Insomma è mai possibile che Lupi se ne è dovuto andare dal ministero perchè ha chiesto al suo dipendente Incalza di intervenire sul suo amico e compagno di giochi Perotti, per trovare un posto a suo figlio, che si è ben laureato, tanto da ricevere da Perotti in regalo un Rolex, e Nastasi che crea - appositamente, ci viene il dubbio! - al Teatro san Carlo, durante il periodo in cui del teatro lui era commissario, un Museo , MeMus, a capo del quale mette sua moglie Giulia Minoli, avete capito, non una qualsiasi, come cooordinatrice, non ha fatto nulla di strano e resta ancora al suo posto? Che cazzo di paese è questo?
Ciò che ha fatto Nastasi è più grave di quello che ha fatto Lupi. Perchè l'ex ministro ha chiesto ad uno che a sua volta chiesto ad un altro un posto a suo figlio; Nastasi, ha fatto spendere allo Stato i soldi per la creazione del Museo del teatro - inaugurato da Napolitano, capito che giri? - e prima di andarsene da Napoli, dunque ancora da commissario, o appena terminato il suo incarico - la gravità del sopruso non cambia - ci ha messo sua moglie a 4000 Euro mensili (stando a quanto rivelò a suo tempo Dagospia: come si vede la faccenda è nota da tempo, senza che nessuno si sia mai mosso) il doppio del figlio di Lupi, ingegnere, mentre la 'giulietta' di 'romeo' Nastasi (inanellata a Filicudi , Gianni Letta suo compare di nozze) non aveva - ci sembra - nessuna qualifica per diventare la coordinatrice di un Museo del melodramma, oltre quella di essere figlia di Giovanni Minoli che il Ministero di Nastasi mise a capo di un altro museo, torinese, forse contemporaneamente all'incarico di sua figlia: una specialità di famiglia finché comanda Nastasi.
La faccenda dunque è assai più grave, ma Renzi è ancora più cieco e sordo.
Non sappiamo se tuttora la giulietta sia ancora al san Carlo, dove per la seconda volta il suo 'romeo' vuole la Purchia, e l'avrà; ma anche l'avesse rapita per portarsela nel suo nido d'amore romano, tutta per sè, dopo il faticosissimo periodo napoletano, ogni giorno su è giù con l'Alta velocità, perchè Renzi non chiede alla giulietta di romeo Nastasi, la restituzione dei soldi precepiti,senza merito altro oltre quello di essere la giulietta di romeo Nastasi? E, poi, non lo manda a casa?
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mercoledì 25 marzo 2015
Renzi muoviti su Nastasi!
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Su Nastasi, l'amico di Nardella, quanto siamo ingenui
E noi che invochiamo quasi ogni giorno Renzi perchè metta a posto, spedendolo da un'altra parte, Salvo Nastasi, potentissimo, oltre che grande&grosso direttore generale dello Spettacolo che da mille anni è lì al Collegio Romano, portatovi da Urbani, restato sotto Buttiglione, Rutelli, Bondi, Ornaghi, Galan, Bray, e resistente anche con Franceschini.
Come e perchè Renzi dovrebbe metterlo in riga se lui è amico intimo di Nardella, a sua volta amico intimo ed anzi suo uomo ombra - mentre ombra di Nardella Nastasi non può esserlo, per le ben note caratteristiche somatiche.
Nardella lo ha conosciuto dai tempi in cui si edificava a Firenze il Nuovo Teatro dell'Opera, i due sono diventati amici e Nardella, diploma da violinista a Firenze (forse negli stessi anni in cui noi vi abbiamo insegnato Storia della Musica) non avendo nessuna dimestichezza con leggi e circolari del ministero, si è messo nella manone di Nastasi che della macchina ministeriale, che guida senza patente e con spericolatezza, conosce tutto e manovra tutto.
Nardella come Franceschini, come Bray e andando all'indietro fino a Urbani, quando forse Nastasi il mestiere di gran manovratore non lo conosceva ancora bene - Urbani ha fatto largo ai giovani - e l'ha dovuto imparare in fretta, data la totale ignoranza dei ministri che sono sfilati in via del Collegio romano.
