Se uno una cosa sa fare, inutile chiedergli di fare altro, anche costringendolo. Prendiamo il nuovo direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo, Pizzo, siciliano di nascita ma romano d'adozione, che fa al nostro caso, venendo egli da Musica per Roma, codazzo di Carlo Fuortes, artefice, sempre il Pizzo Oscar, della rassegna 'Contemporanea', nata con lo scopo di spendere tutto ciò che si poteva per abbagliare i provinciali, che si sono perse le performances roventi delle avanguardie. Ad indottrinarli, abbagliarli - meglio - ci ha pensato, negli anni romani, il Pizzo, con la Sinfonia per i cento metronomi di Ligeti, il Quartetto per archi ed elicotteri di Stockhausen, le 'Vessazioni' di Satie, le Streghe di Venezia di Montresor- Glass- e la preziosa collaborazione di Cerami e Giorgio Barberio Corsetti. che forse aveva un senso proporli al variegato pubblico dell'auditorium romano, non a quello di un teatro dalla grande tradizione.
Ed ora, in attesa di ascoltare a Palermo, atterrati nel piazzale antistante il Massimo, gli elicotteri di Stockhausen ed i cento metronomi di Ligeti, eccoti importati le Streghe di Venezia che all'Auditorium di Roma si videro nel 2009 - le vedemmo anche noi, nulla di memorabile - e le 'Vessazioni', ma dei cittadini di Palermo, firmate da Satie, incolpevole, per colpa del Pizzo, dalle quali sapientemente ci tenemmo alla larga, nel 2012, e per le quali non faremmo mai e poi mai un viaggio a Palermo ad ascoltare una pletora di pianisti reclutati all'ultimo minuto e speriamo recalcitranti e riluttanti, onde far terminare la gara idiota dopo solo il primo minuto, quanto dura il brano.
Aggiungendo poi le 'Sirene per mare- Sinfonia per grandi navi' di Alvin Curran, e i ' Pianeti', di Holst ovviamente, al castello, con il prezzemolino Odifreddi ( già scritturato da Pizzo per gli elicotteri di Stockhausen) si completa l'estate al massimo del Massimo di Palermo.
Poi, naturalmente, presentata in pompa magna, c'è anche la stagione d'opera che si apre con 'Gotterdammerung' di Wagner - per rinfrescare la vocazione wagneriana di Palermo - si snoda lungo vie strabattute alcune e tortuose altre del melodramma, in eccesso le seconde, a significare la vocazione 'internazionale' di Palermo, segnata dalla presenza di grandi direttori - e questo vale anche per la stagione sinfonica. Ma quali sono i grandi direttori sbandierati dal sovrintendente Giambrone?
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mercoledì 1 luglio 2015
Vessazione dei Palermitani, al Teatro Massimo
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domenica 8 marzo 2015
Contrordine. C'è da pagare anche Pizzo che lavora tanto, ed anche Ferro che, però, dirige pochissimo
Avevamo scritto, nei giorni della nomina di Oscar Pizzo alla direzione artistica del Teatro Massimo di Palermo, che l'esempio del neo direttore artistico che lavorava gratuitamente andava imitato.Ma non crediamo che molti abbiano seguito il nostro consiglio. perchè avrebbero dovuto. Il lavoro va compensato.
In quegli stessi giorni abbiamo pensato che comunque il teatro dava qualcosa a Pizzo, insegnandogli sotto l'attenta vigilanza di Francesco Giambrone,gran maestro, il mestiere di direttore artistico di un teatro, mestiere che , come abbiamo detto già tante volte di lui e di molti altri che come lui debuttano in grandi istituzioni in tale mestiere, non hanno mai praticato.
Ma ci siamo ancora una volta sbagliati. Pizzo anche lui non senza ragione ha preteso di essere pagato, con appena 100.000 Euro l'anno - diciamo 'appena' perchè Giambrone ne prende 170.000 di Euro: 100.000 per l'incarico di Sovrintendente; 50.000 per quello di General manager, e 20.000 come istruttore/allenatore/insegnante di Pizzo.
Gabriele Ferro, direttore musicale del teatro, del quale pure c'era scritto un tempo sul sito che lavorava gratuitamente, ha preteso anche lui un compenso - mica è l'unico fesso che lavora gratis. Ma il suo compenso non viene riportato, anche perchè si confonde con i suoi cachet da direttore di opere e concerti.
Anche a santa Cecilia, alla voce Antonio Pappano, un tempo, quando Cagli prendeva sui 330.000 Euro, c'era scritto 150.000 Euro. Poi ci devono aver ripensato, a seguito dei tagli ai compensi superiori a 240.000 Euro. E Pappano, per far bella figura, ha fatto cancellare ogni compenso specifico, tanto lui si rifa con i cachet di direttore, a fronte dei quali il suo compenso fisso da direttore musicale era ben poca cosa. Supponiamo, senza conoscere le cifre esatte.
Ancora sul Teatro Massimo. Si legge nel sito della notevole presenza di Gabriele Ferro, direttore musicale dell'orchestra del teatro, sia nei concerti che nell'opera. Sì, ha ragione chi l'ha scritto: Ferro in dodici mesi dirige un titolo d'opera ( Flauto magico) e due concerti. Presenza perciò notevole, anzi notevolissima.
In quegli stessi giorni abbiamo pensato che comunque il teatro dava qualcosa a Pizzo, insegnandogli sotto l'attenta vigilanza di Francesco Giambrone,gran maestro, il mestiere di direttore artistico di un teatro, mestiere che , come abbiamo detto già tante volte di lui e di molti altri che come lui debuttano in grandi istituzioni in tale mestiere, non hanno mai praticato.
Ma ci siamo ancora una volta sbagliati. Pizzo anche lui non senza ragione ha preteso di essere pagato, con appena 100.000 Euro l'anno - diciamo 'appena' perchè Giambrone ne prende 170.000 di Euro: 100.000 per l'incarico di Sovrintendente; 50.000 per quello di General manager, e 20.000 come istruttore/allenatore/insegnante di Pizzo.
Gabriele Ferro, direttore musicale del teatro, del quale pure c'era scritto un tempo sul sito che lavorava gratuitamente, ha preteso anche lui un compenso - mica è l'unico fesso che lavora gratis. Ma il suo compenso non viene riportato, anche perchè si confonde con i suoi cachet da direttore di opere e concerti.
Anche a santa Cecilia, alla voce Antonio Pappano, un tempo, quando Cagli prendeva sui 330.000 Euro, c'era scritto 150.000 Euro. Poi ci devono aver ripensato, a seguito dei tagli ai compensi superiori a 240.000 Euro. E Pappano, per far bella figura, ha fatto cancellare ogni compenso specifico, tanto lui si rifa con i cachet di direttore, a fronte dei quali il suo compenso fisso da direttore musicale era ben poca cosa. Supponiamo, senza conoscere le cifre esatte.
Ancora sul Teatro Massimo. Si legge nel sito della notevole presenza di Gabriele Ferro, direttore musicale dell'orchestra del teatro, sia nei concerti che nell'opera. Sì, ha ragione chi l'ha scritto: Ferro in dodici mesi dirige un titolo d'opera ( Flauto magico) e due concerti. Presenza perciò notevole, anzi notevolissima.
martedì 24 febbraio 2015
Nuova razza padrona. Quasi tutti debuttanti allo sbaraglio. I casi di Fuortes,Pizzo,Conte,Biscardi,Sani
Tolto Carlo Fuortes
che il suo battesimo di idiozia l'ha giù avuto con l'insano progetto
della 'esternalizzazione' di Orchestra e Coro dell'Opera di Roma, per
mettere un freno allo strapotere dei sindacati; e che, seppure non in
teatro d'opera, ad eccezione della breve parentesi al Petruzzelli di
Bari, ma a Musica per Roma spa che è ben altra cosa, il mestiere
dell'amministratore lo faceva già e aveva costituito, per tanto
tempo, materia dei suoi studi; e tolto anche Pierangelo Conte, già
a capo della segreteria artistica della Fenice di Venezia,
che è ora passato a Firenze in veste di direttore artistico, con un
aggravio di responsabilità, ma per continuare a fare un mestiere che
ha imparato bene a Venezia; tutti gli altri componenti la nuova razza
padrona che si pavoneggia, negli ultimi mesi, nelle fondazioni
liriche, proviene dallo show - in Italia molto frequentato e diffuso
- dei 'dilettanti allo sbaraglio'.
