In queste ore , dopo la rivelazione dello scandalo, che ha coinvolto e portato dietro le sbarre costruttori e politici, che è stato denominato 'Sistema Raggi', molto invocano le dimissiomni della sindaca, la quale per il ben noto gioco dello scaricabarile si difende: noi siamo parte lesa, l'avvocato Lanzalone ce lo ha proposto ed inviato a Roma il vertice di Cinquestelle: Grillo, Casaleggio, Bonafede, Di Maio. Ma allora potrebbe cadere il governo dopo questo scandalo che investe, nel ramo mazzette, il Movimento dalla testa ai piedi? No, Di Maio ha fatto dimettere da Acea, il presidente Lanzalone, e così sembrerebbe, almeno per il vicepremier, il caso chiuso. Ma forse non è chiuso, anzi si sta lentamente aprendo del tutto.
La storia, stando alle intercettazioni, rivela altri interessanti particolari. In una telefonata Lanzalone chiede a Parnasi, il quale ha stretti legami anche con Bisignani - tutti gigli immacolati - la possibilità di emendare un articolo su Dagospia che lo riguardava, nel quale ci parlava di un rapporto dell'avvocato con la sua segretaria. Parnasi lo rassicura: possiamo anche farlo sparire da Dagospia, dove invece poche ore dopo appare mendato del riferimento per il quale Lanzalone aveva chiesto aiuto a Parnasi, e questi forse a Bisignani. Serva di lezione per il giornalismo 'd'inchiesta', e 'senza paura' di Dagospia!
Ora quanto alle dimissioni della Raggi e dell'assessora Montanari, la ragione del passo indietro, prima ancora che il 'sistema Raggi', dovrebbe essere la monnezza che dalle strade di Roma, dopo due anni di governo, non è ancora sparita, ed anzi, in queste ultime settimane è aumentata. Naturalmente tralasciamo le buche e le erbacce che hanno trasformato parchi e vie cittadine in foreste con bassa vegetazione.
In via Diego Fabbri, al Nomentano, nella strada dove c'è il palazzo dell'INAIL, c'è uno slargo con une decina di bidoni per la raccolta dei rifiuti, I bidoni sono da giorni strapieni e circondati ormai fino alla loro altezza, da monnezza accatastata su altra monnezza di ogni tipo. Ci sono topi? Certamente ci saranno, hanno pane per i loro denti. Noi vediamo di giorno Piccioni e gabbiani.
Ci è venuta l'idea di andare il prima possibile nel più vicino posto di polizia per denunciare il Comune e l'assessora competente per la sporcizia che può esser causa di malattie, con l'avvento della stagione calda.
P.S. In un articolo, Vittorio Emiliani, su Repubblica, dopo che per mesi e mesi ha accusato di inefficienza il governo Raggi su infiniti argomenti- del resto se non lo avesse fatto sarebbe stato come un cieco da tutti e due gli occhi, in una società di vedenti - oggi sull'argomento 'verde pubblico' la scusa. La povera Raggi, dice in sostanza, ha ereditato un 'servizio giardini' già depotenziato di personale, e poi, se non gli danno i soldi, come fa a provvedere alla cura del verde? Se Emiliani portasse in altri campi questo suo ragionamento oggi avremmo a Roma scuole chiuse, ospedali impraticabili, oltre tutti gli altri problemi. Ma chi governa: Raggi o noi?
P.P.S.
Finalmente dopo giorni e giorni di schifo, e di proteste, il largo di raccolta rifiuti di via Diego Fabbri, dove c'è la sede dell'INAIL, all'alba di ieri è stato ripulito. Ma se l'AMA non provvederà regolarmente a svuotare i bidoni di raccolta, lo schifo tornerà prima di quanto non si immagina.
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giovedì 14 giugno 2018
sabato 3 febbraio 2018
Dario Dario che hai combinato, chiedono studiosi ed addetti ai lavori al Ministro Franceschini
Questa volta, nell'immediato, a fare danni non è Francechini, bensì il Consiglio di Stato il quale , in Italia, in combina con i vari Tar, in diverse occasioni ha detto tutto ed il contrario di tutto, anche contraddicendosi e smentendo con una sentenza ciò che aveva affermato con una sentenza precedente.
I guai Franceschini li ha fatti prima, quando ha deciso di affidare i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta, riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.
Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e se ne accorga solo ora, gettando nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici. Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per metà aprile. Fino a quella data tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.
Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi - fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.
Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo, Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.
Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro - dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo. Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).
Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali - come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed è a conoscenza di questo, come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?
I guai Franceschini li ha fatti prima, quando ha deciso di affidare i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta, riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.
Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e se ne accorga solo ora, gettando nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici. Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per metà aprile. Fino a quella data tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.
Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi - fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.
Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo, Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.
Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro - dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo. Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).
Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali - come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed è a conoscenza di questo, come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?
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domenica 12 novembre 2017
Roma. Sovrintendenti statale e comunale 'cecati' da tutti e due gli occhi
La storia dell'opera rock 'Divo Nerone', per la quale la produzione era riuscita a mettere insieme un gruppetto di nomi altisonanti, è finita male, molto male. Anzi con un disastro.
Il sovrintendente statale, Prosperetti, che aveva autorizzato lo spettacolo, destinandolo ad uno dei luoghi più sacri della romanità, il colle Palatino - ed era la prima volta che un sito di rinomanza mondiale ospitava uno spettacolo discutibile - aveva dichiarato quando, dopo le prima recite, si capì che il suo destino era disastroso, che quando aveva dato il benestare alla operazione, non aveva capito quale impatto avrebbe avuto nel Foro romano, oltre naturalmente a non aver capito nulla del tipo di spettacolo che andava ad autorizzare. Verrebbe da domandargli se c'era qualcosa che egli avesse capito, e che avrebbe dovuto e fosse in grado di capire.
Quando vide per la prima volta l'installazione abnorme ed invasiva, si meravigliò e si scusò come un qualunque allievo scoperto a copiare dal vicino di banco alle elementari.
