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domenica 17 giugno 2018

Per Giletti è arrivato il giorno del grande scoop: Fabrizio Corona

Giletti ha fatto  ascolti da record nelle ultime puntate, mettendosi a fianco di quattro donne siciliane ( tre sorelle e mamma), le quali, dopo la morte del loro genitore sono state vittime di soprusi mafiosi nel paesino dove vivono e dove hanno alcune proprietà. Giletti che ha un cuore grande come una casa, ha sposato la loro causa, ottenendo da Regione e Comune ed anche privati sostegno e mezzi perchè riprendano la loro attività nei campi .

E, sempre per il suo cuore grande come una casa, ha dato sostegno televisivo  ad una giovane donna che ha aperto un agriturismo fra mille ostacoli e sabotaggi. Giletti non si ferma difronte alle ingiustizie  e combatte; lui ha una forza umanitaria come nessun altro.

E, ancora, nell'ultima puntata - la settimana scorsa, ha preso in carico la storiaccia dell'Aquarius, carica di profughi sballottata dalle onde dopo la decisione del nostro Ministro degli Interni, il nobile Salvini, di vietarle qualunque approdo in Italia.
 Nella tragica vicenda dell'Aquarius, Giletti ha fatto un secondo scoop, linguistico questa volta,  è stato l'unico a chiamare la nave Aquerius.

Ma neanche il doppio scoop dell'Aquerius ha acquietato le sue mire  di giornalista d'assalto. E così, già nelle scorse puntate ha fatto filtrare alcune foto che lo ritraevano per strada con un campione dell'umanità, per annunciare che nell'ultima trasmissione di quest'anno - quella di oggi -  avrebbe fatto fare a Non é l'Arena, il botto con grande sorpresa perfino del suo datore di lavoro, Cairo. Un'intervista esclusiva a Fabrizio Corona, sì  a quel relitto umano che la galera e  e il ricovero in una comunità di recupero - come è quella di don Mazzi che lo tenuto in custodia per alcuni mesi -  non sono riuscite a riformare, ma ci riuscirà Giletti.

Solo che Giletti non sa o finge di non sapere che a nessuno  fotte di ascoltare quel che Fabrizio Corona avrà da blaterare.  Perchè nulla di sensato e ragionevolmente accettabil c'è da attendersi; la sua vita dopo il carcere lo dimostra. Vogliamo scommettere?


P.S Sembra che la stessa facoltà di lingue dell'Università 'Mazzini' dove ha studiato il Giletti dell'Aquerius, negli stessi anni sia stata frequentata da Lucia Annunziata dell'Equerius

martedì 12 giugno 2018

Aquarius, la nave dei migranti sballottata dalle onde, che dirigerà verso il porto di Valencia, nasconde un segreto solo per Massimo Giletti di 'Non è l'Arena': quello linguistico

La vicenda della nave AQUARIUS, di una ong  che ha a bordo 630 migranti circa, fra adulti, donne ed anche bambini, alcuni non accompagnati,  che sta ora nelle acque fra Malta e l'Italia, dovrebbe concludere la sua avventura fra qualche giorno - il tragitto è lungo ed il mare è in tempesta- nel porto di Valencia, dopo che Malta se ne è lavata le mani e Salvini e Toninelli, padri di figli, se ne sono bellamente  anch'essi lavate le mani per l'Italia, dove hanno chiuso tutti i porti. Vedete che  a volte - ha dichiarato quella bestia di Salvini (sarà possibile dirlo di uno che ha fatto ciò che ha fatto: mettere seriamente a rischio la vita di un gran numero di persone, sì di persone!) - alzare la voce EDUCATAMENTE' - a suo dire - serve? 

La Spagna questa volta si è offerta di accogliere i migranti. Ma le prossime volte  a chi toccherà occuparsi degli sbarchi ? Non certo alla Francia che, comunque,  dopo aver cacciato qualche centinaio di migranti da Ventimiglia, oggi si è permessa di accusare di disumanità l'Italia?

Salvini avrebbe dovuto intanto accogliere l'Aquarius, e poi subito, senza attendere la fine del mese quando il dossier 'emigrazione' sarà sottoposto all'attenzione dei capi di Stato a Bruxelles, bussare alle porte dell'Europa ed anche delle nazioni del nord Africa da dove partono i migranti, per una soluzione equa e definitiva che non si può raggiungere unilateralmente, mentre una nave in mezzo al mare in balia delle onde, carica di esseri umani, è in attesa del suo destino. Perchè  è evidente che gli sbarchi non cesseranno solo perchè un ministro della repubblica italiana chiude i porti. Come se la chiusura dei porti non possa essere sabotata. Se sabotassero i porti che farebbe Salvini, il padre di famiglia, bombarderebbe le navi?

 Ma tutto questo discorso,  troppo impegnativo per un blog che solitamente si occupa d'altro, solo per dirvi  qualcosa di meno drammatico, e cioè che quell'analfabeta di Massimo Giletti, che ha affrontato la questione dell'Aquarius, non ha capito che il nome della nave dell'ong è  LATINO e che quindi va pronunciato come è scritto, e non come lui, volendo mostrare di maneggiare disinvoltamente le lingue, ha, invece, dimostrato quanto sia ignorante, continuava a chiamarla Aquerius, Aquerius.

venerdì 1 dicembre 2017

Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda

Dalla sua scuola tv sono usciti anche  la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice  un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle  con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta',  fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso  della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.

Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo  'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette')  è divenuta sua diretta concorrente, Minoli  fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che  tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare,  a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.

 Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7,  al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.

Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv,  perchè così incalzando, mette a dura prova  anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.

 Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.

La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere  quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che  nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ).  Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
 Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto)  non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni  dell'intervistato.

Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che  è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.

Naturalmente Cairo, che vuole  sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7'  e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.

Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i  numerosi interventi in suo favore,  suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per  lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei,  che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.

Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone  destinato a finanziare i  singoli programmi  che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche  de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.

Severgnini,  su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re  delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!


mercoledì 22 novembre 2017

Con Dario Franceschini ed il suo ministero ci risiamo

Domenica scorsa, a 'Non è l'Arena' de La 7, condotta da Giletti, il ministro Franceschini che,  inseguito da una giornalista del programma aveva tirato avanti, senza rispondere alle domande sull'ecomostro del Palatino ( innalzato per consentire che andasse in scena quel capolavoro del 'Divo Nerone'), ha sentito il bisogno di intervenire telefonicamente in diretta per dire che lui non si tira indietro e non rigetta le responsabilità sue e del proprio dicastero, quando responsabilità esistono.
 Come nel caso dell'ecomostro di acciaio costruito su uno dei luoghi più sacri della nostra storia.

Il disastro sotto gli occhi di tutti ha molti padri. Innanzitutto i dirigenti del Ministero che dalla visione del progetto non hanno capito l'effettivo peso della sua realizzazione; poi i tecnici che, una volta approvato il progetto, non sono mai andati sul Palatino a vedere come procedevano i lavori - avrebbero potuto intervenire e porre immediatamente rimedio alle irregolarità; poi i tecnici del Comune che con molto ritardo concedono l'autorizzazione per lo spettacolo 'pubblico' e gli altri che non controllano in tempo i decibel degli impianti di amplificazione, e poi  tutti quelli che rassicurati dalla presenza di nomi altisonanti fra gli artefici dell'opera 'rock' si sono fidati ciecamente, e solo il giorno del debutto hanno potuto constatare lo schifo , la pochezza e la volgarità di quello spettacolo.

E il produttore ? Le sue responsabilità sono ininfluenti? No, certamente, ma non è che l'ultimo anello della catena che se fosse stata costruita a dovere e in tempo utile, avrebbe potuto esigere anche a lui efficienza e ubbidienza alle regole. Insomma un pasticcio al quale hanno contribuito in molti. Tutti con la medesima dose di colpa, perchè quella prima volta del Palatino ed il soggetto storico importante avrebbe richiesto maggiori responsabilità, competenza e immediatezza di intervento.

Adesso tutti hanno fatto causa a tutti. Come andrà a finire? Si saprà chissà quando. Resta solo quel mostro di ferraglie che il Ministero dovrà smontare, ma ci vorranno tempo e soldi; forse per Natale si riuscirà.
 Quel mostro  allora sparirà, mentre tutti gli artefici colpevoli del pasticcio RESTANO TUTTI AL LORO POSTO.  Dai dirigenti di Francechini, che sono, se ben ricordiamo, Prosperetti, Galloni... a quelli di Bergamo (l'assessore comunale che  ha voluto fare un dispetto a Franceschini per l'istituzione di quel parco speciale del Colosseo, che lui e la sindaca Raggi non condividono) come il sovrintendente Comunale,  Parisi Presicce.

giovedì 2 novembre 2017

CDA Rai. I guardiani della restaurazione

Le dimissioni di Milena Gabanelli dalla Rai, a seguito del rifiuto del direttore generale di accordarle l'insediamento nell'incarico indicato da Campo Dall'Orto, dopo aver abbandonato Report, la sua più illustre creatura, non è che l'ultimo atto  di una amministrazione che ha controfirmato un contratto principesco per Fabio Fazio, avallato il passaggio di noti giornalisti dall'esercizio della professione propria a quella di intrattenitori; offerto alla coppia delle sorelle Gori-Parodi la conduzione di Domenica in che fa acqua da tutte le parti- ma per le quali il marito di entrambe, Giorgio Gori, assicura che miglioreranno in futuro; e non in una prossima trasmissione, una volta traslocate da Domenica in, come si va vociferando  e molti, all'interno della Rai, si augurano, magari facendole tornare sia l'una che l'altra alle precedenti vite lavorative: per una delle quali sono i fornelli, per l'altra, una nuova e  forse migliore, come 'consorte' del Gorì sindaco o governatore.  E poi, l'uscita di Giletti dall'Arena domenicale, che nelle passate stagioni ha fatto registrare a Rai 1 ascolti molto lusinghieri, adducendo pretestuosamente la ragione che la domenica al pubblico deve essere risparmiato ogni pensiero; per finire, alla Gabanelli  alla quale qualunque proposta è stata bocciata, con la scusa che non è stato ancora definito il contratto di servizio e la ridiscussione generale del piano dell'informazione in  Rai.

E il Consiglio di amministrazione sta a guardare, non intende dimettersi - tanto scadrà a luglio a elezioni avvenute; ma anche a nuovo  governo insediato? questo non si può sapere.

Intanto il più chiacchierone dei consiglieri fa conoscere la ragione delle sue mancate dimissioni: vigilare sulla regolarità dell'informazione Rai nel periodo preelettorale, che significa da domani, visto che dopo l'approvazione della legge finanziaria, il governo ha di fatto concluso la sua missione.

