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mercoledì 22 novembre 2017

I giornali tengono molto alla musica. Basta pagarli. E l'Associazione nazionale critici musicali tace

Nel giro di un paio di giorni sono apparse sui due principali quotidiani quattro pagine,  tutte dedicate alla musica, due per testata. Ci raccontavano della nuova stagione del Teatro La Fenice che si inaugura con Ballo in Maschera di Verdi, diretto da Chung che nel Teatro veneziano sta diventando una presenza costante e per il quale non ci meraviglieremmo se  a breve ci venisse comunicato ufficialmente che ha assunto l'incarico di 'direttore musicale' - come lasciavano intendere le dichiarazioni programmatiche del nuovo sovrintendente, Fortunato Ortombina - che di nuovo non ha nulla pecrhè sta alla Fenice da una quindicina d'anni, a fare il direttore artistico; ora  ha semplicemente  ottenuto dal sindaco  la doppia carica di sovrintendente e direttore artistico, che Brugnaro  gli ha concesso, anche perchè ha risparmiato su uno stipendio.

Il racconto in lungo e largo della stagione, le dichiarazioni di intenti del nuovo sovrintendente ( che è il vecchio direttore artistico), La Fenice l'ha ottenuti pagando sia il Corriere che Repubblica. Che hanno accettato volentieri (senza fiatare, anzi ringraziando) per la serie 'Eventi' - se lo dite voi e ci pagate, noi non abbiamo nulla in contrario. Anzi.
 Naturalmente La Fenice non è l'unico teatro italiano che ogni anno paga la sua tassa ai più importanti quotidiani italiani, sperando, supplicando che poi, nel corso della stagione, qualche altra volta i giornali la gratifichino, con un pò di attenzione. Speranza assai spesso delusa, salvo il caso in cui in quei teatri ci siano serate 'glamour' - che cosa vorrà dire non l'abbiamo mia capito - come per la Traviata all'Opera di Roma ( Traviata di Coppola e Valentino,  Verdi non contava). 

Pagate quelle pagine, raramente, nel corso della stagione, si leggerà qualcosa dei teatri pagatori. E comunque, mai a ridosso delle rappresentazioni,  anche quando  si tratta di prime assolute. Ai giornali non frega nulla, e le redazioni  attendono giorni stabiliti per fare uscire un trafiletto (il corrispettivo gratuito, delle paginate a pagamento).

 E la cosa apparirà tanto più strana a chi leggendo quelle pagine, 'avant scène' , sulle varie stagioni, s'era convinto, ogni volta, che il teatro osannato (dietro compenso, sveglia!), aveva la migliore stagione d'opera italiana; e per questo i giornali non potevano non parlarne, titolo dopo titolo.  Anche perchè le migliori firme del giornale, quelle che solitamente si limitavano a sottoscrivere trafiletti misuratissimi, in quelle pagine si erano espresse in tutta la loro bravura ma anche in tutto il loro  servilismo a  comando, dietro compenso.

In questo desolante panorama - che tante volte abbiamo denunciato - l'Associazione nazionale critici musicali tace da sempre. Si comporta come una 'venerabile confraternita', la cui appartenenza è ritenuta onorevole, non importa poi se i confratelli vengono bistrattati dai giornali.
 Certo che non si può chiedere ai singoli affiliati di muovere guerra ai rispettivi giornali; ma se una volta, tutti indistintamente gli iscritti levassero sacrosanta protesta contro il modo becero e insultante con cui la musica viene tratta dai giornali nei quali essi lavorano, ed anche loro stessi, forse tutti insieme, nessuno escluso,  potrebbero ottenere qualcosa.
 Ma fino a quando la venerabile confraternita, con il suo priore e il consiglio direttivo -  gli stessi da secoli - taceranno, conteranno zero o quasi, come si rileva  anche da molti altri elementi.

lunedì 29 maggio 2017

L'uscita di Battistelli dall'Opera di Roma è arrivata troppo tardi

Inattesa? No, era ora. Anzi doveva uscirne prima, forse non doveva entrarci affatto, Giorgio Battistelli nella direzione artistica dell'Opera di Roma, nominatovi da Fuortes che lui dice di aver sostenuto quando l'attuale sovrintendente, allora commissario, se ne uscì con quella pazza idea che fece ridere il mondo musicale , di 'ESTERNALIZZARE' orchestra e coro, ma non impiegati e tecnici che sono la gran parte dei dipendenti, i quali, senza orchestra e coro, sarebbero rimasti in teatro a girarsi i pollici, come si dice.

