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martedì 15 maggio 2018

Quando la Rotella gira finalmente per il suo verso

Il Salone del Libro di Torino si è chiuso con successo imprevisto,  anche dopo che dal nulla si era materializzato anche il suo contendente milanese.

 La Appendino, Bray e Lagioia si dichiarano ovviamente soddisfatti e pensano al futuro. L'anno prossimo l'organizzazione del Salone sarà affidato alla 'Fondazione per la cultura' , partecipata del Comune di Torino, a capo della quale c'è una nostra 'vecchia' conoscenza - come si dice, anche a dispetto dell'età- la dott. La Rotella, sposata Vergnano. Sì, proprio lui, il sovrintendente del Teatro Regio che, dopo quasi vent'anni ininterrottamente al vertice della Fondazione lirica, s'è dovuto dimettere - lui dice per motivi personali; la realtà dei fatti, invece, corregge: per il buco nel bilancio.

 La storia è assai curiosa. Intendiamo quella dei coniugi Vergnano-La Rotella e la Appendino.
Vergnano e la consorte sono espressione dei governi PD torinesi; e perciò la Appendino, appena eletta, voleva mandarli a casa. Si era fermata nel progetto di licenziare Vergnano, perché da poco il dissidio  fra lui e Noseda era stato faticosamente ricomposto, per non avere altri guai.  Ci aveva allora provato con La Rotella - beh, almeno un membro della famiglia avrebbe dovuto scarificare. In verità le avevano fatto notare - ma lei lo sapeva già, vivendo a Torino e facendo parte del Consiglio comunale - che La Rotella era brava a trovar soldi, come ha dimostrato in questi anni, a favore di tutte le attività ed istituzioni culturali torinesi, compreso il Teatro Regio, il quale anche per i progetti internazionali di Noseda, non sempre condivisi da Vergnano, aveva ogni giorno sempre più bisogno di soldi.

 La Appendino sembrò  decisa, nonostante  tutto, a  mandare a casa La Rotella, quantomeno toglierle la Fondazione per la Cultura: Lei è una dirigente comunale, dunque non poteva essere mandata a casa. Le amministrazioni precedenti, compresa quella del 'compagno' Fassino, avevano assicurato alla famiglia Vergnano-La Rotella, un futuro sicuro e senza problemi. E, invece, decise di soprassedere.

Poi arriva il buco di bilancio al Teatro Regio ( per il quale Vergnano, aveva dichiarato: ho saputo del buco solo ieri...!!!) e la Appendino fa dimettere Vergnano, anche perchè dopo vent'anni  basta... E perciò la famiglia Vergnano -La Rotella, aveva pagato pegno.

E con la consorte che si fa? Le affida la realizzazione del Salone del Libro del 2018; il successo conseguito, la fa decidere ad affidare ancora alla Fondazione e  dunque alla dott. La Rotella l'organizzazione del Salone 2019.
 Ma allora è vero che La Rotella è brava! Dunque perchè voleva estrometterla? E poi, ora, dopo  la sostituzione di Vergnano con  Graziosi - dalla padella alla brace - la Appendino si sarà fatta più prudente, e La Rotella può brindare per lo scampato pericolo.


martedì 24 aprile 2018

I guai del Teatro Regio di Torino non finiranno, complici gli esponenti dei Cinquestelle. Appendino in testa

Il Teatro Regio di Torino navigava in cattive acque (per il  bilancio e per il pubblico) - era noto da tempo. Adesso, fra breve, verrà approvato il bilancio del 2017 e i nodi del passato verranno di nuovo al pettine, come già un'altra volta in passato quando il sindaco Fassino dovette metterci soldi del Comune.

Altra cosa fu il dissidio che si consumò pochi anni fa fra Vergano e  Noseda sulla conduzione del teatro, ricomposto dal sindaco del tempo, Fassino, il quale chiamò a Torino Gaston Fournier in veste di mediatore fra i due.

Poi l'arrivo di Appendino, Cinquestelle, e la pace già fragile, non ha retto più, anzi si è aggravata per la presenza del terzo incomodo: il sindaco; quando il precedente aveva fatto da paciere.

