Con decreto datato 31 luglio 2015 Salvo Nastasi rese noti i finanziamenti alle attività musicali che attingono al FUS.
Tenete a mente la data. 31 luglio 2015. Nel decreto di ripartizione precedente l'assegnazione dei fondi ai singoli, si legge che in data 1 luglio la Commissione centrale Musica si è espressa per un finanziamento di quasi 500.000 Euro alla ICO ' Tito Schipa' leccese. Successivamente - si legge sempre nello stesso decreto, a firma Nastasi, datato 31 luglio 2015, non dimenticatelo - la ICO di Lecce ha fatto sapere, in data 9 luglio, che la compagine orchestrale si è sciolta, dove il finanziamento ritorna nelle casse del ministero.
Dunque al 1 luglio il Ministero non era neppure al corrente delle traversie interne alla ICO che l'hanno portata, se non l'avevano già, allo scioglimento; solo il Ministero che stanziava quei fondi non lo sapeva, e perciò con altro decreto si riprendeva i fondi stanziati appena una settimana prima.
Per l'Orchestra Verdi, invece, verso la quale la contrarietà di Nastasi era perfino ridicola, fatta entrare con decreto del ministro Franceschini, ad aprile, fra le ICO, invece non vi sono stanziamenti in detta categoria.
La spiegazione di Nastasi, che aveva dato un finanziamento poi ritirato ad una ICO che era già sciolta, quella di Lecce, fu che ad aprile i fondi erano già assegnati ed in fase di ripartizione e non c'era 'trippa per gatti' per l'Orchestra Verdi. Azzeccagarbugli' di un Nastasi.
Nastasi vuole imbrogliarci che non sapeva già da prima del decreto di Franceschini? Allora è vero - e questa è la prova provata- che lui non condivideva affatto quel decreto. Ma allora è vero anche che al Ministero da molti anni a questa parte non hanno comandato i ministri, perchè analfabeti e perciò manovrabili, ma il direttore generale azzeccagarbugli che ha sempre premiato gli amici e punito i nemici o presunti tali.
Nastasi, perciò, deciso a continuare la sua lotta contro la Verdi, anche dopo il decreto del suo ministro, la mette per il 2015 nella categoria dei 'complessi strumentali' finanziati anch'essi dal FUS come le ICO, ma con diversi ridotti stanziamenti. Come lo definireste voi uno come Nastasi? Noi sappiamo come.
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sabato 23 luglio 2016
Luigi Corbani e la vittoriosa 'eresia' dell' Orchestra sinfonica e coro 'Giuseppe Verdi' di Milano
Luigi Corbani, lo abbiamo scritto nei giorni scorsi, lascia, dopo 21 anni, la direzione generale de l'Orchestra Verdi che egli ha fondato con Vladimir Delman e tenuto in piedi nonostante le mille difficoltà di tutti questi anni, fra le quali la principale, imputabile al Ministero della cultura, che ha aspettato oltre due decenni, prima di riconoscerne il merito ed includerla fra le cosiddette ICO. Corbani, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano 'Italia oggi', s'è tolto dalle scarpe più di un sassolino, raccontando come quella 'eresia' di orchestra di giovani è stata finalmente riconosciuta e santificata.
Assieme a Corbani ci sentiamo di vantare qualche piccolo, forse minimo merito nella lunga travagliata storia della sopravvivenza della Orchestra Verdi. Noi la invitammo, qual orchestra 'RESIDENTE' al Festival della Nazioni di Città di Castello quando unica volta, nel 2004, avemmo la responsabilità della direzione artistica. E tale collaborazione 'di residenza' sarebbe continuata anche negli anni a venire se quattro notabili ( de che?) che facevano il buono e cattivo tempo nel festival di Castello, non ci avessero costretti ad abbandonare l'impresa, per lasciare loro campo libero( e sono ancora lì). Per noi, come anche per i giovani musicisti della Verdi, crediamo che quella esperienza sia rimasta nel cuore. Il festival si aprì con una commovente ed intensa 'Petite messe' rossiniana diretta da Romano Gandolfi e si concluse non uno straordinario concerto sinfonico diretto da Roberto Abbado che ne assunse, generosamente, la responsabilità dopo che, con maniera che non abbiamo mai nè condiviso nè potuto giustificare in alcun modo, Chailly si chiamò fuori, già allora in conflitto con Corbani.
Dunque, tornando a Corbani, l'Orchestra che oggi riceve soltanto il 26% delle sue entrate dal finanziamento pubblico, contro la maggioranza delle istituzioni finanziate che ne ricevano il 35% o addirittura il 42% , è non solo sopravvissuta superando le infinite difficoltà, ma oggi si porta a modello di altre consimili imprese.
I suoi orchestrali - che OGNI MESE RICEVONO la BUSTA PAGA, val la pena rammentarlo mentre da altre parti si invoca la stagionalità, anzi l' intermittenza e l' instabilità del lavoro nello spettacolo dal vivo - costano mediamente 35.000 Euro annui, mentre un orchestrale di Santa Cecilia ne costa 72.000, più del doppio. Vorrà dire qualcosa che non è un fatto di qualità, come si potrebbe supporre.
La programmazione della Verdi non conosce confini nè soste e non lamenta mancanza di pubblico, a differenza di ciò che fanno molte altre istituzioni, fra le quali una, addirittura, resterà chiusa per due mesi l'anno per risalire la china del malaffare e della pessima amministrazione, e salvarsi dal fallimento: l'Arena di Verona.
