi sembran pochi


venerdì 11 novembre 2016

POLO (non POLLO): il nuovo sovrintendente dell'Arena di Verona

 Di Giuliano POLO, nuovo sovrintendente dell'Arena di Verona, che dovrebbe guidare la fondazione musicale 'a mezzi' con il commissario Carlo Fuortes, suo sponsor con Franceschini, sembrano tutti contenti, anzi lo sono. Si dichiarano tutti soddisfatti e spiegano: si vede che Renzi ha a cuore le sorti dell'Arena di Verona. L'unico che non si è fatto ancora sentire è Tosi, il sindaco che esce sconfitto da tutta la storia della Fondazione che presiedeva e dalla quale, momentaneamente, è stato estromesso, una volta sventate le sue manovre per rimettere in sella Girondini o per svendere la parte redditizia dell'Arena ( la stagione estiva, e lo spazio architettonico) a un paio di industriali veronesi.
 Diciamo momentaneamente solo perchè fra non molti mesi, in primavera, a Verona ci saranno le votazioni e Tosi si ripresenterà - come si dice - oppure  al suo posto  candiderà la sua compagna, parlamentare leghista, aderente al movimento di Tosi. E allora le cose potrebbero nuovamente cambiare.

Allora, una volta avviata sulla strada del risanamento dei conti, la Fondazione veronese potrebbe disgraziatamente tornare sotto l'influenza di Tosi , andandosi di nuovo a cercare guai. Ma forse, anche dopo le votazioni comunali, qualora dovesse restare al potere Tosi o la sua compagna, che è la stessa cosa, Franceschini potrebbe allungare il tempo del commissariamento e lasciarvi lì come sovrintendente 'a mezzi' con il commissario, e sotto la vigilanza di Tartarotti/Turandot, POLO.

E' così isolato Tosi, nella questione Arena, il cui sfracello  è stato evitato solo  all'ultimo minuto, ma che, in qualche maniera, lui ha consentito, chiudendo gli occhi sull'amministrazione del suo delfino Girondini, il famoso perito agrario, che anche la Lega -per la resa dei conti  e la faida interna al partito  prima di Bossi ed ora di Salvini - plaude apertamente all'arrivo del nuovo sovrintendente, fatto prelevare a Franceschini dall'Accademia di Santa Cecilia, per ordine di Fuortes. E plaudono naturalmente tutti gli altri partiti, PD compreso.

Lo stesso PD, che a Verona plaude,  e che a Bologna tace sulle possibili tragiche sorti del Teatro Comunale presieduto da Nicola Sani, che si è visto decurtare il finanziamento statale ed è alla ricerca disperata di soldi. Il Comune, PD, fa orecchie da mercante, ed il Teatro bolognese rischia di fare una brutta fine. La stessa che stava per fare Verona, evitata solo all'ultimo minuto.

P.S. Sul sito dell'ANFOLS, nella sezione STAMPA, che riproduce  articoli riguardanti le fondazioni liriche - una rassegna stampa fornita all'Associazione di categoria delle Fondazioni liriche direttamente dall'AGIS di Carlo Fontana -  nell'articolo riguardante la nomina del nuovo sovrintendente veronese, il cognome dell'interessato, POLO, viene storpiato in POLLO. Si tratterà di una svista alla quale non costerà molto rimediare, quanto prima; per non dare l'impressione che l'ANFOLS ritenga il nuovo sovrintendente un volatile che, partitosi da Roma, sia andato volontariamente a farsi spennare a Verona.

mercoledì 2 novembre 2016

La sentenza del giorno del giudizio, ormai vicino, è già scritta per le nostre più importanti Fondazioni liriche. Molte condannate all' inferno

Il timore che nessuna sorpresa potrà riservarci il giudizio universale che si abbatterà sulle nostre fondazioni liriche è più che fondato. Perchè quel fatidico 31 dicembre 2018  è troppo vicino per  non far sorgere sospetti che sia stato già tutto deciso, mancando i presupposti per salvare dall'inferno i teatri già destinativi per  reiterati peccati amministrativi. Se oggi sono troppi quelli che hanno problemi seri di bilancio, aggravati anche dalle lungaggini burocratiche per accedere ai  'benefici'  cosiddetti della legge Bray (come nel caso del Nuovo Carlo Felice genovese che soffre di mancanza di liquidità ed è quasi ogni mese nella impossibilità perfino di pagare gli stipendi) come non pensare che non saranno in grado, con la migliore buona volontà, di arrivare al giorno del giudizio con i conti in ordine, che ad essere più precisi, vuol dire: pareggio di bilancio?

