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sabato 24 febbraio 2018

Raffaele Cantone scantona

E' curiosa la posizione di Raffele Cantone a proposito dell'agente provocatore. L'agente infiltrato, che già esiste, per lui va bene; quello che va a  provoca, di proposito, uno sul quale c'è il grave sospetto che infranga la legge, quello no. Forse è giusto ciò che hanno detto altri magistrati, e cioè che  non lo si deve arrestare in flagranza di reato, e neppure fidandosi solo di quella scivolata. Ma sulla sua esistenza nessuno dovrebbe nutrire dubbi,  neppure Cantone. 

Il quale, però, deve spiegarci come mai in un paese in cui leggi che puniscono ogni tipo di reato esistono e sono presenti nell'ordinamento vigente, esistano  nel contempo tanti reati che restano impuniti. Dovrebbe, ad esempio, spiegare ai cittadini come mai nella pubblica amministrazione  si chieda ai lavoratori di denunciare compagni di lavoro inadempienti, ed invece  in tutti gli altri campi dobbiamo continuamente assistere a denunce quasi giornaliere di  evasori totali e di evasori parziali, che basterebbe un qualche agente provocatore sguinzagliato per le città a smascherarli ed assicurali alla giustizia, processandoli. 

Naturalmente non potrebbe spiegarci, nè lui e neppure tanti altri, come mai - è accaduto negli ultimi tempi - in alcune megatruffe ai danni dello Stato vi siano implicati anche  finanzieri e magistrati. Con qualche agente provocatore certe cose non succederebbero con tanta frequenza. E forse dobbiamo agli agenti infiltrati come ai provocatori, come anche alle intercettazioni, se alcuni illeciti, a danno dello Stato, sono stati scoperti o addirittura sventati.

 Cantone non vuole che i delitti siano 'provocati' dallo stesso Stato. Ci dica allora come si fa ad evitare che esistano ancora  tanti illeciti, e non parliamo dei delitti efferati che solo  i cosiddetti pentiti  ci hanno svelato - i pentiti sono molto differenti dagli infiltrati? lo sono ma solo di facciata. Senza di loro saremmo ancora con la mafia  in ogni angolo di strada. E già che, comunque, esiste ancora, anche se forse non bussa alla nostra porta, ma fa affari, in barba  alle obbiezioni 'garantiste' fuori luogo, di Cantone.

lunedì 3 luglio 2017

A Papa Francesco farebbe comodo un Raffaele Cantone con la tonaca

Papa Francesco nella sua opera di rinnovamento della Chiesa, dalla base ai vertici,  si trova nella medesima situazione in cui in diversi casi, s'è trovata Virginia Raggi - absit iniuria verbis o, se si preferisce,  si licet parva componere magnis - quando ha dovuto dimettere assessori, uno dopo l'altro,  all'indomani della nomina, in  un caso anche prima che la nomina avesse i suoi effetti giuridici, perché qualcuno, come Cantone o altri, gli aveva fatto notare che  quell'assessore, appena nominato non aveva un passato proprio specchiato. E, perciò, era meglio mandarlo subito via prima che la magistratura tirasse fuori dai cassetti qualche faldone che lo riguardava.

Ora un magistrato in tonaca incaricato dell'anticorruzione, non figurerebbe male in Vaticano, dove Francesco ha dovuto licenziare il cardinale australiano Pell che egli aveva nominato ministro delle Finanze, nonostante le chiacchiere sulla presunta sua copertura a Sidney di preti pedofili. Lo ha rispedito in Australia perché si difenda da una accusa recente ancora più grave e cioè quella di aver molestato egli, molti anni fa, alcuni ragazzini nella sua diocesi.

Analogo provvedimento ha adottato anche contro il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, il card. Mueller per  sospetto di reato simile Al suo posto ha messo un gesuita, l'arcivescovo Ladaria Ferrer, già nei dicasteri vaticani. Sul quale una recente inchiesta dell'Espresso ha rivelato che nel caso di un sacerdote pedofilo, don Gianni Trotta, nella diocesi di Lucera, egli si raccomandò, da Roma, perché il caso non fosse reso noto, per non recare scandalo fra i fedeli. E la storia è restata segreta  fino a quando quel sacerdote non è stato inquisito anche dalla magistratura ordinaria e condannato per pedofilia, reiterata anche dopo la sua riduzione allo stato laicale, ma  che avrebbero potuto essere evitata se non ci fosse stato dal dicastero vaticano preposto l'invito a  non divulgare la notizia. Ed ora Francesco potrebbe essere costretto a licenziare anche il sostituto del card. Mueller.

 Ecco perché consigliamo a Papa Francesco di dotarsi di un dicastero dell'anticorruzione al quale domandare notizie dettagliate e complete sulla fedina dei candidati ai vari dicasteri.  La quale fedina se non è proprio immacolata, Papa Francesco farebbe bene a cambiare candidato. E i fatti di queste ultime settimane ci fanno capire quanto la pedofilia sia disgraziatamente diffusa  nel clero.

