Visualizzazione post con etichetta Corbani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Corbani. Mostra tutti i post

sabato 23 luglio 2016

Luigi Corbani e la vittoriosa 'eresia' dell' Orchestra sinfonica e coro 'Giuseppe Verdi' di Milano

Luigi Corbani, lo abbiamo scritto nei giorni scorsi, lascia, dopo 21 anni, la direzione generale de  l'Orchestra Verdi che egli ha fondato con Vladimir Delman e tenuto in piedi nonostante le mille difficoltà di tutti questi anni, fra le quali la principale,  imputabile al Ministero della cultura, che ha aspettato oltre due decenni, prima di riconoscerne il merito ed includerla fra le cosiddette ICO. Corbani, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano 'Italia oggi', s'è tolto dalle scarpe più di un sassolino, raccontando come quella 'eresia' di orchestra di giovani è stata finalmente riconosciuta e santificata.
 Assieme a Corbani ci sentiamo di vantare qualche piccolo, forse minimo merito  nella lunga travagliata storia della sopravvivenza della Orchestra Verdi. Noi la invitammo, qual orchestra 'RESIDENTE'  al Festival della Nazioni  di Città di Castello quando unica volta, nel 2004, avemmo la responsabilità della direzione artistica. E tale collaborazione 'di residenza' sarebbe continuata anche negli anni a venire se quattro notabili ( de che?)  che facevano il buono e cattivo tempo nel festival  di Castello, non ci avessero costretti ad abbandonare l'impresa, per lasciare loro campo libero( e sono ancora lì). Per noi, come anche per i giovani musicisti della Verdi, crediamo che quella esperienza  sia rimasta nel cuore. Il festival si aprì con una commovente ed intensa 'Petite messe' rossiniana diretta da Romano Gandolfi e si concluse non uno straordinario concerto sinfonico diretto da Roberto Abbado che ne assunse, generosamente, la responsabilità dopo che, con maniera che non abbiamo mai nè condiviso nè potuto giustificare in alcun modo, Chailly si chiamò fuori, già allora in conflitto con Corbani.

Dunque, tornando a Corbani, l'Orchestra che oggi riceve soltanto il 26% delle sue entrate dal finanziamento pubblico, contro la maggioranza delle istituzioni finanziate che ne ricevano il 35% o addirittura il 42% , è non solo sopravvissuta superando le infinite difficoltà, ma oggi si porta a modello di altre consimili imprese.
I suoi orchestrali - che OGNI MESE RICEVONO la BUSTA PAGA, val la pena rammentarlo mentre da altre parti si invoca la stagionalità, anzi l' intermittenza e l' instabilità del lavoro nello spettacolo dal vivo - costano mediamente 35.000 Euro annui, mentre un orchestrale di Santa Cecilia ne costa 72.000, più del doppio.  Vorrà dire qualcosa che non è un fatto di qualità, come si potrebbe supporre.
La programmazione della Verdi non conosce confini nè soste e non lamenta mancanza di pubblico, a differenza di ciò che fanno molte altre istituzioni, fra le quali una, addirittura, resterà chiusa per due mesi l'anno per  risalire la china del malaffare e della pessima amministrazione, e salvarsi dal fallimento: l'Arena di Verona.

Corbani non manca di accennare alle traversie con il Ministero - ne sono passati 13 di ministri  al Collegio romano, nei vent'anni di esistenza ed attività della Verdi- con il quale solo l'anno scorso le cose sembrano, almeno giuridicamente, appianate, con l'inclusione, per decreto di Franceschini- nonostante l'avversione di Nastasi, chiarissima - nelle ICO. Non del tutto ancora  equiparata per i finanziamenti ad altre - magari all' Orchestra 'del premier' - cioè  a quella 'Toscana' che riceve a a fronte di un decimo di attività e di   un organico più ridotto della Verdi - un finanziamento tre o quattro volte superiore. Corbani non ha paura a denunciare tale ulteriore vergogna. Anche noi nel nostro piccolo l'abbiamo fatto tante volte. Ma si sa in Italia chi comanda ha la faccia come il c...
Auguri alla Verdi, e grazie a Corbani.

domenica 16 agosto 2015

Il Pasticcio dell' Orchestra 'Giuseppe Verdi' di MIlano. C'entra Salvo Nastasi, il brillante dirigente del Ministero?

