Alla fine di questo mese scade il termine per la presentazione dei curriculum da parte chi aspira ad entrare nel CdA Rai che a giugno dovrà esser rieletto, essendo quello in carica in scadenza.
Michele Santoro ha fatto sapere che lui ha presentato il suo curriculum, in nome della sua competenza in materia, ed altrettanto ha fatto Giovanni Minoli, 72 anni, che è passato da tutti piani di Viale Mazzini - senza che il suocero Bernabei abbia mai mosso un dito in suo favore, mentre avrebbe potuto farlo, dunque si è fatto tutto da sè - salvo quello del CdA, nel quale ambisce ora sedersi.
In nome di che cosa sia Santoro che Minoli intendono candidarsi per il CdA della Rai? In nome, sacrosanto, della loro conoscenza della materia in via diretta e per la loro competenza in fatto di televisione a tutti i livelli - questo vale a maggior ragione per Minoli che ha avuto incarichi dirigenziali e di gestione ma anche autorali.
Lo ha affermato chiaramente oggi in un'intervista al Corriere, di 'Cairo' - proprietario anche della Ditta per la quale lavora: La 7, che sta dimostrando di fare squadra e di saperla fare - dove ha esplicitamente detto che per stare in quel CdA occorre conoscere la televisione, e chi meglio e più di lui?
Ha ragione Minoli, ed il suo discorso vale per tutti i campi; ma va tenuto presente, nel suo caso, anche il fatto che ritornare sul luogo del delitto non fa bene all'interessato, e che stare per molto tempo in uno stesso posto, può incancrenire, a dispetto della competenza, certe situazioni anche negative.
Ora il discorso che fa Minoli potrebbe essere applicato anche a Giuseppe Conte, prelevato di peso dall'Università e dallo Studio legale dove lavora e catapultato a Palazzo Chigi, in nome e per conto dell'accordo Di Maio-Salvini. Ma senza competenza alcuna nel governo del paese o in amministrazione della cosa pubblica. Sì, ma che c'è di strano, rifletteva ieri dall'emittente di Cairo, Marco Travaglio?
C'è per tutti e in ogni campo una prima volta. Forse che tutti i presidenti del Consiglio italiani prima di andare a Palazzo Chigi avevano avuto una precedente esperienza, che li promuoveva e giustificava per quell'incarico? No, sosteneva convinto - semplice finzione televisiva e per mantenere il punto dell' appoggio ai Cinquestelle - Travaglio.
E ha fatto anche qualche esempio per convincere della sua asserzione. Forse Ciampi, Monti, Renzi, Gentiloni ed i loro predecessori avevano tali credenziali? Sì, caro Travaglio. In un modo o nell'altro l'avevano, comunque avevano esperienze di amministrazione della cosa pubblica, erano politici attivi, o godevano di grande prestigio nel consesso internazionale europeo ecc.. Cosa che Conte non potrà vantare e, peggio ancora, comincia la sua corsa azzoppato. E, fatto non da poco, nessuno al mondo, salvo in quello accademico del diritto amministrativo molto ristretto, conosce neppure di nome.
E del resto, Travaglio, nessuno avrebbe affidato a te la direzione del 'Fatto' se tu fossi appena arrivato nel consesso dei giornalisti pur essendo, per tua stessa convinzione, il più bravo, il più puro ( hai sentito la pernacchietta?) Intendiamoci, nessun editore te lo avrebbe consentito. Ti avrebbe detto: datti da fare, impara il mestiere e poi concorrerai alla direzione.
Se il giornale fosse tuo è evidente che potresti fare quello che ti pare, anche farlo fallire - gli esempi sono tanti.
Dunque è così strano che le forze più responsabili del paese - che naturalmente non sono tutte di quel consesso di bravuomini litigiosi del PD - non vogliano far correre all'Italia pericolo alcuno?
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mercoledì 23 maggio 2018
domenica 18 marzo 2018
Giovanni Minoli insiste con Roberto Napoletano, senza una briciola di pudore
Tutti conoscono la storia dell'uscita di Giovanni Minoli da Radiocor, del Sole 24 Ore (Confindustria), prima di approdare a La 7 di Urbano Cairo. Minoli aveva fatto una lunga intervista a Roberto Napoletano, quando già erano note le accuse mosse alla sua direzione, ma anche alla gestione della Treu della società di comunicazione della Confindustria ed al suo giornale economico. La redazione gli si sera rivoltata contro per ragioni gravi, le più evidenti erano le spese pazze, e i dati falsi sulle vendite. Sufficienti a mettere ko anche un direttore che conosce la materia del giornale che dirige, cioè quella economica. Lui si difende, esce dalla direzione con una buonuscita non irrilevante e scrive libri.
Minoli in uno dei suo primi 'Faccia a Faccia' su La 7 chi intervista? Proprio Roberto Napoletano, il direttore del Sole 24 Ore, sotto indagine, che lo aveva chiamato a lavorare alla radio del gruppo. Come a dire pubblicamente: voi mi avete mandato via da Radiocor, io vi faccio vedere che me ne fotto. Mentre Napoletano, fino a conclusione delle indagini, dovrebbe cospargersi il capo di cenere e girare alla larga dal piccolo schermo dove impartisce lezioni di economia, mentre dalla magistratura viene accusato di furto e falso!
In questi giorni è appara la notizia, se anche smentita da qualcuno, che l'ENI presieduta da Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria, presieduta ora da Boccia (che è quello che ha mandato via Minoli, seccato per l'intervista a Napoletano, a indagine della magistratura già avviata, quasi una sfida alla proprietà) correrebbe in aiuto di Radiocor e del Gruppo cui appartiene acquistandola, per mettere una toppa ai buchi creati dalla gestione Napoletano-Treu. Domani i dipendenti della Radio di Confindustria scioperano
E Minoli che ti fa? Sprezzante del pericolo, intervista a lungo, ancora oggi, Napoletano, nel suo 'Faccia a Faccia', per domandargli una ricetta per l'Italia, cogliendo anche l'occasione per reclamizzare un suo libro recente.
Insomma per Minoli non c'era altro esperto di economia da intervistare sul medesimo argomento, oltre il direttore che tanti guai 'economici' ed anche di 'immagine' avrebbe creato al giornale che ha diretto per anni.
Tutto questo fa arrabbiare anche noi che siamo stati per anni derubati dal giornale che acquistavamo regolarmente ogni domenica, essendo obbligati a comprare, pagandolo di più, anche un libretto allegato i cui ricavi finivano nella voragine creata ed alimentata dalle spese pazze del direttore e nonostante le false notizie di vendita, sue e della amministrazione, che frodavano ingannandoli gli inserzionisti pubblicitari.
