Pecoraro Scanio, ex parlamentare verde, ed anche ex ministro, dopo che ha smesso il mandato parlamentare - per volontà dei cittadini, perchè lui avrebbe forse continuato nel 'dolce far niente retribuito) - non sa cosa fare. Non gli basta la fatica di recarsi in banca ogni mese, dal 2008, da quando cioè aveva 49 anni, a prendere la sospirata pensione, anzi vitalizio, di appena 8.850 Euro circa lordi. No, è alla continua ricerca di qualche occupazione, nella quale vuole tuttavia dimostrare di valere ancora e quindi di meritarsi l'immeritato vitalizio.
Negli anni scorsi si è impegnato per far riconoscere all'Unesco la pizza napoletana come 'patrimonio immateriale, anzi materialissimo' dell'umanità, e , dopo anni di lotte, un pò perchè la pizza comune piace dappertutto nel mondo e dunque va protetta, un pò anche perchè l'ex parlamentare si è dato da fare , è riuscito nel suo intento.
Vinta la battaglia della 'pizza' Pecoraro Scanio si è messo alla ricerca di un'altra causa nella quale imepgnarsi. E cerca cerca gli è venuto in mente, anche per assonanza con la 'pizza' che è come considerano in tanti il melodramma, che avrebbe potuto proporre all'Unesco la proclamazione del melodramma italiano, compreso quello napoletano (da qui il parallelo fra la pizza napoletana, pomodoro e mozzarella, e la pizza italiana, il melodramma) come 'patrimonio immateriale dell'umanità. Come se l'arte del canto e del teatro musicale ne avessero bisogno.
L'Unesco ha accettato di considerare la candidatura nuova proposta da Pecoraro Scanio, per toglierselo dalle scatole, lui non il melodramma conosciuto ed amatissimo in tutto il mondo, e per evitare che l'ozio nel quale stava precipitando, lo spinga per qualche brutta strada.
P.S. A proposito di vitalizi, nel cercare quello di Pecoraro Scanio, involontariamente, ci siamo imbattuti anche nel vitalizio dell'ex presidente leghista della Camera, Irene Pivetti, in Parlamento per 9 anni, ora passata a diversa professione. Opinionista ed anche soubrette televisiva. La Pivetti percepisce il suo vitalizio dal 2013, e cioè da quando aveva 50 anni,; che ammonta a 6.200 Euro lordi. E che, se isuoi amici salviniani non riusciranno a mettere fine allo sconcio percepirà vita natural durante. E che vivrà a lungo c'è da giurarci. Non va mica in miniera.
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lunedì 18 giugno 2018
domenica 5 novembre 2017
Oscar 2017 per il miglior titolo giornalistico al 'Venerdì' di 'Repubblica'
La notizia è arrivata, inattesa, alle prime luci dell'alba, rimbalzando su tutti i mezzi di grande
comunicazione. Si era riunita nella notte, pressata dagli eventi, a Los Angeles la commissione internazionale che assegna ogni anno l'Oscar per il miglior titolo di giornale. E benchè la proclamazione del vincitore avvenga solitamente a Natale, quest'anno la commissione non ho voluto attendere, e ne ha spiegato le ragioni. Perchè tanta fretta?
L'altro ieri, Il Venerdì, settimanale di Repubblica, è uscito con un dossier sul nostro patrimonio storico artistico e sulle designazioni dell'Unesco che, in tale senso, vedono l'Italia in cima alla classifica dei siti 'patrimonio dell'umantà', ma mettendo in guardia su un pericolo che l'Italia corre. Il nostro paese potrebbe essere superato addirittura dalla Cina, che nella classifica mondiale risulta già al secondo posto, ad un solo punto (sito) di distanza dall'Italia. che, sprezzante del pericolo, continua a degnare di scarsa attenzione i suoi tesori.
Al'interno del giornale anche un lungo servizio dedicato a Matera, la 'città dei sassi', inserita già dall'Unesco nei siti di grande interesse, e che nel 2019 - come si sa - sarà capitale europea della cultura, avendo superato anche L'Aquila - che si era candidata all'epoca della designazione, e che in fatto di rovine vantava e vanta tuttora un primato anche su Matera che delle sue antiche rovine ne ha fatto un punto d'onore, motivo di attenzione e fonte di guadagno, mentre L'Aquila dalle sue recentissime rovine, causa terremoto, non riesce ancora a liberarsi.
Quanto tale premio sia ambito dalla carta stampata mondiale noi sappiamo da tempo, perché moltissimi anni fa, un giornale che allora dirigevamo - Piano Time - vinse tale premio, con il titolo di copertina: La Scala del paragone, alludendo all'arrivo a Milano di Riccardo Muti, dopo l'uscita di Claudio Abbado, e sfruttando l'omonimo titolo di una delle opere di Rossini: La scala del paragone appunto.
A convincere i giudici americani sull'assegnazione e proclamazione anzitempo dell'Oscar 2107 per il miglior titolo di giornale, è stato il titolo di copertina del Venerdì : Patrimonio all'Italiana, che giocava con il titolo del notissimo film di Vittorio De Sica, Matrimonio all'italiana. Ma più ancora li ha convinti ad anticipare di qualche mese l'annuncio del vincitore, è stato il titolo del servizio interno dedicato a Matera, che ha realizzato così una inattesa doppietta insuperabile ed ineguagliabile: MATERALISMO STORICO..
