Martedì 12 , con La damnation de Faust di Hector Berlioz - direttore Daniele Gatti, regista Damiano Michieletto - si è inaugurata a Roma, la stagione dell'Opera alla presenza di...
Se, come un tempo, quando anche noi facevamo il resoconto delle serate inaugurali, scrivendo per 'Il Giornale', avessimo dovuto riferire dell'altra sera, ci saremmo dovuti arrampicare sugli specchi per trovare se non qualche nome, almeno qualche nomignolo da inserire nel parterre, che illustre non era, semmai pacchiano, e forse anche volgare... quello dei soliti noti del cosiddetto 'generone romano'.
L'altra sera, all'Opera di Roma c'erano un paio di ministri, una sottosegretaria che da tempo fa da 'prémière dame', mancando la 'first lady', per allergia dei coniugi Gentiloni alla musica, alla quale preferiscono le filosofie orientali (e infatti si dice che, per compensarlo dell'anno in cui ha retto le sorti del paese, lo manderanno alla fine del mandato a far l'ambasciatore in India), e l'immancabile ministro Franceschini con consorte, aspirante parlamentare, senza l'aiutino del marito. E poi il Letta, cameriere di Sua Santità ma con le mani in pasta in ogni affare terreno, Baricco e Martone.
E c'era il sovrintendente Fuortes, che ha fatto da cavaliere alla scollatissima Maria Elena Boschi, fino all'ingresso in teatro, come anche alla sindaca Raggi, per la prima volta col vestito della festa, e che si è vantato con tutti del regista Michieletto.
Una foto ci ha sorpresi e per poco non ci traeva in inganno, perché ci ha fatto venire in mente quella tuttora in rete, cliccatisima, che ritrae Berlusconi al primo incontro con i coniugi Obama. Berlusconi, in quella foto, come un vecchio satiro, squadra Michelle Obama dalla testa ai piedi, per significarle con lo sguardo: quanto sei bbona!
Carlo Fuortes, quando ha visto Virginia Raggi, letteralmente irriconoscibile in quell'abito da sera che Mariotti , per la maison Gattinoni gli ha cucito, le ha rivolto lo stesso sguardo di Berlusconi a Michelle, ma solo per dirle, a gesti: bella, ma come ti sei conciata? Non ti riconosco.
Se non credete a noi, cercate quella foto. Fuortes è impettito come il cavaliere, e lo sguardo è il medesimo; anche Fuortes la scruta dalla testa ai piedi, anche se non con gli stessi appetiti del vecchio satiro.
I cronisti si sono sbizzarriti nel cercare la definizione esatta della serata inaugurale. Per alcuni, inaugurazione 'glamour' - come del resto avevano scritto della Traviata di Coppola-Valentino ( e anche di Giuseppe Verdi) - anche se ora, oltre la Boschi, non c'era altro elemento glamour; per altri, serata 'vintage', per via di quel vestito indossato dalla sindaca Raggi della maison Gattinoni, e di quella mantella che era stata fatta per la grande Magnani; per altri, infine, quelli più attenti all'opera che si rappresentava che alle presenze in platea ( a proposito la Raggi ha scelto di sedere con i suoi cavalieri, Bergamo e Frongia, in platea, per evitare, nel Palco reale, l'ammucchiata di ministri e sottosegretari) serata 'internazionale' accogliendo i desiderata del sovrintendente che, nelle scelte registiche, vuole competere con i grandi teatri del mondo, senza mai domandarsi se questa o quella realizzazione faccia a pugni con l'opera rappresentata, come nel caso di Michieletto che ci ha fatto venire in mente quando aveva scritto la Aspesi a proposito della regia dello Chénier, rivoluzionaria, a suo dire, perchè accanto alle sempre più frequenti trasgressioni, una regia tradizionale, come quella di Martone, è quanto di più rivoluzionario ci possa essere.
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giovedì 14 dicembre 2017
martedì 29 novembre 2016
Finalmente la notizia: Daniele Gatti forse accetterà un incarico all'Opera di Roma. La Antonacci si spoglia a Parigi per Martone.
