Corrado Augias, nonostante le molte dichiarazione pubbliche di voler finalmente un pò riposarsi, data l'età, continua imperterrito ad occupare uno spazio giornaliero, nella mattina di Rai 3. E nonostante faccia ascolti di tipo 'familiare': non arriva di media neanche al 2% di share, con soglie di telespettatori molto sotto i 300.000.
Dunque ci sarebbero tutte le ragioni per cambiare programma od affidarlo ad altre più agili e sveglie mani. Salvo che non ci sia un patto di affidamento di un certo spazio con il quotidiano La Repubblica, visto che prima c'era Concita De Gregorio che quanto ad ascolti faceva niente più e niente meno che quelli di Augias. Aggiungere che poi molti dei loro rispettivi ospiti nel tempo - nulla da dire sul loro valore, ma ve ne sono altrettanto bravi anche di diversa provenienza - appartenevano ancora allo stesso quotidiano o a quel gruppo editoriale nel quale i conduttori lavorano, è solo una minuzia.
Oggi Augias, facendo una grazia ai suoi dirimpettai del Corriere della Sera ospitava Federico Fubini (economista, passato anche da Repubblica e poi tornato al Corriere nel ruolo di vicedirettore) per presentare il suo libro ' La professoressa e la camorrista' - mi sembra fosse questo il titolo esatto.
Ad inizio di trasmissione dopo aver presentato l'ospite molto molto più giovane di lui, ma altrettanto bravo giornalista, Federico Fubini chiedeva al vecchio conduttore di non utilizzare il 'lei', visto che si conoscono da molto tempo, da quando lui andò ad incontrarlo, quand'era parlamentare europeo, a Bruxelles ( ci avrà anche la pensione da parlamentare, certo!). Augias l'ha subito stoppato, con fare inelegante, dicendogli di proseguire con il 'lei'.
Poi, appena mostrata la copertina del libro di Fubini, gli ha contestato il titolo, perchè: "non rispecchia il contenuto, io avrei fatto un altro titolo". E chissenefrega - c'era da rispondergli, ma Fubini non l'ha fatto, anche perchè in un raro momento di lucidità, il rallentato, ipnonducente Augias, ha subito aggiunto: "prenda questa mia considerazione e la butti nel cestino". Saggio consiglio, ma non poteva star zitto?
Poi Fubini gli ha spiegato quel titolo e la sua aderenza al contenuto del libro. Ma Augias non si è detto convinto ed ha continuato parlando degli studi dei giovani e del loro futuro lavorativo." Che ci fanno tanti studenti del classico- ha detto - mentre noi abbiamo bisogno di idraulici e altre professioni?". Ed anche qui Fubini gli ha spiegato perchè c'è bisogno ancora e sempre di studenti che hanno una formazione intellettuale generale, classica diremmo, oltre che professionale, perchè molte di quelle professioni per le quali andiamo oggi chiedendo giovani formati professionalmente, domani, quando usciranno loro dalle scuole, saranno state sicuramente rimpiazzate da altre".
Come poi sia proseguito il colloquio/scontro non sappiamo, perchè abbiamo spento la tv, disgustati da quell'atteggiamento, inspiegabilmente antipatico e saccente, di Augias.
Al quale vogliamo consigliare di ringraziare, ogni mattina appena si sveglia, la Rai che ancora gli offre, ogni giorno, quella poltrona; mentre la considerazione degli ascolti dovrebbe indurre i dirigenti di viale Mazzini a sfilargliela, senza che se ne accorga. E, naturalmente, senza farlo finire a terra, per il rispetto che si deve all'età avanzata: ottantatre da poco compiuti!
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lunedì 19 febbraio 2018
martedì 5 dicembre 2017
Il Parlamento italiano che infrange la regola della trasparenza
Ieri sera a 'Carta Bianca' - la trasmissione tv di Rai 3 affidata a Bianca Berlinguer - Boeri, presidente dell'INPS, la cui poltrona sembra ora traballare a causa della sua intransigenza nell'azione della tenuta dei conti del nostro istituto di previdenza ed assistenza, ha spiegato per l'ennesima volta come stanno le cose sulle pensioni future.