Da molte parti,  di questa  restaurazione o involuzione in Rai  si attribuisce la responsabilità all' ex - e futuro ? - premier,  Renzi, causa di tutti i mali italiani, compreso il suggerimento  all'orecchio del direttore generale delle avventate e pasticciate soluzioni dei casi Giletti, Parodi, Gabanelli.

In tutti questi casi, non si capisce fino in fondo se è stato Renzi  ad  influire (dettare, anche?) sulle  discutibili ed assai discusse decisioni assunte in Rai, o se chi le ha assunte lo abbia fatto autonomamente. La seconda ipotesi molti la scartano a priori per il semplice fatto che chi ha assunto simili decisioni, con l'avallo del CDA che assiste placido e inerte alla involuzione in Rai, con la perdita di ascolti che si sta facendo preoccupante,  facendo notare che la nomina dell'amministratore è stata sostenuta ( imposta?) e benedetta dall'ex - e futuro? chissà - premier, come spera il diretto interessato, Renzi.

Fino a quando non si romperà questo filo diretto che lega la politica agli amministratori, incaricati talvolta anche a dispetto  ed in assenza di specifica  professionalità, non dimostreranno la propria capacità di governo e l'esercizio della medesima in totale autonomia,  assisteremo all'autodistruzione di aziende che ben altri destini meriterebbero e  potrebbero  perseguire e raggiungere, Rai inclusa.

lunedì 26 giugno 2017

Fabio Fazio ed altri (Giletti) disastri Rai

Alla fine l'ha spuntata Fabbio con Rai 1, e non perché avesse un contratto alternativo, già in tasca, con La 7 di Cairo -  passaggio smentito all'indomani di alcune rivelazioni giornalistiche evidentemente errate. Come altre volte il noto presentatore/ artista - anch'egli non giornalista, come  Vespa che ha con la Rai un contratto da esterno ma come artista -   ha sventolato sotto il naso dei dirigenti Rai la minaccia della sua uscita e i dirigenti, capitani coraggiosi, hanno accolto le richieste del presentatore genovese che adesso dopo il lauto compenso raggiunto non potrà più addurre a giustificazione delle sue giacchettelle cortine da ragazzo, la mancanza di soli. Almeno quelle se le faccia allungare, perchè ora chi crederà più al Fabbio bohémien e controcorrente che anche quelle giacchettele vorrebbero inculcare?

Ma che cosa chiedeva di così importante Fabbio alla Rai per restare? Semplicemente che non toccassero il suo cachet. E che, di conseguenza, non lo considerassero solo un costo, che poi è. E, difatti, il suo cachet non solo non è stato ritoccato ma glielo hanno anche aumentato, perché Fabbio è una ricchezza che non si poteva cedere ad altri e che ora, passando a Rai 1, farà aumentare anche le entrate pubblicitarie  legate al suo programma, che si sdoppierà: oltre la domenica, avrà una coda il lunedì. Intanto sappiamo dell'aumento del suo cachet e degli altri costi della sua trasmissione: complessivamente il doppio del suo cachet.  Dell'aumento delle entrate pubblicitarie  se ne potrà parlare solo in futuro. Tutto questo hanno detto a giustificazione del nuovo contratto al presentatore, il direttore generale e  la presidente Rai.

I dirigenti per dimostrare che cosa può fare Fabbio, e di conseguenza la ragione principale per cui  se lo sono tenuti stretto e gli hanno anche aumentato il compenso, hanno tirato fuori l'ultima puntata della sua trasmissione, nella quale ha ospitato Fiorello, il vero asso della televisione che quella sera ha fatto faville. Fiorello, non Fazio. Tanto valeva convincere Fiorello, facendogli superare la sua  ben nota pigrizia, magari facendogli sentire il profumo dei soldi al quale tutti, Fiorello compreso,  si mostrano sensibili.
 Fabbio , infine, non si tocca , per gli alti ascolti che faceva. intorno ai 3.000.000 di telespettatori. Ora dovrà cambiare anche registro perché il pubblico di Rai 1 non è quello di Rai 3, e si dovrà vedere come reagirà alle sue nuove proposte.

 Ma allora, se uno fa ogni domenica, in una fascia oraria diversa, e su Rai 1, 4.000.000 circa di telespettatori , e  costa 1/5 di quel che costa Fabbio, questi è da cambiare, anzi il suo programma da annullare, come nel caso dell'Arena di Giletti, in difesa del quale è scesa in campo unanime tutta la destra, dai consiglieri Rai ai partiti e altri?

La sua 'Arena' del primo pomeriggio domenicale di Rai 1 non c'è nel palinsesto della prossima stagione, anche se nella passata faceva intorno ai 4.000.000 di telespettatori ogni volta. Era una ampia finestra politica e di costume del lungo pomeriggio domenicale che ora sarà tutto nelle mani di Cristina Gori, in arte Cristina Parodi, nonostante quel suo tragico scivolone dell 'intervista all'imbroglione, presentato come martire ed eroe ( nato donna in un corpo di uomo; meglio: farabutto in un corpo umano, ora indagato!) del quale tutti i giornali hanno scritto chiedendo per Lei e la sua redazione ( la vita in diretta) una ammonizione pubblica,  che non c'è stata; come l'ha avuta, in questa stagione,  la signora Presta, in arte Paola Perego, che ora, dopo un periodo di quarantena, torna vittoriosa in Rai. La Parodi non solo non è mai uscita ma regna sovrana, la signora Gori.