Tutti sono debuttanti nel
rispettivo mestiere, di grande responsabilità per giunta, ma che
non hanno mai svolto prima. E tutto con la benedizione dei politici (
Ministero di Franceschini e Nastasi) che poi invocano ed esigono, a
parole, competenza e buona amministrazione.
Nicola Sani che ha
scalzato, per designazione del primo cittadino bolognese, Francesco
Ernani dalla poltrona di sovrintendente, per sedervisi lui, non ha
mai fatto, prima di Bologna, il sovrintendente di un teatro. Semmai
ha fatto il direttore artistico, prima a Roma e poi a Bologna,
chiamatovi nell'uno come nell'altro caso proprio da Ernani. Che egli
non ha ritenuto opportuno e conveniente salutare nel suo discorso
ufficiale di insediamento. Vatti a fidare di certi collaboratori, dei
quali ti accorgi ,quando non puoi più rimediarvi, che ti sei
allevata una serpe in seno.
Il discorso vale anche per
Oscar Pizzo che, a fianco di Carlo Fuortes ha fatto il giro
d'Italia, dando l'impressione che fosse una sua costola, ma molto più
navigato in musiche con elicotteri o in performances con centinaia
di metronomi ed altoparlanti o con esecutori atletici maratoneti,
ora occupa, sotto le ali protettive del grande Francesco Giambrone,
sovrintendente due volte, per volontà dello Spirito santo e del
Sindaco di Palermo, il posto di direttore artistico di un grande
teatro. Capirà di repertorio e di voci, trattandosi di un teatro
d'opera? Giambrone garantisce per lui, ma a noi ciò non toglie tutti i
dubbi.
Massimo Biscardi,
infine, che ha alle spalle numerose esperienze di direzione
artistica, soprattutto in quel di Cagliari, al fianco del 'pirata' - solo per via di quei capelli ricci e neri - Mauro Meli, spedito sulla
terraferma per i buchi prodotti nel bilancio del Teatro cagliaritano e poi tornato ancora sull'isola, sebbene
per poco tempo, ha ora la sovrintendenza del Petruzzelli di Bari,
ultima, in ordine di tempo, fondazione lirica italiana. Ma anche lui
il sovrintendente non l'ha mai fatto.
Ed allora sorge spontanea
la domanda. In caso di ammanchi, cattiva gestione, irregolarità, con
chi dovremmo prendercela? Con i nostri dilettanti o con chi li ha
messi lì ben sapendo che nei rispettivi ruoli erano debuttanti? E il
Ministero di Franceschini e Nastasi ancora una volta farà l'antico
gioco di chiamarsi fuori?
mercoledì 26 novembre 2014
Contemporanea. PIzzo era a Roma o è rimasto a Palermo?
Il sito di Roma Capitale, riferendo della presentazione della nuova stagione di Musica per Roma, in collaborazione con Santa Cecilia, 'Contemporanea' - rassegna/stagione dedicata alla musica del nostro tempo - non scioglie definitivamente il dubbio sulla presenza di Oscar Pizzo, come curatore della rassegna, dubbio che aveva sollevato l'invito a tale presentazione - dove il suo nome mancava - ed il secondo invito, con il nome di Pizzo, che veniva a confermare il sospetto di rapporti non più idilliaci fra il Pizzo e il Fuortes. E forse il Pizzo (Oscar), incazzato nero con Fuortes, alla fine, quando ha letto il suo nome nell'invito corretto, a seguito di giuste proteste, aveva , per dispetto, deciso di starsene a Palermo. Ma Palermo è presente comunque a Roma in 'Contemporanea'.
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
L'apre infatti domani Giovanni Sollima, con un suo pezzo proprio sulla sua città natale; e , fra qualche giorno, è prevista in calendario addirittura una 'giornata/evento' (le sole serate non bastano più) per combattere una strenua lotta a tutte le mafie dalla Calabria ai narcotrafficanti, con Grasso, presidente del senato, che suonerà la tromba.
E poi, più avanti, una seconda giornata/evento dedicata all'Olocausto, con musiche attinenti. Per dirla brevemente, 'Contemporanea' è ad una svolta, e rivela il suo più profondo dna, quello politico, l'impegno civile; della musica poco gli importa.
Un tempo i filoni di una rassegna musicale contemporanea erano Darmstadt, spettralismo, minimalismo,costruttivismo ed altro; oggi una rassegna anche di musica 'contemporanea' si fa con Palermo, mafie, olocausto. Mai e poi mai, almeno in 'Contemporanea', vi entreranno anche sollazzevoli tematiche come Moulin rouge o Pigalle.
E del resto su questo filone Contemporanea s'era già avventurata, con spettacoli sugli emigranti, sulla questione israelo-palestinese, sui primi disastri atomici ed altro. E il Pizzo s'era impegnato negli ultimi tempi, in sede come in trasferta, anche in veste di autore in tale settore, seguendo le orme del suo antico partner Guido Barbieri che a tanti disastri, ha offerto la sua 'drammaturgia', non perdendosi, nelle more della sua direzione artistica della 'Barattelli' aquilana, tanto per restare in casa nostra, neanche il terremoto aquilano.
Contemporanea, insomma , ha sposato la quaresima penitenziale. Come se di penitenze non fossimo già sazi, ogni giorno e per ogni circostanza.
P.S. Dai giornali non abbiamo capito chi c'era e chi no alla conferenza stampa di presentazione. Dagli stessi giornali abbiamo solo desunto che Franco Oppo, insigne musicista sardo, è diventato uno studioso, e non un musicista, innanzitutto. Declassato!
Le foto invece ci hanno mostrato Regina, Sollima, Pizzo; di Fuortes neanche l'ombra. I giornali infine riferivano solo le parole di Regina; e Sollima era fotograftao davanti ad un microfono dunque ha parlato; e Pizzo? E Fuortes, che se c'era era, sedeva alla estremità opposta a quella in cui si vedeva Pizzo?
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In 'CONTEMPORANEA' Pizzo a Palermo e Roma
L'altro ieri avevamo scritto della prossima stagione 'Contemporanea' di 'Musica per Roma' che oggi è stata presentata, come recita l'invito che abbiamo ricevuto, all'Auditorium, dal solito nobile parterre presieduto da Fuortes (che, naturalmente, non decide ancora se stare da un parte o dall'altra: Opera di Roma o Musica per Roma); nel quale invito, però, per la prima volta mancava il nome di Oscar Pizzo, curatore, ab origine, della rassegna, ma volato ad ottobre al Massimo di Palermo; mentre, invece, sempre nello stesso invito, per conto dell'Accademia di Santa Cecilia, non figurava Cagli bensì dall'Ongaro. Se due più due fa quattro, il dubbio che ormai la rassegna fosse passata nelle mani accademiche di dall'Ongaro, sovrintendente dell'Accademia 'in pectore', almeno in quello di Cagli, era perfino superfluo. E dall'Ogaro ha le carte in regola per curare una simile rassegna. Lo sappiamo e lo abbiamo anche scritto l'altro ieri.