Soprattutto le pensioni dei giovani, quando ha detto che la priorità oggi è far entrare i giovani nel mondo del lavoro il prima possibile e con contratti stabili, altrimenti se continuano ad essere tenuti lontani dal mondo del lavoro e quando vi entrano vi entrano con contratti a termine e lavori salutari, le loro pensioni sono a rischio. Non si tratta di ipotesi campate in aria, bensì di previsioni sulla base dei numeri. Con buona pace della Camusso che, per ridare forza al suo sindacato, continua a chiedere favori per questa e quella categoria, non guardando in avanti, alle pensioni di domani per i giovani di oggi.
La ricetta di Boeri, per cambiare radicalmente la situazione è quella della decontribuzione. occorre cioè, ha detto Boeri, fare in modo che i datori di lavoro, agevolati dal Governo, assumano il più possibile i giovani e con contratti stabili.
Ma poi Boeri ha toccato un altro argomento. Incaricato di compiere un'indagine sul rapporto, per le pensioni in essere, fra contributi versati e pensione percepita, ha chiesto al Parlamento di avere i dati di ogni vitalizio per calcolare detto rapporto, ed eventualmente intervenire, in misura proporzionale, laddove la disparità fra contributi e pensione è eccessiva.
Sapete con ha risposto il Parlamento, quello presieduto ora dai prossimi candidati premier (Grasso, ma mettiamoci anche Boldrini il cui destino politico, a fine mandato, non è ancora chiaro), modello di comportamento istituzionale ineccepibile? Ha risposto che per ragioni di PRIVACY, tali dati non possono essere forniti. L'INPS di Boeri ha replicato che i dati non sarebbero stati resi pubblici - ma poi che male ci sarebbe a renderli pubblici?- ma esaminati dal solo istituto per compiere l'indagine richiesta. No, il secondo, ha risposto il Parlamento che evidentemente, non vuole che la vergogna dei vitalizi - come si va dicendo da anni senza che mai nulla cambi - sia resa di pubblico dominio.
Soprattutto le pensioni dei giovani, quando ha detto che la priorità oggi è far entrare i giovani nel mondo del lavoro il prima possibile e con contratti stabili, altrimenti se continuano ad essere tenuti lontani dal mondo del lavoro e quando vi entrano vi entrano con contratti a termine e lavori salutari, le loro pensioni sono a rischio. Non si tratta di ipotesi campate in aria, bensì di previsioni sulla base dei numeri. Con buona pace della Camusso che, per ridare forza al suo sindacato, continua a chiedere favori per questa e quella categoria, non guardando in avanti, alle pensioni di domani per i giovani di oggi.
La ricetta di Boeri, per cambiare radicalmente la situazione è quella della decontribuzione. occorre cioè, ha detto Boeri, fare in modo che i datori di lavoro, agevolati dal Governo, assumano il più possibile i giovani e con contratti stabili.
Ma poi Boeri ha toccato un altro argomento. Incaricato di compiere un'indagine sul rapporto, per le pensioni in essere, fra contributi versati e pensione percepita, ha chiesto al Parlamento di avere i dati di ogni vitalizio per calcolare detto rapporto, ed eventualmente intervenire, in misura proporzionale, laddove la disparità fra contributi e pensione è eccessiva.
Sapete con ha risposto il Parlamento, quello presieduto ora dai prossimi candidati premier (Grasso, ma mettiamoci anche Boldrini il cui destino politico, a fine mandato, non è ancora chiaro), modello di comportamento istituzionale ineccepibile? Ha risposto che per ragioni di PRIVACY, tali dati non possono essere forniti. L'INPS di Boeri ha replicato che i dati non sarebbero stati resi pubblici - ma poi che male ci sarebbe a renderli pubblici?- ma esaminati dal solo istituto per compiere l'indagine richiesta. No, il secondo, ha risposto il Parlamento che evidentemente, non vuole che la vergogna dei vitalizi - come si va dicendo da anni senza che mai nulla cambi - sia resa di pubblico dominio.
mercoledì 17 maggio 2017
PASSIONI: Aldo Grasso, Natalia Aspesi ecc...