Cosa dovrà accadere ancora al Ministero perchè il premier ed il sindaco amico si accorgano che di Incalza, il gran manovratore, nei nostri ministeri ve ne è almeno uno per ciascun dicastero? E quello della cultura si chiama Salvo Nastasi?
Anche Nardella, di scuola renziana, riferiscono i giornali ben informati, è spesso ospite di casa Nastasi-Minoli, casa romana ospitalissima; dunque oltre che della competenza di Nastasi, Nardella gode anche della sua amicizia, allo stesso modo di Renzi che dormiva a casa del suo ricco amico a Firenze, per non tornare a Pontassieve, quando faceva tardi in Comune.
Renzi perciò ha chiuso gli occhi e s'è foderato le orecchie, per non vedere e non sentire le accuse che anche dal suo stesso partito - Orfini, ad esempio, l'ha fatto chiaramente in una pubblica assemblea, ma non è l'unico a sottolineare che la presenza di Nastasi al Ministero è mortale per la cultura italiana - sono rivolte al grande &grosso direttore generale.
Il quale da controllore diventa, di volta in volta, anche manovratore. Prendiamo l'ultimo caso del san Carlo. Lui dovrebbe controllare insieme a 'mezzo disastro' Franceschini che nelle fondazioni, che vivono di soldi statali, le cose si svolgano sempre nella più completa regolarità. E invece Nastasi che fa? Fa il manovratore, mette al vertice chi vuole lui (Purchia), e manda via chi non gli sta a genio, e non controlla, perchè dovrebbe controllare se stesso.
Un direttore generale che sopravvive, aumentando ogni volta il suo potere, ad una schiera di ministri, una qualche arma segreta deve necessariamente averla per difendersi. E non può essere la competenza l'unica sua arma. E' sufficiente guardare come tratta alcune questioni: da incompetente ed elargendo favori ai suoi amici , il potere dei quali forse conta molto per la sua permanenza al Ministero. Renzi e Nardella forse aspettano un suo passo falso prima di muovergli qualche sommesso appunto? Passi falsi, o che possano apparire tali agli occhi di Renzi e Nardella, Nastasi non ne farà mai. Come, in oltre mezzo secolo, non l'hanno mai fatto i suoi protettori, nonostante che i loro nomi compaiano in ogni pentola che si va a scoperchiare nel nostro paese. Di chi parliamo? non c'è bisogno che lo diciamo per l'ennesima volta. Sempre gli stessi.
L'unica nostra consolazione, in prospettiva, è che quando Nastasi, se scivolerà su una buccia di banana - e una volta o l'altra potrebbe accadergli - potremo dire: ve lo avevamo detto.
Come e perchè Renzi dovrebbe metterlo in riga se lui è amico intimo di Nardella, a sua volta amico intimo ed anzi suo uomo ombra - mentre ombra di Nardella Nastasi non può esserlo, per le ben note caratteristiche somatiche.
Nardella lo ha conosciuto dai tempi in cui si edificava a Firenze il Nuovo Teatro dell'Opera, i due sono diventati amici e Nardella, diploma da violinista a Firenze (forse negli stessi anni in cui noi vi abbiamo insegnato Storia della Musica) non avendo nessuna dimestichezza con leggi e circolari del ministero, si è messo nella manone di Nastasi che della macchina ministeriale, che guida senza patente e con spericolatezza, conosce tutto e manovra tutto.
Nardella come Franceschini, come Bray e andando all'indietro fino a Urbani, quando forse Nastasi il mestiere di gran manovratore non lo conosceva ancora bene - Urbani ha fatto largo ai giovani - e l'ha dovuto imparare in fretta, data la totale ignoranza dei ministri che sono sfilati in via del Collegio romano.
Cosa dovrà accadere ancora al Ministero perchè il premier ed il sindaco amico si accorgano che di Incalza, il gran manovratore, nei nostri ministeri ve ne è almeno uno per ciascun dicastero? E quello della cultura si chiama Salvo Nastasi?
Anche Nardella, di scuola renziana, riferiscono i giornali ben informati, è spesso ospite di casa Nastasi-Minoli, casa romana ospitalissima; dunque oltre che della competenza di Nastasi, Nardella gode anche della sua amicizia, allo stesso modo di Renzi che dormiva a casa del suo ricco amico a Firenze, per non tornare a Pontassieve, quando faceva tardi in Comune.
