Imperversa la polemica sull'aumento del PIL in Italia, che si muove a fatica ed arranca nel terreno dello 'zero virgola', senza raggiungere neppure il misero traguardo dell' uno per cento. Un aumento del PIL di tale misura non fa fare salti di gioia a nessuno.
Mentre invece, nel caso dell'auditel, lo share dello' zero virgola' o di poco superiore all'uno per cento fa esultare i manipolatori della nostra televisione, specie quelli delle reti 'specializzate in 'cultura'.
Questa esultanza, esibita nei casi in cui un prodotto televisivo deve essere, per ragioni estranee al contenuto medesimo, per forza messo in onda, non viene invece usata, per non affossare un prodotto che non va giù a nessuno, anche per la ragione che non è una mangiatoia come le altre, che però è valido, anche se non fa ascolti come il suo compare precedente, che se la ride sotto i baffi.
Prendiamo il caso delle inaugurazioni scaligere che vengono regolarmente trasmesse da RAI 5, ogni 7 dicembre, ma solo da RAI 5. Dopo che gli illuminati professori che reggevano la tv di Stato un tempo, capeggiati da Enzo Siciliano, sfidarono il mondo ed il buon senso, mandando in onda un drammone verdiano che fece scappare milioni di telespettatori dalle reti generaliste. Per due ragioni comprensibili a tutti fuorché ai professori: non era un titolo attinto al grande repertorio, e la sua durata non era compatibile con i tempi della tv generalista. La duplice cecità potè finalmente far dire ai soloni televisivi che la musica ed il melodramma non erano compatibili con la tv generalista. E successivamente ancora furono loro a dettero il colpo di grazia alle orchestre RAI, ritenute inutili. Non potevano mandarli altrove a far danni?
Negli ultimi anni i dati di ascolto sono sempre stati imbarazzanti. 'Lohengrin' con 202.000 telespettatori (share 1,02); 'Fidelio' con 314.000 ( share 1,54); 'Giovanna d'Arco' 316.000 telespettatori (share 1,60). Un successo? Affatto. Ma l'inaugurazione della Scala che manda in visibilio tanti nel mondo intero, va trasmessa comunque, che è poi quello che fanno i diligenti reggitori di RAI Cultura e RAI 5. Potremmo aggiungerci anche l'inaugurazione del San Carlo di Napoli, con 'Carmen', vista , se non andiamo errati, da non più di 220.000 telespettatori, mentre impazzavano i contatti dei social, dei quali il teatro è andato fiero.
Ma simili chiari di luna, pur suggestivi, non possono rischiarare la notte della musica in tv. Ed allora vien da chiedersi se veramente ai dirigenti della nostra tv di Stato importa che la grande tradizione del melodramma italiano venga mantenuta viva, e se hanno mai preso in considerazione i possibili strumenti per sostenerla.
Non stiamo pensando, naturalmente, a 'Prima della prima', con il suo ristretto salottino di telespettatori, di cui sinceramente non sappiamo neanche più che fine ha fatto.
Pensiamo invece ad una 'lavorazione' efficace dei titoli più noti del melodramma, quale fece e mise in onda, a cavallo degli anni Duemila, e per sei estati consecutive, RAI 1, con la trasmissione 'All'Opera!' ,Antonio Lubrano narratore, la cui durata, quella sì, era compatibile con i tempi televisivi e che - udite udite -faceva ascolti che oscillavano, nello share fra l'8% e fino al 14%; e i telespettatori non di rado superavano anche di molto il milione, senza mai scendere sotto la soglia degli 800.000.
Insomma un programma di cultura, reso popolare dalla semplice formula che, riducendo nella durata un titolo d'opera popolare, lo raccontava via via, mentre dello stesso faceva ascoltare i brani più celebri.
Perchè quelle numerose puntate, una sessantina, graditissime dal pubblico più di qualunque altra trasmissione dello stesso genere, non vengono rimandate in onda, come si sta facendo con trasmissioni di 'storia della musica' - come quelle di Enzo Restagno - che hanno fatto il loro tempo e che non attrarranno neanche uno spettatore in più oltre quelli sottotraccia che RAI 5 solitamente mette davanti al teleschermo, o come come ad esempio 'Petruska' che conta nel suo salottino di telespettatori poche decine di migliaia di unità?