Che figura di ... quella poveraccia della Raggi. Arriva all'Opera si fa le sue foto e poi, da un'uscita laterale, come una ladra - ladra di governabilità per la città di Roma - fila via. Questo lo abbiamo appreso solo oggi . Come abbiamo anche appreso che quell'altro grande statista di Franceschini, che nelle occasioni mondane ama esibire la sua mogliettina, ha disertato la prima all'Opera. Insomma, da quel che abbiamo letto oggi per la prima volt sui giornali, sappiamo che la politica se ne fotte della cultura, anche quando è accertato che faccia mangiare - lo ha dichiarato di recente lo stesso governatore della banca d'Italia, Visco, che non si vede quasi mia nelle occasioni importanti della cultura che ora difende. E, solo oggi, abbiamo letto del Tristano inaugurale, del quale ci hanno detto tutto sulla regia, mentre in poche righe è stata liquidata 'la bravura' aggettivata degli interpreti.
Sorvolando su Daniele Gatti della cui bravura ormai tutti sono convinti e lo dichiarano apertamente, forse oscurando per qualche tempo l'altra grande stella romana del podio, Pappano, che sembra brillare meno in questi ultimi quarti di luna.
Poi la notizia bomba, la vera notizia. A Daniel Gatti, alla fine delle recite di Tristano, verrà fatta una offerta concreta per un suo incarico stabile al teatro dell'Opera. FORSE
Sempre sui giornali di oggi: una intera pagina-intervista ( Repubblica, a firma Laura Putti) a Mario Martone regista d'opera a Parigi, chiamato da Lissner, per Cavalleria, già presentata alla Scala, e Sancta Susanna di Hindemith. Una pagina intera per spiegarci come lui vede queste opere specie la seconda, giacchè la prima l'abbiamo già vista a Milano, e per dirci che l' interprete dell'opera di Hindemith è Anna Caterina Antonacci, che dovrà anche apparire nuda, alla bella età di cinquant'anni, 'bella e sensuale', tranquillizza gli spettatori Martone, e per rassicurare anche noi che altrimenti, senza nudo, non avremmo mai e poi mai pogrammato un viaggio a Parigi.
Ora a noi potrebbe anche interessare ciò che pensa Martone dei due capolavori melodrammatici e ci interessa, tanto per parlare.Solo che i veri capolavori sono i due titoli, certamente non la sua regia, perché senza quei capolavori, Martone doveva inventarsi qualcos'altro per il teatro o per il cinema, dove ha facoltà di fare ciò che vuole, rischiando di suo.
Cavalleria e Sancta Susanna reggono perché sono dei capolavori, qualche volta nonostante la regia, di cui non hanno bisogno per emergere e farsi ancora ascoltare dopo anni ed anni di vita e succesi.
Ma se uno lo dice alla giornalista intervistatrice, quella giustamente potrebbe rispondere: ma io che scrivevo?
Sorvolando su Daniele Gatti della cui bravura ormai tutti sono convinti e lo dichiarano apertamente, forse oscurando per qualche tempo l'altra grande stella romana del podio, Pappano, che sembra brillare meno in questi ultimi quarti di luna.
Poi la notizia bomba, la vera notizia. A Daniel Gatti, alla fine delle recite di Tristano, verrà fatta una offerta concreta per un suo incarico stabile al teatro dell'Opera. FORSE
Sempre sui giornali di oggi: una intera pagina-intervista ( Repubblica, a firma Laura Putti) a Mario Martone regista d'opera a Parigi, chiamato da Lissner, per Cavalleria, già presentata alla Scala, e Sancta Susanna di Hindemith. Una pagina intera per spiegarci come lui vede queste opere specie la seconda, giacchè la prima l'abbiamo già vista a Milano, e per dirci che l' interprete dell'opera di Hindemith è Anna Caterina Antonacci, che dovrà anche apparire nuda, alla bella età di cinquant'anni, 'bella e sensuale', tranquillizza gli spettatori Martone, e per rassicurare anche noi che altrimenti, senza nudo, non avremmo mai e poi mai pogrammato un viaggio a Parigi.
Ora a noi potrebbe anche interessare ciò che pensa Martone dei due capolavori melodrammatici e ci interessa, tanto per parlare.Solo che i veri capolavori sono i due titoli, certamente non la sua regia, perché senza quei capolavori, Martone doveva inventarsi qualcos'altro per il teatro o per il cinema, dove ha facoltà di fare ciò che vuole, rischiando di suo.