Dell'Arena demagogica e populista e della 'spalla' leccatissima del presentatore,  s'è detto tante volte, ma al pubblico evidentemente quella fossa dei leoni, talvolta con  gli artigli limati, piaceva. Ora Rai 1 l'ha tolta dal palinsesto; ma per quali ragioni, e tutte opposte a quelle per cui ha fatto il nuovo contratto a Fabbio?

Ragioni 'editoriali': la domenica non si vuole turbare l'aria serena e familiare del pubblico di Rai 1. Ma se a 4.000.000 circa quell'aria un pò turbata  piaceva, perché privarli? Scelte editoriali.

Si potrebbero tirare le somme facendo i conti della serva: Fabbio è una  ricchezza della Rai con i suoi 3.000.000 circa di telespettatori e le sue classiche giacchettelle; Giletti col ciuffo, più bellocccio e le giacche a lunghezza normale, con i suoi 4.000.000 circa di telespettatori che cosa è? Troppi spettatori sono ingombranti?
Fabbio  è riuscito a farsi dare da Rai 1, 2.800.000 Euro a stagione, per quattro stagioni consecutive. 12.000.000 di Euro ( oltre una ventina di miliardi di lire, lira più lira meno)  e resta per la Rai una ricchezza - ma non dimentichiamoci anche che è prima di tutto un costo; Giletti con i suoi 500.000 Euro circa di compenso non è una ricchezza che va tutelata quanto Fabbio, che va tutelato più di Giletti, perché lui è più ricco di Giletti.

Si potrebbe aggiungere, per finire, che Fabbio nell'ottenere soldi, anche senza far nulla, è maestro. Si possono dimenticare i quasi venti miliardi di lire, o forse anche più, forse 28 addirittura, che riuscì a farsi dare dai precedenti proprietari dell'attuale La 7,  quando interruppero un contratto ancor prima che il Fabbio cominciasse a lavorarvi. Bravo, no? Ed è forse questa la ragione per cui Cairo ha subito messo le mani avanti: con noi non c'era neanche un 'pour parler'.

mercoledì 17 maggio 2017

'Arena' di Rai 1. Giuseppe Pennisi, che credeva di andare a farsi sbranare nella fosse dei leoni, è stato beccato da tre galline ed un galletto

Che quella di domenica scorsa, all'ultima puntata, più che un'Arena (  con Giletti, su Rai 1) fosse un pollaio, con tutte le caratteristiche conseguenti, non è una valutazione nostra,  bensì di una delle partecipanti che tale l'ha definito: la Meloni,  in compagnia ( buona) della Costamagna e Morani, agli ordini del galletto Giletti, che le aveva invitate, con sensibilità sopraffina, anche per festeggiare la 'festa delle mamme', ma chioccie.

A  Giuseppe Pennisi, che credeva di recarsi nella fosse dei leoni, mettendo in conto che avrebbero potuto sbranarlo ed invece è stato beccato da tre 'galline' ( definizione Meloni), chi glielo ha fatto fare a sacrificarsi in difesa del CNEL, ormai per tutti INDIFENDIBILE, lui che è economista di professione, critico musicale per passione, che gira i teatri italiani come una trottola,  ed è  per questo già molto occupato?
 E'  voluto andare, naturalmente invitato da Giletti, a spiegare in tv, il CNEL,  di cui è consigliere,  i suoi compiti di organo costituzionale di un certo rilievo - almeno così dovrebbe essere - al pari della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato e del CSM.

Vero è che negli ultimissimi anni,  dietro la spinta  della rottamazione renziana, il CNEL è stato praticamente inattivo senza che l'amministrazione statale ne avesse a soffrire, come del resto, negli anni in cui agiva, senza mai trarne vantaggi rilevanti da esso. Dunque aveva detto Renzi, aboliamolo. E tutti erano d'accordo con lui. Solo che, improvvidamente, il rottamatore l'aveva inserito fra le materie del referendum, per il quale ha ricevuto una sonora bocciatura popolare.

Ora il CNEL riprende il suo, agli occhi di tutti inutile, cammino in mare aperto, incurante delle tempeste che sicuramente  si scateneranno. E che anzi hanno già scatenato, la nomina di Treu a nuovo Presidente e la richiesta del rimborso delle spese - già molto ridotte - col governo Renzi, per i consiglieri.

La Morani - che parla non solo a nome, ma come fosse Renzi, ma più bella di Renzi - ha invitato il consigliere Pennisi a lavorare gratis, proprio come farà Treu (che al CNEL non credeva, tanto è vero che ha votato Si al referendum); e Giletti alla giusta richiesta dei rimborsi, ha risposto da galletto accigliato (finto), chiedendo al professore se sia mai andato in una periferia a vedere le condizioni di chi ci abita. Come se lui Giletti fosse di casa nelle periferie e dunque conoscesse bene le condizioni degli abitanti.

Naturalmente non ha mancato di far sentire la sua voce stridula la  consueta 'spalla' di Giletti, il ricercatore ingelatinato, le cui competenze per quanto ci siamo scervellati, non ci è riuscito di capire.
 Alla fine Pennisi, beccato contemporaneamente dalle tre galline- la definizione è sempre della Meloni - e dal galletto, se ne è andato, infastidito, senza   aver potuto parlare tranquillamente sul CNEL, esprimendo le sue ragioni.