Lo spettacolo - osceno, banale, dozzinale ed anche sacrilego per il luogo! - chiuse anzitempo e si pose il problema di smontare quell'enorme palco ( che nel punto più alto ha una copertura alta trenta metri circa) e relativa platea, di tremila posti circa - se non andiamo errati. Verrebbe anche da chiedere a Prosperetti se si sia mai recato, durante l'allestimento, sul Palatino, come avrebbe dovuto e non ha fatto. La produzione promette dopo l'ingiunzione statale che smonterà il palco, ma passano i giorni, le settimane ed anche più d'un mese e il palco e la platea sono ancora lì.
Si muove la dott. Galloni, se del Ministero o di qualche altra struttura interessata al caso fa lo stesso, - che poi è la stessa dirigente che fu ospite anni fa di una festa in villa sull'Appia antica e certamente visitò la antica cisterna sottostante la moderna piscina all'aperto, e vanto degli attuali proprietari, ma tacque mentre avrebbe dovuto denunciare la cosa ai suoi superiori - la quale decide che la struttura va comunque smantellata ( sono trascorsi già sei mesi circa e sta ancora lì) e, intanto essendo la produzione dello spettacolo inadempiente, provvederà il Ministero che poi si avvarrà sulla ditta ( ma come si sa, in questi casi, il Ministero può dire addio per sempre a quei soldi!). La Galloni comunica che ci vorrà più d'un mese di lavori, e se gli dei la aiuteranno, forse per Natale, il Palatino sarà offerto, nella sua precedente conformazione, alla vista dei turisti.
Naturalmente Prosperetti, il 'cecato', resta al suo posto.
Come forse pure anche un altro 'cecato' - si chiama Parisi Presicce - questa volta 'comunale', resterà al suo posto, nonostante la storia del piano sopraelevato in un hotel di via del Pellegrino, in pieno centro, che lui o i suoi tecnici non hanno visto, dopo aver autorizzato alcuni lavori, se non dopo la denuncia che ha fatto Vittorio Emiliani. Che non è sovrintendente di alcunchè, ma solo presidente del 'Comitato per la bellezza', e giornalista nato che riesce a vedere illeciti sui quali le autorità preposte chiudono un occhio .
Il sovrintendente comunale 'cecato' si è recato sul posto, ha riscontrato l'illecito e, pensiamo, ordinato la demolizione. Si farà o ci sarà un contenzioso che verrà chiuso da una qualche sanatoria?
Di questi continui successi, Francechini, responsabile ultimo, non parla mai. Parla solo degli altri.
Il sovrintendente statale, Prosperetti, che aveva autorizzato lo spettacolo, destinandolo ad uno dei luoghi più sacri della romanità, il colle Palatino - ed era la prima volta che un sito di rinomanza mondiale ospitava uno spettacolo discutibile - aveva dichiarato quando, dopo le prima recite, si capì che il suo destino era disastroso, che quando aveva dato il benestare alla operazione, non aveva capito quale impatto avrebbe avuto nel Foro romano, oltre naturalmente a non aver capito nulla del tipo di spettacolo che andava ad autorizzare. Verrebbe da domandargli se c'era qualcosa che egli avesse capito, e che avrebbe dovuto e fosse in grado di capire.
Quando vide per la prima volta l'installazione abnorme ed invasiva, si meravigliò e si scusò come un qualunque allievo scoperto a copiare dal vicino di banco alle elementari.
Lo spettacolo - osceno, banale, dozzinale ed anche sacrilego per il luogo! - chiuse anzitempo e si pose il problema di smontare quell'enorme palco ( che nel punto più alto ha una copertura alta trenta metri circa) e relativa platea, di tremila posti circa - se non andiamo errati. Verrebbe anche da chiedere a Prosperetti se si sia mai recato, durante l'allestimento, sul Palatino, come avrebbe dovuto e non ha fatto. La produzione promette dopo l'ingiunzione statale che smonterà il palco, ma passano i giorni, le settimane ed anche più d'un mese e il palco e la platea sono ancora lì.
Si muove la dott. Galloni, se del Ministero o di qualche altra struttura interessata al caso fa lo stesso, - che poi è la stessa dirigente che fu ospite anni fa di una festa in villa sull'Appia antica e certamente visitò la antica cisterna sottostante la moderna piscina all'aperto, e vanto degli attuali proprietari, ma tacque mentre avrebbe dovuto denunciare la cosa ai suoi superiori - la quale decide che la struttura va comunque smantellata ( sono trascorsi già sei mesi circa e sta ancora lì) e, intanto essendo la produzione dello spettacolo inadempiente, provvederà il Ministero che poi si avvarrà sulla ditta ( ma come si sa, in questi casi, il Ministero può dire addio per sempre a quei soldi!). La Galloni comunica che ci vorrà più d'un mese di lavori, e se gli dei la aiuteranno, forse per Natale, il Palatino sarà offerto, nella sua precedente conformazione, alla vista dei turisti.
Naturalmente Prosperetti, il 'cecato', resta al suo posto.
Come forse pure anche un altro 'cecato' - si chiama Parisi Presicce - questa volta 'comunale', resterà al suo posto, nonostante la storia del piano sopraelevato in un hotel di via del Pellegrino, in pieno centro, che lui o i suoi tecnici non hanno visto, dopo aver autorizzato alcuni lavori, se non dopo la denuncia che ha fatto Vittorio Emiliani. Che non è sovrintendente di alcunchè, ma solo presidente del 'Comitato per la bellezza', e giornalista nato che riesce a vedere illeciti sui quali le autorità preposte chiudono un occhio .
Il sovrintendente comunale 'cecato' si è recato sul posto, ha riscontrato l'illecito e, pensiamo, ordinato la demolizione. Si farà o ci sarà un contenzioso che verrà chiuso da una qualche sanatoria?