In uno dei post che abbiamo riprodotto prima di questo, rimproveravamo a Battistelli, allora componente del consiglio di amministrazione, di tacere sull'argomento, mentre solo Simona Marchini aveva preso coraggio e detto chiaramente che quell'idea di Fuortes era PAZZA- cosa che, più velatamente, aveva detto anche Pappano, nonostante che Fuortes fosse coinquilino del noto direttore di Santa Cecilia, all'Auditorium.
Battistelli, che allora era candidato alla sovrintendenza dell'Accademia di S. Cecilia - e suo contendente era Dall'Ongaro che poi l'ha avuta vinta - taceva, forse per non sbilanciarsi troppo,  o per non  fare torto a nessuno. Insomma quel suo silenzio 'di sostegno' alla follia di Fuortes venne ripagato con la direzione artistica,  la quale però ebbe anche una spinta, anzi  costituì una sorta di risarcimento per la mancata elezione a Santa  Cecilia.

Oggi Battistelli dichiara di essere andato sempre d'amore e d'accordo con Fuortes, dal quale però oggi si separa, e non perchè sia, oggi in disaccordo. Allora chissà perchè. Lui dice che non ne può più delle critiche interne ed esterne al teatro sulla doppia direzione che, aggiunge, costa meno di una.
 Sul costo non saremmo d'accordo perchè le due direzioni artistiche costano un pò più di una.
 Il problema è che, senza ipocrisie, le due direzioni - i due direttori - non ne fanno una - uno - in grado di dirigere un teatro d'opera.
 E ci spieghiamo.
 Alessio Vlad aveva un senso con Muti e signora i quali facevano i cast come avevano fatto alla Scala - racconta Paolo Isotta in un suo recente libro. Isotta, un tempo amico fraterno del maestro e della signora Cristina, è sempre stato e lo è tuttora sostenitore ad oltranza di Alessio Vlad: come lui non ce n'è nessun altro fra i direttori artistici, al mondo.  Isotta intende per bravura. Noi, invece,  più modestamente, pensiamo per incapacità, anche se sappiamo che oggi pure Alessio Vlad può fare il direttore artistico,  fiancheggiato dagli uffici della direzione ed anche dalle invadenti agenzie. E poi Fuortes ha tenuto Vlad,  sia sperando che la sua presenza potesse richiamare Muti, che lo aveva messo  lì, in teatro (  e sì, Muti abboccava a quell'esile amo!); sia per non crearsi fra i tanti anche il problema della nuova direzione artistica. Abbiamo Vlad, per ora teniamocelo.
 Ma allora, se aveva in animo di nominare Battistelli, compositore di successo, perchè non ha licenziato Vlad e messo al suo posto Battistelli? La ragione vera è che nessuno ce lo vedrebbe Battistelli alla direzione artistica di un teatro d'opera.

Quando si lanciavano frecciatine avvelenate l'un contro l'altro, Battistelli diceva del suo predecessore Nicola Sani  che 'quello l'opera non sapeva neanche dove stava di casa' ( ma la stessa cosa si potrebbe dire anche di Battistelli, guardando alla sua formazione ed alla sua attività di compositore, oltre che  alle dichiarazioni rivolte sempre contro il repertorio della grande tradizione operistica). E Cagli, volendogli rendere pan per focaccia, assumendo indirettamente la difesa di Sani, diceva di Battistelli, quando si era candidato alla sovrintendenza di santa Cecilia, che lui non una stagione, ma neanche un concerto sarebbe stato in grado di organizzare.

Tali dichiarazioni al netto del pittoresco,  non cancellano il fondo di verità che le aveva fatte pronunciare
 E proprio per tale fondo di verità, ed anche per il conseguente disinteresse di Battistelli verso il repertorio melodrammatico, Fuortes gli aveva  dovuto inventare un incarico ad hoc: quello per la musica contemporanea, e per il teatro contemporaneo che Battsitelli certamente conosce e che lo potrebbero candidare a dirigere una istituzione dedicata, ma non un teatro d'opera.

E' assai curioso che l'intervistatore, D'Alò per 'Repubblica', che è del mestiere (e perciò conosce  fatti della musica ed anche anfratti,) non abbia chiesto a Battistelli: 'che fine ha fatto il FFF ?( orrenda sigla per un festival sparito dopo la prima edizione'); ed anche di  quel Concorso di Composizione,  chiuso ormai tre anni fa e il cui vincitore attende ancora che la sua opera - come da bando - venga rappresentata. Ecco questo avrebbe dovuto chiedere D'Alò a Battistelli, oltre che porgergli il microfono per fargli dire solo ciò che voleva. perchè l'altra sua attività e cioè i concerti nei quali c'era sempre un brano di autore contemporaneo, quella chiunque avrebbe saputo farla. Allora spieghi Battistelli che cosa stava a fare all'Opera, senza il festival FFF che, secondo noi, è la vera causa della sua uscita.

