Eugenio Scalfari, fondatore di 'Repubblica' e patriarca del giornalismo italiano, in queste ultime settimane oggetto di molte critiche a seguito di una sua dichiarazione a Giovanni Floris, che non frequenta i social, volutamente, sembra essersi deciso a farsi anche lui un selfie, con le parole.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito alle metamorfosi del giornalista. Prima ha parlato con Dio, riflettendo sulla religione, lui che non è credente.
Poi ha intrattenuto, e tuttora intrattiene, un dialogo serrato, riversato sulle pagine del suo giornale, con Papa Francesco, di Dio rappresentante in terra.
Non gli restava che 'parlare con se stesso'. Parlare da solo. Ed ha trovato il modo.
Nel corso della sua lunghissima attività giornalistica, Scalfari - come ha spiegato lui stesso - ha intervistato tutti i potenti e le persone in vista nella varie professioni ed attività: non ce ne è uno solo che non sia passato per la sua 'penna'.
Mentre lui non è stato mai intervistato - ma forse non è vero, giacchè negli anni della sua vecchiaia, ha trovato spesso il modo di parlare di se stesso.
Dopo aver riflettuto sulla necessità di ovviare a tale mancanza, ha scartato l'idea di farsi intervistare da uno dei giornalisti della 'sua' Repubblica, di quelli specializzati in interviste, magari da Antonio Gnoli che da qualche anno, ogni domenica, ci presenta il ritratto di qualcuno/a che conta; lui avrebbe avuto le carte in regola, ma Scalfari ha temuto che potesse essere troppo rispettoso e riverente nei confronti del fondatore del suo giornale.
Perciò, alla fine, ha deciso di autointervistarsi, inventando di sana pianta l'intervistatore. Zurlino - forse ha pensato, nel coniarsi lo pseudonimo, a Zurletti, per decenni uno dei critici musicali di Repubblica, poco avvezzo però a fare interviste. E perciò si è autointervistato.
Ora, l'interesse di una autointervista sta nella eventualità che l'intervistato desideri rivelare cose di interesse pubblico che forse sanno in pochi, o forse per togliersi qualche sassolino dalle scarpe - come si dice, quando si vuole una resa dei conti con chicchessia - o fare discorsi veramente impegnativi ( ma Scalfari ne ha fatti su qualunque argomento e continua a farne ogni domenica con la sua omelia sui destini politici del mondo). Solo in questi casi, vale la pena leggere ciò che uno si chiede e risponde - non alla maniera di Marzullo che con quel suo tormentone: si faccia una domanda e si dia una risposta, è diventato lo zimbello (zurlino) di tutti!
Scalfari s' efatto delle 'domandine' semplici semplici ed anche inutili, e s'è dato rispostine adeguate; salvo il caso del 'rispostone' su Matteo Renzi - ma anche qui nulla di nuovo.
Perciò riteniamo che Scalfari, contrario alla tecnologia dei selfie ed estraneo alla comunità dei social, alla fine, forse pentendosi, si sia detto: perchè no? ci provo anch'io. E s'è fatto un selfie, solo che è risultato sfuocato.
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lunedì 11 dicembre 2017
domenica 24 settembre 2017
Che tempo che fa... nulla di nuovo nel salotto domenicale di Fazio, ora su Rai 1
E' ripreso ieri, ma trasferito sulla prima rete Rai, il consueto appuntamento domenicale di Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. Non senza qualche fibrillazione, nelle settimane passate, quando si temeva - o ci si auspicava, a seconda delle posizioni - che potesse addirittura saltare. Mai dubitato che a Fabbio i soldi che chiedeva, la Rai non glieli avrebbe dati, perchè non poteva essere additata come l'Attila di uno dei pochi programmi 'intelligenti' - come l'aveva definito donna Franca, quand'era al Quirinale - fra mille tutti uguali e asfissianti in cui o si canta, o si balla, o si cucina o si imita, dai tempi di Marconi. Fabbio invece è di un altro pianeta.
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
Prima parte.
Ospiti illustri: per la 'ripartenza' - termine assai usato, anche a sproposito, quanto cacofonico - nientemeno che Morricone che non lo schiodi anche se gli fai capire che la sta tirando tropo per le lunghe, lui va per la sua strada e niente lo ferma; il duo comico Favino-Fiorello, e la solita canzonaccia modaiola - nel caso Siamo l'esercito del selfie, un capolavoro! - neanche fosse la Nona sinfonia dei tempi nostri, e l'amen finale che, anche con il cambio di rete, è riservato alla sempre sboccacciata, ma un pò più castigata, di Lucianina.
Unica gradita novità, con qualche brivido di comicità, il doppio intervento (col messaggio video e al telefono) di Fiorello, che ha annunciato: forse torno in Rai. Forse sulla prima rete, dove si è stabilito Fabbio, al quale però chiede se lo pagano bene, riecevendone, con un fil di voce per il timore del fisco, risposta positiva.
Seconda parte.
In questa versione, le cose vanno per le lunghe, ancora più della terza rete. Che tempo che fa tira fuori il tavolo attorno alla quale Fabbio fa sedere la solita compagnia di giro, con pochi ospiti a sorpresa in ogni puntata, da affiancare a quelli fissi, alcuni dei quali, soprattutto Marzullo, ha letteralmente sfiancato!
Questa sera ci sarà la puntata del 'lunedì', la puntata 'tardona', che, come Fabbio ha anticipato, avrà, in apertura, ospite Crozza, il suo carissimo amico che forse è già stanco dell'esilio nell' etere affollatissimo di canali e programmi. Vuoi mettere Rai 1?
Insomma il format , di domenica o lunedì, resta lo stesso, quel che è cambiato è la rete che lo trasmette - da Rai 3 a Rai 1, ed il costo per la Rai. al conduttore, all'autore, al proprietario del format, al produttore, che è sempre Fabbio, e che è enormemente aumentato con grande gioia di Fabbio che finalmente, dopo essersi assicurata una tranquilla vecchiaia ed una pensione al di sopra del 'minimo' fra quattro anni - come ha minacciato - potrà dedicarsi all'agricoltura. E ne avrà di lavoro, visto che con i soldi che ha guadagnato s'è già comprata mezza riviera. Ma voi ci credete che se ne andrà?
lunedì 5 giugno 2017
In Campania, il viceré De Luca si autocelebra. Un'estate da Re
Quando è partito dalla nativa Salerno, il De Luca padre, di crozziana testimonianza, nessuno avrebbe scommesso su di lui, non sul terreno della comicità (sul quale ancora in fasce, politicamente, aveva dato segni di talentuosa predestinazione), ma su quello della politica. Senonché, passato poco tempo, ha vinto a piene mani, anzi stravinto, sia sul terreno della comicità - ora che Crozza è andato via da La7. rifugiandosi in una tv più remunerativa ma meno visibile, tutti piangono il De Luca comico - sia su quello politico, nonostante che abbia dovuto vedersela con un nemico in casa, il sindaco di Napoli De Magistris, che non ha definito 'mezzapippa' come ha fatto con i suoi avversari politici 'cinquestelle' - forse nel timore di beccarsi una denuncia, se non altro per quel 'mezza' - ma che ha combattuto con tutte le forze per metterlo alle corde. L'ha degnato appena di uno sguardo e poi ha tirato dritto, insediandosi come 'vicerè' di Napoli e Campania.
Nell'intento di dare splendore alla sua corte, insediata nella Reggia di Caserta, s'è dato a finanziare musica ed opere, come del resto avevano fatto i suoi predecessori nel palazzo vicino di San Leucio. Lui come i suoi predecessori ha le casse del regno piene, a differenza di De Magistris che le ha vuote.
