Ieri, venerdì 6 marzo, due giornali riferivano dello stato delle cose a Pompei, il più grande sito archeologico del mondo, sul quale s'erano in passato puntati i riflettori anche dell'Unesco che avendone rilevato lo stato di abbandono,aveva minacciato addirittura la sua cancellazione dai siti del 'patrimonio mondiale dell'umanità'.
Con grande soddisfazione di Franceschini, il Corriere della Sera riferiva che la commissione dell'Unesco che aveva da poco visitato il sito aveva notato che laddove negli anni scorsi si registrava un grave stato di abbandono oggi qualcosa si muove; e che anzi ci sono cantieri aperti, anche se non tutti quelli previsti, il che fa sperare che entro la fine di quest'anno il piano di lavori fissato sarà rispettato. Vittoria, grida Franceschini, il quale nei giorni scorsi ha dovuto registrare l'incriminazione dell'ex manager di Pompei, Fiori, messo lì dall'illuminato suo predecessore Bondi, e l'apertura di indagini anche nei confronti di suoi dirigenti, primo fra tutti il fedelissimo ( di tutti!) Nastasi, per i lavori di ristrutturazione del Teatro Grande di Pompei.
Ma sempre ieri, L'Espresso, uscito nella nuova veste tipografica, in un reportage datato ultimi giorni di febbraio, riferiva, anche con l'ausilio di immagini, dello stato di abbandono nel quale versa ancora il sito di Pompei, promosso - semplicemente perchè alcuni cantieri sono stati finalmente aperti - dall'Unesco.
Sorge il dubbio che la commissione dell'Unesco ed il giornalista dell'Espresso abbiano visitato due siti differenti, magari il secondo il sito campano, mentre la prima quello ricostruito alla perfezione con tutte le sue rovine, i puntellamenti e i muri sgretolati, negli Emirati arabi
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venerdì 6 marzo 2015
giovedì 5 marzo 2015
Forse questa volta - per il caso del Teatro grande di Pompei - anche Nastasi non può dormire sonni tranquilli. Marcello Fiori pure indagato
La magistratura indaga Marcello Fiori, ex dirigente della Protezione civile, ed attuale coordinatore dei club 'Forza Italia', il quale fu messo da Bondi - allora ministro dello steso dicastero del quale dall'eternità è direttore generale Salvatore Nastasi - a sovrintendere a Pompei. Fiori sembra abbia fatto, a detta dei magistrati, lavori taluni inutili ed altri assai dispendiosi, invece che utilizzare una enorme somma di denaro per i lavori urgenti del sito archeologico. Fra le tante spese contestate, quelle per il restauro del Teatro grande che doveva costare sui 450.000 Euro e che alla fine costò 4.500.000 Euro, con un lavoro da subito criticato - il cemento a Pompei costituì uno scandalo - nella cui inaugurazione fu coinvolto Riccardo Muti. E Nastasi che c'entra? C'entra perchè dirigente del Ministero e all'epoca, se ricordiamo bene, anche commissario del Teatro San Carlo, coinvolto nella inaugurazione. Anche lui è indagato assieme a molti altri dirigenti e funzionari delle varie amministrazioni coinvolte.
Noi, per tutto il male che abbiamo sempre pensato della azione troppo personale di Nastasi al ministero ed in qualunque altro luogo egli abbia messo le mani, speriamo che questo sia il primo passo per scalfire il suo potere ed anche, perchè no, per toglierglielo.
Troppe sembra averne fatto, e nonostante tutto, non viene rimosso perchè ha protettori eccellentissimi, da Berlusconi a Gianni Letta. Avete capito? Ed, anche per interposta persona, il clan Minoli- Bernabei, per via di quella sua giovane mogliettina alla quale il solerte direttore generale ha trovato lavoro al Teatro San Carlo, ai tempi in cui era commissario del teatro, poco prima della sua partenza da Napoli.
Intanto a Fiori hanno sequestrato beni per quasi 6.000.000 milioni di Euro. Una domanda indiscreta. Ma da dove ha preso uno i soldi per avere beni così consistenti? Dal suo stipendio di sovrintendente di Pompei, o di dirigente della Protezione civile, oppure, infine, da coordinatore dei club berlusconiani, oppure, da tutte e tre le fonti messe insieme? No, era ricco di famiglie - lo dicono tutti - ha ricevuta una grande eredità, ha vinto al superenalotto ed alla Lotteria di capodanno.