Fra i candidati che si sono visti scippare l'Oscar 2017 per il miglior titolo di giornale c'era anche Il Manifesto, che proprio oggi sotto la foto di Renzi e del candidato alla presidenza della Sicilia aveva messo il titolo Sotto il ponte (giocando sul fatto che la destra, ed anche la sinistra, hanno ritirato fuori la costruzione del ponte, mentre la sinistra alla quale i sondaggi assegnano una sonora sconfitta, potrebbe finire 'sotto i ponti' come i barboni). Il Manifesto, prima del Venerdi ,che al quotidiano comunista ha rubato un titolo di sua pertinenza, ha, per la titolistica una innata propensione e grande talento, oltre che un vero e proprio pallino, e in anni passati è stato più volte candidato ed anche vincitore di detto Oscar, assegnato per il 2017, all'unanimità, dalla giuria internazionale, riunita a Los Angeles, al Venerdì di Repubblica , che quest'anno compie trent'anni di vita.
comunicazione. Si era riunita nella notte, pressata dagli eventi, a Los Angeles la commissione internazionale che assegna ogni anno l'Oscar per il miglior titolo di giornale. E benchè la proclamazione del vincitore avvenga solitamente a Natale, quest'anno la commissione non ho voluto attendere, e ne ha spiegato le ragioni. Perchè tanta fretta?
L'altro ieri, Il Venerdì, settimanale di Repubblica, è uscito con un dossier sul nostro patrimonio storico artistico e sulle designazioni dell'Unesco che, in tale senso, vedono l'Italia in cima alla classifica dei siti 'patrimonio dell'umantà', ma mettendo in guardia su un pericolo che l'Italia corre. Il nostro paese potrebbe essere superato addirittura dalla Cina, che nella classifica mondiale risulta già al secondo posto, ad un solo punto (sito) di distanza dall'Italia. che, sprezzante del pericolo, continua a degnare di scarsa attenzione i suoi tesori.
Al'interno del giornale anche un lungo servizio dedicato a Matera, la 'città dei sassi', inserita già dall'Unesco nei siti di grande interesse, e che nel 2019 - come si sa - sarà capitale europea della cultura, avendo superato anche L'Aquila - che si era candidata all'epoca della designazione, e che in fatto di rovine vantava e vanta tuttora un primato anche su Matera che delle sue antiche rovine ne ha fatto un punto d'onore, motivo di attenzione e fonte di guadagno, mentre L'Aquila dalle sue recentissime rovine, causa terremoto, non riesce ancora a liberarsi.
Quanto tale premio sia ambito dalla carta stampata mondiale noi sappiamo da tempo, perché moltissimi anni fa, un giornale che allora dirigevamo - Piano Time - vinse tale premio, con il titolo di copertina: La Scala del paragone, alludendo all'arrivo a Milano di Riccardo Muti, dopo l'uscita di Claudio Abbado, e sfruttando l'omonimo titolo di una delle opere di Rossini: La scala del paragone appunto.
A convincere i giudici americani sull'assegnazione e proclamazione anzitempo dell'Oscar 2107 per il miglior titolo di giornale, è stato il titolo di copertina del Venerdì : Patrimonio all'Italiana, che giocava con il titolo del notissimo film di Vittorio De Sica, Matrimonio all'italiana. Ma più ancora li ha convinti ad anticipare di qualche mese l'annuncio del vincitore, è stato il titolo del servizio interno dedicato a Matera, che ha realizzato così una inattesa doppietta insuperabile ed ineguagliabile: MATERALISMO STORICO..
Fra i candidati che si sono visti scippare l'Oscar 2017 per il miglior titolo di giornale c'era anche Il Manifesto, che proprio oggi sotto la foto di Renzi e del candidato alla presidenza della Sicilia aveva messo il titolo Sotto il ponte (giocando sul fatto che la destra, ed anche la sinistra, hanno ritirato fuori la costruzione del ponte, mentre la sinistra alla quale i sondaggi assegnano una sonora sconfitta, potrebbe finire 'sotto i ponti' come i barboni). Il Manifesto, prima del Venerdi ,che al quotidiano comunista ha rubato un titolo di sua pertinenza, ha, per la titolistica una innata propensione e grande talento, oltre che un vero e proprio pallino, e in anni passati è stato più volte candidato ed anche vincitore di detto Oscar, assegnato per il 2017, all'unanimità, dalla giuria internazionale, riunita a Los Angeles, al Venerdì di Repubblica , che quest'anno compie trent'anni di vita.
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sabato 29 ottobre 2016
Unesco su Gerusalemme. Chi nasce cretino, nessun ministero può farlo diventare intelligente
Chi ha seguito in questi giorni la polemica sulla votazione Unesco a proposito di Gerusalemme - stigmatizzando l'astensione dell'Italia che, con pochissimo ritardo, è stata bollata dal premier Renzi come ingiustificabile dimenticanza, e che, per questo, ha chiesto scusa a Israele ( trovo che la votazione Unesco, secondo cui il Muro del pianto di Gerusalemme è 'arabo', è inammissibile ed insostenibile - ha ricordato il premier), avrà anche letto di un vice ministro israeliano il quale, facendo sfoggio della sua imbecillità di natura, che nessun ministero può cancellare e sanare, ha dichiarato che il terremoto che ha colpito appena pochi giorni fa l'Italia era la giusta punizione divina - ma di quale dio? - per l'astensione italiana.
Cretino di un vice ministro, stia almeno zitto!
Cretino di un vice ministro, stia almeno zitto!
venerdì 22 luglio 2016
La cultura a Roma nei piani del sindaco Virginia Raggi
Dal piano quinquennale presentato ieri in Giunta capitolina dal nuovo sindaco, stralciamo il capitolo n.9 dedicato alla cultura e che si articola in diversi paragrafi tematici.