Se quella data venisse anticipata di soli due anni, fuori dal novero delle cosiddette 'Fondazioni liriche',  in parole povere:declassate, risulterebbero le Fondazioni di Genova, Trieste, Bologna, Firenze, Bari, Palermo, Cagliari e Verona. Mentre per continuare ad appartenere al ristretto salotto buono delle Fondazioni i  numeri  l'avrebbero solo: Venezia, Torino, Roma, Napoli; escludendo, come lo sono già, perché assurte al ruolo di istituzioni musicali di rilievo nazionale ed internazionale, sia la Scala che l'Accademia di santa Cecilia.
Dunque ben otto delle 14 istituzioni musicali importanti del nostro paese, alcune storiche, verrebbero dallo Stato abbandonate al loro destino ed affidate alle inaffidabili cure ed attenzioni delle autonomie, che girano a seconda del vento.

Tutto questo sarebbe stato deciso da tempo - dietro c'è sempre la mano barbarica di Salvo Nastasi - e la data capestro sarebbe stata fissata, come accade sempre, dai politici mariuoli, in piena estate, quest'anno, quando la gente stanca del vivere vuole godersi la meritata vacanza senza pensieri, caschi pure il mondo - mentre il mondo fisicamente è purtroppo caduto e proprio sulle teste di molti nostri concittadini nel centro Italia, ed ancora non accenna a darsi una calmata.

Che faranno quegli otto teatri condannati ad essere declassati? Mentre il loro numero sembra quasi certo e i predestinati all'inferno del declassamento già decisi, cosa di fatto accadrà loro non si capisce ancora.
 E' certo che il declassamento comporterà per loro una drastica riduzione del finanziamento pubblico, perché verrebbero finanziati come gli altri 'teatri di tradizione', dunque assai meno, ma non si sa quale fine faranno, necessariamente, le cosiddette masse artistiche (orchestre e cori - dei corpi di ballo non si parla neppure,  perché ormai sono solo due o tre i teatri che ne possiedono uno, tutti gli altri sono stati da tempo sciolti) per il cui pagamento non si avranno più soldi sufficienti.
Insomma in men che non si dica, anche con l'avallo di ministri che molti stimano illuminati, come 'mezzodisastro' Franceschini, il sistema dei grandi teatri, onore e vanto d'Italia, verrebbe di fatto smantellato ( tale disegno molte volte è stato  illustrato, più o meno chiaramente, da 'grande&grosso' Nastasi).

La situazione dunque appare  fin da oggi drammatica al punto che non potendo più attendere, dopo domani, alla prima veneziana di 'Aquagranda', la nuova opera di Filippo Perocco che racconta l'alluvione disastrosa di cinquant'anni fa a Venezia, i sovrintendenti delle Fondazioni liriche, anch'essi con l'acqua alla gola, hanno deciso di riunirsi alla Fenice, sotto la presidenza di Chiarot, a capo dell'ANFOLS - la loro associazione di categoria - per lanciare un sos all'indirizzo di 'mezzodisastro' Fraceschini e del premier Renzi, ammesso che soprattutto questi abbia tempo, energia e voglia di ascoltarli, stretto fra la stesura della legge finanziaria, le diatribe con l'Europa, e la tragedia, vera ed infinita, del terremoto.

