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domenica 25 giugno 2017

Festa della Musica a Roma. Ciò che l'Accademia tedesca di Villa Massimo sa fare e fa meravigliosamente, e Roma no!

A leggere il proclama-invito diramato dall'assessore Bergamo,  incaricato della 'ricrescita culturale' a Roma dal suo superiore Virginia Raggi, uno si immaginava che mercoledì scorso, a Roma, ogni piazza, vicolo, strada,  ponte, centro culturale ecc... ecc... sarebbe stato inondato dalla musica. E, invece, no. Come era da temere, per la ben nota disorganizzazione della giunta comunale e della sua amministrazione all'insegna dell'improvvisazione  all'ultimo minuto. I giornali hanno raccontato la desolazione dei pochissimi concertini (considerarli tali  suona già come una immeritata concessione!) che somigliavano, laddove sono stati improvvisati, alle esibizioni di musicisti di strada che chiedono l'elemosina. Mancava solo ai loro piedi il cappello o la custodia degli strumenti per gli spiccioli  offerti dai più caritatevoli. Questo era lo spettacolo desolante che Roma ha offerto nel giorno che doveva suonare come la FESTA DELLA MUSICA!

Forse solo l'Accademia di Francia ha organizzato un concerto degno di questo nome, un concerto pubblico, in Piazza Farnese, avendo come quinta la storica facciata della sua Ambasciata a Roma.

Il giorno dopo, primo dell'estate dopo il solstizio - giovedì 22 giugno - Villa Massimo, sede romana dell'Accademia tedesca, ha aperto i suoi cancelli per la Festa dell'Estate - Festa delle arti! - e la conclusione dell'anno accademico. Il viale sul quale si affacciano gli studi dei borsisti erano tirati a lucido e gli studi addobbati con cura, in ognuno di essi l'esposizione di un borsista: immagini, sculture, tableaux vivants, video, azioni in movimento e concerti brevi, ma ripetuto ed affollati. Viale e studi letteralmente invasi da una folla, giovane soprattutto, di  artisti e non,  di tante nazionalità, una specie di babele musicale che si ascoltare passeggiando nei viali. Dall'altra parte del meraviglioso bosco-giardino, la sede vera e propria dell'Accademia , rimessa a nuovo ed illuminata da suggestive fiaccole. La Villa  era rimasta chiusa per qualche mese per inderogabili lavori,  molti dei quali non visibili immediatamente, perché riguardanti strutture - quasi tutte sotterranee - che non si vedono ma il cui ammodernamento si  farà sentire ogni volta che ci dovesse essere una emergenza. Questa si chiama prevenzione, un'altra delle virtù che in Italia nessuno, e neppure il potere, pratica e le cui conseguenze disastrose sono da registrare quasi giornalmente.

L'Accademia tedesca di Villa Massimo ogni anno celebra la Festa dell'Estate in giugno, in concomitanza con la 'Festa della Musica', e, in autunno, a novembre, quella più specificamente musicale per dare spazio ai suoi borsisti musicisti, invitando un complesso di rinomanza internazionale per un concerto ospitato all'Auditorium e sempre apprezzato anche per la qualità degli interpreti che l'Accademia mette a disposizione dei suoi giovani artisti. Quest'anno il concerto si è svolto il 22 maggio. In Italia prevale la tendenza di offrire a giovani artisti  mezzi e strutture sgarrupate!

E sempre in autunno, giunge, gradito omaggio, l'Annuario di Villa Massimo, una specie di album di famiglia, dove si racconta la vita dell'Accademia e si mettono in vetrina le produzioni dei suoi artisti ospiti.

Analoga cura dei propri istituti di eccellenza artistica e culturale hanno altre nazioni per le loro  sedi a Roma, da quella francese all'americana alla spagnola. E, tutto sommato, è forse una fortuna che l'Italia non abbia a Roma una sua accademia, perché il solo confronto nella gestione generale, nella cura della propria sede, e  nel pregio delle  produzioni, sarebbe impietoso.

Già la cura con cui queste accademie accudiscono le loro sedi sembra un miracolo vivente. Villa Massimo  come anche Villa Aurelia al Gianicolo ( sede di rappresentanza  dell'Accademia americana) hanno del miracoloso. Giardini  curati a regola d'arte in ogni particolare. Proprio come in Italia si fa con i propri monumenti più pregiati, dove dal giorno dopo un restauro, regna l'incuria più totale.