Di questi continui successi, Francechini, responsabile ultimo, non parla mai. Parla solo degli altri.
sabato 27 maggio 2017
Una 'deflagrazione' necessaria e salutare ha investito l'Accademia Filarmonica Romana. Parola di Paolo Baratta
Senza una deflagrazione che rimetta in discussione ogni cosa, musica compresa, e soprattutto abbattendo steccati di ogni genere, non si va da nessuna parte, ha detto Paolo Baratta, deus ex machina della Biennale da tempo immemorabile, per volontà di tutti i ministri della Cultura PD, e saldamente in sella da svariate stagioni, anche all'Accademia Filarmonica Romana, dove è direttore artistico Matteo D'Amico, e nel cui consiglio direttivo siede anche Michele Dall'Ongaro, sovrintendente a Santa Cecilia, il quale - per civilissimo scambio - ha nel consiglio dell'Accademia di Santa Cecilia proprio Matteo D'Amico. E poi dicono che i musicisti non si vogliono bene! Si vogliono bene, anzi, come dimostra anche questo spassionato e disinteressato scambio, sembrano amarsi perdutamente: naturalmente niente a vedere con il sesso ( meglio comandare...) e lungi ogni idea banale e terra terra di scambio d'interesse. Non possono fare a meno l'uno dell'altro.
Ma ora ci interessa soprattutto la nuova stagione dell'Accademia Filarmonica - di quella di Santa Cecilia abbiamo scritto nelle passate settimane - che è stata appena presentata, alla presenza di Baratta che ha parlato appunto di 'deflagrazione', illustrandone il programma e la linea conduttrice. Basta con i generi, di qua musica di là prosa, di qua poesia, di là pittura. No, mischiamo tutto, perchè tutto è deflagrato. A cominciare dalla sede storica dei concerti: il Teatro Olimpico che, quest'anno, ospiterà solo il nuovo Don Giovanni con l'Orchestra di Piazza Vittorio e gli spettacoli di danza. E i concerti? Quelli sono stati trasferiti al Teatro Argentina, almeno quelli di prestigio (due o forse tre) - forse una misura precauzionale dopo il crollo dell'attico del palazzo in cui ha sede il Teatro Olimpico. Possibile che nessun giornale riferisca di tale 'deflagrante' cambio di sede, a seguito di deflagrazione immobiliare? Neppure un accenno, come fosse la cosa più naturale.
Alla logica della deflagrazione ubbidisce anche il progetto legato a Les fleurs du mal di Baudelaire, la cui lettura integrale affidata al suo più recente traduttore, verrà sostenuta dal 'zum zum' d'autore, in carico al bravo Prosseda - sempre al Teatro Argentina
Gli altri concerti, quelli del progetto Beethoven (con le appendici dei 'contendenti' Dall'Ongaro e Campogrande) che sono affidati alle migliori leve del pianismo italiano, crediamo sotto la supervisione di Lucchesini, si svolgeranno nella Sala Casella che ospiterà anche i concerti dei migliori allievi dell'Accademia di santa Cecilia (ecco a cosa servono le sinergie fra accademie cittadine; ma un piede alla Filarmonica ce lo mette anche quella 'pianistica' di Imola). Si ascolteranno tanti giovani dal volto nuovo che all'Accademia costeranno poco, forse niente (una stagione a costo 'zero', salvo i costi consistenti dell'organizzazione e direzione della Filarmonica).Per la gioia di Baratta.
E, infine, nella sala degli affreschi, una specie di nobile sottoscala della palazzina in cui ha sede la Filarmonica sulla Flaminia, gli incontri con i solisti di 'Imago sonora', complesso residente, che eseguiranno musiche di autori contemporanei.
Ma adesso di un'altra deflagrazione che ha investito proprio Paolo Baratta ci corre l'obbligo di parlare, mentre il diretto interessato, tanto loquace sulla deflagrazione della Filarmonica che presiede, su quella che ha investito lui in persona tace.
E' accaduto che una sentenza del TAR abbia annullato le nomine di cinque direttori di importanti Musei italiani, dei venti scelti dalla commissione 'internazionale, voluta da Franceschini e presieduta da Baratta, a metà 2015. Il TAR, nella sua sentenza oltre a rilievi legislativi, accenna anche a irregolarità nello svolgimento dei lavori della commissione presieduta da Baratta, il quale - come scrive oggi Montanari su 'Repubblica' - si metteva a servizio di Franceschini, in quelle stesse settimane in cui attendeva dal ministro la riconferma, per la quinta volta, alla Presidenza della Biennale.
Montanari oggi, e Vittorio Emiliani ieri, hanno messo in dubbio la correttezza dei lavori ed anche la competenza della commissione 'Baratta', denunciando la scarsa qualità dei curricula dei candidati prescelti, curricula che sarebbero stati esaminati in pochi minuti dai componenti della commissione e avallati dal presidente, chiamati a decidere, con scarsa competenza, su direttori di musei di vario genere; sia le modalità 'sbrigative' - 'magmatiche' dice la sentenza del TAR - con cui si sarebbero svolti i colloqui con i candidati, durati qualche decina di minuti appena, mentre all'estero i candidati vengono esaminati e studiati a lungo, per saggiane competenza e professionalità, ed anche la idoneità allo specifico settore del Museo che dovrebbero, se scelti, dirigere.
Paolo Baratta, investito da una simile deflagrazione, non è finito in mille pezzi, ma si è ammutolito!
Ma ora ci interessa soprattutto la nuova stagione dell'Accademia Filarmonica - di quella di Santa Cecilia abbiamo scritto nelle passate settimane - che è stata appena presentata, alla presenza di Baratta che ha parlato appunto di 'deflagrazione', illustrandone il programma e la linea conduttrice. Basta con i generi, di qua musica di là prosa, di qua poesia, di là pittura. No, mischiamo tutto, perchè tutto è deflagrato. A cominciare dalla sede storica dei concerti: il Teatro Olimpico che, quest'anno, ospiterà solo il nuovo Don Giovanni con l'Orchestra di Piazza Vittorio e gli spettacoli di danza. E i concerti? Quelli sono stati trasferiti al Teatro Argentina, almeno quelli di prestigio (due o forse tre) - forse una misura precauzionale dopo il crollo dell'attico del palazzo in cui ha sede il Teatro Olimpico. Possibile che nessun giornale riferisca di tale 'deflagrante' cambio di sede, a seguito di deflagrazione immobiliare? Neppure un accenno, come fosse la cosa più naturale.