mercoledì 28 settembre 2016

L'ANFOLS al ministro Franceschini

 "Vogliamo essere interlocutori del percorso di riforma delle Fondazioni lirico sinfoniche, per questo abbiamo chiesto un incontro con il ministro Franceschini. Pensiamo che in questa fase vada coinvolta anche l'Anci, perchè i  Comuni avrebbero molto da dire".
Lo afferma all'Adnkronos Cristiano Chiarot, presidente dell'Anfols e sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia. L'associazione, che rappresenta le 14 fondazioni lirico sinfoniche, si è riunita ieri e ha chiesto un incontro con Franceschini sul futuro dei teatri lirici italiani, alla luce delle misure previste per il settore dal decreto Enti locali, convertito in legge e in vigore dallo scorso 21 agosto. "E' chiaro che la politica fa il proprio lavoro, ma noi dovremmo dare qualche indicazione. Anche perchè - sottolinea Chiarot - entro giugno prossimo dovranno essere messi a punto i regolamenti, previsti dalla legge, che stabiliranno i parametri entro i quali i teatri verranno mantenuti come fondazioni o trasformati in teatri lirici. Queste istituzioni, che custodiscono un patrimonio culturale che rappresenta l'Italia nel mondo, oggi vengono gestite con forte oculatezza e una certa attenzione al territorio. Vorremmo dimostrare che siamo in grado di amministrarle". Quanto all'Art Bonus, di cui hanno beneficiato 13 su 14 fondazioni liriche (tutte tranne Cagliari), "un provvedimento utile del quale ringraziamo il Governo, ma non uguale per tutti, perchè ci sono territori con istituzioni culturali che magari hanno una maggiore visibilità del teatro. E' una strada che stiamo percorrendo, ma non facile. Spesso ci sono mecenati che preferiscono altri tipi di donazioni. Per le fondazioni - conclude Chiarot - la defiscalizzazione dovrebbe essere portata all'anno in cui si versa", mentre in questa fase il credito di imposta ripartito in tre quote annuali di pari importo. (Orl/AdnKronos)

sabato 24 settembre 2016

Arena di Verona. Prova generale di smantellamento e svendita, sotto l'occhio vigile di Tosi 'il barbaro'

Poco prima dell'estate, Tosi 'il barbaro' ci aveva provato a chiudere 'baracca e burattini'  della sua Arena. 'Sua' nel senso che disgraziatamente la governa con il suo attendente Girondini, che l'aveva portata sull'orlo del fallimento.
Poi Franceschini, 'mezzodisastro' l'ha chiamato a Roma e contro la proposta di Tosi il barbaro di privatizzare l'Arena - ma solo quella estiva, da cui i privati suoi amici pensavano di trarre profitto, mentre della Fondazione se ne fottevano, giustamente - gli ha mandato un pacco dono, con dentro il risanatore della cultura italiana e cioè Carlo Fuortes. Il quale starebbe per tornare definitivamente a Roma, dopo aver proposto lacrime e sangue, con la chiusura di un paio di mesi per anno, in autunno, onde risparmiare qualche milione ed il solo licenziamento del corpo di ballo( già è tanto se non ha licenziato anche l'orchestra). Fino al momento in cui i conti  non torneranno in ordine. Nel frattempo si aspetta la soluzione del 'dopo Fuortes', alla quale si lavorava già prima che Fuortes fosse designato ed arrivasse a Verona.
Perchè tanto chi doveva risanare i conti e cioè la rampolla del barone rosso, il banchiere Micheli, che fa di nome Francesca Tartarotti - dallo sguardo di ghiaccio, come la principessa Turandot, che era arrivata a Firenze, quando se ne stava andando un'altra Micheli, e cioè la sua compagna di un tempo, l'ing. Francesca Colombo (una Micheli deve esserci dappertutto per far andare le cose!) -  emigrata  all'inizio di quest'anno dall'Opera di Firenze a Verona, per volere di Tosi 'il barbaro' (ma si dice anche di Renzi che aveva voluto  nella sua città la 'principessa' quand'era sindaco) i conti non li ha risanati, nonostante la sua fama di tagliatrice di teste, esattamente come la principessa della favola.
 Tosi, 'il barbaro', rosso di vergogna per Girondini ed anche per la Tartarotti, la principessa, che lui difende strenuamente, all'azienda municipalizzata che gestisce l'elettricità ed anche altro a Verona, la AGSM, il cui presidente, Venturi, era  capo della campagna elettorale del 'barbaro', fa minacciare di non erogare il contributo  già messo in bilancio all'Arena
 Negli ultimi giorni si viene a sapere, leggendo i giornali, che la AGSM, che vuol dire Tosi 'il barbaro' finanziatrice dell'Arena, di cui è prresidente Tosi' il barbaro', potrebbe non erogare il suo contributo di 7,5 milioni. Che fa la Tartarotti-Turandot, che vuol dire Tosi-barbaro?
 Il sindaco cioè, se non gli va bene la governance futura dell'Arena, potrebbe ingiungere alla AGSM di non erogare il finanziamento previsto e promesso. Perchè?
Perchè Tosi, 'il barbaro'  starebbe pensando  ad una privatizzazione  dell' Arena, attraverso una nuova società 'stagionale', senza più costi fissi per tutto l'anno. Al suo fianco - l'hanno già dichiarato pubblicamente- ci sarebbero o potrebbero esserci, oltre naturalmente la AGSM, il Gruppo Manni HP e Calzedonia-Intimissimi, il quale ultimo ha già pagato con 100.000 Euro  gli studi preliminari del progetto della copertura dell'Arena - svenduta per un piatto di lenticchie.
 E Franceschini? Il ministro tace ed assiste, ridendosela sotto i baffi, alla prova generale della privatizzazione o del declassamento delle fondazioni che non raggiungono certi obiettivi, come si parla da mesi, in attesa di vedere il suo decreto.
 E  di questa catastrofe incombente, non una sola parola o posizione viene dall'Anfols, dall'Agis e dalle singole Fondazioni.  Mentre Nastasi, ora a  palazzo Chigi, sta facendo salti di gioia, perchè finalmente vede realizzarsi il  suo progetto di smantellamento e distruzione della musica in Italia.