Giletti aveva colto l'indicazione per il dibattito,  anzi per il 'beccaggio', da un'articolo del Corriere, letto la mattina in  fretta, dove si dava notizia della richiesta dei rimborsi venuta da una riunione informale dei consiglieri del CNEL. E aveva, moralizzando, detto, con l'indice puntato verso il potevo Pennisi: sempre di soldi parliamo.
Ma si è sbilanciato TROPPO Giletti. Ha fatto finta di non aver letto - ma noi invece sì che l'abbiamo letto e con noi tanti altri -  la pagina a fronte del medesimo Corriere, nello stesso giorno di domenica, dove di altri emolumenti, di ben altre proporzioni si parlava; altro che 'rimborsi spese'. Dei compensi  cioè di Giletti e degli altri galletti, Fazio a guidare la fila, che minacciano di lasciare il pollaio di 'mamma Rai' se qualcuno si azzarda a toccarli( i soldi loro).
 L'anno prossimo alla nuova Arena, senza Giletti,  inviteranno il galletto 'moralizzatore' a spiegare come si vive nel pollaio del vicino, in quali condizioni. e con  quale mangime.

lunedì 8 maggio 2017

RAI. Fazio Fabio, detto Fabbio, tu sei anche un COSTO. Non puoi dire: 'campo dall'orto!'

Nel corso del festival dedicato alla tv, a Dogliani, interrogato da Aldo Grasso, Fazio - per tutti 'Fabbio' - s'è dato a lamentarsi, rivelando anche alcuni spiacevoli particolari della sua attuale condizione. Come quello degli insulti spesso rivoltigli  quando accompagna i figli a scuola, se viene riconosciuto da qualcuno. Ed anche di qualche minaccia, di morte addirittura, alla quale ovviamente occorre dare il peso che può avere uno sfogo momentaneo, dettato da condizioni di seria difficoltà in cui versano molti italiani, e certamente da non prendere alla lettera.

Tutto ciò non ci esime dal condannare simili comportamenti che di recente hanno toccato  anche cariche istituzionali di primo piano.
Fazio - con il quale l'intervistatore (solitamente non arruolabile fra i suoi fan) sembra non essere stato particolarmente pungente con l'intervistato, anche sul capitolo: 'Fazio, patrimonio e non solo costo', ha detto  apertamente - come, del resto,  nasconderlo - che lui 'guadagna molto', e che a differenza di molti suo colleghi, avrebbe molti portoni spalancati davanti, qualora la porta della Rai gli si chiudesse in faccia - ma per sua volontà.
 E, infatti, il direttore generale, Antonio - che anche lui non può dire: 'campo dall'orto!' - cogliendo l'invito di 'Fabbio' a difenderlo, davanti alla stessa platea di Dogliani ha detto che Fazio è una risorsa; fa parte del patrimonio della Rai, e non è soltanto un volto della tv - come maldestramente s'era difeso dalla medesima accusa di guadagnare troppo, Giletti - ma anche autore , e la tv 'la fanno gli autori'( dopo o senza Fazio, autori in Rai non ve ne sono più?)

Fabbio non può negare di essere corso subito ai ripari, appena s'è ventilata l'ipotesi che gli avrebbero toccato il portafogli: "voglio d'ora in avanti produrre i miei programmi", che tradotto vuol dire: vendo il programma 'chiavi in mano' e perciò guadagno quello che voglio, forse anche più di ora, e così il mio portafogli è salvo.
In barba alla lotta, purtroppo senza apprezzabile esito, fatta in questi anni per togliere spazio e potere ai produttori esterni, a vantaggio delle specifiche competenze Rai, che ci sono se solo venissero sfruttate e valutate. Che fa 'Fabbio', si ritira dalla lotta a questo malcostume, dimenticando che chi 'si ritira dalla lotta...'.

Anche l'inno ufficiale della Rai che canta la sua diversità da tutte le altre aziende di comunicazione, perchè fa 'servizio pubblico', non viene più cantato dalle nostre star che 'guadagnano troppo' e che non intendono, per nessuna ragione, venire a più miti pretese, nonostante che la crisi continui a falcidiare le risorse anche vitali di molti cittadini, salvo che le loro. La controrisposta che occorre tener presente quanto loro fanno guadagnare alla Rai, ha senso,  ma solo  in parte. Non l'ha quando vuol sostenere che siccome fanno guadagnare forse più di quanto costano, si possa spendere e spandere in loro favore, senza limiti.

Il milione ed ottocento mila Euro circa, a quanto ammonta il suo compenso in Rai, è davvero troppo, ed è certo che oggi in nessuna altra azienda televisiva potrebbe mantenerlo. Il discorso vale naturalmente non solo per 'Fabbio'; vale anche, ad esempio, per Antonellona; vale per gli 'Angeli' - poco angeli, e molto industriali della tv - padre e figlio, ed   per un'altra decina di star, i cui nomi sono ogio sulle bocche di tutti, come quello di 'Fabbio'.

 I loro compensi sono oggettivamente eccessivi, e la Rai, sua sponte, avrebbe dovuto calmierarli, senza attendere bordate e accuse mosse anche da parlamentari  della stessa maggioranza di governo che ha espresso l'attuale direzione generale. Invece non l'ha fatto, per il timore di aprire la stalla e far scappare i buoi. Si provi ad aprirla la stalla. Siamo sicuri che usciti da quella della Rai, trovino rifugio in altre stalle altrettanto confortevoli e tanto ricche di vitaminizzato fieno ( li 'sordi', alla romana)?