Infine sul buco di bilancio dell'Opera, messo in luce dalla relazione da Gianluca Sole, commissario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche, Battistelli sembra ripetere quel che dissero De Martino, ed anche Vespa, quando vennero a conoscenza - nonostante amministrassero all'epoca il teatro - del buco: non è vero! Insomma un buco all'insaputa degli amministratori passati e presenti che Battistelli vorrebbe colmato, anzi cancellato dai successi della Traviata di Coppola-Valentino (la Traviata di Verdi, non lo dimentichiamo), così glamour (che significa?) ma anche così costosa ( sappiamo cosa vuol dire!).

martedì 3 gennaio 2017

Daniele Gatti va dove lo porta Carlo Fuortes, ma via dall'Opera di Roma

Il fidanzamento saltato fra Gatti ed il Teatro dell'Opera di Roma, di cui abbiamo scritto già qualche giorno fa,  ripetendosi la storia  del precedente fidanzamento saltato, quello fra Muti e l'Opera di Roma, è diventato materia di un intervento, oggi sul Corriere, di Valerio Cappelli, solitamente sempre molto informato di quel che accade a Piazza Beniamino Gigli - dover fra poco Fuortes apre un ristorante - e dintorni. Cappelli riprende pari pari quel che noi abbiamo scritto  su questo blog, precedendolo,  dopo aver letto l'intervista di Simona Antonucci ( Messaggero) a Gatti e le dichiarazioni di Fuortes in 'teatrese' - dichiarazioni che non dicono nulla (... partecipa al progetto che stiamo portando avanti... che orrrore!).

Ma Cappelli, che ripetiamolo ha un filo diretto con Fuortes, è più informato di noi. E infatti rivela la presenza di una lettera inviata da Gatti all'Orchestra del teatro, alla quale in qualche modo, pur carezzandole il pelo, imputa il fidanzamento saltato, senza dirlo espressamente, come invece fa Cappelli, più informato dello steso Gatti ed anche di Fuortes. (Ci piacerebbe leggerla quella lettera. Chissà che qualche sindacalista non raccolga questo nostro appello, inviandocene copia)
 E aggiunge che Gatti resterà a dirigere le prossime tre inaugurazioni di stagione a Roma, e andrà via con Fuortes alla fine del suo mandato. Andranno, insomma, questo dice Cappelli, via insieme e chissà dove insieme sbarcheranno. Perchè Gatti va dove lo porta Fuortes.

Ma Fuortes non poteva rassicurare con la sua presenza nel Teatro dell'Opera di Roma Gatti?
 Allora è vero quel che abbiamo proprio l'altro ieri affermato, e cioè che all'Opera di Roma , dopo ed oltre la Traviata glamour ( Coppola-Valentino, rispettivamente soprano e tenorino)), e i nuovi registi, non è cambiato  nulla? E  che l'Orchestra continua a fra paura anche allo stesso Fuortes, figuriamoci a Gatti.

martedì 23 agosto 2016

Il melodramma, come sta di salute? Non bene. I cinematografi potrebbero dargli una mano per rimettersi?

Dopo che una tv a pagamento ha trasmesso la Tetralogia wagneriana, tutta in una giornata, non pochi commentatori hanno indicato simili esperimenti come fra i pochi che possono far uscire il melodramma dalla stagnazione ( di pubblico). E parere analogo, largamente positivo, s'è letto relativamente alla proiezione delle opere nei cinema di molti paesi, avviata anni fa dal Metropolitan di New York e seguito, più di recente, anche dal Covent Garden londinese.
I dati relativi alle proiezioni nelle sale cinematografiche parlerebbero chiaro: mentre il pubblico del Metropolitan è sceso a livelli ormai tragici, la proiezione del cartellone  del Metropolitan ha fruttato, di contro, negli ultimi anni, la bella cifra di 18 milioni di dollari. E allora perchè non proseguire imitando tale esperimento anche in Italia a cominciare dalla Scala?
Giusta riflessione ed altrettanto giusta indicazione, salvo che non si venga a scoprire che buona parte di coloro che vanno al cinema a vedere le opere trasmesse in diretta, talvolta, dai grandi teatri, altri non sarebbero che coloro i quali frequentano abitualmente i nostri teatri d'opera e che trovano, di tanto in tanto, interessante seguire al cinema ciò che si fa nei teatri del mondo.
 Ma al di là del giudizio che si può dare sui due esperimenti, con tutte le precauzioni del caso, il problema principe - quello cioè del calo del pubblico dei teatri e dell'innalzamento dell'età del medesimo resta irrisolto, in tutta la sua gravità.
La soluzione, di pura follia, che taluni prospettano, soprattutto a seguito dei dati incoraggianti delle proiezioni delle opere nei cinema, sarebbe quella di chiudere i teatri che evidentemente, secondo questi soloni, spaventerebbero il pubblico giovane e nuovo. Chi tale soluzione prospetta non conosce quale fantastica emozionante esperienza costituisca la visione/ascolto di un'opera nel luogo per il quale è nata, il teatro. E tale nostra convinzione sarebbe confermata dal crescente numero di visitatori che per qualche istante soltanto vuole immergersi nella fascinosa atmosfera di un teatro d'opera, di cui l'Italia è piena.
 Il pubblico perciò non è spaventato dal teatro, inteso come sala nella quale l'opera si rappresenta.
 E allora da cosa è dissuaso, se diserta,  sia quello giovane - il fenomeno è mondiale - sia quello nuovo?