DIRITTO ALLA CULTURA
Roma Capitale ha un patrimonio enorme: non solo l’immensa eredità del passato ma intelligenze, voci, competenze, iniziative di donne e uomini, nuove imprese culturali che trovano la propria via alla vita contemporanea, nonostante i mille ostacoli eretti da una società impaurita dal futuro e da una pubblica amministrazione che troppo spesso preferisce il noto delle rendite di posizione all’ignoto dell’innovazione. Roma ha tutte le carte per essere protagonista della vita culturale mondiale. Per anni si è autocondannata ai margini, privando la maggioranza dei suoi abitanti del diritto fondamentale di godere della vita culturale e scientifica della città, del suo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, delle nuove opportunità che la tecnologia rende possibili per la creazione, l’apprendimento, l’innovazione sociale, lo sviluppo del pensiero. Questo diritto deve essere riconosciuto a chiunque abiti Roma, ovunque si svolga la sua vita. È una condizione indispensabile a una cittadinanza critica e informata, al progresso sociale, all’emancipazione umana. É anche un volano straordinario per un’economia sana e sostenibile. Gli ostacoli alla fioritura della vita culturale e al pieno godimento del patrimonio di Roma vanno rimossi, con l’azione diretta per assicurare certezza e semplicità di regole e procedure, e con una decisa iniziativa a livello legislativo in coordinamento con altre amministrazioni locali. Cultura e Roma sono un sinonimo fuori dai confini nazionali; si lavorerà perché lo siano anche in casa nostra.
VALORE CULTURA
Esiste nelle attività culturali un indiscusso valore che non è misurabile in termini commerciali o monetari, ma ha un impatto forte sulla coesione e sul capitale sociale e dunque sulle condizioni per lo sviluppo dell’economia stessa. C’è un merito tecnico che deve essere affrontato per dare piena autonomia alla volontà politica di dispiegarsi. Si adotteranno misure convincenti di questo valore e si costruirà una disciplina diversa per l’uso del patrimonio pubblico che riconosca adeguatamente il contributo della partecipazione culturale alla crescita civile e sociale.
UNA STRATEGIA CULTURALE PER ROMA
Con il coraggio di discutere in modi diversi, tra persone oltre i confini delle organizzazioni e dei ruoli, Roma dovrà dotarsi di una strategia culturale per lo sviluppo della città, che consenta di far convergere le risorse ed energie verso obiettivi decisi insieme ai cittadini, con la partecipazione di chi lavora per/con la cultura, fuori e dentro l’Amministrazione capitolina, e di coloro che da lontano guardano a Roma con amore e la considerano un patrimonio inestimabile della comunità umana. Dunque, una strategia condivisa che prenda corpo nel corso del mandato e resti a disposizione per il futuro.
DA UN INSIEME DISORDINATO A SISTEMA INTEGRATO
Le strutture, le istituzioni e aziende di - o partecipate da - Roma Capitale, devono tornare ad essere interlocutore credibile per tutti: ciascuna con compiti ben distinti, ma coordinate. Non più in ordine sparso, non più con obiettivi divergenti, non più in competizione tra loro. Si adotterà, dunque, un sistema che per la crescita culturale della Capitale agisce e collabora con lo Stato italiano e le Istituzioni culturali internazionali che hanno sede in Roma.
INTERCULTURA E COESIONE
La composizione della popolazione cambia vertiginosamente: si allunga l’aspettativa di vita, rallentano le nascite, grandi migrazioni portano culture e religioni diverse in contatto, generando frizioni, paure ma al contempo grandissime opportunità. Le reti di comunicazione e le tecnologie trasformano modi di produzione e circolazione di contenuti e generano impatti senza precedenti sulle identità culturali. La sfida dell’Intercultura e di un equilibrato rapporto tra identità culturali e cambiamento è davanti a noi e parte integrante del lavoro di consiliatura. Sarà, inoltre, parte integrante degli indirizzi alle Istituzioni culturali della Capitale per l'adeguamento ai principi sanciti con la Dichiarazione Universale UNESCO sulla Diversità Culturale con interventi su strategie, politiche per il pubblico, programmazione, partnership, risorse umane e composizione degli organi societari, fornitori.
LA RETE DIFFUSA E I PRESIDI
Le Biblioteche comunali sono un patrimonio prezioso, presidio fondamentale sul territorio, immerse nelle periferie. Saranno aiutate nel loro lavoro a esplorare nuove frontiere e vecchi saperi, ad essere sempre più luogo d’incontro, del piacere dello stare insieme; insieme alle scuole, prima porta al diritto diffuso alla cultura. Si costruirà una nuova rete che colleghi, nella loro autonomia, questi presidi culturali deputati a divenire un luogo nevralgico per l’esplorazione delle nuove frontiere, della tecnologia applicata all’espressione artistica, dell’interazione tra pubblico e creazione, luogo di gioco e di apprendimento per bambini/e e famiglie, tra Italia e mondo. Questo luogo potrebbe essere il Palazzo delle Esposizioni, protagonista di una nuova avventura dopo anni di confusa gestione. Piccole librerie, teatri, centri culturali che restano chiusi per inerzia o difficoltà o chiudono per le ragioni più diverse, ma anche per l’impossibilità di far quadrare i conti. Occorre invertire la tendenza. Si rimetteranno presto a disposizione delle comunità i luoghi su cui si è investito e che attendono solo di tornare a vivere come il Centro culturale Elsa Morante o il Cinema Aquila, il Teatro Valle. Si agirà, inoltre, su tutti i fronti, inclusa la riduzione del peso degli oneri comunali a fronte di un contributo a promuovere la vita culturale nei quartieri in cui operano. Con il baratto amministrativo, con disposizioni specifiche, si troveranno le forme più equilibrate per riconoscere il valore del lavoro di chi contribuisce alla crescita culturale dei romani, nelle compatibilità di bilancio.