Quando abbiamo letto l'importo del contributo per il 2015 destinato dal FUS all'Orchestra e Coro Giuseppe Verdi di Milano, siamo saltati sulla sedia: poco più di un milione di Euro, a fronte di contributi assegnati ad altre istituzioni - nessuna paragonabile  all'Orchestra milanese - del doppio superiori. Ma su questo abbiamo già scritto giorni fa.
Poi abbiamo guardato con attenzione il decreto ministeriale - contro il quale il mondo musicale è in rivolta, in Parlamento sono state presentate interpellanze, diverse associazioni hanno scritto una dura lettera a Franceschini per chiedergli di ritirarlo - ed abbiamo scoperto che la categoria entro la quale è presente la Verdi, con l'annotazione del contributo, è quella dei 'COMPLESSI STRUMENTALI' accanto ai Solisti veneti e I Solisti aquilani ecc...
 Un passo avanti,  se pur vergognoso, perchè negli anni passati la Verdi rientrava nella categoria 'ATTIVITA' CONCERTISTICHE', paragonata ad una qualunque associazione che ospita concerti non avendo complessi propri. La Verdi è un'orchestra sinfonica, un coro, un'orchestra barocca ed un'orchestra di ragazzi. Ha un suo auditorium, fa oltre duecento cinquanta concerti a stagione, è l'orchestra che da sola ha un pubblico pari a quello di tutte le orchestre stabili italiane ( le cosiddette ICO) - fra le quali l'Orchestra Verdi per il brillante ex direttore del legislativo del Ministero- sempre lui , Nastasi - non POTEVA RIENTRARE.
La Verdi si procura entrate molto superiori a quelle di qualunque altra orchestra italiana, ed in percentuale, in rapporto al contributo FUS, anche superiore a quelle di Santa Cecilia, per non dire di tutte le Fondazioni liriche. E pure per il brillante ex direttore del legislativo  del Ministero - sempre lui Nastasi- la Verdi non poteva esser ammessa fra le Orchestre stabili. La Verdi, infine, è prima nell'elenco delle donazioni dei cittadini del 5x1000,  e ciò sta ad indicare l'affezione del mondo musicale per l'Orchestra milanese. Ma il brillante direttore generale da quell'orecchio non ci sente. Conosciamo a fondo i problemi ai quali lui, NASTASI, HA FATTO ATTACCARE I VARI MINISTRI, IGNORANTI IN MATERIA, PER NON CONCEDERE ALLA VERDI CIO' CHE LE SPETTAVA DI DIRITTO E SI ERA GUADAGNATO.
 Da quando oltre vent'anni fa è sorta la Verdi, sono passati dodici ministri, per molti di essi il superconsigliere è stato Salvo Nastasi - sempre lui - senza che mai il caso della orchestra milanese più blasonata fra tutte le orchestra italiane, venisse affrontato e risolto. Lo prese a cuore Rutelli, ma evidentemente mal consigliato da Salvo Nastasi - sempre lui - il caso non fu risolto, ogni anno Corbani che delL'orchestra milanese fu fra i fondatori e ne è tuttora l'anima, è tornato alla carica segnalando la anomalia della verdi, ma nulla accadeva al ministero, ove i ministri ascoltavano ciò che diceva loro Salvo Nastasi. Capite allora, perchè esultiamo  ore che ce lo siamo tolto dalle balle?
 Non senza aver prima segnalato l'ultima scorrettezza dell'integerrimo direttore, per fortuna 'ex' da poche ore, Salvo Nastasi.
 Nei decreti da lui firmati per le assegnazioni dei contributi , lo abbiamo detto, ha messo la Verdi fra i 'complessi strumentali' quasi fosse una orchestrina. Neanche questo sa e capisce l'ex direttore generale.
 Ma, guarda caso,  l'ha fatto anche contro l'evidenza della inclusione della Verdi fra le ICO, avvenuta con decreto del ministro Franceschini in data 1 aprile 2015. Verso la quale decisione, egli evidentemente ha voluto dimostrare pubblicamente la sua non condivisione, con lo stesso scarso senso istituzionale che in tutti questi anni l'ha portato a distruggere, novello Attila, la musica in Italia.