 Appendino, la fragile signora torinese - sembrerebbe anche eterocomandata - dalla faccia acqua e sapone, voleva fare piazza  pulita di tutte le nomine di prestigio assunte dal suo predecessore, tanto che si disse da subito che Vergnano non le era gradito e neanche la di lui moglie, La Rotella che Fassino aveva messo a capo della Fondazione per la cultura. Si andava dicendo allora che La Rotella  sarebbe stata dimessa, e invece no, chi si è dimesso è stato Vergnano, suo marito (che si è evidentemente sacrificato per la consorte) - per ragioni personali, ha detto... lo vada a raccontare ad altri.

 Noi da molto tempo andiamo dicendo che era troppo tempo che Vergnano comandava a Torino - quasi vent'anni - un tempo biblico, inaccettabile nelle istituzioni culturali che hanno bisogno di ricambi continui e nuove idee, per non favorire rendite di posizione e  legami  troppo stretti e  duraturi. con chicchessia.

Ma non di finire peggio come sembra invece prospettare l'arrivo, stabilito in un paio di giorni, di William Graziosi, chiamato a Torino dalle Marche, dalla Appendino, perchè di 'simpatie' grilline.
 Come del resto era anche Del Monaco, il cui nome si faceva alla vigilia, perchè amico , o legato a Beppe Grillo(Nelle ultime ore era circolato anche il nome del regista Davide Livermore, che ha da poco lasciato Valencia - per i soliti inevitabili dissidi con la politica, che sa solo far danni, specie in campo culturale).

 Ma partendo da Del Monaco e  Livermore, non si può finire a Graziosi, che negli ultimi anni ha diretto un festivalino ( Jesi) e qualche teatro della periferia del mondo, lasciando dietro anche una scia di soldi mancanti (buchi di bilancio, debiti).
 Ora che il livello si è abbassato, non ci meraviglieremmo se anche le due nomine a lui spettanti, cioè quella del direttore musicale e del direttore artistico, scendessero al suo livello. Noi abbiamo in testa un paio di nomi che farebbero navigare la nave del Regio in acque ancora più agitate.

venerdì 20 aprile 2018

Lascia Walter Vergnano, dopo un ventennio di sovrintendenza al Regio di Torino. Per il suo successore Beppe Grillo, il guitto, ha voce in capitolo

Con un anno di anticipo, ma dopo diciannove ininterrotti, Walter Vergnano lascia la sovrintendenza del Regio di Torino. Ne ha dato notizia il Teatro Regio con un comunicato nel quale si dichiara che aveva rassegnato le sue dimissioni nelle mani del Consiglio di Indirizzo ( ex CDA). Il sindaco Appendino, presidente, con la quale i rapporti non sono stati buoni, lo ha ringraziato e sta già pensando al sostituto, facendosi aiutare da Beppe Grillo, al quale starebbe simpatico Giancarlo Del Monaco, classe 1943. Che in Italia, accanto  alla sua prevalente attività di regista,  esercitata più all'estero che in Italia, ha avuto anche responsabilità amministrative in due festivalini (Montepulciano e Macerata) mentre all'estero in istituzioni di rilievo maggiore, come Bonn, e a Tenerife, dove è stato direttore artistico del locale festival.
 E ci risiamo. Così fan tutti, anche quelli del non partito, del Movimento cinquestelle, e lo stesso Beppe Grillo che mette bocca su argomenti sui quali, anche per ragioni di decenza e di incompetenza, dovrebbe star zitto. Ma si sa come vanno le cose. A lui, fanno notare i giornali torinesi, non dispiacerebbe Del Monaco , che conosce e forse è anche suo amico.

MA SE NON L'AVESSE NE' CONOSCIUTO NE' FOSSE STATO SUO AMICO, GRILLO, CHE COMUNQUE DOVREBBE TENERSI ALLA LARGA DAL SINDACO DI TORINO NELLE VESTI DI CONSIGLIERE OCCULTO, AVREBBE PENSATO UGUALMENTE A DEL MONACO?

 Non sappiamo come andranno a finire le cose, ma quasi certamente , visto che ormai l'ha detto, Del Monaco assumerà la sovrintendenza del regio di Torino, e magari anche la direzione artistica, - oggi va tanto di moda e fa anche risparmiare sulla carta, confusione  a parte - chiamando a collaborare soltanto un direttore musicale che, spetta a lui scegliere, una volta nominato. Eventualmente.

