Come definire Bob Dylan, il beniamino dei contestatori che gli svedesi del Nobel hanno voluto incoronare, attribuendogli, fra molte contestazioni, il premio per la letteratura, se non un grande maleducato, doppiamente tale?
Quando si è diffusa la notizia del suo Nobel, per una quindicina di giorni successivi, s'è dato alla macchia, facendosi vedere in localacci di quarta categoria, dove ama molto spesso esibirsi, e rispondendo solo dopo un paio di settimane con frasi di circostanza ma idiote, come quella che la notizia del Nobel lo aveva lasciato senza parola, la quale cosa era accaduto anche a numerosissimi altri, dopo aver appreso la notizia - per cui il suo lungo silenzio.
A dargli del maleducato, ma anche a contestarne il Nobel c'era stata anche un'altra profetessa della contestazione, convertita, con l'età, alla buona educazione: Patty Smith.
Ora ha fatto sapere a Stoccolma, che lui il prossimo 10 dicembre non potrà ritirare il premio dalle mani del re di Svezia, perché ha altri impegni assunti precedentemente. E Stoccolma, per non subire per la seconda volta e sempre dalla stessa persona, ancora un inatteso ed immeritato affronto, s'è affrettata a dire che non è la prima volta che un premiato, per qualche ragione, non ritira personalmente il premio. Ma forse, anche Dylan il contestatore maleducato, farà ritirare da persona incaricata la consistente dote in denaro : 900.000 Euro.
Se volesse lavare questa doppia onta verso il Nobel e verso il mondo della letteratura che per il premio assegnato a Dylan s'è sentito quasi offeso, si decida a devolvere interamente quella bella somma ad una causa umanitaria.
Ma forse la sua maleducazione non si spingerà fino a quel punto.
P.S. E infatti ha fatto sapere agli organizzatori del Nobel che il prossimo anno, a primavera, sarà a Stoccolma per un concerto e nell'occasione ritirerà il premio e i 900.000 Euro che costituiscono la sua, non indifferente, dotazione economica. Bravo Bob!
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mercoledì 16 novembre 2016
sabato 29 ottobre 2016
BOB DYLAN, menestrello screanzato
Che un menestrello accusi un suo sodale non è così frequente, e ciò non solo fra i menestrelli. Salvo che uno di loro non si macchi di comportamenti ritenuti indegni ed inammissibili anche dagli stessi appartenenti al suo stesso sodalizio professionale. Come è accaduto con Bob Dylan, insignito del Nobel da oltre quindici giorni, e che, con comportamento al limite dello sgarbo - e i menestrelli sgarbati non lo sono mai, semmai pungenti - si è reso irreperibile, facendosi vivo solo qualche ora fa, dopo che i responsabili del Premio avevano bollato il suo comportamento come inqualificabile, perchè screanzato, al limite dell'offensivo. Lui che altri premi ed onorificenze aveva ricevuto accettato e ritirato.
Ora, alla buon'ora, s'è fatto vivo dicendosi onorato oltre che stupito per tale assegnazione. Stupiti assieme a lui - se dice il vero e non ironicamente - erano stati in tanti, tutti quelli che vedevano il Nobel assegnato ad un cantautore il cui valore poetico, scisso da quello musicale, è prossimo allo zero. L' hanno fatto notare non solo gli invidiosi e gli esclusi, molti dei quali hanno anche invalidato ogni possibile paragone con il Nobel a Dario Fo, scomparso proprio mentre veniva annunciato il nuovo Nobel per la letteratura a Dylan.
Ironia al quadrato intendeva forse esprimere Dylan affermando che il Nobel lo aveva 'lasciato senza parola', a giustificazione del suo silenzio di due settimane.
E poi, per mantenere viva la sua aura di 'irregolare', e forse anche per non deludere i fans che così lo conoscono e forse lo vogliono - ma noi no! - ha subito aggiunto che non sa ancora se potrà andare a ritiralo, il premio ed il lauto assegno di 900.000 Euro circa, che non guasta. E non si venga a dire che Dylan è superiore ai soldi. La letteratura mondiale, non esclusa la sua - ammesso che sia da considerarsi tale dopo il Nobel - afferma che l'unica lingua che tutto il mondo conosce e parla è quella dei SOLDI.