Renzi perciò ha chiuso gli occhi e s'è foderato le orecchie, per non vedere e non sentire le accuse che anche dal suo stesso partito - Orfini, ad esempio, l'ha fatto chiaramente in una pubblica assemblea, ma non è l'unico a sottolineare che la presenza di Nastasi al Ministero è mortale per la cultura italiana - sono rivolte al grande &grosso direttore generale.
Il quale da controllore diventa, di volta in volta, anche manovratore. Prendiamo l'ultimo caso del san Carlo. Lui dovrebbe controllare insieme a 'mezzo disastro' Franceschini che nelle fondazioni, che vivono di soldi statali, le cose si svolgano sempre nella più completa regolarità. E invece Nastasi che fa? Fa il manovratore, mette al vertice chi vuole lui (Purchia), e manda via chi non gli sta a genio, e non controlla, perchè dovrebbe controllare se stesso.
Un direttore generale che sopravvive, aumentando ogni volta il suo potere, ad una schiera di ministri, una qualche arma segreta deve necessariamente averla per difendersi. E non può essere la competenza l'unica sua arma. E' sufficiente guardare come tratta alcune questioni: da incompetente ed elargendo favori ai suoi amici , il potere dei quali forse conta molto per la sua permanenza al Ministero. Renzi e Nardella forse aspettano un suo passo falso prima di muovergli qualche sommesso appunto? Passi falsi, o che possano apparire tali agli occhi di Renzi e Nardella, Nastasi non ne farà mai. Come, in oltre mezzo secolo, non l'hanno mai fatto i suoi protettori, nonostante che i loro nomi compaiano in ogni pentola che si va a scoperchiare nel nostro paese. Di chi parliamo? non c'è bisogno che lo diciamo per l'ennesima volta. Sempre gli stessi.
L'unica nostra consolazione, in prospettiva, è che quando Nastasi, se scivolerà su una buccia di banana - e una volta o l'altra potrebbe accadergli - potremo dire: ve lo avevamo detto.
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martedì 17 marzo 2015
Il Rolex al polso di Lupi padre; Petruzzelli modello Auditorium di Roma, secondo Carofiglio; Roma non è più Capitale ma solo ROME, per il sindaco Marino
All'indomani della retata che ha messo al riparo la società da Ercole Incalza e dai suoi soci in affari, primo della lista Perotti, i giornali pubblicano stralci ancor più istruttivi delle conversazioni telefoniche fra i membri della nuova vecchia 'cricca', la stessa di sempre in fondo, con qualche personaggio in più o in meno. La 'Repubblica' di oggi mette una grande foto del ministro con elmetto giallo da lavoratore, mentre sfoggia al polso un enorme, fin troppo, eccessivo, Rolex crono, che uno subito pensa sia quello donato ufficialmente da Perotti a suo figlio, Luca, al momento della laurea, ma il cui destinatario finale era, per la cricca, il ministro medesimo, padre del neo laureato. Il quale ministro, nei mesi passati, prima del ciclone che l' ha investito, poteva sfoggiarlo, come ha fatto, senza che nessuno avesse da ridire. La 'Repubblica' avverte subito il possibile, anzi certo, equivoco che quella foto può generare - tanto che uno pensa che l'abbiamo fatto apposta per mettere alla berlina il ministro - e precisa nella didascalia.' Immagine di repertorio'. La precisazione, ovvio, conferma i cattivi pensieri di molti.
Lo scrittore/magistrato/parlamentare PD Carofiglio è stato indicato dal sindaco di Bari come Presidente della Fondazione Petruzzelli, il cui consiglio di indirizzo ( CdI) ha indicato a sua volta, per la riconferma, Massimo Biscardi, come sovrintendente, perchè 'ha fatto bene finora' in teatro. Ma subito dopo, nella sua veste di presidente del teatro, dichiara che vuole il Petruzzelli, modello 'Musica per Roma', un teatro cioè dove si fa di tutto, dopo aver dato priorità a melodramma e concerti, il cui numero ora esilissimo va aumentato e di molto. Dunque il modello Auditorium (Musica per Roma) risulta fra i più esportati ed imitati. Prima di Bari, il modello verrà riprodotto, come da intenzioni, e parzialmente già nei fatti, anche all'Opera di Roma, da Fuortes, che ci ha ancora il piede in due scarpe, una all'Opera e l'altra a 'Musica per Roma', di cui resta tuttora amministratore delegato. Ma se a Roma esistono due realtà fotocopia, non sarebbe più economico eliminarne una? Saio che risparmio? Un'idea che lanciamo al tagliatutto Nastasi.