Per tornare , infine, a Fabbio, la sua posizione stipendiale, ad esempio, gli ha impedito - a differenza di quanto hanno fatto la Gabanelli ed altri che non hanno la stessa coda di paglia di lui, se ricordiamo bene - di parlare, in tutta serenità, dei famigerati vitalizi degli ex parlamentari (non è un caso che, a nostra memoria, anche Eugenio Scalfari, che ne percepisce uno da quasi mezzo secolo, non affronti mai tale tema nelle sue omelie domenicali, sempre interessanti ed approfondite, ma per questa ragione incomplete); e, per converso, sicuramente gli impedirà di accennare al gesto di un ex direttore generale della Rai ( lodevolmente, per lui, sposato Ferilli,  ma che ha purtroppo il demerito di aver dato troppo spazio a Marzullo), Cattaneo, oggi a capo di una grande azienda  multinazionale, il quale ha, di recente, devoluto ai lavoratori del suo gruppo,  interamente, il bonus (di quasi sette milioni di Euro) meritato per i bilanci in attivo e per i ricavi, ben superiori a quelli di Fazio per la Rai, dell'azienda che amministra.

 'Fabbio' potrebbe mai invitarlo a parlare di questo, impedendo a chicchessia di rimproverargli - qualora lo facesse, ma non lo farà - che, a pancia piena,  'predica bene e...'. Che non è un insulto, bensì semplice constatazione, e di buon senso.


sabato 22 aprile 2017

Rai. Nessuno tocchi le star

 Fermi tutti, serrate le file. Non scappate, mamma Rai vi ama ancora e per dimostravi quanto, allarga ancora  i cordoni della borsa.
 L'allarme sulla fuga delle star dalla Rai è rientrato. Il CDA nei prossimi giorni sposerà il 'parere' espresso dal Ministero dell'Economia, per bocca del sottosegretario Giacomelli, e tutto resterà come prima.

Anche alle star che provengono dal giornalismo, non si applicano, ha spiegato Gicomelli, le stesse regole dei giornalisti in piena attività, perché da tempo anche quelli che provengono dal giornalismo hanno sottoscritto contratti della categoria dello 'spettacolo', in base ai quali pagano anche regolarmente l'Enpals, e non più l'Inpgi - che anche per questo è in crisi nera.

E la Antonellona Clerici? può dormire sonni tranquilli: Lei - come è evidente - dà spettacolo ogni giorno davanti a piatti fumanti e calici  profumati, se poi scrive ricette per quasi tutti i giornali la colpa non è sua perché lei comunque non è una giornalista ma una mancata cuoca, e per questo la Rai la paga come le star del momento: i grandi chef. Se poi lei assaggia soltanto è irrilevante.

Fabio Fazio che  aveva già minacciato di voler produrre in futuro i suoi spettacoli - era uno degli éscamotage per eludere il tetto dei compensi - e financo - lo ha scritto qualche giornale - che avrebbe potuto anche lasciare la Rai, e già stava trattando con La 7 -  Cairo sarebbe così fesso da dargli quello che gli dà la Rai -  ci ha ripensato, ma non forse alla sua volontà di autoprodursi. Non si sa mai, dovessero di nuovo attaccarlo in futuro.

Le star contano, lo sa bene anche Giletti  che  porge una sua ragione speciale. Ogni trasmissione più che per il format si identifica con il protagonista, come ad esempio, l'Arena con la sua faccia. Senza di quella anche una trasmissione di successo non avrebbe più lo stesso appeal per il pubblico, ma anche per la pubblicità - è la minaccia velata, ora neppure necessaria. Anzi, da ex giornalista di razza, avanza una proposta, non pro domo sua, e cioè che gli alti dirigenti della Rai, che amministrano un bilancio annuo di 2 miliardi di euro circa, non possono essere pagati secondo il tetto. Insomma in Rai mi dai una cosa a me (lo stesso compenso), ed io ti dò una cosa a te (l'aumento del tuo).

L'unica pietra dello scandalo è Lucia Annunziata, che ha fregato tutti sul tempo, riducendosi il compenso, per rientare nel tetto dei 240.000 Euro. e che forse ora si  sarà pentita amaramente; salvo  che la Rai  non le imponga di tornare al compenso stabilito per contratto. Povera Lucia! Le toccherebbe la stessa sorte di tanti paperoni,  gratificati da vitalizi principeschi, i quali, pur volendo come hanno spesso dichiarato i più falsi, non possono rinunciarvi. Sono costretti a percepirli, lo prescrive la legge.

Dunque le star restano in Rai, i compensi non si toccano, il palinsesto del prossimo autunno è salvo, e perfino Carlo Freccero, scontento sempre di tutto, questa volta può dichiararsi soddisfatto.

sabato 25 febbraio 2017

Natalia Aspesi: la sua provocazione alla Rai che sembra temere il calmiere dei compensi applicato anche agli artisti

Natalia Aspesi, la papessa del giornalismo, noi l'abbiamo spesso attaccata, anzi lo abbiamo fatto, puntualmente, ogni anno, in occasione della sviolinata pesarese in onore dei Mariotti, una discendenza in odore 'rossiniano' che va dal patriarca, sovrintendente, al figlio direttore, alla nuora cantante e agli altri due figli: la figlia sua assistente, e il figlio occupato nell'ufficio stampa. E continueremo a farlo fino a quando Lei non smetterà di agitare il turibolo incensatorio nei loro riguardi.