Se non vi è ancora capitato di leggerne, della smodata passione di Grasso per Camurri, non vi resta che attendere la prossima volta, quando Aldo Grasso, senza possibilità di smentite o ripensamenti, confesserà, per l'ennesima volta, la sua passione travolgente per Edoardo Camurri, per la sua bravura beninteso.
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico più incontentabile d'Italia sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi, fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?
Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste, oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là, ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai un ripensamento, perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.
Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico, neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico più incontentabile d'Italia sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi, fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?
Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste, oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là, ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai un ripensamento, perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.
Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico, neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...
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venerdì 4 novembre 2016
Che figura! Intrecciare i problemi delle Fondazioni liriche ai problemi del terremoto
Questa mattina, ad Agorà di Rai3, si è visto un collegamento da Venezia, dalla Fenice per la precisione. Niente a vedere con il terremoto che era l'argomento principale della trasmissione ( come potrebbe essere altrimenti?) e con la rievocazione della tragica alluvione di Firenze di cinquant'anni fa.
Cinquant'anni fa, quando avvenne un'altra alluvione, ma a Venezia, procurata da un'acqua alta fuori misura - 'aquagranda', dicevano i veneziani nella loro lingua.
Mentre in Italia si ricordano i tragici fatti fiorentini e l'immensa onda di solidarietà mondiale che miracolosamente inondò la città, salvandola con tutti i suoi tesori, a Venezia in ricordo di quella alluvione da 'aquagranda', cogliendo lo spunto dal racconto che ne ha fatto un giornalista Roberto Bianchin in un suo libro, questa sera la stagione della Fenice viene inaugurata da una nuova opera, dal medesimo titolo Aquagranda ecc.. tutto regolare.
Ciò che invece regolare non è affatto è la ragione del collegamento Rai con Venezia, dalla Fenice, che non è il racconto di tale iniziativa musicale, bensì la protesta dei suoi orchestrali che sposano pienamente una protesta che nel teatro oggi prenderà corpo. La protesta dei sovrintendenti dei maggiori teatri italiani, convocati per la 'prima' del teatro veneziano, dal presidente della loro Associazione di categoria, Chiarot, sovrintendente della Fenice, che guardano alla data del 31 dicembre 2018, fissato da una legge dell'estate scorsa, come il giorno del giudizio dei nostri teatri d'opera; per dire che loro vogliono vivere e non annegare nel vortice dei conti in disordine.
In termini giornalistici, figurati, quella protesta ha anche un senso, anche quando assuma le connotazioni della catastrofe - e noi stessi nei giorni scorsi abbiamo accennato in termini analoghi a quella data tanto temuta dai nostri teatri.
Ma la protesta veneziana per la 'morte' della musica in Italia, possibile ma non ancora certificata e dalla quale ci si può ancora salvare con una retta amministrazione, nello stesso momento in cui migliaia e migliaia di cittadini protestano perchè non vogliono morire, e non solo simbolicamente, sotto le scosse del terremoto, ha il suono di una NOTA STONATA, vietata ai musicisti.
Cinquant'anni fa, quando avvenne un'altra alluvione, ma a Venezia, procurata da un'acqua alta fuori misura - 'aquagranda', dicevano i veneziani nella loro lingua.
Mentre in Italia si ricordano i tragici fatti fiorentini e l'immensa onda di solidarietà mondiale che miracolosamente inondò la città, salvandola con tutti i suoi tesori, a Venezia in ricordo di quella alluvione da 'aquagranda', cogliendo lo spunto dal racconto che ne ha fatto un giornalista Roberto Bianchin in un suo libro, questa sera la stagione della Fenice viene inaugurata da una nuova opera, dal medesimo titolo Aquagranda ecc.. tutto regolare.