Qualcuno potrebbe azzardare che quelle nazioni forniscono i fondi necessari per gestire egregiamente le loro sedi culturali all'estero e le attività che vi si svolgono. No, non è così. Perché i soldi anche i Italia ci sono, solo che vengono spesi male; e, comunque, non è detto che, alle accademie straniere giunga ogni anno un fiume di denaro. I direttori hanno sempre da fare i conti con i fondi disponibili che, per definizione,  non sono mai sufficienti, ma che comunque loro sanno ben spendere, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

venerdì 7 ottobre 2016

Villa Medici.L'Accademia di Francia a Roma ha problemi? Perchè, invece, quella di Germania ( Villa Massimo) va a gonfie vele?

Non mi è mai accaduto di chiedere ai borsisti di Villa Massimo, borsisti tedeschi nei vari campi della cultura e dell'arte, recentemente riaperta dopo un anno circa di restauri, se per loro la residenza romana abbia un senso. Se, cioè, il cosiddetto 'viaggio di formazione' dei tempi andati abbia ancora senso oggi in una città come Roma, un tempo capitale del mondo in tutti i sensi, oggi neppure più capitale del paese, quantomeno in campo culturale, considerando come l'hanno ridotta in una decina d'anni gli amministratori che del sostegno alla cultura se ne sono pienamente fottuti, forti del detto' la cultura non si mangia' attribuito ad un truce ministro dell'economia del Governo Berlusconi, ma di fatto sottoscritto da tanti altri esponenti politici anche di diversi partiti, non esclusi quelli di sinistra, ai quali in passato la cultura faceva riferimento quasi esclusivo.
 Senonchè, per tornare ai borsisti tedeschi, a Villa Massimo ci stanno bene,  lavora e  fanno cose di grande qualità innanzitutto a beneficio di loro medesimi, poi a beneficio del loro paese ed, infine,  a beneficio anche del nostro, meglio delle città nella quale trascorrono qualche anno della loro vita ispirandosi alla Roma che fu, nonostante ora non lo sia più, un faro di cultura ed uno scrigno di tesori che nessuna altra città al mondo conserva (magari malamente).
 Perciò la domanda che s'è fatta quel parlamentare transalpino sulla opportunità di tenere ancora in vita l'Accademia di Francia a Roma che costa complessivamente 8 milioni di Euro l'anno supporrebbe che  quella domanda fosse stata posta in anticipo ai borsisti che certamente non v vengono a Roma a passare qualche anno, nè vogliono perdere tempo, giovani ed intraprendenti come sono per  la maggior parte loro, almeno a giudicare da quei pochi che, negli, anni abbiamo conosciuto.  Se molti essi recano onore al loro paese sarà anche per quegli anni di formazione a Roma? Si chieda loro, risponderanno in tutta sincerità. E se avesse ragione il parlamentare preoccupato che si buttino al vento 8 milioni di Euro, allora sarebbe il caso di ripensare al ruolo dell'Accademia di Francia.
 Il parlamentare poi dovrebbe chiedere al suo governo con quali criteri sceglie i direttori ( per l'ultima  e per il penultimo si dice abbia contato l'amicizia anici con l' amica attrice del presidente). Il direttore di Villa Massimo, attivissimo promotore ed organizzatore di iniziative di gran qualità, dall'apparenza di severo funzionario, è invece fine cultore dell'arte e uomo di cultura orgoglioso di 'allevare' le menti e gli artisti del suo paese.  A Villa Medici  nell'alternare i direttori si seguono evidentemente altri criteri di scelta. Che vogliamo fare, sono francesi!
 Villa Medici, il parlamentare transalpino la vedrebbe meglio come museo, confortato dalla ricchezza di tesori custoditi, dal bel giardino interno, dalla straordinaria architettura e dall'aumento continuo, da un anno all'altro, di visitatori. Flusso che certamente non si fermerà.
 Perchè allora azzerare la storia dei cosiddetti borsisti 'Prix de Rome', per quattro soldi che costano, Villa compresa, e senza aver prima interpellato i diretti interessati, cioè i borsisti che vivono e lavorano in  cima a Trinità dei Monti?