 Noi abbiamo due semplici idee, che con noi  molti altri condividono. Senza tornare al principio del disastro, soprattutto italiano - e cioè alla mancanza di conoscenza e pratica musicale dalle scuole -  sarebbe il caso che si partisse da due regole fondamentali. Se i teatri ( il guaio investe anche le grandi istituzioni musicali sinfoniche) non sono pieni come dovrebbero le cause principali sono due.

Innanzitutto il repertorio - nella programmazione si continua a tener d'occhio la presenza dei critici, con titoli fuori repertorio, piuttosto che il pubblico che , per essere spronato ad andare all'opera, ha bisogno di titoli noti, arcinoti che conosce e vuole  riascoltare ( non è certo con la Tetralogia wagneriana, comunque, che si porta gente nuova e giovane all'opera, questo è chiaro a tutti!). Dunque il cartellone dei teatri, per creare nuovamente affezione al melodramma, deve essere costruito in massima parte sul grande repertorio, che è costituito da capolavori, il cui richiamo non scema col tempo.

E poi il costo dei biglietti che in Italia è troppo alto e costituisce il principale motivo della diserzione di un pubblico nuovo e giovane dall'opera. Sbaglia chi dice che i prezzi dei biglietti sono in linea con quelli degli altri paesi. Sì, ma i nostri stipendi, mediamente, non sono affatto in linea con quelli degli altri paesi.  I  sostenitori ad oltranza della non esosità dei biglietti del teatro d'opera fanno notare che quando i giovani vanno ad ascoltare le star del rock pagano biglietti  abbastanza  costosi. Vero, ma si tratta di occasioni speciali. Il pubblico dei teatri deve essere fatto di gente che va a teatro regolarmente, non una volta l'anno. E i teatri devono essere aperti tutte le sere, offrendo quindi la possibilità a tutti di andarci, se non una sera, quella appresso o l'altra ancora.
 Operazioni come quella della Traviata romana di questa primavera, con la regia della giovane Coppola, ed i costumi di Valentino, fanno arrivare a Roma le dive di Hollywood o le star delle passerelle della moda, per la gioia di Fuortes e Franceschini e dei fotografi, ma non portano un solo spettatore in più al teatro d'opera. Sono occasioni 'mondane' non 'musicali'.

Infine una colpa non piccola l'ha anche la televisione che crede di aver assolto al suo compito di servizio pubblico, relegando la musica come l'opera ed anche il teatro, in quella riserva indiana di Rai 5, senza provare  a rendere 'televisivi' quei prodotti di alto conio, come invece  meriterebbero per figurare. Non ci stancheremo mai di ricordare che Rai 1 una decina d'anni fa l'aveva fatto con la bella trasmissione 'All'Opera! con Antonio Lubrano, nella quale fummo impegnati con grande soddisfazione anche noi nelle vesti di autore,  per ben sei estati, gratificati da indici di ascolto assai incoraggianti anzi lusinghieri.  La Rai, anche quella di Campo Dall'Orto, non solo non pone rimedio a tale anomalia, facendo guadagnare alla musica i canali generalisti che soli  le possono dare visibilità, ma anche a trasmettere quelle 'televisive' versioni di una sessantina di grandi titoli del melodramma ci pensa affatto. Sono puntate bell'e pronte, ben fatte e curatissime. Cosa costerebbe? Nulla, e d'estate piuttosto che vedere quelle  banalisime repliche viste riviste, forse i grandi titoli del melodramma soprattutto italiano, figurerebbero meglio sul piccolo schermo.

martedì 31 maggio 2016

Nicola Piovani sembra sfilarsi dal coro dei laudatores dell'Opera di Roma, gestione Fuortes

