Giovanni Minoli, con i successi professionali e tutti gli appoggi di cui ha goduto nel corso della sua lunghissima carriera, evidentemente non è abituato alle sconfitte. Ed anche quella, benchè poco rilevante, che gli ha inflitto il Gruppo editoriale di Confindustria ( Sole 24 Ore), defenestrandolo dalla radio del gruppo, a seguito di una intervista ' prostrata' - lui solitamente le fa così dai tempi di Craxi, anche quando sembra fare la 'faccia feroce' - all'altrettanto defenestrato direttore Roberto Napoletano, a seguito di certe accuse non proprio leggere ( spese pazze, e diffusione di dati falsificati sulle copie distribuite e vendute del giornale), e proprio negli stessi giorni in cui tali accuse gli venivano mosse e che coinvolgevano anche gli amministratori del gruppo.
Boccia, presidente di Confindustria non gradì quell'intervista, come non la gradirono i giornalisti del gruppo che da mesi sentono parlare di tagli, di licenziamenti, in una sola parola: di ristrutturazioni, e mise alla porta Minoli. Il quale è poi approdato a 'La 7' di Cairo - quelli come lui cadono quasi sempre in piedi; una delle pochissime volte in cui s'è dovuto ritirare è stato quando voleva ad ogni costo che l'ex direttore generale della Rai , Gubitosi, affidasse a lui, pensionato, genero di Bernabei, super raccomandato, la direzione di una rete. Il direttore generale disse: NO.
Ora Roberto Napoletano, che certamente capisce di economia, sull'argomento ha di recente scritto anche un libro. E Minoli che non poteva restare insensibile, non ci pensato un solo istante prima mettere in atto la vendetta contro Boccia di Confindustria. Proprio oggi, nel suo 'Faccia a Faccia', lo ha intervistato per una mezzoretta circa, su tutto lo scibile umano, dall'economia alla politica, rimettendolo nuovamente in trono, dalla polvere in cui era caduto.
Solo alla fine della lunga intervista una domandina, sottovoce, che sarà sfuggita a tanti. Lei è indagato... Le rispondo: non so ancora perchè sono indagato, ho sempre agito nell'interesse del gruppo per il quale lavoravo e del giornale che dirigevo, ed ho fiducia che la magistratura farà CHIAREZZA.
Vendetta è fatta.
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domenica 7 gennaio 2018
venerdì 1 dicembre 2017
Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda
Dalla sua scuola tv sono usciti anche la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta', fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
mercoledì 22 novembre 2017
Con Dario Franceschini ed il suo ministero ci risiamo
Domenica scorsa, a 'Non è l'Arena' de La 7, condotta da Giletti, il ministro Franceschini che, inseguito da una giornalista del programma aveva tirato avanti, senza rispondere alle domande sull'ecomostro del Palatino ( innalzato per consentire che andasse in scena quel capolavoro del 'Divo Nerone'), ha sentito il bisogno di intervenire telefonicamente in diretta per dire che lui non si tira indietro e non rigetta le responsabilità sue e del proprio dicastero, quando responsabilità esistono.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.
Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.
E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.
Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
Quel mostro allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO. Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale, Parisi Presicce.
domenica 30 luglio 2017
Mara Carfagna for premier. In mente Berlusconi
L'altra sera a 'In onda' de La 7 c'era ospite Mara Carfagna, la parlamentare di Forza Italia, già ministro con un governo Berlusconi ed anche consigliera comunale, stravotata, a Napoli- se abbiamo capito bene.
L'indiscrezione che la riguardava , riportata da Huffington Post - in studio rappresentato d De Angelis - diceva di Lei come possibile anzi probabile candidata premier per Forza Italia, almeno 'in mente Berlusconi'. Lei si è giustamente schermita, dicendosi comunque onorata, ma ribadendo che trattavasi solo di una voce, anche non controllata, e della quale Lei non sapeva assolutamente nulla.
Ad essere meravigliati per tale voce, più della stessa Carfagna, siamo stati noi. che abbiamo pensato come le sorti dell'Italia vengano affidate a mani non proprio espertissime, alle quali Berlusconi non affiderebbe neanche la più piccola delle sue imprese. Il discorso vale naturalmente per il cinquestelle Di Maio, per il leghista Salvini e per la pasionaria Meloni di Fratelli (e sorelle) d'Italia.
Ma del nostro stesso parere non era Marcello Sorgi, giornalista di lungo corso, presente in studio, il quale interpellato sull'affaire, ha testualmente risposto: perchè no? La Carfagna è donna, e questo conta, come conta anche il fatto che è giovane e dunque rappresenta un volto nuovo - non ha aggiunto che è anche bella, perchè altrimenti gli sarebbero fischiate le orecchie, per i fischi dei telespettatori, che non possono ascoltare simili scemenze. Ed ha aggiunto: poi è stata ministro ed ha quindi esperienza di governo, ed infine, è fra i parlamentari una di quelle che non è stata mai coinvolta in storie non proprio belle - Sorgi intendeva storie di mazzette, di malgoverno, ecc.. assai comuni nel Parlamento italiano.
Uno dei conduttori della trasmissione, ha aggiunto, sottolineandolo a dovere, che la Carfagna è una parlamentare che non si vede spesso in tv, come tante altre di tutti gli schieramenti. E l'interessata ha spiegato che Lei non va spesso e volentieri in tv, perchè la politica la fa in Parlamento e non in tv, dove credono di farla parlamentari prezzemolini.
Ora, nel corso della serata, ci ha colpito soprattutto l'intervento di Sorgi, riflettendo sul quale e sulle ragioni addotte in favore della Carfagna probabile candidata premier, abbiamo capito come fanno giornalisti anche bravi, come lo è il nostro, a mantenersi perennemente a galla.
L'indiscrezione che la riguardava , riportata da Huffington Post - in studio rappresentato d De Angelis - diceva di Lei come possibile anzi probabile candidata premier per Forza Italia, almeno 'in mente Berlusconi'. Lei si è giustamente schermita, dicendosi comunque onorata, ma ribadendo che trattavasi solo di una voce, anche non controllata, e della quale Lei non sapeva assolutamente nulla.
Ad essere meravigliati per tale voce, più della stessa Carfagna, siamo stati noi. che abbiamo pensato come le sorti dell'Italia vengano affidate a mani non proprio espertissime, alle quali Berlusconi non affiderebbe neanche la più piccola delle sue imprese. Il discorso vale naturalmente per il cinquestelle Di Maio, per il leghista Salvini e per la pasionaria Meloni di Fratelli (e sorelle) d'Italia.
Ma del nostro stesso parere non era Marcello Sorgi, giornalista di lungo corso, presente in studio, il quale interpellato sull'affaire, ha testualmente risposto: perchè no? La Carfagna è donna, e questo conta, come conta anche il fatto che è giovane e dunque rappresenta un volto nuovo - non ha aggiunto che è anche bella, perchè altrimenti gli sarebbero fischiate le orecchie, per i fischi dei telespettatori, che non possono ascoltare simili scemenze. Ed ha aggiunto: poi è stata ministro ed ha quindi esperienza di governo, ed infine, è fra i parlamentari una di quelle che non è stata mai coinvolta in storie non proprio belle - Sorgi intendeva storie di mazzette, di malgoverno, ecc.. assai comuni nel Parlamento italiano.
