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sabato 31 dicembre 2016

Daniele Gatti come Riccardo Muti. La storia infinita

Stando a quel che scriveva il Corriere, cioè Valerio Cappelli, informato dall'Opera di Roma di Fuortes, Daniele Gatti , dopo aver diretto il Tristano inaugurale, avrebbe sicuramente accettato di firmare un contratto di collaborazione di una certa stabilità. Anzi, nei giorni immediatamente precedenti la 'prima', sempre il Corriere, se ricordiamo bene,  annunciava che Gatti stava ad un passo dalla firma del contratto come 'direttore musicale', addirittura. E, invece, nulla di fatto.

 Storia già vista, fotocopia di ciò che avvenne alcuni anni fa con Muti. Il quale, dopo la visita che gli fecero a Salisburgo Vespa e Alemanno, aveva detto - forse fatto pensare o sperare - che avrebbe assunto la carica di direttore musicale all'Opera di Roma, per riportare il teatro ai fasti di una volta, facendolo tornare ad essere il diretto antagonista della Scala dalla quale era uscito sbattendo la porta, ed anche in qualche maniera invitato - stupidamente- ad andarsene.

 Poi si sa come sono andate le cose. Muti non ha mai accettato nessun incarico che comportasse una qualche responsabilità, nonostante avesse subito messo  suoi fedelissimi, a cominciare da Alessio Vlad, il direttore artistico che tutto il mondo invidia a Roma - perché lui le cose le fa con impegno, e con tutto quello che c'ha da fare in giro per il mondo non se la sentiva, questa la sua giustificazione. Allora dall'ipotesi dell'incarico di direttore musicale si passò a nessun incarico ma con l'impegno di dirigere due titoli per anno, aticipando la medesima motivazione che oggi Gatti  confessa al Messaggero, a Simona Antonucci.
 Le prossime tre inaugurazioni di stagione le farà ancora lui. E il film già visto proseguirà così. Prima della terza inaugurazione si comincerà a dire che Gatti non se la sente ancora, e nel medesimo tempo Fuortes lo nominerà 'direttore onorario a vita', secondo in tale ruolo che non vuol dire nulla, dopo Muti, visto che non vuol accettare l'incarico di 'direttore musicale' a tempo.
 Nulla di nuovo come si vede, nonostante che Fuortes si sbracci ogni giorno per convincerci che all'Opera di Roma dopo il suo arrivo è tutta un'altra storia, mentre c'è appena un cambio di regie.

lunedì 28 luglio 2014

Sindacati fuori dalla storia e dalle regole

Scrive bene oggi De Vico sul Corriere, quando ammonisce i sindacati - impegnati  attualmente in diverse situazioni critiche ( Alitalia, Opera di Roma, Parlamento) a non autoestromettersi dalla storia. Pochi rivoltosi - diciamo anche facinorosi -  si battono in difesa di  impresentabili ed indifendibili privilegi e rendite di posizione. All'Alitalia i piloti - una sottocategoria superprivilegiata, all'Opera di Roma, scende sulle barricate addirittura la spalla dell'orchestra ; in Parlamento la cagnara di sigle sindacali per difendere i propri iscritti ed insieme i privilegi di impiegati di vario grado e responsabilità che hanno compensi da cortigiani.
Se si considera che oggi in cronica carenza è il lavoro non il suo compenso, se quei pochi irriducibili tenessero duro,  andrebbe in fumo il riassetto dell'Alitalia e dell'Opera di Roma con moltissimi dipendenti a casa, e persisterebbe la vergogna dei dipendenti del Parlamento i quali mentre il paese brucia, continuano a fare bisboccia.
Naturalmente il discorso vale anche per i politici, 'fuoridelmondo'  come e peggio dei sindacalisti, che non riescono a capire che l'attività politica è un onore ed anche un dovere civile,  e non l'occasione per far soldi, acquisire potere e distribuire elemosine. Ci ha sorpresi quel che ha detto la compagna parlamentare di Bondi, parlamentare anch'egli già ministro e cantore del capo, alla richiesta di spiegare l'assunzione di suo figlio, studente in architettura,  al CSC (centro sperimentale di cinematografia), dipendente dal Ministero del suo compagno: "perchè i figli dei parlamentari non possono avere contratti di lavoro?" Ha ragione signora, anche i figli dei parlamentari devono poter lavorare, solo che  i contratti di lavoro non ci devono essere solo per i figli dei parlamentari, i quali, a differenza di buona parte dei cittadini, possono anche mantenere agli studi i loro rampolli; mentre invece vogliono metterli sul groppone dei cittadini. Se uno pensa alle scarse qualità  personali e professionali di tanti parlamentati messi lì dai capipartito,  vien voglia di scendere in piazza. Per quanti, troppi, di loro, vale il detto: dentro il vestito niente.
La constatazione si unisce anche a delusione quando si legge di uno come Blair, ad esempio, ambasciatore per il Medio Oriente dell'Europa, il quale mentre  in Israele ad a Gaza ballano sui missili, lui organizza e partecipa alla grandiosa festa di compleanno della sua mogliettina Cherie.
Torniamo ai sindacati. In una intervista di Simona Antonucci a Bonanni, sul Messaggero di oggi, il segretario generale CISL, richiesto di un parere sugli scioperi di questi giorni e sulle rivolte sindacali che mettono in forse importanti accordi industriali, così si esprime: Esiste un codice sindacale sottoscritto da tutti,  nel quale si dice chiaramente che una decisione assunta a maggioranza deve essere accettata dalla minoranza". Non c'è scampo. E' così.