Però se poi in altre occasioni, che non sono poche, si dimostra quella che è, e cioè una giornalista di razza, beh, allora siamo al suo fianco. Come nella provocazione, sacrosanta, che proprio oggi ha fatto alla Rai, in occasione del dibattito sul tetto dei compensi da estendere o meno anche a presentatori ed artisti. Sarebbe l'occasione propizia, in  Rai  - ha scritto la Aspesi - per mandare a casa tante vecchie glorie che ormai fanno giornalismo e spettacoli stantii e cercare giovani sostituti, eredi di quelle glorie polverose,  ma costosissime. Non ha fatto nomi, ma a noi sono subito venuti in mente , ad esempio, quelli di Augias o Angela, e via scendendo in funzione dell'età ed anche dei compensi spropositati. Sui quali anche sarebbe opportuno riflettere indipendentemente dall'applicazione o meno dei tetti stabiliti per legge.

Strano, molto strano che alcuni che sarebbero eventualmente toccati dal calmiere si sono levati a difendere la Rai che così, a loro dire, potrebbe perdere i pezzi da novanta, la cosiddetta argenteria di famiglia che costa sì, ma fa anche guadagnare. Accanto a loro anche le rappresentanze dei giornalisti ed il CDA. Siamo sicuri che giovani bravi, ma scovati dalla Rai e non imposti dagli agenti, farebbero perdere pubblico ed anche pubblicità?

Tutti in difesa della Rai, ma nessuno ci ha detto se se ne andrà dalla Rai qualora il temuto calmiere fosse introdotto. Sarebbe interessante che lo dicessero,  che lo dicessero ora, quando ancora il calmiere non c'è e non si sarà se verrà esteso anche a loro.
Solo Lucia Annunziata ha detto che lei, anche con il calmiere - che ridurrebbe di molto il suo compenso - resterebbe al suo posto. E gli altri, perché non ripetono il mantra tante volte ripetuto in tempi di vacche grasse, che ancora durano, e cioè che la Rai è un'altra cosa?

Siamo sicuri che, appena introdotto il calmiere, si aprirebbe il tvmercato,  e che  le televisioni, che negli anni hanno visto dimezzati gli introiti, metterebbero le mani in tasca per tirar fuori contratti milionari? Sono finiti i tempi belli. Sono finiti in tutte le aziende di comunicazione, a cominciare dai giornali quasi tutti in crisi, in perenne ristrutturazione, con alcune testate che sembravano scoppiare di salute e che, invece, tolto il coperchio dalla pentola, sono apparse sull'orlo del fallimento - vedi Il Sole 24 Ore. Anche le aziende radiotelevisive non se la passano bene. Che senso avrebbero, altrimenti, i trasferimenti minacciati da Roma a Milano per alcune loro redazioni e produzioni, se non quello del 'risparmio'?

Insomma aderendo all'invito della Aspesi, la Rai cominci a fare vere selezioni per cercare giovani leve da mandare in video ( e intanto cerchi già autori nuovi, senza i quali anche i  bravi presentatori farebbero un buco nell'acqua!) e nel frattempo, tolti i vegliardi che farebbero bene a riposare, tutti gli altri ci dicano se andrebbero via o meno, da Fazio a Baudo, ad Insinna a Conti alla Clerici a Giletti ad Angela (Alberto, già basta in Rai; il padre è di troppo) e a tutti gli altri, NESSUNO ESCLUSO. Finora conosciamo la decisione di restare della sola Annunziata. E tutti gli altri?

domenica 11 dicembre 2016

Finalmente conosciamo le sorelle Parodi. All'Arena di Rai 1

Giletti ha invitato nel suo salotto televisivo domenicale - L'Arena di Rai 1 - le sorelle Parodi, la presentatrice e la cuoca. Per farcele conoscere. Non ha trovato altre donne da invitare per  farsi raccontare la loro storia. Le due sorelle erano le uniche che Giletti ha incontrato per strada, tutte le altre erano impegnate in qualche lavoro, e perciò ha invitato le sorelle Parodi.

 Per l'addobbo del  suo salotto pomeridiano domenicale, la D'Urso è stata più fortunata di Giletti. Anche lei è scesa in strada per trovare comparse con cui passare il pomeriggio ed ha trovato un manipolo di lavandaie. Tutte invitate.

sabato 10 dicembre 2016

Bocelli superstar. Loren comparsa. Caccamo: regia del lampadario

Ieri sera Rai 1 ha 'rimandato' in onda uno spettacolo di canzoni e varia umanità registrato a Napoli molti mesi fa, come fosse già  estate ( messa in onda di fondi di magazzino) o  vacanze natalizie, con la riproposta delle solite favole, ma non per ragazzi: 'Andrea Bocelli., Il mio cinema'. Accanto a Bocelli, che ha cantato tutte le colonne sonore del suo ultimo disco dedicato appunto al cinema, una quindicina, e che, durante lo show televisivo, ci  ha fatto conoscere la sua famiglia, dalla moglie alla figlia più piccola, c'era un monumento, più durevole del tempo,  l'intramontabile: Sophia Loren.  Con un contorno di comparse più sbarazzine, a duettare con Bocelli. Maggiordomo Massimo Giletti. Musica indimenticabile e conosciutissima rubata ai film che hanno fatto la storia del cinema ed anche della musica da film.