Corbani non manca di accennare alle traversie con il Ministero - ne sono passati 13 di ministri al Collegio romano, nei vent'anni di esistenza ed attività della Verdi- con il quale solo l'anno scorso le cose sembrano, almeno giuridicamente, appianate, con l'inclusione, per decreto di Franceschini- nonostante l'avversione di Nastasi, chiarissima - nelle ICO. Non del tutto ancora equiparata per i finanziamenti ad altre - magari all' Orchestra 'del premier' - cioè a quella 'Toscana' che riceve a a fronte di un decimo di attività e di un organico più ridotto della Verdi - un finanziamento tre o quattro volte superiore. Corbani non ha paura a denunciare tale ulteriore vergogna. Anche noi nel nostro piccolo l'abbiamo fatto tante volte. Ma si sa in Italia chi comanda ha la faccia come il c...
Auguri alla Verdi, e grazie a Corbani.
Assieme a Corbani ci sentiamo di vantare qualche piccolo, forse minimo merito nella lunga travagliata storia della sopravvivenza della Orchestra Verdi. Noi la invitammo, qual orchestra 'RESIDENTE' al Festival della Nazioni di Città di Castello quando unica volta, nel 2004, avemmo la responsabilità della direzione artistica. E tale collaborazione 'di residenza' sarebbe continuata anche negli anni a venire se quattro notabili ( de che?) che facevano il buono e cattivo tempo nel festival di Castello, non ci avessero costretti ad abbandonare l'impresa, per lasciare loro campo libero( e sono ancora lì). Per noi, come anche per i giovani musicisti della Verdi, crediamo che quella esperienza sia rimasta nel cuore. Il festival si aprì con una commovente ed intensa 'Petite messe' rossiniana diretta da Romano Gandolfi e si concluse non uno straordinario concerto sinfonico diretto da Roberto Abbado che ne assunse, generosamente, la responsabilità dopo che, con maniera che non abbiamo mai nè condiviso nè potuto giustificare in alcun modo, Chailly si chiamò fuori, già allora in conflitto con Corbani.
Dunque, tornando a Corbani, l'Orchestra che oggi riceve soltanto il 26% delle sue entrate dal finanziamento pubblico, contro la maggioranza delle istituzioni finanziate che ne ricevano il 35% o addirittura il 42% , è non solo sopravvissuta superando le infinite difficoltà, ma oggi si porta a modello di altre consimili imprese.
I suoi orchestrali - che OGNI MESE RICEVONO la BUSTA PAGA, val la pena rammentarlo mentre da altre parti si invoca la stagionalità, anzi l' intermittenza e l' instabilità del lavoro nello spettacolo dal vivo - costano mediamente 35.000 Euro annui, mentre un orchestrale di Santa Cecilia ne costa 72.000, più del doppio. Vorrà dire qualcosa che non è un fatto di qualità, come si potrebbe supporre.
La programmazione della Verdi non conosce confini nè soste e non lamenta mancanza di pubblico, a differenza di ciò che fanno molte altre istituzioni, fra le quali una, addirittura, resterà chiusa per due mesi l'anno per risalire la china del malaffare e della pessima amministrazione, e salvarsi dal fallimento: l'Arena di Verona.
Corbani non manca di accennare alle traversie con il Ministero - ne sono passati 13 di ministri al Collegio romano, nei vent'anni di esistenza ed attività della Verdi- con il quale solo l'anno scorso le cose sembrano, almeno giuridicamente, appianate, con l'inclusione, per decreto di Franceschini- nonostante l'avversione di Nastasi, chiarissima - nelle ICO. Non del tutto ancora equiparata per i finanziamenti ad altre - magari all' Orchestra 'del premier' - cioè a quella 'Toscana' che riceve a a fronte di un decimo di attività e di un organico più ridotto della Verdi - un finanziamento tre o quattro volte superiore. Corbani non ha paura a denunciare tale ulteriore vergogna. Anche noi nel nostro piccolo l'abbiamo fatto tante volte. Ma si sa in Italia chi comanda ha la faccia come il c...
Auguri alla Verdi, e grazie a Corbani.
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martedì 15 settembre 2015
Il caso dell' Orchestra Verdi di Milano. Contro la mascalzonata di Salvo Nastasi e contro quell'imbroglione di algortimo al quale egli ha affidato la gestione del FUS, fioccano i ricorsi
Ora tutti si sono convinti che Nastasi ha fatto l'ultima mascalzonata, prima di lasciare il Ministero, nonostante non possano dirglielo in faccia, perché lui ha sempre una legge od un suo decreto a portata di mano, per dimostrare che è nella ragione, mentre tutti gli altri sono nel torto.
Ora che tutti, oltre gli esclusi, si sono accorti di quanto sia coglione ed imbroglione quell' algoritmo ( chissà che il nome della società milanese fornitrice non ci dica qualcosa di nuovo su quel 'coglione' di algoritmo) al quale Nastasi ha affidato la distribuzione dei finanziamenti del FUS, fioccano i ricorsi al TAR.
Non solo, perfino il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni è scesa in campo contro l'ex direttore generale che, se non avesse protezioni in alto loco, da Letta in avanti, da tempo sarebbe stato sbattuto a calci in culo fuori del ministero.
Tutto il mondo della musica, per quel che ne sappiamo, ma anche in generale il mondo dello spettacolo, avrebbe mille ragioni per sferrargli il suo calcio in c... perchè di danni ne ha fatti tanti; e l'ultimo, che ha convinto la Borletti Buitoni a dichiararsi apertamente, ha dell'incredibile.
L'incapace Franceschini sulla decisione del suo direttore generale che disconosce un suo decreto, non dandogli corso - quello della inclusione della Orchestra Verdi di Milano fra le ICO, firmata il 1 aprile 2015 - non si è fatto sentire, prendendo per buona la giustificazione del 'grande&grosso' Nastasi, e cioè che il decreto del Ministro, suo superiore, è arrivato dopo la data della richiesta dei finanziamenti che va fatta entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello per il quale si chiede il finanziamento.
Si viene poi anche a sapere che in luglio, a finanziamenti attribuiti dall' algoritmo, ad alcune orchestre (orchestrine) è stato detto dal Ministero che, attraverso qualche escamotage, potevano essere destinatari di altri finanziamenti - come abbiamo letto sui giornali. E' chiaro l'imbroglio che da sempre alberga nelle operazioni FUS al Ministero?