Il suo regno non ha confini: si estende da Napoli capitale cittadina, a Caserta, residenza di famiglia ed estiva - e dove può coltivare la caccia ed i passatempi nobili - a Ravello, per qualche bagno nelle calde giornate d'agosto, all'amata Salerno che ha dato in eredità ai suoi figli, principi ereditari, ed alle rigogliose isole, insomma a tutta la Campania.
Quest'anno, d'estate, come aveva già iniziato a fare la passata stagione, ha deciso di passare più giorni a Caserta, ha fatto risistemare la antica 'Aperia' (un tempo produceva il miele per le sue esigenze di oratore) - un suggestivo spazio a forma circolare cinto di un bel portico, della capienza di un migliaio di posti che ospiterà rappresentazioni, non impegnative sul piano della politica e dell'ideologia, come i famosi 'intermezzi' napoletani. Stia attento, però, perché solo il titolo di quel capolavoro antico 'la serva padrona', non dovrebbe fargli fare sonni tranquilli.
Poi ha fatto attrezzare il cortile della Reggia con un palco e relativa platea per i grandi raduni musicali, capienza 4500 posti ( che neanche Caracalla riesce ad occuparli tutti!) per l'Estate da Re' che ha voluto a tutti i costi e finanziato dalla a alla z, sotto la supervisione di un suo fedelissimo , Marzullo - ma perché non ha chiamato a corte l'originale, Gigi?- che ha prelevato direttamente dalla sua corte salernitana, ora troppo stretta per un viceré, dove faceva il suo 'segretario' per le manifestazioni artistiche. Lo ha anche inviato a Ravello, dove aveva già dato pieni poteri al filosofo di corte, Baffettone.
Verrebbe da dire: la fortuna di chiamarsi Marzullo, anche senza essere l'originale. Sì, anche quella, ma principalmente la fortuna di lavorare a stretto contatto, gran ciambellano del Viceré.
Ora in molti altri regni e principati si registrano rivolte popolari contro i rispettivi reggenti, che tutti vorrebbero come De Luca, non solo per la salutare comicità.
Nell'intento di dare splendore alla sua corte, insediata nella Reggia di Caserta, s'è dato a finanziare musica ed opere, come del resto avevano fatto i suoi predecessori nel palazzo vicino di San Leucio. Lui come i suoi predecessori ha le casse del regno piene, a differenza di De Magistris che le ha vuote.
Il suo regno non ha confini: si estende da Napoli capitale cittadina, a Caserta, residenza di famiglia ed estiva - e dove può coltivare la caccia ed i passatempi nobili - a Ravello, per qualche bagno nelle calde giornate d'agosto, all'amata Salerno che ha dato in eredità ai suoi figli, principi ereditari, ed alle rigogliose isole, insomma a tutta la Campania.
Quest'anno, d'estate, come aveva già iniziato a fare la passata stagione, ha deciso di passare più giorni a Caserta, ha fatto risistemare la antica 'Aperia' (un tempo produceva il miele per le sue esigenze di oratore) - un suggestivo spazio a forma circolare cinto di un bel portico, della capienza di un migliaio di posti che ospiterà rappresentazioni, non impegnative sul piano della politica e dell'ideologia, come i famosi 'intermezzi' napoletani. Stia attento, però, perché solo il titolo di quel capolavoro antico 'la serva padrona', non dovrebbe fargli fare sonni tranquilli.
Poi ha fatto attrezzare il cortile della Reggia con un palco e relativa platea per i grandi raduni musicali, capienza 4500 posti ( che neanche Caracalla riesce ad occuparli tutti!) per l'Estate da Re' che ha voluto a tutti i costi e finanziato dalla a alla z, sotto la supervisione di un suo fedelissimo , Marzullo - ma perché non ha chiamato a corte l'originale, Gigi?- che ha prelevato direttamente dalla sua corte salernitana, ora troppo stretta per un viceré, dove faceva il suo 'segretario' per le manifestazioni artistiche. Lo ha anche inviato a Ravello, dove aveva già dato pieni poteri al filosofo di corte, Baffettone.
Verrebbe da dire: la fortuna di chiamarsi Marzullo, anche senza essere l'originale. Sì, anche quella, ma principalmente la fortuna di lavorare a stretto contatto, gran ciambellano del Viceré.
Ora in molti altri regni e principati si registrano rivolte popolari contro i rispettivi reggenti, che tutti vorrebbero come De Luca, non solo per la salutare comicità.
lunedì 8 maggio 2017
RAI. Fazio Fabio, detto Fabbio, tu sei anche un COSTO. Non puoi dire: 'campo dall'orto!'
Nel corso del festival dedicato alla tv, a Dogliani, interrogato da Aldo Grasso, Fazio - per tutti 'Fabbio' - s'è dato a lamentarsi, rivelando anche alcuni spiacevoli particolari della sua attuale condizione. Come quello degli insulti spesso rivoltigli quando accompagna i figli a scuola, se viene riconosciuto da qualcuno. Ed anche di qualche minaccia, di morte addirittura, alla quale ovviamente occorre dare il peso che può avere uno sfogo momentaneo, dettato da condizioni di seria difficoltà in cui versano molti italiani, e certamente da non prendere alla lettera.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto apertamente - come, del resto, nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)
Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.
Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso, ma solo in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.
Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.
I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?
Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli, ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo, interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.
'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena, 'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.
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mercoledì 5 agosto 2015
Matteo Renzi sulla Rai. La mia Rai è ottima. Guglielmi, il mitico direttore di Rai Tre la boccia
Dimostra soddisfazione sulle nomine dei nuovi vertici della Rai, la sua Rai, il premier Renzi: un vertice fatto di ottimi professionisti, un bel CDA.
Ma che gente frequenta Renzi, quando va a Pontassieve? Il bar della briscola, dove gli raccontano i grandi professionisti di oggi?
Noi non siamo mai stati d'accordo con Angelo Guglielmi - ma lui è campato bene ugualmente - anche quando era direttore di Rai Tre, i cui programmo sono gli unici che ancora reggono nella disastrata rete, un tempo sua, ed ora di Vianello che non ha azzeccato un programma, ma che resta lì, sebbene da dicembre scorso si vociferava della sua immediata sostituzione per non portare i libri 'dell'audience' in tribunale, per fallimento.
In una intervista su 'Repubblica', l'ex direttore boccia i vertici della nuova Rai, nei quali non vede una sola personalità con una statura degna della impresa culturale più importante d' Italia. Ed anche su quello che dice di Freccero, purtroppo, dobbiamo concordare con lui: bravo a chiacchiere meno bravo a fatti. Ma di Gugliemi però...
non ci è mai piaciuto l'aria un pò spocchiosa da intellettuale chic, il quale , assolutamente analfabeta in fatto di musica, sosteneva, senza alcuna eccezione, che la musica non era fatta per il piccolo schermo, per il quale andava studiata una formula particolare. E invece, vi raccontiamo come talvolta i fatti siano diversi dalle parole.
All'epoca incontrammo Tantillo, suo braccio destro, per proporgli un progetto di 'muscia & immagini' che Tantillo trovò interessante, al quale avrebbero collaborato - d'accordo con una casa di produzione che aveva già sondato il terreno- importanti firme della cinematografia e animazione internazionali.
Non se ne fece nulla perchè come al solito se una persona, benchè conosciuta nell'ambiente musicale( dirigevamo all'epoca la più importante rivista di musica, Piano Time che poi ebbe con Rai Tre importanti continue collaborazioni), arriva senza credenziali partitiche - anche Guglielmi aveva il suo partito di riferimento, inutile negarlo - non succedeva alcunchè. Ma a distanza di qualche mese, nella successiva manifestazione tv mercato a Cannes, Rai Tre acquistò un prodotto molto simile, autore un disegnatore polacco dal nome impronunciabile. Così andarono le cose.