martedì 28 aprile 2015

Dal ministero di Franceschini e Nastasi buone e cattive notizie. Purchia, Girondini, Grossi,Orchestra Verdi di Milano

Cominciamo dalle notizie  cattive, così ce le leviamo subito di torno. Nastasi l'ha avuta vinta al San Carlo dove ha fatto confermare dal suo ubbidiente ministro, Rosanna Purchia come sovrintendente, nonostante che la sua riconferma fosse stata avversata pubblicamente dal sindaco di Napoli, presidente della Fondazione San carlo. Nastasi l'ha sostenuta e l'ha confermata. E questa è una notizia non cattiva , ma cattivissima.
 Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica  sui giornali -  la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte,  è stata avallata, ratificata da Franceschini.
 All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
 Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
 Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
 La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti  questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione  e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
 In questo caso Franceschini ha mostrato di  potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
 Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.

sabato 7 marzo 2015

Caro Chailly,ci spieghi due cosette

Ieri Riccardo Chailly, sul 'Sette' del Corriere della Sera, ha fatto i suo discorso dell corona, nel corso del quale ha spiegato che cosa intende fare, d'accordo con il gran ciambellano Pereira, alla Scala nei prossimi anni. Ci ha detto che prima di tutto la Scala deve tornare ad essere un punto d'arrivo  per i grandi artisti, e costituire per loro la più importante vetrina mondiale, che  i numi tutelari della Scala saranno Verdi e Puccini, e poi anche Rossini e Donizetti, ma anche Bellini - insomma i grandissimi italiani - con una evidente stoccata alla gestione Lissner-Barenboim, e che inaugurerà la prossima stagione con 'Giovanna d'Arco' di Verdi.  Ha detto poi che vuole immissione di sangue giovane nelle vene della sua orchestra e poi ha annunciato progetti internazionali. Tutto bne quel che cominci bene, poi si vedrà all'atto pratico.
 ma due cose semplici vorremmo che Chailly ce le spiegasse, è l'unico che può farlo con cognizione di causa.
Innanzitutto perchè Abbado non ha mai diretto, nè voluto dirigere Puccini, che Chailly dice essere stimato, anzi temuto dallo stesso Mahler, autore preferito di Abbado. Chailly, che  dice di aver sempre frequentato Abbado, sa della  sua avversione a Puccini e ne conosce anche le ragioni. Perchè non ce le spiega?
 E poi, anche se si tratta di una storia più delicata, vorremmo che ci spiegasse le ragioni della sua uscita dalla Verdi, una decina di anni fa, in modo non proprio onorevole. Noi, involontariamente, fummo testimoni, senza conoscerne bene le ragioni, di quella uscita traumatica, perchè proprio negli ultimi mesi di sua permanenza a Milano, invitammo - era il 2004 - l'Orchestra Verdi e lui naturalmente al 'Festival delle nazioni' di Città di Castello. L'Orchestra accettò e con l'orchestra anche Chailly, a detta di Corbani, nostro più diretto referente, poi alla fine lui dette buca. La cosa non ci piacque affatto, e non piacque nè a Corbani e neanche al grande direttore Romano Gandolfi ( del quale raccogliemmo le confidenze non proprio lusinghiere sia nei confronti di Corbani che di Chailly).  E noi  la ritenemmo comunque uno sgarbo anche nei nostri riguardi. Per fortuna il nostro caro amico  e ottimo direttore Roberto Abbado accolse l'invito ed accompagnò l'Orchestra a Città di Castello, in un memorabile concerto.
 Ci piacerebbe che Chailly ci spiegasse, senza attendere una nuova intervista ad un giornale nazionale,  la sua uscita dalla Verdi, e appena possibile anche l'odio, quanto meno il disinteresse ,  non possiamo penare al disprezo- di Abbado per Puccini

martedì 6 gennaio 2015

Corbani sulle virtù e sui diritti conseguenti dell'Orchestra Verdi di Milano. Franceschini e Nastasi sveglia!