IL PATRIMONIO CULTURALE
Sulla base dei principi sanciti dalla Convenzione di Faro (Portogallo), nel maggio 2014, un’importante decisione del Consiglio dell’Unione Europea ha riconosciuto che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel creare fiducia reciproca tra i cittadini, stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, migliorare la qualità̀ della vita e il benessere degli individui e delle loro comunità̀, promuovere la diversità̀ e il dialogo interculturale. In seguito, il Consiglio ha approvato le conclusioni sulla Governance partecipata del patrimonio culturale. Queste decisioni collocano al centro delle politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio lo sviluppo della persona umana, finalmente nel solco del diritto fondamentale sancito all’articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Roma Capitale ha per legge responsabilità eccezionali sulla tutela e valorizzazione del patrimonio esistente nel suo territorio. La comunità ha il compito di tutelare il patrimonio anche per le generazioni future, in modo che Musei e siti possano esprimere tutto il loro potenziale per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini. Si metteranno la qualità dell’esperienza e l’arricchimento della persona al centro del rapporto tra visitatori e luoghi, intervenendo sulla fruizione con le migliori pratiche internazionali. Se il patrimonio di tutti diventa il patrimonio di ciascuno di noi e ognuno ne prende in cura una parte, allora sarà possibile tutelarlo nel suo insieme, anche quello oggi abbandonato. Si dovranno sperimentare con la giusta attenzione modelli di gestione del territorio e del patrimonio minore che, senza inversione di ruoli, vedano i cittadini protagonisti della loro tutela, accompagnati dalle eccellenti competenze di cui Roma è ricca nelle Soprintendenze e nelle Università. Musei, siti, paesaggi sono tra le migliori carte di Roma per innalzare la qualità della vita; per accrescere la comprensione del mondo, il passato, il presente e il futuro; per ridarci il piacere di vivere la città e per molto altro ancora.
ECCELLENZA E ABILITAZIONE
Roma Capitale indirizza o concorre a indirizzare le principali istituzioni culturali, attive in ogni settore dell’espressione artistica. Lo Statuto speciale le attribuisce particolari compiti in questo campo e l’Amministrazione finanzia l’attività di queste Istituzioni, creando direttamente o in collaborazione eventi e festival con ambizione di respiro internazionale. La Capitale e l’Italia hanno bisogno che quest’offerta culturale d’eccellenza sia sempre più tale, cresca di qualità e prestigio, ma, allo stesso tempo, è necessario sfruttare meglio le opportunità che nascono da quest’offerta. E’ indispensabile che ciascuna Istituzione o iniziativa metta in circolo, a beneficio della città intera, la ricchezza di relazioni, interlocutori e competenze che si generano intorno alla propria attività. Attività che, peraltro, in molti casi possono diventare occasione per la raccolta di risorse da destinare allo sviluppo culturale nelle zone più in difficoltà di Roma. Si dovrà, dunque, affiancare al compito tradizionale di offrire l’eccellenza un nuovo compito, o rafforzarlo ove già sia praticato. Si utilizzeranno al meglio tutte le opportunità per realizzare attività educative, formative e promuovere nuova creazione e intrapresa diffusa.
NUOVA CREAZIONE
Il nostro patrimonio culturale, la bellezza che riceviamo in eredità, arriva a noi perché nel passato vicino e lontanissimo qualcuno l’ha concepita e realizzata pensando al proprio tempo e al futuro, al mondo che sarebbe seguito. Mentre ci prendiamo cura di questa eredità, dobbiamo tornare a inventare, creare, esplorare con eguale ambizione. Roma deve tornare capitale culturale mondiale nel pieno senso del termine, città in cui la capacità di sviluppare, creare, produrre conoscenza, beni e servizi culturali, siano al cuore del suo sviluppo: dalla musica all’audiovisivo, dall’architettura al design in tutte le sue espressioni, dalle arti visive in senso esteso allo spettacolo dal vivo, dalla letteratura all'editoria locale, dalla nuova creatività che si affaccia nei laboratori dei makers, nella nuova scuola romana di fumetto, al MAAM e tantissimo altro. Con i giovani protagonisti prima di tutto. Allo sbando, senza un progetto unitario, nel cuore di Testaccio c’è una risorsa strategica per la rinascita culturale. L’ex Mattatoio. Liberato nel 1999 dopo anni di abbandono, è cresciuto in modo disorganico ma intorno all’idea di essere un luogo dove nuova conoscenza e creazione trovano casa. Ora, insieme all’Università e agli altri attori che sono oggi partecipi del suo funzionamento, saranno definiti indirizzi e strumenti per essere uno dei cuori pulsante della cultura a Roma e della sua internazionalizzazione. L’utilizzo coordinato degli spazi comuni insieme ad una politica di branding e programmazione generale sono la chiave per superare la frammentazione che oggi impedisce all’ex Mattatoio di sviluppare il suo potenziale in modo organico. Le Università sono una risorsa essenziale per una politica attiva di sviluppo della creatività. Si cercherà la massima collaborazione per mettere a frutto il capitale di sapere, competenze, ricerca e innovazione che