Ciò che invece regolare non è affatto è la ragione del collegamento Rai con Venezia, dalla Fenice, che non è il racconto di tale iniziativa musicale, bensì la protesta dei suoi orchestrali che sposano pienamente una protesta che nel teatro oggi prenderà corpo. La protesta dei sovrintendenti dei maggiori teatri italiani, convocati per la 'prima' del teatro veneziano, dal presidente della loro Associazione di categoria, Chiarot, sovrintendente della Fenice, che guardano alla data del 31 dicembre 2018, fissato da una legge dell'estate scorsa, come il giorno del giudizio dei nostri teatri d'opera; per dire che loro vogliono vivere e non annegare nel vortice dei conti in disordine.
In termini giornalistici, figurati, quella protesta ha anche un senso, anche quando assuma le connotazioni della catastrofe - e noi stessi nei giorni scorsi abbiamo accennato in termini analoghi a quella data tanto temuta dai nostri teatri.
Ma la protesta veneziana per la 'morte' della musica in Italia, possibile ma non ancora certificata e dalla quale ci si può ancora salvare con una retta amministrazione, nello stesso momento in cui migliaia e migliaia di cittadini protestano perchè non vogliono morire, e non solo simbolicamente, sotto le scosse del terremoto, ha il suono di una NOTA STONATA, vietata ai musicisti.
mercoledì 7 settembre 2016
Continua inarrestabile la marcia trionfale della titolistica idiota e del dichiarazionismo becero e ad effetto
Preferiamo fermarci a rilevare alcune pagliuzze conficcate in occhi estranei, piuttosto che imbarcarci ad approfondire le travi conficcate negli occhi vicini e che ci appartengono, perchè rappresentano il degrado generale in cui hanno fatto sprofondare la vita e il tessuto sociale i vechi e nuovi incapaci al potere.
Ci ha sempre colpito la titolistica idiota, e per questo abbiamo già più volte segnalato come quella di una trasmissione in particolare di Rai 3 superi tutte le altre e non conosca limiti nell'osare. Parliamo di 'Agorà' che questa mattina ha raggiunto il massimo, titolando la discussione sul caso Raggi e gli inetti in Campidoglio così: 'IERI RAGGI E...DOMANI'. Ogni commento è superfluo.
Ma oggi un'altra perla leggiamo su 'Repubblica' che certamente non si è per fortuna distinta per titoli ad effetto, ma che cavalca anche più volte di quante gliene offrano occasioni reali, la banalità e l'ovvietà.
Questa sera c'è a Roma, per iniziativa di Santa Cecilia, che da anni persegue un fantastico progetto concertistico quello del 'giro del mondo ' in tot orchestre che nella realtà poi si concretizza, ridicolizzandosi in due o tre orchestre (orchestrine giovanili o di amatori) - quando finirà di questo passo un simile giro ? - il concerto dell'Orchestra di Bahia con Martha Argerich solista. La Repubblica, penando di rilevare un particolare ignoto ai più, fra quelli che leggono da una settantina di anni le cronache musicali, annuncia che la Argerich sarà 'al piano' - contrariamente a ciò che fa di solito e cioè che sta 'al trombone'.
Infine le dichiarazioni pubbliche di Giuliano Giubilei, a conclusione di un festival musicale - quello delle 'Nazioni ' di Città di Castello, di cui è presidente, a fianco dell'assessore regionale alla cultura ed all'agricoltura. Giubilei, dovendo giustificare l'assenza di un a cantante folk che veniva da Mali (la notizia del suo mancato arrivo sarebbe arrivata la mattina stessa del concerto. ahahahaha...!) e che non era riuscita a raggiungere la cittadina umbra, per ragioni ' di voli aerei', sì è scusato con il pubblico per la mancanza del concerto clou del festival, proseguendo..." poi c'è tutto il settore classico del festival". Che fa ancora una volta capire quanto Giubilei con il festival di musica non c'azzecchi.