Cavalleria e Sancta Susanna reggono perché sono dei capolavori, qualche volta nonostante la regia, di cui non hanno bisogno per emergere e farsi ancora ascoltare dopo anni ed anni di vita e succesi.
Ma se uno lo dice alla giornalista intervistatrice, quella giustamente potrebbe rispondere: ma io che scrivevo?
martedì 9 febbraio 2016
All'Opera di Roma per Traviata arrivano Sofia Coppola e Valentino
La notizia è di questi giorni, mentre il titolo verdiano era in cartellone dall'inizio di stagione, senza che tutte le caselle della rappresentazione fossero al completo ( forse era prevista la regia di Curran, sperimentata alla Fenice, ed andata in scena già un centinaio di volte nel teatro veneziano). Ieri Carlo Fuortes - sorprendendo tutti e mettendo a segno un altro colpo grosso - ha annunciato che la regia della prossima 'Traviata', fra maggio e giugno, sarà affidata a Sofia Coppola, la notissima e brava regista figlia di Francis che la prima volta abbiamo visto protagonista del 'Padrino n.3' di suo padre, mentre viene colpita e muore, sulla scalinata del Massimo di Palermo alla fine di una rappresentazione di Cavalleria Rusticana- speriamo di ricordare bene. - e che ora debutta all'opera. Non solo, altro colpo grosso: Valentino Garavani firmerà i costumi. E siamo sicuri che non farà mancare il suo 'rosso'- come se noi senza quel colore ci stracceremmo le vesti.
Naturalmente, è inutile ripeterlo e sottolinearlo per l'ennesima volta, tutti i giornali plaudono a Fuortes che sta rivoluzionando il Teatro dell'Opera della Capitale, riportandolo agli antichi splendori. Che per Fuortes ed anche per i giornali - che forse dimenticano per un momento che stanno scrivendo di un teatro d'opera, dove ciò che più dovrebbe contare è la musica e, solo dopo, lo spettacolo - ciò che rende appetibile l'opera non è la musica ma la regia e lo spettacolo in generale costruito su quel titolo. E infatti lui, Fuortes, insiste ricordando che ha portato all'Opera di Roma, la crema della crema dei regsoti della regia internazionale da Martone a Barberio Corsetti da Dante a Gilliam ed ora a Sofia Coppola.
E siccome lui aggiunge che ha portato all'Opera di Roma anche grandi titoli e grandi direttori, fra i quali non ricordiamo nessun nome oltre quelli di Roberto Abbado e Lopez Cobos ma anche Renzetti, perchè no anche lui - già avvezzi al podio capitolino- prevedendo l'obiezione che i grandi nomi del podio sono assenti, ha frettolosamente annunciato che l'anno prossimo l'inaugurazione sarà affidata a Daniele Gatti.
Resta comunque la convinzione che per Fuortes il riscatto dell'Opera di Roma è affidato ai noti registi. E sia.
P.S. La perla degli annunci l'abbiano letta in una 'breve' sul Corriere, dove si diceva testualmente ' le musiche sono affidate a Jader Bergamini...'. Capite? 'le musiche' - non la direzione della Traviata; come se per questa rappresentazione siano state messe insieme musiche di diversi autori.
Naturalmente, è inutile ripeterlo e sottolinearlo per l'ennesima volta, tutti i giornali plaudono a Fuortes che sta rivoluzionando il Teatro dell'Opera della Capitale, riportandolo agli antichi splendori. Che per Fuortes ed anche per i giornali - che forse dimenticano per un momento che stanno scrivendo di un teatro d'opera, dove ciò che più dovrebbe contare è la musica e, solo dopo, lo spettacolo - ciò che rende appetibile l'opera non è la musica ma la regia e lo spettacolo in generale costruito su quel titolo. E infatti lui, Fuortes, insiste ricordando che ha portato all'Opera di Roma, la crema della crema dei regsoti della regia internazionale da Martone a Barberio Corsetti da Dante a Gilliam ed ora a Sofia Coppola.