Bocelli. Bocelli ha certamente una voce che è raro trovare nel mondo della canzone; ma è pur vero che della sua voce il mondo della canzone non sente il bisogno, addirittura non sa cosa farsene. Una voce troppo estranea a quel mondo e che, nel campo dell'opera (che lui ha tentato in due o tre casi in passato), non è bastante. E lui, nonostante tutto, osa. Canta le tante colonne sonore - in varie lingue (come gli impone il mercato mondiale dei suoi dischi), e poi chiude con lo sfruttatissimo ' Nessun dorma' ( che noi non siamo riusciti ad ascoltare, perché non abbiamo resistito e ci siamo addormentati. Troppo stanchi dopo un giornata faticosa, s'era fatto troppo tardi). Ma le canta tutte 'uguali', mai un cenno di diversità stilistica o sentimentale. Ed è questo il suo guaio, che comunque non riusciamo a non perdonargli. E via!

Loren. La grande diva, dopo i saluti, è accompagnata a sedersi con il riguardo che si deve ad una signora del cinema con molte primavere alle spalle.  E sta lì buona, ogni tanto applaude,  manda un bacio, dispensa un sorriso alla Napoli che l'ama ancora. E quando viene interrogata dal  finto 'malandrino' Giletti, è ancora capace di tirar fuori la sua schiettezza sfrontata. Insomma fa ancora la sua bella figura di nonna mentre racconta ai nipotini le sue imprese. Ma per buona parte del tempo Lei, la Sophia nazionale, viene lasciata sola, quasi dimenticata sulla sua sedia 'da regista'; e le varie comparse,  anche le soubrettes  non le mandano neanche un cenno di saluto con la manina, come non ci fosse, salvo quando il finto 'malandrino' Giletti torna a parlare con lei. Ci è sembrato sgarbato. Molto sgarbato

 La regia, infine, affidata a Giovanni Caccamo. Nell'oretta e passa che abbiamo visto la tv,  il regista ci ha mostrato quasi ogni minuto il lampadario dell'Auditorium della Rai di Napoli. Che non era proprio un'opera d'arte, ma un finto 'murano', per giunta bruttarello e miserello. Lo prendeva di sotto di sopra e di fianco, lo illuminava con luce bianca e rossa, lo sfruttava come quinta quando  si proiettavano  spezzoni di film celebrati, quasi ad introdurci nel mondo incantato  del cinema... insomma quante c... di volte ce lo ha mostrato? non aveva proprio nient'altro su cui insistere? E la chiamano regia televisiva.

mercoledì 28 gennaio 2015

Politica e tv. Versione aggiornata di 'donne e motori'

Moretti con Giletti, Isoardi con Salvini. Due coppie, una delle quali  congiunta dalla medesima finale del cognome, da ascrivere al capitolo 'c'è del tenero fra i due' che appartengono rispettivamente alla politica ed alla tv, più a quella dell'intratteni,mento che a quella dell'informazione, con buona pace di Giletti/Moretti che certamente  ce ne vorrà. E la seconda delle coppie tiene banco in queste settimane sui giornali, facendo sapere che la bella presentatrice di Cuneo e 'calda e possessiva' come una 'guagliona' napoletana.
 Ma ci sono molti altri esempi in cui c'è interesse, non necessariamente 'tenero', fra politici e  volti noti della televisione, come nel caso di Alemanno e Eleonora Daniele, per la quale, stando alle telefonate intercettate a suo tempo, l'ex sindaco di Roma si spese molto con i dirigenti televisivi, esclusivamente perchè apprezzava le qualità di intrattenitrice della bionda Eleonora. La quale poi, anche dopo la caduta di Alemanno, ha continuato la sua ascesa in tv, segno evidente che degli interventi di Alemanno, Ella poteva anche fare a meno. E infatti oggi  conduce una rubrica dove se non si è capaci si capisce subito - e per lei non si capisce - e  va a fare l'opinionista anche in altre, perchè la sua bravura esonda. E resta legata alla tv, solo perchè ancora nessuna testata giornalistica della carta stampata ha preso in seria considerazione il suo talento come aveva visto giusto Alemanno, altrimenti le  affiderebbero  qualche rubrica di quelle che oggi sono della  Natalia Aspesi o di Michele Serra. E sicuramente non sfigurerebbe per acutezza negli interventi, eloquio semplice efficace ed appropriato, tutte qualità che spesso anche i suoi esperti di 'storie vere'  non hanno neanche in modica quantità.
 Qualche altra volta sono i mezzi busti televisivi,  di ambo i sessi, ad essere affascinati dalla politica, e a correre in suo aiuto, come quando giornalisti, starlette e cantanti vengono proposti nelle liste elettorali di qualunque partito come specchietti per le allodole, ben sapendo i diretti interessati e i loro padrini che fuori del loro lavoro, dove già non sono delle aquile, però sanno mettersi di tre quarti - una posizione che piace molto - non combineranno un granchè. E, infatti poi ritornano, avendo compiuto la loro missione impossibile  di 'onesti professionisti', al loro nido dove mamma tv ha tenuto loro  il posto in caldo, anche quando il posto caldo se lo sono cercato in ambienti equivoci., vedi  il caso M....
 Dove  si è cominciato a capire che le cose si stavano evolvendo al punto che non era più chiaro chi attraeva e  chi  si faceva attrarre è con lo sbarco di Berlusconi nell'arena politica, quando  lui ha travasato in politica  molti dei suoi più stretti collaboratori in tv, da Romani alla Bergamini, a Dell'Utri; e non bastandogli quelli ed altri, è ricorso anche a volti televisivi noti da spendere nel suo partito, dove però ha  innestato una bella giovane progenie, togliendola dal piccolo schermo e non solo da quello, bensì anche dalle strade del grande mondo.
 Con Berlusconi il mondo s'è capovolto e noi non sappiamo più quale emisfero ci sia toccato: politica o tv?