giovedì 27 febbraio 2014

Il menestrello ha superato quota 10.000

Con una media  di quasi 1500 visite al mese, il nostro blog ha superato quota diecimila visite., con alcune punte davvero impressionanti per un blog che si occupa di cose musicali, come oggi che, alle 20, ha già avuto 133 visite. un record che forse  aumenterà ancora entro mezzanotte. La cosa ci riempie di soddisfazione e ci fa anche pensare che sempre più navigatori sono interessati a leggere cose che nei giornali non si leggono più da tempo. Se solo pensiamo alle vicende degli ultimi anni  dell'Opera di Roma, ci rendiamo conto - come se ne rendono perfettamente conto i nostri più assidui lettori - che ci sono stati  illeciti di cui i giornali 'fiancheggiatori' hanno taciuto,  decidendo di tacere, per non  disturbare il manovratore incapace che ha portato il teatro sull'orlo del fallimento.
 Comunque noi continuamo ad esser del parere che nella gestione Alemanno(Vespa)De Martino c'è un peccato originale dei tre, quello di aver in fondo fatto di tutto per tenersi Muti, senza badare a ciò che gli succedeva intorno, e che si è rivelato  essere molto grave. E a Muti, pur di averlo, nessuno ha mai rimproverato la sua marcia indietro sulla primitiva decisione di assumere l'incarico di 'direttore musicale'  - come aveva dichiarato anche a noi nel corso di una intervista che abbiamo pubblicato sul mensile CLASS - e dal quale poi s'è sfilato, evidentemente perchè qualcosa non è andato per il suo  (di Muti) verso.  Quella storia non è del tutto chiara e nessuno s'è preso la briga di chiarirla fino in fondo.
 Passando ad altro argomento - come abbiamo fatto  già facendoci prendere la mano, mentre avevamo in mente di segnalare soltanto il traguardo raggiunto -  Repubblica e Corriere , oggi, non avevano nessuno dei due la notizia della revoca dello sciopero, su tutti ha avuto la meglio il Messaggero che, però, lasciandosi andare a briglia sciolte ha tirato in ballo la produttività di due teatri italiani, a mò di esempio e di monito per l'Opera di Roma( una a settimana, considerando che fra una produzione e l'altra passano mediamente tre o quattro settimane di inattività!), che vanta una cinquantina di alzate di sipario l'anno per l'opera: la Scala e il San Carlo, sparando a salve cifre che non stanno  né in cielo né in terra. Vien da ridere se si pensa al San Carlo che in un anno fa 180 alzate di sipario, perchè ne fa al massimo ottanta, contando anche le conferenze stampa e le prove. Come è anche  sopradimensinata la Scala della quale si citano le 260 alzate. Occhio, cara Antonucci. Sono cifre sballate.