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sabato 3 febbraio 2018

Dario Dario che hai combinato, chiedono studiosi ed addetti ai lavori al Ministro Franceschini

Questa volta, nell'immediato, a fare danni non è Francechini, bensì il Consiglio di Stato il quale , in Italia, in combina con i  vari Tar,  in diverse occasioni ha detto tutto ed il contrario di tutto, anche contraddicendosi e smentendo con una sentenza ciò che aveva affermato con una sentenza precedente.

 I guai Franceschini li ha fatti prima, quando  ha deciso di affidare  i gioielli della corona museale italiana a direttori stranieri, cercati attraverso  una 'manifestazione di interesse' internazionale, che è e non è un concorso, le cui procedure furono espletate da una commissione - presieduta dall'amico Paolo Baratta,  riconfermato proprio da Franceschini presidente a vita della Biennale di Venezia - in maniera non proprio inattaccabile ed ineccepibile e non proprio pubblica. Già allora si disse che la procedura voluta da Franceschini non era corretta. Quando poi il Ministro nominò i nuovi direttori, molti dei quali erano stranieri, ci furono ricorsi  al Tar contro alcune di quelle nomine da parte di  aspiranti esclusi. Il Tar ed anche il Consiglio di Stato decisero che quelle nomine erano regolari, salvo poi accorgersi che non era così; e, perciò, il Consiglio di Stato  ha rimesso in discussione la precedente decisione, per il fatto che una vecchia legge stabilisce che incarichi dirigenziali di carattere, rilevanza ed interesse nazionali, a salvaguardia degli stessi interessi del nostro paese, non possono essere affidati a stranieri. Perché potrebbero non salvaguardarli, tali interessi, come dovrebbero.

Verrebbe da chiedersi perché il Consiglio di Stato non si sia accorto prima di quella legge e  se ne accorga solo ora, gettando  nello scompiglio e nell'incertezza i nostri più importanti musei e siti archeologici.  Non solo. Il consiglio di Stato prima ha rimesso in discussione tutto, poi, però, ha pensato che era meglio rimandare la sentenza definitiva in  tale delicata materia, all'Assemblea generale della Corte, e perciò l'ha convocata per  metà aprile. Fino a quella data  tutta la materia resta incerta, e nuovamente 'sub judice'.

 Molti attribuiscono la responsabilità di tutti questi guai anche a  Franceschini, perché gli uffici legislativi dei Ministeri - compreso il suo, che per decenni è stato amministrato dall'enfant prodige, che evidentemente tale non era, Salvo Nastasi -  fanno spesso le leggi con i piedi, essendo molti dei titolari di tali incarichi amministrativi ( affidati anche agli stessi membri del Consiglio di Stato) impreparati al compito di formulare nuove leggi, avendo a mente tutte quelle precedenti, con le quali non devono confliggere. E così si offre materia a chiunque per ricorsi, quasi giornalieri, contro ogni nuova legge, contro ogni decisione ministeriale.

 Franceschini grida allo scandalo: nessuno più si fiderà dell'Italia... cosa penseranno di noi nel mondo... non siamo affidabili ecc... E solo perchè ha affidato la gran parte degli incarichi di direttore dei musei a stranieri che, però, secondo gli addetti ai lavori in nessun caso  sono di 'prima fascia', mentre le istituzioni che si affidano loro sono fra le più importanti d'Italia e del mondo. E per sostenere la sua correttezza, che zoppica, inutile non ammetterlo,  Franceschini tira in ballo che alcune istituzioni di grande prestigio nel mondo sono affidate a italiani. Vero.

Poi però Franceschini non spiega come mai abbai fatto ricorso a direttori stranieri per i nostri gioielli, tutti meno uno - Colosseo e Foro -  dove ci ha messo una sua dipendente, Alfonsina Russo.  Che qualcuno spiega senza mezzi termini: il ministero ha voluto mettere le mani sul monumento, e sito annesso, che ha gli introiti più sostanziosi in Italia( si parla di una sessantina di milioni di Euro)
(A tale proposito  Andre Mazziotti, presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, con interrogazione del 16 novembre 2015, chiedeva al Ministro di conoscere l'esatto ammontare degli introiti del Colosseo, ed anche i particolari di due concessioni più volte rinnovate: la prima a Mondadori Electa, per alcuni servizi museali, in vigore dal lontano 1997; la seconda , per la biglietteria, a CoopCulture. Analoga richiesta veniva anche dalla Corte dei Conti).

