giovedì 21 ottobre 2021

Draghi sprona gli altri leaders europei al Consiglio d'Europa in svolgimento a Bruxelles ( da Corriere della Sera, di Francesca Basso)

 Bisogna intervenire al più presto per limitare gli aumenti del prezzo dell’energia, per preservare la ripresa e salvaguardare la transizione ecologica». Il premier Mario Draghi al Consiglio europeo ha spronato i leader Ue e la Commissione ad essere più ambiziosi e ad accelerare sui prossimi passi. La discussione sull’aumento dei prezzi dell’energia, che sta preoccupando per le sue implicazioni la maggior parte degli Stati Ue, è durata più del previsto, circa quattro ore e mezza. A tarda sera i leader non erano ancora riusciti a concordare una conclusione (bloccata dalla Repubblica Ceca). 

 

La discussione sul rispetto dello Stato di diritto in Polonia è stato il terzo punto dopo energia e Covid. Prima dell’inizio della riunione la cancelliera Angela Merkel, che è al suo ultimo vertice (ne ha seguiti ben 107), il presidente francese Emmanuel Macron e il premier spagnolo Pedro Sánchez hanno incontrato separatamente il premier polacco Mateusz Morawiecki. Lo sforzo è stato quello di mediare e di abbassare il livello di tensione in cerca di una soluzione, fermo restando che l’indipendenza della magistratura «non è negoziabile», come hanno detto il premier olandese Mark Rutte e nel suo messaggio il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli. Merkel prima dell’inizio ha spiegato che «lo Stato di diritto è una componente chiave dell’Ue, ma dobbiamo trovare il modo di riavvicinarci ancora, perché un diluvio di cause in Corte di Giustizia non è la soluzione». Il dibattito sulla Polonia, aperto dal premier Morawiecki, si è svolto in un clima «sereno», secondo una fonte europea, e i leader Ue sostenendo la linea del dialogo hanno chiesto alla Commissione di usare i meccanismi previsti dai Trattati ed esistenti per far rispettare lo Stato di diritto. 

 Sull’energia gli interessi in gioco sono molti e cambiano da Paese a Paese. A fare la differenza è  l’insieme delle fonti energetiche utilizzate da uno Stato per soddisfare i propri bisogni, una scelta che è nazionale e che non dipende dalla Commissione. Ma da Bruxelles dipende cosa rientra nella tassonomia verde, cioè quali tipi di fonti potranno essere ritenute «green», un’etichetta importante nel momento in cui la maggior parte degli investitori ha deciso di finanziare solo progetti verdi e sostenibili. Per questo la Francia con altri Paesi sta battagliando perché l’energia nucleare rientri nella tassonomia, mentre altri come la Germania difendono il gas. Mentre i Paesi dell’Est vorrebbero approfittare della crisi energetica per ridimensionare il pacchetto «Fit to 55».

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