E' diventato uno sport comune a molti ex premier o presidenti in ogni parte del mondo, e scusateci se torniamo a parlare di soldi ancora una volta, oggi.
Finito il loro mandato, non contenti e soddisfatti di quanto hanno arraffato, si mettono sul mercato - così si esprimono questi gentiluomini - offrendosi al miglior offerente. E diventano così consiglieri di sultani e nuovi zar che sanno ben compensare i loro servitori, conferenzieri, esperti in qualunque cosa, vantando prima di ogni altra competenza la carica precedentemente occupata. Entra fra questi geni dell'umanità perfino il grande pensatore che fa nome Bush.
Ma non sono da meno Bill che per essere presente ad una convention chiede quello che cento lavoratori insieme guadagnano in un anno; e quando viene invitato a parlare del 'ruolo delle stagiste' pretende 500 mila dollari ed un esemplare in carne ed ossa, magari per illustrare dal vivo ciò che una stagista può fare nella camera ovale di una casa bianca o grigia, non importa; perfino sua figlia Chelsea, che sarà certamente un genio, visti i suoi genitori, ma che ha affinato anche lei l'arte di grattare il barile finchè non si vede il fondo, è fra le giovani più pagate al mondo, perchè Lei non solo è brava ed anche bella(?) - diciamo gradevole, oggi più di ieri - ma è la figlia di quei genitori e rischia di tornare, attraverso l'insediamento della nobile mamma, alla Casa Bianca. Questa volta, facendo attenzione a controllare con maggiore cura quel birbone di Bill, suo padre.
Hillary ha detto che vuole essere la presidente non dei privilegiati, perchè privilegiata vuole essere solo lei. Sa Hillary di quanti soldi ha bisogno per la sua campagna presidenziale? Non è un privilegio poter disporre, spillandoli a chi ne ha, qualcosa come due miliardi di dollari? una cifra astronomica! E quel Blair che si è dato da fare da quando non è più premier in Inghilterra? Per un intervento ad una conferenza internazionale sulla fame e sulla povertà ha chiesto la modica cifra di 400.000 Euro, alla faccia dei milioni di disgraziati. E, come si meritava, glieli hanno dati in faccia i 400.000 Euro assieme ad altrettanti vaffa...
Perchè questi profittatori non prendono esempio dai due nuovi sindaci donna di Barcellona e Madrid, che appena insediati hanno deciso di tagliarsi i rispettivi stipendi che , immaginiamo, non saranno stati poi tanto alti?
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domenica 14 giugno 2015
lunedì 28 luglio 2014
Sindacati fuori dalla storia e dalle regole
Scrive bene oggi De Vico sul Corriere, quando ammonisce i sindacati - impegnati attualmente in diverse situazioni critiche ( Alitalia, Opera di Roma, Parlamento) a non autoestromettersi dalla storia. Pochi rivoltosi - diciamo anche facinorosi - si battono in difesa di impresentabili ed indifendibili privilegi e rendite di posizione. All'Alitalia i piloti - una sottocategoria superprivilegiata, all'Opera di Roma, scende sulle barricate addirittura la spalla dell'orchestra ; in Parlamento la cagnara di sigle sindacali per difendere i propri iscritti ed insieme i privilegi di impiegati di vario grado e responsabilità che hanno compensi da cortigiani.
Se si considera che oggi in cronica carenza è il lavoro non il suo compenso, se quei pochi irriducibili tenessero duro, andrebbe in fumo il riassetto dell'Alitalia e dell'Opera di Roma con moltissimi dipendenti a casa, e persisterebbe la vergogna dei dipendenti del Parlamento i quali mentre il paese brucia, continuano a fare bisboccia.