In una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera che  qualche settimana fa aveva già ospitato un articolo di Paolo Isotta a sostegno della campagna di solidarietà per la bella orchestra milanese che versa ancora in una ingiusta situazione per colpa del ministero di Franceschini ('mezzo disastro') e, soprattutto, di Nastasi (grande e grosso),  Luigi Corbani che  dagli esordi regge le sorti della Verdi lancia l'ennesimo grido di denuncia nei confronti di chi, a cominciare dal Ministro - che pure in questi giorni ha assicurato che risolverà il problema non alla maniera di Rutelli che, molti anni fa, dopo rassicurazioni se ne è fottuto - ha lasciato insoluto il problema delle sovvenzioni all'orchestra.
 Corbani ricorda come il FUS venga  ingoiato per metà dalle Fondazioni lirico-sinfoniche del nostro paese, che Veltroni trasformò in fondazioni di diritto privato, seppure finanziate per la maggior parte dallo Stato e che  non sono ancora riuscite, salvo qualcheduna, a rendersi autonome, in parte, per le entrate, cercando sponsor, aumentando la produzione, tenendo alta la qualità e stimolando con varie iniziative il botteghino.
Quasi nessuna è riuscita a farlo, salvo rare eccezioni, mentre la Verdi ha improntato tutta la sua attività a questi sani principi di gestione, anche di un ente culturale. Ma nonostante questo agire virtuoso, nessun ministro, da vent'anni a questa parte, ha risolto il problema  delle sovvenzioni all'orchestra milanese, che si è dotata di un suo auditorium, che ha una produttività altissima e che , prima di ogni altra cosa, riscuote il favore e l'affetto di migliaia di cittadini, dei quali oltre centomila hanno sottoscritto l'appello al quale facevamo cenno sopra.
 Paolo Isotta in quel suo duro attacco all'insensibile ministero faceva cenno a realtà italiane che negli anni sono state bellamente foraggiate da Nastasi, toccando addirittura uno dei festival- e non solo quello - che fa capo ad una signora che è moglie del suo miglior amico. Con nome e cognome. Cristina Mangiavillani, sposata Muti. E il riferimento era al Festival di Ravenna.
 Ora Franceschini deve risolverlo questo problema, sconfessando e condannando l'assenza di fatto di Nastasi che, evidentemente, non ha avuto mai  a cuore le sorti della musica e di quella bella orchestra, quanto quella di festival ed istituzioni di amici degli amici e del posto di lavoro della sua mogliettina, Giulia Minoli, infilata in pianta stabile al Teatro San Carlo di Napoli  proprio da lui, come la cosa più naturale al mondo da parte di un direttore generale dello Spettacolo dal vivo del Ministero della cultura.
 Attendiamo una risposta concreta immediata e risolutiva da Franceschini.  Cosa fare lo sa anche lui, perchè è da quasi vent'anni che se ne parla e si propongono le soluzioni più idonee che riconoscono i meriti  ed i diritti conseguenti dell 'Orchestra milanese. La quale se  dovesse chiudere per l'assenza di fatto di 'mezzo disastro' e di 'grande e grosso', verrebbe da chiedersi che esiste a fare il Ministero che, in tempo di crisi, piange sempre miseria, mentre  trova i soldi per entrare nella fondazione del Festival del Cinema di Roma, sulla cui futura sorte non si hanno ancora idee chiare. Inventato da Veltroni sindaco,  ha come maggior 'azionista'  il Comune di Roma,  nella cui Commissione 'cultura' siede sullo scranno di presidente, la bella moglie del ministro, Michela De Biase. Il messaggio è chiaro!

venerdì 12 dicembre 2014

Ancora incerto il destino dell'Orchestra Verdi di Milano. E Nastasi cosa ha fatto in tutti questi anni? Era occupato in mille altre faccende poco musicali?

