Al punto in cui siamo, molti parlamentari si dimostrano oltre che incoscienti, irresponsabili e profittatori, anche MASCALZONI. A scanso di equivoci, tutti questi appellativi che in altri momenti della nostra storia potevano riguardare parlamentari dell'intero arco costituzionale, dal comportamento poco consono al loro ruolo istituzionale, oggi riguardano soprattutto i parlamentari del partito del Cavaliere, i quali, per salvare il loro padrone, e lui solo, se ne fottono di gettare nella merda il paese intero. Loro una ragione per tale atteggiamento da mascalzoni ce l'hanno: senza il loro capo non esisterebbero, perchè non sono che pupazzi gonfiabili nei quali il cavaliere ha soffiato del gas per dare loro una qualche stabilità, momentanea. Una volta che il gas sarà uscito - e in queste settimane ne esce molto da quelle inutili bocche sempre aperte a sparare idiozie - si afflosceranno, anche quelli che, per aver il cavaliere soffiato tanto, li ha gonfiati al punto da farli sembrare dei palloni. Ma è possibile che per non fare andare in galera il cavaliere, che ha sbagliato - come hanno sentenziato tre diversi collegi giudicanti - il paese deve avere uno spread più alto, non può aspirare al taglio dell'IVA e della seconda rata dell'IMU ecc.. ecc... I pupazzi gonfiati finchè hanno gas, stanno tranquilli, mentre il paese, gas o non gas, è , scusate il bisticcio, alla canna del gas. Non possiamo pagare tutti per uno che oltretutto, sebbene buon imprenditore, si è arricchito per gli infiniti favori che ha ricevuto prima dalla politica e poi autoattribuendoseli, in questi vent'anni in cui di leggi in proprio favore il cavaliere ne ha fatte approvare tante, anche quando era all'opposizione. Ora basta. Ascoltare Bondi, Santanchè, Brunetta, Schifani, Gasparri e seguito viene voglia veramente di scendere in piazza, non agli ordini di Bondi, ma di chi finalmente vuole liberarsi di Berlusconi e dei suoi servi. perchè è vero: quando abbiamo dovuto salvare la Costa Concordia siamo andati a cercarci i migliori uomini, mentre per governare il nostro paese- che è un compito ben più difficile e lungo- ci affidiamo a degli
incoscienti, irresponsabili, profittatori e mascalzoni.
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sabato 28 settembre 2013
sabato 10 agosto 2013
E li chiamano diritti. Diritti acquisiti e diritti negati. Consulta delle iniquità
Diritti acquisiti, negati, calpestati, riconosciuti,ignorati. I diritti sono in queste settimane sulla bocca di tutti, per il fatto che la Consulta, intenta e difendere l'equità - Carta costituzionale alla mano - ha dichiarato incostituzionale il prelievo del 15% sulle pensioni cosiddette d'oro, partendo da quelle superiori a 90.000 Euro. La Consulta ha dichiarato testualmente: "No c... se il Governo intende fare tale prelievo forzoso, deve farlo a tutti", e poi i diritti acquisiti non si toccano dunque l'Inps restituisca a quei poveri cristi le somme trattenute, e l'INPS, con la celerità che gli riconosciamo tutti quando deve restituire l'ha fatto nel giro di un paio di mesi dopo la pronuncia della Consulta. Tutti commentano la sentenza, e colo i quali rientrano nei beneficiari della cosiddette pensioni d'oro commentano ed applaudono la sentenza.
Senonchè qualche settimana dopo, dietro richiesta della parlamentare Bergamini, la fedele segretaria di Berlusconi, si viene a sapere che pensionati d'oro in Italia ve ne sono e tanti, quasi 200.000, qualcuno prende di pensione 90.000 Euro al mese, e si continua a ripetere che 'i diritti acquisiti non si toccano'. Si viene a sapere anche che tutti questi poveri pensionati costano ogni anno all'INPS la bellezza di 13.000.000.000 ( tredicimiliardi !!!!) di Euro. Avete capito bene, basterebbe un bel prelievo su quelle pensioni che nessuno si merita in base ai contributi verasti, per risolvere i problemi sia dell'IMU che dell'IVA. Quelle pensioni sono il frutto di autentiche ruberie: ottenute tenendo conto dell'ultimo stipendio che era magari il frutto di una promozione economica, in procinto di godersi la pensione . Loro fanno notare che, ad esempio anche gli insegnanti, come siamo noi, andavano in pensione con il sistema retributivo, fino all'altro ieri. Già, è vero, ma gli insegnanti, tanto per fare un esempio, non hanno nessuna carriera economica. Vanno in pensione con l'ultimo stipendio; ma dopo 40 anni di contributi, il loro ultimo stipendio netto si aggira sui 2.000 Euro. ( Fra quei pensionati c'è anche chi prende una pensione di 50.000 Euro circa MENSILI, dall'età di 55 anni, come il dott. Gamberale, ex Telecom. Il quale dott. Gamberale, a infiniti altri come lui, vivrà certamente a lungo, e poi magari si risposerà con una giovane fanciulla, la quale ancora per una quarantina d'anni continuerà a godere di quel privilegio, frutto di autentica truffa allo Stato. Ecco quanto costano quelle pensioni sballate e rubate!