Alla logica della deflagrazione ubbidisce anche il progetto legato a Les fleurs du mal di Baudelaire, la cui lettura integrale affidata al suo più recente traduttore, verrà sostenuta dal 'zum zum' d'autore, in carico al bravo Prosseda - sempre al Teatro Argentina
Gli altri concerti, quelli del progetto Beethoven (con le appendici dei 'contendenti' Dall'Ongaro e Campogrande) che sono affidati alle migliori leve del pianismo italiano, crediamo sotto la supervisione di Lucchesini, si svolgeranno nella Sala Casella che ospiterà anche i concerti dei migliori allievi dell'Accademia di santa Cecilia (ecco a cosa servono le sinergie fra accademie cittadine; ma un piede alla Filarmonica ce lo mette anche quella 'pianistica' di Imola). Si ascolteranno tanti giovani dal volto nuovo che all'Accademia costeranno poco, forse niente (una stagione a costo 'zero', salvo i costi consistenti dell'organizzazione e direzione della Filarmonica).Per la gioia di Baratta.
E, infine, nella sala degli affreschi, una specie di nobile sottoscala della palazzina in cui ha sede la Filarmonica sulla Flaminia, gli incontri con i solisti di 'Imago sonora', complesso residente, che eseguiranno musiche di autori contemporanei.
Ma adesso di un'altra deflagrazione che ha investito proprio Paolo Baratta ci corre l'obbligo di parlare, mentre il diretto interessato, tanto loquace sulla deflagrazione della Filarmonica che presiede, su quella che ha investito lui in persona tace.
E' accaduto che una sentenza del TAR abbia annullato le nomine di cinque direttori di importanti Musei italiani, dei venti scelti dalla commissione 'internazionale, voluta da Franceschini e presieduta da Baratta, a metà 2015. Il TAR, nella sua sentenza oltre a rilievi legislativi, accenna anche a irregolarità nello svolgimento dei lavori della commissione presieduta da Baratta, il quale - come scrive oggi Montanari su 'Repubblica' - si metteva a servizio di Franceschini, in quelle stesse settimane in cui attendeva dal ministro la riconferma, per la quinta volta, alla Presidenza della Biennale.
Montanari oggi, e Vittorio Emiliani ieri, hanno messo in dubbio la correttezza dei lavori ed anche la competenza della commissione 'Baratta', denunciando la scarsa qualità dei curricula dei candidati prescelti, curricula che sarebbero stati esaminati in pochi minuti dai componenti della commissione e avallati dal presidente, chiamati a decidere, con scarsa competenza, su direttori di musei di vario genere; sia le modalità 'sbrigative' - 'magmatiche' dice la sentenza del TAR - con cui si sarebbero svolti i colloqui con i candidati, durati qualche decina di minuti appena, mentre all'estero i candidati vengono esaminati e studiati a lungo, per saggiane competenza e professionalità, ed anche la idoneità allo specifico settore del Museo che dovrebbero, se scelti, dirigere.
Paolo Baratta, investito da una simile deflagrazione, non è finito in mille pezzi, ma si è ammutolito!
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vittorio emiliani
venerdì 26 maggio 2017
Il caso dei cinque direttori dei Musei dimessi dal TAR, fa traslocare Vittorio Emiliani dal 'Corriere' al 'Fatto quotidiano'
Siamo quasi sempre d'accordo con Vittorio Emiliani che, da presidente del Comitato per la bellezza spessissimo prende posizione su molti aspetti riguardanti la cultura e la sua gestione nel nostro paese.
Specie quando, come fa spessissimo dalle colonne del Corriere della sera, bolla la cosiddetta 'riforma' di Franceschini. Perché - e Emiliani non è il solo a denunciarlo - nella gestione Franceschini ci sono molti buchi neri (noi stessi lo abbiamo denunciato tante volte).
Ora, a seguito dell'annullamento da parte del TAR del Lazio ( 'porto delle nebbie' a tutti noto) di cinque nomine delle venti fatte da Franceschini nel 2015, per i direttori di importantissimi sedi museali ed archeologiche italiane, sette dei quali sono manager stranieri (ma Europei, si badi bene!) Vittorio Emiliani non ne ha scritto sul 'Corriere', come fa sempre, che sull'argomento gli ha poreferito un lungo articolo di Gian Arturo Ferrari , ma sul 'Fatto quotidiano'. E la ragione è che Ferrari la pensa all'opposto di Emiliani, il quale perciò ha dovuto migrare sul Fatto, non rappresentando in questo caso la linea del noto quotidiano.
La tesi fondamentale di Ferrari è quella della internazionalità della cultura, portando come prova il fatto che molti manager italiani guidano importantissime istituzioni culturali estere di qua e di là dell'oceano.
Emiliani, al contrario di Ferrari, articola in più punti il suo appoggio al TAR - che, con una sua sentenza, ha rimesso intorno al Colosseo i centurioni che perfino la Raggi aveva capito essere una vergogna - che quindi ritiene abbia fatto bene ad annullare, accogliendo due ricorsi, quelle cinque nomine (Ad Emiliani sfugge il caso Coliva, l'unico caso di direttore confermato. Forse perchè Emiliani frequenta a Roma gli stessi salotti di gossip e di potere frequentati dalla Coliva, la cui riconferma è passata liscia come l'olio, mentre non fosse stata Lei avrebbe scatenato un putiferio).
Emiliani appoggia la sentenza del TAR del Lazio,
Primo: perché la legge italiana non prevede che dirigenti pubblici possano essere stranieri, benchè europei. E qui, nonostante la legge, Vittorio Emiliani fa la figura del 'provinciale' antistorico.