Uno dei conduttori della trasmissione, ha aggiunto, sottolineandolo a dovere, che la Carfagna è una parlamentare che non si vede spesso in tv, come tante altre di tutti gli schieramenti. E l'interessata ha spiegato che Lei non va spesso e volentieri in tv, perchè la politica la fa in Parlamento e non in tv, dove credono di farla parlamentari prezzemolini.
Ora, nel corso della serata, ci ha colpito soprattutto l'intervento di Sorgi, riflettendo sul quale e sulle ragioni addotte in favore della Carfagna probabile candidata premier, abbiamo capito come fanno giornalisti anche bravi, come lo è il nostro, a mantenersi perennemente a galla.
mercoledì 7 giugno 2017
Se Fazio se ne va, la Rai chiude
E' la sensazione che si ha parlando con addetti ai lavori, commentatori e critici televisivi. Come se la Rai fosse Fazio e Fazio la Rai, mentre così forse non è. La Rai sopravviverà al 'diluvio' Fazio?
Se riandiamo con la memoria soltanto a domenica scorsa, all'ultima puntata della trasmissione di Fazio, non per rinfrescare il suo straziante discorso di addio, seguito, fra i singhiozzi, dai suoi inconsolabili vedovi, bensì per ripercorrere lo strabiliante pirotecnico intervento di Fiorello, ci convinceremo che anche dopo Fazio, e senza di lui, la Rai continuerà ad esistere. Magari vivacchiando, nella peggiore delle ipotesi, ma continuerà ad esistere.
Ciò che, invece, Fazio dovrebbe chiedersi è se lui continuerebbe, domani, ad essere il Fazio di oggi, ad avere cioè lo stesso appeal o quello che lui crede e dice di avere, anche fuori della Rai, magari alla corte 'egiziana' - come ha scherzato Fiorello - di Cairo, il nuovo faraone dei media in Italia, con successi fra carta stampata e televisione.
Ma forse Fazio è allettato anche da una possibile probabile seconda uscita, a suon di miliardi, dal regno di Cairo, se le cose non dovessero filar liscie. Come accadde già molti anni fa, quando dopo una sola puntata del 'Fazio Lab', per volontà dei nuovi proprietari della rete, che allora non si chiamava ancora La 7, dovette abbandonare ma con una buonuscita, si disse, di una trentina di miliardi di lire. Neanche con quella montagna di soldi in tasca ha provveduto ad allungare quelle 'giacchettelle' da fricchettone che costituiscono anche oggi il suo guardaroba d'elezione.
Noi, lo confessiamo, saremmo felici di sapere che il suo nuovo faraone lo riempie d'oro più di quanto non abbia fatto la Rai- che pure l'ha coperto d'oro, sia chiaro ! -in tutti questi anni; e più felici ancora se sapessimo che lì - ma questo accadeva anche in Rai, dove ha potuto fare il tempo che voleva che facesse, salvo qualche acquazzone di stagione inevitabile - avrà mano libera per sperimentare nuovi programmi e che tali suoi nuovi programmi ottengono successo.
Vorremmo solo che Fazio non si facesse illusioni, secondo la sua filosofia che certi programmi sono certe facce, quelle dei conduttori, come la sua. Non siamo sicuri che questo possa valere per qualunque tv, come se la Rai fosse una vetrina di popolarità equiparabile alle altre indistintamente. Non è così e non sarà così neanche per Fazio a La 7, del faraone Cairo.
Confessiamo che non ci dispiacerebbe del tutto quel passaggio, se stimolasse la Rai a cercare volti nuovi e nuovi programmi. Ma potrebbe mai accadere, se tornasse direttore generale Giancarlo Leone, stantio e corazzatissimo ex dirigente in pensione, con la benedizione di Gianni Letta? Ancora loro!
Se riandiamo con la memoria soltanto a domenica scorsa, all'ultima puntata della trasmissione di Fazio, non per rinfrescare il suo straziante discorso di addio, seguito, fra i singhiozzi, dai suoi inconsolabili vedovi, bensì per ripercorrere lo strabiliante pirotecnico intervento di Fiorello, ci convinceremo che anche dopo Fazio, e senza di lui, la Rai continuerà ad esistere. Magari vivacchiando, nella peggiore delle ipotesi, ma continuerà ad esistere.
Ciò che, invece, Fazio dovrebbe chiedersi è se lui continuerebbe, domani, ad essere il Fazio di oggi, ad avere cioè lo stesso appeal o quello che lui crede e dice di avere, anche fuori della Rai, magari alla corte 'egiziana' - come ha scherzato Fiorello - di Cairo, il nuovo faraone dei media in Italia, con successi fra carta stampata e televisione.
Ma forse Fazio è allettato anche da una possibile probabile seconda uscita, a suon di miliardi, dal regno di Cairo, se le cose non dovessero filar liscie. Come accadde già molti anni fa, quando dopo una sola puntata del 'Fazio Lab', per volontà dei nuovi proprietari della rete, che allora non si chiamava ancora La 7, dovette abbandonare ma con una buonuscita, si disse, di una trentina di miliardi di lire. Neanche con quella montagna di soldi in tasca ha provveduto ad allungare quelle 'giacchettelle' da fricchettone che costituiscono anche oggi il suo guardaroba d'elezione.
Noi, lo confessiamo, saremmo felici di sapere che il suo nuovo faraone lo riempie d'oro più di quanto non abbia fatto la Rai- che pure l'ha coperto d'oro, sia chiaro ! -in tutti questi anni; e più felici ancora se sapessimo che lì - ma questo accadeva anche in Rai, dove ha potuto fare il tempo che voleva che facesse, salvo qualche acquazzone di stagione inevitabile - avrà mano libera per sperimentare nuovi programmi e che tali suoi nuovi programmi ottengono successo.
Vorremmo solo che Fazio non si facesse illusioni, secondo la sua filosofia che certi programmi sono certe facce, quelle dei conduttori, come la sua. Non siamo sicuri che questo possa valere per qualunque tv, come se la Rai fosse una vetrina di popolarità equiparabile alle altre indistintamente. Non è così e non sarà così neanche per Fazio a La 7, del faraone Cairo.
Confessiamo che non ci dispiacerebbe del tutto quel passaggio, se stimolasse la Rai a cercare volti nuovi e nuovi programmi. Ma potrebbe mai accadere, se tornasse direttore generale Giancarlo Leone, stantio e corazzatissimo ex dirigente in pensione, con la benedizione di Gianni Letta? Ancora loro!
domenica 28 maggio 2017
Fazio alla Rai: io ho fatto tutto per restare, ora tocca a voi - così ha detto alla Cucinotta , nel corso della sua trasmissione su Rai3
Ci mancava pure questo, approfittare della sua trasmissione per far sapere al pubblico televisivo chi sono i cattivi. E i cattivi per 'Fabbio' sono i dirigenti Rai - mettiamoci anche il Pd Anzaldi, longa manus di Renzi - che non gli vogliono dare quei c... di soldi che lui vuole ad ogni costo, ma per farci della beneficienza, come non ha mai detto ma ha sempre fatto, a favore del... suo conto in banca.
Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese. Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)
Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.
Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato; assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica - da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia Angela - angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe proprietà di Cairo quel pulpito?
Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!
Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese. Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)
Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.
Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato; assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica - da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia Angela - angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe proprietà di Cairo quel pulpito?
Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!
sabato 25 febbraio 2017
La corte di Beppe Caschetto a viale mazzini, dove Fazio è il re e Conti l'erede al trono
Non c'è verso di sapere , da dichiarazioni ufficiali quanto guadagni Fabio Fazio, il predicatore della tv, il clone di Vincenzo Mollica, almeno per il capitolo delle esclamazioni di meraviglia ad ogni presentazione di gruppi e gruppetti, ma anche di singoli sempre ben accetti, suggeriti dalle case discografiche o dalle agenzie di concerti, davanti ai quali ora Fazio come Mollica un tempo, si prostrano in ginocchio adoranti.
Ma quanto guadagna Fazio anche per tutte queste genuflessioni, inutili e sempre esagerate?
L'agente Beppe Caschetto, al quale Fazio fa gli auguri in diretta televisiva nel giorno del suo compleanno, tiene in pugno la tv di Stato, perché buona parte di artisti, conduttori, comici e comparse vengono dalla sua scuderia. Ed è perciò da considerare l'incaricato di fatto del casting televisivo.
Tre anni fa un giornale gli fece i conti in tasca, ed arrivò a dire - ma noi pensiamo che la cifra finale manchi per difetto - che alla sua agenzia arrivano ogni anno 40 milioni di compensi, che sarebbe quanto guadagnano i suoi rappresentati, insieme.
Ma Fazio quanto guadagna? Mai nessuno lo ha detto con la medesima precisione con cui, in questi giorni in cui si torna a parlare del calmiere ai compensi, anche degli artisti, si sono resi noti i compensi di Piero Angela - ma non è quasi scandaloso che lavori ancora alla sua veneranda età pagato 600.000 Euro circa ogni anno? Non basta già il figlio?; di Bruno Vespa - che ha dichiarato che il Ministero dell'economia proprietario della Rai troverà una soluzione al problema dell'applicazione del calmiere, che potrebbe svuotare la tv di Stato dei gioielli, così chiamati anche perché costosissimi! e di Carlo Conti - del quale però è stata resa nota solo la cifra del suo compenso a Sanremo - come della burrosa conduttrice della prova del cuoco, Antonella Clerici.
Di Fazio no, mai una cifra sicura, anche se tutti sanno che lui, in proporzione, guadagna più di Vespa, che certamente non se la passa male.
Che farebbe la Rai se tutto questo carrozzone costosissimo, le cui ruote vengono letteralmente oleate con bigliettoni verdi e viola, si trasferisse altrove? La Rai, povera Rai, rimarrebbe orfana, e forse mentre risparmierebbe da una lato forse perderebbe introiti pubblicitari che seguono le star?
Abbastanza curioso è il silenzio dei diretti interessati i quali non ripetono ora quello che senza eccezione hanno sempre detto, e cioè che la Rai è la Rai, è la loro azienda, non andrebbero via dalla Rai perchè sembrerebbe a loro come andar via da casa. E certo che è una casa accogliente, ti pare che andrebbero via? Sì, ma se cambia la pigione che la Rai paga ai suoi inquilini, e non il contrario si badi bene, loro vanno via.
Ma insomma quanto guadagna Fabio Fazio? Non lo sapremo mai ufficialmente, anche se proprio oggi abbiamo letto su qualche giornale che il suo contratto in Rai è di appena due milioni di Euro a stagione; sappiamo, con precisione, che quando andò via dalla tv, che poi è diventata La 7, si fece dare tanti di quei soldi che noi tutti ci auguriamo li abbia ben investiti e gli rendano il dovuto, da ora alla eternità. Perché se un giorno dovesse venire a piangere miseria, gli dovremmo concedere anche i benefici della 'Legge Bacchelli' per il suo meritevole servizio alla comunità ed alla Repubblica. Ma anche a Beppe Caschetto, dovesse finire come Lele Mora?
Ma quanto guadagna Fazio anche per tutte queste genuflessioni, inutili e sempre esagerate?
L'agente Beppe Caschetto, al quale Fazio fa gli auguri in diretta televisiva nel giorno del suo compleanno, tiene in pugno la tv di Stato, perché buona parte di artisti, conduttori, comici e comparse vengono dalla sua scuderia. Ed è perciò da considerare l'incaricato di fatto del casting televisivo.
Tre anni fa un giornale gli fece i conti in tasca, ed arrivò a dire - ma noi pensiamo che la cifra finale manchi per difetto - che alla sua agenzia arrivano ogni anno 40 milioni di compensi, che sarebbe quanto guadagnano i suoi rappresentati, insieme.
Ma Fazio quanto guadagna? Mai nessuno lo ha detto con la medesima precisione con cui, in questi giorni in cui si torna a parlare del calmiere ai compensi, anche degli artisti, si sono resi noti i compensi di Piero Angela - ma non è quasi scandaloso che lavori ancora alla sua veneranda età pagato 600.000 Euro circa ogni anno? Non basta già il figlio?; di Bruno Vespa - che ha dichiarato che il Ministero dell'economia proprietario della Rai troverà una soluzione al problema dell'applicazione del calmiere, che potrebbe svuotare la tv di Stato dei gioielli, così chiamati anche perché costosissimi! e di Carlo Conti - del quale però è stata resa nota solo la cifra del suo compenso a Sanremo - come della burrosa conduttrice della prova del cuoco, Antonella Clerici.
Di Fazio no, mai una cifra sicura, anche se tutti sanno che lui, in proporzione, guadagna più di Vespa, che certamente non se la passa male.
Che farebbe la Rai se tutto questo carrozzone costosissimo, le cui ruote vengono letteralmente oleate con bigliettoni verdi e viola, si trasferisse altrove? La Rai, povera Rai, rimarrebbe orfana, e forse mentre risparmierebbe da una lato forse perderebbe introiti pubblicitari che seguono le star?
Abbastanza curioso è il silenzio dei diretti interessati i quali non ripetono ora quello che senza eccezione hanno sempre detto, e cioè che la Rai è la Rai, è la loro azienda, non andrebbero via dalla Rai perchè sembrerebbe a loro come andar via da casa. E certo che è una casa accogliente, ti pare che andrebbero via? Sì, ma se cambia la pigione che la Rai paga ai suoi inquilini, e non il contrario si badi bene, loro vanno via.
Ma insomma quanto guadagna Fabio Fazio? Non lo sapremo mai ufficialmente, anche se proprio oggi abbiamo letto su qualche giornale che il suo contratto in Rai è di appena due milioni di Euro a stagione; sappiamo, con precisione, che quando andò via dalla tv, che poi è diventata La 7, si fece dare tanti di quei soldi che noi tutti ci auguriamo li abbia ben investiti e gli rendano il dovuto, da ora alla eternità. Perché se un giorno dovesse venire a piangere miseria, gli dovremmo concedere anche i benefici della 'Legge Bacchelli' per il suo meritevole servizio alla comunità ed alla Repubblica. Ma anche a Beppe Caschetto, dovesse finire come Lele Mora?