Coloro i quali da tempo criticano il pasticcione Franceschini, padre di una riforma che era meglio non fare, fra cui lo storico Tomaso Montanari ed il giornalista Vittorio Emiliani, presidente del 'Comitato italiano per la bellezza', però, non hanno mia alzato un dito contro la svendita delle nostre istituzioni musicali agli stranieri, contro la quale noi, da tempo, ci battiamo? Quante volte abbiamo denunciato l'assenza cronica di artisti italiani fra quelli ospiti delle nostre istituzioni musicali? Ci sono intere stagioni musicali -  come quelle dell'Accademia di Santa Cecilia e dell'Orchestra sinfonica nazionale della Rai con sede a Torino - nelle quali gli artisti italiani sono come mosche bianche, nonostante che essi siano di bravura pari, se non anche superiore, a quelli stranieri. Passi Montanari, ma Vittorio Emiliani, che segue la musica più del critico, ed  è a conoscenza di questo,  come mai non ha in nessun caso levato una qualche protesta contro tale malcostume che ci danneggia enormemente, forse quanto o più di quanto non ci danneggiano i direttori stranieri dei nostri più importanti musei?

mercoledì 12 luglio 2017

Gianni Letta, gentiluomo di Sua Santità, che non disdegna gli affari

La procura di Napoli sta indagando sui privati che hanno avuto in gestioni alcuni importanti musei campani e che  hanno fatto affari con i musei (solo lo Stato non ne è capace), ma contravvenendo ai patti che avevano sottoscritto al momento in cui hanno avuto in gestione  quelle istituzioni. Tomaso Montanari, su Repubblica di ieri ha illustrato nei dettagli l'inchiesta e gli addebiti.

Nel caso specifico di Napoli, i privati sarebbero Mondadori, attraverso Electa, e Civita, di cui il gentiluomo di Sua santità, Gianni Letta, che non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia ed i suoi padroni politici, è presidente.
 La Procura di Napoli ipotizza un danno di quasi otto milioni di Euro, avendo i gestori privati sottoscritto l'accordo che prevedeva, in cambio dell'affidamento della gestione, l'impegno a metterci un milione di Euro ogni anno per sostenere iniziative espositive e promozionali presso quelle istituzioni loro affidate.

Iniziative ne sono state prese, ma  pagate da altri privati, nelle vesti di sponsor. Ora la Procura chiede che quelle società versino allo Stato  un milione per anno, negli otto che hanno gestito i musei napoletani o campani.

 L'IDEA DI FAR ENTRARE I PRIVATI NELLA GESTIONE DEI NOSTRI BENI CULTURALI FU DEL PIU' GRANDE MINISTRO DELLA NOSTRA REPUBBLICA, RONCHEY.

Lo stesso ministro che quando si trattò di assegnare una caserma dismessa  in quel di Santa Croce in Gerusalemme,  che la logica voleva destinata all'attiguo Museo nazionale degli strumenti musicali, i cui magazzini scoppiavano di materiale che non poteva essere esposto per mancanza di spazi, preferì destinarvi in quella caserma un archivio cartaceo dello Stato. Alla faccia della sensibilità verso i nostri beni culturali e la loro difesa e conservazione. Comunqne, nonostante tutto, Ronchey continua ad essere ritenuto il più grande ministro della cultura della nostra repubblica. L'affermazione non sarebbe blasfema se consideriamo che fra gli ultimi ministri si sono avuti Bondi, il poeta menestrello del Cavaliere, e Galan, protettore di un ladro di libri - antichi - ma non a scopo di lettura o studio, ma per farci affari.

 Affari  che anche  il 'gentiluomo di Sua Santità' ha sempre fatto per sé e per i suoi congiunti di sangue e non. Non è un mistero, ad esempio,  che a 'Musica per Roma' - l'Auditorium romano- il 'gentiluomo di Sua Santità' è nel consiglio di amministrazione, ed è vice presidente dell'Accademia di Santa Cecilia che del complesso architettonico romano è inquilina privilegiata.  Lo stesso complesso nel quale bar e ristoranti sono affidati - salvo novità dell'ultima ora, ma non ci sembra ve ne siano - in gestione a sua figlia ed al marito di Lei, Ottaviani (Relais le Jardin).

In questo caso il 'gentiluomo di Sua Santità' non ha ritenuto incongrua la sua presenza negli organi amministrativi di vertice di quelle istituzioni. Per fermarci ad un solo caso che autorevoli giornali in passato hanno illustrato in lungo e largo, e che noi, scherzosamente, abbiamo puntato con i nostri post 'antico gioco del letta' continuamente aggiornati, perchè il 'cardinale' - altro titolo onorifico di Letta Gianni- non sta fermo un minuto, è presente dappertutto, anche in situazioni di beneficienza,  tanto per far distogliere agli altri l'attenzione dagli affari.