Al menestrello di questo blog, il menestrello Dylan sarebbe piaciuto se avesse detto chiaramente che lui, pacifista riconosciuto, il premio finanziato con il lascito dell'inventore della polvere da sparo, il sig. Nobel appunto, non lo voleva; oppure se avesse dichiarato subito che, per quanto onorato, lui non lo avrebbe ritirato il prossimo 10 dicembre, rinunciando alla notevole dotazione in denaro, o destinandola interamente ad una qualche causa umanitaria, per tante delle quali il menestrello Dylan sembra essersi speso in molte occasioni, eccetto che in questa.
Questo comportamento del menestrello Dylan sarebbe piaciuto a tutta la categoria dei menestrelli, senza eccezione. Ma ora, che dopo aver ringraziato, mostrando di avere ancora un briciolo di educazione, torna a fare lo screanzato lasciando tutti nella suspense per la sua andata a Stoccolma, di nuovo non può piacere a nessun altro menestrello al mondo. E neppure a noi.
Ora, alla buon'ora, s'è fatto vivo dicendosi onorato oltre che stupito per tale assegnazione. Stupiti assieme a lui - se dice il vero e non ironicamente - erano stati in tanti, tutti quelli che vedevano il Nobel assegnato ad un cantautore il cui valore poetico, scisso da quello musicale, è prossimo allo zero. L' hanno fatto notare non solo gli invidiosi e gli esclusi, molti dei quali hanno anche invalidato ogni possibile paragone con il Nobel a Dario Fo, scomparso proprio mentre veniva annunciato il nuovo Nobel per la letteratura a Dylan.
Ironia al quadrato intendeva forse esprimere Dylan affermando che il Nobel lo aveva 'lasciato senza parola', a giustificazione del suo silenzio di due settimane.
E poi, per mantenere viva la sua aura di 'irregolare', e forse anche per non deludere i fans che così lo conoscono e forse lo vogliono - ma noi no! - ha subito aggiunto che non sa ancora se potrà andare a ritiralo, il premio ed il lauto assegno di 900.000 Euro circa, che non guasta. E non si venga a dire che Dylan è superiore ai soldi. La letteratura mondiale, non esclusa la sua - ammesso che sia da considerarsi tale dopo il Nobel - afferma che l'unica lingua che tutto il mondo conosce e parla è quella dei SOLDI.
Al menestrello di questo blog, il menestrello Dylan sarebbe piaciuto se avesse detto chiaramente che lui, pacifista riconosciuto, il premio finanziato con il lascito dell'inventore della polvere da sparo, il sig. Nobel appunto, non lo voleva; oppure se avesse dichiarato subito che, per quanto onorato, lui non lo avrebbe ritirato il prossimo 10 dicembre, rinunciando alla notevole dotazione in denaro, o destinandola interamente ad una qualche causa umanitaria, per tante delle quali il menestrello Dylan sembra essersi speso in molte occasioni, eccetto che in questa.
Questo comportamento del menestrello Dylan sarebbe piaciuto a tutta la categoria dei menestrelli, senza eccezione. Ma ora, che dopo aver ringraziato, mostrando di avere ancora un briciolo di educazione, torna a fare lo screanzato lasciando tutti nella suspense per la sua andata a Stoccolma, di nuovo non può piacere a nessun altro menestrello al mondo. E neppure a noi.
domenica 28 febbraio 2016
Ennio da OSCAR. Finalmente Morricone
Da tempo Ennio Morricone meritava l'Oscar per la musica da film, lui che di musiche da film ne ha composte a centinaia ( oltre cinquecento), molte delle quali indimenticabili e meravigliose, sono immediatamente riconoscibili e riconducibili a lui; ma si sa come nascano il più delle volte le decisioni per tali premi e quanto conti la nazione di appartenenza rispetto all'industria in questione che è pravalentemente americana.