 Tornando a Vergnano. NOn si può dimenticare come già qualche anno fa fosse nato un dissidio insanabile fra lui e Noseda, e fu l'allora sindaco di Torino, suo compagno di partito, Fassino, a sanarlo, facendo arrivare a Torino Gaston Fournier, gradito a Noseda.

 Ora  alla base di questa sua decisione - e del resto dopo vent'anni di gestione, era ora che si cambiasse - starebbero ragioni personali- forse di facciata, e il rapporto mai  liscio con la Appendino - ragione reale.

 Ma il fatto è che con la sua uscita ci sarebbe stato uno cambio di persona , di tipo failiare. Perchè se ricordiamo bene, la prima persona che doveva saltare , all'arrivo della Appendino era Angela La Rotella, segretario generale della Fondazione per la cultura , moglie di Vergnano.  Il quale alla fine avrà pensato che era meglio togliersi di torno lui, ben più avanti negli anni della moglie e lasciar spazio a lei, finchè dura.

 S'era anche detto che la stessa Fondazione sarebbe stata chiusa, ed invece no. Ancora oggi è organizzatrice del Salone del Libro, affidato alla direzione di Lagioia, presieduto da Massimo Bray.

Naturalmente, fanno sapere d Torino, resteranno gli impegni per la direzione di opere e concerti assunti con Noseda, quelli resteranno, forse anche Noseda direttore musicale non sarà riconfermato, men che meno Gaston Fournier.

Speriamo che il cambio al vertice non peggiori le cose, come c'è sempre da temere in Italia, ed anche  perchè al peggio non c'è mai fine  e a Torino  le cose non è che fossero rose e fiori. A proposito i bilanci come stanno?

domenica 8 ottobre 2017

Vergnano & La Rotella, a Torino, sono inamovibili

Valter Vergnano  è, da tempo immemorabile - fra poco saranno venti anni, un record assoluto - sovrintendente del Teatro Regio di Torino, da dove neppure la baruffa con Noseda di qualche anno fa, riuscì a scalzarlo. Il sindaco prima della Appendino, Fassino, facendo arrivare a Torino direttamente dalla Scala, Gaston Fournier-Facio, riuscì a far firmare ai due una tregua che dura ancora e che certo non sarà Vergnano a rompere, perché lui al traguardo dei vent'anni di sovrintendenza vuole arrivare e magari anche andare oltre.
 Desideriamo chiarire che noi non abbiamo nulla contro Vergano che è un brav'uomo e che sicuramente ha saputo gestire il potere (ed anche il teatro) in tutti questi anni. Che sono ormai tanti, se pensiamo che dal 1972  l'indimenticato Giorgio Balmas, divenuto assesore, lo chiamò - che non aveva ancora vent'anni, se i nostri calcoli sono esatti - a dirigere, in sua vece, l'Unione Musicale di Torino; e il barone Francesco  Agnello, successiavmente, gli fece fare pratica e carriera partendo dal CIDIM, fino a farlo poi sbarcare al Regio prima come consigliere e poi come sovrintendente, e dura ancora.  Ora, poi, insegna , come tanti altri suoi colleghi delle Fondazioni liriche (anche alcuni che hanno fatto disastri),  economia delle istituzioni culturali all'Università e perciò come fa ad andar via?

 Quando è arrivata la giovane Appendino, cosa poteva fare contro il potente Vergano che era passato indenne da molte amministrazioni ed altrettanti amministratori?  Non perchè bisognasse mandarlo via, semmai mettere la parola fine alla sua gestione che, durando da troppi anni, rappresenta un caso abbastanza anomalo.

La Appendino sembra  volersi rifare sulla moglie di Vergnano, Angela La Rotella, segretario generale della 'Fondazione per la cultura', messa lì dal compagno/amico Fassino. La fondazione è una sorta di la banca dove attingere, come ad un bancomat, i soldi per le manifestazioni e gli enti culturali torinesi, Regio, Festival Mito, e mostre , prima fra tutte quella del Libro ecc... E La Rotella ha il compito di riempire la cassa  e distribuire poi, come un bancomat umano, i fondi raccolti ai questuanti, marito compreso, per il Regio, non certo per lui, che ha il suo bel stipendio al Regio, nè tanto meno per se stessa, altrettanto lautamente retribuita dalla Fondazione. I due non sono stati mai beccati con le mani nel barattolo della marmellata, nè lo saranno mai, perchè sulla loro onestà  si può mettere la mano sul fuoco, senza che si bruci.