Aggiungiamo solo che dell'incredibile situazione della VERDI di cui NASTASI è responsabile e da decenni - lui che, invece, dalla sera alla mattina crea un Museo (Teatro San Carlo) e trova un posto per la sua mogliettina, la Giulietta Minoli - una vergogna, anzi uno schifo! - abbiamo scritto su questo stesso blog, prima di chiunque altro, non appena - in data 16 agosto 2015 - abbiamo letto con attenzione i decreti del 'grande&grosso' Nastasi, autore dell'imbroglio ai danni dell'Orchestra Verdi di Milano, e alla faccia del Ministro, suo superiore.
Ora che tutti, oltre gli esclusi, si sono accorti di quanto sia coglione ed imbroglione quell' algoritmo ( chissà che il nome della società milanese fornitrice non ci dica qualcosa di nuovo su quel 'coglione' di algoritmo) al quale Nastasi ha affidato la distribuzione dei finanziamenti del FUS, fioccano i ricorsi al TAR.
Non solo, perfino il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni è scesa in campo contro l'ex direttore generale che, se non avesse protezioni in alto loco, da Letta in avanti, da tempo sarebbe stato sbattuto a calci in culo fuori del ministero.
Tutto il mondo della musica, per quel che ne sappiamo, ma anche in generale il mondo dello spettacolo, avrebbe mille ragioni per sferrargli il suo calcio in c... perchè di danni ne ha fatti tanti; e l'ultimo, che ha convinto la Borletti Buitoni a dichiararsi apertamente, ha dell'incredibile.
L'incapace Franceschini sulla decisione del suo direttore generale che disconosce un suo decreto, non dandogli corso - quello della inclusione della Orchestra Verdi di Milano fra le ICO, firmata il 1 aprile 2015 - non si è fatto sentire, prendendo per buona la giustificazione del 'grande&grosso' Nastasi, e cioè che il decreto del Ministro, suo superiore, è arrivato dopo la data della richiesta dei finanziamenti che va fatta entro il 31 dicembre dell'anno precedente quello per il quale si chiede il finanziamento.
Si viene poi anche a sapere che in luglio, a finanziamenti attribuiti dall' algoritmo, ad alcune orchestre (orchestrine) è stato detto dal Ministero che, attraverso qualche escamotage, potevano essere destinatari di altri finanziamenti - come abbiamo letto sui giornali. E' chiaro l'imbroglio che da sempre alberga nelle operazioni FUS al Ministero?
Aggiungiamo solo che dell'incredibile situazione della VERDI di cui NASTASI è responsabile e da decenni - lui che, invece, dalla sera alla mattina crea un Museo (Teatro San Carlo) e trova un posto per la sua mogliettina, la Giulietta Minoli - una vergogna, anzi uno schifo! - abbiamo scritto su questo stesso blog, prima di chiunque altro, non appena - in data 16 agosto 2015 - abbiamo letto con attenzione i decreti del 'grande&grosso' Nastasi, autore dell'imbroglio ai danni dell'Orchestra Verdi di Milano, e alla faccia del Ministro, suo superiore.
martedì 28 aprile 2015
Dal ministero di Franceschini e Nastasi buone e cattive notizie. Purchia, Girondini, Grossi,Orchestra Verdi di Milano
Cominciamo dalle notizie cattive, così ce le leviamo subito di torno. Nastasi l'ha avuta vinta al San Carlo dove ha fatto confermare dal suo ubbidiente ministro, Rosanna Purchia come sovrintendente, nonostante che la sua riconferma fosse stata avversata pubblicamente dal sindaco di Napoli, presidente della Fondazione San carlo. Nastasi l'ha sostenuta e l'ha confermata. E questa è una notizia non cattiva , ma cattivissima.
Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica sui giornali - la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte, è stata avallata, ratificata da Franceschini.
All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
In questo caso Franceschini ha mostrato di potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.
Stesso discorso all'Arena di Verona, dove nonostante l'opposizione del mondo musicale - che si era espresso anche attraverso una denuncia pubblica sui giornali - la permanenza di Girondini, con tutto il suo buco di bilancio, grande quanto la platea dell'Arena, e, diciamo anche, nonostante la grande platea dell'Arena, è stato voluto, sostenuto dal sindaco Tosi, che l'ha fatto digerire al Consiglio di Indirizzo della Fondazione, naturalmente tutta dalla sua parte, è stata avallata, ratificata da Franceschini.
All'indomani della riforma delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la nascita del CdI, al posto del CdA, s'era detto che d'ora in avanti, sulle nomine decideva il Ministro, che cessava di essere quindi un passacarte, agli ordini dei CdA. Falso, adesso Franceschini fa l'avallatore di decisioni altrui, come ai vecchi tempi, come sempre, salvo i casi in cui, in aperto contrasto con tutti, non lui quanto Nastasi, non imponga le sue decisioni anche al ministro, come per la Purchia.
Ristabilita e re-intronata a Napoli la Purchia, restava vuota la casella del Massimo Bellini di Catania, ente regionale, di una certa storia ed importanza, dove si sarebbe dovuta trasferire la Purchia, invitata da Bianco, sindaco.
Via la Purchia, Bianco ha assunto una decisione che porterà molti benefici. Ha chiamato alla sovrintendenza Roberto Grossi che tutti conosciamo. Direttore generale a Santa Cecilia negli anni di Berio e primi anni di Cagli, passato poi a presiedere Federculture, poi al Maxxi ed all'Accademia di belle arti, cofondatore con Abbado del Sistema delle orchestre e cori giovanili in Italia, sul modello venezuelano di Abreu...insomma uno che il mondo musicale e dello spettacolo conosce bene anche da amministratore. E' la prima volta che fa il sovrintendente, ma sicuramente farà molto meglio di altri che fanno per la prima volta i sovrintendenti, senza aver mai amministrato una fondazione prima.