Ora è chiaro che la Consulta ha difeso l'iniquità in Italia: in un paese ridotto allo stremo, con pensioni che per la maggior parte non arrivano a 1.000 Euro, quei paperoni, che hanno rubato le loro pensioni, della crisi italiana possono effettivamente fottersene. Come del resto fanno. Anche il ministro Saccomanni ha parlato di equità a proposito dell'IMU; ha detto più o meno che non tassare la prima casa creerebbe 'iniquo'. Sì, perchè anche chi vive in un tugurio, ma di proprietà, non può non tirar fuori i soldi per ringraziare lo Stato del beneficio del tetto, per quanto sgangherato.
Vien da pensare seriamente che i giudici costituzionali, come del resto molti esponenti del Governo attuale parlino in certi casi senza riflettere. Ma la storia infinita delle ruberie di Stato non finisce qui. Si viene a sapere anche che le cosiddette autoblu, delle quali noi cittadini pensavamo di esserci liberati, sono invece ancora oggi, nonostante i tagli operati, assai numerose, al punto che costano ogni anno anno allo Stato oltre 1 miliardo di Euro.
Vogliamo continuare con l'elenco delle disuguaglianze inique, oppure, finalmente, profittando della crisi, mettere ordine, lasciando stare i diritti, perchè nel caso delle pensioni, i diritti c'entrano come il diavolo con l'aquasanta.?
Senonchè qualche settimana dopo, dietro richiesta della parlamentare Bergamini, la fedele segretaria di Berlusconi, si viene a sapere che pensionati d'oro in Italia ve ne sono e tanti, quasi 200.000, qualcuno prende di pensione 90.000 Euro al mese, e si continua a ripetere che 'i diritti acquisiti non si toccano'. Si viene a sapere anche che tutti questi poveri pensionati costano ogni anno all'INPS la bellezza di 13.000.000.000 ( tredicimiliardi !!!!) di Euro. Avete capito bene, basterebbe un bel prelievo su quelle pensioni che nessuno si merita in base ai contributi verasti, per risolvere i problemi sia dell'IMU che dell'IVA. Quelle pensioni sono il frutto di autentiche ruberie: ottenute tenendo conto dell'ultimo stipendio che era magari il frutto di una promozione economica, in procinto di godersi la pensione . Loro fanno notare che, ad esempio anche gli insegnanti, come siamo noi, andavano in pensione con il sistema retributivo, fino all'altro ieri. Già, è vero, ma gli insegnanti, tanto per fare un esempio, non hanno nessuna carriera economica. Vanno in pensione con l'ultimo stipendio; ma dopo 40 anni di contributi, il loro ultimo stipendio netto si aggira sui 2.000 Euro. ( Fra quei pensionati c'è anche chi prende una pensione di 50.000 Euro circa MENSILI, dall'età di 55 anni, come il dott. Gamberale, ex Telecom. Il quale dott. Gamberale, a infiniti altri come lui, vivrà certamente a lungo, e poi magari si risposerà con una giovane fanciulla, la quale ancora per una quarantina d'anni continuerà a godere di quel privilegio, frutto di autentica truffa allo Stato. Ecco quanto costano quelle pensioni sballate e rubate!
Ora è chiaro che la Consulta ha difeso l'iniquità in Italia: in un paese ridotto allo stremo, con pensioni che per la maggior parte non arrivano a 1.000 Euro, quei paperoni, che hanno rubato le loro pensioni, della crisi italiana possono effettivamente fottersene. Come del resto fanno. Anche il ministro Saccomanni ha parlato di equità a proposito dell'IMU; ha detto più o meno che non tassare la prima casa creerebbe 'iniquo'. Sì, perchè anche chi vive in un tugurio, ma di proprietà, non può non tirar fuori i soldi per ringraziare lo Stato del beneficio del tetto, per quanto sgangherato.