mercoledì 14 settembre 2016

Cassa Depositi e Prestiti sostiene la Scala, per progetti nel settore 'educational'. E gli altri teatri?

 "Le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane accolgono con soddisfazione la partnership annunciata tra la Cassa Depositi e Prestiti e la Fondazione Teatro alla Scala di Milano, per il finanziamento di una produzione lirica inserita in un contesto educational. "Consideriamo questa una positiva apertura dell'istituto finanziario, che da tempo deve dar vita ad un tavolo tecnico con le fondazioni virtuose previsto da una legge dello Stato", commenta il presidente dell'Anfols (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche), Cristiano Chiarot. "Confidiamo - aggiunge - che dopo le autorevoli parole del presidente Claudio Costamagna, questo tavolo trovi compiuta attuazione". Chiarot ricorda che l'Anfols, nel rispetto e nello spirito della legge Bray-Franceschini, si era detta da subito disponibile "a favorire il consolidamento delle iniziative, per valorizzare il brand internazionale rappresentato dalla produzione lirica e sinfonica italiana della Fondazioni italiane". "Sarà nostra premura - conclude Chiarot - avviare quanto prima nuovi contatti con Cassa Depositi e prestiti, per identificare assieme le migliori opportunità di sviluppo per questo comparto che rappresenta il più alto patrimonio culturale identitario italiano e il più seguito nel mondo".

lunedì 18 luglio 2016

ANFOLS:Fondazioni lirico sinfoniche italiane. Firenze maglia nera; il Petruzzelli va difeso; a Genova Franceschini mandi i soldi

La lettura della stampa sul sito delle Fondazioni lirico sinfoniche italiane( ANFOLS) è molto istruttiva. Innanzitutto i ritagli stampa arrivano direttamente dall'AGIS. Quella stessa AGIS che, nella sezione regionale pugliese, per bocca del suo presidente, vorrebbe che il Petruzzelli, teatro, diventasse come un residence con parecchi inquilini, fra i quali anche la Fondazione lirica. Che la proposta venga da una associazione di spettacolo, anzi dall'associazione nazionale dello spettacolo, è davvero  imbarazzante, impressionante. Perché se tale associazione ed i suoi uomini non capiscono la differenza fra un affittacamere ( o spazi) ed una fondazione lirica che  si sta rimettendo in carreggiata con una produzione sempre più ricca come quella pugliese, chi altro volete che capisca  questi problemi?
 Insomma il presidente dell'AGIS Puglia non si scaglia contro i malfattori che per anni hanno rubato o fatto il buono e cattivo tempo sotto il cielo pugliese della musica, e vuole ripulire l'immagine affittando il teatro per risanare i conti e riempire le casse. Tanto a lui- par di capire- della qualità degli spettacoli, minati da un simile traffico, importa zero.