Quando abbiamo letto oggi l'articolo di Paolo Isotta sul 'Sette' del Corriere della Sera, siamo rimasti senza parola, perchè eravamo convinti che dopo tante battaglie e le  numerose medaglie guadagnate sul campo il caso dell'Orchestra Verdi di Milano - che poco fa ha celebrato  i primi vent'anni di esistenza laboriosa, meritoria e perciò gloriosa - fosse completamente risolto (Anche noi, nel piccolo, abbiamo fatto qualcosa per l'Orchestra Verdi, quando l'abbiamo invitata come 'orchestra residente' al Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'unico anno(2004) che ne curammo la direzione artistica, dopo la verdi l'attuale direzione ha preferito orchestre balcaniche o italiane balcanizzate).
 Il 'caso' consiste nell'assenza di riconoscimento del suo ruolo da parte dello Stato e, di conseguenza, nel mancato finanziamento della sua attività che per quantità e qualità ma anche per ricavi propri, si pone ai primi posti in Italia. Prima di qualsiasi Fondazione lirica - proporzionalmente - e di qualunque altra istituzione musicale del medesimo settore, le cosiddette ICO , cioè a dire le 'Istituzioni Concertistico orchestrali' (in parole povere le orchestre  che vanno ad aggiungersi a quelle delle fondazioni lirico -sinfoniche) che in Italia sono rimaste più o meno una dozzina. A Milano, ad esempio, c'e quella dei 'Pomeriggi musicali' la cui attività per nessun ragione è paragonabile a quella della Verdi, eppure la prima è finanziata in quanto orchestra, la seconda come fosse una modesta oscura associazione concertistica.
 E in questi anni, dacché il problema è emerso nella sua assurdità, il direttore Nastasi che fa circolari folli, come quella del divieto di esercitare la libera professione a musicisti  di orchestre;  che vuole cancellare dalla faccia dell'Italia le piccole associazioni musicali come anche i teatri d'essai e sperimentali - troppo piccoli perchè il grande e grosso direttore generale li tenga in carico al ministero; che premia teatri per la loro 'produzione' quando meriterebbero che gli venissero tagliati i fondi causa improduttività;  e festival che vengono sostenuti ancor prima che inizino solo perchè a capo vi sono ... non diciamo chi;  che si sostengono orchestre alcune ed altre no perchè una è di amici e l'altra no o molto meno ( il caso della Cherubini dell'amico Muti e della Mozart fondata dall'inviso Abbado), in tutti questi anni Nastasi non è riusci, perchè non l'ha voluto, risolvere il problema della Verdi.
Evidentemente gli sta sul gozzo, e nulla ha potuto neppure Corbani con tutto il suo potere, né la Milano che conta che nel frattempo ha dotato l'orchestra di un bell'auditorium frequentatissimo e molto amato dai milanesi ai quali se glielo togliessero, siamo convinti che farebbero la rivoluzione. A Nastasi non gli frega un bel nulla. Il guaio è che non gli frega nulla neanche a Franceschini il quale, come sottolinea  duramente Isotta, intende finanziare il Festival (o Festa; non cambia la solfa, tanto non sanno ancora cosa farne) del Cinema di Roma per almeno tre anni, facendogli arrivare oltre 1.000.000 di Euro per anno. Ciò che Isotta non dice, perché magari vivendo fra Milano e Napoli non sa, è che andrebbe a finanziare un festival fondato dal Comune che ne è proprietario, Comune nel quale alla presidenza della Commissione Cultura siede sua moglie, la deliziosa De Biase. Il sospetto che, pur nella bufera egli corra in aiuto della festa e del sindaco di Roma, per la presenza di sua moglie  in un posto di responsabilità e perciò direttamente interessata a tale festival è più che lecito.
 Avesse Franceschini, per mano di Nastasi messa su una commissione ministeriale con gente capace ed autonoma - 'con le palle' vorremmo dire, se l'espressione non fosse sguaiata - a questo punto cos'altro potrebbero fare i suoi membri se non dimettersi per denunciare il fattaccio? Questo si attenderebbe l'opinione pubblica di fronte ad un caso di patente miopia, volontà persecutoria e illegalità, in osservanza di regole e decreti ministeriali ai quali ovviamente Nastasi e Franceschini si appellerebbero. Ma la commissione non si dimette anzi se ne frega perchè tiene di più a farvi parte, pur se al servizio, perinde ac cadaver, del ministro di turno e del direttore generale sempiterno.
Questa volta se non corrono ai ripari, necessari e meritati, perciò dovuti,  il ministro e il direttore generale si presentano di fronte all'opinione pubblica con tutta la loro incapacità di governare un settore che non sanno governare  (se non per coltivare propri tornaconti .  Per l'ennesima volta  citiamo il caso della mogliettina di Nastasi, Giulia Minoli, messa dal maritone a coordinare il Museo del Teatro San Carlo di Napoli)  a nome della popolazione. Anche loro badano più a farsi gli affari propri che quelli della collettività. Se hanno qualcosa da opporre, si discolpino. Temiamo che gli mancherà la parola, per l'occasione. Nel qual caso farebbero meglio ad andarsene, parliamo del ministro, perchè Nastasi nessuno lo schioda, ha protettori potentissimi, salvo che con i forconi. E non è detto che un giorno anche il popolo della musica non decida di scendere in piazza.