Non ricordiamo più perchè la Appendino avesse in animo di sostituirla alla guida della Fondazione per la cultura. Certamente non per inefficienza ed incapacità, perchè da quel che ne hanno scritto i giornali torinesi (interessati?), La Rotella è brava a trovar soldi. Allora perchè? Per un cambio, abbastanza normale in Italia, quando cambiano i governanti a tutti i livelli.

Senonchè apprendiamo oggi, quando di nuovo i giornali parlano della 'Fondazione cultura'- l'altro ieri La Stampa ha criticato su più fronti la Appendino, e la sindaca ha scritto al giornale una lettera aperta di risposta alle critiche, nella quale cita anche la Fondazione, impegnata su più fronti, ma non accenna affatto né alle sue criticità - ammesso che ne abbia - nè al cambio al vertice che, al suo insediamento, dava per certo ed imminente, se non altro per DISCONTINUITA' AMMINISTRATIVA. Che è poi ciò che noi andiamo invocando a proposito di gestioni che durano da troppo tempo, con tutti i pregi e difetti ( e difetti  e cattive abitudini se ne instaurano sempre a lungo andare).

Evidentemente la premiata Ditta Vergnano & La Rotella - che comunque fa utili, lo ribadiamo! - è inamovibile ed intoccabile. Neppure in  ragione di una sana discontinuità ed alternanza.   Ma forse, a questo punto, vien da pensare che la Appendino stia ancora riflettendo sul da farsi, perchè il  PEGGIO NON E' MAI MORTO.

mercoledì 28 giugno 2017

Che fine ha fatto 'La ciociara' di Tutino da Moravia, coprodotta dal Regio di Torino con San Francisco? E un 'Romano a Marte' lo vedremo mai a Roma?

Dell'Opera di Montalti, Compagno librettista, Un romano a Marte - vincitrice del Concorso di composizione bandito dall'Opera di Roma, nel biennio 2013-4, sotto la sovrintendenza di Fuortes, per la quale erano stati mobilitati registi e poeti di nome (Giorgio Barberio Corsetti, Patrizia Cavalli), per assicurarle un  battesimo di palcoscenico degno, e gli autori avevano  avuto anche un premio in denaro ( 20.000 Euro) - abbiamo parlato già l'altro ieri, sottolineando che neanche nella nuova stagione dell'Opera, 2017-8, c'è traccia.

Adesso tocchiamo, invece, un altro caso abbastanza strano che riguarda il Teatro Regio di Torino, per la stessa ragione: l'approdo in palcoscenico di un'opera nuova, frutto di una coproduzione, assente dal cartellone torinese anche nella prossima stagione, nella quale è da notare un fatto straordinario. Il debutto di un regista di genio, Stefano Mazzonis di Pralafera, con un'opera di Verdi, importata dal Teatro di Ligi, di cui il geniale regista è direttore artistico,  ed insieme il prestito del suo direttore 'principale' la talentuosa Speranza Scappucci .
Torino, il suo Teatro Regio, retto da molti anni ormai da Vergano e Noseda, coprodusse qualche anno fa con un teatro americano, San Francisco, un'opera nuova tratta da un capolavoro si Moravia, La ciociara, dal quale fu tratto in passato un film che meritò alla protagonista femminile, la Loren, l'Oscar. L'iniziativa era stata dell'allora direttore artistico del teatro americano, l'italiano  Luisotti, direttore d'orchestra; l'opera con il titolo americano, Le due donne, debuttò felicemente in America, mentre in Italia, a Torino, si attendeva il debutto nella stagione successiva. Che non si è ancora avuto, nonostante che di anni da allora ne siano trascorsi più d'uno; e forse mai si avrà.