Da Genova il sovrintendente che faticosamente sta tentando di risanare la fondazione lirica dice che non ha soldi per pagare gli stipendi. E sapete perchè? Perchè il solerte ministro Franceschini che trova soldi per costruire la platea al Colosseo, non gli fa arrivare i soldi  della Legge Bray già stanziati per quel teatro ma non ancora erogati. E c'è cho teme che tale ritardo possa nascondere qualche insamo progetto del ministro. C'è però anche una notizia che induce a riflettere sul nuovo  Teatro Carlo Felice. Si legge  nella rassegna stampa dell'ANFOLS che  la macchina scenica - modernissima- ha bisogno di esser ristrutturata. Ma come, già da ristrutturare ed ammodernare, una macchina scenica della quale si diceva che era troppo moderna e all'avanguardia quando fu costruita?

Infine  di Firenze, teatro del premier e del sindaco diplomato in Conservatorio,  ormai  sono anni che si va dicendo che è in crisi. Nel corso di  una nostra visita, ai tempi dell'ing. Francesca Colombo, in bacheca si avvertivano i dipendenti che il pagamento degli stipendi, causa mancanza soldi in cassa, sarebbe stato ritardato. Poi la Colombo , che aveva presentato un suo piano di risanamento dei bilanci che evidentemente non ebbe esito positivo, venne licenziata, ed al suo posto messo il commissario Francesco Bianchi, uomo di fiducia del premier e del sindaco Nardella. Lui avrebbe risanato tutto. Successivamente, del risanamento non si ebbe più notizia, ma  Bianchi venne nominato sovrintendente. Solo allora il problema del risanamento riemerse. Il premier ha trovato i soldi per completare il nuovo teatro dell'Opera di Firenze - come ora si chiama - ma i bilanci con  Bianchi, non sarebbero più in profondo rosso ( ma c'è anche chi non nutre tale certezza), il debito invece viaggia sui 70 milioni di Euro.
Ed ora che si fa? Mancano parecchie decine di milioni di Euro,  senza i quali il nuovo teatro dell'Opera di Firenze e tutta la sua macchina artistica falliranno. Ma i soldi non bastano, dice e pensa il ministro. Occorre una legge. E qui i nostri timori sulle capacità riformistiche di Franceschini si fanno più seri, specie dopo aver appreso delle sue 'trame' politiche per prendere il posto di Renzi, casomai debba  dimettersi per qualche ragione. E a preoccuparci c'è anche la notizia della visita ufficiale di Nardella a Franceschini, il quale insiste - e qui ci spaventiamo - che sta preparando una riforma di sistema, perchè una nuova iniezione di soldi - così la pensa il ministro -  non è sufficiente a sanare una volta per tutte le fondazioni liriche italiane.
Lo scenario che qualche  giornalista va dipingendo sul futuro assetto delle fondazioni italiane è  dranmatico e raccapricciante. Si racconta della distruzione del sistema delle Fondazioni liriche italiane, riducendole in maniera considerevole di numero. Nel frattempo si insiste per la ricostruzione della platea del Colosseo, dove forse Franceschini pensa di spostare gli spettacoli d'opera all'aperto, dalle distrutte (chiuse) fondazioni.

sabato 21 maggio 2016

ANFOLS & CONSERVATORI. Una proposta MOLESTA per dare speranza e futuro ai giovani musicisti italiani