Secondo: perché i titoli presentati dai candidati a suo tempo non erano quelli di numeri uno nella gestione della cultura. E ai titoli erano stati assegnati punteggi superiori a quelli effettivamente meritati. A proposito del nuovo direttore degli Uffizi, dice che si era occupato di 'tessile' negli USA. Faceva, cioè, la maglia?
Terzo: perché i colloqui si erano svolti a porte chiuse; e mai il Ministero ha reso pubblica la lista dei candidati esclusi, onde valutare i titoli degli esclusi e se esclusi a ragione o per le soliti inciuci.
Quarto: perché i risultati, tutti positivi, presentati dai direttori cancellati con una sentenza, sono gonfiati. Tali risultati sono il frutto soprattutto delle domeniche in cui si entra gratis nei musei, e della paura del terrorismo internazionale che avrebbe convogliato in Italia molti viaggiatori che, altrimenti, avrebbero scelto altre nazioni. La buona gestione dei nuovi direttori non c'entra affatto.
P.S. Si apprende dai giornali di domenica 28 maggio ( in verità l'ha scoperto e denunciato 'Il fatto quotidiano') che a introdurre la norma che gli incarichi come quelli di direttori di musei ecc.. erano riservati ai soli cittadini italiani, era stato proprio 'mezzodisastro' Franceschini, quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ( con Prodi ed Amato). Ora sta brigando per l'introduzione di una correzione a se stesso, attraverso una regoletta introdotta nella manovrina che attende il voto parlamentare. Neanche lui se la ricordava. O forse fingeva?
Specie quando, come fa spessissimo dalle colonne del Corriere della sera, bolla la cosiddetta 'riforma' di Franceschini. Perché - e Emiliani non è il solo a denunciarlo - nella gestione Franceschini ci sono molti buchi neri (noi stessi lo abbiamo denunciato tante volte).
Ora, a seguito dell'annullamento da parte del TAR del Lazio ( 'porto delle nebbie' a tutti noto) di cinque nomine delle venti fatte da Franceschini nel 2015, per i direttori di importantissimi sedi museali ed archeologiche italiane, sette dei quali sono manager stranieri (ma Europei, si badi bene!) Vittorio Emiliani non ne ha scritto sul 'Corriere', come fa sempre, che sull'argomento gli ha poreferito un lungo articolo di Gian Arturo Ferrari , ma sul 'Fatto quotidiano'. E la ragione è che Ferrari la pensa all'opposto di Emiliani, il quale perciò ha dovuto migrare sul Fatto, non rappresentando in questo caso la linea del noto quotidiano.
La tesi fondamentale di Ferrari è quella della internazionalità della cultura, portando come prova il fatto che molti manager italiani guidano importantissime istituzioni culturali estere di qua e di là dell'oceano.
Emiliani, al contrario di Ferrari, articola in più punti il suo appoggio al TAR - che, con una sua sentenza, ha rimesso intorno al Colosseo i centurioni che perfino la Raggi aveva capito essere una vergogna - che quindi ritiene abbia fatto bene ad annullare, accogliendo due ricorsi, quelle cinque nomine (Ad Emiliani sfugge il caso Coliva, l'unico caso di direttore confermato. Forse perchè Emiliani frequenta a Roma gli stessi salotti di gossip e di potere frequentati dalla Coliva, la cui riconferma è passata liscia come l'olio, mentre non fosse stata Lei avrebbe scatenato un putiferio).
Emiliani appoggia la sentenza del TAR del Lazio,
Primo: perché la legge italiana non prevede che dirigenti pubblici possano essere stranieri, benchè europei. E qui, nonostante la legge, Vittorio Emiliani fa la figura del 'provinciale' antistorico.
Secondo: perché i titoli presentati dai candidati a suo tempo non erano quelli di numeri uno nella gestione della cultura. E ai titoli erano stati assegnati punteggi superiori a quelli effettivamente meritati. A proposito del nuovo direttore degli Uffizi, dice che si era occupato di 'tessile' negli USA. Faceva, cioè, la maglia?
Terzo: perché i colloqui si erano svolti a porte chiuse; e mai il Ministero ha reso pubblica la lista dei candidati esclusi, onde valutare i titoli degli esclusi e se esclusi a ragione o per le soliti inciuci.
Quarto: perché i risultati, tutti positivi, presentati dai direttori cancellati con una sentenza, sono gonfiati. Tali risultati sono il frutto soprattutto delle domeniche in cui si entra gratis nei musei, e della paura del terrorismo internazionale che avrebbe convogliato in Italia molti viaggiatori che, altrimenti, avrebbero scelto altre nazioni. La buona gestione dei nuovi direttori non c'entra affatto.
P.S. Si apprende dai giornali di domenica 28 maggio ( in verità l'ha scoperto e denunciato 'Il fatto quotidiano') che a introdurre la norma che gli incarichi come quelli di direttori di musei ecc.. erano riservati ai soli cittadini italiani, era stato proprio 'mezzodisastro' Franceschini, quando era sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ( con Prodi ed Amato). Ora sta brigando per l'introduzione di una correzione a se stesso, attraverso una regoletta introdotta nella manovrina che attende il voto parlamentare. Neanche lui se la ricordava. O forse fingeva?
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mercoledì 17 maggio 2017
PASSIONI: Aldo Grasso, Natalia Aspesi ecc...
Se non vi è ancora capitato di leggerne, della smodata passione di Grasso per Camurri, non vi resta che attendere la prossima volta, quando Aldo Grasso, senza possibilità di smentite o ripensamenti, confesserà, per l'ennesima volta, la sua passione travolgente per Edoardo Camurri, per la sua bravura beninteso.
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico più incontentabile d'Italia sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi, fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?
Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste, oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là, ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai un ripensamento, perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.
Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico, neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...