Naturalmente il discorso vale anche per i politici, 'fuoridelmondo' come e peggio dei sindacalisti, che non riescono a capire che l'attività politica è un onore ed anche un dovere civile, e non l'occasione per far soldi, acquisire potere e distribuire elemosine. Ci ha sorpresi quel che ha detto la compagna parlamentare di Bondi, parlamentare anch'egli già ministro e cantore del capo, alla richiesta di spiegare l'assunzione di suo figlio, studente in architettura, al CSC (centro sperimentale di cinematografia), dipendente dal Ministero del suo compagno: "perchè i figli dei parlamentari non possono avere contratti di lavoro?" Ha ragione signora, anche i figli dei parlamentari devono poter lavorare, solo che i contratti di lavoro non ci devono essere solo per i figli dei parlamentari, i quali, a differenza di buona parte dei cittadini, possono anche mantenere agli studi i loro rampolli; mentre invece vogliono metterli sul groppone dei cittadini. Se uno pensa alle scarse qualità personali e professionali di tanti parlamentati messi lì dai capipartito, vien voglia di scendere in piazza. Per quanti, troppi, di loro, vale il detto: dentro il vestito niente.
La constatazione si unisce anche a delusione quando si legge di uno come Blair, ad esempio, ambasciatore per il Medio Oriente dell'Europa, il quale mentre in Israele ad a Gaza ballano sui missili, lui organizza e partecipa alla grandiosa festa di compleanno della sua mogliettina Cherie.
Torniamo ai sindacati. In una intervista di Simona Antonucci a Bonanni, sul Messaggero di oggi, il segretario generale CISL, richiesto di un parere sugli scioperi di questi giorni e sulle rivolte sindacali che mettono in forse importanti accordi industriali, così si esprime: Esiste un codice sindacale sottoscritto da tutti, nel quale si dice chiaramente che una decisione assunta a maggioranza deve essere accettata dalla minoranza". Non c'è scampo. E' così.
Se si considera che oggi in cronica carenza è il lavoro non il suo compenso, se quei pochi irriducibili tenessero duro, andrebbe in fumo il riassetto dell'Alitalia e dell'Opera di Roma con moltissimi dipendenti a casa, e persisterebbe la vergogna dei dipendenti del Parlamento i quali mentre il paese brucia, continuano a fare bisboccia.
Naturalmente il discorso vale anche per i politici, 'fuoridelmondo' come e peggio dei sindacalisti, che non riescono a capire che l'attività politica è un onore ed anche un dovere civile, e non l'occasione per far soldi, acquisire potere e distribuire elemosine. Ci ha sorpresi quel che ha detto la compagna parlamentare di Bondi, parlamentare anch'egli già ministro e cantore del capo, alla richiesta di spiegare l'assunzione di suo figlio, studente in architettura, al CSC (centro sperimentale di cinematografia), dipendente dal Ministero del suo compagno: "perchè i figli dei parlamentari non possono avere contratti di lavoro?" Ha ragione signora, anche i figli dei parlamentari devono poter lavorare, solo che i contratti di lavoro non ci devono essere solo per i figli dei parlamentari, i quali, a differenza di buona parte dei cittadini, possono anche mantenere agli studi i loro rampolli; mentre invece vogliono metterli sul groppone dei cittadini. Se uno pensa alle scarse qualità personali e professionali di tanti parlamentati messi lì dai capipartito, vien voglia di scendere in piazza. Per quanti, troppi, di loro, vale il detto: dentro il vestito niente.
La constatazione si unisce anche a delusione quando si legge di uno come Blair, ad esempio, ambasciatore per il Medio Oriente dell'Europa, il quale mentre in Israele ad a Gaza ballano sui missili, lui organizza e partecipa alla grandiosa festa di compleanno della sua mogliettina Cherie.
Torniamo ai sindacati. In una intervista di Simona Antonucci a Bonanni, sul Messaggero di oggi, il segretario generale CISL, richiesto di un parere sugli scioperi di questi giorni e sulle rivolte sindacali che mettono in forse importanti accordi industriali, così si esprime: Esiste un codice sindacale sottoscritto da tutti, nel quale si dice chiaramente che una decisione assunta a maggioranza deve essere accettata dalla minoranza". Non c'è scampo. E' così.
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