Ora Grossi attende solo che la Assemblea siciliana e Crocetta diano il loro nulla osta alla sua nomina ( il teatro riceve cospicui finanziamenti dalla Regione a statuto speciale, ed ecco la ragione del nulla osta, che speriamo arrivi prestissimo, come non è nel costume della Regione siciliana quando le cose non le interessano particolarmente). Grossi ha molte idee e noi attendiamo che presto si insedi e cominci a lavorare.
La vera grande bella notizia, dopo quella della nomina di Grossi, è l'avvenuta ammissione della Orchestra e Coro 'Giuseppe Verdi' di Milano, dopo oltre vent'anni di travagli assurdi, nel gruppo delle ICO, quattordicesima. Le ICO sono le cosiddette Istituzioni Concertistico Orchestrali, delle quali l'orchestra milanese diverrà senz'altro la capofila, per qualità delle prestazioni e della programmazione ed indice - altissimo - di produttività. Speriamo solo che Nastasi che in tutti questi anni se ne è fregato della Orchestra milanese, non si vendichi ora riducendo i finanziamenti statali destinateli, in ragione e proporzione della produzione e qualità dell'attività della Verdi da tutti riconosciute ed anche lodate.
In questo caso Franceschini ha mostrato di potere, qualora lo voglia, non tener conto dei pareri, non sempre i migliori, del suo consigliere factotum.
Ma forse dopo questo faticosissimo colpo di mano e di testa, Franceschini avrà bisogno di una lunga convalescenza durante la quale lascerà le redini del Ministero nuovamente nelle mani del 'grande & grosso' direttore generale.
sabato 7 marzo 2015
Caro Chailly,ci spieghi due cosette
Ieri Riccardo Chailly, sul 'Sette' del Corriere della Sera, ha fatto i suo discorso dell corona, nel corso del quale ha spiegato che cosa intende fare, d'accordo con il gran ciambellano Pereira, alla Scala nei prossimi anni. Ci ha detto che prima di tutto la Scala deve tornare ad essere un punto d'arrivo per i grandi artisti, e costituire per loro la più importante vetrina mondiale, che i numi tutelari della Scala saranno Verdi e Puccini, e poi anche Rossini e Donizetti, ma anche Bellini - insomma i grandissimi italiani - con una evidente stoccata alla gestione Lissner-Barenboim, e che inaugurerà la prossima stagione con 'Giovanna d'Arco' di Verdi. Ha detto poi che vuole immissione di sangue giovane nelle vene della sua orchestra e poi ha annunciato progetti internazionali. Tutto bne quel che cominci bene, poi si vedrà all'atto pratico.
ma due cose semplici vorremmo che Chailly ce le spiegasse, è l'unico che può farlo con cognizione di causa.
Innanzitutto perchè Abbado non ha mai diretto, nè voluto dirigere Puccini, che Chailly dice essere stimato, anzi temuto dallo stesso Mahler, autore preferito di Abbado. Chailly, che dice di aver sempre frequentato Abbado, sa della sua avversione a Puccini e ne conosce anche le ragioni. Perchè non ce le spiega?
E poi, anche se si tratta di una storia più delicata, vorremmo che ci spiegasse le ragioni della sua uscita dalla Verdi, una decina di anni fa, in modo non proprio onorevole. Noi, involontariamente, fummo testimoni, senza conoscerne bene le ragioni, di quella uscita traumatica, perchè proprio negli ultimi mesi di sua permanenza a Milano, invitammo - era il 2004 - l'Orchestra Verdi e lui naturalmente al 'Festival delle nazioni' di Città di Castello. L'Orchestra accettò e con l'orchestra anche Chailly, a detta di Corbani, nostro più diretto referente, poi alla fine lui dette buca. La cosa non ci piacque affatto, e non piacque nè a Corbani e neanche al grande direttore Romano Gandolfi ( del quale raccogliemmo le confidenze non proprio lusinghiere sia nei confronti di Corbani che di Chailly). E noi la ritenemmo comunque uno sgarbo anche nei nostri riguardi. Per fortuna il nostro caro amico e ottimo direttore Roberto Abbado accolse l'invito ed accompagnò l'Orchestra a Città di Castello, in un memorabile concerto.
Ci piacerebbe che Chailly ci spiegasse, senza attendere una nuova intervista ad un giornale nazionale, la sua uscita dalla Verdi, e appena possibile anche l'odio, quanto meno il disinteresse , non possiamo penare al disprezo- di Abbado per Puccini
ma due cose semplici vorremmo che Chailly ce le spiegasse, è l'unico che può farlo con cognizione di causa.
Innanzitutto perchè Abbado non ha mai diretto, nè voluto dirigere Puccini, che Chailly dice essere stimato, anzi temuto dallo stesso Mahler, autore preferito di Abbado. Chailly, che dice di aver sempre frequentato Abbado, sa della sua avversione a Puccini e ne conosce anche le ragioni. Perchè non ce le spiega?
E poi, anche se si tratta di una storia più delicata, vorremmo che ci spiegasse le ragioni della sua uscita dalla Verdi, una decina di anni fa, in modo non proprio onorevole. Noi, involontariamente, fummo testimoni, senza conoscerne bene le ragioni, di quella uscita traumatica, perchè proprio negli ultimi mesi di sua permanenza a Milano, invitammo - era il 2004 - l'Orchestra Verdi e lui naturalmente al 'Festival delle nazioni' di Città di Castello. L'Orchestra accettò e con l'orchestra anche Chailly, a detta di Corbani, nostro più diretto referente, poi alla fine lui dette buca. La cosa non ci piacque affatto, e non piacque nè a Corbani e neanche al grande direttore Romano Gandolfi ( del quale raccogliemmo le confidenze non proprio lusinghiere sia nei confronti di Corbani che di Chailly). E noi la ritenemmo comunque uno sgarbo anche nei nostri riguardi. Per fortuna il nostro caro amico e ottimo direttore Roberto Abbado accolse l'invito ed accompagnò l'Orchestra a Città di Castello, in un memorabile concerto.