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martedì 14 febbraio 2017
Se Mentana sì, perchè Cruciani, no? A La 7, Bianco e Nero
L'altro giorno abbiamo ripreso Mentana che solitamente sa quello che dice ed anche come dirlo - perfino linguisticamente - perché aveva confuso l'italiano con il latino, o viceversa, mischiandoli e commettendo un errore che qualunque dizionario bolla come tale, quando aveva usato, a braccio, l'espressone DI SUA SPONTE. Qualunque dizionario spiega che quell'espressione è derivata dal latino, anche se sembrerebbe italianizzata, e già da sola, senza la preposizione italiana (di), significa quello che in italiano tradurremmo: DI SUA SPONTANEA VOLONTA' , o più sinteticamente ed anche più elegantemente, SPONTANEAMENTE. Mentana ha fatto ammenda, indirettamente, perchè all'indomani dello scivolone linguistico, se ne è uscito con un altro latinorum ' PAULO MAJORA CANAMUS', questa volta corretto.
Ieri sera, ascoltando 'Bianco e Nero' la nuova trasmissione de La7, s'è ascoltata una giornalista, la Cruciami, cadere nello stesso errore, o tranello, linguistico di Mentana, quando dichiarandosi sorella di un sacerdote in odore (puzza) di pedoflilia, ha cercato di entrare proditoriamente in un istituto nel quale tali malati - di una malattia che è un grave reato, materia del codice penale sia ecclesiastico che civile - vengono curati; senza troppo clamore, come la Chiesa voleva prima dell'avvento di papa Francesco e come forse continua a fare nonostante papa Francesco. Ebbene la Cruciani, che comodamente seduta ad una scrivania, davanti ad un apparecchio con viva voce ma con sottotitoli chiarificatori, faceva in tutta tranquillità, la finta intervista, se ne è uscita, pure lei, con la stessa espressione di Mentana, Di SUA SPONTE. Inutile ripetere anche a Lei la stessa lezione di italiano/latino, però una sfogliatina di dizionario gliela consigliamo vivamente.
Ieri sera, ascoltando 'Bianco e Nero' la nuova trasmissione de La7, s'è ascoltata una giornalista, la Cruciami, cadere nello stesso errore, o tranello, linguistico di Mentana, quando dichiarandosi sorella di un sacerdote in odore (puzza) di pedoflilia, ha cercato di entrare proditoriamente in un istituto nel quale tali malati - di una malattia che è un grave reato, materia del codice penale sia ecclesiastico che civile - vengono curati; senza troppo clamore, come la Chiesa voleva prima dell'avvento di papa Francesco e come forse continua a fare nonostante papa Francesco. Ebbene la Cruciani, che comodamente seduta ad una scrivania, davanti ad un apparecchio con viva voce ma con sottotitoli chiarificatori, faceva in tutta tranquillità, la finta intervista, se ne è uscita, pure lei, con la stessa espressione di Mentana, Di SUA SPONTE. Inutile ripetere anche a Lei la stessa lezione di italiano/latino, però una sfogliatina di dizionario gliela consigliamo vivamente.
lunedì 7 novembre 2016
Vince Renzi nel 'Faccia a Faccia' con Minoli , punito, al suo ritorno in tv, da ascolti bassissimi
Giovanni Minoli fuori della tv, è uno spreco ed una ingiustizia, facciamolo tornare. Ci ha pensato Cairo a farlo tornare. Sperando nell'affare, gli ha fatto rifare, nell' unico giorno in cui manca Lilli Gruber, proprio nel suo spazio, ma di domenica, il suo 'Faccia a Faccia', stile 'Mixer'. Intervista a tutto tondo, con intervistato sulla graticola, perchè Minoli non risparmia nulla al suo interlocutore.
Il suo 'Faccia a Faccia' è durato una ventina di minuti sui quarantacinque, quanto dura la nuova avventura minoliana in tv - un tempo che si ritiene congruo alla tv, perchè l'intervista da sola sarebbe stata troppo corta - con la presunzione di contrastare una trasmissione sorella, come quella di Fabio Fazio che, però, va in onda nella stessa fascia oraria, ma inizia prima e finisce molto dopo, e che è ormai rodata ed incontra, con tutto il ben noto 'fazismo' ,il favore del pubblico.
E allora Minoli si inventa un talk, nell'era in cui il talk viene da tutti, lui compreso, dichiarato morto e sepolto, e che lui intende resuscitare.
Si inizia con un fatto di attualità (nel caso le elezioni americane) si prosegue con l'intervista (non la ritiene Minoli d'attualità da sola?); si prosegue con 'LìoLa', sofisticato editoriale di Buttafuoco ( su ' la donna e il danno', per il primo 'Faccia a faccia'). Si passa poi a raccontare l'intricata vicenda Sindona-Ambrosoli, per finire con la 'Sora Cesira' giocata su un celebre video musicale (una cosa 'alla Crozza', ma 'senza Crozza').
Il tutto senza che il celebre giornalista spenda una sola parola di raccordo fra un servizio e l'altro, salvo che per fare la morale alla fine del servizio su Sindona-Ambrosoli: ' i fatti del passato devono insegnare qualcosa per il presente'. Mamma mia che profondità di pensiero e soprattutto quale nuova intuizione!
Insomma un'altalena continua tra servizi alti e bassi, per lo stile. Tra uno stile troppo alto e sofisticato - quello di Buttafuoco , quando forse, anzi sicuramente, ci saranno state le più precipitose fughe dal canale de La7 - ed il suo, di Minoli. Efficace per ricchezza e varietà di domande, senza nessuno sconto neanche al Presidente del Consiglio, ma volgare per il ritmo fra domande e risposte, al limite del disturbo continuo. L'intervistato avrebbe dovuto ascoltare le sue domande - 'nessuno le sa fare come me, neanche Biagi e gli altri grandi intervistatori televisivi', con ostentata sicurezza pensava Minoli - ma lui non ascoltava le risposte, inserendosi appena terminata una domanda con la seguente, disturbando risposte ed attenzione.
Renzi, che ha capito il gioco stupido, e perfino troppo scoperto di Minoli, che era quello di recare disturbo ed innervosirlo, neanche una volta gli ha detto: beh, ora mi faccia rispondere - come tante altre volte ha fatto con altri intervistatori. Se lo avesse fatto, molti sarebbero stati autorizzati a dire: ecco, Minoli l'ha messo in difficoltà. No. Minoli, il Presidente del Consiglio se l'è giocato come ha voluto.
E l'unico che ha perso la partita, su tutta la linea - intervista ed altri servizi- è stato proprio Minoli che ha avuto un modestissimo 4% di share ( telespettatori intorno a 1.100.000). Ha fatto molto meglio perfino Semprini (Rai3) quando ha invitato Renzi, e Mentana nel faccia a faccia fra Renzi e Zagrebelski.