La ragione è molto semplice, e val la pena ripeterla fino alla noia. Ai dirigenti della nostra tv di Stato, di ieri come anche di oggi, della musica non fotte niente. La trasmettono perchè occorre farlo, come si fa con i premi noiosi ed inutili con i quali si inzeppa la tv estiva, ma senza mai fare una riflessione sul come e con chi, e quale, per offrire un prodotto di qualità nello stesso tempo gradito dal pubblico che perciò lo seguiva, come faceva - lo ripetiamo - con 'All'Opera!'.
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mercoledì 16 dicembre 2015
Lo zero virgola non conta neanche nello share auditel, come in economia
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martedì 7 gennaio 2014
La musica in tv. All'Opera! deve tornare
Certo che non bisogna inseguire l’audience ad ogni costo. Ma
neanche fregarsene del tutto. Anche nella tv pubblica. Oppure tirarla in ballo quando non si vuol
dare via libera ad una trasmissione, e dimenticarla quando nonostante reiterati
flop, si continua a tenere in palinsesto certe trasmissioni, in attesa di
‘fidelizzare’ il pubblico!
Se restringiamo
l’indagine all’ambito musicale, l’appello all’audience è il ritornello opposto
a qualunque proposta. Dicono i dirigenti che queste trasmissioni nessuno le
vede – e in qualche caso dicono il vero; ma si dà il caso che, di contro, non
si toccano trasmissione che vanno in onda da anni, nonostante che nessuno le
veda.
Lasciamo da parte RAI
5, la rete che dirigenti dell’uno e l’altro schieramento – favorevoli e
contrari - tirano in ballo, quando si parla di ‘cultura’, perché i dati sono
sconfortanti. Qualche esempio, dai palinsesti degli ultimi mesi. ‘I Due
Foscari’, hanno avuto uno share di 0,56%, con 44.000 telespettatori; ‘Petruska’,
uno share che di media fa lo 0,18% con
25.000 telespettatori circa. Una débacle. Perché allora non chiuderla e
risparmiare?
E RAI 3? Resiste da
anni ‘Prima della Prima’, stessa curatrice, stessa formula, molto gradita da
telespettatori chic: lo share di una delle ultime puntate è stato dello 0,52,
con 82.000 telespettatori. Non fermiamoci alla meno vista. C’è da due anni una
trasmissione abbastanza curata, ‘Sostiene Bollani’, che ha come mattatore il
noto pianista. ‘Sostiene Bollani’ ha uno share medio poco sopra il 3%, con una
media di telespettatori intorno ai 500.000. E’ già qualcosa. E una ‘prima
serata’, anzi una serata intera, giovedì 10 ottobre, per l’anniversario della
nascita di Giuseppe Verdi, introdotta da Mieli e seguita da un lungo documentario
sul musicista, realizzato da Maite Carpio, ha avuto uno share del 4,3%, con
1.128.000 telespettatori
Ciò dovrebbe far
concludere ai dirigenti RAI come, avendo cancellato dalla memoria dei nostri
cittadini ogni traccia musicale del nostro glorioso passato, melodramma in
primis, sia assurdo insistere con trasmissioni che, invece, presumerebbero una
conoscenza di base del melodramma medesimo.
E allora che si fa? Ecco una proposta: tornare all’antico,
secondo l’esortazione di Giuseppe Verdi. Per sei anni consecutivi, dal 1999 al
2004, RAI 1 ha trasmesso ‘All’Opera!’, una
bella trasmissione con Antonio
Lubrano, che aveva il pregio di far ascoltare l’opera prescelta, attraverso i
momenti musicali salienti, lasciando al narratore/affabulatore, il racconto degli
eventi ( uno dei pochi casi in cui questa orrenda parola ha senso) fra l’uno e l’altro ascolto. Un’opera, formato TV per formula e tempi.
Quella trasmissione aveva uno share tra
l’ 8% e il 12%, con punte del 13% e 14%. Per capirci. ‘La Traviata a Parigi’,
targata Andermann, quando venne trasmessa su Rai 1, tutta in una volta, fece
poco più di 700.000 telespettatori; l’indomani, ‘L’elisir d’amore’, della serie
‘All’Opera!, oltre 900.000. Capito? share e telespettatori da far invidia a
qualunque trasmissione, anche politica, delle tante, spuntate come funghi nelle
ultime stagioni e che nessuno vede nella misura che ci si attendeva. E Allora?
A dieci anni esatti dall’ultima serie, che si aspetta a rimetterla in
palinsesto?
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