Vien da pensare seriamente che i giudici costituzionali, come del resto molti esponenti del Governo attuale parlino in certi casi senza riflettere. Ma la storia infinita delle ruberie di Stato non finisce qui. Si viene a sapere anche che le cosiddette autoblu, delle quali noi cittadini pensavamo di esserci liberati, sono invece ancora oggi, nonostante i tagli operati, assai numerose, al punto che costano ogni anno anno allo Stato oltre 1 miliardo di Euro.
Vogliamo continuare con l'elenco delle disuguaglianze inique, oppure, finalmente, profittando della crisi, mettere ordine, lasciando stare i diritti, perchè nel caso delle pensioni, i diritti c'entrano come il diavolo con l'aquasanta.?
sabato 13 luglio 2013
quando si crede più nel gadget che nella stampa
Ora gli editori se la prendono con il governo per via di quella norma secondo la quale gli allegati a giornali di ogni genere e periodicità - parliamo soprattutto di CD e DVD, ma il discorso varrebbe per qualunque altro gadget che va in edicola impacchettato nei giornali - non avrebbe più l'Iva agevolata al 4% bensì l'Iva regolare, e cioè al 21%. Gli editori e distributori si fingono interessati alle sorti delle edicole che, secondo le statistiche, in un anno avrebbero tirato giù le saracinesche in almeno 5000. Se togliete alle edicole tutti quei gadget che costituiscono il 35% circa delle loro entrate - così argomentano - sarebbe la fine per la distribuzione dei giornali e per i punti vendita. E, di conseguenza, anche la vendita dei giornali, oggi fra le più basse in Europa, calerebbe ancora.
Quando si cominciò a parlare dell'innalzamento dell'IVA, si disse che il Governo avrebbe esentato da tale tassa tutti i prodotti audiovisivi che accompagnano testi per uso scolastico, o di formazione in generale.Questo codicillo è scomparso per cui dalla nuova mannaia dell'aumento dell'IVA non si salva nessuno, neanche ciò che sarebbe sacrosanto salvare.
Il problema della vendita dei giornali non ci riguarda da vicino, mentre ci riguarda l'innalzamento dell'IVA su quei prodotti che, in certi periodi dell'anno, in autunno, alla ripresa delle scuole, invadono le edicole. E ci riguarda da sempre, perché siamo stati sempre convinti che sui CD o DVD, ad esempio, dovesse essere applicata l'IVA ridotta del 4%, come sui libri. Invece, dal nostro Stato la lettura, meglio l'acquisto di un libro, considerato una sorta di punizione andava addolcita con l'IVA ridotta, mentre l'acquisto di un CD, che so di Mozart ma anche dei Beatles, considerati 'divertimento' e 'sollazzo' andavano tassati, perché il piacere non arrivasse quasi gratis. La, sottintesa, concezione ad un simile ragionamento non merita ovviamente commenti.
Senonché in un'epoca di grave crisi del mercato discografico le case produttrici hanno pensato di chiedere aiuto ai giornali, per vendere i loro prodotti con un'IVA praticamente inesistente, al confronto di quella con cui vendevano i loro prodotti, nei punti vendita normali. Per fare un esempio, su un CD che viene venduto a 20,00 Euro circa, l'IVA regolare grava per 4,00 Euro ( per un quinto del suo prezzo), l'IVA ridotta invece per 0,80 Euro. La differenza c'è e si vede. In quel tempo,anni Ottanta, le case discografiche invasero le edicole , per anni, con i loro prodotti audiovideo, allegati a prodotti editoriali veri o falsi. Quante volte abbiamo visto un cartoncino con il nome della testata, quattro pagine con i testi che solitamente accompagnavano un cofanetto di CD e l'imbroglio era fatto. Questo giochetto l'hanno praticato per anni ed anni anche grandi major, alle quali avremmo voluto chiedere: perché un vostro prodotto deve costare diversamente, a seconda che l'acquistiamo in negozio o in edicola? Poi un giorno il mercato, così gonfiato, attraverso l'éscamotage delle finte riviste di musica, nuovamente si saturò, ed allora entrarono in campo i grandi quotidiani e settimanali che cominciarono ad allegare CD e DVD a rotto di collo - ci dicono che le 'Lezioni di musica',vendute recentemente da La repubblica, ma realizzate con l'apporto dell'incompetente Augias - abbiano raggiunto record di vendite. Nel frattempo i punti vendita normali avevano chiuso i battenti e la crisi si abbatteva anche sulle edicole.