E come fa molto meglio, ogni sera, la Gruber in quella stessa fascia oraria. Salvo, d'ora in avanti, la domenica, quando Cairo, pensando all'affare Minoli, l'ha sosituita con il celebre giornalista. Con il quale beccato una sòla ed una sonora sberla, dalla quale sarà difficile, anche a distanza di settimane, riprendersi. Per Cairo e per Minoli.
Il suo 'Faccia a Faccia' è durato una ventina di minuti sui quarantacinque, quanto dura la nuova avventura minoliana in tv - un tempo che si ritiene congruo alla tv, perchè l'intervista da sola sarebbe stata troppo corta - con la presunzione di contrastare una trasmissione sorella, come quella di Fabio Fazio che, però, va in onda nella stessa fascia oraria, ma inizia prima e finisce molto dopo, e che è ormai rodata ed incontra, con tutto il ben noto 'fazismo' ,il favore del pubblico.
E allora Minoli si inventa un talk, nell'era in cui il talk viene da tutti, lui compreso, dichiarato morto e sepolto, e che lui intende resuscitare.
Si inizia con un fatto di attualità (nel caso le elezioni americane) si prosegue con l'intervista (non la ritiene Minoli d'attualità da sola?); si prosegue con 'LìoLa', sofisticato editoriale di Buttafuoco ( su ' la donna e il danno', per il primo 'Faccia a faccia'). Si passa poi a raccontare l'intricata vicenda Sindona-Ambrosoli, per finire con la 'Sora Cesira' giocata su un celebre video musicale (una cosa 'alla Crozza', ma 'senza Crozza').
Il tutto senza che il celebre giornalista spenda una sola parola di raccordo fra un servizio e l'altro, salvo che per fare la morale alla fine del servizio su Sindona-Ambrosoli: ' i fatti del passato devono insegnare qualcosa per il presente'. Mamma mia che profondità di pensiero e soprattutto quale nuova intuizione!
Insomma un'altalena continua tra servizi alti e bassi, per lo stile. Tra uno stile troppo alto e sofisticato - quello di Buttafuoco , quando forse, anzi sicuramente, ci saranno state le più precipitose fughe dal canale de La7 - ed il suo, di Minoli. Efficace per ricchezza e varietà di domande, senza nessuno sconto neanche al Presidente del Consiglio, ma volgare per il ritmo fra domande e risposte, al limite del disturbo continuo. L'intervistato avrebbe dovuto ascoltare le sue domande - 'nessuno le sa fare come me, neanche Biagi e gli altri grandi intervistatori televisivi', con ostentata sicurezza pensava Minoli - ma lui non ascoltava le risposte, inserendosi appena terminata una domanda con la seguente, disturbando risposte ed attenzione.
Renzi, che ha capito il gioco stupido, e perfino troppo scoperto di Minoli, che era quello di recare disturbo ed innervosirlo, neanche una volta gli ha detto: beh, ora mi faccia rispondere - come tante altre volte ha fatto con altri intervistatori. Se lo avesse fatto, molti sarebbero stati autorizzati a dire: ecco, Minoli l'ha messo in difficoltà. No. Minoli, il Presidente del Consiglio se l'è giocato come ha voluto.
E l'unico che ha perso la partita, su tutta la linea - intervista ed altri servizi- è stato proprio Minoli che ha avuto un modestissimo 4% di share ( telespettatori intorno a 1.100.000). Ha fatto molto meglio perfino Semprini (Rai3) quando ha invitato Renzi, e Mentana nel faccia a faccia fra Renzi e Zagrebelski.
E come fa molto meglio, ogni sera, la Gruber in quella stessa fascia oraria. Salvo, d'ora in avanti, la domenica, quando Cairo, pensando all'affare Minoli, l'ha sosituita con il celebre giornalista. Con il quale beccato una sòla ed una sonora sberla, dalla quale sarà difficile, anche a distanza di settimane, riprendersi. Per Cairo e per Minoli.
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mercoledì 28 settembre 2016
D'Alema s'è fatto un litro. Del suo vino?
La 7 quest'anno ogni sera cambia pelle. Da Lilly sono apparsi prima Renzi e Travaglio, il secondo molto simile ad una serpe velenosa che non guarda mai in faccia l'avversario ma che è pronto a morderlo - anche se spesso senza iniettargli veleno velenoso, perchè non ne ha di efficace nella sacca in cui lo raccoglie - mentre l'altro le spara ogni giorno più grosse - il 'promessificio' di Renzi non ha limiti - benchè qualcosa a Travaglio gliela spieghi, nonostante che lui faccia finta di non capire o non vuol proprio capire.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana, ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .
Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso, mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e che lui dichiara di non conoscere a fondo. Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?
Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe' cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.
Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.
Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana, ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .
Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso, mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e che lui dichiara di non conoscere a fondo. Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?
Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe' cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.
Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.
Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
venerdì 23 settembre 2016
Di Martedì di Giovanni FLoris per La7: un tripudio di applausi
Ci siamo messi davanti allo schermo con un taccuino ed abbiamo annotato tutti gli applausi, lungo l'intera durata del programma di Floris che, da quel che si legge, è tornato a crescere, mettendo all'angolo Semprini con il suo 'Politics', voluto dalla direttora, Daria Bignardi, sia la trasmissione, sia Semprini - il contratto e l'assunzione di quest'ultimo definiti antisindacali, nonostante il compenso calmierato.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
mercoledì 7 settembre 2016
Continua inarrestabile la marcia trionfale della titolistica idiota e del dichiarazionismo becero e ad effetto
Preferiamo fermarci a rilevare alcune pagliuzze conficcate in occhi estranei, piuttosto che imbarcarci ad approfondire le travi conficcate negli occhi vicini e che ci appartengono, perchè rappresentano il degrado generale in cui hanno fatto sprofondare la vita e il tessuto sociale i vechi e nuovi incapaci al potere.
Ci ha sempre colpito la titolistica idiota, e per questo abbiamo già più volte segnalato come quella di una trasmissione in particolare di Rai 3 superi tutte le altre e non conosca limiti nell'osare. Parliamo di 'Agorà' che questa mattina ha raggiunto il massimo, titolando la discussione sul caso Raggi e gli inetti in Campidoglio così: 'IERI RAGGI E...DOMANI'. Ogni commento è superfluo.
Ma oggi un'altra perla leggiamo su 'Repubblica' che certamente non si è per fortuna distinta per titoli ad effetto, ma che cavalca anche più volte di quante gliene offrano occasioni reali, la banalità e l'ovvietà.
Questa sera c'è a Roma, per iniziativa di Santa Cecilia, che da anni persegue un fantastico progetto concertistico quello del 'giro del mondo ' in tot orchestre che nella realtà poi si concretizza, ridicolizzandosi in due o tre orchestre (orchestrine giovanili o di amatori) - quando finirà di questo passo un simile giro ? - il concerto dell'Orchestra di Bahia con Martha Argerich solista. La Repubblica, penando di rilevare un particolare ignoto ai più, fra quelli che leggono da una settantina di anni le cronache musicali, annuncia che la Argerich sarà 'al piano' - contrariamente a ciò che fa di solito e cioè che sta 'al trombone'.