Anche il nostro progetto assai seguito di 'All'Opera!' su Rai Uno, con Lubrano narratore, dopo sei edizioni l'hanno chiuso perchè non fotteva niente a nessuno nè qualcuno avrebbe potuto infilarci qualche suo scagnozzo, come però un direttore generale dell'epoca ebbe a fare -l'unico caso- a vantaggio di una regista Rai in pensione per raggiunti limiti di età, a lui evidentemente cara, ma di cui per sua fortuna non ricordiamo il nome (del direttore generale sì che lo ricordiamo il nome).
Ai direttori che si sono succeduti in questi anni, abbiamo inutilmente chiesto di riprendere quella bella seguitissima trasmissione, nessuno l'ha fatto, mentre tutti, per dimostrare quanto erano capaci di fare nuove trasmissioni ne hanno introdotte alcune che hanno poi dovuto immediatamente chiudere per gli alti costi ed i bassi ascolti, fino a quelle di questa stagione estiva di cui i giornali hanno scritto.
Il discorso sui nuovi vertici ci ha fatto divagare al punto che ci siamo incartati su pensieri cattivi nei quali ci imbattiamo ogni volta che pensiamo a quella nostra trasmissione dedicata al melodramma, mentre ora tutta la musica è nelle mani, assieme a teatro e cinema , di quel grand'uomo che è Marzullo che nessuno riesce a mandare fuori dalle balle.
Ma che gente frequenta Renzi, quando va a Pontassieve? Il bar della briscola, dove gli raccontano i grandi professionisti di oggi?
Noi non siamo mai stati d'accordo con Angelo Guglielmi - ma lui è campato bene ugualmente - anche quando era direttore di Rai Tre, i cui programmo sono gli unici che ancora reggono nella disastrata rete, un tempo sua, ed ora di Vianello che non ha azzeccato un programma, ma che resta lì, sebbene da dicembre scorso si vociferava della sua immediata sostituzione per non portare i libri 'dell'audience' in tribunale, per fallimento.
In una intervista su 'Repubblica', l'ex direttore boccia i vertici della nuova Rai, nei quali non vede una sola personalità con una statura degna della impresa culturale più importante d' Italia. Ed anche su quello che dice di Freccero, purtroppo, dobbiamo concordare con lui: bravo a chiacchiere meno bravo a fatti. Ma di Gugliemi però...
non ci è mai piaciuto l'aria un pò spocchiosa da intellettuale chic, il quale , assolutamente analfabeta in fatto di musica, sosteneva, senza alcuna eccezione, che la musica non era fatta per il piccolo schermo, per il quale andava studiata una formula particolare. E invece, vi raccontiamo come talvolta i fatti siano diversi dalle parole.
All'epoca incontrammo Tantillo, suo braccio destro, per proporgli un progetto di 'muscia & immagini' che Tantillo trovò interessante, al quale avrebbero collaborato - d'accordo con una casa di produzione che aveva già sondato il terreno- importanti firme della cinematografia e animazione internazionali.
Non se ne fece nulla perchè come al solito se una persona, benchè conosciuta nell'ambiente musicale( dirigevamo all'epoca la più importante rivista di musica, Piano Time che poi ebbe con Rai Tre importanti continue collaborazioni), arriva senza credenziali partitiche - anche Guglielmi aveva il suo partito di riferimento, inutile negarlo - non succedeva alcunchè. Ma a distanza di qualche mese, nella successiva manifestazione tv mercato a Cannes, Rai Tre acquistò un prodotto molto simile, autore un disegnatore polacco dal nome impronunciabile. Così andarono le cose.
Anche il nostro progetto assai seguito di 'All'Opera!' su Rai Uno, con Lubrano narratore, dopo sei edizioni l'hanno chiuso perchè non fotteva niente a nessuno nè qualcuno avrebbe potuto infilarci qualche suo scagnozzo, come però un direttore generale dell'epoca ebbe a fare -l'unico caso- a vantaggio di una regista Rai in pensione per raggiunti limiti di età, a lui evidentemente cara, ma di cui per sua fortuna non ricordiamo il nome (del direttore generale sì che lo ricordiamo il nome).
Ai direttori che si sono succeduti in questi anni, abbiamo inutilmente chiesto di riprendere quella bella seguitissima trasmissione, nessuno l'ha fatto, mentre tutti, per dimostrare quanto erano capaci di fare nuove trasmissioni ne hanno introdotte alcune che hanno poi dovuto immediatamente chiudere per gli alti costi ed i bassi ascolti, fino a quelle di questa stagione estiva di cui i giornali hanno scritto.
Il discorso sui nuovi vertici ci ha fatto divagare al punto che ci siamo incartati su pensieri cattivi nei quali ci imbattiamo ogni volta che pensiamo a quella nostra trasmissione dedicata al melodramma, mentre ora tutta la musica è nelle mani, assieme a teatro e cinema , di quel grand'uomo che è Marzullo che nessuno riesce a mandare fuori dalle balle.
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lunedì 15 giugno 2015
Elogio di Marzullo. Ciò che 'Il sole 24 ore' non dice.
Fidandoci della nostra memoria ricordiamo di aver letto solo un altro elogio, precedente a questo di Gualtiero Gualtieri apparso domenica scorsa sul giornale della Confindustria, di Marzullo, firmato da Maurizio Costanzo. E non vogliamo commentare.
L'attuale nasce dalla difesa ad oltranza del 'povero' Marzullo al quale la Commissione di Vigilanza, avvertita - chissà perchè, come e da chi - della recensione dell'ultimo libro di Bisignani-Madron, sui 'potenti al tempo di Renzi' che Marzullo avrebbe recensito nella sua rubrica notturna 'Milleunolibri', avrebbe inibito tale recensione.
Nel libro incriminato si parlava di pezzi grossi, anche in Rai, del 'giglio fiorentino' del premier, che comincia a mostrare qualche petalo afflosciato ed a perderei pochi pistilli? Che paura, mamma mia, come se non si conoscessero quei nomi. Come mai, invece, il precedente libro del duo che gettava luce sulla massoneria è stato presentato anche nella rubrica 'vangelo domani'?
Perciò tralasciamo ogni considerazione sul fatto in sè, e riflettiamo un pochino, secondo le nostre modestissime possibilità, sulla 'vittima' Marzullo.
Scrive Gualtieri che su Marzullo, indipendentemente dal libro dei due, si deve 'pestare'. E', secondo il recensore del 'Sole' uno sport nazionale. Gualtieri però non accenna all'altro sport nazionale e cioè a quello della 'inamovibilità' di Marzullo, alto dirigente, al quale è affidata la cura della cosiddetta 'cultura' in Rai, ma quella di 'mezzanotte e dintorni', perchè quella di giorno la gestisce Rai 5.
Dal cinema al teatro, dalla musica ai libri, fa tutto lui e solo lui, sorretto da una compagnia di giro che, pur di avere qualche minuto di visibilità televisiva, ha giurato fedeltà al profeta Marzullo, che sa di tutto e di niente, come si può immaginare.
Fino a non molti direttori generali fa, esisteva un altro ectoplasma, anche lui alto dirigente, che si aggirava nelle ore notturne in Rai, anche quello è stato, qualche direttore generale fa, rimandato negli spazi della galassia la più lontana dal sistema televisivo. Marzullo no.
E dire che sono state fatte delle petizioni, financo noi ne abbiamo firmata una, per togliere a Marzullo la responsabilità della cosiddetta cultura in Rai. Niente da fare. Marzullo non si tocca. Qualcuno dice perchè non fa male a nessuno - ma neanche bene a qulcuno - e, bene o male, riempie uno spazio che la Rai ha lasciato vuoto.