Quel furto intende continuare ancora se, di domenica, il quotidiano di Confindustria viene venduto, solo perchè ha l'inserto culturale ma una foliazione abbastanza ridotta, ad un prezzo scandalosamente esagerato. Dobbiamo per una seconda volta concorrere a ripianare i buchi che hanno fatto Napoletano e Treu ?
Minoli, il paladino dei diritti, dovrebbe riflettere a tutto questo prima di richiamare Roberto Napoletano e sederlo in cattedra.
Minoli in uno dei suo primi 'Faccia a Faccia' su La 7 chi intervista? Proprio Roberto Napoletano, il direttore del Sole 24 Ore, sotto indagine, che lo aveva chiamato a lavorare alla radio del gruppo. Come a dire pubblicamente: voi mi avete mandato via da Radiocor, io vi faccio vedere che me ne fotto. Mentre Napoletano, fino a conclusione delle indagini, dovrebbe cospargersi il capo di cenere e girare alla larga dal piccolo schermo dove impartisce lezioni di economia, mentre dalla magistratura viene accusato di furto e falso!
In questi giorni è appara la notizia, se anche smentita da qualcuno, che l'ENI presieduta da Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria, presieduta ora da Boccia (che è quello che ha mandato via Minoli, seccato per l'intervista a Napoletano, a indagine della magistratura già avviata, quasi una sfida alla proprietà) correrebbe in aiuto di Radiocor e del Gruppo cui appartiene acquistandola, per mettere una toppa ai buchi creati dalla gestione Napoletano-Treu. Domani i dipendenti della Radio di Confindustria scioperano
E Minoli che ti fa? Sprezzante del pericolo, intervista a lungo, ancora oggi, Napoletano, nel suo 'Faccia a Faccia', per domandargli una ricetta per l'Italia, cogliendo anche l'occasione per reclamizzare un suo libro recente.
Insomma per Minoli non c'era altro esperto di economia da intervistare sul medesimo argomento, oltre il direttore che tanti guai 'economici' ed anche di 'immagine' avrebbe creato al giornale che ha diretto per anni.
Tutto questo fa arrabbiare anche noi che siamo stati per anni derubati dal giornale che acquistavamo regolarmente ogni domenica, essendo obbligati a comprare, pagandolo di più, anche un libretto allegato i cui ricavi finivano nella voragine creata ed alimentata dalle spese pazze del direttore e nonostante le false notizie di vendita, sue e della amministrazione, che frodavano ingannandoli gli inserzionisti pubblicitari.
Quel furto intende continuare ancora se, di domenica, il quotidiano di Confindustria viene venduto, solo perchè ha l'inserto culturale ma una foliazione abbastanza ridotta, ad un prezzo scandalosamente esagerato. Dobbiamo per una seconda volta concorrere a ripianare i buchi che hanno fatto Napoletano e Treu ?
Minoli, il paladino dei diritti, dovrebbe riflettere a tutto questo prima di richiamare Roberto Napoletano e sederlo in cattedra.
venerdì 1 dicembre 2017
Giovanni Minoli, autoincoronatosi 're' delle interviste in tv, svela segreti e trucchi del mestiere: dalle interviste 'a schiena dritta' a quelle 'in ginocchio', come anche lui ha fatto in passato, ed ora non ricorda
Dalla sua scuola tv sono usciti anche la Gabanelli e Giletti, e tanto basta per far dir a tutti che Giovanni Minoli è quel che si dice un 'bravo maestro', senza ironia. Ed ora, proprio perchè considerato il vero inventore delle interviste in tv, da quelle con la 'faccia cattiva', a quelle 'a schiena dritta', fino a quelle 'in ginocchio' (quelle, come tutti ricordano,vergognose con Bettino Craxi che Minoli, nel caso della lunga intervista rilasciata al 'Sette' del 'circuito Cairo', non ha rammentato) detta le regole del bravo intervistatore, o dell'intervistatore di successo, se si preferisce.
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
Sollecitato da Severgnini, dello stesso 'circuito Cairo', svela a tutti gli aspiranti intervistatori i segreti del successo, e agli intervistatori attivi, gli errori da non commettere. Ad esempio a Lucia Annunziata che dalla collocazione domenicale e pomeridiana del suo 'Faccia a Faccia' su La 7 ( del medesimo 'circuito Cairo' del 'Sette') è divenuta sua diretta concorrente, Minoli fa notare spietatamente che Lei è una politica frustrata, e che tale condizione mina alla base la bontà delle sue interviste, perchè costretta a dimostrare al suo pubblico che Lei sa quel che dice, facendo passare in secondo piano quello che pensa l'intervistato che ha davanti. Per fargli concludere che l'intervistatore che non si convince a priori che l'intervista serve a mostrare, a far conoscere ed anche a smascherare l'intervistato, non è un buon intervistatore. E la Annunziata non lo è, secondo l'inventore delle interviste tv, mentre una brava intervistatrice la Annunzaita è, almeno secondo noi: sempre preparata e, soprattutto, che lascia parlare.
Cosa che, invece, Minoli, non fa. Abbiamo assistito all'ultima sua intervista su La 7, al ministro Calenda, il quale, più d'una volta, ha dovuto interrompere Minoli, il più insopportabile 'incalzatore', il quale passava alla domanda successiva ( 'la domanda è sempre la seconda, mai la prima' - ha detto orgoglioso a Severgnini) senza attendere di conoscere la risposta del ministro alla precedente.
Nella tecnica di Minoli, l' incessante incalzare, fottendosene di conoscere come la pensa l'intervistato, è la regola aurea del bravo intervistatore in tv, perchè così incalzando, mette a dura prova anche i nervi dell'intervistato, che non lo manda a quel paese, solo perchè, scoperto il giochino, vuol dimostrare a tutti che lui ha i nervi saldi.
Minoli ha inventato anche la doppia faccia - oltre la sua, naturalmente emersa in varie occasioni: da quella con le 'ceneri sul capo' con cui affrontò il bellicoso Craxi, a quella a schiena curva con cui ha lusingato i suoi precedenti padroni del Sole 24 Ore, alla radio, quando già i casini in cui l'avevano cacciato gli amministratori del tempo erano noti a tutti, eccetto al bravo intervistatore Minoli.
La doppia faccia in tv, consiste nel mostrare al pubblico contemporaneamente il volto dell'intevistatore e dell'intervistato, mentre il primo fa le domande, per vedere quale reazione l'intervistato ha al semplice ascolto della domanda, che nel decalogo teorico di Minoli, è sempre cattiva (ma solo con chi dice lui ). Perchè mostrare anche il faccione di Minoli quando basterebbe, durante le domande più imbarazzanti od impegnative, mostrare solo il viso dell'intervistato?