Avrà qualche rogna il 'gentiluomo di Sua santità' dall'inchiesta della Procura di Napoli? Ne dubitiamo, perchè da sempre, come un'anguilla viscida, è scivolato  fuori da qualunque inchiesta, sempre indenne e senza macchia, come conviene ad un gentiluomo di Sua Santità. Che però non disdegna gli affari per sè, la sua famiglia  e i suoi padrini politici.

sabato 8 ottobre 2016

Il nuovo film di Ron HOward, da Don Brown, per Firenze è come l'INFERNO. Parola di Tomaso Montanari

Questa sera, all'Opera di Firenze c'è la proiezione del nuovo di film di Ron Howard, da Don Brown, INFERNO, davanti a 1800 ospiti, fra i quali anche la coppia Renzi-Franceschini: come a dire l'attuale regnante e il suo principe ereditario che, dimenticando gli strettissimi rapporti di parentela dinastica, ha bollato come 'mezzodisastro', in attesa di passargli lo scettro, ma solo se costretto.
  Passiamo sopra le vicende dinastiche del casato 'Italia', perchè vogliamo parlarvi d'altro. Del film, la cui realizzazione ha diviso gli uomini di cultura in Italia, tra favorevoli e contrari. In cima ai contrari Tomaso Montanari - che insegna all'Università, come il diretto interessato ci va rinfrescando ogni giorno - il quale è contrario su tutta la linea alla realizzazione del film a Firenze in luoghi sacri alla cultura ed alla nostra storia, e  a tutto ciò che il film produce già e produrrà ancora negli anni a venire. E cioè il riversarsi a Firenze di carovane di visitatori/lettori dei romanzi di Brown che vorranno fare  il giro dell'INFERNO- intendendosi la visita guidata dei luoghi, ove il film è ambientato.

Che male c'è, Montanari? Se non si realizzava a Firenze, quei luoghi li costruivano in una cinecittà qualunque. Cominciamo col dire che l'aver offerto quei luoghi come set per girare il film ha fruttato a Firenze circa 250.000 Euro, che magari serviranno a realizzare la necessaria manutenzione di  alcune opere, per la quale il ministro, che stasera va a vedere il film, non riesce a trovare i soldi necessari. Forse sarebbe da domandarsi se il set attivo abbia a lungo vietato ai visitatori quei luoghi e le meraviglie che custodiscono  (naturalmente non abbiamo visto il film e nè sappiamo in quali luoghi sia stato girato, anche se possiamo supporli; perciò ragioniamo da cronisti, in una posizione molto diversa da quella di Montanari che è professore università). Ma se questo non è accaduto con una programmazione intelligente dei tempi di ripresa, perché non si poteva?

Fossi ministro, e non lo sono, non avrei mai dato a Roma il Circo Massimo o Piazza del Popolo, o il Teatro romano di Verona, o la reggia di Caserta, come  è accaduto, per qualche migliaio di Euro. Forse, per venire incontro a Montanari,  viene qualche dubbio anche a noi se pensiamo all'affitto di Ponte Vecchio per una dimostrazione Ferrari. Ma se anche Ferrari ha tirato fuori bei soldini, come ad esempio li hanno tirati fuori quelli della BMW per esporre una loro macchina alla Fenice di Venezia - speriamo di non sbagliare nei ricordi - ancora: che male c'è? Non ricordiamo bene, ma tempo fa leggemmo di un matrimonio fatto celebrare, forse gratuitamente, a qualcuno in un sito di particolare valore storico; o dei fuochi d'artificio e della cagnara per un altro matrimonio celebrato sulla pubblica spiaggia del Circeo. Se si chiedono i permessi, si paga ciò che quei luoghi meritano e poi si vigila affinchè quei luoghi anche nel diverso uso siano rispettati, non c'è nulla di male.

E allora che dice Montanari di quella cena fatta per i Mecenati della Galleria Borghese di Roma, per la quale il catering offese di fatto, nella sua messa in opera, la galleria medesima,  col rischio di procurare danni, proprio da parte di coloro che ai danni, con il loro contributo, volevano rimediare?

 E poi le carovane che si riverseranno a Firenze e vorranno fare il giro dei 'gironi' danteschi dell'Inferno, 'Inferno tour', porteranno altri turisti che magari hanno anche letto il libro dal quale il film è tratto e visto il film.(Non  dimentichiamo  quanta acqua abbia portato al mulino della conoscenza, non importa se superficiale, di Mozart - della sua musica, intendiamo - il film 'Amadeus', tanto criticato dai puristi).