No, se Marzullo, oltre che non apparire in video - ma a volte il suo ectoplasma si materializza generando problemi di insonnia e spavento negli adulti - sparisse o lasciasse ad altri la gestione di quegli spazi quotidiani, a lui riservati per diritto divino, dai tempi del direttore Cattaneo, compagno di Marzullo nelle serate romane, lui milanese, come un pesce fuor d'acqua nella Capitale...
Perciò caro Gualtieri, sappiamo che ad ogni revisione di palinsesto si parli di Marzullo, della sua 'soppressione' dal video e dal settore 'cultura' in Rai, Rai 1, e questo dice anche lei; ma dica anche che nonostante se ne parli ogni volta guai a chi lo tocca. Marzullo resta là dove una volta ce lo ha messo il suo potente padrino di un tempo. E, da allora anche se quel suo padrino ha perso terreno, lui no, ne ha acquistato sul campo.
L'attuale nasce dalla difesa ad oltranza del 'povero' Marzullo al quale la Commissione di Vigilanza, avvertita - chissà perchè, come e da chi - della recensione dell'ultimo libro di Bisignani-Madron, sui 'potenti al tempo di Renzi' che Marzullo avrebbe recensito nella sua rubrica notturna 'Milleunolibri', avrebbe inibito tale recensione.
Nel libro incriminato si parlava di pezzi grossi, anche in Rai, del 'giglio fiorentino' del premier, che comincia a mostrare qualche petalo afflosciato ed a perderei pochi pistilli? Che paura, mamma mia, come se non si conoscessero quei nomi. Come mai, invece, il precedente libro del duo che gettava luce sulla massoneria è stato presentato anche nella rubrica 'vangelo domani'?
Perciò tralasciamo ogni considerazione sul fatto in sè, e riflettiamo un pochino, secondo le nostre modestissime possibilità, sulla 'vittima' Marzullo.
Scrive Gualtieri che su Marzullo, indipendentemente dal libro dei due, si deve 'pestare'. E', secondo il recensore del 'Sole' uno sport nazionale. Gualtieri però non accenna all'altro sport nazionale e cioè a quello della 'inamovibilità' di Marzullo, alto dirigente, al quale è affidata la cura della cosiddetta 'cultura' in Rai, ma quella di 'mezzanotte e dintorni', perchè quella di giorno la gestisce Rai 5.
Dal cinema al teatro, dalla musica ai libri, fa tutto lui e solo lui, sorretto da una compagnia di giro che, pur di avere qualche minuto di visibilità televisiva, ha giurato fedeltà al profeta Marzullo, che sa di tutto e di niente, come si può immaginare.
Fino a non molti direttori generali fa, esisteva un altro ectoplasma, anche lui alto dirigente, che si aggirava nelle ore notturne in Rai, anche quello è stato, qualche direttore generale fa, rimandato negli spazi della galassia la più lontana dal sistema televisivo. Marzullo no.
E dire che sono state fatte delle petizioni, financo noi ne abbiamo firmata una, per togliere a Marzullo la responsabilità della cosiddetta cultura in Rai. Niente da fare. Marzullo non si tocca. Qualcuno dice perchè non fa male a nessuno - ma neanche bene a qulcuno - e, bene o male, riempie uno spazio che la Rai ha lasciato vuoto.
No, se Marzullo, oltre che non apparire in video - ma a volte il suo ectoplasma si materializza generando problemi di insonnia e spavento negli adulti - sparisse o lasciasse ad altri la gestione di quegli spazi quotidiani, a lui riservati per diritto divino, dai tempi del direttore Cattaneo, compagno di Marzullo nelle serate romane, lui milanese, come un pesce fuor d'acqua nella Capitale...
Perciò caro Gualtieri, sappiamo che ad ogni revisione di palinsesto si parli di Marzullo, della sua 'soppressione' dal video e dal settore 'cultura' in Rai, Rai 1, e questo dice anche lei; ma dica anche che nonostante se ne parli ogni volta guai a chi lo tocca. Marzullo resta là dove una volta ce lo ha messo il suo potente padrino di un tempo. E, da allora anche se quel suo padrino ha perso terreno, lui no, ne ha acquistato sul campo.
domenica 13 luglio 2014
Daverio poteva essere un buon assessore se Marino non gli avesse preferito la Marinelli
Riassunto delle puntate precedenti. Giovanna Marinelli ha fatto parte della corte di Veltroni dal quale a fine mandato venne promossa per i servizi resi, anche con merito - perchè dubitarne? - assieme a Verini, suo braccio destro, oggi deputato; a von Truppen, scrittore mandato alla RAI al Maggio fiorentino, all'Agis, ovunque pur di farlo stare a galla, ed anche alla giovanissima Marianna Madia, da poco orfana di uno dei principale collaboratori dell'ex sindaco-segretario, candidata al Parlamento in seggio sicuro, la quale ora sta dimostrando di voler a tutti i costi imparare. Ci vorrà ancora del tempo ma alla fine forse ci riuscirà, perchè è brava e si impegna.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
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sabato 5 luglio 2014
Ancora su Giovanni Floris
Oggi il conduttore di Ballarò si è risentito: "non sono andato via dalla Rai per soldi, questo mi offende". Dicci allora perchè. "Perchè non c'era più feeling con i dirigenti", dice Giova; c'erano, forse, dissapori con il direttore della rete, Vianello - si dice in giro. Fatto sta che forse con tutti i problemi in Rai, Giova sarebbe rimasto se l'offerta economica fosse stata 'riparatrice'. Chiariamo ancora una volta: ognuno può mettere a frutto, come e con chi vuole, le sue capacità, i suoi talenti, nessuno può impedirglielo, purchè non faccia la predica agli altri. Troppo comodo per Giova e compagni che soffrono soltanto nelle due ore di trasmissione - soffrono si fa per dire - mentre il paese è stremato.
Il caso Floris ha fatto venire alla luce anche i compensi di altre star della tv pubblica, che non può remunerarle alla maniera delle tv commerciali, e che appaiono immediatamente SCANDALOSE, non c'è altro aggettivo per qualificarle. E Renzi, capo del governo, il cui ministero del Tesoro è padrone al 99% della tv pubblica tace. Tace per paura di perdere l'argenteria di casa Rai? Ma chi se ne fotte. Conosciamo altri casi di gente che se ne è andata dalla Rai e poi è dovuta tornare con la coda fra le gambe.
Comunque anche la Rai, inutile dire, ha le sue colpe. Non ha mai creato spirito di appartenenza, nè ha dato spazio alle novità, alla professionalità, al merito. Mai. Provate a proporre qualcosa in Rai. Non troverete mai nessuno che vi ascolti, a meno che non siate presentati da chi conta, dal Gasparri di turno - meglio la fame e l'esilio! - e poi quand'anche vi abbiano ascoltati, difficilmente daranno corso ad una vostra idea interessante. Questa purtroppo è la Rai, che è la stessa azienda che affida, per una rete, la responsabilità della cultura ad uno come Marzullo- che non si riesce in nessun modo a schiodare da quella poltrona - e che per mettersi a posto la coscienza ha inventato Rai 5, dominio assoluto di una sola persona, almeno in campo musicale, non essendo il direttore D'Alessandro capace di distinguere una grancassa da un ottavino, e che poi mette insieme tutta la cultura, che in Rai non trova posto nelle reti generaliste, e ne affida la responsabilità alla Calandrelli. Provate a telefonarle, presentandovi e dicendole che avete un progetto da sottoporle. Sì, vi darà che presto desidera incontrarvi, passeranno mesi, con sfinimenti telefonici ed alla fine, Lei continuerà con i programmi fatti dai soliti noti che non hanno bisogno di telefonare perchè Lei, il direttore generale e la presidente, li incontrano nelle serate mondane di beneficenza o nei salotti bene, che servono a fare affari,o ad avviare contratti di collaborazione. Non non ci abbiamo mai provato con Lei, ma siamo sicuri che le cose andrebbero nel modo che abbiamo ipotizzato. E' questo il vero guaio della Rai. Non badare al prodotto, non inventare nuovi programmi. Prendete una qualunque delle reti televisive: che c'è di nuovo da anni ed anni a questa parte? NULLA. Ed allora è chiaro che deve puntare sulle star che con la loro simpatia o antipatia ed anche bravura, tengono davanti allo schermo televisivo più gente possibile.