Noi sappiamo per certo che negli anni di sua permanenza a Pompei sono stati spesi tantissimi soldi, mentre il sito archeologico è rimasto in pessime condizioni come dimostrano le vicende anche recenti dei crolli ecc...E allora come sono stati spesi quei soldi? Erano spese necessarie, più indispensabili di quelle di prima necessità di messa in sicurezza degli scavi? Perchè allora quel restauro incivile dispendioso, quasi un insulto, del quale finalmente si chiede conto oltre a lui anche a Nastasi?
Noi, per tutto il male che abbiamo sempre pensato della azione troppo personale di Nastasi al ministero ed in qualunque altro luogo egli abbia messo le mani, speriamo che questo sia il primo passo per scalfire il suo potere ed anche, perchè no, per toglierglielo.
Troppe sembra averne fatto, e nonostante tutto, non viene rimosso perchè ha protettori eccellentissimi, da Berlusconi a Gianni Letta. Avete capito? Ed, anche per interposta persona, il clan Minoli- Bernabei, per via di quella sua giovane mogliettina alla quale il solerte direttore generale ha trovato lavoro al Teatro San Carlo, ai tempi in cui era commissario del teatro, poco prima della sua partenza da Napoli.
Intanto a Fiori hanno sequestrato beni per quasi 6.000.000 milioni di Euro. Una domanda indiscreta. Ma da dove ha preso uno i soldi per avere beni così consistenti? Dal suo stipendio di sovrintendente di Pompei, o di dirigente della Protezione civile, oppure, infine, da coordinatore dei club berlusconiani, oppure, da tutte e tre le fonti messe insieme? No, era ricco di famiglie - lo dicono tutti - ha ricevuta una grande eredità, ha vinto al superenalotto ed alla Lotteria di capodanno.
Noi sappiamo per certo che negli anni di sua permanenza a Pompei sono stati spesi tantissimi soldi, mentre il sito archeologico è rimasto in pessime condizioni come dimostrano le vicende anche recenti dei crolli ecc...E allora come sono stati spesi quei soldi? Erano spese necessarie, più indispensabili di quelle di prima necessità di messa in sicurezza degli scavi? Perchè allora quel restauro incivile dispendioso, quasi un insulto, del quale finalmente si chiede conto oltre a lui anche a Nastasi?
domenica 29 giugno 2014
Irene Brin. Due o tre cose che so di lei. Per Simonetta Fiori
Simonetta Fiori, su Repubblica, anticipa l'uscita di un un 'diario' della celebre 'storica del costume' - come amava essere considerata e come in realtà ella fu - Irene Brin, al secolo Maria Vittoria Rossi, moglie di Gaspero Del Corso. Si tratta del diario di un anno , il 1952. Titolo del libro ' L'Italia esplode. Diario dell'anno 1952'.
Senonchè, la Fiori incorre in qualche imprecisione o quanto meno fornisce notizie non complete. Andiamo in ordine. Irene Brin conosce a Roma Gaspero Del Corso che sposa, nei primissimi anni Quaranta, durante i quali tiene una rubrica sul mensile 'Documento' che la Fiori evidentemente ignora- dal titolo 'Usi e costumi' firmando Maria Del Corso o Irene Brin. Il mensile 'Documento' era diretto, come del resto l'omonima casa editrice che lo pubblicava, da Federigo Valli, un editore lungimirante, fascista sui generis, che aveva fatto della rivista l'ombrello protettivo di molti intellettuali ed artisti dell'epoca, anche di quelli che forse non erano allineati del tutto. Ma è bene ricordare che la gran parte di essi - e vi sono i nomi più altisonanti degli intellettuali ed artisti dell'epoca, fu fascista e successivamente, resistente e di sinistra. Comunque sia 'Documento' rappresenta una delle realizzazioni più interessanti e di più alto livello del regime.