Ci piacerebbe che Chailly ci spiegasse, senza attendere una nuova intervista ad un giornale nazionale, la sua uscita dalla Verdi, e appena possibile anche l'odio, quanto meno il disinteresse , non possiamo penare al disprezo- di Abbado per Puccini
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mercoledì 14 gennaio 2015
Benedetti vitalizi regionali, A Milano è nato un comitato in loro difesa. Lo presiede Luigi Corbani
Ieri, in tv, hanno intervistato Luigi Corbani che del comitato dei 50 ex assessori e consiglieri ai quali viene richiesto di ridursi il vitalizio, è l'anima ed il portavoce.
Non solo i nomi - Di corato, Borghini ed altri che non ricordiamo - ma anche le cifre hanno elencato in tv, dalle quali si scopre che, come sempre, Luigi Corbani, è il più disgraziato, avendo un vitalizio di poco più di 2800 Euro lordi. E già che vi sono ex della Regione che hanno vitalizi anche di 5000 e 6000 Euro mensili, sempre lordi - perciò non gridate subito allo scandalo!
Questi signori dicono che il vitalizio se lo sono meritati - magari dopo una sola legislatura e quando non sono ancora in età di pensione come tutti i poveri cristi italiani - e che non intendono rinunciarvi, neanche in parte, per rendere il cosiddetto contributo di solidarietà.
Sentite cosa ha proposto Corbani, da sempre a Milano - abbandonata la carriera politica ed amministrativa - al vertice della Orchestra Verdi che ancora non ha risolto i suoi problemi, dopo oltre vent'anni di vita, merito degli assurdi ministri che non abbiamo fatto niente di male per meritarceli.
Corbani dice, a nome degli altri 50 suoi sodali, che loro sarebbero disposti a rinunciarvi in parte, al vitalizio, se anche i consiglieri in carica rinunciano in parte al loro ricco stipendio (loro non lo chiamano così, perchè lo ritengono un rimborso per l'attività politica, alla faccia della lingua italiana!) e tutto il risparmio va a finire in un fondo da destinare ai giovani, creando borse di studio. Non vogliono che i loro risparmi finiscano nel calderone che magari alimenta qualche altra ruberia. Loro sanno di chi parlano e con chi hanno a che fare. Chi meglio di loro?
Vi pare mai che questo si farà?
Non solo i nomi - Di corato, Borghini ed altri che non ricordiamo - ma anche le cifre hanno elencato in tv, dalle quali si scopre che, come sempre, Luigi Corbani, è il più disgraziato, avendo un vitalizio di poco più di 2800 Euro lordi. E già che vi sono ex della Regione che hanno vitalizi anche di 5000 e 6000 Euro mensili, sempre lordi - perciò non gridate subito allo scandalo!
Questi signori dicono che il vitalizio se lo sono meritati - magari dopo una sola legislatura e quando non sono ancora in età di pensione come tutti i poveri cristi italiani - e che non intendono rinunciarvi, neanche in parte, per rendere il cosiddetto contributo di solidarietà.
Sentite cosa ha proposto Corbani, da sempre a Milano - abbandonata la carriera politica ed amministrativa - al vertice della Orchestra Verdi che ancora non ha risolto i suoi problemi, dopo oltre vent'anni di vita, merito degli assurdi ministri che non abbiamo fatto niente di male per meritarceli.
Corbani dice, a nome degli altri 50 suoi sodali, che loro sarebbero disposti a rinunciarvi in parte, al vitalizio, se anche i consiglieri in carica rinunciano in parte al loro ricco stipendio (loro non lo chiamano così, perchè lo ritengono un rimborso per l'attività politica, alla faccia della lingua italiana!) e tutto il risparmio va a finire in un fondo da destinare ai giovani, creando borse di studio. Non vogliono che i loro risparmi finiscano nel calderone che magari alimenta qualche altra ruberia. Loro sanno di chi parlano e con chi hanno a che fare. Chi meglio di loro?
Vi pare mai che questo si farà?
sabato 13 dicembre 2014
Salviamo la Verdi di Milano. Uniti ci riusciamo. Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si sveglino, altrimenti li faremo svegliare noi.
La vergogna del 'Caso Verdi' va avanti dai tempi di Rutelli, ministro della cultura, che ora, a confronto dei protagonisti di 'Mafia capitale', si presenta come grande statista e padre della patria di questi ladroni e farabutti. In Italia accade anche questo. E del resto è ciò che sta accadendo anche a Marino, fino all'altro ieri schifato da tutti, anche dal suo partito, e che, nel timore che il PD si sfasci del tutto a Roma - dopo le denunce di brogli e voti comprati alle primarie - diventa il salvatore della patria. Il nostro, con tutta la voglia e volontà di Renzi di cambiarlo, resta il paese di ciechi, in cui chi ha solo un occhio viene considerato un genio.
E' mai possibile che in oltre vent'anni non si sia potuto risolvere il caso della Verdi milanese? All'inizio il problema aveva un sapore kafkiano. La Verdi non poteva diventare una ICO, ed essere a tutti gli effetti considerata tale, perché non era in regola con il versamento dei contributi che altre orchestre fanno regolarmente, secondo legge, anche se poi fanno concerti/spedizioni punitive, e lavorano 30 giorni su 365. Agli irreprensibili censori del Ministero non interessa quel che fanno o come lo fanno, loro badano solo al rispetto delle regole.
La Verdi ribatteva che loro i contributi li avrebbero pagati quando lo Stato avesse versato il suo finanziamento che la Verdi meritava. E in questo scambio di recriminazioni (che ad un certo punto sembrava superato, quando si era deciso di rateizzare tali versamenti, a seguito del finanziamento statale) il 'Caso Verdi' si è avvitato sempre più su se stesso, allontanando all'infinito la soluzione che già anni fa sembrava portata di mano.