Nella stessa giornata in cui Carofiglio annunciava la sua strategia, Franco Battiato, al termine del suo concerto al Petruzzelli è caduto e s'è rotto il femore. Premonizioni?
Marino, il sindaco di 'Rome' che questi giorni è letteralmente in confusione, per il terrore che gli sfilino dal portafogli il giocattolone del Giubileo, e che tutti suggeriscono di tener d'occhio per i disastri che potrebbe fare anche in questo settore, se restasse al comando della cabina di regia del grande evento religioso, ha diramato una circolare con la sua nuova grande invenzione. D'ora in poi, nelle comunicazioni ufficiali l'intestazione di Roma perde l'aggettivo Capitale, perchè inutile, e modifica per la prima volta nei secoli - e con ciò il sindaco spera di ritagliarsi un posto nei libri che racconteranno della stupidità umana - 'Roma' in 'Rome', nonostante che tutti nel mondo parlando di Roma, dicano 'Roma' e non 'Rome', come Marino impone di scrivere e dire. Potrà cambiare idea quando si dovesse accorgere che l'unica a proporre 'Rome' invece di 'Roma' è la carta intestata del Campidoglio?
Lo scrittore/magistrato/parlamentare PD Carofiglio è stato indicato dal sindaco di Bari come Presidente della Fondazione Petruzzelli, il cui consiglio di indirizzo ( CdI) ha indicato a sua volta, per la riconferma, Massimo Biscardi, come sovrintendente, perchè 'ha fatto bene finora' in teatro. Ma subito dopo, nella sua veste di presidente del teatro, dichiara che vuole il Petruzzelli, modello 'Musica per Roma', un teatro cioè dove si fa di tutto, dopo aver dato priorità a melodramma e concerti, il cui numero ora esilissimo va aumentato e di molto. Dunque il modello Auditorium (Musica per Roma) risulta fra i più esportati ed imitati. Prima di Bari, il modello verrà riprodotto, come da intenzioni, e parzialmente già nei fatti, anche all'Opera di Roma, da Fuortes, che ci ha ancora il piede in due scarpe, una all'Opera e l'altra a 'Musica per Roma', di cui resta tuttora amministratore delegato. Ma se a Roma esistono due realtà fotocopia, non sarebbe più economico eliminarne una? Saio che risparmio? Un'idea che lanciamo al tagliatutto Nastasi.
Nella stessa giornata in cui Carofiglio annunciava la sua strategia, Franco Battiato, al termine del suo concerto al Petruzzelli è caduto e s'è rotto il femore. Premonizioni?
Marino, il sindaco di 'Rome' che questi giorni è letteralmente in confusione, per il terrore che gli sfilino dal portafogli il giocattolone del Giubileo, e che tutti suggeriscono di tener d'occhio per i disastri che potrebbe fare anche in questo settore, se restasse al comando della cabina di regia del grande evento religioso, ha diramato una circolare con la sua nuova grande invenzione. D'ora in poi, nelle comunicazioni ufficiali l'intestazione di Roma perde l'aggettivo Capitale, perchè inutile, e modifica per la prima volta nei secoli - e con ciò il sindaco spera di ritagliarsi un posto nei libri che racconteranno della stupidità umana - 'Roma' in 'Rome', nonostante che tutti nel mondo parlando di Roma, dicano 'Roma' e non 'Rome', come Marino impone di scrivere e dire. Potrà cambiare idea quando si dovesse accorgere che l'unica a proporre 'Rome' invece di 'Roma' è la carta intestata del Campidoglio?
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L'Incalza della Cultura si chiama Salvo Natasi. Ogni Ministero ha il suo Incalza.
Ieri hanno arrestato Incalza, il dominus dei Lavori Pubblici ( oggi: Infrastrutture) da una ventina d'anni. Hanno arrestato l'uomo al centro di tutti gli affari delle grandi opere per le quali due anni fa hanno già indagato ed arrestato la cricca.