Secondo il decalogo del bravo intervistatore Minoli, la sua faccia, di mastino ( finto) non deve mai scomparire, perchè il pubblico deve poter dire e ridire: ma quant'è bravo Minoli, facendo retrocedere l'interesse per le dichiarazioni dell'intervistato.
Poi Minoli, manda a dire a Cairo, via Severgnini, che basta con 'i giornalisti della carta stampata in tv che sono quelli che rovinano la tv'. Non conosciamo la reazione di Cairo, il quale punta, per ottenere il massimo, proprio sulla circolazione fra carta stampata e tv, dove approdano quotidianamente molti giornalisti delle sue testate, sulle quali, viceversa, scrivono molti volti noti della sua tv , dalla Gruber che fa l'editorialista del 'Sette', a Giletti che è sbarcato a Torino, con la nave del 'Corriere' - ma si occuperà di sport, alla Gabanelli che, venuta via dalla Rai, lavorerà con un piede al 'Corriere' e l'altro a La 7.
Naturalmente Cairo, che vuole sempre che il 'cerchio si chiuda', ha anche il 'bravo' critico, che è il temutissimo Aldo Grasso che dall'ultima pagina del 'Corriere' promuove giornalmente 'La 7' e boccia tutti gli altri protagonisti del video. A lui, di conseguenza, mai più potremo prestare fede, pur apprezzandone le capacità e la preparazione.
Minoli non ha replicato, avendone l'opportunità, a Gubitosi, a proposito di raccomandazioni. L'ex direttore generale aveva rivelato i numerosi interventi in suo favore, suggeriti dallo stesso Minoli che voleva tornare ad avere un incarico di prestigio in Rai, nonostante l'età (Giovannone ha settantadue anni, come noi che, nel nostro piccolo, ci siamo fatti da parte, per lasciare spazio ai giovani !). E supponiamo che non sia stata la prima volta che Minoli si sia fatto raccomandare, lui , genero di Bernabei, che su raccomandazioni di peso ed infallibili ha potuto sempre contare, ad eccezione con Gubitosi, quand'era direttore generale Rai.
Per finire - ma questa l'ha suggerita senz'altro Cairo al bravo intervistatore - Minoli chiede in tv a Calenda del 'canone' Rai, e il ministro prontamente risponde "vedrei bene la Rai privatizzata con il canone destinato a finanziare i singoli programmi che fanno 'servizio pubblico', di qualunque tv, dunque anche de 'La 7' - come anche noi tante volte abbiamo pensato seguendo certe dirette di Mentana, in occasioni cruciali per la vita del nostro paese, mentre le reti Rai si trastullavano con giochi e quiz. Ma Calenda, ha anche aggiunto che ciò non accadrà mai. Intanto Minoli ha potuto portare a casa il risultato - come si dice in gergo - che Cairo si attendeva.
Severgnini, su 'Sette', fa al Minoli, inventore e re delle interviste, l'ultima e più inopportuna delle domande: "a' Giovà, ma non sarebbe ora che ti ritirassi, ch'hai 72 anni ?" E Giovnni: "col c...iufolo! " - gli risponde; Severgnini te la sei cercata!
martedì 27 giugno 2017
Monica Maggioni. La presidente Rai non sa quello che dice e Mentana la bacchetta e invita a dire cose sensate
Ieri l'ha bacchettata, la Maggioni, in diretta anche Enrico Mentana, durante il telegiornale serale; anche Mentana che quando affronta problemi dell'azienda del vicino è solitamente misurato. Cosa aveva detto di tanto grave Monica Maggioni, nella sua veste di Presidente della Rai, da convincere ed indurre Mentana ad intervenire?
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
lunedì 26 giugno 2017
Fabio Fazio ed altri (Giletti) disastri Rai
Alla fine l'ha spuntata Fabbio con Rai 1, e non perché avesse un contratto alternativo, già in tasca, con La 7 di Cairo - passaggio smentito all'indomani di alcune rivelazioni giornalistiche evidentemente errate. Come altre volte il noto presentatore/ artista - anch'egli non giornalista, come Vespa che ha con la Rai un contratto da esterno ma come artista - ha sventolato sotto il naso dei dirigenti Rai la minaccia della sua uscita e i dirigenti, capitani coraggiosi, hanno accolto le richieste del presentatore genovese che adesso dopo il lauto compenso raggiunto non potrà più addurre a giustificazione delle sue giacchettelle cortine da ragazzo, la mancanza di soli. Almeno quelle se le faccia allungare, perchè ora chi crederà più al Fabbio bohémien e controcorrente che anche quelle giacchettele vorrebbero inculcare?
Ma che cosa chiedeva di così importante Fabbio alla Rai per restare? Semplicemente che non toccassero il suo cachet. E che, di conseguenza, non lo considerassero solo un costo, che poi è. E, difatti, il suo cachet non solo non è stato ritoccato ma glielo hanno anche aumentato, perché Fabbio è una ricchezza che non si poteva cedere ad altri e che ora, passando a Rai 1, farà aumentare anche le entrate pubblicitarie legate al suo programma, che si sdoppierà: oltre la domenica, avrà una coda il lunedì. Intanto sappiamo dell'aumento del suo cachet e degli altri costi della sua trasmissione: complessivamente il doppio del suo cachet. Dell'aumento delle entrate pubblicitarie se ne potrà parlare solo in futuro. Tutto questo hanno detto a giustificazione del nuovo contratto al presentatore, il direttore generale e la presidente Rai.
I dirigenti per dimostrare che cosa può fare Fabbio, e di conseguenza la ragione principale per cui se lo sono tenuti stretto e gli hanno anche aumentato il compenso, hanno tirato fuori l'ultima puntata della sua trasmissione, nella quale ha ospitato Fiorello, il vero asso della televisione che quella sera ha fatto faville. Fiorello, non Fazio. Tanto valeva convincere Fiorello, facendogli superare la sua ben nota pigrizia, magari facendogli sentire il profumo dei soldi al quale tutti, Fiorello compreso, si mostrano sensibili.
Fabbio , infine, non si tocca , per gli alti ascolti che faceva. intorno ai 3.000.000 di telespettatori. Ora dovrà cambiare anche registro perché il pubblico di Rai 1 non è quello di Rai 3, e si dovrà vedere come reagirà alle sue nuove proposte.
Ma allora, se uno fa ogni domenica, in una fascia oraria diversa, e su Rai 1, 4.000.000 circa di telespettatori , e costa 1/5 di quel che costa Fabbio, questi è da cambiare, anzi il suo programma da annullare, come nel caso dell'Arena di Giletti, in difesa del quale è scesa in campo unanime tutta la destra, dai consiglieri Rai ai partiti e altri?