Certo anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui, proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di Roberto Benigni).
In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a sofisticati 'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.
Certo anche in America ci sono autori di colonne sonore notissimi e molto bravi, come e quanto Morricone, colonne dell'industria cinematografica mondiale, ma ciò non può voler dire che a vincere gli Oscar debbano essere sempre , o prevalentemente, musicisti legati strettamente all'industria cinematografica americana.
Per questo, già coscienti dell' evidente ingiustizia, nel 2007 diedero ad Ennio Morricone un 'Oscar alla carriera', che era come una sorta di 'mea culpa' ed un atto per mettersi a posto la coscienza. Il compositore, allora, aveva era vicino agli 80 anni, e forse i giurati pensarono di non arrivare in tempo per un Oscar 'vero' - non come quello 'alla carriera'. Invece Morricone li ha fregati tutti e alla bellezza di 87 anni, dopo nove anni dal precedente, il suo Oscar per un film preciso se l'è portato a casa. Il primo e vero Oscar , e non è detto che nei prossimi anni non se ne meriti ancora uno, magari per il prossimo film di Tarantino, per il quale è già prenotato come autore delle musiche.
Adesso non potevano ancora sbagliare. Un film ben accolto, di un regista americano - anche se né film né regista hanno ricevuto una candidatura agli Oscar di quest'anno - con la musica del più noto compositore 'da film' italiano, conosciuto nel mondo più di chiunque altro: il 'Pavarotti' delle colonne sonore, dopo Nino Rota, che ebbe ad attendere anche lui, proprio come Morricone, l'unico Oscar, dopo i tanti grandi film con Fellini, quando scrisse le musiche per 'Il padrino' di Coppola ( l'unico altro italiano a vincere l'Oscar è stato Nicola Piovani', al quale l'ambito riconoscimento è giunto in tempo, per 'La vita è bella' di Roberto Benigni).
In Italia ora siamo tutti con Morricone e gioiamo con lui. Nel caso di Morricone e della musica, per fortuna, non si ripeterà lo sconcio che ebbe a verificarsi molti anni fa quando ad un altro grande italiano, Dario Fo, venne assegnato il Nobel per la letteratura, e ci si interrogò, soprattutto in Italia, se quel riconoscimento lo meritasse o no. Dario Fo, proprio qualche settimana fa, in una lunga intervista al Corriere, si è lamentato della accoglienza tiepida riservatagli in quella occasione. Ma una ragione c'è. Le parole risultano più dirompenti, all'apparenza, di tanta musica la cui carica rivoluzionaria, difficilmente si individua in un paese di analfabeti musicali, come indusse a pensare, tanto per fare un esempio fra i più lampanti, ai suoi tempi la musica di Sciostakovic che, alle orecchie dei sovietici, fece più sconquassi dei cannoni e dei fucili.
Non fu abbastanza rivoluzionaria anche la musica di sia Mozart che di Beethoven, ai quali in questi giorni molti hanno fatto riferimento osannando il compositore Morricone? Sì che lo fu, ma in ambedue i casi occorreva essere in possesso delle chiavi di lettura per venirne a capo, e molti non ne erano in possesso.
Ora, bando a chiacchiere ed a sofisticati 'distinguo', gioiamo tutti con Ennio.