Infine le dichiarazioni pubbliche di Giuliano Giubilei, a conclusione di un festival musicale - quello delle 'Nazioni ' di Città di Castello, di cui è presidente, a fianco dell'assessore regionale alla cultura ed all'agricoltura. Giubilei, dovendo giustificare l'assenza di un a cantante folk che veniva da Mali (la notizia del suo mancato arrivo sarebbe arrivata la mattina stessa del concerto. ahahahaha...!) e che non era riuscita a raggiungere la cittadina umbra, per ragioni ' di voli aerei', sì è scusato con il pubblico per la mancanza del concerto clou del festival, proseguendo..." poi c'è tutto il settore classico del festival". Che fa ancora una volta capire quanto Giubilei con il festival di musica non c'azzecchi.
Passando poi di ' frasca in palo' - tanto per scimmiottare nel verso opposto il detto evangelico della 'pagliuzza e della trave', ieri sera ci hanno colpito, nella lunga diretta di 'In onda' de La7, dove il latinorum si sprecava, le dichiarazioni di Marco Travaglio in difesa di tutti i personaggi dell'affaire Raggi, dagli assessori che vanno e vengono (dimettendosi o fatti dimettere), a quelli indagati ( che non si fanno dimettere, nè intendono dimettersi); da quelli suggeriti alla sindaca da uno studio legale nel quale da apprendista avvocato aveva lavorato, ai dirigenti comunali sui quali gravano ombre non proprio esaltanti e che vengono ritenuti all'origine di tante trame oscure comunali. Travaglio, ieri sera, ha avuto una parola in difesa di ciascuno di questi personaggi, cosa che neanche Grillo ha fatto nè farebbe mai per difendere la sua sindaca in situazioni in cui appare davvero indifendibile, a causa della sua incapacità nello svolgere i compiti che il ruolo le assegnano.
Ci ha sempre colpito la titolistica idiota, e per questo abbiamo già più volte segnalato come quella di una trasmissione in particolare di Rai 3 superi tutte le altre e non conosca limiti nell'osare. Parliamo di 'Agorà' che questa mattina ha raggiunto il massimo, titolando la discussione sul caso Raggi e gli inetti in Campidoglio così: 'IERI RAGGI E...DOMANI'. Ogni commento è superfluo.
Ma oggi un'altra perla leggiamo su 'Repubblica' che certamente non si è per fortuna distinta per titoli ad effetto, ma che cavalca anche più volte di quante gliene offrano occasioni reali, la banalità e l'ovvietà.
Questa sera c'è a Roma, per iniziativa di Santa Cecilia, che da anni persegue un fantastico progetto concertistico quello del 'giro del mondo ' in tot orchestre che nella realtà poi si concretizza, ridicolizzandosi in due o tre orchestre (orchestrine giovanili o di amatori) - quando finirà di questo passo un simile giro ? - il concerto dell'Orchestra di Bahia con Martha Argerich solista. La Repubblica, penando di rilevare un particolare ignoto ai più, fra quelli che leggono da una settantina di anni le cronache musicali, annuncia che la Argerich sarà 'al piano' - contrariamente a ciò che fa di solito e cioè che sta 'al trombone'.
Infine le dichiarazioni pubbliche di Giuliano Giubilei, a conclusione di un festival musicale - quello delle 'Nazioni ' di Città di Castello, di cui è presidente, a fianco dell'assessore regionale alla cultura ed all'agricoltura. Giubilei, dovendo giustificare l'assenza di un a cantante folk che veniva da Mali (la notizia del suo mancato arrivo sarebbe arrivata la mattina stessa del concerto. ahahahaha...!) e che non era riuscita a raggiungere la cittadina umbra, per ragioni ' di voli aerei', sì è scusato con il pubblico per la mancanza del concerto clou del festival, proseguendo..." poi c'è tutto il settore classico del festival". Che fa ancora una volta capire quanto Giubilei con il festival di musica non c'azzecchi.
Passando poi di ' frasca in palo' - tanto per scimmiottare nel verso opposto il detto evangelico della 'pagliuzza e della trave', ieri sera ci hanno colpito, nella lunga diretta di 'In onda' de La7, dove il latinorum si sprecava, le dichiarazioni di Marco Travaglio in difesa di tutti i personaggi dell'affaire Raggi, dagli assessori che vanno e vengono (dimettendosi o fatti dimettere), a quelli indagati ( che non si fanno dimettere, nè intendono dimettersi); da quelli suggeriti alla sindaca da uno studio legale nel quale da apprendista avvocato aveva lavorato, ai dirigenti comunali sui quali gravano ombre non proprio esaltanti e che vengono ritenuti all'origine di tante trame oscure comunali. Travaglio, ieri sera, ha avuto una parola in difesa di ciascuno di questi personaggi, cosa che neanche Grillo ha fatto nè farebbe mai per difendere la sua sindaca in situazioni in cui appare davvero indifendibile, a causa della sua incapacità nello svolgere i compiti che il ruolo le assegnano.
venerdì 28 agosto 2015
Attenti alla foto (Corriere). Senti chi parla ( Santanchè)
Ieri all'ennesima intervista legata alla venuta a Milano dei rappresentanti del Sistema di Abreu, nato in Venezuela, ma che mirava a segnalare una iniziativa del quotidiano milanese ( che ha ospitato il direttore Dudamel, in redazione per porgli domande) era allegata una foto, gigante, di Dudamel che dirigeva. Dalla didascalia si apprendeva che stava dirigendo l'Orchestra 'Simon Bolivar' del Venezuela, orchestra che notoriamente è fatta di strumentisti giovani, mentre quelli che si vedevano nella foto giovani davvero non erano. Si trattava quasi sicuramente dell'Orchestra di Los Angeles oggi affidata a Dudamel. Gli unici a non saperlo erano i redattori del Corriere, benché l'intervista ed anche i pezzoni usciti nei giorni precedenti sottolineavano il fatto che il 'Sistema' di Abreu era rivolto ai giovani, ai quali voleva dare un futuro anche attraverso la musica.
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
mercoledì 19 agosto 2015
Anna Coliva, Romana, l'unica che resta. A proposito della selezione dei direttori dei maggiori musei italiani e della commissione presieduta da Paolo Baratta. Il Maxxi diretto dall'italo-americana Melandri
La Commissione internazionale voluta da Franceschini per individuare venti professionisti da mettere a capo dei principali musei italiani - che , da quanto si apprende dovrebbero avere autonomia di gestione, ma sui particolari di tale autonomia nulla ancora si sa, a selezione conclusa - e presieduta dal sempiterno Paolo Baratta ( a capo della Biennale, con mandato in scadenza e che non disdegnerebbe di essere rinominato per la terza volta consecutiva, dopo incarichi anche precedenti sempre alla Biennale, e con nessuna voglia di farsi da parte per avviare il ricambio che , su invito di Franceschini, ha tentato di mettere in atto con la commissione da lui presieduta) ha concluso i lavori fornendo al ministro Franceschini, - ' mezzo disastro', ma con tanta voglia di comparire a tutti i costi - la lista dei venti prescelti.