La sua 'Arena' del primo pomeriggio domenicale di Rai 1 non c'è nel palinsesto della prossima stagione, anche se nella passata faceva intorno ai 4.000.000 di telespettatori ogni volta. Era una ampia finestra politica e di costume del lungo pomeriggio domenicale che ora sarà tutto nelle mani di Cristina Gori, in arte Cristina Parodi, nonostante quel suo tragico scivolone dell 'intervista all'imbroglione, presentato come martire ed eroe ( nato donna in un corpo di uomo; meglio: farabutto in un corpo umano, ora indagato!) del quale tutti i giornali hanno scritto chiedendo per Lei e la sua redazione ( la vita in diretta) una ammonizione pubblica, che non c'è stata; come l'ha avuta, in questa stagione, la signora Presta, in arte Paola Perego, che ora, dopo un periodo di quarantena, torna vittoriosa in Rai. La Parodi non solo non è mai uscita ma regna sovrana, la signora Gori.
Dell'Arena demagogica e populista e della 'spalla' leccatissima del presentatore, s'è detto tante volte, ma al pubblico evidentemente quella fossa dei leoni, talvolta con gli artigli limati, piaceva. Ora Rai 1 l'ha tolta dal palinsesto; ma per quali ragioni, e tutte opposte a quelle per cui ha fatto il nuovo contratto a Fabbio?
Ragioni 'editoriali': la domenica non si vuole turbare l'aria serena e familiare del pubblico di Rai 1. Ma se a 4.000.000 circa quell'aria un pò turbata piaceva, perché privarli? Scelte editoriali.
Si potrebbero tirare le somme facendo i conti della serva: Fabbio è una ricchezza della Rai con i suoi 3.000.000 circa di telespettatori e le sue classiche giacchettelle; Giletti col ciuffo, più bellocccio e le giacche a lunghezza normale, con i suoi 4.000.000 circa di telespettatori che cosa è? Troppi spettatori sono ingombranti?
Fabbio è riuscito a farsi dare da Rai 1, 2.800.000 Euro a stagione, per quattro stagioni consecutive. 12.000.000 di Euro ( oltre una ventina di miliardi di lire, lira più lira meno) e resta per la Rai una ricchezza - ma non dimentichiamoci anche che è prima di tutto un costo; Giletti con i suoi 500.000 Euro circa di compenso non è una ricchezza che va tutelata quanto Fabbio, che va tutelato più di Giletti, perché lui è più ricco di Giletti.
Si potrebbe aggiungere, per finire, che Fabbio nell'ottenere soldi, anche senza far nulla, è maestro. Si possono dimenticare i quasi venti miliardi di lire, o forse anche più, forse 28 addirittura, che riuscì a farsi dare dai precedenti proprietari dell'attuale La 7, quando interruppero un contratto ancor prima che il Fabbio cominciasse a lavorarvi. Bravo, no? Ed è forse questa la ragione per cui Cairo ha subito messo le mani avanti: con noi non c'era neanche un 'pour parler'.
Ma che cosa chiedeva di così importante Fabbio alla Rai per restare? Semplicemente che non toccassero il suo cachet. E che, di conseguenza, non lo considerassero solo un costo, che poi è. E, difatti, il suo cachet non solo non è stato ritoccato ma glielo hanno anche aumentato, perché Fabbio è una ricchezza che non si poteva cedere ad altri e che ora, passando a Rai 1, farà aumentare anche le entrate pubblicitarie legate al suo programma, che si sdoppierà: oltre la domenica, avrà una coda il lunedì. Intanto sappiamo dell'aumento del suo cachet e degli altri costi della sua trasmissione: complessivamente il doppio del suo cachet. Dell'aumento delle entrate pubblicitarie se ne potrà parlare solo in futuro. Tutto questo hanno detto a giustificazione del nuovo contratto al presentatore, il direttore generale e la presidente Rai.
I dirigenti per dimostrare che cosa può fare Fabbio, e di conseguenza la ragione principale per cui se lo sono tenuti stretto e gli hanno anche aumentato il compenso, hanno tirato fuori l'ultima puntata della sua trasmissione, nella quale ha ospitato Fiorello, il vero asso della televisione che quella sera ha fatto faville. Fiorello, non Fazio. Tanto valeva convincere Fiorello, facendogli superare la sua ben nota pigrizia, magari facendogli sentire il profumo dei soldi al quale tutti, Fiorello compreso, si mostrano sensibili.
Fabbio , infine, non si tocca , per gli alti ascolti che faceva. intorno ai 3.000.000 di telespettatori. Ora dovrà cambiare anche registro perché il pubblico di Rai 1 non è quello di Rai 3, e si dovrà vedere come reagirà alle sue nuove proposte.
Ma allora, se uno fa ogni domenica, in una fascia oraria diversa, e su Rai 1, 4.000.000 circa di telespettatori , e costa 1/5 di quel che costa Fabbio, questi è da cambiare, anzi il suo programma da annullare, come nel caso dell'Arena di Giletti, in difesa del quale è scesa in campo unanime tutta la destra, dai consiglieri Rai ai partiti e altri?
La sua 'Arena' del primo pomeriggio domenicale di Rai 1 non c'è nel palinsesto della prossima stagione, anche se nella passata faceva intorno ai 4.000.000 di telespettatori ogni volta. Era una ampia finestra politica e di costume del lungo pomeriggio domenicale che ora sarà tutto nelle mani di Cristina Gori, in arte Cristina Parodi, nonostante quel suo tragico scivolone dell 'intervista all'imbroglione, presentato come martire ed eroe ( nato donna in un corpo di uomo; meglio: farabutto in un corpo umano, ora indagato!) del quale tutti i giornali hanno scritto chiedendo per Lei e la sua redazione ( la vita in diretta) una ammonizione pubblica, che non c'è stata; come l'ha avuta, in questa stagione, la signora Presta, in arte Paola Perego, che ora, dopo un periodo di quarantena, torna vittoriosa in Rai. La Parodi non solo non è mai uscita ma regna sovrana, la signora Gori.
Dell'Arena demagogica e populista e della 'spalla' leccatissima del presentatore, s'è detto tante volte, ma al pubblico evidentemente quella fossa dei leoni, talvolta con gli artigli limati, piaceva. Ora Rai 1 l'ha tolta dal palinsesto; ma per quali ragioni, e tutte opposte a quelle per cui ha fatto il nuovo contratto a Fabbio?
Ragioni 'editoriali': la domenica non si vuole turbare l'aria serena e familiare del pubblico di Rai 1. Ma se a 4.000.000 circa quell'aria un pò turbata piaceva, perché privarli? Scelte editoriali.
