mercoledì 13 ottobre 2021

La 'NUOVA ITALIA MUSICALE' CHE MOLTI FINGONO DI IGNORARE E , DI FATTO, DISPREZZANO

 Ascoltavo l'alto giorno, girando in macchina per questa città infernale che è Roma, un concerto diretto da Gianluca Capuano alla Fenice di Venezia, con i complessi del teatro. In programma un Concerto grosso, anzi il più celebre, 'scritto per la notte di Natale' di Corelli e lo Stabat di Pergolesi. 

Neutralizzato il suono fastidioso della voce del presentatore, mi è venuto in mente che Gianluca Capuano lo invitai io, nel 2004, a Città di Castello per il Festival delle Nazioni che ebbi il piacere di dirigere, per fargli eseguire con i suoi 'Madrigalisti Ambrosiani, ben due famosi oratori di Carissimi. 

E mi è venuto in mente che quella edizione del festival  la dedicai interamente, senza tentennamenti e con profonda convinzione alla nuova generazione di musicisti italiani, tutti di valore -  ve n'erano e ce ne sono tuttora - dei quali ancora oggi molti direttori artistici fingono di ignorare l'esistenza, preferendo rivolgersi a musicisti stranieri, chissà per quali ragioni...

Per prima cosa voglio elencare semplicemente tutti i musicisti che invitai a Castello e che fecero dire ad un agente noto e potente come Barrett Wissman (IMG Artists): come hanno fatto a Castello a mettere insieme tanti musicisti di valore e chissà quanto saranno costati. Dove l'avranno presi i soldi?

Prima li elenco, in ordine di apparizione nel programma, e poi spiego come si fa  un festival senza scialaquare, ma ottenendo il meglio.

Festival delle Nazioni. Città di Castello, 21 agosto-5 settembre

Orchestra a plettro 'Claudio e Mauro Terroni', Dorina Frati, Solisti e Coro sinfonico di Milano 'Giuseppe Verdi', Romano Gandolfi, Giorgio Carnini, Andrea Baggioli, I Sonatori della Gioiosa Marca, Quartetto d'archi  dell'Orchestra Sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi' ( vedi sotto), Paul Badura-Skoda, Ensemble vocale e strumentale ' I Madrigalisti Ambrosiani, Gianluca Capuano, Mariangela Vacatello, Ensemble delle Nazioni ( Alessandro Carbonare, Paolo Pollastri, Alessio Allegrini, Francesco Bossone), Quartetto d'archi dell'orchestra sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi' (Luca Santaniello, Orges Caku, Adriana Tataru, Gabriele Zanetti), Card. Ersilio Tonini, Ensemble della Nazioni ( Carlo Chiarappa, Enrico Dindo, Riccardo Risaliti), Alessandro Falco, Monica Cattarossi, Orchestra Sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi, Massimo Quarta, Compagnia di danza 'Aldes', Roberto Castello, Orchestra e Coro Studio di musica antica  'Antonio il Verso', Gabriel Garrido, Lucio Gallo, Erik Battaglia, Piera Degli Esposti, Emanuele Arciuli, Ensemble dell'Orchesrta Sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi', Roberto Polastri, Salvatore Sciarrino ( prima assoluta, commissione del festival), Orchestra Sinfonica di Milano 'Giuseppe Verdi', Roberto Abbado.

Antonio Lubrano, consulente per la divulgazione.

Mostra' I colori della musica'. Enrico Prampolini al Teatro dell'Opera di Roma ( 1931-1953) a cura di Maurizio Calvesi.

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Aveva ragione Wissman a meravigliarsi di come un festival dalla storia antica ma 'piccolo' ed anche poco esposto, potesse competere per qualità e presenze di artisti con il suo di Cortona, dove faceva sbarcare, per farli meglio conoscere, i suoi rappresentati allo scopo di 'imporli' in Italia.

 Con quale budget si armò un festival di così alta qualità? 200.000 Euro circa, un  terzo o poco più dei quali servì per l'Orchestra sinfonica  e Coro di Milano 'Giuseppe Verdi' nelle sue molteplici declinazioni: sinfonica, corale, cameristica, quartettistica, che in quella edizione  ebbe il ruolo di 'Orchestra residente'  e lo avrebbe avuto anche nelle edizioni successive, se non fossi andato via dopo una sola edizione, sostituito da Sisillo - che è lì da oltre quindici anni - che ha ripreso  il tran tran precedente delle nazioni 'ospiti'  i cui musicisti - lo si capisce facilmente, leggendo ogni anno il programma -  sono indicati, suggeriti, quando non imposti dai vari paesi invitati.

 Per evitare la routine inutile che si perpetuava da troppi anni a Castello e che poi è ripresa dopo quell'edizione, volli far ascoltare la 'grande' musica italiana, eseguita dai migliori musicisti, sempre italiani,  delle nuove generazioni che ancora oggi molti direttori artistici, temiamo per interessi  talvolta inconfessabili, fingono di ignorare.

Scelsi repertorio e una volta scelto il repertorio, scelsi anche i musicisti più idonei ad eseguirlo.

 Wissman era interessato a sapere come riuscii a realizzare un festival di così alta qualità - a proposito  la giuria di critici del Premio Abbiati quell'annosi misero i tappi alle orecchie per non ascoltare o si presero una vacanza lontano dall'Italia per non vedere?-  e con mezzi  diciamo giusti, facendo attenzione ad ogni spesa naturalmente. Glielo spiegai.

La ragione era semplicissima. Fino a qual momento e per un quarto di secolo avevo fatto il critico musicale, lavoro che mi aveva permesso di entrare in contatto o venire semplicemente  a  conoscenza di molti musicisti. Ad essi chiesi per quella mia prima esperienza da direttore artistico la cortesia di venirmi incontro  sui rispettivi cachets, la qual cosa - devo ammetterlo e per questo li ringraziai - essi fecero senza eccezioni, ripagati anche dall'essere presenti in un programma di grande prestigio. Al punto da spingere più di un musicista italiano, con carriera alle spalle, a chiedermi di partecipare nelle edizioni successive.

Perché questo lungo autopanegirico - ne sono consapevole. Semplicemente per dire a quanti, pur continuando a fare i critici musicali, si buttano contemporaneamente e a lungo in esperienze di direzione artistica, ben sapendo qualunque favore ricevuto - impossibile non domandarli e riceverli - un giorno a l'altro deve contraccambiarli. E perciò  sarà impresa difficile continuare a fare il critico musicale come si conviene. Nessuna coscienza professionale glielo garantirà.

 Io vado predicando da sempre che le due professioni: critico musicale e direttore artistico, specie se protratti nel tempo, sono incompatibili. E forse, tutto sommato, fu per me una fortuna uscire da Castello, dopo una sola esperienza, per non incorrere nella medesima accusa di incompatibilità che rivolgo senza sconti per nessuno a tanti colleghi che  usano la critica musicale come trampolino per fare altro, divenendo così poco credibili  nell'uno e nell'altro lavoro.

 E qui la finisco. E chiedo scusa per lo sfogo che è dettato solo dall'età e dalla inclinazione a fare quello che ho fatto per tutta la mia vita professionale: insegnare.


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