esprimono e che troppo a lungo non è stato adeguatamente riconosciuto in quest’ambito. Accanto a politiche attive verso la creazione, bisognerà alleggerire il peso delle procedure per autorizzare le attività di pubblico spettacolo, semplificandole e contenendo gli oneri diretti ed indiretti. Allo stesso tempo, si ritiene necessario un maggiore controllo di merito per evitare che l’etichetta “Attività culturale” e relativi benefici siano utilizzati indebitamente. Inoltre, è indispensabile riconoscere il valore delle esperienze amatoriali e di formazione attraverso cui milioni di cittadini possono imparare ad esprimersi con l’arte, in particolare, quando queste favoriscono anche lo sviluppo di empatia e relazioni collaborative tra chi vi partecipa. El Sistema di José Antonio Abreu ha mostrato al mondo cosa è possibile fare grazie ad un’educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso per bambine/i di tutti i ceti sociali: a Roma si seguirà il suo insegnamento, cominciando nelle zone più svantaggiate della città
DIRITTO ALLA CULTURA
Roma Capitale ha un patrimonio enorme: non solo l’immensa eredità del passato ma intelligenze, voci, competenze, iniziative di donne e uomini, nuove imprese culturali che trovano la propria via alla vita contemporanea, nonostante i mille ostacoli eretti da una società impaurita dal futuro e da una pubblica amministrazione che troppo spesso preferisce il noto delle rendite di posizione all’ignoto dell’innovazione. Roma ha tutte le carte per essere protagonista della vita culturale mondiale. Per anni si è autocondannata ai margini, privando la maggioranza dei suoi abitanti del diritto fondamentale di godere della vita culturale e scientifica della città, del suo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, delle nuove opportunità che la tecnologia rende possibili per la creazione, l’apprendimento, l’innovazione sociale, lo sviluppo del pensiero. Questo diritto deve essere riconosciuto a chiunque abiti Roma, ovunque si svolga la sua vita. È una condizione indispensabile a una cittadinanza critica e informata, al progresso sociale, all’emancipazione umana. É anche un volano straordinario per un’economia sana e sostenibile. Gli ostacoli alla fioritura della vita culturale e al pieno godimento del patrimonio di Roma vanno rimossi, con l’azione diretta per assicurare certezza e semplicità di regole e procedure, e con una decisa iniziativa a livello legislativo in coordinamento con altre amministrazioni locali. Cultura e Roma sono un sinonimo fuori dai confini nazionali; si lavorerà perché lo siano anche in casa nostra.
VALORE CULTURA
Esiste nelle attività culturali un indiscusso valore che non è misurabile in termini commerciali o monetari, ma ha un impatto forte sulla coesione e sul capitale sociale e dunque sulle condizioni per lo sviluppo dell’economia stessa. C’è un merito tecnico che deve essere affrontato per dare piena autonomia alla volontà politica di dispiegarsi. Si adotteranno misure convincenti di questo valore e si costruirà una disciplina diversa per l’uso del patrimonio pubblico che riconosca adeguatamente il contributo della partecipazione culturale alla crescita civile e sociale.
UNA STRATEGIA CULTURALE PER ROMA
Con il coraggio di discutere in modi diversi, tra persone oltre i confini delle organizzazioni e dei ruoli, Roma dovrà dotarsi di una strategia culturale per lo sviluppo della città, che consenta di far convergere le risorse ed energie verso obiettivi decisi insieme ai cittadini, con la partecipazione di chi lavora per/con la cultura, fuori e dentro l’Amministrazione capitolina, e di coloro che da lontano guardano a Roma con amore e la considerano un patrimonio inestimabile della comunità umana. Dunque, una strategia condivisa che prenda corpo nel corso del mandato e resti a disposizione per il futuro.
DA UN INSIEME DISORDINATO A SISTEMA INTEGRATO
Le strutture, le istituzioni e aziende di - o partecipate da - Roma Capitale, devono tornare ad essere interlocutore credibile per tutti: ciascuna con compiti ben distinti, ma coordinate. Non più in ordine sparso, non più con obiettivi divergenti, non più in competizione tra loro. Si adotterà, dunque, un sistema che per la crescita culturale della Capitale agisce e collabora con lo Stato italiano e le Istituzioni culturali internazionali che hanno sede in Roma.
INTERCULTURA E COESIONE
La composizione della popolazione cambia vertiginosamente: si allunga l’aspettativa di vita, rallentano le nascite, grandi migrazioni portano culture e religioni diverse in contatto, generando frizioni, paure ma al contempo grandissime opportunità. Le reti di comunicazione e le tecnologie trasformano modi di produzione e circolazione di contenuti e generano impatti senza precedenti sulle identità culturali. La sfida dell’Intercultura e di un equilibrato rapporto tra identità culturali e cambiamento è davanti a noi e parte integrante del lavoro di consiliatura. Sarà, inoltre, parte integrante degli indirizzi alle Istituzioni culturali della Capitale per l'adeguamento ai principi sanciti con la Dichiarazione Universale UNESCO sulla Diversità Culturale con interventi su strategie, politiche per il pubblico, programmazione, partnership, risorse umane e composizione degli organi societari, fornitori.