Si potrebbero tirare le somme facendo i conti della serva: Fabbio è una ricchezza della Rai con i suoi 3.000.000 circa di telespettatori e le sue classiche giacchettelle; Giletti col ciuffo, più bellocccio e le giacche a lunghezza normale, con i suoi 4.000.000 circa di telespettatori che cosa è? Troppi spettatori sono ingombranti?
Fabbio è riuscito a farsi dare da Rai 1, 2.800.000 Euro a stagione, per quattro stagioni consecutive. 12.000.000 di Euro ( oltre una ventina di miliardi di lire, lira più lira meno) e resta per la Rai una ricchezza - ma non dimentichiamoci anche che è prima di tutto un costo; Giletti con i suoi 500.000 Euro circa di compenso non è una ricchezza che va tutelata quanto Fabbio, che va tutelato più di Giletti, perché lui è più ricco di Giletti.
Si potrebbe aggiungere, per finire, che Fabbio nell'ottenere soldi, anche senza far nulla, è maestro. Si possono dimenticare i quasi venti miliardi di lire, o forse anche più, forse 28 addirittura, che riuscì a farsi dare dai precedenti proprietari dell'attuale La 7, quando interruppero un contratto ancor prima che il Fabbio cominciasse a lavorarvi. Bravo, no? Ed è forse questa la ragione per cui Cairo ha subito messo le mani avanti: con noi non c'era neanche un 'pour parler'.
domenica 28 maggio 2017
Fazio alla Rai: io ho fatto tutto per restare, ora tocca a voi - così ha detto alla Cucinotta , nel corso della sua trasmissione su Rai3
Ci mancava pure questo, approfittare della sua trasmissione per far sapere al pubblico televisivo chi sono i cattivi. E i cattivi per 'Fabbio' sono i dirigenti Rai - mettiamoci anche il Pd Anzaldi, longa manus di Renzi - che non gli vogliono dare quei c... di soldi che lui vuole ad ogni costo, ma per farci della beneficienza, come non ha mai detto ma ha sempre fatto, a favore del... suo conto in banca.
Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese. Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)
Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.
Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato; assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica - da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia Angela - angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe proprietà di Cairo quel pulpito?
Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!
Se lo attaccano, se lo braccano, in virtù del suo attaccamento ai soldi - meritati certo, ma sempre tanti, troppi - e solo ed esclusivamente per i dannati soldi, mostri che a lui dei soldi non gli frega niente e che può tranquillamente rinunciarvi, spiazzando i suoi attuali ed anche futuri nemici o semplici detrattori che si annidano fra i banchi del Parlamento, da dove tante volte, troppe, danno un triste spettacolo al paese. Lo spettacolo di gente indegna ed anche inutile, ma ben pagata; addirittura a vita (vitalizi)
Dichiari che si autoriduce il compenso - troppo alto, serve ripeterlo, per uno che di mestiere, oltre che il presentatore fa il predicatore, ma a pancia piena! - e così metterà a tacere tutti, avrà con i dirigenti Rai, nelle varie trattative sui programmai, il coltello dalla parte del manico, come si dice, e potrà dimostrare a tutti che lui di soldi specie dalla Rai, ma in generale dalla tv ( dall'attuale La 7 ne prese una vagonata per non avervi lavorato! ), ne ha presi a palate, e, dunque, per una volta può rinunciarvi, in parte. Solo in parte, perché a nessuno deve essere chiesto, costringendolo, di lavorare gratis, come sta accadendo spesse volte in Italia in questi anni di crisi, quando capita addirittura che per lavorare occorra pagare, per non essere pagati.
Se andrà via dalla Rai, perché non gli riuscirà di ottenere il compenso richiesto (e forse anche meritato; assodato, comunque, che è troppo alto)- e non tiri fuori altri argomenti, come quello che si sente assediato dalla politica - da quale altro pulpito andrà a fare le prediche che in Rai per anni ha sempre fatto, con altrettanta 'pancia piena'?
Dallo stesso pulpito forse dal quale spera di cucinare la Clericiona, di fare talk show Vespa, di insegnare la scienza (delle finanze)la famiglia Angela - angela solo di nome? Lo troveranno? E sarebbe proprietà di Cairo quel pulpito?
Alla fine della trasmissione, come se l'avvertimento mandato all'inizio non fosse stato sufficiente, con la Littizzetto ha ribadito che lui e Lucianina non resteranno senza lavoro come Totti, solo che ancora non sanno dove! Chi ha orecchie da intendere intenda. E non è una minaccia!
sabato 22 aprile 2017
Rai. Nessuno tocchi le star
Fermi tutti, serrate le file. Non scappate, mamma Rai vi ama ancora e per dimostravi quanto, allarga ancora i cordoni della borsa.
L'allarme sulla fuga delle star dalla Rai è rientrato. Il CDA nei prossimi giorni sposerà il 'parere' espresso dal Ministero dell'Economia, per bocca del sottosegretario Giacomelli, e tutto resterà come prima.
Anche alle star che provengono dal giornalismo, non si applicano, ha spiegato Gicomelli, le stesse regole dei giornalisti in piena attività, perché da tempo anche quelli che provengono dal giornalismo hanno sottoscritto contratti della categoria dello 'spettacolo', in base ai quali pagano anche regolarmente l'Enpals, e non più l'Inpgi - che anche per questo è in crisi nera.
E la Antonellona Clerici? può dormire sonni tranquilli: Lei - come è evidente - dà spettacolo ogni giorno davanti a piatti fumanti e calici profumati, se poi scrive ricette per quasi tutti i giornali la colpa non è sua perché lei comunque non è una giornalista ma una mancata cuoca, e per questo la Rai la paga come le star del momento: i grandi chef. Se poi lei assaggia soltanto è irrilevante.
Fabio Fazio che aveva già minacciato di voler produrre in futuro i suoi spettacoli - era uno degli éscamotage per eludere il tetto dei compensi - e financo - lo ha scritto qualche giornale - che avrebbe potuto anche lasciare la Rai, e già stava trattando con La 7 - Cairo sarebbe così fesso da dargli quello che gli dà la Rai - ci ha ripensato, ma non forse alla sua volontà di autoprodursi. Non si sa mai, dovessero di nuovo attaccarlo in futuro.
Le star contano, lo sa bene anche Giletti che porge una sua ragione speciale. Ogni trasmissione più che per il format si identifica con il protagonista, come ad esempio, l'Arena con la sua faccia. Senza di quella anche una trasmissione di successo non avrebbe più lo stesso appeal per il pubblico, ma anche per la pubblicità - è la minaccia velata, ora neppure necessaria. Anzi, da ex giornalista di razza, avanza una proposta, non pro domo sua, e cioè che gli alti dirigenti della Rai, che amministrano un bilancio annuo di 2 miliardi di euro circa, non possono essere pagati secondo il tetto. Insomma in Rai mi dai una cosa a me (lo stesso compenso), ed io ti dò una cosa a te (l'aumento del tuo).