Non vi fate venire in mente che volete assistere ad una delle quindici repliche previste per la Traviata Valentino-Coppola (ed anche Bignamini che però non interessa quasi a nessuno, con qualche ragione) all'Opera di Roma, perché i posti, in tutto 24.000 circa, sono esauriti da tempo -  non ce n'è neppure uno disponibile anche a pagarlo oro - procurando alle casse del Teatro entrate per 1 milione e mezzo circa di Euro, a fronte di un costo dell'intera 'operazione/produzione' di Traviata intorno a 1 milione e 800 mila euro, che saranno pareggiati dagli incassi solo alla prima ripresa dell'opera, già richiesta - secondo quanto si è letto - in Giappone.
E perciò la Traviata, anche a fine stagione, potrà aver procurato all'Opera di Roma pagine di giornali, ribalta internazionale, 'red carpe' stile Hollywood, o passerelle di moda, ma deficit di bilancio.
 E nonostante tale incontrovertibile realtà, ancora qualche giorno fa, quando la partita della 'prima' era stata ampiamente archiviata, in pareggio fra i laudatores della scintillante sala del Costanzi, e buca d'orchestra opaca, qualche giornale è tornato ad intervistare il sovrintendente, artefice di tale successo planetario che la Scala invidia e non potrà mai più scalfire. Dimenticando di accennare al fatto che sì il bilancio in pareggio è stato raggiunto con il contributo dei lavoratori, che in teatro sono giunti registi  ed artisti di fama - fra breve vi lavorerà anche Kentridge, l'artista del fregio a rischio 'profanazione' sul Tevere - ma  che un'orchestra senza un direttore stabile di polso e prestigio,  non  va da nessuna parte, come del resto ha dimostrato la sbiaditissima direzione di Bignamini in questa Traviata,  cosa che ha molto infastidito il sovrintendente, quando  è stato fatto notare da alcuni giornali, autorevoli, a firma dei rispettivi critici musicali, e non dei soliti cronisti mondani che alla vista di tutte quelle star - venute per Coppola e Valentino, molto meno per la Traviata e per l'Opera di Roma - si sono ringalluzzite, sperando in più intenso lavoro futuro.
L'Opera sarà veramente riformata quando tutta la complessa macchina funzionerà perfettamente, in ordine di importanza per un teatro d'opera: cantanti all'altezza dei ruoli, direttori d'orchestra capaci, orchestra e coro perfettamente funzionanti; mentre invece, per Fuortes, che considera  il 'mondo alla rovescia', il successo dell'Opera dipende dalla modernità introdotta con registi innovatori - unica eccezione Sofia Coppola che gli è servita - a suo dire - ad allargare il pubblico, come dimostrano i 24.000 posti tutti venduti, al punto che neanche chiedendo un biglietto all'Ufficio stampa, dimenticato in qualche cassetto, o in attesa di qualche possibile richiesta inattesa, per una qualsiasi delle repliche, è possibile ottenerlo.
Dal coro dei 'laudatores' di Fuortes, un coro  ancora più numeroso di quello dei 400 ragazzi che ieri hanno cantato tutti insieme nel teatro, alla fine di un corso di avvicinamento dei ragazzi al melodramma, sembra essersi sfilato, con garbo ed educatamente  Nicola Piovani - come si legge in una intervista di oggi al Messaggero: " anche lo sciagurato teatro Costanzi - Teatro dell'Opera - sembra che ultimamente stia lentamente imboccando una buona strada, rispetto ad un passato grottesco e scellerato". 
Abbassate la voce, sembra voler dire Nicola Piovani, non è ancora tempo di cantare vittoria, con quell' ULTIMAMENTE, LENTAMENTE. Il cammino di risanamento è appena iniziato, le star della Traviata  non fanno fare neanche un passo avanti all'Opera, sulla strada del riscatto, ancora lunga la prima, lontano il secondo. Non si può credere ai miracoli ai quali sembrano invece  credere tutti i partecipanti del coro di 'laudatores' della gestione Fuortes, i giornali in prima fila, nel quale coro - come si deduce facilmente - noi non cantiamo, e non canteremo prima che il Teatro dell'Opera torni ad essere il teatro di una vera capitale.

venerdì 27 maggio 2016

Dagospia ha perso la tramontana. Ancora sulla Traviata glam di Valentino, Coppola ( e Verdi)

Roberto D'Agostino che si è presentato anche lui alla serata glam dell'Opera di Roma in tenuta da cavernicolo ( pizzolungo, codino... ma quando crescerà?) ma con ai polsi gemelli 'cazzuti'( anzi 'cazzetti' di corallo, che scoperta!), ha voluto sul suo cliccatissimo sito (Dagospia) fare il difensore d'ufficio della Capitale, che si sta riscattando, dopo che negli ultimi anni  l' ha condannato a tutti i gironi dell'inferno, cominciando intanto dal  luccicante Teatro dell' Opera, contro il quale,  proprio in ragione della sua rinascita - di cui la Traviata era esempio palese - c'è chi complotta, temendone il riscatto definitivo che ad altri teatri ( uno solo, inutile farne il nome: Scala) che, da sempre, hanno monopolizzato l'attenzione italiana ed internazionale, non può in alcun modo piacere.
 Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi -  per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
 Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia -  che era una volta! -  raccontano che il vento è cambiato?
 Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del  suo sito, nel quale  si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le  pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
 In fondo  quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare  sugli stessi numeri  del red carpet, affollato certo  più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.

mercoledì 25 maggio 2016

Umberto Broccoli avrebbe fatto meglio di Claudio Parisi Presicce. A proposito del fregio sul Tevere di Willam Kentridge