domenica 15 settembre 2013

W LA VERDI

                                            
La gloriosa orchestra Verdi, fondata da Vladimir Delman compie vent’anni. Evviva, e noi siamo felici. La festa per il ventennale  sarà lunga un anno – durerà tutta la stagione che sta per iniziare - ma il clou si avrà quasi  ad inizio stagione, a fine novembre, quando Riccardo Chailly tornerà sul podio che da direttore musicale occupò per molti anni e fino al 2004, e dal quale ne discese ed andò via sbattendo la porta, per difformità di vedute ed anche dissidi con Luigi Corbani,  manager e deus ex machina dell’orchestra, che, a suo parere, non era riuscito nei primi dieci anni  di vita dell’orchestra a darle stabilità, finanziamenti certi da parte dello Stato oltre che dagli enti locali che in qualche misura la sostenevano, e sicurezza di futuro. Da parte di Chailly non ci fu quel gesto di generosità che ha premiato l’orchestra oggi in fiorente attività, nonostante che i problemi - economici soprattutto - non siano ancora del tutto risolti. Quando uno legge che la Verdi riceve dallo Stato un quarto di quanto ricevono la Toscanini di Parma o l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, mentre svolge un’attività, di qualità superiore alle altre due, e quantitativamente quattro volte più di quelle, vien da domandarsi se il diritto al riconoscimento dei meriti avrà mai cittadinanza in Italia.
Noi conoscemmo da vicino l’Orchestra milanese - che oggi ha anche un suo auditorium  ed un  pubblico affezionato - e le sue vicende proprio in quell’anno in cui si consumò la rottura, perché la invitammo come ‘orchestra residente’ al Festival delle Nazioni  di Città di Castello del 2004. L’orchestra in diverse formazioni ( quartetto, da camera, sinfonica)  fu per diversi giorni presente al festival che da allora in poi non ha mai più ospitato orchestre come la Verdi. Accompagnarono l’orchestra non Chailly- come ci aveva promesso all’inizio della trattativa - ma Roberto Abbado, che ringraziamo per il grande regalo, ed il compianto Romano Gandolfi (del quale raccogliemmo  confidenzialemtne alcuni appunti sia a Corbani che a Chailly!) che diresse una memorabile ‘Petite Messe’ di Rossini, nella cattedrale di Castello stracolma.  Negli anni  a seguire non abbiamo mai tolto gli occhi di dosso all’Orchestra Verdi.  A Castello non fu più invitata dai nuovi organizzatori  del festival che hanno, come si vede, altre mire, molto meno alte di quelle che avevano portato al festival una delle compagini strumentali fra le più importanti italiane. Si contentano i nuovi organizzatori di organizzare feste paesane e di invitare orchestrine rimediate.  In questi anni  abbiamo sposato la lotta della Verdi contro il Ministero che non la finanziava perché la Verdi non era in regola con i contributi – ma come poteva se non riceveva i finanziamenti che le erano dovuti per l’intensa attività riconosciuta anche oggi e per la qualità della stessa? Scrivemmo dalle pagine di Music@ una lettera aperta all’assessore Sgarbi che non aveva preso a cuore l’orchestra; ospitammo un lungo resoconto di Corbani sulla situazione della Verdi. Insomma facemmo tutto quello che una rivista di musica può fare per sostenere un’orchestra che meritava e merita  sempre più di essere sostenuta. Altre riviste di musica con fecero altrettanto e con uguale vigore e costanza. Affari loro, se vogliono perseguire altri obiettivi.