Passando poi di ' frasca in palo' - tanto per scimmiottare nel verso opposto il detto evangelico della 'pagliuzza e della trave', ieri sera ci hanno colpito, nella lunga diretta di 'In onda' de La7, dove il latinorum si sprecava, le dichiarazioni di Marco Travaglio in difesa di tutti i personaggi dell'affaire Raggi, dagli assessori che vanno e vengono (dimettendosi o fatti dimettere), a quelli indagati ( che non si fanno dimettere, nè intendono dimettersi); da quelli suggeriti alla sindaca da uno studio legale nel quale da apprendista avvocato aveva lavorato, ai dirigenti comunali sui quali gravano ombre non proprio esaltanti e che vengono ritenuti all'origine di tante trame oscure comunali. Travaglio, ieri sera, ha avuto una parola in difesa di ciascuno di questi personaggi, cosa che neanche Grillo ha fatto nè farebbe mai per difendere la sua sindaca in situazioni in cui appare davvero indifendibile, a causa della sua incapacità nello svolgere i compiti che il ruolo le assegnano.
Ci ha sempre colpito la titolistica idiota, e per questo abbiamo già più volte segnalato come quella di una trasmissione in particolare di Rai 3 superi tutte le altre e non conosca limiti nell'osare. Parliamo di 'Agorà' che questa mattina ha raggiunto il massimo, titolando la discussione sul caso Raggi e gli inetti in Campidoglio così: 'IERI RAGGI E...DOMANI'. Ogni commento è superfluo.
Ma oggi un'altra perla leggiamo su 'Repubblica' che certamente non si è per fortuna distinta per titoli ad effetto, ma che cavalca anche più volte di quante gliene offrano occasioni reali, la banalità e l'ovvietà.
Questa sera c'è a Roma, per iniziativa di Santa Cecilia, che da anni persegue un fantastico progetto concertistico quello del 'giro del mondo ' in tot orchestre che nella realtà poi si concretizza, ridicolizzandosi in due o tre orchestre (orchestrine giovanili o di amatori) - quando finirà di questo passo un simile giro ? - il concerto dell'Orchestra di Bahia con Martha Argerich solista. La Repubblica, penando di rilevare un particolare ignoto ai più, fra quelli che leggono da una settantina di anni le cronache musicali, annuncia che la Argerich sarà 'al piano' - contrariamente a ciò che fa di solito e cioè che sta 'al trombone'.
Infine le dichiarazioni pubbliche di Giuliano Giubilei, a conclusione di un festival musicale - quello delle 'Nazioni ' di Città di Castello, di cui è presidente, a fianco dell'assessore regionale alla cultura ed all'agricoltura. Giubilei, dovendo giustificare l'assenza di un a cantante folk che veniva da Mali (la notizia del suo mancato arrivo sarebbe arrivata la mattina stessa del concerto. ahahahaha...!) e che non era riuscita a raggiungere la cittadina umbra, per ragioni ' di voli aerei', sì è scusato con il pubblico per la mancanza del concerto clou del festival, proseguendo..." poi c'è tutto il settore classico del festival". Che fa ancora una volta capire quanto Giubilei con il festival di musica non c'azzecchi.
Passando poi di ' frasca in palo' - tanto per scimmiottare nel verso opposto il detto evangelico della 'pagliuzza e della trave', ieri sera ci hanno colpito, nella lunga diretta di 'In onda' de La7, dove il latinorum si sprecava, le dichiarazioni di Marco Travaglio in difesa di tutti i personaggi dell'affaire Raggi, dagli assessori che vanno e vengono (dimettendosi o fatti dimettere), a quelli indagati ( che non si fanno dimettere, nè intendono dimettersi); da quelli suggeriti alla sindaca da uno studio legale nel quale da apprendista avvocato aveva lavorato, ai dirigenti comunali sui quali gravano ombre non proprio esaltanti e che vengono ritenuti all'origine di tante trame oscure comunali. Travaglio, ieri sera, ha avuto una parola in difesa di ciascuno di questi personaggi, cosa che neanche Grillo ha fatto nè farebbe mai per difendere la sua sindaca in situazioni in cui appare davvero indifendibile, a causa della sua incapacità nello svolgere i compiti che il ruolo le assegnano.
martedì 1 settembre 2015
Torna Ignazio (detto 'Ignaro') Marino. Il giorno del giudizio in RAI
Ignaro - come l'ha battezzato Dagospia - Marino oggi giungerà a Roma, dove - a Fiumicino - lo prenderanno in consegna due angeli custodi, carabinieri, per scortarlo fino al Campidoglio e non per portarlo, come qualche maligno già pensa leggend , da qualche parte per la custodia cautelare che libererebbe finalmente Roma dal sindaco assente, che mesi fa la stessa Roma, ignara anch'essa, l'ha eletto.