Baratta ha anche spiegato che l'esame delle candidature si è svolto in due momenti. Il primo attraverso la valutazione, con assegnazione di punteggio, in base ai titoli - e in molti casi la somma di essi ha visto parecchi candidati in lizza per il medesimo incarico, con un punteggio uguale od assai simile - il secondo con un colloquio - lo ha dichiarato Paolo Baratta - della durata di una quindicina di minuti nel quale agli aspiranti candidati è stato chiesto - sempre la stessa domanda- come vedrebbe valorizzato il museo alla cui direzione si è candidato.
Ha ragione perciò chi ha contestato i risultati della selezione, sul piano del merito e delle competenze e non per eventuali contestazioni legali e di svolgimento, al di là del fatto che dei venti sette sono stranieri - e nulla lo vieta. Lo vieterebbe semmai il fatto che alcuni di essi, sono sì studiosi, ma con esperienze dirette nel campo della direzione dei musei praticamente nulle. Dove forse per uno o due di essi l'attività all'estero li vedrebbe più preparati professionalmente nel cosiddetto campo della 'valorizzazione' dei musei italiani, forse carenti sotto questo profilo, fra i quali sono compresi i massimi del nostro paese, anche Uffizi e Brera.
Non sarà sfuggito a nessuno il caso della grande mostra su Pompei, con materiali provenienti dall'Italia, a Londra, per la quale si è registrato un sorprendente inusuale numero di presenze di visitatori ed anche enormi entrate. Reperti italiani che a Londra sono stati valorizzati ed in Italia giacciono magari nei depositi.
A proposito di Pompei, Ieri in tv hanno mostrato la Pompei di questi giorni. Un disastro, che ci fa venire qualche dubbio sul reportage di diversissimo segno che Giuliano Ferrara aveva fatto su 'Il Fogli'o, dove Pompei che lui aveva visitato non era quello schifo di inefficienze sporcizia ecc... che i giornali ogni giorno, ed anche la televisione ieri sera, mostrano, bensì un giardino di delizie e meraviglie.
E c'è poi anche il problema che il permanere immobile della burocrazia ministeriale forse non aiuterebbe i nuovi direttori. Che farà un direttore tedesco - si è anche detto che Renzi ha svenduto alcuni Musei italiani alla Merkel - di fronte ad una assemblea sindacale che fa restare chiuso un museo, magari con preavviso di poche ore?
Ieri in un accesissimo dibattito tv sull'argomento - de La 7, al quale non si capisce perchè abbiano invitato anche la Polverini che certamente cosa sia un museo o la cultura in genere poco sa; ma lei va tanto di moda, come va di moda anche la Gelmini, alla quale sul medesimo settore di cui ha parlato la Polverini andrebbe inibita la parola per la mancata conoscenza dell'argomento e per i danni procurati alla scuola italiana nei mesi in cui è stata ministro dell'Istruzione; sì, lei che per superare un concorso è andata a farlo in Calabria, dove sperava di poter farla franca alla commissione, vergogna!- tutte queste obiezioni sono emerse con rara chiarezza, negli interventi infuocati di Sgarbi, il più duro, con conoscenza di causa, contro le scelte della commissione.
Ciò che non è mai venuto fuori è l'eccezione romana, della romana Anna Coliva, direttrice della galleria Borghese, l'unica che resta al suo posto, nonostante le contestazioni dei mesi precedenti su grandi feste ospitate nella pubblica galleria d'arte con scarso rispetto per le strutture della medesima ed anche altro.
Noi non abbiamo i titoli per discutere delle competenze dalla Coliva - sulle quali nessuno ha mosso dubbi, ci pare - ci colpisce però il fatto che lei sia l'unica a restare. Non sarà che chi sta a Roma riesce ad allungare i suoi tentacoli dappertutto fino ad abbracciare tutti? Lei tutti quelli che comandano a Roma, li conosce, e con loro magari vanta anche amicizie, dal Ministro a Baratta. e perciò lei non si tocca, nessuno la tocca, neppure l'integerrimo ( ahahahah!) Baratta può farlo.
A proposito di questi concorsi internazionali o delle 'cosiddette manifestazioni di interesse' che piacciono tanto al ministro, va detto che si tratta in molti casi di fumo negli occhi, perché poi la valutazione delle singole candidature non si basa sugli effettivi titoli o meriti, perché alla fine quasi sempre ogni commissione nomina chi c... gli pare. Come si è visto anche nelle Commissioni centrali del Ministero che dovrebbero fornire al Ministro valutazioni qualitative nei vari settori dello spettacolo. Possiamo dirlo anche per esperienza diretta, sfidiamo anche l'ex direttore generale Nastasi a smentirci.
Anche all'Auditorium si è scelto un capo azienda straniero, spagnolo. Bene, ma poi il consiglio di amministrazione appena ricostituito, è fatto dei soliti noti, di quelli che troviamo contemporaneamente seduti su diverse poltrone, dove fanno sempre lo stesso gioco, quello di chi li ha messi lì.
E c'è, infine, il caso del Maxxi, dove per le ultime piogge si sarebbe aperta una crepa sul tetto - sì proprio una crepa, in un museo progettato da una notissima archistar, consegnato da pochissimi anni! Sul cancello del Museo è stato affisso un cartello in due lingue, e quello in lingua inglese, nel museo diretto da una pdiessina notissima, parlamentare ed anche ministra, faceva uso di un imbarazzante inglese maccheronico , degno di un film di Totò.
Ma non la dirige quella galleria una italo-americana, nata addirittura a New York, appunto Giovanna Melandri che avrebbe potuto mettere una di seguito all'altra quattro parole, in un inglese non maccheronico, su quel cartello che dichiarava la galleria chiusa per lavori, senza specificare quali, alla cui lettura molti sono scoppiati a ridere?
Baratta ha anche spiegato che l'esame delle candidature si è svolto in due momenti. Il primo attraverso la valutazione, con assegnazione di punteggio, in base ai titoli - e in molti casi la somma di essi ha visto parecchi candidati in lizza per il medesimo incarico, con un punteggio uguale od assai simile - il secondo con un colloquio - lo ha dichiarato Paolo Baratta - della durata di una quindicina di minuti nel quale agli aspiranti candidati è stato chiesto - sempre la stessa domanda- come vedrebbe valorizzato il museo alla cui direzione si è candidato.
Ha ragione perciò chi ha contestato i risultati della selezione, sul piano del merito e delle competenze e non per eventuali contestazioni legali e di svolgimento, al di là del fatto che dei venti sette sono stranieri - e nulla lo vieta. Lo vieterebbe semmai il fatto che alcuni di essi, sono sì studiosi, ma con esperienze dirette nel campo della direzione dei musei praticamente nulle. Dove forse per uno o due di essi l'attività all'estero li vedrebbe più preparati professionalmente nel cosiddetto campo della 'valorizzazione' dei musei italiani, forse carenti sotto questo profilo, fra i quali sono compresi i massimi del nostro paese, anche Uffizi e Brera.