Perchè nel frattempo, nel teatro torinese, che per un periodo è parso arroventato dalla lotta interna fra sovrintendente, eterno, e direttore musicale, aitante - anche se ora ha qualche problema di salute che speriamo si risolva presto ( nel frattempo, aggiungiamo, il glorioso teatro torinese, in una sua trasferta inglese, sostituisce Noseda, con il suo direttore di palcoscenico. Boh!) -  è arrivato con la benedizione dell'allora sindaco-presidente Fassino, che riuscì a metter pace fra i due, un nuovo direttore artistico, Gaston Fournier-Facio, al quale il debutto torinese dell'opera di Tutino che il teatro aveva coprodotto con San Francisco, non sta bene; e perciò l'ha cancellata dal presente come dal futuro cartellone.

Viene da chiedersi se può essere consentito all'ultimo arrivato, il nuovo direttore artistico,  pur con un incarico pesante, mandare all'aria un accordo sottoscritto in precedenza, senza che nessuno gli chieda i danni, non tanto a Tutino che comunque la sua opera l'ha vista rappresentata in America,  ma per il teatro impegnato nella coproduzione, con una consistente partecipazione alla spesa.
Come può il nuovo direttore artistico decidere di mandare all'aria quell'accordo di coproduzione, senza che nessuno gli chieda conto della decisione e , in solido, dei danni economici prodotti? 

Sembra che prossimamente l'opera di Tutino debutterà in un altro teatro italiano: Cagliari. Il quale, diversamente da Torino, ritiene che spinta anche dal clamore della fonte letteraria e del famoso film, l'opera possa avere un grande successo di pubblico, oltre che di critica - questo assicurato, basta invitare - come Meli faceva un tempo da sovrintendente ed ora farà certamente Orazi - orde di giornalisti.  E' prevista a novembre. Protagonista Anna Caterina Antonacci, nel ruolo alla prima mondiale di San Francisco. Direttore Giuseppe Finzi, già direttore 'residente' a San Francisco.

martedì 21 giugno 2016

Se a Torino La Rotella comincia a girare per un altro verso con l'Appendino. Chiara?

'La paura dei signori della cultura. Non possono cancellare tutto' titolava ieri La Repubblica, a proposito delle  bellicose intenzioni del neo sindaco di Torino, Chiara Appendino, che ha già mandato un segnale di belligeranza al Presidente della Compagnia di San Paolo, prof. Profumo, già ministro - senza infamia e senza lode - dell'Istruzione e della Ricerca scientifica e fedelissimo di Fassino.
 A Torino esiste un 'Sistema Torino' che non è l'unico nella capitale sabauda, esistendo anche, almeno fino a poco fa, anche il 'Sistema Musica'. Di questo 'Sistema Torino' coloro i quali ne fanno o ne hanno fatto parte dicono di essere orgogliosi, non potendo proprio ora sputare nel piatto in cui hanno mangiato e fatto mangiare con due forchette contemporaneamente, loro ed i loro amici.
 Noi non conosciamo da vicino la situazione torinese, ma di essa non ci sono ignoti alcuni particolari. Primo fra tutti la permanenza di alcuni 'signori' del 'sistema' nei loro posti, da tempo immemorabile. Limitandoci al campo musicale che conosciamo forse un pò, ci viene subito il nome di Walter Vergnano che è sovrintendente del Teatro Regio da un tempo tanto lontano che neanche lui si ricorda più da quando . Sicuramente da poco dopo che le amministrazioni torinesi sono finite nelle mani della sinistra, lui che comunque la gavetta ed il grande salto l'ha fatto dopo che si è formato in quella scuola democristiana di potere che era il CIDIM del Barone Franceco Agnello,  da dove anche qualche altro allievo diligente torinese, ma solo 'diligente' è uscito, e sta ancora al suo posto.
 La notizia che apprendiamo ora dal quotidiano nazionale, ed insieme torinese e romano, riguarda una signora, Angela La Rotella, messa a capo della  'Fondazione per la cultura',  voluta da Fassino per raccogliere fondi da destinare alle attività culturali della città, fra tutte il 'Festival Mito' ( che solo da poco ha cambiato timoniere, dopo anni in mano a Enzo Restagno ed al barone rosso milanese Micheli, il finanziere, ora  nel CdA scaligero,  in rappresentanza di Franceschini). Bene la signora è la moglie di Vergnano, non quello del caffè - forse di famiglia - ma quello che da oltre quindici anni sta in capo al Teatro Regio. Come ti sbagli? Certe fortune si costruiscono e rendono solide con una rete di appoggi;  un uomo solo, per quanto dotato, non ce la fa. C'è un giglio magico PD a Torino, simile a quello di Renzi a Firenze. La rete riserve molte sorprese in proposito, si racconta di come si costruiscono le carriere, all'ombra dei partiti.
 Ora la Appendino che deve fare'? Non certo fare il deserto nel mondo culturale torinese; però fare chiarezza sulle gestioni, immettere linfa nuova e favorire il ricambio.
 La tecnica per cui certi amministratori sono rimasti per molti, troppi anni nei loro incarichi è sempre la stessa. La permanenza si protrae fino a quando l'amministrazione comunale da cui dipende e 'amica'; appena cambia colore, gli amministratori vengono invitati a lasciare, e si scoprono le magagne.
 Il Regio di Torino, per tornare a bomba, è stato sempre ben amministrato, e il Comune non ha mai dovuto fare interventi straordinari per tappare buchi? O  c'è stato un momento in cui  anche Fassino ha girato al Regio un bene immobile per  sanare il buco nel patrimonio? E i suoi predecessori dello stesso PD e dei suoi progenitori politici non hanno magari fatto analoghe operazioni per far figurare sempre bello e splendente il  'loro'Teatro Regio?
 La Appendino deve pretendere di vedere i conti, mettere bocca dappertutto, ma senza distruggere quel che di buono esiste e funziona, e far sapere a tutti che 'pantalone' è morto. Lo deve comunicare anche al Museo Egizio (in mano agli eredi Fiat), ma anche alla gran dama franco-torinese Christiillin, e da tutti pretendere, oltre i risultati- e ve ne sono senza dubbio in alcuni settori della cultura torinesi - che  siano ottenuti con sana amministrazione.
E poi, mandi a casa gli elefanti del suo circo.  Che sarà mai se cambia alcuni vertici? Attenta però a non mettercene di peggiori. Perchè allora  ci farà rimpiangere perfino Vergnano, che sarà costretta a richiamare dal suo esilio in una nazione dove  è andato a vivere decentemente con la pensioncina che in decenni di servizio è riuscito a costruirsi.