Come ci ha confermato la cronaca di questi giorni - vedi la fine dell' EUYO - le orchestre, soprattutto giovanili, che si chiudono sono in numero maggiore di quelle che si aprono - che anzi non se ne aprono affatto, specie in Italia. Dove se ne sono chiuse tante. A cominciare dall'Orchestra giovanile di Santa Cecilia, la più gloriosa e con un reale futuro di lavoro - fatta chiudere da Berio, sindaco Rutelli, perché non si trovavano 400.000 Euro.  Mentre lo stesso Berio, elargiva compensi fuori merccato per le cosiddette 'lectio magistralis' di musicologi suo amici ( 70.000 Euro circa cadauno, lo abbiamo scritto tante volte a ridosso degli avvenimenti in oggetto), si aumentava il compenso come capo di Santa Cecilia: una eredità che Cagli ha mantenuto, fino al divieto di superare una certa soglia: 240.000,  anche Cagli ha goduto di un compenso stratosferico, oltre 300.000 Euro.
 La 'giovanile' di Santa Cecilia non venne più riaperta, anche sotto Cagli, perchè  -si disse - gli orchestrali illuminati della celebre orchestra non vedevano di buon occhio i giovani che si stavano facendo strada (ed anche, indirettamente, concorrenza?); e neanche Pappano ha ripreso quel progetto. Non ci si venga a dire che ora esiste la Juni Orchestra. E' un'altra cosa, iniziativa benemerita ma un'altra cosa.
 Qual è la situazione odierna, dopo la chiusura anche della Mozart (di cui si attende, almeno ce lo auguriamo, una prossima riapertura, per iniziativa privata!), dell'Orchestra Sinfonica di Roma, dell'Orchestra del Lazio, per fermarci al Lazio che conosciamo meglio?
E' la seguente. Orchestre giovanili non ve ne sono praticamente più. Salvo quelle create in ogni Conservatorio per soddisfare la pessima velleità di 'produrre', a ritmi forzati ( il Conservatorio di Roma, ad esempio, suona quasi ogni giorno dappertutto. Più volte ci siamo chiesti: ma quando studiano questi ragazzi?), anche durante gli anni di formazione.
Contemporaneamente sono nate iniziative didattiche di perfezionamento, dopo gli studi in Conservatorio, al fine di avviare praticamente i giovani musicisti alla professione. Ne sono nate alla Scala, al Maggio Fiorentino ( dal quale proprio in questi giorni arrivano voci allarmanti di default!), a Napoli ( San Carlo) e all'Accademia di Santa Cecilia, dove i corsi di perfezionamento sono fra i più antichi di Italia.
Senza contare, naturalmente, l'ottima  Scuola di Fiesole( che proprio in questi giorni ha visto un avvicendamento nella direzione, passata da Lucchesini a Meunier) che, in anni recenti, ha svolto magnificamente, nonostante le stupide contestazioni dei vari conservatori e dei loro docenti, il ruolo che l'assenza di accademie in Italia le ha delegato: quello cioè di avviare concretamente gli strumentisti più bravi all'esercizio della professione .Ora Fiesole ha ricevuto un riconoscimento ufficiale e si è consociata con alcuni Conservatori, come  Ferrara.
Volutamente, taciamo della tragica orte dell'Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani (ONC), affidata dal Ministero a mani incompetenti  e fatta perciò, di fatto, vivere in perenne stato comatoso.  Un'altra delle schifezze italiane  con la benedizione del Ministero.
 E veniamo alla nostra modestissima proposta indirizzata agli attuali, illuminati e lungimiranti  - detto senza ironia - reggitori dell'ANFOLS: Chiarot, presidente, Giambrone, vice.
  Le nostre fondazioni liriche devono, data l'attuale situazione, stabilire ciascuna rapporti stretti con i Conservatori della zona per fornire, senza lunghi spostamenti e senza spese per gli studenti, con regolarità, assistenza e formazione agli studenti più bravi, impegnando, per l'insegnamento, le prime parti delle loro orchestre. In tal modo si creerebbero automaticamente dei vivai dai quali 'raccogliere' i futuri sostituti degli strumentisti delle relative orchestre.
 Perché non si è fatto prima, se è cosa, all'apparenza, così semplice? Da parte dei Conservatori, perché gli insegnanti, ad ogni proposta di tal genere, si sentivano sottovalutati rispetto ai loro colleghi che lavorano in Orchestra; da parte delle Fondazioni liriche perché gli strumentisti fino ad oggi hanno difeso strenuamente i loro privilegi, gli orari di lavoro ecc...
I Conservatori, che fingono di sbracciarsi in difesa del futuro dei loro studenti, mettano da parte queste invidiuzze fra membri della medesima casta; le Fondazioni liriche si adoperino per far capire agli strumentisti che  fra i loro compiti ci deve essere anche quello di formare i futuri strumentisti.
E Conservatori e Fondazioni liriche tengano presente che gli uni e le altre  vivono con soldi pubblici. perché, nonostante l'inutile e velleitaria riforma 'Veltroni', senza la presenza dello Stato nessuna di queste istituzioni sopravviverebbe.
 E dunque comincino a modificare  certe  cattive abitudini, anche se sedimentate ed incancrenite, e collaborino per dare una speranza di futuro, una concreta e professionale formazione strumentale gratuita, e l'effettiva possibilità  ai giovani di prendere un domani il posto dei loro colleghi e maestri, quando dovessero andare in pensione. Naturalmente il più tardi possibile.