Abbiamo una Rai che non è fatta di programmi e di idee, ma di persone, di star che questa Rai crede adatti ad ogni stagione, salvo poi a ricredersi a seguito di clamorosi, ripetuti e prevedibili flop. Un tempo sembrava che senza Simona Ventura non si potesse far nulla, e che senza di lei non potesse nascere nessun nuovo programma; ora fa la pubblicità di una casa di scarpe rosse. Bella carriera. Non è che un esempio, uno dei tanti.
Il caso Floris ha fatto venire alla luce anche i compensi di altre star della tv pubblica, che non può remunerarle alla maniera delle tv commerciali, e che appaiono immediatamente SCANDALOSE, non c'è altro aggettivo per qualificarle. E Renzi, capo del governo, il cui ministero del Tesoro è padrone al 99% della tv pubblica tace. Tace per paura di perdere l'argenteria di casa Rai? Ma chi se ne fotte. Conosciamo altri casi di gente che se ne è andata dalla Rai e poi è dovuta tornare con la coda fra le gambe.
Comunque anche la Rai, inutile dire, ha le sue colpe. Non ha mai creato spirito di appartenenza, nè ha dato spazio alle novità, alla professionalità, al merito. Mai. Provate a proporre qualcosa in Rai. Non troverete mai nessuno che vi ascolti, a meno che non siate presentati da chi conta, dal Gasparri di turno - meglio la fame e l'esilio! - e poi quand'anche vi abbiano ascoltati, difficilmente daranno corso ad una vostra idea interessante. Questa purtroppo è la Rai, che è la stessa azienda che affida, per una rete, la responsabilità della cultura ad uno come Marzullo- che non si riesce in nessun modo a schiodare da quella poltrona - e che per mettersi a posto la coscienza ha inventato Rai 5, dominio assoluto di una sola persona, almeno in campo musicale, non essendo il direttore D'Alessandro capace di distinguere una grancassa da un ottavino, e che poi mette insieme tutta la cultura, che in Rai non trova posto nelle reti generaliste, e ne affida la responsabilità alla Calandrelli. Provate a telefonarle, presentandovi e dicendole che avete un progetto da sottoporle. Sì, vi darà che presto desidera incontrarvi, passeranno mesi, con sfinimenti telefonici ed alla fine, Lei continuerà con i programmi fatti dai soliti noti che non hanno bisogno di telefonare perchè Lei, il direttore generale e la presidente, li incontrano nelle serate mondane di beneficenza o nei salotti bene, che servono a fare affari,o ad avviare contratti di collaborazione. Non non ci abbiamo mai provato con Lei, ma siamo sicuri che le cose andrebbero nel modo che abbiamo ipotizzato. E' questo il vero guaio della Rai. Non badare al prodotto, non inventare nuovi programmi. Prendete una qualunque delle reti televisive: che c'è di nuovo da anni ed anni a questa parte? NULLA. Ed allora è chiaro che deve puntare sulle star che con la loro simpatia o antipatia ed anche bravura, tengono davanti allo schermo televisivo più gente possibile.
Abbiamo una Rai che non è fatta di programmi e di idee, ma di persone, di star che questa Rai crede adatti ad ogni stagione, salvo poi a ricredersi a seguito di clamorosi, ripetuti e prevedibili flop. Un tempo sembrava che senza Simona Ventura non si potesse far nulla, e che senza di lei non potesse nascere nessun nuovo programma; ora fa la pubblicità di una casa di scarpe rosse. Bella carriera. Non è che un esempio, uno dei tanti.
domenica 18 maggio 2014
Cambiano facciata
E' davvero curioso che in tempi in cui è di moda rassicurare con un solenne 'ci metto la faccia' molti di coloro che hanno responsabilità nella società, non solo politiche, si preoccupino, invece, di cambiare soltanto facciata.
Quando cambiano i gestori di una istituzione, come te ne accorgi? non dall'aria nuova che senti spirare là dentro. No, si cambia la grafica del sito e la linea grafica dei prodotti editoriali del'istituzione. A noi quei manifesti, e relativi programmi, di Santa Cecilia su carta beige con cornice marrone, così semplici, così eleganti ed eloquenti ci mancano. Crediamo che li abbia conservati solo La Scala, e bene ha fatto. Quelli non c'era bisogno di cambiarli ad ogni cambio di gestione, mentre quelli nuovi, ad ogni tornata di nuovi padroni, si cambiano.
Accade anche nei telegiornali. Il primo segno del cambio di direzione te lo dà la diversa grafica ed anche, in taluni casi, la diversa sigla, o la postura del lettore ( in piedi, seduto, a tre quarti, frontale, fisso, in movimento) non un modo nuovo di fare il telegiornale che sarebbe più auspicabile e più necessario della diversa grafica, del colore dello sfondo, dello studio ecc...
C'è anche il caso che la scelta di cambio facciata assunta da un amministratore se la ritrovi il suo successore, per i tempi lenti della nostra burocratica inefficienza. Come sta accadendo a Roma in questi giorni, con la discussione sul nuovo 'logo ' della città voluto da Alemanno e che Marino ora dovrà decidere di cambiare o no; dove sarebbe auspicabile che lasciasse quello storico della capitale, con la lupa ed i gemellini fondatori. c'è poco da fare i barbari so no barbari. Ci fece un gran brutto effetto la prima volta che entrammo nella sala consigliare del Campidoglio e vedemmo i nuovi arredi, assolutamente fuori posto in quella sala; ci siamo ancor più convinti dopo quella orrenda vista che se ci fosse capitato di andare a casa del sindaco che l'aveva voluto( Alemanno?), si sarebbe manifestato davanti ai nostri occhi un moderno museo dell'orrore, senza pagare biglietto.
Stesso discorso si potrebbe fare per certe piazze diventate anticamere di cessi pubblici, pali di illuminazione in stridente contrasto con il paesaggio urbano e tanti altri segni del passaggio dei nuovi barbari.
Oggi sovroccupati a intitolare a uno o all'altro sale, strade, ponti ( a proposito di ponti , il cosiddetto ponte della musica, il giocattolo costosissimo voluto da Veltroni a nostre spese s'intende, intitolato da Alemanno a Trovajoli, anche nei giorni degli Internazionali di tennis viene percorso giornalmente - come segnalato da un lettore del Corriere- da non più di una decina di persone al giorno). L'ultima è di pochissimi giorni fa; il 'Teatro studio' del complesso dell'Auditorium viene intitolato, non senza ragione, a Gianni Borgna, il bravo assessore comunale e presidente di Musica per Roma. Noi che credevamo che il primatista delle intitolazioni fosse il celebre Mollicone, abbiamo dovuto ricrederci: forse verrà superato dall'attuale presidentessa della Commissione cultura del comune - spetta a lei la proposta e la necessaria valutazione? - che in pochi mesi ha già pensato di intitolare una strada a Berlinguer ed una sala a Borgna.
A darci un filo di speranza che non tutto il mondo segue questo andazzo, è il faccione di Marzullo che, dopo mesi di assenza, è tornato ad illuminare la notte di Rai Uno, divenuta troppo buia senza la sua di faccia, nonostante che nulla fosse cambiato anche senza i.l suo faccione.