Oggi ci viene spedito un nuovo, secondo invito, riveduto e corretto, che abbiamo ricevuto soltanto alle 12.49 (per la conferenza che aveva avuto già luogo, alle ore 12. C'è bisogno di fare qualche commento?), nel quale si scrive che alla presentazione della rassegna ci sarà anche Oscar Pizzo, 'curatore' della medesima, poco importa che si sia trasferito a Palermo ( per vendicarsi di Fuortes gli ha giocato un brutto tiro, non chiamandolo in sostituzione di Alessio Vlad, a Roma, perchè non lo ritiene all'altezza per tale ruolo? Strano, perchè l'ha chiamato anche a Bari, come suo consulente musicale al Petruzzelli. Già solo 'consulente musicale', non per l'Opera perché per quella, nuovamente, non lo riteneva abbastanza preparato, al contrario di Giambrone che lo ha chiamato a Palermo. Fuortes e Giambrone a parte, Pizzo nel melodramma è un neofita, e dunque sempre impreparato resta. Non sarebbe stato meglio che avesse fatto un pò di gavetta in qualche piccolo teatro? L'apprendistato non è più di moda, mentre vanno le carriere fulminanti.).
Il nostro post, potrebbe aver creato qualche problema - anche se ci viene da dire che i problemi, qualora ve ne siano - li ha creati l'invito n.1 di Musica per Roma. Oppure Pizzo, che certamente deve aver preparato la stagione prima di volarsene a Palermo, s'è risentito ed ha chiesto di essere presente.
Ambedue le ragioni. Ma come si fa a scordarsi di un direttore artistico che lavora per Musica per Roma, per l'Ambasciata di Francia e, nientemeno, che per il Teatro Massimo di Palermo, dunque richiestissimo per competenza ed anche inventiva?
Il nuovo invito ha posto rimedio alla ingiuriosa dimenticanza. Oggi non abbiamo potuto esser presenti alla conferenza. e ci è dispiaciuto, soprattutto perchè c'è mancato di vedere qualche evidente giustificato imbarazzo su alcune facce.
Oggi ci viene spedito un nuovo, secondo invito, riveduto e corretto, che abbiamo ricevuto soltanto alle 12.49 (per la conferenza che aveva avuto già luogo, alle ore 12. C'è bisogno di fare qualche commento?), nel quale si scrive che alla presentazione della rassegna ci sarà anche Oscar Pizzo, 'curatore' della medesima, poco importa che si sia trasferito a Palermo ( per vendicarsi di Fuortes gli ha giocato un brutto tiro, non chiamandolo in sostituzione di Alessio Vlad, a Roma, perchè non lo ritiene all'altezza per tale ruolo? Strano, perchè l'ha chiamato anche a Bari, come suo consulente musicale al Petruzzelli. Già solo 'consulente musicale', non per l'Opera perché per quella, nuovamente, non lo riteneva abbastanza preparato, al contrario di Giambrone che lo ha chiamato a Palermo. Fuortes e Giambrone a parte, Pizzo nel melodramma è un neofita, e dunque sempre impreparato resta. Non sarebbe stato meglio che avesse fatto un pò di gavetta in qualche piccolo teatro? L'apprendistato non è più di moda, mentre vanno le carriere fulminanti.).
Il nostro post, potrebbe aver creato qualche problema - anche se ci viene da dire che i problemi, qualora ve ne siano - li ha creati l'invito n.1 di Musica per Roma. Oppure Pizzo, che certamente deve aver preparato la stagione prima di volarsene a Palermo, s'è risentito ed ha chiesto di essere presente.
Ambedue le ragioni. Ma come si fa a scordarsi di un direttore artistico che lavora per Musica per Roma, per l'Ambasciata di Francia e, nientemeno, che per il Teatro Massimo di Palermo, dunque richiestissimo per competenza ed anche inventiva?
Il nuovo invito ha posto rimedio alla ingiuriosa dimenticanza. Oggi non abbiamo potuto esser presenti alla conferenza. e ci è dispiaciuto, soprattutto perchè c'è mancato di vedere qualche evidente giustificato imbarazzo su alcune facce.
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lunedì 24 novembre 2014
Contemporanea, si cambia. La rassegna di Musica per Roma sarà curata, per l'Accademia di Santa Cecilia, da Michele dall'Ongaro. Mercoledì la presentazione
La rassegna ' Contemporanea' di Musica per Roma, ospitata nell'Auditorium di Renzo Piano, e curata fin dalla prima edizione da Oscar Pizzo ( per qualche stagione in coppia con Guido Barbieri che, poi, per volontà di Giorgio Battistelli è approdato sull'altra sponda italiana: Abruzzo, con un'appendice nelle Marche), in collaborazione con l'Accademia di Santa Cecilia, da quest'anno cambia gestione, come si dirà dopo domani alla conferenza di presentazione: viene assunta in prima persona dall'Accademia di Santa Cecilia che la produce con Musica per Roma.
La rassegna, che si ricorda soprattutto per alcuni appuntamenti destinati a far scalpore (che era poi l'intento principale, se non unico di tale rassegna che altri non ne aveva) come la maratona pianistica di 24 ore dedicata a Satie, il 'Quartetto degli elicotteri' di Stockhausen o il 'Poema sinfonico per 100 metronomi' di Ligeti, ha perso il suo curatore, Pizzo che, dopo una breve trasferta a Bari al seguito di Fuortes, è volato a Palermo - chiamatovi da Giambrone, come direttore artistico del Teatro Massimo, incarico che sino alla fine di quest'anno esercita gratuitamente, perché anche i suoi soldi servono a pagare lo stipendio del sovrintendente che l'ha graziato chiamandolo a Palermo: appena 170.000 Euro l'anno! - e tale incarico è stato assunto dall'Accademia di Santa Cecilia che, nella diffusione della musica contemporanea non ha mai brillato, ad eccezione delle rare presenze di questi ultimi tempi, semel in anno, con Pappano divulgatore. Non sarà sfuggito a nessuno, ad esempio, che Boulez non vi è stato mai invitato e che la prima commissione di un'opera ad Henze è giunta quando il musicista, ottantenne, era già con un piede nella fossa, come ha commentato divertito e con amarezza il compositore medesimo.Ma ora le cose sembrano andare diversamente.
A presentare la stagione, assieme all'onnipresente Fuortes, ci sarà Michele dall'Ongaro e non Bruno Cagli. E una ragione c'è, anzi più d'una. Non chiedete perchè. Attualmente, dall'Ongaro è vice Presidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che lo vorrebbe - se corrisponde ancora a verità quanto ha dichiarato appena qualche mese fa a Valerio Cappelli del Corriere della Sera - suo successore come presidente/ sovrintendente/ direttore artistico; preferendolo senza ombra di dubbio a Giorgio Battistelli che di Cagli è stato antagonista nella passata tornata di votazioni. Nella prossima, fissata per il 13 dicembre, potrebbe essere eletto, perciò, successore di Cagli, se, confermando la sua volontà di ritirarsi finalmente, facesse confluire i voti dei suoi fedelissimi su di lui che vedrebbe finalmente realizzato il suo sogno, per il quale ha lavorato da quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica.
Ma perchè dall'Ongaro cura una rassegna di musica contemporanea? Semplice. Perché lui di mestiere fa il compositore. Non un compositore qualunque, ma uno dei più grandi compositori viventi, come lo additava qualche anno fa Mario Bortolotto, in una storica corrispondenza dalla Biennale Musica di Venezia per 'Il foglio'. E Bortolotto è critico d'onore.
La musica contemporanea ha rappresentato il terreno di coltura del suo potere sulle onde radio prima e attraverso le immagini televisive poi, giacché è riuscito ad invadere anche la giovane RAI 5.