L'unica pietra dello scandalo è Lucia Annunziata, che ha fregato tutti sul tempo, riducendosi il compenso, per rientare nel tetto dei 240.000 Euro. e che forse ora si sarà pentita amaramente; salvo che la Rai non le imponga di tornare al compenso stabilito per contratto. Povera Lucia! Le toccherebbe la stessa sorte di tanti paperoni, gratificati da vitalizi principeschi, i quali, pur volendo come hanno spesso dichiarato i più falsi, non possono rinunciarvi. Sono costretti a percepirli, lo prescrive la legge.
Dunque le star restano in Rai, i compensi non si toccano, il palinsesto del prossimo autunno è salvo, e perfino Carlo Freccero, scontento sempre di tutto, questa volta può dichiararsi soddisfatto.
L'allarme sulla fuga delle star dalla Rai è rientrato. Il CDA nei prossimi giorni sposerà il 'parere' espresso dal Ministero dell'Economia, per bocca del sottosegretario Giacomelli, e tutto resterà come prima.
Anche alle star che provengono dal giornalismo, non si applicano, ha spiegato Gicomelli, le stesse regole dei giornalisti in piena attività, perché da tempo anche quelli che provengono dal giornalismo hanno sottoscritto contratti della categoria dello 'spettacolo', in base ai quali pagano anche regolarmente l'Enpals, e non più l'Inpgi - che anche per questo è in crisi nera.
E la Antonellona Clerici? può dormire sonni tranquilli: Lei - come è evidente - dà spettacolo ogni giorno davanti a piatti fumanti e calici profumati, se poi scrive ricette per quasi tutti i giornali la colpa non è sua perché lei comunque non è una giornalista ma una mancata cuoca, e per questo la Rai la paga come le star del momento: i grandi chef. Se poi lei assaggia soltanto è irrilevante.
Fabio Fazio che aveva già minacciato di voler produrre in futuro i suoi spettacoli - era uno degli éscamotage per eludere il tetto dei compensi - e financo - lo ha scritto qualche giornale - che avrebbe potuto anche lasciare la Rai, e già stava trattando con La 7 - Cairo sarebbe così fesso da dargli quello che gli dà la Rai - ci ha ripensato, ma non forse alla sua volontà di autoprodursi. Non si sa mai, dovessero di nuovo attaccarlo in futuro.
Le star contano, lo sa bene anche Giletti che porge una sua ragione speciale. Ogni trasmissione più che per il format si identifica con il protagonista, come ad esempio, l'Arena con la sua faccia. Senza di quella anche una trasmissione di successo non avrebbe più lo stesso appeal per il pubblico, ma anche per la pubblicità - è la minaccia velata, ora neppure necessaria. Anzi, da ex giornalista di razza, avanza una proposta, non pro domo sua, e cioè che gli alti dirigenti della Rai, che amministrano un bilancio annuo di 2 miliardi di euro circa, non possono essere pagati secondo il tetto. Insomma in Rai mi dai una cosa a me (lo stesso compenso), ed io ti dò una cosa a te (l'aumento del tuo).
L'unica pietra dello scandalo è Lucia Annunziata, che ha fregato tutti sul tempo, riducendosi il compenso, per rientare nel tetto dei 240.000 Euro. e che forse ora si sarà pentita amaramente; salvo che la Rai non le imponga di tornare al compenso stabilito per contratto. Povera Lucia! Le toccherebbe la stessa sorte di tanti paperoni, gratificati da vitalizi principeschi, i quali, pur volendo come hanno spesso dichiarato i più falsi, non possono rinunciarvi. Sono costretti a percepirli, lo prescrive la legge.
Dunque le star restano in Rai, i compensi non si toccano, il palinsesto del prossimo autunno è salvo, e perfino Carlo Freccero, scontento sempre di tutto, questa volta può dichiararsi soddisfatto.
lunedì 7 novembre 2016
Vince Renzi nel 'Faccia a Faccia' con Minoli , punito, al suo ritorno in tv, da ascolti bassissimi
Giovanni Minoli fuori della tv, è uno spreco ed una ingiustizia, facciamolo tornare. Ci ha pensato Cairo a farlo tornare. Sperando nell'affare, gli ha fatto rifare, nell' unico giorno in cui manca Lilli Gruber, proprio nel suo spazio, ma di domenica, il suo 'Faccia a Faccia', stile 'Mixer'. Intervista a tutto tondo, con intervistato sulla graticola, perchè Minoli non risparmia nulla al suo interlocutore.
Il suo 'Faccia a Faccia' è durato una ventina di minuti sui quarantacinque, quanto dura la nuova avventura minoliana in tv - un tempo che si ritiene congruo alla tv, perchè l'intervista da sola sarebbe stata troppo corta - con la presunzione di contrastare una trasmissione sorella, come quella di Fabio Fazio che, però, va in onda nella stessa fascia oraria, ma inizia prima e finisce molto dopo, e che è ormai rodata ed incontra, con tutto il ben noto 'fazismo' ,il favore del pubblico.
E allora Minoli si inventa un talk, nell'era in cui il talk viene da tutti, lui compreso, dichiarato morto e sepolto, e che lui intende resuscitare.
Si inizia con un fatto di attualità (nel caso le elezioni americane) si prosegue con l'intervista (non la ritiene Minoli d'attualità da sola?); si prosegue con 'LìoLa', sofisticato editoriale di Buttafuoco ( su ' la donna e il danno', per il primo 'Faccia a faccia'). Si passa poi a raccontare l'intricata vicenda Sindona-Ambrosoli, per finire con la 'Sora Cesira' giocata su un celebre video musicale (una cosa 'alla Crozza', ma 'senza Crozza').
Il tutto senza che il celebre giornalista spenda una sola parola di raccordo fra un servizio e l'altro, salvo che per fare la morale alla fine del servizio su Sindona-Ambrosoli: ' i fatti del passato devono insegnare qualcosa per il presente'. Mamma mia che profondità di pensiero e soprattutto quale nuova intuizione!