Camurri è un intellettuale dal parlar forbito che dispensa ad altri quattro o cinque come lui, che per anni ha letto (e forse continuerà anche per il futuro) a Radio 3 le pagine culturali dei giornali. Ma Aldo Grasso la radio non la sete, la tv invece sì, la vede, anzi deve vederla. Da quando Camurri fa spesso incursioni televisive, prima raccontando le nostre città e da qualche anno seguendo il 'Giro d'Italia', il critico più incontentabile d'Italia sembra intingere la sua penna nel miele che riversa a fiumi sul suo beniamino. Non gli è bastato chiamare in causa i grandi cronisti/scrittori italiani del recente passato, no, lui si è spinto anche a paralleli, affatto azzardati, con i grandi viaggiatori/cronisti/scrittori/poeti del lontano passato di ogni nazionalità e sapere. Che al confronto con Camurri, anch'essi, fanno la figura dei nani al cospetto del gigante.
Grasso nell'ultimo suo panegirico - che è di pochi giorni fa, relativo al 'Giro d'Italia'- s'è spinto anche oltre, sperando che in Rai i dirigenti dei piani più alti, lo ascoltino. Ha consigliato loro di dare finalmente a Camurri la 'prima serata'. E prima o poi gliela daranno. E noi ci addormenteremo di sicuro senza fare più le ore piccole. Come non ascoltare i consigli disinteressati di Grasso sul genio incompreso della tv italiana?
Passione altrettanto smodata e confessata quella che Natalia Aspesi nutre da tempo per alcuni personaggi del nostro mondo, quello culturale, e musicale in specie. Quella di più lunga durata della Aspesi è per Gianfranco Mariotti, sovrintendente, oltre che fondatore, del Rossini Opera Festival, dove siede nella poltrona più alta, da oltre trent'anni. Senza la sua dichiarazione d'amore - professionale s'intende - nei confronti di Mariotti (e della sua corte familiare), l'annuale edizione del festival rossiniano non prende il via. Lei, ogni anno, a Pesaro, è chiamata a dar voce al 'conto alla rovescia'.
Non si pensi che la Aspesi sia attratta da irresistibile passione verso tutti. No, assolutamente. C'è però ancora qualche importante esponente del mondo della cultura e della musica, oggetto della sua ammirazione e passione smodate. Ad esempio Palo Baratta - a capo della Biennale da tempo e al quale fa spesso interviste, oltre che cantarne le gesta senza pudore - è uno di questi. Paolo qua e Paolo là, ma quant'è bravo Paolo, chi prima di Paolo, dio e il governo ce lo conservi a lungo, anche se Paolo a Venezia c'è da una vita, e perciò sarebbe ora che smammi - come del resto sarebbe ora anche per Mariotti...
La Aspesi non molla a loro resta attaccatissima, mai un ripensamento, perchè non trova in nessuno dei due il benché minimo difetto. E poi, da quando il suo terzo 'oggetto d'amore' Stéphane Lissner ha lasciato la Scala, e Alexander Pereira che gli è succeduto, non merita altrettanto, la sua passione per Gianfranco e Paolo è divenuta incontenibile.
Aldo Grasso e Natalia Aspesi ci hanno fatto venire in mente il caso di un'altra passione dichiarata, più antica che, ci ha sempre disturbati, quella di Vittorio Emiliani per Daniele Spini, valente critico musicale, negli anni in cui il fratello di Valdo, storico e parlamentare, era attivo presso l'Orchestra Rai di Torino, ma anche in altre circostanze simili. Lui, ogni volta, in prossimità della scadenza di qualche suo incarico si spendeva immancabilmente ed apertamente, con sempre immutato fervore, per il suo rinnovo. E immaginiamo l'abbia fatto anche in qualità di consigliere di amministrazione della Rai. Nella cui veste, al contrario, mai l'abbiamo sentito spendersi a favore di un nostro programma, All'Opera!(Rai1), di cui conosceva il successo di pubblico, neppure quando l'insipienza e l'analfabetismo dei dirigenti Rai l'hanno condannato, senza alcuna ragione plausibile, alla chiusura. Se non era passione, professionale, quella di Emiliani per Daniele Spini...
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giovedì 23 marzo 2017
Vittorio Sgarbi, ora che fa comunella con il suo conterraneo Franceschini, chiude troppo spesso un occhio
Vittorio sembra una belva ammansita. Non sbraita più contro il ministro. Perchè lo ha riempito di complimenti, nel corso di una singolare intervista pubblicata da 'Sette' del Corriere, arrivando perfino a dirgli che lui sa bene che quella poltrona da lui ora occupata è una poltrona dove sarebbe stato meglio vederci seduto Sgarbi, almeno in nome della sua competenza, meno per la sua connaturale litigiosità e volontà di scontro?
Ora che fa, sta zitto, non vede più nulla delle brutture e delle assurdità che altri è costretto in sua vece a rammentare e ad indicare al pubblico ludibrio?
Vittorio Emiliani, dal suo 'Comitato per la bellezza' oggi sul Corriere racconta le meraviglie disseminate dalle parti delle stradine intorno a Piazza Navona, e nelle vicinanze e all'interno della Chiesa di s. Maria della pace; meraviglie sconosciute ai più, ma di grandissimo pregio, con i più grandi nomi della pittura ed architettura del Cinquecento. Forse perchè non messe bene in evidenza da nessuna guida, almeno quanto e come meriterebbero. Ma poi è costretto a gridare allo scandalo, visto il silenzio di Sgarbi: lo speaker, registrato, degli autobus romani, giunto in prossimità della celebre piazza annuncia ai turisti: prossima fermata ' Piazza Navòn!!!! Orrore! Che razza di dizione è questa? Può accadere che il nome di una delle più celebri piazza romane, a Roma, sugli autobus del Comune, venga storpiato? Accade anche questo nella Roma grillina, i cui esponenti hanno oggi gridato all'indirizzo di tutte le altre forze politiche : siete spacciati, arrendetevi!' Hanno ragione, di fronte alla loro imbecillità non ci si deve mai arrendere, anche se governano - come sostengono.