Dall'Ongaro è da almeno una decina d'anni, forse più, il responsabile per la musica di Radio Tre, successivamente è diventato Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, Accademico della Filarmonica romana, responsabile dei Concerti del Quirinale, e, poi, aveva altri incarichi (fra tutti il Festival Pontino) che nel tempo ha smesso, perché forse non più importanti come lo erano all'inizio della sua carriera in RAI. Alla quale deve, senza eccezione, ogni passo in avanti nella sua carriera di compositore che s'è allargata ed arricchita a dismisura esattamente da quando ha avuto quell'incarico di responsabilità a Radio Tre. Chi non è convinto vada sul sito del suo editore ( Suvini Zerboni) e legga tutte le esecuzione e commissioni giunte a dall' Ongaro dopo il suo incarico a Radio Tre, quando si impennarono, letteralmente. Ma forse fu pura coincidenza.
Che sia la RAI alla base della sua vorticosa ascesa lo ha detto apertamente Cagli quando ha sostenuto la candidatura di dall'Ongaro in Accademia a vice presidente. Testualmente ha detto - come ripresero le numerose lettere inviate agli Accademici nelle quali tale ascesa di dall'Ongaro per volere di Cagli era duramente criticata - che dall'Ongaro aveva in RAI incarichi che potevano giovare all'Accademia, anche economicamente, passando in secondo piano perfino la sua parentela con gli Abbado.
Si tratta di fatti noti, e già oggetto di un documentatissimo articolo di Elisabetta Ambrosi su 'Il fatto quotidiano', dell'ottobre scorso, quando tali lettere aperte di protesta, alcune firmate da notissimi accademici ( il card. Bartolucci, il pianista Campanella) giunsero in Accademia. Dunque noi non aggiungiamo neanche una virgola.
Che dall'Ongaro abbia la responsabilità diretta di quella rassegna è perfino ovvio, la materia dei compositori d'oggi la conosce a memoria, perché oggetto privilegiato del suo lavoro a Radio Tre, dove ha fatto scelte seguendo criteri chiarissimi, in base ai quali decidere chi trasmettere regolarmente e chi mai. C'è da augurarsi che non lo faccia anche in Accademia; e, secondo il nostro modesto parere, non avrebbe dovuto farlo neanche in RAI.
Se alle elezioni per la successione a Cagli l'avrà vinta su Battistelli, avremo un ragione, alemno una per gioirne: dovrà lasciare tutti i suoi incarichi, con la conseguenza che il mercato del lavoro musicale di colpo si allargherà, offrendo a chi aspira ad incarichi di prestigio nuove opportunità, ed a noi la possibilità di respirare finalmente aria nuova.
La rassegna, che si ricorda soprattutto per alcuni appuntamenti destinati a far scalpore (che era poi l'intento principale, se non unico di tale rassegna che altri non ne aveva) come la maratona pianistica di 24 ore dedicata a Satie, il 'Quartetto degli elicotteri' di Stockhausen o il 'Poema sinfonico per 100 metronomi' di Ligeti, ha perso il suo curatore, Pizzo che, dopo una breve trasferta a Bari al seguito di Fuortes, è volato a Palermo - chiamatovi da Giambrone, come direttore artistico del Teatro Massimo, incarico che sino alla fine di quest'anno esercita gratuitamente, perché anche i suoi soldi servono a pagare lo stipendio del sovrintendente che l'ha graziato chiamandolo a Palermo: appena 170.000 Euro l'anno! - e tale incarico è stato assunto dall'Accademia di Santa Cecilia che, nella diffusione della musica contemporanea non ha mai brillato, ad eccezione delle rare presenze di questi ultimi tempi, semel in anno, con Pappano divulgatore. Non sarà sfuggito a nessuno, ad esempio, che Boulez non vi è stato mai invitato e che la prima commissione di un'opera ad Henze è giunta quando il musicista, ottantenne, era già con un piede nella fossa, come ha commentato divertito e con amarezza il compositore medesimo.Ma ora le cose sembrano andare diversamente.
A presentare la stagione, assieme all'onnipresente Fuortes, ci sarà Michele dall'Ongaro e non Bruno Cagli. E una ragione c'è, anzi più d'una. Non chiedete perchè. Attualmente, dall'Ongaro è vice Presidente dell'Accademia, per volontà di Cagli che lo vorrebbe - se corrisponde ancora a verità quanto ha dichiarato appena qualche mese fa a Valerio Cappelli del Corriere della Sera - suo successore come presidente/ sovrintendente/ direttore artistico; preferendolo senza ombra di dubbio a Giorgio Battistelli che di Cagli è stato antagonista nella passata tornata di votazioni. Nella prossima, fissata per il 13 dicembre, potrebbe essere eletto, perciò, successore di Cagli, se, confermando la sua volontà di ritirarsi finalmente, facesse confluire i voti dei suoi fedelissimi su di lui che vedrebbe finalmente realizzato il suo sogno, per il quale ha lavorato da quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della musica.
Ma perchè dall'Ongaro cura una rassegna di musica contemporanea? Semplice. Perché lui di mestiere fa il compositore. Non un compositore qualunque, ma uno dei più grandi compositori viventi, come lo additava qualche anno fa Mario Bortolotto, in una storica corrispondenza dalla Biennale Musica di Venezia per 'Il foglio'. E Bortolotto è critico d'onore.
La musica contemporanea ha rappresentato il terreno di coltura del suo potere sulle onde radio prima e attraverso le immagini televisive poi, giacché è riuscito ad invadere anche la giovane RAI 5.
Dall'Ongaro è da almeno una decina d'anni, forse più, il responsabile per la musica di Radio Tre, successivamente è diventato Sovrintendente dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino, Accademico della Filarmonica romana, responsabile dei Concerti del Quirinale, e, poi, aveva altri incarichi (fra tutti il Festival Pontino) che nel tempo ha smesso, perché forse non più importanti come lo erano all'inizio della sua carriera in RAI. Alla quale deve, senza eccezione, ogni passo in avanti nella sua carriera di compositore che s'è allargata ed arricchita a dismisura esattamente da quando ha avuto quell'incarico di responsabilità a Radio Tre. Chi non è convinto vada sul sito del suo editore ( Suvini Zerboni) e legga tutte le esecuzione e commissioni giunte a dall' Ongaro dopo il suo incarico a Radio Tre, quando si impennarono, letteralmente. Ma forse fu pura coincidenza.
Che sia la RAI alla base della sua vorticosa ascesa lo ha detto apertamente Cagli quando ha sostenuto la candidatura di dall'Ongaro in Accademia a vice presidente. Testualmente ha detto - come ripresero le numerose lettere inviate agli Accademici nelle quali tale ascesa di dall'Ongaro per volere di Cagli era duramente criticata - che dall'Ongaro aveva in RAI incarichi che potevano giovare all'Accademia, anche economicamente, passando in secondo piano perfino la sua parentela con gli Abbado.
Si tratta di fatti noti, e già oggetto di un documentatissimo articolo di Elisabetta Ambrosi su 'Il fatto quotidiano', dell'ottobre scorso, quando tali lettere aperte di protesta, alcune firmate da notissimi accademici ( il card. Bartolucci, il pianista Campanella) giunsero in Accademia. Dunque noi non aggiungiamo neanche una virgola.
Che dall'Ongaro abbia la responsabilità diretta di quella rassegna è perfino ovvio, la materia dei compositori d'oggi la conosce a memoria, perché oggetto privilegiato del suo lavoro a Radio Tre, dove ha fatto scelte seguendo criteri chiarissimi, in base ai quali decidere chi trasmettere regolarmente e chi mai. C'è da augurarsi che non lo faccia anche in Accademia; e, secondo il nostro modesto parere, non avrebbe dovuto farlo neanche in RAI.
Se alle elezioni per la successione a Cagli l'avrà vinta su Battistelli, avremo un ragione, alemno una per gioirne: dovrà lasciare tutti i suoi incarichi, con la conseguenza che il mercato del lavoro musicale di colpo si allargherà, offrendo a chi aspira ad incarichi di prestigio nuove opportunità, ed a noi la possibilità di respirare finalmente aria nuova.