Insomma un'altalena continua tra servizi alti e bassi, per lo stile. Tra uno stile troppo alto e sofisticato - quello di Buttafuoco , quando forse, anzi sicuramente, ci saranno state le più precipitose fughe dal canale de La7 - ed il suo, di Minoli. Efficace per ricchezza e varietà di domande, senza nessuno sconto neanche al Presidente del Consiglio, ma volgare per il ritmo fra domande e risposte, al limite del disturbo continuo. L'intervistato avrebbe dovuto ascoltare le sue domande - 'nessuno le sa fare come me, neanche Biagi e gli altri grandi intervistatori televisivi', con ostentata sicurezza pensava Minoli - ma lui non ascoltava le risposte, inserendosi appena terminata una domanda con la seguente, disturbando risposte ed attenzione.
Renzi, che ha capito il gioco stupido, e perfino troppo scoperto di Minoli, che era quello di recare disturbo ed innervosirlo, neanche una volta gli ha detto: beh, ora mi faccia rispondere - come tante altre volte ha fatto con altri intervistatori. Se lo avesse fatto, molti sarebbero stati autorizzati a dire: ecco, Minoli l'ha messo in difficoltà. No. Minoli, il Presidente del Consiglio se l'è giocato come ha voluto.
E l'unico che ha perso la partita, su tutta la linea - intervista ed altri servizi- è stato proprio Minoli che ha avuto un modestissimo 4% di share ( telespettatori intorno a 1.100.000). Ha fatto molto meglio perfino Semprini (Rai3) quando ha invitato Renzi, e Mentana nel faccia a faccia fra Renzi e Zagrebelski.
E come fa molto meglio, ogni sera, la Gruber in quella stessa fascia oraria. Salvo, d'ora in avanti, la domenica, quando Cairo, pensando all'affare Minoli, l'ha sosituita con il celebre giornalista. Con il quale beccato una sòla ed una sonora sberla, dalla quale sarà difficile, anche a distanza di settimane, riprendersi. Per Cairo e per Minoli.
Il suo 'Faccia a Faccia' è durato una ventina di minuti sui quarantacinque, quanto dura la nuova avventura minoliana in tv - un tempo che si ritiene congruo alla tv, perchè l'intervista da sola sarebbe stata troppo corta - con la presunzione di contrastare una trasmissione sorella, come quella di Fabio Fazio che, però, va in onda nella stessa fascia oraria, ma inizia prima e finisce molto dopo, e che è ormai rodata ed incontra, con tutto il ben noto 'fazismo' ,il favore del pubblico.
E allora Minoli si inventa un talk, nell'era in cui il talk viene da tutti, lui compreso, dichiarato morto e sepolto, e che lui intende resuscitare.
Si inizia con un fatto di attualità (nel caso le elezioni americane) si prosegue con l'intervista (non la ritiene Minoli d'attualità da sola?); si prosegue con 'LìoLa', sofisticato editoriale di Buttafuoco ( su ' la donna e il danno', per il primo 'Faccia a faccia'). Si passa poi a raccontare l'intricata vicenda Sindona-Ambrosoli, per finire con la 'Sora Cesira' giocata su un celebre video musicale (una cosa 'alla Crozza', ma 'senza Crozza').
Il tutto senza che il celebre giornalista spenda una sola parola di raccordo fra un servizio e l'altro, salvo che per fare la morale alla fine del servizio su Sindona-Ambrosoli: ' i fatti del passato devono insegnare qualcosa per il presente'. Mamma mia che profondità di pensiero e soprattutto quale nuova intuizione!
Insomma un'altalena continua tra servizi alti e bassi, per lo stile. Tra uno stile troppo alto e sofisticato - quello di Buttafuoco , quando forse, anzi sicuramente, ci saranno state le più precipitose fughe dal canale de La7 - ed il suo, di Minoli. Efficace per ricchezza e varietà di domande, senza nessuno sconto neanche al Presidente del Consiglio, ma volgare per il ritmo fra domande e risposte, al limite del disturbo continuo. L'intervistato avrebbe dovuto ascoltare le sue domande - 'nessuno le sa fare come me, neanche Biagi e gli altri grandi intervistatori televisivi', con ostentata sicurezza pensava Minoli - ma lui non ascoltava le risposte, inserendosi appena terminata una domanda con la seguente, disturbando risposte ed attenzione.
Renzi, che ha capito il gioco stupido, e perfino troppo scoperto di Minoli, che era quello di recare disturbo ed innervosirlo, neanche una volta gli ha detto: beh, ora mi faccia rispondere - come tante altre volte ha fatto con altri intervistatori. Se lo avesse fatto, molti sarebbero stati autorizzati a dire: ecco, Minoli l'ha messo in difficoltà. No. Minoli, il Presidente del Consiglio se l'è giocato come ha voluto.
E l'unico che ha perso la partita, su tutta la linea - intervista ed altri servizi- è stato proprio Minoli che ha avuto un modestissimo 4% di share ( telespettatori intorno a 1.100.000). Ha fatto molto meglio perfino Semprini (Rai3) quando ha invitato Renzi, e Mentana nel faccia a faccia fra Renzi e Zagrebelski.
E come fa molto meglio, ogni sera, la Gruber in quella stessa fascia oraria. Salvo, d'ora in avanti, la domenica, quando Cairo, pensando all'affare Minoli, l'ha sosituita con il celebre giornalista. Con il quale beccato una sòla ed una sonora sberla, dalla quale sarà difficile, anche a distanza di settimane, riprendersi. Per Cairo e per Minoli.
