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domenica 18 marzo 2018

Giovanni Minoli insiste con Roberto Napoletano, senza una briciola di pudore

Tutti conoscono la storia dell'uscita di Giovanni Minoli da Radiocor, del Sole 24 Ore (Confindustria), prima di approdare a La 7 di Urbano Cairo. Minoli aveva fatto una lunga intervista a Roberto Napoletano, quando già erano note le accuse mosse alla sua direzione, ma anche alla gestione della Treu della società di comunicazione della Confindustria ed al suo giornale economico. La redazione  gli si sera rivoltata contro per ragioni gravi, le più evidenti erano  le spese pazze, e i dati falsi sulle vendite. Sufficienti a mettere ko anche un direttore che  conosce la materia del giornale che dirige, cioè quella economica. Lui si difende, esce dalla direzione con una buonuscita non irrilevante e scrive libri.

 Minoli in uno dei suo primi 'Faccia a Faccia' su La 7 chi intervista?  Proprio Roberto Napoletano, il direttore del Sole 24 Ore, sotto indagine, che lo aveva chiamato a lavorare alla radio del gruppo. Come a dire pubblicamente: voi mi avete mandato via da Radiocor, io vi faccio vedere che me ne fotto. Mentre Napoletano, fino a conclusione delle indagini, dovrebbe cospargersi il capo di cenere e girare alla larga dal piccolo schermo dove impartisce lezioni di economia, mentre dalla magistratura  viene accusato di furto e falso!

In questi giorni è appara la notizia,  se anche smentita da qualcuno, che l'ENI presieduta da Emma Marcegaglia, già presidente di Confindustria, presieduta ora da Boccia  (che è quello che ha mandato via  Minoli, seccato per l'intervista  a Napoletano, a indagine della magistratura già avviata, quasi una sfida alla proprietà) correrebbe in aiuto di Radiocor e del Gruppo cui appartiene acquistandola, per mettere una toppa ai buchi creati dalla gestione Napoletano-Treu. Domani i dipendenti della Radio di Confindustria scioperano

 E Minoli che ti fa? Sprezzante del pericolo, intervista a lungo, ancora  oggi, Napoletano, nel suo 'Faccia a Faccia', per domandargli una ricetta per l'Italia, cogliendo anche l'occasione per reclamizzare un suo libro recente.

Insomma per Minoli non c'era altro esperto di economia da intervistare sul medesimo argomento, oltre il direttore che tanti guai 'economici' ed anche di 'immagine' avrebbe creato al giornale che ha diretto per anni.

 Tutto questo fa arrabbiare anche noi che siamo stati per anni derubati dal giornale che  acquistavamo regolarmente ogni domenica, essendo obbligati a comprare, pagandolo di più, anche un libretto allegato i cui ricavi finivano nella voragine creata ed alimentata dalle spese pazze del direttore e nonostante le false notizie di vendita, sue e della amministrazione, che frodavano ingannandoli gli inserzionisti pubblicitari.
Quel furto  intende continuare ancora se, di domenica, il quotidiano di Confindustria viene venduto, solo perchè ha l'inserto culturale ma una foliazione abbastanza ridotta, ad un prezzo scandalosamente esagerato.  Dobbiamo per una seconda volta concorrere a ripianare i buchi che hanno fatto Napoletano e Treu ?
Minoli, il paladino dei diritti, dovrebbe riflettere a tutto questo prima di richiamare Roberto Napoletano e sederlo in cattedra.

mercoledì 17 maggio 2017

'Arena' di Rai 1. Giuseppe Pennisi, che credeva di andare a farsi sbranare nella fosse dei leoni, è stato beccato da tre galline ed un galletto

Che quella di domenica scorsa, all'ultima puntata, più che un'Arena (  con Giletti, su Rai 1) fosse un pollaio, con tutte le caratteristiche conseguenti, non è una valutazione nostra,  bensì di una delle partecipanti che tale l'ha definito: la Meloni,  in compagnia ( buona) della Costamagna e Morani, agli ordini del galletto Giletti, che le aveva invitate, con sensibilità sopraffina, anche per festeggiare la 'festa delle mamme', ma chioccie.

A  Giuseppe Pennisi, che credeva di recarsi nella fosse dei leoni, mettendo in conto che avrebbero potuto sbranarlo ed invece è stato beccato da tre 'galline' ( definizione Meloni), chi glielo ha fatto fare a sacrificarsi in difesa del CNEL, ormai per tutti INDIFENDIBILE, lui che è economista di professione, critico musicale per passione, che gira i teatri italiani come una trottola,  ed è  per questo già molto occupato?
 E'  voluto andare, naturalmente invitato da Giletti, a spiegare in tv, il CNEL,  di cui è consigliere,  i suoi compiti di organo costituzionale di un certo rilievo - almeno così dovrebbe essere - al pari della Corte dei Conti e del Consiglio di Stato e del CSM.

Vero è che negli ultimissimi anni,  dietro la spinta  della rottamazione renziana, il CNEL è stato praticamente inattivo senza che l'amministrazione statale ne avesse a soffrire, come del resto, negli anni in cui agiva, senza mai trarne vantaggi rilevanti da esso. Dunque aveva detto Renzi, aboliamolo. E tutti erano d'accordo con lui. Solo che, improvvidamente, il rottamatore l'aveva inserito fra le materie del referendum, per il quale ha ricevuto una sonora bocciatura popolare.