Sicuramente l'ex sovrintendente capitolino del gabinetto Alemanno, Umberto Broccoli, avrebbe fatto meglio dell'attuale, Claudio Parisi Presicce, messo lì da Marino, in una questione scandalosa sotto gli occhi di tutti, riguardante il grande fregio di William Kentridge sui muraglioni del Tevere.
L'altro ieri la mondanità convenuta all'Opera di Roma per la Traviata di Valentino-Coppola (ed anche di Giuseppe Verdi, se vogliamo dirla tutta) aveva inneggiato al risveglio culturale di Roma citando appunto oltre che l'opera nel teatro della capitale, la notte dei musei e il grande fregio di Kentridge;  e già oggi  su quel fregio arrivano i primi schizzi di merda 'Capitale'.
 Sulle banchine del Tevere si stanno montando le tende, che ospiteranno le bancarelle, per la kermesse dell'Estate che Tronca ha quasi decimato lasciando in piedi proprio la fetta sulle rive del Tevere che suona di offesa all'opera del grande artista, la occultano, e frantumano. Il prossimo artista invitato a lavorare per la Capitale ci penserà due volte prima di accettare, con questi chiari di luna.
 Kentridge, sconsolato, alza le mani al cielo, non sa che dire; il sovrintendente, invece, azzarda perfino che le bancarelle promuoveranno l'opera di Kentridge, perché i visitatori delle bancarelle avranno occhi solo per quella singolare opera. E che loro andranno lì attratti dall'opera di Kentridge, e non per le cianfrusaglie esposte sulle bancarelle.
Faccia di bronzo di un sovrintendente che, nel tentativo di tirarsi fuori dal pasticcio in cui s'è cacciato da solo, ha anche detto che quando s'è parlato con Tronca dell'Estate romana, lui ha dato il suo assenso allo svolgimento della kermesse sulle rive del fiume. E le bancarelle? Pensava  alla kermesse, ma non alle bancarelle. Era l'unico a pensarla così. Naturalmente non sì è posto il problema dell'inopportunità di montare  quelle orrende bancarelle davanti al fregio.
 Chiederà agli organizzatori di montarle distanti dai muraglioni, con la conseguenza più ovvia e prevedibile, che qualche visitatore cadrà in acqua e poi daranno la colpa al pittore che aveva avuto quella idea balzana, senza pensare che quelle rive appartengono all'Estate romana, che Tronca ha rivitalizzato, finanziato lautamente ed allargato a suo modo; e così,  dell'Estate romana al tempo di Tronca, potrebbero restare solo quelle bancarelle che recano offesa all'opera di Kentridge.
Intanto il commissario, che ha mostrato sempre grande attenzione verso la cultura - e si vede, anche in questo caso - ha convocato una riunione in Campidoglio. Sicuramente  la soluzione che adotterà sarà più blasfema delle stesse bancarelle.

martedì 24 maggio 2016

Teatro dell'Opera di Roma. Nel 'tiro sulla Traviata' oggi i due più diffusi giornali italiani si sono scambiati i ruoli

Ieri, fermandoci ai due più diffusi quotidiani italiani, abbiamo constatato che uno aveva sparato a zero sulla Traviata e l'altro invece  l' aveva lodata contro oggi limite di decenza. Nel primo caso ne aveva scritto abbastanza male il critico musicale di quel giornale ( Corriere), nel secondo una nuova penna di cronista ( Repubblica).
 Oggi i due  fogli si sono scambiati i ruoli. Su Repubblica è intervenuto il critico musicale che, sposando le stessi tesi del suo compagno di scrittura del Corriere, poco o nulla ha salvato della musica di Traviata - un melodramma, è bene ricordarlo, non un film o una sfilata di moda - dal direttore ai cantanti. Alla regia non accenna, tanto ci ha pensato ieri il suo collega del Corriere quando ha scritto che semplicemente non c'era. E comunque anche il critico di Repubblica s'attendeva qualcosa di più dalla talentuosa regista che nel cinema ha offerto già prove di gran pregio e premiatissime.
 La bocciatura del Corriere deve aver scosso le stanze alte del Costanzi che hanno reagito con maniere spicce, al punto che hanno fatto intervenire il 'difensore di complemento', Cappelli, della gestione Fuortes-Vlad dell'Opera di Roma, che ...finalmente è risorta, ... e non si vedeva da tempo tanta bella gente e personalità (quali?) ad una prima dell'opera e che l'Opera - questa dei suoi amici Fuortes -Vlad - è un'altra storia. Il critico musicale del suo stesso giornale dica quel che vuole.
 E Repubblica? Quando si sono accorti in redazione che il critico musicale si era schierato sulle stesse posizioni, non laudative, del suo compagno d'armi del foglio concorrente, prima ancora di ricevere le strigliate di Valentino e Fuortes, sono corsi ai ripari e, nella 'romana' hanno fatto intervenire due mammasantissima, Rutelli e Melandri - dimenticatissimi ex ministri della cultura - a difesa e in lode dell'Opera di Fuortes.
 Così Rutelli: Partecipazione e respiro internazionale. L'opera realizzata da Valentino e Fuortes con l'eleganza di Sofia Coppola ha richiamato PERSONALITA' DI LIVELLO (...se Rutelli fosse in grado di fare un solo nome! ).
E la Melandri - che da ministro della cultura preferì una cena all'Hilton alla serata inaugurale della Scala, e che solo per questo dovrebbe tacere e contentarsi che le hanno dato quel giocattolino del MAXXI senza  merito e senza competenza - conferma, ricordando che esiste anche il suo Museo aperto gratuitamente dal martedì al venerdì.
 Ma a riequilibrare le cose, messe in subbuglio da quell'irresponsabile del critico musicale ci aveva già  pensato l'autore dell'articolo riparatore: " Le creazioni di Valentino e la regia di Sofia Coppola per una Traviata da RECORD: ieri nel giorno della prima ( l'altro ieri, a dir il vero, ndr.), ATTORI E STAR INTERNAZIONALI HANNO CONSUMATO I FLASH DEI FOTOGRAFI (serata da urlo!) E il botteghino del teatro ha già staccato (per le 15 REPLICHE QUINDICI, 1600 posti disponibili ogni recita),  BIGLIETTI per 1,2 MILIONI DI EURO". VILLATICO, TIE'!