Dopo le imbarazzanti ammissioni sia di Cantone che Gabrielli sulla sua assenza e sulla necessità di essere affiancato da due, forse tre o quattro, 'badanti' autorevoli, pur lasciandolo sul colle più alto a fare atto di rappresentanza, per le cerimonie ufficiali, 'Ignaro' Marino trova modo per intervenire sulle accuse velate o scoperte che i suoi avversari - per sua colpa - gli hanno rivolto in questi ultimi tempi. Non ultimo anche il 'maestro' - come lo chiama lui nella lunga risposta che gli ha rivolto dalle pagine del Messaggero - Gigi Proietti, anch'egli durissimo nei suoi riguardi, per l'amministrazione assente della Capitale, anche nel settore culturale. Lui al maestro Proietti, con la faccia tosta che si ritrova, ha trovato tempo e modo di rispondere, agli appelli riguardanti il suo rientro immediato a Roma, no. Mai prima della fine delle vacanze programmate, qualunque cosa accada.
E, infatti, ciò che 'Ignaro' Marino non capisce è che la città ce l'ha con lui perchè, benchè onesto, non riesce, non sa governarla. E , di fatto, non la governa. I cittadini di Roma l'hanno votato perchè governi la città . Questo è ciò che Marino non vuole capire e pensa che, pur mancando ai suoi impegni, il mandato elettorale resti valido fino alla conclusione naturale della legislatura. Marino continua a dimostrarsi 'ignaro' delle regole democratiche.
In Rai oggi arriva il giorno, il primo giorno del giudizio, nel quale dovrebbero essere prese importanti decisioni dai nuovi amministratori.
Si sa per certo che Giancarlo Leone affiancherà il nuovo direttore generale, da vice - un incarico che aveva anche prima di approdare al timone di Rai1 - per il settore 'programmi', promosso avendo egli ottenuto risultati brillanti nelle trasmissioni di sua invenzione: Sanremo, Ti lascio una canzone, Tale e quale show, Ballando sotto le stelle, I pacchi, oltre alla rinomata rubrica delle 'Lettere del cuore' affidata alla coppia scoppiata Dalla Chiesa-Frizzi, che ha fatto impennare l'audience.
Dovrebbe invece andare a casa, trasferendosi altrove, Vianello direttore di Rai3, che ha pure ottenuto risultati brillanti nelle trasmissioni di sua invenzione, prima fra tutte 'Chi l'ha visto', che macina successi di pubblico su successi, ma al quale va imputato - che sarà mai - il flop di quella trasmissione dedicata alla famiglia e chiusa dopo una sola serata, e il girovagare senza meta di Riotta per l'Italia, in cerca di idee e pubblico. E queste due trasmissioni due, non indovinate, gli costeranno il posto.
E poi si dovrà affrontare anche il nodo delle stanze dei componenti il CDA, e delle loro mansioni. Dopo essere stati bistrattati unanimemente dalla stampa, loro dichiarano che non intendono fare i passacarte, a meno che i loro padrini-sponsor politici non li chiamino a telefono, per dir loro: ma che vi siete messi in testa? ringraziate dio e noi che state lì; però niente casino.
Dopo le imbarazzanti ammissioni sia di Cantone che Gabrielli sulla sua assenza e sulla necessità di essere affiancato da due, forse tre o quattro, 'badanti' autorevoli, pur lasciandolo sul colle più alto a fare atto di rappresentanza, per le cerimonie ufficiali, 'Ignaro' Marino trova modo per intervenire sulle accuse velate o scoperte che i suoi avversari - per sua colpa - gli hanno rivolto in questi ultimi tempi. Non ultimo anche il 'maestro' - come lo chiama lui nella lunga risposta che gli ha rivolto dalle pagine del Messaggero - Gigi Proietti, anch'egli durissimo nei suoi riguardi, per l'amministrazione assente della Capitale, anche nel settore culturale. Lui al maestro Proietti, con la faccia tosta che si ritrova, ha trovato tempo e modo di rispondere, agli appelli riguardanti il suo rientro immediato a Roma, no. Mai prima della fine delle vacanze programmate, qualunque cosa accada.