mercoledì 22 luglio 2015

La rivista che un tempo piaceva- senza ragione- ed ora non piace più, con mille ragioni

Con una nota inviata ad una agenzia di stampa l'associazione che raggruppa le Fondazioni lirico sinfoniche, ha risposto ad alcuni appunti mossi ai teatri italiani in tema di repertorio, da una rivista di musica. A proposito delle mensili  'similinchieste' della rivista, l'ultima delle quali riguardava appunto  i teatri lirici, abbiamo scritto qualche settimana fa, dicendo che la deprecata, dalla rivista, 'arenizzazione' dei nostri teatri,  appare a  noi  come una sorta di manna, quando i titoli programmati - 'di repertorio', che strettamente inteso non comprende solo Tosche e Traviate - vengono presentati 'comme il faut' ; e consentono di vedere ogni anno almeno una qualche Traviata o Tosca. Ce lo dicano gli acuti ricercatori della rivista delle 'similinchieste', se non dobbiamo gioire dei teatri pieni?
 Colpisce  che l'Anfols, per bocca del suo presidente, abbia sentito il bisogno di rimbeccare le conclusioni della rivista, di smentirla, solo perchè dava addosso, acriticamente, ai teatri; mentre andava bene quando distribuiva, senza ragione, 'dieci a lode' a troppi sovrintendenti di ultima generazione.
A dimostrazione del valore delle 'similinchieste della rivista di musica italiana, valgano due esempi: nessuno si è rivoltato contro la rivista quando scriveva, un esempio tra mille, che l'Orchestra di Santa Cecilia, con tutto il rispetto, era la prima o la seconda nel mondo ( Boom!) o che la Callas era la più grande cantante del secolo (davvero?). Bufala nel primo caso, ovvia banalità nel secondo: queste le conclusioni delle similinchieste?
Recita il comunicato dell'Anfols:
“Il nostro comparto è protagonista di un grande sforzo organizzativo e artistico, per salvaguardare la vita delle Fondazioni liriche italiane e conseguentemente i loro progetti culturali oltre alle migliaia di posti di lavoro che ne dipendono. Sono aumentati pubblico, produzione e produttività e questi non paiono essere dati positivi”. È quanto scrive l’Anfols, in una nota a firma del suo presidente, Cristiano Chiarot.
Secondo la rivista a fronte di un innegabile aumento di produttività e presenza di pubblico, più volte sottolineato in precedenti inchieste, le Fondazioni liriche mostrerebbero cartelloni sempre più appiattiti sul repertorio tradizionale: allestimenti di ‘Tosche’ e ‘Traviate’ in aumento, e sempre meno novità o riscoperte, con messe in scena di opere del Novecento o del Barocco a fare da cenerentole. “Gli esami per le Fondazioni liriche non finiscono mai e ciò è sempre di aiuto anche se va rilevato che spesso, purtroppo, in sede di giudizio non tutti gli aspetti delle questioni sollevate sono valutati adeguatamente”. Il sovrintendente della Fenice, nel suo ruolo di presidente dell’Anfols, rivendica “lo sforzo compiuto da tutte le Fondazioni per dare spazio a nuove produzioni e nuovi autori”.
“Nell’analizzare le stagioni – si legge ancora nella nota – ad esempio, forse non si sarebbe dovuto dimenticare l’andamento del Fus e come nessuna delle dodici fondazioni liriche aderenti all’Anfols ha ricevuto finanziamenti straordinari, anzi stiamo aspettando con trepidazione i risultati degli sforzi che il ministro Franceschini sta facendo per reintegrare il taglio apportatoci nel Fus del 2015″. “Evidentemente - conclude Chiarot - questo riassetto ha convinto molti a non ripetere gli errori del passato, relativamente a scelte di programmazione e di gestione che avevano messo a repentaglio la vita stessa delle nostre istituzioni”.