E siccome lui aggiunge che ha portato all'Opera di Roma anche grandi titoli e grandi direttori, fra i quali non ricordiamo nessun nome oltre quelli di Roberto Abbado e Lopez Cobos ma anche Renzetti, perchè no anche lui - già avvezzi al podio capitolino- prevedendo l'obiezione che i grandi nomi del podio sono assenti, ha frettolosamente annunciato che l'anno prossimo l'inaugurazione sarà affidata a Daniele Gatti.
Resta comunque la convinzione che per Fuortes il riscatto dell'Opera di Roma è affidato ai noti registi. E sia.
P.S. La perla degli annunci l'abbiano letta in una 'breve' sul Corriere, dove si diceva testualmente ' le musiche sono affidate a Jader Bergamini...'. Capite? 'le musiche' - non la direzione della Traviata; come se per questa rappresentazione siano state messe insieme musiche di diversi autori.
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mercoledì 5 febbraio 2014
Ricominciamo da Caracalla
Ricominceremo da Caracalla. Detto così - esattamente come l'ha detto il nuovo sovrintendente dell'Opera Fuortes, indicando da dove vuole cominciare la rivoluzione che renderà il suo teatro
'più grande e più bello che pria' - sembra che voglia affidarsi al mestiere più antico del mondo per rimpinguare le casse del teatro, giacché Caracalla voleva dire...quando noi eravamo ragazzi, voleva dire a quei tempi 'puttane', adesso non sappiamo.
Fatto sta che Fuortes vuole rivoluzionare Caracalla, tornando all'antico, a quella grande platea popolare, che può rendere in una città come Roma che ha d'estate tanti turisti, molti dei quali mettono nel pacchetto viaggi, una sera a Caracalla, per vedere ed ascoltare l'opera, in uno scenario che non ha pari al mondo, e se non più bello perfino dell'Arena di verona, senz'altro più suggestivo.
Chi infatti frequenta Caracalla sa che ogni sera giungono fiumane di spettatori, in parte italiani della provincia, ma in buona parte anche stranieri. Secondo Fuortes quella platea di 4000 posti può essere aumentata. Per fare cosa se poi non si è in grado di riempirla? L'estate scorsa, a fronte di una ventina di serate, vi sono stati 40.000 spettatori in tutto, quando avrebbero potuto essercene sulle 80.000.
Ma Caracalla, le grandiose terme romane, non rappresentava l'opera popolare un tempo, da quando nel '37 venne utilizzata la prima volta per spettacoli d'opera?
Caracalla era nata come vasta arena estiva popolare. E, diciamo che a questa vocazione non era venuta mai meno, neanche quando aveva dovuto traslocare il suo palcoscenico per non recare offesa al monumento.
Poi è arrivata la svolta intellettuale, dell'epoca Vlad, Alessio, avallata da Muti, senza il cui assenso nulla si fa in teatro, anche quando lui è a Chicago. Quando Vlad annunciò l'intento di trasformare Caracalla in un festival chic, noi obiettammo che caracalla Cra un'altra cosa. E infatti s'è visto. Nonostante i proclami dell'ufficio stampa, cantore delle gesta di De Martino, amplificate da Corriere e Messaggero, le stagioni alle terme sono state disastrose sotto il profilo delle entrate; ancor più disastrose quando hanno voluto presentare spettacoli che con le terme operistiche non avevano nulla da spartire: Monteverdi/Battistelli/Martone; Pucell/Muti Chiara; Kleiber/Cappelli/Pizzi. Spettacoli costosi, in un ambiente delle terme raccolto per un pubblico che in tutte le recite non arrivava complessivamente neanche a duemila unità.
Un analogo esperimento, abortito per fortuna, lo volle impiantare all'Arena di Verona Giorgio Battistelli, ora nel CdA dell'Opera, e all'epoca direttore artistico. Basta con gli spettacoli popolari, aveva detto. Che peccato, anche intelligenze sopraffine non capiscono che la vocazione di un luogo non può esser tradita, pena disastri finanziari. L'Arena ebbe fortuna, perchè Battistelli se ne andò quasi subito, mentre Vlad resta all'Opera. Ma Fuortes ha la forza per far sconfessare a Vlad e allo stesso Muti la fallimentare svolta chic di Caracalla? Sarà in grado di approntare in tempo un cartellone che ben si adatti allo spettacolo all'aperto, fra rovine monumentali? I titoli che piacciono tanto a Vlad e che sono onnipresenti nella stagione al Costanzi, dove non sembra che funzionino , perchè al Costanzi tutto funziona solo quando c'è Muti sul podio - troppo poco! - devono girare alla larga da Caracalla.