Per far toccare con mano a chi non è convinto che viviamo in un paese strano, al concerto di chiusura, anzitempo, del semestre di presidenza italiana della UE, l'Italia, la presidenza del Consiglio, ha mandato a Bruxellles nientemeno che i 'Solisti veneti' guidati da Claudio Scimone, ripescati gli uni e l'altro nel cimitero degli elefanti della musica barocca in Europa. Ma vi sembrano i 'Solisti veneti' ambasciatori adatti a rappresentare l' Italia di oggi? Non lo sarebbe stato con ben altre più valide credenziali, ad esempio, l'Orchestra Verdi? E similmente, non sarebbe stato più opportuno - come accusava ieri Paolo Isotta - offrire più spazio alla Verdi nelle manifestazioni della EXPO milanese, dove, invece, gli chicchissimi organizzatori scaligeri e comunali, le hanno preferito l'Orchestra venezuelana diretta da Dudamel? Questa è l?Italia. L'Italia che non cambierà mai, anche sapesse di essere un paese malato, ed anche a conoscenza di quello , di male, che tutto il mondo pensa di noi.
In questo disastro generale, il ministro Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si attaccano a tutto per non risolvere un c... di problema che andava risolto già anni fa.
E' mai possibile che in oltre vent'anni non si sia potuto risolvere il caso della Verdi milanese? All'inizio il problema aveva un sapore kafkiano. La Verdi non poteva diventare una ICO, ed essere a tutti gli effetti considerata tale, perché non era in regola con il versamento dei contributi che altre orchestre fanno regolarmente, secondo legge, anche se poi fanno concerti/spedizioni punitive, e lavorano 30 giorni su 365. Agli irreprensibili censori del Ministero non interessa quel che fanno o come lo fanno, loro badano solo al rispetto delle regole.
La Verdi ribatteva che loro i contributi li avrebbero pagati quando lo Stato avesse versato il suo finanziamento che la Verdi meritava. E in questo scambio di recriminazioni (che ad un certo punto sembrava superato, quando si era deciso di rateizzare tali versamenti, a seguito del finanziamento statale) il 'Caso Verdi' si è avvitato sempre più su se stesso, allontanando all'infinito la soluzione che già anni fa sembrava portata di mano.
Per far toccare con mano a chi non è convinto che viviamo in un paese strano, al concerto di chiusura, anzitempo, del semestre di presidenza italiana della UE, l'Italia, la presidenza del Consiglio, ha mandato a Bruxellles nientemeno che i 'Solisti veneti' guidati da Claudio Scimone, ripescati gli uni e l'altro nel cimitero degli elefanti della musica barocca in Europa. Ma vi sembrano i 'Solisti veneti' ambasciatori adatti a rappresentare l' Italia di oggi? Non lo sarebbe stato con ben altre più valide credenziali, ad esempio, l'Orchestra Verdi? E similmente, non sarebbe stato più opportuno - come accusava ieri Paolo Isotta - offrire più spazio alla Verdi nelle manifestazioni della EXPO milanese, dove, invece, gli chicchissimi organizzatori scaligeri e comunali, le hanno preferito l'Orchestra venezuelana diretta da Dudamel? Questa è l?Italia. L'Italia che non cambierà mai, anche sapesse di essere un paese malato, ed anche a conoscenza di quello , di male, che tutto il mondo pensa di noi.
In questo disastro generale, il ministro Franceschini ed il suo scudiero Nastasi si attaccano a tutto per non risolvere un c... di problema che andava risolto già anni fa.
venerdì 12 dicembre 2014
Ancora incerto il destino dell'Orchestra Verdi di Milano. E Nastasi cosa ha fatto in tutti questi anni? Era occupato in mille altre faccende poco musicali?
Quando abbiamo letto oggi l'articolo di Paolo Isotta sul 'Sette' del Corriere della Sera, siamo rimasti senza parola, perchè eravamo convinti che dopo tante battaglie e le numerose medaglie guadagnate sul campo il caso dell'Orchestra Verdi di Milano - che poco fa ha celebrato i primi vent'anni di esistenza laboriosa, meritoria e perciò gloriosa - fosse completamente risolto (Anche noi, nel piccolo, abbiamo fatto qualcosa per l'Orchestra Verdi, quando l'abbiamo invitata come 'orchestra residente' al Festival delle Nazioni di Città di Castello, nell'unico anno(2004) che ne curammo la direzione artistica, dopo la verdi l'attuale direzione ha preferito orchestre balcaniche o italiane balcanizzate).
Il 'caso' consiste nell'assenza di riconoscimento del suo ruolo da parte dello Stato e, di conseguenza, nel mancato finanziamento della sua attività che per quantità e qualità ma anche per ricavi propri, si pone ai primi posti in Italia. Prima di qualsiasi Fondazione lirica - proporzionalmente - e di qualunque altra istituzione musicale del medesimo settore, le cosiddette ICO , cioè a dire le 'Istituzioni Concertistico orchestrali' (in parole povere le orchestre che vanno ad aggiungersi a quelle delle fondazioni lirico -sinfoniche) che in Italia sono rimaste più o meno una dozzina. A Milano, ad esempio, c'e quella dei 'Pomeriggi musicali' la cui attività per nessun ragione è paragonabile a quella della Verdi, eppure la prima è finanziata in quanto orchestra, la seconda come fosse una modesta oscura associazione concertistica.