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giovedì 5 dicembre 2013
I quattro, senza arte nè parte, che la bontà di Napolitano ha elevato a senatori
Un gruppo di premi nobel in vari campi, come Gasparri ( nobel dell'Umorismo) Casellati ( Nobel per materie giuridiche), Malan ( nobel per l'invensione del sistema per agitare le acque), e Bondi ( nobel per la poesia, tolto a Dario Fo e attrribuito a Bondi, perchè alla fine s'è scoperto che Fo non se lo meritava) s'è esposto in prima persona all'apprezzamento ed alla considerazione generale, per aver sollevato il problema dei quattro senatori a vita nominati da Napolitano nell'ultima infornata di qualche settimana fa. I Premi nobel hanno sostenuto che nessuno dei quattro sarebbe stato mai nominato senatore a vita se al Quirinale ci fosse stato una persona diversa da Napolitano, che per età ed acciacchi, non è più tanto capace di discernere chi merita e chi no. E dunque la nomina di quattro sconosciuti che fanno nome Rubbia, Abbado, Piano e Cattaneo, è da ascrivere prevalentemente alla bontà di Napolitano che, alla fine del suo mandato, s'è messo in testa di aiutare persone che nella vita non hanno combinato poi tanto, al fine di essere lui medesimo ricordato dai posteri, almeno per il suo buon cuore.
I nobel gli hanno rivolto un appello pressante per la revoca della nomina dei quattro, perchè i poveretti - come era prevedibile - sono andati ad ingrossare le fila dei parlamentari della medesima taglia intellettuale - cioè prossima allo zero- che hanno votato per la decadenza del grande evasore Berlusconi. Secondo i nobel il grande evasore doveva restare in parlamento per essere d'esempio: guardate come finisce uno che ha frodato il fisco: condannato a restare, egli furbissimo, fra i 'minus habentes' - intellettualmente, s'intende, non economicamente, perchè li paghiamo bene acciocchè non facciano danni fuori - che occupano buona parte parte dei banchi del parlamento. Tra parentesi, abbiamo usato il latino perchè non capiscano.
Nel drappello di nobel perchè questa volta mancava Brunetta, premiato per le sue indimenticabili ricerche in materia economica? No, anche lui, sì è fatto sentire negli stessi giorni, anche se fuori dal gruppo, per una causa giusta; che, dal tono usato, sembra diventata ossessiva: quanto guadagna Floris. Brunetta, nobel per l'economia, intendendo difendere la RAI si domanda: perchè ad un certo punto Floris, interno alla RAI, s'è fatto fare un contratto, naturalmente molto molto più remunerativo, da esterno, ma con la clausola che qualora dovesse finire, la Rai se lo riprende dentro ? Come dar torto a Brunetta? Lui non ne sbaglia una, altrimenti come mai gli avrebbero da tempo dato il Nobel?
Brunetta ha sempre ragione. E il nobel se l'è meritato, più di quanto non si siano meritati l'elezione a senatori a vita i quattro poveracci.
I nobel gli hanno rivolto un appello pressante per la revoca della nomina dei quattro, perchè i poveretti - come era prevedibile - sono andati ad ingrossare le fila dei parlamentari della medesima taglia intellettuale - cioè prossima allo zero- che hanno votato per la decadenza del grande evasore Berlusconi. Secondo i nobel il grande evasore doveva restare in parlamento per essere d'esempio: guardate come finisce uno che ha frodato il fisco: condannato a restare, egli furbissimo, fra i 'minus habentes' - intellettualmente, s'intende, non economicamente, perchè li paghiamo bene acciocchè non facciano danni fuori - che occupano buona parte parte dei banchi del parlamento. Tra parentesi, abbiamo usato il latino perchè non capiscano.
Nel drappello di nobel perchè questa volta mancava Brunetta, premiato per le sue indimenticabili ricerche in materia economica? No, anche lui, sì è fatto sentire negli stessi giorni, anche se fuori dal gruppo, per una causa giusta; che, dal tono usato, sembra diventata ossessiva: quanto guadagna Floris. Brunetta, nobel per l'economia, intendendo difendere la RAI si domanda: perchè ad un certo punto Floris, interno alla RAI, s'è fatto fare un contratto, naturalmente molto molto più remunerativo, da esterno, ma con la clausola che qualora dovesse finire, la Rai se lo riprende dentro ? Come dar torto a Brunetta? Lui non ne sbaglia una, altrimenti come mai gli avrebbero da tempo dato il Nobel?
Brunetta ha sempre ragione. E il nobel se l'è meritato, più di quanto non si siano meritati l'elezione a senatori a vita i quattro poveracci.
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