Ma tutti i Ministeri hanno un Incalza, al vertice, od anche più d'uno negli incarichi di vertice. Perchè c'è bisogno degli Incalza, anche quando non emergessero responsabilità penali? Risponde Galan, che è tutto dire. Per fare a meno degli Incalza, un ministro 'dovrebbe saperla, dovrebbe saperla in tempo e dovrebbe avere una persona con cui sostituirlo'. E, come intendeva dire Galan - perfino lui ha avuto qualche pillola di saggezza, come questa - i ministri non sanno, non sanno in tempo e non sanno con chi sostituire gli Incalza di turno e perciò se li tengono. E il potere degli Incalza aumenta di ministro in ministro. Il suo è aumentato sempre più negli anni, come è aumentato il potere di tutti gli Incalza italiani.
Al Ministero della cultura l'Incalza si chiama Salvo Nastasi, il 'grande&grosso' direttore generale, sposato Minoli, pupillo di Gianni Letta, suo testimone di nozze ad attestare, coram populo, un legame forte, chiamato a via del Collegio romano dal ministro Urbani, buonanima - nel senso che è sparito dalla circolazione.
Nastasi, baldanzoso giovanotto - è nato nel '73 - chiamato al Ministero al tempo in cui si voleva svecchiare, da Urbani - di cui impresa culturale non si ricorda e che cadde rovinosamente al tempo della sua love story con un'attrice - figlio di una ben nota giudice. che di cognome fa Laterza, della Corte dei Conti che, per un lungo periodo, ha avuto l'incarico di controllare un settore assai contiguo a quello di cui si occupa il figlio, nel tempo ha mostrato di saperla cantare ai ministri, uno dopo l'altro, che con i beni culturali e la cultura in generale nulla avevano avuto mai da spartire, ad eccezione forse di Bondi che, a tempo perso, tra una leccata e l'altra pure al Cavaliere, faceva il poeta, e la cui vena pare oggi esauritasi, al ministro innamorato. Da Capo di gabinetto ottenne una promozione balzando al vertice del Ministero, direttore generale, 'grande& grosso' per lo spettacolo, ancora sotto Franceschini 'mezzodisastro'.
I ministri che si sono succeduti, dopo Urbani, Buttiglione, Rutelli, Bondi, Galan, Ornaghi, Bray ed ora Franceschini non solo non l'hanno rimosso ma hanno accresciuto sempre più il suo potere, non sapendo essi nulla del ministero che presiedevano, venendo a sapere le cose sempre da Nastasi e non avendo uno di eguale capacità - a loro avviso e inconsiderazione dei suoi padrini eccellenti - e prontezza di riflessi con cui sostituirlo. Ed anche perchè , nonostante tutte le critiche anche pubbliche, e qualche chiamata in causa per affari non specchiati ( restauro Teatro grande di Pompei, ad esempio) non hanno potuto mai sostituirlo, perchè Nastasi - come è ormai risaputo, e s'è scritto e riscritto - ha padrini eccellenti, il più grande dei quali è Gianni Letta, l'Incalza padre di tutti gli Incalza d'Italia, non perchè egli sia un grande burocrate, bensì perchè nulla sembra essersi mosso e muoversi in Italia, da quando è salito al potere berlusca, senza lo zampino del 'cardinale' - come tutti lo chiamano - penalmente vergine.
Dunque il potere degli Incalza è figlio della ignoranza dei Ministri. E quando un Incalza non c'è al Ministero, se ne sente la mancanza. Come in queste ultime settimane s'è letto spesso sui giornali a proposito di alcune decisioni del governo, prima ventilate, poi ritirate, a causa di incompetenza legislativa, per l'assenza nello staff del governo di superburocrati capaci e svelti, quale l'ex capa dei vigili di Firenze, oggi a palazzo Chigi, certamente non è.
E allora che si fa? Occorre stabilire per legge che negli incarichi di vertice di tutti i dicasteri ci sia una rotazione delle persone, tanto per cominciare. Per evitare che si creino sacche di potere incontrollate. Non più di cinque anni di permanenza nello steso incarico. Speriamo che 'madonna' Madia se ne accorga ed invece di infierire sui poveri statali, cominci a togliere il marcio dove c'è.