mercoledì 22 giugno 2016

ROSSINI è anche un'attrattiva turistica. Parola di Franceschini

Non sappiamo se congratularci con il ministro Franceschini per averci ricordato che Rossini è anche un'attrattiva turistica, oppure ricordargli che Rossini è una gloria  musicale del nostro paese e del mondo intero e , solo per questo, anche motivo di attrazione turistica.  Franceschini lo ha detto, nel giorno della 'Festa della Musica', a Pesaro, visitando la casa natale del musicista.
A proposito della 'Festa' ha sfoderato - come fa di solito - i numeri vittoriosi, come se fosse un suo merito: oltre ottomila musicisti vi hanno preso parte; mentre a noi romani è stato reso noto che  la festa in città era con Carmen Consoli e le 'Brigitte' francesi, che si sono esibite in Piazza Farnese.
 Quest'anno, se una novità c'è stata, è stata la maggiore partecipazione  proprio di quel mondo musicale che Franceschini non conosce e che , d'accordo con quel barbaro di Nastasi, ha tentato e continua a tentare in tutti i modi di distruggere.
 A Roma, ad esempio, abbiamo letto della partecipazione, alla chetichella, di molti ensemble dell'Accademia di Santa Cecilia, anche se di ensemble 'di complemento', formati cioè prevalentemente da giovani e ragazzi che partecipano alle attività di formazione dell'Accademia; e non dei titolari, cioè della squadra ufficiale (orchestra e coro),;e lo stesso discorso vale per il Teatro dell'Opera, troppo indaffarato a preparare Caracalla ed a mostrare le ultime repliche della celeberrima 'Traviata' per partecipare alla Festa.
Non ha ritenuto l'Accademia di far partecipare i suoi musicisti di serie 'A', come invece ha fatto e  con grande entusiasmo partecipando a quell'iniziativa negli aeroporti, dove nei diversi terminal sono stati collocati dei pianoforti a disposizione dei viaggiatori in transito. Lì l'Accademia ha spedito anche il suo direttore musicale Pappano ( forse perché il direttore è di casa negli aeroporti?), ed alcuni suoi musicisti fra i migliori. Perché?  Perché, forse, i gestori degli aeroporti (come stanno facendo ora anche quelli delle grandi stazioni ferroviarie che dopo i pianoforti stanno dislocando anche biliardini?) pagavano,  mentre per la Festa della Musica si doveva farlo a proprie spese, dimenticando però che si trattava di un investimento molto più produttivo e redditizio (perché, sia chiaro tutta l'attività cosiddetta 'educational' di Santa Cecilia porta nelle casse dell'Accademia, e nelle tasche dei musicisti coinvolti, bei soldini!).
 Certo  la Festa della Musica c'è stata, ma in tono minore, come negli altri anni in Italia. E a noi è venuta in mente una iniziativa d'altri tempi, ancora in occasione della festa della Musica nel solstizio d'estate.
 Quella festa organizzata, nel 1986 ( trent'anni fa, ma sembra un secolo) nei giardini dell'Accademia di Francia a Roma, Villa Medici, con diversi palcoscenici  eretti nel parco, a favore di telecamere. Quella festa,  in cui si ascoltò e parlò di musica,durò oltre tre ore ininterrotte, dalle 21 alle 24 circa,  fu trasmessa in diretta da RAI 3, e noi assieme ad Enrico Mentana ( ciao, Enrico!)  vestimmo le vesti di cerimonieri, intrattenitori e divulgatori. Oggi la tv di Stato non metterebbe mai più in onda robe simili che reputa autentiche inutili  nefandezze.

mercoledì 24 febbraio 2016

Accademie straniere a Roma. Villa Massimo, sede dell'Accademia Tedesca, la migliore

Mentre leggiamo sui giornali notizie relative alla programmazione delle Accademie straniere a Roma, da quella Americana a quella Francese, ci giunge un volume dall'Accademia Tedesca che ha la sede principale a Villa Massimo, ora chiusa fino a settembre per lavori di restauro, ed alcune altre dépèndences in città e fuori, diretta da tempo da Joachim Bluher.
 In tutte le Accademie, a maggior ragione nelle più prestigiose - e quella tedesca ovviamente non fa eccezione -  si preparano per i borsisti soggiorni produttivi e stimolanti, anche in accordo con alcune istituzioni culturali italiane della Capitale, e fra  le stesse accademie. Ma ciascuna ha un suo stile.