E, comunque, ci sembra che Fuortes sia tuttora incapace di fare un piano di riforme, e che giri alla larga dall'argomento centrale che è la stagione teatrale, il cartellone, i costi.
'più grande e più bello che pria' - sembra che voglia affidarsi al mestiere più antico del mondo per rimpinguare le casse del teatro, giacché Caracalla voleva dire...quando noi eravamo ragazzi, voleva dire a quei tempi 'puttane', adesso non sappiamo.
Fatto sta che Fuortes vuole rivoluzionare Caracalla, tornando all'antico, a quella grande platea popolare, che può rendere in una città come Roma che ha d'estate tanti turisti, molti dei quali mettono nel pacchetto viaggi, una sera a Caracalla, per vedere ed ascoltare l'opera, in uno scenario che non ha pari al mondo, e se non più bello perfino dell'Arena di verona, senz'altro più suggestivo.
Chi infatti frequenta Caracalla sa che ogni sera giungono fiumane di spettatori, in parte italiani della provincia, ma in buona parte anche stranieri. Secondo Fuortes quella platea di 4000 posti può essere aumentata. Per fare cosa se poi non si è in grado di riempirla? L'estate scorsa, a fronte di una ventina di serate, vi sono stati 40.000 spettatori in tutto, quando avrebbero potuto essercene sulle 80.000.
Ma Caracalla, le grandiose terme romane, non rappresentava l'opera popolare un tempo, da quando nel '37 venne utilizzata la prima volta per spettacoli d'opera?
Caracalla era nata come vasta arena estiva popolare. E, diciamo che a questa vocazione non era venuta mai meno, neanche quando aveva dovuto traslocare il suo palcoscenico per non recare offesa al monumento.
Poi è arrivata la svolta intellettuale, dell'epoca Vlad, Alessio, avallata da Muti, senza il cui assenso nulla si fa in teatro, anche quando lui è a Chicago. Quando Vlad annunciò l'intento di trasformare Caracalla in un festival chic, noi obiettammo che caracalla Cra un'altra cosa. E infatti s'è visto. Nonostante i proclami dell'ufficio stampa, cantore delle gesta di De Martino, amplificate da Corriere e Messaggero, le stagioni alle terme sono state disastrose sotto il profilo delle entrate; ancor più disastrose quando hanno voluto presentare spettacoli che con le terme operistiche non avevano nulla da spartire: Monteverdi/Battistelli/Martone; Pucell/Muti Chiara; Kleiber/Cappelli/Pizzi. Spettacoli costosi, in un ambiente delle terme raccolto per un pubblico che in tutte le recite non arrivava complessivamente neanche a duemila unità.
Un analogo esperimento, abortito per fortuna, lo volle impiantare all'Arena di Verona Giorgio Battistelli, ora nel CdA dell'Opera, e all'epoca direttore artistico. Basta con gli spettacoli popolari, aveva detto. Che peccato, anche intelligenze sopraffine non capiscono che la vocazione di un luogo non può esser tradita, pena disastri finanziari. L'Arena ebbe fortuna, perchè Battistelli se ne andò quasi subito, mentre Vlad resta all'Opera. Ma Fuortes ha la forza per far sconfessare a Vlad e allo stesso Muti la fallimentare svolta chic di Caracalla? Sarà in grado di approntare in tempo un cartellone che ben si adatti allo spettacolo all'aperto, fra rovine monumentali? I titoli che piacciono tanto a Vlad e che sono onnipresenti nella stagione al Costanzi, dove non sembra che funzionino , perchè al Costanzi tutto funziona solo quando c'è Muti sul podio - troppo poco! - devono girare alla larga da Caracalla.
E, comunque, ci sembra che Fuortes sia tuttora incapace di fare un piano di riforme, e che giri alla larga dall'argomento centrale che è la stagione teatrale, il cartellone, i costi.
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