martedì 14 ottobre 2014

Come un elefante, l'Italia. Lentissima, salvo che nella velocissima conferma di Vergnano al Regio di Torino

Qui non c'è  bisogno di tirare in ballo una delle virtù per le quali si apprezza quel monumentale animale che è l' elefante, e cioè la memoria del passato che, egli, a causa della mole e del passo lentissimo, conserva più di qualunque altro.
Il grosso animale, dimentichiamo per un attimo quella sua virtù, è noto anche  per il suo incedere lento, anzi lentissimo, ed è un difetto, salvo nei casi  in cui la visione di una possibile preda gli dà la carica.
L'Italia, se l'elefante ci consente il paragone, è un paese che non ha in pregio la memoria, la sua grande virtù, perchè ce l'ha cortissima ed è causa di tanti guai, ma del grosso animale invece imita la lentezza, il suo peggior difetto, senza poterlo giustificare con la mole, e nonostante che da molte parti venga sollecitato a muoversi più spedita.
 E il pensiero va al nostro Ministero, intendiamo quello della cosiddetta Cultura, retto da Franceschini (alias Nastasi) il quale è più lento ancora, se possibile, dell'elefante Italia, nell'assumere decisioni anche gravi ed urgenti; mentre solo  in rarissimi casi si muove come una gazzella: come quando, a distanza di quarantotto ore, stante la segnalazione del Consiglio di indirizzo del Teatro Regio di Torino, prontamente costituito prima di molti altri teatri italiani, di voler confermare come sovrintendente Walter Vergano per i prossimi cinque anni,  nonostante che  stia su quella poltrona già da 15 - di anni, ovviamente - ha immediatamente inviato la nomina sottoscritta da Franceschini al Sindaco di Torino, Fassino. Un favore 'espresso' fra esponenti del medesimo  partito, o il timore che,  qualora qualche tempesta dovesse abbattersi sul governo Renzi,  la frattura nel vertice del teatro, ricomposta faticosamente da Fassino, risulti inutile.
 Se il ministero usasse altrettanta sollecitudine e prontezza di intervento nel definire questioni urgenti e gravi  nel settore della cultura, il nostro paese sarebbe un bel passo avanti.
Per tornare a Vergnano, viene da domandarsi se una città od un paese non riesce a  trovare il sostituto del sovrintendente di un teatro, che regna lì già da 15 anni e che , fra cinque, sarà certamente il più longevo sovrintendente italiano.
 Salvo che Bruno Cagli, che aveva promesso di dimettersi prima della scadenza del suo mandato, probabilmente entro la fine di quest'anno quando i consigli di amministrazione devono trasformarsi in consigli di indirizzo, con nuove regole, e più diretta dipendenza e controllo del Ministero, non ci ripensi semplicemente perché non vuole, farsi sorpassare da un Vergnano qualunque nella durata in carica come Sovrintendente, visto che era l'unico fino all'altro ieri a contendere il primato al Conte di san Martino che aveva retto l'Accademia di Santa Cecilia, a lungo, agli inizi del secolo passato. Cagli stava quasi per eguagliarlo - in durata, s'intende - ma ora, per non farsi superare da Vergnano, sembra che sia tornato sui suoi passi - come ha fatto già altre volte - deciso a restare in Accademia fino alla fine dei tempi.