L'Accademia Americana, di cui abbiamo notizia almeno una volta l'anno dai giornali, organizza una festa che segna l'avvio della sua attività, e poi nel corso dell'anno ospita attività e manifestazioni frutto di collaborazioni con altre istituzioni, ad esempio con l'Associazione Nuova Consonanza ed il suo festival annuale.  Probabilmente ospita anche personalità americane, ma della loro presenza oggi  si sa poco o  nulla. Un tempo  non era così, e noi stessi negli anni Ottanta, venuti a sapere della presenza di Elliott Carter a Roma, lo invitammo a far parte della giuria del concorso di composizione 'Fogli d'album' bandito dalla nostra rivista 'Piano Time'.

L'Accademia di Francia, assieme a quella tedesca, è senza dubbio la più attiva, sebbene il nuovo corso, affidato alla direttrice fresca di insediamento - sulla cui nomina molti rumors sono circolati in Italia ed in Francia - si è avviato con un passo falso. Con una foto che ha fatto il giro della rete, nella quale i borsisti residenti erano ritratti arrampicati su una delle statue monumentali, storicamente  una delle più importanti, del giardino dell'Accademia di Villa Medici. Quella foto inaugurale del nuovo anno accademico è stata letta come una profanazione, un insulto alla storia di Villa Medici, che con direttori di diverso spessore mai e poi mai si sarebbe vista.  Ma ciò oggi è accaduto anche perchè nella scelta dei direttori, negli ultimi anni, contano molto le amicizie con l'attuale inquilino dell'Eliseo e con la sua compagna, attrice, che appare e scompare, ma che evidentemente  il presidente ascolta anche a distanza.

All'Accademia Tedesca questo non sarebbe mai accaduto e mai accadrà. La sede principale romana, a Villa Massimo, rappresenta per i borsisti un privilegio ed una occasione unica per lavorare ai propri progetti, lavoro che l'accademia asseconda e sostiene, con uno stile che definire tedesco, nel senso di sostanziale e di attenzione alle cose che contano davvero, non è fuori luogo.
 Ci spieghiamo. Noi una conoscenza più da vicino dell'Accademia ce la siamo fatta  subito dopo il terremoto aquilano, quando ospitammo sulla nostra rivista Music@ alcuni interventi del direttore dell'Accademia e l'illustrazione di un progetto pensato per gli studenti dell'Aquila davvero importante. La progettazione, cioè, di un grande  salotto mobile, una piazza accogliente di legno,  provvisto di parecchi ambienti che solo l'insipienza e l'indecisione tipica del nostro paese, ma anche l'insolenza dei governanti aquilani ha costretto ad impacchettare e rispedire in Germania. In mesi e mesi di trattative all'Accademia di Villa Massimo che si era fatta promotrice del progetto non è giunta nessuna risposta dell'amministrazione cittadina relativa al luogo dove montare questo meraviglioso regalo - gratuito!!!!  - della Germania alla città terremotata. Neppure l'intervento dell'allora sottosegretario Gianni Letta sortì alcun effetto.

 Ma l'Accademia organizza per i suoi borsisti molte attività per far conoscere loro la città ed anche per metterli in rapporto con le intelligenze  e le istituzioni creative romane. Attività che hanno il loro apice nel concerto annuale affidato all'Ensemble Modern ed alla festa di fine corso.
 Ma l'Accademia non si accontenta di questo, che sarebbe già abbastanza. Ha stampato un volume nel quale racconta in due lingue, italiano e tedesco, la sua attività e di ogni borsista presenta un profilo personale e della sua attività, oltre che le realizzazioni nate nel periodo di residenza romana. Insomma l'Accademia tedesca, a differenza delle altre, e meglio di qualunque altra, si occupa di aprire un futuro ai suoi borsisti, raccontando ciò di cui sono capaci e quel che hanno già realizzato. Ecco dove sta la differenza. Da questo  stesso volume, intitolato semplicemente  ' Villa Massimo. Accademia Tedesca a Roma. 2014', apprendiamo anche un particolare al quale non avevamo mai fatto caso, e che cioè un bel gruppo di accademie straniere vennero fatte edificare a Valle Giulia, dopo lì'Esposizione universale del 1911, dal indaco anticlericale Nathan, a corona della Galleria nazionale di Arte Moderna. per indicare che a Valle Giulia veniva impiantata la fucina che doveva produrre il nuovo mondo della arti ed ella ricerca.