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lunedì 20 ottobre 2014
Il clan dei siciliani va al massimo. Nomine nel Teatro lirico di Palermo
Sembra ricomposto l'organigramma del Teatro Massimo di Palermo dopo la 'seconda primavera' siciliana, con Leoluca Orlando di nuovo a reggerne le sorti comunali. Il sindaco ha sacrificato per il bene del teatro ( e della città aggiungono i maligni) il suo assessore alla cultura, Francesco Giambrone, come aveva già fatto nella prima primavera siculo-palermitana, destinandolo per la seconda volta - un film già visto e che potrebbe ripetersi all'infinito con i prossimi giri di valzer e gli ineluttabili ritorni - a condurre in porto la nave del Teatro Massimo che sempre lui e Giambrone, avevano ricevuto in dote quasi preda di un naufragio ( economico), da Cognata - come hanno gridato ai quattro venti. La storia è ben nota, ad ogni cambio di casacca comunale, il sindaco quando vuol mandare a casa uno degli amministratori designati dalla precedente giunta, tira fuori un buco nel bilancio - la quale cosa purtroppo assai spesso è reale - della società che amministra, come puntualmente hanno fatto l'ammiraglio leoluca ed il capitano di vascello francesco, al momento in cui hanno visto la nave loro destinata, attraccata in porto.
Il capitano di vascello, in perfetto accordo con l'ammiraglio, sta rinnovando tutti gli incarichi di vertice nei vari settori della sua nave, dal capo macchina al capo cuoco al capo sala al maestro dell'orchestrina. E dove va a cercarli, se non dove risiede la società armatrice, nel nostro caso in Sicilia?
Ecco le prime nomine: a guidare la sala macchine, in accordo perfetto con l'ammiraglio, Francesco il capitano di vascello ha chiamato Oscar; che torna in Sicilia, dopo aver lavorato in continente ed in Francia con altri armatori. Il suo cognome, Pizzo, non è fra i più adatti all'ambiente palermitano, ma tant'è uno il cognome non se lo può scegliere, e poi ha tempo per smentirne il significato, lo farà con le sue azioni. E' stimato, è originario di Siracusa, ed anche se cambia lavoro, dal ricevimento merci e passeggeri alla sala macchine, gioca a suo favore la giovane età e l'intelligenza acuta che presto userà per adattarsi ad ogni situazione.
La musica dell'orchestra che allieterà la navigazione, che si augura felice, è affidata a Gabriele Ferro, siciliano di Palermo, se non andiamo errati; che finora non ricordiamo abbia goduto di grande considerazione nella sua città natale. Ora, dopo aver navigato anche in Allemagna, torna nell'isola. Negli isolani è impossibile cancellare il ricordo della patria, che essendo da grande mare circondata è terra a sè, difficile da assimilare a qualunque altra.
E così l'Orlando 'ritornato' sta ricomponendo a Palermo il 'clan dei siciliani' ( Giambrone, Pizzo, Ferro), detto esclusivamente per le origini dei tre, senz'altra allusione denigratoria. Ci mancherebbe.
Il capitano di vascello, in perfetto accordo con l'ammiraglio, sta rinnovando tutti gli incarichi di vertice nei vari settori della sua nave, dal capo macchina al capo cuoco al capo sala al maestro dell'orchestrina. E dove va a cercarli, se non dove risiede la società armatrice, nel nostro caso in Sicilia?
Ecco le prime nomine: a guidare la sala macchine, in accordo perfetto con l'ammiraglio, Francesco il capitano di vascello ha chiamato Oscar; che torna in Sicilia, dopo aver lavorato in continente ed in Francia con altri armatori. Il suo cognome, Pizzo, non è fra i più adatti all'ambiente palermitano, ma tant'è uno il cognome non se lo può scegliere, e poi ha tempo per smentirne il significato, lo farà con le sue azioni. E' stimato, è originario di Siracusa, ed anche se cambia lavoro, dal ricevimento merci e passeggeri alla sala macchine, gioca a suo favore la giovane età e l'intelligenza acuta che presto userà per adattarsi ad ogni situazione.
La musica dell'orchestra che allieterà la navigazione, che si augura felice, è affidata a Gabriele Ferro, siciliano di Palermo, se non andiamo errati; che finora non ricordiamo abbia goduto di grande considerazione nella sua città natale. Ora, dopo aver navigato anche in Allemagna, torna nell'isola. Negli isolani è impossibile cancellare il ricordo della patria, che essendo da grande mare circondata è terra a sè, difficile da assimilare a qualunque altra.
E così l'Orlando 'ritornato' sta ricomponendo a Palermo il 'clan dei siciliani' ( Giambrone, Pizzo, Ferro), detto esclusivamente per le origini dei tre, senz'altra allusione denigratoria. Ci mancherebbe.
mercoledì 1 ottobre 2014
Il Pizzo a Palermo
Il mago Giambrone, Francesco ( da non confondere con il di lui fratello, noto esponente e parlamentare dell'ex partito di Di Pietro e capo del partito siciliano di Orlando) medico ed aspirante critico musicale passato a fare l' assessore e il sovrintendente - andata e ritorno - e poi di nuovo l'assessore e il sovrintendente, in un film già visto, ha tirato fuori dal suo cilindro la soluzione da oscar per il Massimo, dove è tornato per volontà del suo padrone, il sindaco di Palermo, Orlando, per la seconda volta. L'aveva promesso. Per la direzione artistica - che avrebbe potuto tenere lui, con la stessa competenza con cui tiene la sovrintendenza - ho in serbo una sorpresa: un nome che spiazzerà tutti. Detto fatto. Questo il nome, ed è da Oscar: Pizzo. In sostituzione del precedente, un regista, messo lì da Cognata, purtroppo a digiuno completo di musica, come l'ottimo Giambrone ha avuto modo di sottolineare, pretendendo quella competenza della quale ha fatto la sua bandiera professionale in tutta la vita.
Con l'Oscar Pizzo questo problema non esiste. Pizzo è un pianista, anche se oggi non suona quasi più perchè ha saltato il fosso e s'è buttato, spinto da Fuortes, nella direzione artistica. Nel caso specifico quella rassegna di musica 'Contemporanea' che da qualche anno ha luogo all'Auditorium, nel corso della quale egli ha attivato contemporaneamente un centinaio di metronomi, in una singolare sinfonia ritmica, ha fatto fare le ore piccole a tanti appassionati nella '24 ore Satie', ed infine ha fatto atterrare nel piazzale antistante l'Auditorium, ben quattro elicotteri e li ha poi fatti levare in volo, con i musicisti che avevano sotto braccio la musica di Stockhausen, tanto suonarla non serviva, a causa del rumore assordante delle pale di quei mostri volanti.
Giambrone, conoscendo queste imprese da Oscar, gli ha detto che voleva anche a Palermo queste performances per le rinate - ad opera di Giambrone sovrintendente - 'settimane' musicali di molti decenni fa dedicate alla musica contemporanea. E nelle prossime settimane egli farà sentire ai palermitani che sa davvero suonare, presentandosi proprio in uno dei concerti previsti da Giambrone. La qual cosa fa pensare alla lunga trattativa che Giambrone ha avuto con Fuortes, per fregargli quel diabolico inventore di cose pazze per l' Auditorium romano.
Giambrone, inoltre, ha avuto modo di saggiare da vicino la competenza del Pizzo attraverso quelle rassegne italo-francesi che egli ha curato sotto l'egida dell'Ambasciata transalpina in Italia, 'Suona francese' che ha poi partorito anche un 'Suona italiano', nel corso delle quali ha avuto come partner anche i Conservatori italiani, compreso quello di Palermo, presidente Giambrone, ancora lui, dominus siciliano, che nelle ultime edizioni è stato oltremodo presente. L'opera del Pizzo in queste rassegne è stato prevalentemente quello del 'postino' smistatore il quale ha ricevuto tante proposte - in Italia ci sono persone che sanno farne - e che se le pagano anche (come è accaduto per molti appuntamenti di queste rassegne), pur di apparire.