mercoledì 27 agosto 2014

Vergnano,Noseda,Di Gennaro, Micheli ed anche Mazzonis. Storie senza fine dei nostri teatri lirici

Cominciamo da Vergnano. Nonostante abbia le stesse iniziali, non fa parte della gloriosa compagnia di Wolter Veltroni - o sì, a nostra insaputa? - nella quale hanno militato e dalla quale sono usciti anche Walter Verini e Von Struppen ed altri, allevati e sostenuti per semplice identità di iniziali, fra nome e cognome, con il capo partito d'una volta, il Wolter nazionale che la sua compagnia l'ha sistemata dal primo all'ultimo.
Vergnano no, è stato allevato e poi sostenuto dal barone Agnello, in casa CIDIM, da dove ha preso il volo, per volere del barone, e  allo stesso modo con cui il Wolter ha sostenuto i suoi. Le ragioni, ciniche, delle scelte dei collaborati da parte del barone, secondo un nostro personalissimo parere, preferiamo non metterle in piazza. Quando lo lascia libero, Agnello gli fa fare la carriera alla quale solo un manager di valore potrebbe aspirare. In questi giorni si va dicendo che ha mantenuto i conti in ordine. Davvero? Se l'anno scorso o due anni fa non fosse intervenuto il Comune di Torino- del partito amico - uno sprofondo, impossibile da colmare, si sarebbe aperto nel patrimonio della Fondazione. E' evidente, a seguito di ciò, che oggi egli reclami la correttezza della gestione economica del teatro, alla vigilia della scadenza del suo quarto o quinto mandato - superato in durata solo da Cagli a Santa Cecilia - e nella speranza di essere rieletto. Ancora? E che si opponga alla tournée americana del teatro che costerebbe più di quanto farebbe incassare, e di ciò dà la colpa a Noseda, accusandolo di non badare alla tenuta dei conti del teatro quanto alla sua carriera, è diretta conseguenza dell'unico merito che forse crede di poter accampare, quello di buon amministratore.
Fassino che farà? Altra incognita. L'Orchestra del Regio torinese vuole che Noseda resti, per la ragione che la notorietà che oggi s'è guadagnata la deve alla presenza di Noseda, non certo a Vergnano che potrebbe far qualunque altro mestiere. Fassino vorrebbe mettere pace fra i due, ma sembra impresa impossibile, neppure con l'intervento miracoloso della Sindone torinese.
E Noseda? Noseda, del quale agli inizi della sua carriera pensavamo tutto il grigiore possibile, perchè lo davamo sostenuto eccessivamente da Gergiev, del quale era stato per qualche tempo assistente, s'è rivelato invece un buon direttore, che ha fatto fare grandi passi all'orchestra del suo teatro, conducendola in tournée internazionali ed anche in qualche buon festival italiano, e portandola a registrare dischi. Di lui i giornali hanno parlato sempre piuttosto bene.
Sembra una storia abbastanza simile a quella dell'Accademia di Santa Cecilia, dove la presenza di un direttore come Pappano ha alzato il livello dell' orchestra, già buono - cosa che non si poteva dire dell'orchestra di Torino - e dove regna da secoli un sovrintendente che certamente non è l'artefice del miracolo ceciliano, ma che certo non può essere paragonato, con tutto il male che si possa pensare di lui, Cagli, al sovrintendente torinese, Vergnano.
Roma e Torino hanno di molto simile una cosa: se andasse via da Roma Pappano, e, mutatis mutandis, Noseda da Torino, l' una e l'altra orchestra ne avrebbero a soffrire molto.