Ora Chailly torna sul podio della Verdi. Ma non torna da vincitore, bensì per riparare quella sua uscita di dieci anni fa, che non  gli fece onore.

domenica 28 luglio 2013

Grazie cardinal Tonini

Ersilio Tonini, il cardinale Ersilio Tonini, scomparso all'età di 99 anni, non era un prelato come gli altri. Era uomo di fede sorretta da profonda autentica cultura, dall'amore per l'umanità e dalla certezza che il futuro, migliore, un giorno arriverà, se sapremo costruirlo. Noi lo abbiamo conosciuto. Fu in incontro speciale che ci piace raccontare.
Nell'estate del 2004  dirigemmo l' edizione del Festival delle Nazioni di Città di Castello, in Umbria. Ci prefiggemmo di dare una immagine della 'nuova', 'giovane' Italia musicale, proprio in un festival che era  sempre alla ricerca di nazioni da mostrare, magari in formato 'turistico', dimenticando, colpevolmente, la nazione ospitante, l'Italia appunto.
La scelta apparentemente facile, imponeva un lavoro impegnativo per mostrare l'Italia musicale che meritava davvero di essere conosciuta.  Il cartellone si mosse su due direttrici: far ascoltare la musica italiana, in ogni genere,  quella che meglio ci rappresentava  nella storia e nel presente, ed affidarla ai musicisti più valorosi, nonostante la giovane età. Avemmo la fortuna della presenza , come  orchestra residente, di ospitare l'Orchestra sinfonica 'Giuseppe Verdi' di Milano, in quei mesi travagliata dal dissidio fra Chailly e Corbani, che portò al definitivo allontanamento del direttore. L'Orchestra si esibì in varie formazioni: sinfonica, cameristica, quartettistica con impegno e successo notevole.  Al quartetto d'archi, composto dalle prime parti dell'orchestra milanese, affidammo uno dei concerti più belli ed indimenticabili, nel quale coinvolgemmo il cardinal Tonini, allora  già novantenne ma in grandissima lucida forma intellettuale.
Un concerto domenicale, matinée, in un Oratorio della campagna castellana, a Morra. Voluto con tutte le forze, nonostante l'opposizione di alcuni componenti il consiglio di amministrazione del festival che, come è facile supporre, in fatto di musica e di organizzazione festivaliera non sapeva assolutamente nulla e che, anche per questa ragione, continua ad essere ancora lì, a tutt'oggi. Un oratorio preziosissimo, come stiamo per raccontarvi. In quell'Oratorio, dedicato a San Crescentino, si potevano ammirare, da poco restaurati, gli affreschi sulla 'Passione' di Gesù, di Luca Signorelli. Decidemmo di farvi eseguire il capolavoro di Haydn:
'Le sette ultime parole del Redentore sulla croce'. Dieci 'adagi' sublimi fra i quali,  come espressamente voluto dal committente settecentesco,  un prelato doveva dettare delle meditazioni sulla Passione di Gesù. Per quel compito, oggi spesso affidato a  inutili parlatori,  improvvisati cantori del sacro, al nostro festival, invitammo il cardinal Tonini, con la preziosissima mediazione di Antonio Lubrano, che volemmo al nostro fianco come 'consulente per la comunicazione' del festival. Il cardinale arricchì di  profondo senso spirituale quella magnifica esecuzione haydniana, che abbiamo ancora nelle nostre orecchie.  L'oratorio di San Crescentino  apparve quella domenica mattina infinitamente piccolo, incapace di contenere tutti coloro che non vollero mancare quel prezioso appuntamento e che si accontentarono di ascoltare, anche fuori dell'Oratorio.  Salutammo il cardinale e lo ringraziammo; non fece altrettanto uno dei consiglieri del festival, motivandolo così: non vado a salutare un rappresentante di un mondo reazionario, come la Chiesa. Quel consigliere, tuttora tale, era un  politico di mestiere, comunista, ed  era interessato al festival innanzitutto perchè due dei suoi famigliari esercitavano la professione musicale. Consumammo con il cardinale un pranzo frugale, terminato il quale, dopo un breve riposo, Tonini  riprese la via del ritorno per Ravenna.
Pietro Acquafredda