Ma c'è anche un altro caso del quale verrebbe da chiedere conto all'amministrazione della capitale, e lo facciamo noi, visto che Sgarbi pensa e guarda ad altro, per non vedere.
Sul ponte del Tevere che collega Regina coeli a via Giulia, sono comparsi in questi ultimi giorni - come segnalato da un lettore del Corriere con una foto - dei lampioni che definire vergognosi è poco. che prenderebbero, forse, il posto di quelli bellissimi di bronzo, monumentali, che consociamo. E nessuno dice nulla? Ci deve pensare un lettore al quale non fa difetto né lo spirito di osservazione né la volontà di denuncia.?Si può offendere la bellezza ed il decoro di Roma con la più grande indifferenza e il silenzio generale?
A proposito di illuminazione, percorrendo qualche mese fa, la Pontina che porta a s. Felice Circeo, siamo rimasti colpiti dai lampioni di fresco impianto che la illuminano. Orrendi: meglio allora quelli asettici che vediamo dappertutto. Chi li ha messi, e chi ha consentito che una ditta li impiantasse?
Ci siamo convinti che il tecnico della Provincia ( ricade sotto l'amministrazione provinciale la cura delle strade) che aveva l'incarico di seguire il bando e dar corso all'impianto di illuminazione era - ne siamo certi - l'amante della moglie del proprietario dell'azienda; oppure, se forte di una situazione familiare o sentimentale tranquilla e regolare, avrà fatto vacanze principesche ai caraibi, pagate dall'azienda; oppure, infine, avrà ottenuto in cambio che gli rifacessero gli impianti elettrici in casa sua ed in quelle di tutti i suoi familiari. Non abbiamo trovato altre ragioni plausibili per giustificare la scelta di quegli orrendi lampioni.
Ma se Sgarbi dorme o chiude un occhio, chi denuncerà questi insulti alla bellezza del nostro paesaggio e delle nostre città? Franceschini? Ma no, il ministro pensa solo al Colosseo, dove ha deciso di buttare una ventina di milioni di soldi pubblici in un progetto che solo un matto da legare poteva immaginare.
Ora che fa, sta zitto, non vede più nulla delle brutture e delle assurdità che altri è costretto in sua vece a rammentare e ad indicare al pubblico ludibrio?
Vittorio Emiliani, dal suo 'Comitato per la bellezza' oggi sul Corriere racconta le meraviglie disseminate dalle parti delle stradine intorno a Piazza Navona, e nelle vicinanze e all'interno della Chiesa di s. Maria della pace; meraviglie sconosciute ai più, ma di grandissimo pregio, con i più grandi nomi della pittura ed architettura del Cinquecento. Forse perchè non messe bene in evidenza da nessuna guida, almeno quanto e come meriterebbero. Ma poi è costretto a gridare allo scandalo, visto il silenzio di Sgarbi: lo speaker, registrato, degli autobus romani, giunto in prossimità della celebre piazza annuncia ai turisti: prossima fermata ' Piazza Navòn!!!! Orrore! Che razza di dizione è questa? Può accadere che il nome di una delle più celebri piazza romane, a Roma, sugli autobus del Comune, venga storpiato? Accade anche questo nella Roma grillina, i cui esponenti hanno oggi gridato all'indirizzo di tutte le altre forze politiche : siete spacciati, arrendetevi!' Hanno ragione, di fronte alla loro imbecillità non ci si deve mai arrendere, anche se governano - come sostengono.
Ma c'è anche un altro caso del quale verrebbe da chiedere conto all'amministrazione della capitale, e lo facciamo noi, visto che Sgarbi pensa e guarda ad altro, per non vedere.
Sul ponte del Tevere che collega Regina coeli a via Giulia, sono comparsi in questi ultimi giorni - come segnalato da un lettore del Corriere con una foto - dei lampioni che definire vergognosi è poco. che prenderebbero, forse, il posto di quelli bellissimi di bronzo, monumentali, che consociamo. E nessuno dice nulla? Ci deve pensare un lettore al quale non fa difetto né lo spirito di osservazione né la volontà di denuncia.?Si può offendere la bellezza ed il decoro di Roma con la più grande indifferenza e il silenzio generale?
A proposito di illuminazione, percorrendo qualche mese fa, la Pontina che porta a s. Felice Circeo, siamo rimasti colpiti dai lampioni di fresco impianto che la illuminano. Orrendi: meglio allora quelli asettici che vediamo dappertutto. Chi li ha messi, e chi ha consentito che una ditta li impiantasse?
Ci siamo convinti che il tecnico della Provincia ( ricade sotto l'amministrazione provinciale la cura delle strade) che aveva l'incarico di seguire il bando e dar corso all'impianto di illuminazione era - ne siamo certi - l'amante della moglie del proprietario dell'azienda; oppure, se forte di una situazione familiare o sentimentale tranquilla e regolare, avrà fatto vacanze principesche ai caraibi, pagate dall'azienda; oppure, infine, avrà ottenuto in cambio che gli rifacessero gli impianti elettrici in casa sua ed in quelle di tutti i suoi familiari. Non abbiamo trovato altre ragioni plausibili per giustificare la scelta di quegli orrendi lampioni.
Ma se Sgarbi dorme o chiude un occhio, chi denuncerà questi insulti alla bellezza del nostro paesaggio e delle nostre città? Franceschini? Ma no, il ministro pensa solo al Colosseo, dove ha deciso di buttare una ventina di milioni di soldi pubblici in un progetto che solo un matto da legare poteva immaginare.
martedì 20 settembre 2016
Scalinata di Trinità dei Monti. Trovata la soluzione al dilemma: cancellata no. Vigilanza giorno e notte
Trovata la soluzione? Sì, forse no. Ma ci stanno pensando - stanno provvedendo, come si usa dire. E per questo, per prendere tempo, causa tempo, hanno rimandato di 24 ore l'inaugurazione, spostandola a Giovedì. Per riflettere, ancora un giorno, alla soluzione da adottare per rendere il monumento fruibile dai cittadini e, nello stesso tempo, proteggerlo dalle intemperanze di vandali ed incivili che ogni giorno - ed ancor più la notte - attraverseranno la scalinata.