Dunque saggia decisione sarebbe quella di sostituire - al di là di meriti e demeriti, solo perchè sarebbe ora, dopo tanti anni - i due sovintendenti, lasciandovi invece i direttori. Non si pensi che questa storia ricalchi quella della Scala. No, assolutamente; perchè lì il dissidio che aveva opposto direttore e sovrintendente, Muti e Fontana, oppose insanabilmente anche direttore e orchestra, dunque impossibile da ricomporsi, anche a distanza di anni, il che spiega come mai Muti, ad ogni accenno di invito a tornare a dirigere alla Scala i suoi orchestrali di un tempo, faccia orecchie da mercante.
Ma il peggio, per il Regio viene ora, a proposito dei nomi dei papabili alla direzione artistica che hanno opposto Vergnano e Noseda. Il quale ultimo vorrebbe Carmelo Di Gennaro, un tempo al Sole 24 Ore, poi assistente alla direzione artistica in Portogallo, al seguito di un direttore italiano, musicologo veneziano, e in Spagna e, infine, Spagna per Spagna, direttore dell'Istituto culturale italiano di Madrid. Un critico musicale, legami anche con le case discografiche ( forse per questo lo conosce Noseda; poco, no?) del giro di Musica/Realtà ( Luigi Pestalozza) e  che non è facile capire perchè lo stimi tanto Noseda, al punto da volerlo come direttore artistico. Lui la fama, quel po' di fama che ha, se l'è cercata e forse anche guadagnata all'estero, dunque lontano da occhi attenti ed oggi, per grazia di Noseda, arriva ad aspirare alla grande rentrée.
Vergnano, che non sappiamo come possa avere competenze tecniche nella scelta di un direttore artistico, vorrebbe Francesco Micheli, regista milanese - al quale anche noi su Music@ demmo uno spazio per farci raccontare l'esperienza con la Filarmonica scaligera della musica per bambini fatta da bambini, e che ora ha fatto parlare tout le monde di sé, per quella fesseria di aver portato a Macerata , sul palcoscenico dello Sferisterio, più donne di quante ne circolino nella cittadina marchigiana. Donne in scena, in orchestra, sul podio, fra le maschere e la biglietteria, ad eccezione dello stesso Micheli che s'è riservato una regia, benedetto fra le donne. Per un sovrintendente come Vergnano, è il segno che il giovane regista sa far parlare di sé , e dunque una valida ragione per chiamarlo a lavorare a Torino. Ma sembra che non goda della stima di Noseda, il quale si oppone alla sua nomina, voluta da Vergnano. Ma nessuno dei due sa bene perchè volerlo o non volerlo.
E, infine, fra i possibili candidati c'è anche Cesare Mazzonis. Ancora? Sì proprio lui, andato in pensione a Firenze, per ragioni di età, ha cominciato a lavorare più di prima, dappertutto, a Rovereto, già negli anni fiorentini per un festival mozartiano (un niente per l'ex direttore artistico della Scala e del Maggio, ma sui soldi non si sputa!) a Bologna con Abbado, alla Filarmonica romana, ed ora alla Orchestra Rai di Torino, e perciò già di casa.

Mazzonis potrebbe non abbandonare l'incarico Rai - che lui tiene solo per ragioni affettive e non per altro (avendo cominciato il suo lavoro a fianco di Siciliani, proprio in Rai, quando vide sfumare la sua carriera di baritono, della quale si ricorda ancora una sua presenza all'Oratorio del Gonfalone in una 'Passione', se non andiamo errati di Telemann!) e realizzare, senza volerlo, il sogno che va accarezzando Marino - aquila, romana - di riunire Opera e Santa Cecilia, in un unico ente. Che risparmio! Con la musica che va in malora!