Federigo Valli aveva anche una libreria-galleria, in via Bissolati, 'La Margherita' la cui insegna l'aveva dipinta Alberto Savinio, altro collaboratore di 'Documento', nelle cui pagine finirono anche molti testi e racconti di Moravia, proprio nei mesi in cui il regime gli aveva proibito di pubblicare con il suo nome ( su 'Documento' usava più di uno pseudonimo. Uno fra tutti 'Pseudo'.) In quella galleria ebbero luogo mostre ancora più interessanti, visto il periodo, di quelle organizzate dalla Brin e da suo marito Del Corso, successivamente, nella galleria 'L'Obelisco' di via Sistina, che loro aprirono dopo la guerra.
Federigo Valli affidò la direzione della sua galleria a Del Corso, affiancato da sua moglie. La quale lavorò per Valli anche come traduttrice di testi letterari stranieri, nelle collane che fecero uscire per la prima volta in Italia testi importanti, in edizioni molto curate ed assai preziose, oggi introvabili.
Valli pubblicò anche la prima biografia di Goffredo Petrassi, scritta da Fedele D'Amico, con le illustrazioni di Tamburi, un gioiello editoriale. E, dopo la guerra, perfino 'Gott mit uns' con le illustrazioni di Guttuso. Un capolavoro.
Curiosamente sulla stessa pagina di repubblica, in basso, si racconta che 'E' di Moravia il libro dell'estate americana'. E il libro che sta vedendo la luce in questi giorni altro non è che Agostino. Bene, per restare in tema, quel libro, rifiutato da Bompiani, lo pubblicò nel 1944 proprio Federigo Valli, per le edizioni 'Documento', in tiratura limitata.
Solo per amore di verità e precisione.
Senonchè, la Fiori incorre in qualche imprecisione o quanto meno fornisce notizie non complete. Andiamo in ordine. Irene Brin conosce a Roma Gaspero Del Corso che sposa, nei primissimi anni Quaranta, durante i quali tiene una rubrica sul mensile 'Documento' che la Fiori evidentemente ignora- dal titolo 'Usi e costumi' firmando Maria Del Corso o Irene Brin. Il mensile 'Documento' era diretto, come del resto l'omonima casa editrice che lo pubblicava, da Federigo Valli, un editore lungimirante, fascista sui generis, che aveva fatto della rivista l'ombrello protettivo di molti intellettuali ed artisti dell'epoca, anche di quelli che forse non erano allineati del tutto. Ma è bene ricordare che la gran parte di essi - e vi sono i nomi più altisonanti degli intellettuali ed artisti dell'epoca, fu fascista e successivamente, resistente e di sinistra. Comunque sia 'Documento' rappresenta una delle realizzazioni più interessanti e di più alto livello del regime.
Federigo Valli aveva anche una libreria-galleria, in via Bissolati, 'La Margherita' la cui insegna l'aveva dipinta Alberto Savinio, altro collaboratore di 'Documento', nelle cui pagine finirono anche molti testi e racconti di Moravia, proprio nei mesi in cui il regime gli aveva proibito di pubblicare con il suo nome ( su 'Documento' usava più di uno pseudonimo. Uno fra tutti 'Pseudo'.) In quella galleria ebbero luogo mostre ancora più interessanti, visto il periodo, di quelle organizzate dalla Brin e da suo marito Del Corso, successivamente, nella galleria 'L'Obelisco' di via Sistina, che loro aprirono dopo la guerra.
Federigo Valli affidò la direzione della sua galleria a Del Corso, affiancato da sua moglie. La quale lavorò per Valli anche come traduttrice di testi letterari stranieri, nelle collane che fecero uscire per la prima volta in Italia testi importanti, in edizioni molto curate ed assai preziose, oggi introvabili.
Valli pubblicò anche la prima biografia di Goffredo Petrassi, scritta da Fedele D'Amico, con le illustrazioni di Tamburi, un gioiello editoriale. E, dopo la guerra, perfino 'Gott mit uns' con le illustrazioni di Guttuso. Un capolavoro.
Curiosamente sulla stessa pagina di repubblica, in basso, si racconta che 'E' di Moravia il libro dell'estate americana'. E il libro che sta vedendo la luce in questi giorni altro non è che Agostino. Bene, per restare in tema, quel libro, rifiutato da Bompiani, lo pubblicò nel 1944 proprio Federigo Valli, per le edizioni 'Documento', in tiratura limitata.
Solo per amore di verità e precisione.
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