E, infatti, ciò che 'Ignaro' Marino non capisce è che la città ce l'ha con lui perchè, benchè onesto, non riesce, non sa governarla. E , di fatto, non la governa. I cittadini di Roma l'hanno votato perchè governi la città . Questo è ciò che Marino non vuole capire e pensa che, pur mancando ai suoi impegni, il mandato elettorale resti valido fino alla conclusione naturale della legislatura. Marino continua a dimostrarsi 'ignaro' delle regole democratiche.
In Rai oggi arriva il giorno, il primo giorno del giudizio, nel quale dovrebbero essere prese importanti decisioni dai nuovi amministratori.
Si sa per certo che Giancarlo Leone affiancherà il nuovo direttore generale, da vice - un incarico che aveva anche prima di approdare al timone di Rai1 - per il settore 'programmi', promosso avendo egli ottenuto risultati brillanti nelle trasmissioni di sua invenzione: Sanremo, Ti lascio una canzone, Tale e quale show, Ballando sotto le stelle, I pacchi, oltre alla rinomata rubrica delle 'Lettere del cuore' affidata alla coppia scoppiata Dalla Chiesa-Frizzi, che ha fatto impennare l'audience.
Dovrebbe invece andare a casa, trasferendosi altrove, Vianello direttore di Rai3, che ha pure ottenuto risultati brillanti nelle trasmissioni di sua invenzione, prima fra tutte 'Chi l'ha visto', che macina successi di pubblico su successi, ma al quale va imputato - che sarà mai - il flop di quella trasmissione dedicata alla famiglia e chiusa dopo una sola serata, e il girovagare senza meta di Riotta per l'Italia, in cerca di idee e pubblico. E queste due trasmissioni due, non indovinate, gli costeranno il posto.
E poi si dovrà affrontare anche il nodo delle stanze dei componenti il CDA, e delle loro mansioni. Dopo essere stati bistrattati unanimemente dalla stampa, loro dichiarano che non intendono fare i passacarte, a meno che i loro padrini-sponsor politici non li chiamino a telefono, per dir loro: ma che vi siete messi in testa? ringraziate dio e noi che state lì; però niente casino.
mercoledì 17 settembre 2014
di Martedì,Ballarò
Ora i Ballarò, di Martedì, sono due, sono identici, cambiano solo i conduttori. Ed insieme non hanno superato Ballarò, quando era uno solo, nella battaglia dello share, perchè insieme fanno 11,8%+3,5% che, sommato, dà 15,3%, che era più o meno quello che il Ballarò unico faceva su Rai3. Ora, con la conduzione di Flopis, è nato Ballarò n.2, di Martedì; lo stesso Flopis, che allora si chiamava Floris e che conduceva il Ballarò unico, mentre con lo sbarco di Giannini al Ballarò n.1, s'è fatto l'ennesimo atto di 'Repubblicanizzazione' di Rai3. Evidentemente anche al giornale di Giannini non hanno gradito la sua uscita, tanto che barbapapà Eugenio, alla prima puntata, s'è materializzato da Flopis e non dal suo ex dipendente, fino a due mesi fa vicedirettore del giornale diretto da Ezio Mauro.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
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mercoledì 23 luglio 2014
Pronta al varo Rai-Repubblica, con il via libera di De Benedetti e i ringraziamenti di Vianello
Cosa sarà andato a fare Del Rio, sottosegretario tuttofare del governo Renzi, a casa di De Benedetti? Un semplice invito di cortesia a colazione? De Benedetti, richiesto dalla Sardoni, ha detto che non è tenuto a rivelare gli argomenti di conversazione con il sottosegretario. E, del resto, a colazione, si parla di tutto; niente a che far con affari editoriali e di governo.
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
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