Giambrone dunque ha apprezzato questa capacità di valorizzare tutto e tutti e, alla fine, ha deciso per il Pizzo. Il quale , dovendo fare il direttore artistico di un teatro, deve occuparsi prevalentemente di melodramma, come non ha mai fatto prima, ma le cui competenze, pari alle sue di Giambrone, il medesimo Giambrone avrà avuto modo di verificare da vicino.
Imparerà. Del resto la musica la conosce e la sa leggere. All'inizio sarà forse un pò faticoso, ma a questo penserà Giambrone e tutta l'équipe del teatro che si occupa della produzione artistica. Del resto non è il primo caso di apprendistato fatto non nelle piccole ma istruttive botteghe, ma direttamente dagli scranni più alti di importanti istituzioni.
Ci vengono alla mente altri esempi, recenti, di musicisti di successo, catapultati a fare cose che non avevano fatto mai prima e che dunque si temeva non sapessero fare.
Ne parlava, accusandolo, Cagli, riferendosi a Giorgio Battistelli, compositore che del film musicale ha fatto la sua carta vincente, in occasione delle ultime elezioni per la sovrintendenza di Santa Cecilia, che videro Battistelli sfidare Cagli e Cagli vincere. Il quale parlando di Battistelli aveva detto - come riportato in alcune lettere rese note ai giornali - che 'quello non era in grado neanche di organizzare un concerto'. Mentre lui sì. Che è poi ciò che, prima, Battistelli, a sua volta, aveva, più o meno, detto di un compositore romano, Nicola Sani, oggi consulente artistico del Teatro di Bologna, al tempo della sua direzione artistica dell'Opera di Roma: 'quello del melodramma non sa neanche che esiste'. L'uno e l'altro oggi fanno i direttori artistici, e perciò devono aver imparato. A meno che da ambedue non si pretenda che conoscano come si organizza un concerto, o quali voci sono necessarie per un particolare titolo operistico. A questo ci pensa l'équipe tecnica che ogni istituzione musicale ha ( ed è costretta ad avere, per l'incapacità dichiarata di tanti direttori artistici. E questo vale dalla Scala a ... e il resto non dico!) nei vari 'esperti di voci' o 'segretari' e 'coordinatori' artistici e, nei teatri, 'responsabili di cast' e consulenti vari.
Dunque anche il Pizzo può farcela, da lui Giambrone vuole idee che facciano accendere i riflettori sul suo teatro, che ha un'immagine un pò appannata.
Come l'ha presa questa fuga il Fuortes in grande difficoltà sulla piazza romana? Non lo sappiamo. Certo che privarsi dell'inventore sarà stato duro, anche perchè difficile da rimpiazzare, uasi impossibile. A meno che il Pizzo medesimo non decida di tenersi Roma ( 'Contemporanea') e Parigi ('Suona francese' e 'Suona italiano'), insieme a Palermo.
Con l'Oscar Pizzo questo problema non esiste. Pizzo è un pianista, anche se oggi non suona quasi più perchè ha saltato il fosso e s'è buttato, spinto da Fuortes, nella direzione artistica. Nel caso specifico quella rassegna di musica 'Contemporanea' che da qualche anno ha luogo all'Auditorium, nel corso della quale egli ha attivato contemporaneamente un centinaio di metronomi, in una singolare sinfonia ritmica, ha fatto fare le ore piccole a tanti appassionati nella '24 ore Satie', ed infine ha fatto atterrare nel piazzale antistante l'Auditorium, ben quattro elicotteri e li ha poi fatti levare in volo, con i musicisti che avevano sotto braccio la musica di Stockhausen, tanto suonarla non serviva, a causa del rumore assordante delle pale di quei mostri volanti.
Giambrone, conoscendo queste imprese da Oscar, gli ha detto che voleva anche a Palermo queste performances per le rinate - ad opera di Giambrone sovrintendente - 'settimane' musicali di molti decenni fa dedicate alla musica contemporanea. E nelle prossime settimane egli farà sentire ai palermitani che sa davvero suonare, presentandosi proprio in uno dei concerti previsti da Giambrone. La qual cosa fa pensare alla lunga trattativa che Giambrone ha avuto con Fuortes, per fregargli quel diabolico inventore di cose pazze per l' Auditorium romano.
Giambrone, inoltre, ha avuto modo di saggiare da vicino la competenza del Pizzo attraverso quelle rassegne italo-francesi che egli ha curato sotto l'egida dell'Ambasciata transalpina in Italia, 'Suona francese' che ha poi partorito anche un 'Suona italiano', nel corso delle quali ha avuto come partner anche i Conservatori italiani, compreso quello di Palermo, presidente Giambrone, ancora lui, dominus siciliano, che nelle ultime edizioni è stato oltremodo presente. L'opera del Pizzo in queste rassegne è stato prevalentemente quello del 'postino' smistatore il quale ha ricevuto tante proposte - in Italia ci sono persone che sanno farne - e che se le pagano anche (come è accaduto per molti appuntamenti di queste rassegne), pur di apparire.
Giambrone dunque ha apprezzato questa capacità di valorizzare tutto e tutti e, alla fine, ha deciso per il Pizzo. Il quale , dovendo fare il direttore artistico di un teatro, deve occuparsi prevalentemente di melodramma, come non ha mai fatto prima, ma le cui competenze, pari alle sue di Giambrone, il medesimo Giambrone avrà avuto modo di verificare da vicino.
Imparerà. Del resto la musica la conosce e la sa leggere. All'inizio sarà forse un pò faticoso, ma a questo penserà Giambrone e tutta l'équipe del teatro che si occupa della produzione artistica. Del resto non è il primo caso di apprendistato fatto non nelle piccole ma istruttive botteghe, ma direttamente dagli scranni più alti di importanti istituzioni.
Ci vengono alla mente altri esempi, recenti, di musicisti di successo, catapultati a fare cose che non avevano fatto mai prima e che dunque si temeva non sapessero fare.
Ne parlava, accusandolo, Cagli, riferendosi a Giorgio Battistelli, compositore che del film musicale ha fatto la sua carta vincente, in occasione delle ultime elezioni per la sovrintendenza di Santa Cecilia, che videro Battistelli sfidare Cagli e Cagli vincere. Il quale parlando di Battistelli aveva detto - come riportato in alcune lettere rese note ai giornali - che 'quello non era in grado neanche di organizzare un concerto'. Mentre lui sì. Che è poi ciò che, prima, Battistelli, a sua volta, aveva, più o meno, detto di un compositore romano, Nicola Sani, oggi consulente artistico del Teatro di Bologna, al tempo della sua direzione artistica dell'Opera di Roma: 'quello del melodramma non sa neanche che esiste'. L'uno e l'altro oggi fanno i direttori artistici, e perciò devono aver imparato. A meno che da ambedue non si pretenda che conoscano come si organizza un concerto, o quali voci sono necessarie per un particolare titolo operistico. A questo ci pensa l'équipe tecnica che ogni istituzione musicale ha ( ed è costretta ad avere, per l'incapacità dichiarata di tanti direttori artistici. E questo vale dalla Scala a ... e il resto non dico!) nei vari 'esperti di voci' o 'segretari' e 'coordinatori' artistici e, nei teatri, 'responsabili di cast' e consulenti vari.
Dunque anche il Pizzo può farcela, da lui Giambrone vuole idee che facciano accendere i riflettori sul suo teatro, che ha un'immagine un pò appannata.
Come l'ha presa questa fuga il Fuortes in grande difficoltà sulla piazza romana? Non lo sappiamo. Certo che privarsi dell'inventore sarà stato duro, anche perchè difficile da rimpiazzare, uasi impossibile. A meno che il Pizzo medesimo non decida di tenersi Roma ( 'Contemporanea') e Parigi ('Suona francese' e 'Suona italiano'), insieme a Palermo.