Quando cambiano i gestori di una istituzione, come te ne accorgi? non dall'aria nuova che senti spirare là dentro. No, si cambia la grafica del sito e la linea grafica dei prodotti editoriali del'istituzione. A noi quei manifesti, e relativi programmi, di Santa Cecilia su carta beige con cornice marrone, così semplici, così eleganti ed eloquenti ci mancano. Crediamo che li abbia conservati solo La Scala, e bene ha fatto. Quelli non c'era bisogno di cambiarli ad ogni cambio di gestione, mentre quelli nuovi, ad ogni tornata di nuovi padroni, si cambiano.
Accade anche nei telegiornali. Il primo segno del cambio di direzione te lo dà la diversa grafica ed anche, in taluni casi, la diversa sigla, o la postura del lettore ( in piedi, seduto, a tre quarti, frontale, fisso, in movimento) non un modo nuovo di fare il telegiornale che sarebbe più auspicabile e più necessario della diversa grafica, del colore dello sfondo, dello studio ecc...
C'è anche il caso che la scelta di cambio facciata assunta da un amministratore se la ritrovi il suo successore, per i tempi lenti della nostra burocratica inefficienza. Come sta accadendo a Roma in questi giorni, con la discussione sul nuovo 'logo ' della città voluto da Alemanno e che Marino ora dovrà decidere di cambiare o no; dove sarebbe auspicabile che lasciasse quello storico della capitale, con la lupa ed i gemellini fondatori. c'è poco da fare i barbari so no barbari. Ci fece un gran brutto effetto la prima volta che entrammo nella sala consigliare del Campidoglio e vedemmo i nuovi arredi, assolutamente fuori posto in quella sala; ci siamo ancor più convinti dopo quella orrenda vista che se ci fosse capitato di andare a casa del sindaco che l'aveva voluto( Alemanno?), si sarebbe manifestato davanti ai nostri occhi un moderno museo dell'orrore, senza pagare biglietto.
Stesso discorso si potrebbe fare per certe piazze diventate anticamere di cessi pubblici, pali di illuminazione in stridente contrasto con il paesaggio urbano e tanti altri segni del passaggio dei nuovi barbari.
Oggi sovroccupati a intitolare a uno o all'altro sale, strade, ponti ( a proposito di ponti , il cosiddetto ponte della musica, il giocattolo costosissimo voluto da Veltroni a nostre spese s'intende, intitolato da Alemanno a Trovajoli, anche nei giorni degli Internazionali di tennis viene percorso giornalmente - come segnalato da un lettore del Corriere- da non più di una decina di persone al giorno). L'ultima è di pochissimi giorni fa; il 'Teatro studio' del complesso dell'Auditorium viene intitolato, non senza ragione, a Gianni Borgna, il bravo assessore comunale e presidente di Musica per Roma. Noi che credevamo che il primatista delle intitolazioni fosse il celebre Mollicone, abbiamo dovuto ricrederci: forse verrà superato dall'attuale presidentessa della Commissione cultura del comune - spetta a lei la proposta e la necessaria valutazione? - che in pochi mesi ha già pensato di intitolare una strada a Berlinguer ed una sala a Borgna.
A darci un filo di speranza che non tutto il mondo segue questo andazzo, è il faccione di Marzullo che, dopo mesi di assenza, è tornato ad illuminare la notte di Rai Uno, divenuta troppo buia senza la sua di faccia, nonostante che nulla fosse cambiato anche senza i.l suo faccione.
sabato 12 aprile 2014
Zibaldone di varia umanità
Il sottosegretario allo sviluppo economico, Vicari, una signora - architetto, se ricordiamo bene - insediata nel suo ufficio ma non contenta dell'arredamento ha scritto al sovrintendente del polo museale romano per avere quadri e forse anche sculture in grado di soddisfare il suo sguardo di economista/artista. Non farebbe prima ad andare in un museo a vedere un quadro o una scultura che le piacciono particolarmente, lasciando che possano condividere con lei tale piacere gli eventuali italiani interessati?
Il nuovo ministro Franceschini, che pare non si sia ancora perfettamente ripreso dal problema di salute che ha avuto tempo fa , durante una missione in Friuli, non sembra aver ancora fatto iniziare i lavori a Pompei (anche se non sarà lui di persona impegnato); ma ha trovato comunque il tempo per cercare tre signore per il consiglio dei beni culturali; le ha cercate in tutta Italia, ed anche di diversa estrazione ideologico/politica - essendo emiliano è stato agevolato, per ragioni di appartenenza geografica, nella ricerca per almeno una di esse. Nella prossima legislatura dovremo far approvare dal Parlamento le quote azzurre, nulla a vedere con il partito di Berlusconi, il quale ha dovuto anche lui faticare per trovare alcune giovani signore, ancora disposte, da candidare per le prossime Europee, sulla falsariga di quello che ha fatto già Renzi. Guai a chiamarle 'veline'. sono donne e basta. Intelligenti ed anche belle, che non guasta. E che non guasti, in ambo i sessi, lo dimostra una notizia fresca fresca.
La signora Boldrini, presidente della Camera, ha naturalmente una scorta, anche a seguito di reiterate minacce. Una scorta l'ha anche il suo compagno. Perché? E, come non bastasse, anche sua figlia ce l'ha (perché, ancora una volta?) nonostante non viva in Italia ma nella City.La signorina Boldrini, appena sbarcata a Roma, si è vista accolta da due angeli che l'hanno presa in consegna. Caratteristiche somatiche non disdegnate per aspiranti angeli: bella presenza. Ci risiamo. No, maligni, la Boldrini li vuole di bella presenza, solo per non dare nell'occhio, perché i guardaspalle si riconoscono a distanza.
Abbiamo visto la prima puntata della serie 'Visionari' di e con Corrado Augias, che aveva promesso ai telespettatori, alla fine della passata stagione, di ritirarsi in vacanza a Parigi e che , invece, il direttore di Raitre ha richiamato in servizio, perché unico possibile artefice di novità dal piccolo schermo per la sua rete che propone e ripropone la Tv di Guglielmi, ad eccezione di qualche novità che si rivela quasi immediatamente un disastro. Così non sarà per la trasmissione di Augias. Noiosa, paludata, ideologica e con il conduttore Augias, anche se saccente. Ma in materie come quelle affrontate nella prima puntata forse Augias può ancora non fare brutta figura su tutti i fronti, anche se negli ultimi tempi s'è autopromosso teologo. Del resto - intendiamo con la stessa superficialità - s'era già autopromosso musicologo, come abbiamo visto anche nelle videocassette/lezioni in vendita con Repubblica, alcune delle quali Raitre - la rete di famiglia - ha già trasmesso. Solo per questo siamo fin d'ora in ansia per lui (mentre lui, spavaldo, non lo è) all'idea che in una delle prossime settimane farà conoscere al mondo Beethoven.
Dalle parti della televisione di Stato si dice di una costituenda direzione generale 'per la cultura'. Vi preghiamo evitateci quest'insulto. Piuttosto, e proprio in previsione di tale nuova direzione che preferiremmo non avere, fate ritornare dietro le quinte Marzullo, campione della cultura in TV, che per un periodo non si vedeva, mentre oggi, dimagrito e con le giacche di qualche taglia più piccole, ma con i capelli sempre fluenti - se ci dice qual è il suo parrucchier, col suo permesso, ci andremmo anche noi - è ricicciato, nelle tenebre di Rai Uno.
Galan, a proposito di culura, è stato incaricato dal Cavaliere(ex), al cui servizio ha mosso i primi passi nel lavoro, di mettere insieme per la nuova 'Forza Italia' una squadra di persone del mondo culturale di destra. Lui sì, come è noto, che ha fiuto. Non ha messo, su consiglio di dell'Utri - anche lui vi farà parte? - il celebre ladrone di libri De Caro, amico del Dell'Utri bibliofilo , alla biblioteca dei Girolamni di Napoli? Senonchè questo suo nuovo lavoro in Forza Italia, comincia proprio male, avendo perduto un pezzo da novanta come Bonaiuti che , nonostante le reiterate suppliche di Galan, per ragioni intellettuali e di principio, è passato al nuovo partito di destra/sinistra di Alfano.