 Noi però vogliamo subito chiarire una circostanza importante relativa ai seminari, dove l'opinione pubblica, sull'onda di queste ultime notizie, potrebbe esser indotta a pensare che la pedofilia, da parte dei sacerdoti adulti( superiori e professori) nei confronti degli studenti giovani e giovanissimi, fosse  abituale e diffusa.

Noi che in seminario abbiamo passato buona parte della nostra gioventù - avendovi fatto le medie, il ginnasio, il liceo e i primi anni di teologia - possiamo attestare in tutta sincerità, che durante quei lunghi anni non abbiamo  mai avuto notizia di episodi di pedofilia, o anche semplici tentativi, nè  a nostro  danno né di nostri compagni di studio. Mai.

 E' invece assai probabile, come starebbero a dimostrare i recenti fatti di cronaca, che tendenze omosessuali represse e nascoste accuratamente negli anni di studio, una volta ordinati sacerdoti, molti esponenti del clero  le abbiano manifestate senza pudore,  indirizzandole talvolta anche verso rapporti pedofili.  Ma in tutti quegli anni in cui abbiamo studiato in diversi seminari, lo ribadiamo,  non siamo mai venuti a conoscenza di nessun caso di omosessualità manifesta e praticata ed ancor meno di pedofilia.

mercoledì 1 aprile 2015

Due buone notizie: dall'Ongaro non compare più come sovrintendente dell'Orche.sinf.naz RAI, e Giulia Minoli è stata fatta dimissionare dal MeMus del Teatro san Carlo AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE

Qualche volta, in cerca di  una notizia che non abbiamo tempo e voglia di cercare nei sacri testi, approfittiamo di internet. E non è raro che ci imbattiamo, anche senza volerlo, in notizie non cercate ma che attendevamo da tempo o in altre che mai avremmo sperato di trovare - per l'atavica abitudine italiana all'indecenza ed al facciabronzismo - e che ci vengono, invece, offerte come su un piatto d'argento per il nostro piacere.
 Due le abbiamo  scoperte proprio oggi. Da quando andiamo dicendo che dall'Ongaro, eletto a Santa Cecilia, deve immediatamente e DEFINITIVAMENTE lasciare tutti gli altri suoi  incarichi, a cominciare da quelli in RAI che sono alla base del suo successo professionale, più del suo stesso valore, come  compositore?
Bene, oggi, vediamo che nel sito dell'Orchestra della RAI di Torino, mentre resiste Caesare Mazzonis come direttore artistico, non c'è più il nome di dall'Ongaro e la voce sovrintendente, neppure senza nome dell'incaricato o facente funzione. E' una bella notizia. Via uno! Un posto, anzi due, tre o quattro si rendono liberi da oggi, per altri che, speriamo, meritevoli. Non sappiamo chi lo sostituirà a Torino come a Roma ( Radio 3), ma che vada via è già tanto. Santa Cecilia è un impegno ed un amore che non si può dividere con nessun altro, neppure con l'amore più passionale.
 Un altra bella notizia ci giunge da Napoli. Sul sito del Teatro San Carlo, nella pagina del  Memus, è scomparso il nome di Giulia Minoli, coordinatrice , al prezzo di 4.000 Euro mensili. Lei moglie di Nastasi, figlia di Giovanni e Matilde Bernabei; persino offensiva quella retribuzione per una del suo rango!
 Anche la Giulia se ne è dovuta andare; dicono che sia stato Nastasi a farla dimettere lo scorso fine anno, per le minacce di denuncia per la irregolarità della sua nomina nel teatro in cui il maritone é stato consigliere di amministrazione e  commissario. Peccato che tutti i soldi spesi per farci lavorare la mogliettina del grande grosso direttore generale del Ministero, sembrano ora come buttati al vento, in un Memus senza una coordinatrice come la Giulia.
 Infine la storia della AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE, voluta ed imposta dalla legge che non si riesce a far rispettare. E che, a farla rispettare non ci pensano al Ministero, perchè occupati nei traffici delle poltrone ed anche in altro...
 Per trovare detta pagina nei siti delle fondazioni liriche e delle istituzioni musicali più importanti, bisogna stare al computer per ore, prima di scovarla, superati mille indovinelli ed enigmi. Perchè, complice il Ministero, non si sono ancora convinti che i soldi per  dirigenti e  produzione sono in massima parte soldi pubblici, dei quali il cittadino deve poter chieder conto.
 Chissà se Cantone, onde prevenire irregolarità di gestione,  non vorrà impegnarsi sull'argomento e imporre la trasparenza  in modo più forte e  a tutti i costi, con vere sanzioni.