Non sarà sfuggito a nessuno il caso della grande mostra su Pompei, con materiali provenienti dall'Italia, a Londra, per la quale si è registrato un sorprendente inusuale numero di presenze di visitatori ed anche enormi entrate. Reperti italiani che a Londra sono stati valorizzati ed in Italia giacciono magari nei depositi.
A proposito di Pompei, Ieri in tv hanno mostrato la Pompei di questi giorni. Un disastro, che ci fa venire qualche dubbio sul reportage di diversissimo segno che Giuliano Ferrara aveva fatto su 'Il Fogli'o, dove Pompei che lui aveva visitato non era quello schifo di inefficienze sporcizia ecc... che i giornali ogni giorno, ed anche la televisione ieri sera, mostrano, bensì un giardino di delizie e meraviglie.
E c'è poi anche il problema che il permanere immobile della burocrazia ministeriale forse non aiuterebbe i nuovi direttori. Che farà un direttore tedesco - si è anche detto che Renzi ha svenduto alcuni Musei italiani alla Merkel - di fronte ad una assemblea sindacale che fa restare chiuso un museo, magari con preavviso di poche ore?
Ieri in un accesissimo dibattito tv sull'argomento - de La 7, al quale non si capisce perchè abbiano invitato anche la Polverini che certamente cosa sia un museo o la cultura in genere poco sa; ma lei va tanto di moda, come va di moda anche la Gelmini, alla quale sul medesimo settore di cui ha parlato la Polverini andrebbe inibita la parola per la mancata conoscenza dell'argomento e per i danni procurati alla scuola italiana nei mesi in cui è stata ministro dell'Istruzione; sì, lei che per superare un concorso è andata a farlo in Calabria, dove sperava di poter farla franca alla commissione, vergogna!- tutte queste obiezioni sono emerse con rara chiarezza, negli interventi infuocati di Sgarbi, il più duro, con conoscenza di causa, contro le scelte della commissione.
Ciò che non è mai venuto fuori è l'eccezione romana, della romana Anna Coliva, direttrice della galleria Borghese, l'unica che resta al suo posto, nonostante le contestazioni dei mesi precedenti su grandi feste ospitate nella pubblica galleria d'arte con scarso rispetto per le strutture della medesima ed anche altro.
Noi non abbiamo i titoli per discutere delle competenze dalla Coliva - sulle quali nessuno ha mosso dubbi, ci pare - ci colpisce però il fatto che lei sia l'unica a restare. Non sarà che chi sta a Roma riesce ad allungare i suoi tentacoli dappertutto fino ad abbracciare tutti? Lei tutti quelli che comandano a Roma, li conosce, e con loro magari vanta anche amicizie, dal Ministro a Baratta. e perciò lei non si tocca, nessuno la tocca, neppure l'integerrimo ( ahahahah!) Baratta può farlo.
A proposito di questi concorsi internazionali o delle 'cosiddette manifestazioni di interesse' che piacciono tanto al ministro, va detto che si tratta in molti casi di fumo negli occhi, perché poi la valutazione delle singole candidature non si basa sugli effettivi titoli o meriti, perché alla fine quasi sempre ogni commissione nomina chi c... gli pare. Come si è visto anche nelle Commissioni centrali del Ministero che dovrebbero fornire al Ministro valutazioni qualitative nei vari settori dello spettacolo. Possiamo dirlo anche per esperienza diretta, sfidiamo anche l'ex direttore generale Nastasi a smentirci.
Anche all'Auditorium si è scelto un capo azienda straniero, spagnolo. Bene, ma poi il consiglio di amministrazione appena ricostituito, è fatto dei soliti noti, di quelli che troviamo contemporaneamente seduti su diverse poltrone, dove fanno sempre lo stesso gioco, quello di chi li ha messi lì.
E c'è, infine, il caso del Maxxi, dove per le ultime piogge si sarebbe aperta una crepa sul tetto - sì proprio una crepa, in un museo progettato da una notissima archistar, consegnato da pochissimi anni! Sul cancello del Museo è stato affisso un cartello in due lingue, e quello in lingua inglese, nel museo diretto da una pdiessina notissima, parlamentare ed anche ministra, faceva uso di un imbarazzante inglese maccheronico , degno di un film di Totò.
Ma non la dirige quella galleria una italo-americana, nata addirittura a New York, appunto Giovanna Melandri che avrebbe potuto mettere una di seguito all'altra quattro parole, in un inglese non maccheronico, su quel cartello che dichiarava la galleria chiusa per lavori, senza specificare quali, alla cui lettura molti sono scoppiati a ridere?
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mercoledì 17 settembre 2014
di Martedì,Ballarò
Ora i Ballarò, di Martedì, sono due, sono identici, cambiano solo i conduttori. Ed insieme non hanno superato Ballarò, quando era uno solo, nella battaglia dello share, perchè insieme fanno 11,8%+3,5% che, sommato, dà 15,3%, che era più o meno quello che il Ballarò unico faceva su Rai3. Ora, con la conduzione di Flopis, è nato Ballarò n.2, di Martedì; lo stesso Flopis, che allora si chiamava Floris e che conduceva il Ballarò unico, mentre con lo sbarco di Giannini al Ballarò n.1, s'è fatto l'ennesimo atto di 'Repubblicanizzazione' di Rai3. Evidentemente anche al giornale di Giannini non hanno gradito la sua uscita, tanto che barbapapà Eugenio, alla prima puntata, s'è materializzato da Flopis e non dal suo ex dipendente, fino a due mesi fa vicedirettore del giornale diretto da Ezio Mauro.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
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martedì 16 settembre 2014
Gli alti compensi delle star della RAI danneggiano l'azienda. Vero. Perchè IMMERITATI
Brunetta, al suo lavoro di parlamentare capogruppo ed economista nonché candidato al Nobel, unisce il lavoro di cercatore di brutte notizie - come sarebbero quelle dei compensi alle star della tv pubblica, la cui conoscenza farebbe venire il magone ai normali cittadini - che comunque non gli riesce di portare a termine, per la decisa opposizione del direttore generale Gubitosi che oppone la seguente ragione: rendere pubblici i compensi delle star RAI danneggerebbe l'azienda e, di contro, potrebbe favorire la concorrenza, Mediaset e La 7, che sarebbe poi la ragione per cui Brunetta, nelle intenzioni di Gubitosi, chiederebbe di conoscere l'ammontare dei loro compensi.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
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lunedì 8 settembre 2014
Giovanni Floris va al suicidio con il suo 'Diciannove e Quaranta'
Giovanni Floris nella sua nuova avventura a 'La7' ha dato prova di grande fantasia. La sua trasmissioncella, prima del Tg di Mentana, la chiama con l'ora in cui va in onda, '7 e 40'; esattamente quello che la Gruber fece con la sua trasmissione, in onda alle 8(20) e 30, giocando anche con il titolo di un celebre film di Fellini; ma se andiamo avanti di questo passo i programmi della tv di Cairo si chiameranno '6 e 50' e poi '15 e 20', per finire con 'bonasera', e 'bonanotte'... ai sonatori.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
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