Ma tutti i Ministeri hanno un Incalza, al vertice, od anche più d'uno negli incarichi di vertice. Perchè c'è bisogno degli Incalza, anche quando non emergessero responsabilità penali? Risponde Galan, che è tutto dire. Per fare a meno degli Incalza, un ministro 'dovrebbe saperla, dovrebbe saperla in tempo e dovrebbe avere una persona con cui sostituirlo'. E, come intendeva dire Galan - perfino lui ha avuto qualche pillola di saggezza, come questa - i ministri non sanno, non sanno in tempo e non sanno con chi sostituire gli Incalza di turno e perciò se li tengono. E il potere degli Incalza aumenta di ministro in ministro. Il suo è aumentato sempre più negli anni, come è aumentato il potere di tutti gli Incalza italiani.
Al Ministero della cultura l'Incalza si chiama Salvo Nastasi, il 'grande&grosso' direttore generale, sposato Minoli, pupillo di Gianni Letta, suo testimone di nozze ad attestare, coram populo, un legame forte, chiamato a via del Collegio romano dal ministro Urbani, buonanima - nel senso che è sparito dalla circolazione.
Nastasi, baldanzoso giovanotto - è nato nel '73 - chiamato al Ministero al tempo in cui si voleva svecchiare, da Urbani - di cui impresa culturale non si ricorda e che cadde rovinosamente al tempo della sua love story con un'attrice - figlio di una ben nota giudice. che di cognome fa Laterza, della Corte dei Conti che, per un lungo periodo, ha avuto l'incarico di controllare un settore assai contiguo a quello di cui si occupa il figlio, nel tempo ha mostrato di saperla cantare ai ministri, uno dopo l'altro, che con i beni culturali e la cultura in generale nulla avevano avuto mai da spartire, ad eccezione forse di Bondi che, a tempo perso, tra una leccata e l'altra pure al Cavaliere, faceva il poeta, e la cui vena pare oggi esauritasi, al ministro innamorato. Da Capo di gabinetto ottenne una promozione balzando al vertice del Ministero, direttore generale, 'grande& grosso' per lo spettacolo, ancora sotto Franceschini 'mezzodisastro'.
I ministri che si sono succeduti, dopo Urbani, Buttiglione, Rutelli, Bondi, Galan, Ornaghi, Bray ed ora Franceschini non solo non l'hanno rimosso ma hanno accresciuto sempre più il suo potere, non sapendo essi nulla del ministero che presiedevano, venendo a sapere le cose sempre da Nastasi e non avendo uno di eguale capacità - a loro avviso e inconsiderazione dei suoi padrini eccellenti - e prontezza di riflessi con cui sostituirlo. Ed anche perchè , nonostante tutte le critiche anche pubbliche, e qualche chiamata in causa per affari non specchiati ( restauro Teatro grande di Pompei, ad esempio) non hanno potuto mai sostituirlo, perchè Nastasi - come è ormai risaputo, e s'è scritto e riscritto - ha padrini eccellenti, il più grande dei quali è Gianni Letta, l'Incalza padre di tutti gli Incalza d'Italia, non perchè egli sia un grande burocrate, bensì perchè nulla sembra essersi mosso e muoversi in Italia, da quando è salito al potere berlusca, senza lo zampino del 'cardinale' - come tutti lo chiamano - penalmente vergine.
Dunque il potere degli Incalza è figlio della ignoranza dei Ministri. E quando un Incalza non c'è al Ministero, se ne sente la mancanza. Come in queste ultime settimane s'è letto spesso sui giornali a proposito di alcune decisioni del governo, prima ventilate, poi ritirate, a causa di incompetenza legislativa, per l'assenza nello staff del governo di superburocrati capaci e svelti, quale l'ex capa dei vigili di Firenze, oggi a palazzo Chigi, certamente non è.
E allora che si fa? Occorre stabilire per legge che negli incarichi di vertice di tutti i dicasteri ci sia una rotazione delle persone, tanto per cominciare. Per evitare che si creino sacche di potere incontrollate. Non più di cinque anni di permanenza nello steso incarico. Speriamo che 'madonna' Madia se ne accorga ed invece di infierire sui poveri statali, cominci a togliere il marcio dove c'è.
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