E in questi anni, dacché il problema è emerso nella sua assurdità, il direttore Nastasi che fa circolari folli, come quella del divieto di esercitare la libera professione a musicisti di orchestre; che vuole cancellare dalla faccia dell'Italia le piccole associazioni musicali come anche i teatri d'essai e sperimentali - troppo piccoli perchè il grande e grosso direttore generale li tenga in carico al ministero; che premia teatri per la loro 'produzione' quando meriterebbero che gli venissero tagliati i fondi causa improduttività; e festival che vengono sostenuti ancor prima che inizino solo perchè a capo vi sono ... non diciamo chi; che si sostengono orchestre alcune ed altre no perchè una è di amici e l'altra no o molto meno ( il caso della Cherubini dell'amico Muti e della Mozart fondata dall'inviso Abbado), in tutti questi anni Nastasi non è riusci, perchè non l'ha voluto, risolvere il problema della Verdi.
Evidentemente gli sta sul gozzo, e nulla ha potuto neppure Corbani con tutto il suo potere, né la Milano che conta che nel frattempo ha dotato l'orchestra di un bell'auditorium frequentatissimo e molto amato dai milanesi ai quali se glielo togliessero, siamo convinti che farebbero la rivoluzione. A Nastasi non gli frega un bel nulla. Il guaio è che non gli frega nulla neanche a Franceschini il quale, come sottolinea duramente Isotta, intende finanziare il Festival (o Festa; non cambia la solfa, tanto non sanno ancora cosa farne) del Cinema di Roma per almeno tre anni, facendogli arrivare oltre 1.000.000 di Euro per anno. Ciò che Isotta non dice, perché magari vivendo fra Milano e Napoli non sa, è che andrebbe a finanziare un festival fondato dal Comune che ne è proprietario, Comune nel quale alla presidenza della Commissione Cultura siede sua moglie, la deliziosa De Biase. Il sospetto che, pur nella bufera egli corra in aiuto della festa e del sindaco di Roma, per la presenza di sua moglie in un posto di responsabilità e perciò direttamente interessata a tale festival è più che lecito.
Avesse Franceschini, per mano di Nastasi messa su una commissione ministeriale con gente capace ed autonoma - 'con le palle' vorremmo dire, se l'espressione non fosse sguaiata - a questo punto cos'altro potrebbero fare i suoi membri se non dimettersi per denunciare il fattaccio? Questo si attenderebbe l'opinione pubblica di fronte ad un caso di patente miopia, volontà persecutoria e illegalità, in osservanza di regole e decreti ministeriali ai quali ovviamente Nastasi e Franceschini si appellerebbero. Ma la commissione non si dimette anzi se ne frega perchè tiene di più a farvi parte, pur se al servizio, perinde ac cadaver, del ministro di turno e del direttore generale sempiterno.
Questa volta se non corrono ai ripari, necessari e meritati, perciò dovuti, il ministro e il direttore generale si presentano di fronte all'opinione pubblica con tutta la loro incapacità di governare un settore che non sanno governare (se non per coltivare propri tornaconti . Per l'ennesima volta citiamo il caso della mogliettina di Nastasi, Giulia Minoli, messa dal maritone a coordinare il Museo del Teatro San Carlo di Napoli) a nome della popolazione. Anche loro badano più a farsi gli affari propri che quelli della collettività. Se hanno qualcosa da opporre, si discolpino. Temiamo che gli mancherà la parola, per l'occasione. Nel qual caso farebbero meglio ad andarsene, parliamo del ministro, perchè Nastasi nessuno lo schioda, ha protettori potentissimi, salvo che con i forconi. E non è detto che un giorno anche il popolo della musica non decida di scendere in piazza.
Il 'caso' consiste nell'assenza di riconoscimento del suo ruolo da parte dello Stato e, di conseguenza, nel mancato finanziamento della sua attività che per quantità e qualità ma anche per ricavi propri, si pone ai primi posti in Italia. Prima di qualsiasi Fondazione lirica - proporzionalmente - e di qualunque altra istituzione musicale del medesimo settore, le cosiddette ICO , cioè a dire le 'Istituzioni Concertistico orchestrali' (in parole povere le orchestre che vanno ad aggiungersi a quelle delle fondazioni lirico -sinfoniche) che in Italia sono rimaste più o meno una dozzina. A Milano, ad esempio, c'e quella dei 'Pomeriggi musicali' la cui attività per nessun ragione è paragonabile a quella della Verdi, eppure la prima è finanziata in quanto orchestra, la seconda come fosse una modesta oscura associazione concertistica.
E in questi anni, dacché il problema è emerso nella sua assurdità, il direttore Nastasi che fa circolari folli, come quella del divieto di esercitare la libera professione a musicisti di orchestre; che vuole cancellare dalla faccia dell'Italia le piccole associazioni musicali come anche i teatri d'essai e sperimentali - troppo piccoli perchè il grande e grosso direttore generale li tenga in carico al ministero; che premia teatri per la loro 'produzione' quando meriterebbero che gli venissero tagliati i fondi causa improduttività; e festival che vengono sostenuti ancor prima che inizino solo perchè a capo vi sono ... non diciamo chi; che si sostengono orchestre alcune ed altre no perchè una è di amici e l'altra no o molto meno ( il caso della Cherubini dell'amico Muti e della Mozart fondata dall'inviso Abbado), in tutti questi anni Nastasi non è riusci, perchè non l'ha voluto, risolvere il problema della Verdi.
Evidentemente gli sta sul gozzo, e nulla ha potuto neppure Corbani con tutto il suo potere, né la Milano che conta che nel frattempo ha dotato l'orchestra di un bell'auditorium frequentatissimo e molto amato dai milanesi ai quali se glielo togliessero, siamo convinti che farebbero la rivoluzione. A Nastasi non gli frega un bel nulla. Il guaio è che non gli frega nulla neanche a Franceschini il quale, come sottolinea duramente Isotta, intende finanziare il Festival (o Festa; non cambia la solfa, tanto non sanno ancora cosa farne) del Cinema di Roma per almeno tre anni, facendogli arrivare oltre 1.000.000 di Euro per anno. Ciò che Isotta non dice, perché magari vivendo fra Milano e Napoli non sa, è che andrebbe a finanziare un festival fondato dal Comune che ne è proprietario, Comune nel quale alla presidenza della Commissione Cultura siede sua moglie, la deliziosa De Biase. Il sospetto che, pur nella bufera egli corra in aiuto della festa e del sindaco di Roma, per la presenza di sua moglie in un posto di responsabilità e perciò direttamente interessata a tale festival è più che lecito.