Diciamo che coloro i quali non vogliono protezioni né di giorno né di notte, ora se la stanno facendo sotto, temendo che alla prima notte, la scalinata riaperta venga imbrattata. Perchè se ciò accadesse - e non è detto che non accada - allora giustamente il mondo intero metterebbe al muro i difensori della libera circolazione di giorno e di notte, convinti che il popolo è educato, benchè non l'abbia ancora mai dimostrato, a giudicare dalle condizioni in cui hanno ridotto tanti monumenti lasciati incustoditi.
Di nuovo in queste ultime ore è arrivato un proclama di Claudio Parisi Presicce - quello che diede l'autorizzazione per l'inscatolamento delle bianche statue in Campidoglio, per proteggerle dagli sguardi micidiali del presidente iraniano che avrebbe potuto ridurle in frantumi per l'offesa che avrebbero potuto recare alla sua sensibilità - il quale ha detto basta alle inferriate. Non solo non ne metteremo alla Scalinata ma le toglieremo anche dai monumenti che ora ne sono provvisti, dall'Arco di Costantino in avanti, per fermarci a Roma. Troppe inferriate, senza bisogno perché tutti i monumenti SONO PRESIDIATI. Evviva . ciò che si voleva ottenere, e cioè il presidio da parte elle forze dell'ordine di tutti i monumenti, giorno è notte, è cosa fatta.
E poi, c'è anche un appello firmato da intellettuali, personalità politiche e artisti, con il quale prospettano una soluzione, davvero geniale. La scalinata serve solo per farla su e giù. Ma solo nella parte centrale di essa, in quelle laterali ci si potrà fermare, sedersi, ma senza mangiare o bere o fumare o fare altro - come è stato tante volte fatto senza che nessuno, in conseguenza di ciò, venisse punito.
Firma quest' appello - che prospetta una soluzione all'italiana, una brutta soluzione, una non soluzione - anche Vittorio Emiliani che si era dichiarato pubblicamente per la cancellata e per la posa in opera di panche in piazza di Spagna (la Piazza è fatta per fermarsi, la scalinata solo per salire e scendere!) e che ora dice sì al saliscendi, ma sulle rampe laterali concede che ci si fermi. Anzi che non hanno proposto, i firmatari dell'appello che appartengono alla categoria di coloro i quali sono del parere che i monumenti devono anche fruttare, tavolini e sedie e servizio di bar sulle medesime fasce laterali della scalinata. Come finalmente potrà fare la Coliva alla Galleria Borghese che ora con i soldi freschi del ministero, vuole aprire un bar ed anche un ristorante aperto anche quando la Galleria è chiusa.
I firmatari dell'appello bastava che aspettassero solo qualche ora per avere la vera soluzione del problema , quella che tutti s'aspettavamo: e cioè quella venuta dal sovrintendente Parisi Presicce che assicura un vigilanza continua ai monumenti.
Diciamo che coloro i quali non vogliono protezioni né di giorno né di notte, ora se la stanno facendo sotto, temendo che alla prima notte, la scalinata riaperta venga imbrattata. Perchè se ciò accadesse - e non è detto che non accada - allora giustamente il mondo intero metterebbe al muro i difensori della libera circolazione di giorno e di notte, convinti che il popolo è educato, benchè non l'abbia ancora mai dimostrato, a giudicare dalle condizioni in cui hanno ridotto tanti monumenti lasciati incustoditi.
Di nuovo in queste ultime ore è arrivato un proclama di Claudio Parisi Presicce - quello che diede l'autorizzazione per l'inscatolamento delle bianche statue in Campidoglio, per proteggerle dagli sguardi micidiali del presidente iraniano che avrebbe potuto ridurle in frantumi per l'offesa che avrebbero potuto recare alla sua sensibilità - il quale ha detto basta alle inferriate. Non solo non ne metteremo alla Scalinata ma le toglieremo anche dai monumenti che ora ne sono provvisti, dall'Arco di Costantino in avanti, per fermarci a Roma. Troppe inferriate, senza bisogno perché tutti i monumenti SONO PRESIDIATI. Evviva . ciò che si voleva ottenere, e cioè il presidio da parte elle forze dell'ordine di tutti i monumenti, giorno è notte, è cosa fatta.
E poi, c'è anche un appello firmato da intellettuali, personalità politiche e artisti, con il quale prospettano una soluzione, davvero geniale. La scalinata serve solo per farla su e giù. Ma solo nella parte centrale di essa, in quelle laterali ci si potrà fermare, sedersi, ma senza mangiare o bere o fumare o fare altro - come è stato tante volte fatto senza che nessuno, in conseguenza di ciò, venisse punito.
Firma quest' appello - che prospetta una soluzione all'italiana, una brutta soluzione, una non soluzione - anche Vittorio Emiliani che si era dichiarato pubblicamente per la cancellata e per la posa in opera di panche in piazza di Spagna (la Piazza è fatta per fermarsi, la scalinata solo per salire e scendere!) e che ora dice sì al saliscendi, ma sulle rampe laterali concede che ci si fermi. Anzi che non hanno proposto, i firmatari dell'appello che appartengono alla categoria di coloro i quali sono del parere che i monumenti devono anche fruttare, tavolini e sedie e servizio di bar sulle medesime fasce laterali della scalinata. Come finalmente potrà fare la Coliva alla Galleria Borghese che ora con i soldi freschi del ministero, vuole aprire un bar ed anche un ristorante aperto anche quando la Galleria è chiusa.
I firmatari dell'appello bastava che aspettassero solo qualche ora per avere la vera soluzione del problema , quella che tutti s'aspettavamo: e cioè quella venuta dal sovrintendente Parisi Presicce che assicura un vigilanza continua ai monumenti.
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