lunedì 23 maggio 2016

L'Opera di Roma riluce di modernità e mondanità

 Da tempo non si leggevano all'indomani di uno spettacolo d'opera nel teatro della Capitale, resoconti immediati, come accaduto dopo la 'Serata Valentino' che ha messo in secondo ordine la vera protagonista della serata  e cioè la Traviata del grande Verdi.
 In genere si attende quasi la fine delle repliche - e comunque non prima della domenica successiva al debutto -  repliche, che  in questo caso saranno tante e dureranno, dopo una pausa intermedia, fin verso la fine di giugno, anche per guadagnare qualche soldo onde coprire lo spropositato  ed ingiurioso costo della produzione, tutto compreso. Questa volta no.

Ma, curiosamente,  delle due cronache che abbiamo letto,  solo una si dilungava sull'elemento musica, dopo aver accennato alla mondanità  presente,  per non dirne un gran bene, e per criticare perfino la scelta del direttore Bignamini, inadeguato, benchè tenuto in palmo di mano da  qualche intenditore che poi critica i giovanotti che si affacciavano dalla buca del Piermarini, nell'epoca Lissner.  E la regia? Che ci sia ciascun lo dice,  'dove sia nessun lo sa'. Parola di illustre critico.

L'altra, invece, affidata a firma nuova di zecca del quotidiano di Via Cristoforo Colombo, nuova gestione, in ben due paginate racconta della serata 'glam'- la parole che attendavamo finalmente compare.  Ci conferma che non mancava nessuno all'Opera di Roma aperta alla modernità, con le regie, ed alla mondanità con le serate alla Valentino-Coppola.
 E poi inneggia al salvatore dell'Opera, Carlo Fuortes, che ha cancellato i debiti - chiariamo: ha utilizzato la Legge Bray che permette di  prendere dei soldi a tasso zero da restituire nel tempo, per sanare i debiti che forse questa nuova Traviata rischia di creare nuovamente - ed ha fatto rinascere il Teatro dell'Opera, con  per  la presenza della mondanità - come dice anche Balzaretti, in arte Abbagnato, che constata come un teatro al collasso con l'arrivo di Fuortes, sia ora diventato 'un gioiello e un motivo di orgoglio per la città'
 Il giornale non  s'arrischia di aprire il discorso sulla musica - potrebbe sempre opporre non essere di sua competenza, avanzando: che c'entra la musica? - per non rovinare la festa.

domenica 22 maggio 2016

L'Opera di Roma omaggia il cinema e la moda. Serata Valentino per 'Traviata'