Ora il CNEL riprende il suo, agli occhi di tutti inutile, cammino in mare aperto, incurante delle tempeste che sicuramente  si scateneranno. E che anzi hanno già scatenato, la nomina di Treu a nuovo Presidente e la richiesta del rimborso delle spese - già molto ridotte - col governo Renzi, per i consiglieri.

La Morani - che parla non solo a nome, ma come fosse Renzi, ma più bella di Renzi - ha invitato il consigliere Pennisi a lavorare gratis, proprio come farà Treu (che al CNEL non credeva, tanto è vero che ha votato Si al referendum); e Giletti alla giusta richiesta dei rimborsi, ha risposto da galletto accigliato (finto), chiedendo al professore se sia mai andato in una periferia a vedere le condizioni di chi ci abita. Come se lui Giletti fosse di casa nelle periferie e dunque conoscesse bene le condizioni degli abitanti.

Naturalmente non ha mancato di far sentire la sua voce stridula la  consueta 'spalla' di Giletti, il ricercatore ingelatinato, le cui competenze per quanto ci siamo scervellati, non ci è riuscito di capire.
 Alla fine Pennisi, beccato contemporaneamente dalle tre galline- la definizione è sempre della Meloni - e dal galletto, se ne è andato, infastidito, senza   aver potuto parlare tranquillamente sul CNEL, esprimendo le sue ragioni.

Giletti aveva colto l'indicazione per il dibattito,  anzi per il 'beccaggio', da un'articolo del Corriere, letto la mattina in  fretta, dove si dava notizia della richiesta dei rimborsi venuta da una riunione informale dei consiglieri del CNEL. E aveva, moralizzando, detto, con l'indice puntato verso il potevo Pennisi: sempre di soldi parliamo.
Ma si è sbilanciato TROPPO Giletti. Ha fatto finta di non aver letto - ma noi invece sì che l'abbiamo letto e con noi tanti altri -  la pagina a fronte del medesimo Corriere, nello stesso giorno di domenica, dove di altri emolumenti, di ben altre proporzioni si parlava; altro che 'rimborsi spese'. Dei compensi  cioè di Giletti e degli altri galletti, Fazio a guidare la fila, che minacciano di lasciare il pollaio di 'mamma Rai' se qualcuno si azzarda a toccarli( i soldi loro).
 L'anno prossimo alla nuova Arena, senza Giletti,  inviteranno il galletto 'moralizzatore' a spiegare come si vive nel pollaio del vicino, in quali condizioni. e con  quale mangime.

sabato 6 maggio 2017

Meno male che c'è il Senato - dice Grasso; per fortuna che c'è ancora il CNEL - gli risponde Treu

Se non c'era il Senato la legge sulla legittima difesa approvata alla camera sarebbe passata senza l'accordo di tutti e soprattutto con alcuni punti poco chiari. E perciò Grasso presidente del Senato può affermare ed anche gridare in faccia a chi lo voleva abolito ( Renzi, s'è capito?), che la bocciatura della riforma costituzionale fa sì che una legge  approvata in una delle due  camere, se non soddisfa, può essere emendata nella seconda camera, e così poi tornare alla prima e di nuovo al Senato. E questo viaggio di andata e ritorno prosegue fino a quando non si ritiene di aver fatto una buona legge. Il che, in Italia, è quasi impossibile. 
 Nessuno naturalmente, nell'una come nell'altra Camera si batte il petto per via della incompetenza legislativa e giuridica, sia dei politici che dei tecnici, ed anche linguistica - diciamo in tutta sincerità- come oggi ha fatto notare Bartezzaghi su Repubblica, spiegando quell'OVVERO che ha creato equivoci e malumori. Svelando alla popolazione tutta che i politici, eletti nelle due camere conoscono poco e male anche l'italiano, come pure i loro portaborse e consulenti.  E del resto se a dirigere l'ufficio giuridico di Palazzo Chigi, il fiorentino si porta una vigilessa, capo dei vigili...

Identica soddisfazione ha manifestato Tiziano Treu, nominato presidente del CNEL ( Consiglio Nazionale Economia e Lavoro), quell'organismo di cui per mesi e mesi si è dichiarata la inutilità ed improduttività e che la riforma costituzionale bocciata avrebbe voluto abolire. E pare che lo stesso Treu fosse di questa idea e perciò avesse votato sì alla riforma costituzionale e, automaticamente, no al mantenimento in vita del CNEL . Senonchè oggi  è messo sulla poltrona più alta di quell'organismo che, da sempre, è stato  come una compagnia di ex che 'bisognava' gratificare con una nomina in ente inutile. Perciò non può che esultare, mentre ci si sarebbe aspettato che, con gesto di grande dignità, avesse pubblicamente rifiutato quella nomina. Si può aggiungere anche in considerazione della sua età, non del CNEL ma di Treu,  che festeggerà fra poco la  bellezza di 78 anni. Festa resa un pò amara dalla cattiva amministrazione del Sole 24 Ore, il giornale economico di Confindustria da parte di sua figlia Donatella.