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martedì 12 agosto 2014
L'officina in cui lavora D'Alò Giovanni, ed altre storie con Battistelli,Barbieri,Dall'Ongaro
A Rocca di Mezzo si è inaugurato nei giorni scorsi un importantissimo festival musicale, affidato alle cure di Giovanni D'Alò, unicamente noto perché collabora, nella 'romana' alle pagine di Repubblica, spingendosi, ma solo quando gli capita un festival di amici, ad uscire dallo stretto perimetro geografico romano e laziale. Adesso lui non può scrivere del suo festival - ma non sarebbe la prima volta se lo facesse - e una C.C. si incarica di togliere le 'castagne dal fuoco' al suo collega.
Innanzitutto non si capisce perché l'abbiano chiamato 'Officina delle Muse' se a tale nome risponde anche una onlus napoletana che si muove nel campo dell'arte e preesiste al celebre neonato festival abruzzese. Una spiegazione ce l'hanno: mantenere un contatto, nominale, con il precedente festival, defunto, che era organizzato dall'Officina musicale aquilana, affidata ad Orazio Tuccella.
Ma il bello ed il mai visto vengono dal programma del festival che il critico di Repubblica ha organizzato, attingendo alle sue vaste conoscenze e valendosi della sua immensa fantasia.
Preinaugurazione con la Banda dell'esercito diretta dalla famosa m. 'Bona', vice direttrice. Poi il festival vero e proprio. Inaugurazione con Prosseda, pianista, concerto di Bacchetti, pianista, e di Canino, pianista. Nel mezzo la proiezione di un film, e i concerti dei tre pianisti, compreso quello di Matusalemme-Canino, preceduto da un incontro, solitamente moderato da D'Alò, che solo lì fa il suo mestiere. Non quando fa quello di direttore artistico di un festival inesistente, con un programma altrettanto inesistente. Tre pianisti e ciao.
Preinaugurazione con la Banda dell'esercito diretta dalla famosa m. 'Bona', vice direttrice. Poi il festival vero e proprio. Inaugurazione con Prosseda, pianista, concerto di Bacchetti, pianista, e di Canino, pianista. Nel mezzo la proiezione di un film, e i concerti dei tre pianisti, compreso quello di Matusalemme-Canino, preceduto da un incontro, solitamente moderato da D'Alò, che solo lì fa il suo mestiere. Non quando fa quello di direttore artistico di un festival inesistente, con un programma altrettanto inesistente. Tre pianisti e ciao.
Non abbiamo nulla da dire se un critico musicale, in virtù di questa professione, sia chiamato a fare un festival, in un paesino sperduto, per quanto rinomatissimo per il pubblico estivo. Si dovrebbe sempre cominciare così per farsi le ossa in un altro campo. Ma poi occorre dimostrare di avere le qualità per continuare ed anche progredire negli impegni artistici, magari lasciando quelli di critico.
Mentre invece accade sempre più spesso il contrario, come nelle dirette vicinanze di Rocca di Mezzo, e cioè all'Aquila, dove il padrone Battistelli, ha chiamato alla direzione artistica della società di concerti 'Barattelli' un altro critico di Repubblica, Guido Barbieri, senza che quest'ultimo avesse mai debuttato, neanche nella cantina di casa sua, nella organizzazione musicale, ad eccezione di qualche sortita nella musica contemporanea, in coppia con Pizzo, nel famoso duo Pizzo-Barbieri, e da drammaturgo; mai di direzione artistica e soprattutto mai in una istituzione di dimensioni più ridotte per fare pratica. Ma per questa, è ovvio, che ci pensa l'apparato ed il capo apparato Battistelli. Che è quello che voleva, ed intanto hanno come direttore artistico un critico di un famoso giornale, nominato a sua 'insaputa'.
Il quale critico, a quattro soldi, era stato, e per la stessa ragione della sua professione giornalistica non per altro, già chiamato a dirigere una associazione anconetana, non sappiamo se anche lì a sua 'insaputa', ma forse no.
Il Battistelli ne era a conoscenza, ma proprio per questo l'ha chiamato, senza interpellarlo prima, per allargare sempre di più il suo circuito di influenza. Dalla Toscana agli Abruzzi alle Marche fino al Lazio, dove siede nel consiglio di amministrazione dell'Opera, da dove forse si candiderà, dopo la sfortunata esperienza di qualche anno fa, nuovamente , alla sovrintendenza dell'Accademia di Santa Cecilia, dove una volta insediato - ma deve vedersela con un altro candidato che non mollerà l'osso, dall'Ongaro - lascerà tutti gli altri incarichi, forte anche del lauto compenso che prima Berio e poi Cagli si sono dati: 330.000 Euro. Una bella sommetta infiocchettata sul bastone del comando.
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sabato 12 aprile 2014
Facce note al FESTIL-VA ( Villa Adriana)
Dopo due anni di sospensione torna, d'estate, il FestilVA( Villa Adriana) di Tivoli e torna nelle mani rassicuranti ed organizzate di Musica per Roma, che sono mani sante rispetto a quelle in cui era stato praticamente buttato in precedenza, senza che nessuno si alzasse a gridare allo scandalo di uno dei più grandi monumenti, profanato da una programmazione un pò troppo personale, raffazzonata, paesana, sottoposta a cambiamenti anche all'ultimo minuto. Adesso questo non accadrà più. E forse la ragione per cui tre anni fa ed ora si ricorre alla collaudata macchina da guerra di Musica per Roma è proprio questa, oltre naturalmente alla appartenenza politica; non dimentichiamola. Musica per Roma assicura organizzazione. Certo, però , propone la stessa minestra della sede centrale. Basta andare a vedere la programmazione invernale o quella estiva precedente e presente, per trovarvi le stesse facce - sia chiaro, tutte presentabili e degne di essere riviste - anche a Tivoli. In pratica Musica per Roma non fa che allargare la tournée dei cavalli della sua scuderia. Si dirà che questo - forse - promette sconti sui costi degli artisti e delle produzioni, ma a quale prezzo? Al prezzo di vedere troppo le stesse facce, alcune anche decotte, e di restringere troppo il mercato degli spettacoli, affidandone la gestione a poche mani pigliatutto. E così la creatività, la fantasia, la diversità viene mortificata e calpestata.
Se si esamina il raggio di azione e di potere di Musica per Roma vengono fuori dati poco consolanti: Musica per Roma ha lo stesso amministratore delegato dell'Opera di Roma - Fuortes ha ammesso anche lui che trattasi di una situazione straordinaria che dovrà finire! - ; lo stesso amministratore gestisce anche il Festil VA di Tivoli; ha avuto in dono la gestione di 'Suona Italiano' in Francia, dagli stessi organizzatori di 'Suona Francese' in Italia, che sono poi gli stessi, cioè a dire Oscar Pizzo che gestisce il francese e l'italiano, per conto di Musica per Roma, sotto l'egida dell'Ambasciata di Francia a Roma e che fa anche 'Contemporanea' e che Fuortes aveva chiamato, come collaboratore, anche a Bari. Fino a qualche mese fa in questa morsa di potere c'era anche il Petruzzelli di Bari. Non è troppo?
Ma forse conviene non sottovalutare gli aspetti positivi di questa concentrazione di potere che fa incontrare i protagonisti più d'una volta a stagione. Come, ad esempio, il piccolo miracolo che questo FestilVA di Tivoli ha fatto facendo riconciliare, in seno a Musica per Roma, il Pizzo con Barbieri Guido, un tempo manovratori in tandem della rassegna 'Contemporanea' , ancora di Musica per Roma. Si vedrà a Tivoli, lo spettacolo da loro ideato, ma anche a Ravenna, al Festival Muti, e ai Cantieri dell'immaginario dell'Aquila - il festival fortemente voluto da Salvo Nastasi e reiterato con passione perchè lì incontrò, alla prima edizione, il suo amore, Giulia Minoli.