Dopo le notizie sullo spropositato costo (1.800.000 Euro) della Traviata che domani sera debutterà sul palcoscenico dell'Opera di Roma, i dirigenti del teatro si sono affannati a precisare, a proposito della 'Serata Valentino', che  quella di ieri sera non era una recita, bensì un'anteprima.
Perchè una simile precisazione? Per chiarire subito che al costo spropositato di questa inutile Traviata non vanno aggiunte altre spese per la serata speciale che è da considerarsi, a tutti gli effetti - ovvero ai soli effetti del pagamento del cachet agli artisti scritturati ! - una prova, ulteriore, prima del debutto ufficiale, con il quale le recite sono pagate ( in Italia le prove non sono retribuite!)
 Assistiamo perplessi a tutto il clamore attorno a questa nuova produzione - costosissima, non ci stancheremo di ripeterlo -  che dovrebbe, dopo tanti anni,  tornare a far splendere la stella dell'Opera di Roma, retta da Carlo Fuortes. E sarebbe questa la grande serata all'Opera?
A noi che per  tanti anni abbiamo frequentato le 'prime' dell'Opera romana tanto clamore ci fa venire in mente lo spettacolo, quasi sempre indecente, al quale ad ogni prima abbiamo assistito, leggendo sulle loro facce, segnate dal tempo ed anche dal ridicolo nello stesso tempo, i segni della indifferenza all'opera. A cominciare dal palco cosiddetto 'reale' dal quale si affacciavano creature indegne di starci, ringalluzzite dalla reggenza Alemanno- De Martino.
Non sappiamo se anche nell'era  Tronca-Fuortes questo indecente spettacolo continui. Certo è che la 'Serata Valentino' da ciò che raccontano le foto al solo guardarle,  ci dicono di tanti volti noti del bel mondo trascinati al Costanzi dal doppio invito degli autori dello spettacolo, e cioè dalla solidale amicizia con Valentino, che per fasciarne alcune dirompenti ha dovuto rinforzare con fil di ferro i suoi abiti, e  con Sofia Coppola.
 Ovvio che in questa cronaca semitragica, non ci sia spazio per dirci dell'esecuzione musicale -  non si trattava di un'opera? - dei cantanti, del direttore, dell'orchestra oltre che della regia.  Senza capire che dopo averci detto che gli abiti disegnati dal grande stilista - che poi ha disegnato solo quelli di Violetta, gli altri recano la firma degli stilisti della maison - erano  'rosso valentino', o 'più valentino del valentino stesso' che altro aggiungere? Che Maria elena Boschi, giunta a braccio con Giachetti, era la peggio vestita ( a Firenze in rosso al nuovo Teatro dell'Opera,  il rosso fuoco del suo abito lungo era meno 'mortaccino' ).
Nelle scarne cronache di ieri sera, affidate per lo più alle immagini delle belle che si sono fiondate da Cannes a Roma, senza neppure cambiarsi d'abito, per far da corona al loro stilista preferito, non c'era spazio per nient'altro, neanche per la cena, nel caso avesse avuto luogo, alla fine della rappresentazione.
Per la prima di domani, sappiamo solo che è d'obbligo l'abito lungo per le signore e lo smoking per i signori. Insomma una serata di gala.
Che Verdi li perdoni.

sabato 21 maggio 2016

Teatro dell'Opera di Roma: record su record. Anche record di vergogna.

Fino a qualche giorno fa il record delle presenze all'Opera di Roma, lo deteneva il balletto di un   Natale fa,  Schiaccianoci,  spettacolo seguito alla Rusalka inaugurale, al contrario senza record.
Prima del balletto - sulle cui presenze si erano rincorse voci ed anche correzioni(n 900.000 Euro di incasso, 20.000 presenze) se è vero che le numerose repliche, tutte esaurite ed anzi assalite al botteghino, avevano lasciato ogni sera vuoti, conti da una parte e  dichiarazioni dell'ufficio stampa riportate dai giornali pecoroni dall'altra,  quasi  1/3 dei posti disponibili - il record di presenze era detenuto da una Traviata, appunto, di molti anni fa che aveva registrato in tutte le repliche 15.000 presenze circa.
 Ora la Traviata 'glamour', '4.0' , della coppia Valentino -Coppola, per la parte visiva e registica  e di Jader Bignamini - tanto amato dal nostro illustre collega Isotta e dunque ingaggiato dal suo pupillo Vlad Alessio - supererà anche questi precedenti record. Non ci si dice ancora delle presenze - ma sicuramente sarà tutto esaurito, nonostante che il cartellone preveda molte repliche ed una ripresa addirittura a fine giugno - ma ci si dice del costo complessivo, -VERGOGNOSO! - dell'operazione 'Traviata' all'Opera di Roma: 1.800.000 Euro circa, quanto forse neanche la Scala spende più per l'opera inaugurale, per la quale, al contrario di Roma, nella sola serata di sant'Ambrogio incassa sui 2.000.000 circa - dei quali dall'andamento del botteghino, sembra si siano già avute entrate per 1.200.000 circa.
Va bene per le entrate, ma a quale criterio si ispira la spesa di quasi 2.000.000 per un'opera? A quello segnalato dai giornali tutti - sostenitori del sovrintendente e del nuovo fulgente corso del teatro - e cioè che da tempo non si vedeva una rappresentazione di siffatta maniera? Quale maniera? Quella dello spettacolo ricco e costoso ( ma in che cosa è consistito il regalo della Fondazione Valentino? Forse solo nella gratuità dei disegni degli abiti, realizzati  nell'atelier dello stilista: solo quello di Violetta è costato 800 ore di lavoro, che vuol dire 100 giornate lavorative?
  Tutte le recite di Traviata non riusciranno a ripagare il costo della rappresentazione; solo con l'utilizzo dell'allestimento in altri teatri - ha dichiarato Fuortes - si guadagnerà qualche soldo, detratte le enormi spese della sua realizzazione, che dalle recite romane non sarà coperta del tutto.
 E' questa la buona gestione del sovrintendente dei miracoli, Carlo Fuortes?