LA RETE DIFFUSA E I PRESIDI
Le Biblioteche comunali sono un patrimonio prezioso, presidio fondamentale sul territorio, immerse nelle periferie. Saranno aiutate nel loro lavoro a esplorare nuove frontiere e vecchi saperi, ad essere sempre più luogo d’incontro, del piacere dello stare insieme; insieme alle scuole, prima porta al diritto diffuso alla cultura. Si costruirà una nuova rete che colleghi, nella loro autonomia, questi presidi culturali deputati a divenire un luogo nevralgico per l’esplorazione delle nuove frontiere, della tecnologia applicata all’espressione artistica, dell’interazione tra pubblico e creazione, luogo di gioco e di apprendimento per bambini/e e famiglie, tra Italia e mondo. Questo luogo potrebbe essere il Palazzo delle Esposizioni, protagonista di una nuova avventura dopo anni di confusa gestione. Piccole librerie, teatri, centri culturali che restano chiusi per inerzia o difficoltà o chiudono per le ragioni più diverse, ma anche per l’impossibilità di far quadrare i conti. Occorre invertire la tendenza. Si rimetteranno presto a disposizione delle comunità i luoghi su cui si è investito e che attendono solo di tornare a vivere come il Centro culturale Elsa Morante o il Cinema Aquila, il Teatro Valle. Si agirà, inoltre, su tutti i fronti, inclusa la riduzione del peso degli oneri comunali a fronte di un contributo a promuovere la vita culturale nei quartieri in cui operano. Con il baratto amministrativo, con disposizioni specifiche, si troveranno le forme più equilibrate per riconoscere il valore del lavoro di chi contribuisce alla crescita culturale dei romani, nelle compatibilità di bilancio.
IL PATRIMONIO CULTURALE
Sulla base dei principi sanciti dalla Convenzione di Faro (Portogallo), nel maggio 2014, un’importante decisione del Consiglio dell’Unione Europea ha riconosciuto che il patrimonio culturale svolge un ruolo fondamentale nel creare fiducia reciproca tra i cittadini, stimolare la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, migliorare la qualità̀ della vita e il benessere degli individui e delle loro comunità̀, promuovere la diversità̀ e il dialogo interculturale. In seguito, il Consiglio ha approvato le conclusioni sulla Governance partecipata del patrimonio culturale. Queste decisioni collocano al centro delle politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio lo sviluppo della persona umana, finalmente nel solco del diritto fondamentale sancito all’articolo 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Roma Capitale ha per legge responsabilità eccezionali sulla tutela e valorizzazione del patrimonio esistente nel suo territorio. La comunità ha il compito di tutelare il patrimonio anche per le generazioni future, in modo che Musei e siti possano esprimere tutto il loro potenziale per migliorare la qualità della vita e il benessere dei cittadini. Si metteranno la qualità dell’esperienza e l’arricchimento della persona al centro del rapporto tra visitatori e luoghi, intervenendo sulla fruizione con le migliori pratiche internazionali. Se il patrimonio di tutti diventa il patrimonio di ciascuno di noi e ognuno ne prende in cura una parte, allora sarà possibile tutelarlo nel suo insieme, anche quello oggi abbandonato. Si dovranno sperimentare con la giusta attenzione modelli di gestione del territorio e del patrimonio minore che, senza inversione di ruoli, vedano i cittadini protagonisti della loro tutela, accompagnati dalle eccellenti competenze di cui Roma è ricca nelle Soprintendenze e nelle Università. Musei, siti, paesaggi sono tra le migliori carte di Roma per innalzare la qualità della vita; per accrescere la comprensione del mondo, il passato, il presente e il futuro; per ridarci il piacere di vivere la città e per molto altro ancora.
ECCELLENZA E ABILITAZIONE
Roma Capitale indirizza o concorre a indirizzare le principali istituzioni culturali, attive in ogni settore dell’espressione artistica. Lo Statuto speciale le attribuisce particolari compiti in questo campo e l’Amministrazione finanzia l’attività di queste Istituzioni, creando direttamente o in collaborazione eventi e festival con ambizione di respiro internazionale. La Capitale e l’Italia hanno bisogno che quest’offerta culturale d’eccellenza sia sempre più tale, cresca di qualità e prestigio, ma, allo stesso tempo, è necessario sfruttare meglio le opportunità che nascono da quest’offerta. E’ indispensabile che ciascuna Istituzione o iniziativa metta in circolo, a beneficio della città intera, la ricchezza di relazioni, interlocutori e competenze che si generano intorno alla propria attività. Attività che, peraltro, in molti casi possono diventare occasione per la raccolta di risorse da destinare allo sviluppo culturale nelle zone più in difficoltà di Roma. Si dovrà, dunque, affiancare al compito tradizionale di offrire l’eccellenza un nuovo compito, o rafforzarlo ove già sia praticato. Si utilizzeranno al meglio tutte le opportunità per realizzare attività educative, formative e promuovere nuova creazione e intrapresa diffusa.