Barbieri, qui con Pizzo, firma uno spettacolo su un'altra sciagura umanitaria: la sua specialità di drammaturgo. Infatti nel suo recente passato si ricordano altrettali spettacoli sui migranti morti nel mediterraneo, sul primo incidente nucleare avvenuto anni fa negli Stati Uniti, sui bambini del Medio Oriente che fecero guerra con le pietre, mentre poi lodevolmente si incontravano riappacificati in una scuola, ed infine sulla sciagura del terremoto a L'Aquila. Evidentemente il dolore, che rende in palcoscenico, si addice a Barbieri.
Ci domanderete perchè abbiamo scritto Festil VA? Perchè ci colpiscono quelle due lettere maiuscole nel logo del festival che starebbero a dire che nel destino del celebre monumento di Tivoli, era scritto che ci sarebbe stato un Festival 'Villa Adriana' . Non resistiamo ad esprimere ammirazione ogni volta che c'è una esplosione di invenzione e fantasia, come in questo caso.
Se si esamina il raggio di azione e di potere di Musica per Roma vengono fuori dati poco consolanti: Musica per Roma ha lo stesso amministratore delegato dell'Opera di Roma - Fuortes ha ammesso anche lui che trattasi di una situazione straordinaria che dovrà finire! - ; lo stesso amministratore gestisce anche il Festil VA di Tivoli; ha avuto in dono la gestione di 'Suona Italiano' in Francia, dagli stessi organizzatori di 'Suona Francese' in Italia, che sono poi gli stessi, cioè a dire Oscar Pizzo che gestisce il francese e l'italiano, per conto di Musica per Roma, sotto l'egida dell'Ambasciata di Francia a Roma e che fa anche 'Contemporanea' e che Fuortes aveva chiamato, come collaboratore, anche a Bari. Fino a qualche mese fa in questa morsa di potere c'era anche il Petruzzelli di Bari. Non è troppo?
Ma forse conviene non sottovalutare gli aspetti positivi di questa concentrazione di potere che fa incontrare i protagonisti più d'una volta a stagione. Come, ad esempio, il piccolo miracolo che questo FestilVA di Tivoli ha fatto facendo riconciliare, in seno a Musica per Roma, il Pizzo con Barbieri Guido, un tempo manovratori in tandem della rassegna 'Contemporanea' , ancora di Musica per Roma. Si vedrà a Tivoli, lo spettacolo da loro ideato, ma anche a Ravenna, al Festival Muti, e ai Cantieri dell'immaginario dell'Aquila - il festival fortemente voluto da Salvo Nastasi e reiterato con passione perchè lì incontrò, alla prima edizione, il suo amore, Giulia Minoli.
Barbieri, qui con Pizzo, firma uno spettacolo su un'altra sciagura umanitaria: la sua specialità di drammaturgo. Infatti nel suo recente passato si ricordano altrettali spettacoli sui migranti morti nel mediterraneo, sul primo incidente nucleare avvenuto anni fa negli Stati Uniti, sui bambini del Medio Oriente che fecero guerra con le pietre, mentre poi lodevolmente si incontravano riappacificati in una scuola, ed infine sulla sciagura del terremoto a L'Aquila. Evidentemente il dolore, che rende in palcoscenico, si addice a Barbieri.
Ci domanderete perchè abbiamo scritto Festil VA? Perchè ci colpiscono quelle due lettere maiuscole nel logo del festival che starebbero a dire che nel destino del celebre monumento di Tivoli, era scritto che ci sarebbe stato un Festival 'Villa Adriana' . Non resistiamo ad esprimere ammirazione ogni volta che c'è una esplosione di invenzione e fantasia, come in questo caso.
giovedì 5 dicembre 2013
Della Valle non sarà simpatico, però fa fatti e buone proposte
Dopo due anni sono finalmente iniziati i lavori per il restauro del Colosseo che dovrebbero durare tre anni, o quel che sarà; ma lui controllerà - sicuramente molto meglio del ministero - che i tempi siano rispettati.
Nel frattempo, da quando Della Valle ha messo a disposizione i 25 milioni di Euro necessari, è aumentata di due punti l'IVA, e lo Stato che non si cura di conservare al meglio i suoi tesori del passato, si fotte sulle sponsorizzazioni, compresa quella di Della valle, l'IVA che , essendo aumentata di due punti, gli arriva ancor più consistente. Dite voi se questo non è uno stato di MERDA! Se non ci fosse stato Della Valle, quell'antipaticone che tutti conosciamo, ma che comunque ha messo mano al portafoglio, avremmo visto ogni giorno sfaldarsi il vecchio monumento; ora che lui ci ha messo i soldi, lo Stato - Ladrone! - ci vuole guadagnare. Nel senso che senza scucire un Euro avrà un monumento restaurato, ma pretende soldi anche da coloro che suppliscono alle sue funzioni, quando invece dovrebbe erigere loro un monumento e dargli tutte le onorificenze possibili. Ma ciò che non fa l'Italia, almeno in fatto di onorificenze, ci pensa la Francia.
L'ambasciatore a Roma ha dato il cavalierato nelle arti e nelle lettere, ancora una volta - negli ultimi tempi si è distinto nell'attribuire onorifcenze- a tre italiani famosi nel mondo: Einaudi, non il presidente della repubblica, suo nipote, compositore esimio; Pizzo - non mi dite chi è, niente a che fare con Piazzolla- e Lotoro, noto nel mondo per la musica 'concentrazionaria'.
E poi Della Valle ha avuto anche un'idea, altro che quella panzana che voleva ogni anno una città italiana capitale 'italian'a della cultura. Ha detto Della Valle: facciamo un elenco dei monumenti bisognosi di restauri urgenti - tenendo fuori Pompei, perchè lì la storia è un'altra- e cerchiamo di sensibilizzare anche i privati ad intervenire. Bravo Diego.
Nel frattempo, da quando Della Valle ha messo a disposizione i 25 milioni di Euro necessari, è aumentata di due punti l'IVA, e lo Stato che non si cura di conservare al meglio i suoi tesori del passato, si fotte sulle sponsorizzazioni, compresa quella di Della valle, l'IVA che , essendo aumentata di due punti, gli arriva ancor più consistente. Dite voi se questo non è uno stato di MERDA! Se non ci fosse stato Della Valle, quell'antipaticone che tutti conosciamo, ma che comunque ha messo mano al portafoglio, avremmo visto ogni giorno sfaldarsi il vecchio monumento; ora che lui ci ha messo i soldi, lo Stato - Ladrone! - ci vuole guadagnare. Nel senso che senza scucire un Euro avrà un monumento restaurato, ma pretende soldi anche da coloro che suppliscono alle sue funzioni, quando invece dovrebbe erigere loro un monumento e dargli tutte le onorificenze possibili. Ma ciò che non fa l'Italia, almeno in fatto di onorificenze, ci pensa la Francia.
L'ambasciatore a Roma ha dato il cavalierato nelle arti e nelle lettere, ancora una volta - negli ultimi tempi si è distinto nell'attribuire onorifcenze- a tre italiani famosi nel mondo: Einaudi, non il presidente della repubblica, suo nipote, compositore esimio; Pizzo - non mi dite chi è, niente a che fare con Piazzolla- e Lotoro, noto nel mondo per la musica 'concentrazionaria'.
E poi Della Valle ha avuto anche un'idea, altro che quella panzana che voleva ogni anno una città italiana capitale 'italian'a della cultura. Ha detto Della Valle: facciamo un elenco dei monumenti bisognosi di restauri urgenti - tenendo fuori Pompei, perchè lì la storia è un'altra- e cerchiamo di sensibilizzare anche i privati ad intervenire. Bravo Diego.
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