Il nuovo ministro Franceschini, che pare non si sia ancora perfettamente ripreso dal problema di salute che ha avuto tempo fa , durante una missione in Friuli, non sembra aver ancora fatto iniziare i lavori a Pompei (anche se non sarà lui di persona impegnato); ma ha trovato comunque il tempo per cercare tre signore per il consiglio dei beni culturali; le ha cercate in tutta Italia, ed anche di diversa estrazione ideologico/politica - essendo emiliano è stato agevolato, per ragioni di appartenenza geografica, nella ricerca per almeno una di esse. Nella prossima legislatura dovremo far approvare dal Parlamento le quote azzurre, nulla a vedere con il partito di Berlusconi, il quale ha dovuto anche lui faticare per trovare alcune giovani signore, ancora disposte, da candidare per le prossime Europee, sulla falsariga di quello che ha fatto già Renzi. Guai a chiamarle 'veline'. sono donne e basta. Intelligenti ed anche belle, che non guasta. E che non guasti, in ambo i sessi, lo dimostra una notizia fresca fresca.
La signora Boldrini, presidente della Camera, ha naturalmente una scorta, anche a seguito di reiterate minacce. Una scorta l'ha anche il suo compagno. Perché? E, come non bastasse, anche sua figlia ce l'ha (perché, ancora una volta?) nonostante non viva in Italia ma nella City.La signorina Boldrini, appena sbarcata a Roma, si è vista accolta da due angeli che l'hanno presa in consegna. Caratteristiche somatiche non disdegnate per aspiranti angeli: bella presenza. Ci risiamo. No, maligni, la Boldrini li vuole di bella presenza, solo per non dare nell'occhio, perché i guardaspalle si riconoscono a distanza.
Abbiamo visto la prima puntata della serie 'Visionari' di e con Corrado Augias, che aveva promesso ai telespettatori, alla fine della passata stagione, di ritirarsi in vacanza a Parigi e che , invece, il direttore di Raitre ha richiamato in servizio, perché unico possibile artefice di novità dal piccolo schermo per la sua rete che propone e ripropone la Tv di Guglielmi, ad eccezione di qualche novità che si rivela quasi immediatamente un disastro. Così non sarà per la trasmissione di Augias. Noiosa, paludata, ideologica e con il conduttore Augias, anche se saccente. Ma in materie come quelle affrontate nella prima puntata forse Augias può ancora non fare brutta figura su tutti i fronti, anche se negli ultimi tempi s'è autopromosso teologo. Del resto - intendiamo con la stessa superficialità - s'era già autopromosso musicologo, come abbiamo visto anche nelle videocassette/lezioni in vendita con Repubblica, alcune delle quali Raitre - la rete di famiglia - ha già trasmesso. Solo per questo siamo fin d'ora in ansia per lui (mentre lui, spavaldo, non lo è) all'idea che in una delle prossime settimane farà conoscere al mondo Beethoven.
Dalle parti della televisione di Stato si dice di una costituenda direzione generale 'per la cultura'. Vi preghiamo evitateci quest'insulto. Piuttosto, e proprio in previsione di tale nuova direzione che preferiremmo non avere, fate ritornare dietro le quinte Marzullo, campione della cultura in TV, che per un periodo non si vedeva, mentre oggi, dimagrito e con le giacche di qualche taglia più piccole, ma con i capelli sempre fluenti - se ci dice qual è il suo parrucchier, col suo permesso, ci andremmo anche noi - è ricicciato, nelle tenebre di Rai Uno.
Galan, a proposito di culura, è stato incaricato dal Cavaliere(ex), al cui servizio ha mosso i primi passi nel lavoro, di mettere insieme per la nuova 'Forza Italia' una squadra di persone del mondo culturale di destra. Lui sì, come è noto, che ha fiuto. Non ha messo, su consiglio di dell'Utri - anche lui vi farà parte? - il celebre ladrone di libri De Caro, amico del Dell'Utri bibliofilo , alla biblioteca dei Girolamni di Napoli? Senonchè questo suo nuovo lavoro in Forza Italia, comincia proprio male, avendo perduto un pezzo da novanta come Bonaiuti che , nonostante le reiterate suppliche di Galan, per ragioni intellettuali e di principio, è passato al nuovo partito di destra/sinistra di Alfano.
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sabato 29 marzo 2014
Marino, Pivetti, Cutaia
Si è risentito il sindaco Marino, perché non preso in considerazione dal cerimoniale della visita presidenziale di Obama. Niente sindaco, neanche al Colosseo, dove ci teneva davvero (A proposito di Colosseo, quell'inefffabile di Gasaprri, ha ripreso il presidente USA che ha detto che il Colosseo era più grande di un grande campo di baseball, ed ha detto :'se Berlusconi avesse detto che somigliava ad un campo di calcio tutti avremmo reagito male. Sì. Il fatto è che Berlusconi non avrebbe mai fatto quel paragone, perchè lui in visita in una città che non conosce, non va a visitare i monumenti, semmai va a visitare Noemi, ed altre monumenti simili, in carne ed ossa). E lui non ci sta, al punto che pur di farsi vedere lo va a salutare all'aeroporto di Fiumicino, alla partenza da Roma. Per mostrare a tutti che Marino esiste - perchè i Romani hanno molti dubbi della sua esistenza, giacché conoscono solo un manichino che gli somiglia, con fascia tricolore che si materializza nelle occasioni di rappresentanza - è andato a salutarlo, ha ricordato al presidente che lui ha lavorato in America, e chissenefrega, l'ha inviato a visitare Roma il prossimo giugno, per i 70 anni della Liberazione. Obama gli avrebbe fatto una mezza promessa. E Marino è soddisfatto. Mentre non lo siamo di lui, per le condizioni pessime in cui ha ridotto la città ed anche per mille altri pasticci. Come per il caso di
Cutaia all'Argentina, nominato direttore da un mese circa o poco più ed ora dimesso, perchè incompatibile secondo il Ministero di Franceschini, mentre compatibile lo era quando era di Bray, ma allora come ora aveva gli stessi dirigenti, Nastasi e Recchia, richiesti di pareri tecnici ed accordati.
Cutaia lavorava al Ministero ed ora non può dirigere l'Argentina, manda a dire Franceschini al teatro. Forse lo fa dire allo stesso Nastasi che prima aveva detto che poteva andare all'Argentina. Ma perchè non lo cambia il suo direttore generale? Nastasi è una specie di Marzullo, che è quello che è, ma che nessuno riesce a rimuovere da Rai Uno, seppure avvolto dalle notturne nebbie televisive.
ma c'è qualcosa di assai curioso in questo voltafaccia del Ministero. Il ministro Franceschini manda a dire a Marino, meglio al suo assessore alla cultura, cioè alla Barca - ma potremmo anche dire alla Commissione cultura del Comune, presieduta dalla sua donna, Michela Di Biase - che Cutaia è incompatibile. A lei lo avrò detto prima, lei gli avrà fatto presente che stava per succedere un quarantotto, ma lui irremovibile, benchè inamovibile nel suo letto d'ospedale per infarto (per fortuna superato) non ha ceduto. Quando si dice: i casi della vita.