NUOVA CREAZIONE
Il nostro patrimonio culturale, la bellezza che riceviamo in eredità, arriva a noi perché nel passato vicino e lontanissimo qualcuno l’ha concepita e realizzata pensando al proprio tempo e al futuro, al mondo che sarebbe seguito. Mentre ci prendiamo cura di questa eredità, dobbiamo tornare a inventare, creare, esplorare con eguale ambizione. Roma deve tornare capitale culturale mondiale nel pieno senso del termine, città in cui la capacità di sviluppare, creare, produrre conoscenza, beni e servizi culturali, siano al cuore del suo sviluppo: dalla musica all’audiovisivo, dall’architettura al design in tutte le sue espressioni, dalle arti visive in senso esteso allo spettacolo dal vivo, dalla letteratura all'editoria locale, dalla nuova creatività che si affaccia nei laboratori dei makers, nella nuova scuola romana di fumetto, al MAAM e tantissimo altro. Con i giovani protagonisti prima di tutto. Allo sbando, senza un progetto unitario, nel cuore di Testaccio c’è una risorsa strategica per la rinascita culturale. L’ex Mattatoio. Liberato nel 1999 dopo anni di abbandono, è cresciuto in modo disorganico ma intorno all’idea di essere un luogo dove nuova conoscenza e creazione trovano casa. Ora, insieme all’Università e agli altri attori che sono oggi partecipi del suo funzionamento, saranno definiti indirizzi e strumenti per essere uno dei cuori pulsante della cultura a Roma e della sua internazionalizzazione. L’utilizzo coordinato degli spazi comuni insieme ad una politica di branding e programmazione generale sono la chiave per superare la frammentazione che oggi impedisce all’ex Mattatoio di sviluppare il suo potenziale in modo organico. Le Università sono una risorsa essenziale per una politica attiva di sviluppo della creatività. Si cercherà la massima collaborazione per mettere a frutto il capitale di sapere, competenze, ricerca e innovazione che esprimono e che troppo a lungo non è stato adeguatamente riconosciuto in quest’ambito. Accanto a politiche attive verso la creazione, bisognerà alleggerire il peso delle procedure per autorizzare le attività di pubblico spettacolo, semplificandole e contenendo gli oneri diretti ed indiretti. Allo stesso tempo, si ritiene necessario un maggiore controllo di merito per evitare che l’etichetta “Attività culturale” e relativi benefici siano utilizzati indebitamente. Inoltre, è indispensabile riconoscere il valore delle esperienze amatoriali e di formazione attraverso cui milioni di cittadini possono imparare ad esprimersi con l’arte, in particolare, quando queste favoriscono anche lo sviluppo di empatia e relazioni collaborative tra chi vi partecipa. El Sistema di José Antonio Abreu ha mostrato al mondo cosa è possibile fare grazie ad un’educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso per bambine/i di tutti i ceti sociali: a Roma si seguirà il suo insegnamento, cominciando nelle zone più svantaggiate della città
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sabato 21 marzo 2015
L'opera italiana patrimonio dell'Umanità. Opportunità o responsabilità? CPI ottimisti
Si vuole candidare l'Opera italiana a 'bene immateriale dell'Umanità' inserendola nella già lunga lista dell'Unesco, dove sonio già presenti, ad esempio, la pizza napoletana ed altri soggetti, fermandoci all'Italia.
Per Opera italiana in questo caso si intenderebbe quell'insieme di idee, saperi, mezzi che vanno dalla stesura di un''opera alla sua realizzazione. Insomma dal libretto, alla partitura, alla scenografia, alla costumistica, al canto, alla regia ( la più moderna delle scienze applicate al melodramma) alla rappresentazione. Senza uno di questi elementi la rappresentazione come prodotto finale non si dà. E mettiamoci anche i teatri i quali sorsero in Italia numerosi dal momento in cui l'Opera italiana divenne la bandiera musicale e linguistica del nostro paese nel mondo, e il mezzo per la sua coesione sociale, culturale e perfino politica, oltre che naturalmente e prima di tutto linguistica. Dato che ancora oggi, giova ricordarlo, la nostra lingua è fra le più conosciute nel mondo proprio a causa dell'Opera italiana, il più vasto e vario repertorio di teatro musicale della storia, e che molti termini ad essa collegati sono tuttora citati in italiano in ogni parte del mondo.
Si dirà che se hanno incluso nell'elenco Unesco la 'pizza napoletana', per l'Opera italiana non ci sarà certo problema alcuno . Ed è vero. Però...
Giovanni Puglisi, massimo rappresentante in Italia dell'Unesco, in una sua relazione preliminare a tale candidatura, raccomandava ai promotori della prima ora , i Cantori Professionisti Italiani, CPI, una consorteria di cantanti, che sebbene alcuni ostacoli di carattere tecnico potevano anche superarsi, l'Unesco nell'esaminare una nuova candidatura bada molto a che il bene che si vuole proteggere stia a cuore alla comunità cui appartiene, che tale comunità destini a tale bene attenzioni immateriali ed anche materiali e che la candidatura e la successiva accoglienza pongono a coloro che si erano fatti promotori di tale candidatura, grandi responsabilità.
Tutti fatti ed elementi che in Italia, anche nel caso dell'opera lirica, rappresentano una forte criticità: la distrazione dello Stato e la sua pratica disattenzione verso i beni culturali cui destina, ultimo paese in Europa, appena lo 0,1 del PIL; la grave crisi nella quale versa buona parte elle nostre Fondazioni liriche, il pubblico- italiano!- ancora troppo elitario del melodramma, i costi per il pubblico per riportarlo ad essere popolare come lo fu dapprincipio ecc...
I promotori dei CPI ritengono, invece, che tale candidatura possa generare diversa attenzione da parte dello Stato. Si tratta di una illusione che, già in altri casi, recentissimi ( Pompei), hanno fatto correre all'Italia il rischio di vedere cancellato dalla lista Unesco il sito forse più importante dell'antichità.
L'Unesco ragionerebbe così: se l'Opera italiana non vi sta a cuore, come volete che la proteggiamo, noi?
Al momento sembra che al Ministero di Franceschini, 'mezzo disastro' e Nastasi, 'grande&grosso' stiano istruendo la pratica per la candidatura ufficiale. C'è da fidarsi, di quei due rottamatori della cultura e della musica in Italia?
Per Opera italiana in questo caso si intenderebbe quell'insieme di idee, saperi, mezzi che vanno dalla stesura di un''opera alla sua realizzazione. Insomma dal libretto, alla partitura, alla scenografia, alla costumistica, al canto, alla regia ( la più moderna delle scienze applicate al melodramma) alla rappresentazione. Senza uno di questi elementi la rappresentazione come prodotto finale non si dà. E mettiamoci anche i teatri i quali sorsero in Italia numerosi dal momento in cui l'Opera italiana divenne la bandiera musicale e linguistica del nostro paese nel mondo, e il mezzo per la sua coesione sociale, culturale e perfino politica, oltre che naturalmente e prima di tutto linguistica. Dato che ancora oggi, giova ricordarlo, la nostra lingua è fra le più conosciute nel mondo proprio a causa dell'Opera italiana, il più vasto e vario repertorio di teatro musicale della storia, e che molti termini ad essa collegati sono tuttora citati in italiano in ogni parte del mondo.