E veniamo ad oggi. Gli edicolanti lamentano vendite basse e, senza i gadget che sono ormai sempre più frequenti nella speranza di attirare lettori, le entrate diminuirebbero ancora. E, così, un nuovo problema si aggiungerebbe a quello della scarsa lettura e dello scarsissimo acquisto di giornali. Il problema, perciò, esiste. Non vogliamo nascondercelo. Permetteteci, però. Noi che facciamo i giornalisti e non i discografici, le riviste gradiremmo che venissero acquistate non per i gadget, ma per quello che vi si scrive.
Quando si cominciò a parlare dell'innalzamento dell'IVA, si disse che il Governo avrebbe esentato da tale tassa tutti i prodotti audiovisivi che accompagnano testi per uso scolastico, o di formazione in generale.Questo codicillo è scomparso per cui dalla nuova mannaia dell'aumento dell'IVA non si salva nessuno, neanche ciò che sarebbe sacrosanto salvare.
Il problema della vendita dei giornali non ci riguarda da vicino, mentre ci riguarda l'innalzamento dell'IVA su quei prodotti che, in certi periodi dell'anno, in autunno, alla ripresa delle scuole, invadono le edicole. E ci riguarda da sempre, perché siamo stati sempre convinti che sui CD o DVD, ad esempio, dovesse essere applicata l'IVA ridotta del 4%, come sui libri. Invece, dal nostro Stato la lettura, meglio l'acquisto di un libro, considerato una sorta di punizione andava addolcita con l'IVA ridotta, mentre l'acquisto di un CD, che so di Mozart ma anche dei Beatles, considerati 'divertimento' e 'sollazzo' andavano tassati, perché il piacere non arrivasse quasi gratis. La, sottintesa, concezione ad un simile ragionamento non merita ovviamente commenti.
Senonché in un'epoca di grave crisi del mercato discografico le case produttrici hanno pensato di chiedere aiuto ai giornali, per vendere i loro prodotti con un'IVA praticamente inesistente, al confronto di quella con cui vendevano i loro prodotti, nei punti vendita normali. Per fare un esempio, su un CD che viene venduto a 20,00 Euro circa, l'IVA regolare grava per 4,00 Euro ( per un quinto del suo prezzo), l'IVA ridotta invece per 0,80 Euro. La differenza c'è e si vede. In quel tempo,anni Ottanta, le case discografiche invasero le edicole , per anni, con i loro prodotti audiovideo, allegati a prodotti editoriali veri o falsi. Quante volte abbiamo visto un cartoncino con il nome della testata, quattro pagine con i testi che solitamente accompagnavano un cofanetto di CD e l'imbroglio era fatto. Questo giochetto l'hanno praticato per anni ed anni anche grandi major, alle quali avremmo voluto chiedere: perché un vostro prodotto deve costare diversamente, a seconda che l'acquistiamo in negozio o in edicola? Poi un giorno il mercato, così gonfiato, attraverso l'éscamotage delle finte riviste di musica, nuovamente si saturò, ed allora entrarono in campo i grandi quotidiani e settimanali che cominciarono ad allegare CD e DVD a rotto di collo - ci dicono che le 'Lezioni di musica',vendute recentemente da La repubblica, ma realizzate con l'apporto dell'incompetente Augias - abbiano raggiunto record di vendite. Nel frattempo i punti vendita normali avevano chiuso i battenti e la crisi si abbatteva anche sulle edicole.
E veniamo ad oggi. Gli edicolanti lamentano vendite basse e, senza i gadget che sono ormai sempre più frequenti nella speranza di attirare lettori, le entrate diminuirebbero ancora. E, così, un nuovo problema si aggiungerebbe a quello della scarsa lettura e dello scarsissimo acquisto di giornali. Il problema, perciò, esiste. Non vogliamo nascondercelo. Permetteteci, però. Noi che facciamo i giornalisti e non i discografici, le riviste gradiremmo che venissero acquistate non per i gadget, ma per quello che vi si scrive.
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