Al tempo della formazione del gabinetto Marino, Michela Di Biase era in predicato per l'Assessorato della Cultura - allora non si sapeva che il suo compagno, Franceschini, sarebbe diventato ministro proprio di quel dicastero. Col senno di poi, visto che si parla di rimpasto, non sarebbe opportuno che al posto della Barca - che ha fatto acqua ogni volta che si mossa - non potrebbe andare la Di Biase? Risparmieremmo tempo e soldi, senza nè telefonate nè dispacci cartacei, perchè le comunicazioni del ministro al sindaco Marino arriverebbero brevi manu, da Franceschini alla sua compagna Di Biase.
La nomina di Pivetti alla Camera andò così, come ha raccontato l'interessata che ora fa l'imprenditrice e porta in Cina prodotti e produttori italiani, ma prima ha fatto la showgirl, l'opinionista televisiva ed anche l'ex presidente della camera con tanto di segreteria e privilegi. Non dimentichiamocelo. Lei era a Milano - come poteva una ragazza qualunque, diciamo anche senza arte nè parte, sebbene eletta nella Lega, per via di genitori leghisti e legati al Boss Bossi- in macchina , guidava quando viene raggiunta a una telefonata del Bossi:' mi sa che devi fare la presidente della Camera. Perchè il candidato Speroni è stato scartato per le sue camice troppo colorate (ed anche troppo cafone, per un presidnete della Camera); Maroni, sibito dopo Speroni preferisce un Ministero, quello dell'interno, ed allora siccome nessuno la vuole questa presidenza tocca a te. Ecco, signori in quali mani siamo!
E poi i politici, con la faccia come il culo che tutti gli riconosciamo se la prendono con Papa Francesco che li ha bacchettati. Ma come si permette? Lui si può permettere, perché quel discorso gliel'ha dettato parola per parola lo Spirito santo, a nome di tutti gli italiani.
Cutaia all'Argentina, nominato direttore da un mese circa o poco più ed ora dimesso, perchè incompatibile secondo il Ministero di Franceschini, mentre compatibile lo era quando era di Bray, ma allora come ora aveva gli stessi dirigenti, Nastasi e Recchia, richiesti di pareri tecnici ed accordati.
Cutaia lavorava al Ministero ed ora non può dirigere l'Argentina, manda a dire Franceschini al teatro. Forse lo fa dire allo stesso Nastasi che prima aveva detto che poteva andare all'Argentina. Ma perchè non lo cambia il suo direttore generale? Nastasi è una specie di Marzullo, che è quello che è, ma che nessuno riesce a rimuovere da Rai Uno, seppure avvolto dalle notturne nebbie televisive.
ma c'è qualcosa di assai curioso in questo voltafaccia del Ministero. Il ministro Franceschini manda a dire a Marino, meglio al suo assessore alla cultura, cioè alla Barca - ma potremmo anche dire alla Commissione cultura del Comune, presieduta dalla sua donna, Michela Di Biase - che Cutaia è incompatibile. A lei lo avrò detto prima, lei gli avrà fatto presente che stava per succedere un quarantotto, ma lui irremovibile, benchè inamovibile nel suo letto d'ospedale per infarto (per fortuna superato) non ha ceduto. Quando si dice: i casi della vita.
Al tempo della formazione del gabinetto Marino, Michela Di Biase era in predicato per l'Assessorato della Cultura - allora non si sapeva che il suo compagno, Franceschini, sarebbe diventato ministro proprio di quel dicastero. Col senno di poi, visto che si parla di rimpasto, non sarebbe opportuno che al posto della Barca - che ha fatto acqua ogni volta che si mossa - non potrebbe andare la Di Biase? Risparmieremmo tempo e soldi, senza nè telefonate nè dispacci cartacei, perchè le comunicazioni del ministro al sindaco Marino arriverebbero brevi manu, da Franceschini alla sua compagna Di Biase.
La nomina di Pivetti alla Camera andò così, come ha raccontato l'interessata che ora fa l'imprenditrice e porta in Cina prodotti e produttori italiani, ma prima ha fatto la showgirl, l'opinionista televisiva ed anche l'ex presidente della camera con tanto di segreteria e privilegi. Non dimentichiamocelo. Lei era a Milano - come poteva una ragazza qualunque, diciamo anche senza arte nè parte, sebbene eletta nella Lega, per via di genitori leghisti e legati al Boss Bossi- in macchina , guidava quando viene raggiunta a una telefonata del Bossi:' mi sa che devi fare la presidente della Camera. Perchè il candidato Speroni è stato scartato per le sue camice troppo colorate (ed anche troppo cafone, per un presidnete della Camera); Maroni, sibito dopo Speroni preferisce un Ministero, quello dell'interno, ed allora siccome nessuno la vuole questa presidenza tocca a te. Ecco, signori in quali mani siamo!
E poi i politici, con la faccia come il culo che tutti gli riconosciamo se la prendono con Papa Francesco che li ha bacchettati. Ma come si permette? Lui si può permettere, perché quel discorso gliel'ha dettato parola per parola lo Spirito santo, a nome di tutti gli italiani.
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domenica 4 agosto 2013
La Rai se ne infischia di Giuseppe Verdi. E di tutta la musica
Peschiamo nella 'Posta' di Repubblica' la lettera del sig. Mario Pompa ( roma) il quale scrive testualmente: " come è noto, nel 2013 ricorre il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi, una delle maggiori glorie nazionali. E' un tripudio di rappresentazioni di opere verdiane, nei più importanti teatri italiani (e non solo) per rendere omaggio al nostro grande compositore. La Rai, invece, ha dato l'ennesimo esempio di come la tv di Stato tratta la cultura.Una delle più belle opere di Verdi, 'Il Trovatore', nella versione della Scala, diretta dal maestro Riccardo Muti, e interpretata dai migliori cantanti, è stata relegata alle ore 1 e 30 circa nella notte fra domenica 28 e lunedì 29 luglio. I dirigenti Rai hanno a disposizione ancora 5 mesi per farsi scusare programmando in ore decenti un'opera verdiana". I dirigenti Rai, caro signor Pompa non si scuseranno perchè convinti di non essere tenuti a farlo, per non aver commesso 'fallo'. Se sono analfabeti in fatto di musica come e più di tanti altri italiani, se della musica non importa assolutamente nulla a loro, perchè dovrebbero scusarsi?
Da quasi dieci anni andiamo supplicando di far tornare in tv, almeno d'estate, sulla tv generalista, una trasmissione simile a 'All'Opera!', o quella stessa trasmissione, andata in onda con ottimi risultati per sei estati consecutive, nella quale c'è almeno una quindicina di titoli verdiani pronti per essere rimessi in onda con grande soddisfazione del pubblico italiano che ama il melodramma, un pubblico che esiste in Italia (come dimostrarono i dati di ascolto di quella bella trasmissione condotta da Lubrano su Rai Uno) ed è scontento dell'attuale situazione. D'estate tornano regolarmente tante trasmissioni che d'inverno dormono, ma spazio per 'All'Opera!' non ve ne è; o meglio il responsabile del settore cultura della Rai, l'ineffabile Gigi Marzullo, non è riuscito a trovarlo.
Da quasi dieci anni andiamo supplicando di far tornare in tv, almeno d'estate, sulla tv generalista, una trasmissione simile a 'All'Opera!', o quella stessa trasmissione, andata in onda con ottimi risultati per sei estati consecutive, nella quale c'è almeno una quindicina di titoli verdiani pronti per essere rimessi in onda con grande soddisfazione del pubblico italiano che ama il melodramma, un pubblico che esiste in Italia (come dimostrarono i dati di ascolto di quella bella trasmissione condotta da Lubrano su Rai Uno) ed è scontento dell'attuale situazione. D'estate tornano regolarmente tante trasmissioni che d'inverno dormono, ma spazio per 'All'Opera!' non ve ne è; o meglio il responsabile del settore cultura della Rai, l'ineffabile Gigi Marzullo, non è riuscito a trovarlo.
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