Si dirà che se hanno incluso nell'elenco Unesco la 'pizza napoletana', per l'Opera italiana non ci sarà certo problema alcuno . Ed è vero. Però...
Giovanni Puglisi, massimo rappresentante in Italia dell'Unesco, in una sua relazione preliminare a tale candidatura, raccomandava ai promotori della prima ora , i Cantori Professionisti Italiani, CPI, una consorteria di cantanti, che sebbene alcuni ostacoli di carattere tecnico potevano anche superarsi, l'Unesco nell'esaminare una nuova candidatura bada molto a che il bene che si vuole proteggere stia a cuore alla comunità cui appartiene, che tale comunità destini a tale bene attenzioni immateriali ed anche materiali e che la candidatura e la successiva accoglienza pongono a coloro che si erano fatti promotori di tale candidatura, grandi responsabilità.
Tutti fatti ed elementi che in Italia, anche nel caso dell'opera lirica, rappresentano una forte criticità: la distrazione dello Stato e la sua pratica disattenzione verso i beni culturali cui destina, ultimo paese in Europa, appena lo 0,1 del PIL; la grave crisi nella quale versa buona parte elle nostre Fondazioni liriche, il pubblico- italiano!- ancora troppo elitario del melodramma, i costi per il pubblico per riportarlo ad essere popolare come lo fu dapprincipio ecc...
I promotori dei CPI ritengono, invece, che tale candidatura possa generare diversa attenzione da parte dello Stato. Si tratta di una illusione che, già in altri casi, recentissimi ( Pompei), hanno fatto correre all'Italia il rischio di vedere cancellato dalla lista Unesco il sito forse più importante dell'antichità.
L'Unesco ragionerebbe così: se l'Opera italiana non vi sta a cuore, come volete che la proteggiamo, noi?
Al momento sembra che al Ministero di Franceschini, 'mezzo disastro' e Nastasi, 'grande&grosso' stiano istruendo la pratica per la candidatura ufficiale. C'è da fidarsi, di quei due rottamatori della cultura e della musica in Italia?
venerdì 6 marzo 2015
Franceschini gongola per Pompei. Quale?
Ieri, venerdì 6 marzo, due giornali riferivano dello stato delle cose a Pompei, il più grande sito archeologico del mondo, sul quale s'erano in passato puntati i riflettori anche dell'Unesco che avendone rilevato lo stato di abbandono,aveva minacciato addirittura la sua cancellazione dai siti del 'patrimonio mondiale dell'umanità'.
Con grande soddisfazione di Franceschini, il Corriere della Sera riferiva che la commissione dell'Unesco che aveva da poco visitato il sito aveva notato che laddove negli anni scorsi si registrava un grave stato di abbandono oggi qualcosa si muove; e che anzi ci sono cantieri aperti, anche se non tutti quelli previsti, il che fa sperare che entro la fine di quest'anno il piano di lavori fissato sarà rispettato. Vittoria, grida Franceschini, il quale nei giorni scorsi ha dovuto registrare l'incriminazione dell'ex manager di Pompei, Fiori, messo lì dall'illuminato suo predecessore Bondi, e l'apertura di indagini anche nei confronti di suoi dirigenti, primo fra tutti il fedelissimo ( di tutti!) Nastasi, per i lavori di ristrutturazione del Teatro Grande di Pompei.
Ma sempre ieri, L'Espresso, uscito nella nuova veste tipografica, in un reportage datato ultimi giorni di febbraio, riferiva, anche con l'ausilio di immagini, dello stato di abbandono nel quale versa ancora il sito di Pompei, promosso - semplicemente perchè alcuni cantieri sono stati finalmente aperti - dall'Unesco.
Sorge il dubbio che la commissione dell'Unesco ed il giornalista dell'Espresso abbiano visitato due siti differenti, magari il secondo il sito campano, mentre la prima quello ricostruito alla perfezione con tutte le sue rovine, i puntellamenti e i muri sgretolati, negli Emirati arabi
Con grande soddisfazione di Franceschini, il Corriere della Sera riferiva che la commissione dell'Unesco che aveva da poco visitato il sito aveva notato che laddove negli anni scorsi si registrava un grave stato di abbandono oggi qualcosa si muove; e che anzi ci sono cantieri aperti, anche se non tutti quelli previsti, il che fa sperare che entro la fine di quest'anno il piano di lavori fissato sarà rispettato. Vittoria, grida Franceschini, il quale nei giorni scorsi ha dovuto registrare l'incriminazione dell'ex manager di Pompei, Fiori, messo lì dall'illuminato suo predecessore Bondi, e l'apertura di indagini anche nei confronti di suoi dirigenti, primo fra tutti il fedelissimo ( di tutti!) Nastasi, per i lavori di ristrutturazione del Teatro Grande di Pompei.
Ma sempre ieri, L'Espresso, uscito nella nuova veste tipografica, in un reportage datato ultimi giorni di febbraio, riferiva, anche con l'ausilio di immagini, dello stato di abbandono nel quale versa ancora il sito di Pompei, promosso - semplicemente perchè alcuni cantieri sono stati finalmente aperti - dall'Unesco.
Sorge il dubbio che la commissione dell'Unesco ed il giornalista dell'Espresso abbiano visitato due siti differenti, magari il secondo il sito campano, mentre la prima quello ricostruito alla perfezione con tutte le sue rovine, i puntellamenti e i muri sgretolati, negli Emirati arabi
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