Negli anni Ottanta a Palermo si faceva il 'mafia tour'. ogni fine settimana gli aerei sbarcavano nel capoluogo siciliano centinaia e migliaia di turisti accolti subito da guide premurose che li conducevano a visitare i luoghi degli assassini di questo o quel magistrato , questo o quel personaggio politico questo o quel servitore dello Stato. Vogliamo mettere?

sabato 17 settembre 2016

Anche l'Arena, oltre il Teatro romano di Verona, trasformata in pista di pattinaggio su ghiaccio

Ancora a Tomaso Montanari. Vogliamo rivolgergli l'appello ad intervenire per la seconda volta, ma presto, sullo scempio che ha denunciato ieri del Teatro romano di Verona, perché un analogo scempio, per il terzo anno consecutivo- ho letto che sarebbe il quinto anno comnsecutivo - sta per abbattersi anche sull'Arena.  Per una serata voluta da una grande industria di biancheria intima che si affida a pattinatrici professioniste per mettere insieme, opera, danza, luci, in onore di slip e reggiseni di nuova generazione
 Che cosa paga l'industria dell'intimo all'Arena per una simile 'spoliazione' dei suoi connotati storici? Non sappiamo. Ci auguriamo soltanto che non costi quel pochissimo con cui il Comune di Roma cede Piazza del Popolo a chicchessia, specie se fa casino e se tale casino è ripreso dalle telecamere.
 Ma forse, per Verona, l'azienda in questione non paga nulla , perchè all'Arena qualcosa ha già pagato per soddisfare le manie di grandezza di Tosi 'il barbaro' che vorrebbe la copertura del grande Anfiteatro. Il cui progetto di fattibilità è stato proprio pagato da quella stessa azienda, alla quale ora  viene concesso  di pattinare in Arena.

venerdì 16 settembre 2016

Tomaso Montanari che oggi grida allo scandolo per lo scempio del Teatro romano di Verona, dimentica che anche l'Arena ha subito lo stesso scempio

Il Teatro romano di Verona avrà nei prossimi giorni la vasta platea ricoperta di ghiaccio per ospitare uno spettacolo di pattinaggio. E Montanari, oggi su Repubblica, giustamente grida allo scandalo, indicando anche un colpevole, l'unico colpevole possibile, nel sindaco Tosi, noto con il soprannome di 'barbaro'. E lo scempio è maggiore se, come fa  pesare Montanari, il Teatro romano  era stato richiesto negli stessi giorni anche per un'altra manifestazione che certamente non avrebbe oltraggiato la bellezza del luogo. Ma dai barbari che t'aspetti?
 Montanari - non sappiamo cosa facesse all'epoca del fatto che stiamo per riferire - avrebbe dovuto ricordare nel suo articolo  di denuncia che Tosi ed il suo  sodale Girondini, allora sovrintendente dell'Arena, ospitarono pochi anni fa, ma  nel grande anfiteatro tempio della lirica, l'Arena, una squallidissima serata di pattinaggio artistico, a favore delle telecamere  RAI, in cui, oltraggio su oltraggio, si ascoltavano le musiche di Traviata , ma non il brindisi bensì il tesissimo straziante 'preludio', ad esempio, e la pattinatrice di turno svolazzava felice e contenta.
 Dopo simili oltraggi i responsabili andrebbero processati per direttissima e chiusi dietro le sbarre, perchè non facciano altri danni. Come ne ha già promesso un altro, ancora Tosi che vuol coprire l'Arena per  utilizzarne l'enorme storico spazio, tutto l'anno, e per qualsivoglia porcheria, anche quando piove o tira vento.
 Salvo scoprire poi che, nonostante la vastità  della platea, 13.000 posti circa, l'Arena di Verona è in perenne deficit e che poco ci è mancato nei mesi scorsi che chiudesse per fallimento.
Un successone, dunque, anche per Tosi.

P.S. Il portavoce di Tosi il 'barbaro' ha fatto sapere, a mezzo stampa, che il Comune di Verona ci ha preso quasi 20.000 Euro per l'affitto del Teatro romano. Certo,  tre volte  quanto il Comune di Roma prende per affittare Piazza del Popolo  ( 7.000 Euro circa), ma pur sempre una miseria.
 Gli affitti bassi e vergognosi di tanti luoghi storici fanno, ancora una volta, capire la scarsa considerazione in cui noi teniamo questi monumenti e, di conseguenza, lo scarso valore che gli attribuiamo nella commercializzazione.