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venerdì 23 settembre 2016
Di Martedì di Giovanni FLoris per La7: un tripudio di applausi
Ci siamo messi davanti allo schermo con un taccuino ed abbiamo annotato tutti gli applausi, lungo l'intera durata del programma di Floris che, da quel che si legge, è tornato a crescere, mettendo all'angolo Semprini con il suo 'Politics', voluto dalla direttora, Daria Bignardi, sia la trasmissione, sia Semprini - il contratto e l'assunzione di quest'ultimo definiti antisindacali, nonostante il compenso calmierato.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
mercoledì 17 settembre 2014
di Martedì,Ballarò
Ora i Ballarò, di Martedì, sono due, sono identici, cambiano solo i conduttori. Ed insieme non hanno superato Ballarò, quando era uno solo, nella battaglia dello share, perchè insieme fanno 11,8%+3,5% che, sommato, dà 15,3%, che era più o meno quello che il Ballarò unico faceva su Rai3. Ora, con la conduzione di Flopis, è nato Ballarò n.2, di Martedì; lo stesso Flopis, che allora si chiamava Floris e che conduceva il Ballarò unico, mentre con lo sbarco di Giannini al Ballarò n.1, s'è fatto l'ennesimo atto di 'Repubblicanizzazione' di Rai3. Evidentemente anche al giornale di Giannini non hanno gradito la sua uscita, tanto che barbapapà Eugenio, alla prima puntata, s'è materializzato da Flopis e non dal suo ex dipendente, fino a due mesi fa vicedirettore del giornale diretto da Ezio Mauro.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
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martedì 16 settembre 2014
Gli alti compensi delle star della RAI danneggiano l'azienda. Vero. Perchè IMMERITATI
Brunetta, al suo lavoro di parlamentare capogruppo ed economista nonché candidato al Nobel, unisce il lavoro di cercatore di brutte notizie - come sarebbero quelle dei compensi alle star della tv pubblica, la cui conoscenza farebbe venire il magone ai normali cittadini - che comunque non gli riesce di portare a termine, per la decisa opposizione del direttore generale Gubitosi che oppone la seguente ragione: rendere pubblici i compensi delle star RAI danneggerebbe l'azienda e, di contro, potrebbe favorire la concorrenza, Mediaset e La 7, che sarebbe poi la ragione per cui Brunetta, nelle intenzioni di Gubitosi, chiederebbe di conoscere l'ammontare dei loro compensi.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
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lunedì 15 settembre 2014
Talk show del 'già' fatto quotidiano.L'omonimo giornale non c'entra affatto
A Gubitosi ed ai vari Berlusconi di seconda e terza generazione, nonché a Cairo, per risolvere la crisi dei dibattiti politici vuoti e 'di parole al vento', vorremmo proporre un nuovo tipo di talk, il talk del 'già fatto', nella speranza che la crisi giri alla larga dai dibattiti politici televisivi o radiofonici (dove, comunque, sono assai meno presenti, perchè non si possono vedere le facce dei partecipanti assai più eloquenti ed interessanti di ciò che dicono, che non interessa a nessuno). Ed insieme alla proposta anche un format nuovo e , concretamente, la scaletta di una trasmissione tipo o addirittura della telefonata preventiva di invito, da ripetere tassativamente ad inizio trasmissione.
- Vi presento tizio o tizia: nome e cognome
- Parentela con ... o semplice omonimia (nel caso si riscontrassero)
-Qual è il uso incarico pubblico o privato
-Da quanto tempo
-Qual è il suo compenso
-Quanto guadagna complessivamente: cosa concorre a formare il suo reddito
-Quali e quanti beni possiede
-Come e quando li ha acquistati, soprattutto nel caso si tratti di considerevoli beni immobili o di partecipazioni azionari e di altri beni costosi anche per la manutenzione (tutti ne posseggono, anche a propria insaputa, non impota se intestati a consorti, figli, genitori, ed anche amanti; ne ha parecchi e di un certo peso anche Brunetta il moralizzatore! con quali soldi? con prezzi di favore 'politico', non certo 'universitario'?)
-Chi considera questo genere di domande una violazione della privacy, tenga innanzitutto presente la quantità enorme di beni al sole che giorno dopo giorno la magistratura, scopre appartenere a questo o a quello; ma non dimentichi che le denunce dei redditi di molti personaggi sono pubbliche e pubblicate nei siti ufficiali delle amministrazioni di appartenenza.
-Ancora. Questo genere di domande vanno fatte preventivamente e poi, ripetuti in sede di trasmissione a tutti gli ospiti, anche a quelli provenienti dalle varie professioni, giornalisti compresi, i quali tante volte per strade note solo alla provvidenza, lavorano di nascosto al soldo di faccendieri e farabutti pubblici e privati.
- Proseguendo con le domande: che cosa ha fatto, nel suo lavoro, che viene a raccontare al pubblico televisivo'
- Se la risposta è: ho proposto... farò... oppure sto per fare... sto per proporre... ho il progetto... la risposta dei programmisti del talk deve essere inequivocabilmente: grazie, ci sentiamo quando avrà fatto qualcosa, perché ce la racconti.
Perchè, a questo nuovo tipo di talk, il 'dire' non interessa affatto, il nuovo talk è interessato solo al 'fare' ma a 'fatto compiuto'.
Gubitosi, i Berlusconi e Cairo ci facciano sapere, con calma, i risultati di tale rivoluzione. A presto.
- Vi presento tizio o tizia: nome e cognome
- Parentela con ... o semplice omonimia (nel caso si riscontrassero)
-Qual è il uso incarico pubblico o privato
-Da quanto tempo
-Qual è il suo compenso
-Quanto guadagna complessivamente: cosa concorre a formare il suo reddito
-Quali e quanti beni possiede
-Come e quando li ha acquistati, soprattutto nel caso si tratti di considerevoli beni immobili o di partecipazioni azionari e di altri beni costosi anche per la manutenzione (tutti ne posseggono, anche a propria insaputa, non impota se intestati a consorti, figli, genitori, ed anche amanti; ne ha parecchi e di un certo peso anche Brunetta il moralizzatore! con quali soldi? con prezzi di favore 'politico', non certo 'universitario'?)
-Chi considera questo genere di domande una violazione della privacy, tenga innanzitutto presente la quantità enorme di beni al sole che giorno dopo giorno la magistratura, scopre appartenere a questo o a quello; ma non dimentichi che le denunce dei redditi di molti personaggi sono pubbliche e pubblicate nei siti ufficiali delle amministrazioni di appartenenza.
-Ancora. Questo genere di domande vanno fatte preventivamente e poi, ripetuti in sede di trasmissione a tutti gli ospiti, anche a quelli provenienti dalle varie professioni, giornalisti compresi, i quali tante volte per strade note solo alla provvidenza, lavorano di nascosto al soldo di faccendieri e farabutti pubblici e privati.
- Proseguendo con le domande: che cosa ha fatto, nel suo lavoro, che viene a raccontare al pubblico televisivo'
- Se la risposta è: ho proposto... farò... oppure sto per fare... sto per proporre... ho il progetto... la risposta dei programmisti del talk deve essere inequivocabilmente: grazie, ci sentiamo quando avrà fatto qualcosa, perché ce la racconti.
Perchè, a questo nuovo tipo di talk, il 'dire' non interessa affatto, il nuovo talk è interessato solo al 'fare' ma a 'fatto compiuto'.
Gubitosi, i Berlusconi e Cairo ci facciano sapere, con calma, i risultati di tale rivoluzione. A presto.
lunedì 8 settembre 2014
Giovanni Floris va al suicidio con il suo 'Diciannove e Quaranta'
Giovanni Floris nella sua nuova avventura a 'La7' ha dato prova di grande fantasia. La sua trasmissioncella, prima del Tg di Mentana, la chiama con l'ora in cui va in onda, '7 e 40'; esattamente quello che la Gruber fece con la sua trasmissione, in onda alle 8(20) e 30, giocando anche con il titolo di un celebre film di Fellini; ma se andiamo avanti di questo passo i programmi della tv di Cairo si chiameranno '6 e 50' e poi '15 e 20', per finire con 'bonasera', e 'bonanotte'... ai sonatori.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
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