Avesse Franceschini, per mano di Nastasi messa su una commissione ministeriale con gente capace ed autonoma - 'con le palle' vorremmo dire, se l'espressione non fosse sguaiata - a questo punto cos'altro potrebbero fare i suoi membri se non dimettersi per denunciare il fattaccio? Questo si attenderebbe l'opinione pubblica di fronte ad un caso di patente miopia, volontà persecutoria e illegalità, in osservanza di regole e decreti ministeriali ai quali ovviamente Nastasi e Franceschini si appellerebbero. Ma la commissione non si dimette anzi se ne frega perchè tiene di più a farvi parte, pur se al servizio, perinde ac cadaver, del ministro di turno e del direttore generale sempiterno.
Questa volta se non corrono ai ripari, necessari e meritati, perciò dovuti, il ministro e il direttore generale si presentano di fronte all'opinione pubblica con tutta la loro incapacità di governare un settore che non sanno governare (se non per coltivare propri tornaconti . Per l'ennesima volta citiamo il caso della mogliettina di Nastasi, Giulia Minoli, messa dal maritone a coordinare il Museo del Teatro San Carlo di Napoli) a nome della popolazione. Anche loro badano più a farsi gli affari propri che quelli della collettività. Se hanno qualcosa da opporre, si discolpino. Temiamo che gli mancherà la parola, per l'occasione. Nel qual caso farebbero meglio ad andarsene, parliamo del ministro, perchè Nastasi nessuno lo schioda, ha protettori potentissimi, salvo che con i forconi. E non è detto che un giorno anche il popolo della musica non decida di scendere in piazza.
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martedì 16 settembre 2014
Santa Expo 2015
Michelangelo,
noto e riverito per il grande affresco della Sistina, nel Giubileo
del 1550, per guadagnarsi l’indulgenza plenaria, fu costretto a
fare il giro della basiliche a cavallo. Il privilegio gli fu concesso
direttamente dal papa Giulio III, appena insediatosi, a causa del suo
cagionevole stato di salute (soffriva di terribili coliche renali).
Dunque l’età,75 anni, ma soprattutto la grandezza del celebre
pittore/scultore furono alla base del curioso privilegio, per
consentirgli comunque di partecipare alle cerimonie giubilari, per
le quali pellegrini giungevano da tutto il mondo, e non tutti di
minor fama di Michelangelo. Il Giubileo cattolico che celebra il rito
della comunione universale nella fede e dell'elargizioone
dell'indulgenza plenari, con la chiamata a Roma dei credenti da ogni
parte del mondo, non è poi molto diverso dall’Expo, che si sta
preparando a Milano, perché l' Esposizione universale non è che
una sorta di 'giubileo della ragione', che celebra scienza e
progresso, con l’unica differenza che per Michelangelo, se fosse
vivo di questi tempi, a Milano, ci sarebbe un’accoglienza
trionfale, nel corso della visista ai vari pdiglioni; piuttosto che
il rito penitenziale del giro delle basiliche per guadagnarsi
l’indulgenza. Michelangelo e con lui tanti altri creativi del
mondo l’indulgenza, anzi il paradiso se lo sono guadagnati con ciò
che hanno regalato al mondo, all’umanità. L’Expo è la fiera
dell’intelligenza - almeno dovrebbe esserlo - che celebra il
progresso, le invenzioni, le scoperte, i frutti del lavoro umano.
Per
l’Anno santo, l’ultimo esempio a Roma nel 2000, la visita ai
luoghi santi, resi celebri dalla storia del cattolicesimo era
tassativa (quasi); senza di essa, addio indulgenze. Sulla necessità,
invece, di darsi appuntamento nella città sede delle Esposizioni
universali oggi si fa un gran parlare, perché a ben vedere, delle
continue scoperte fatte dagli uomini, abbiamo notizie in tempo reale
da tutto il mondo, e dunque, almeno sotto questo aspetto, non c’è
più bisogno di attendere le Esposizioni Universali per venire a
conoscenza di civiltà lontane, come era negli intenti degli
organizzatori dapprincipio.
Ma
mentre l’Anno Santo solitamente non fa che sfruttare,
valorizzandole, le strutture esistenti, spingendo i fedeli a
visitare i luoghi santi, al punto che alcuni di essi sono diventati
mete di pellegrinaggio tout court, indipendentemente dagli anni
giubilari ( per tutti il frequentatissimo Santuario di Santiago di
Compostela ed il lungo cammino che migliaia e migliaia di persone
anche non credenti percorrono ogni anno) l’Expo ha bisogno ogni
volta di mostrare dei vari paesi, anche lontani, le ultimissime
novità in ogni campo del progresso umano che, non sempre, a
differenza delle indulgenze che l’Anno Santo promette ed elargisce,
torna a vantaggio dei popoli., giacchè la fame nel mondo, le
malattie, la guerra non vengono ancora cancellate da questo dio della
modernità.
C'è
poi il dispendio enorme di risorse economiche per i padiglioni che,
come insegnano recenti casi, da Valencia e Shangai, qualche volta
terminata la kermesse vanno in malora, dovrebbe far riflettere.
Perché non è più il tempo di spendere a cuor leggero, nel bel
mezzo di una crisi che stenta ad essere superata. Né il miraggio dei
venti milioni di visitatori attesi, che qualche soldo certamente lo
porteranno, cancella dubbi e perplessità sull’Expo milanese, che
ancora ad un anno dalla sua inaugurazione, è stata investita
dall'ennesimo grande scandalo relativo agli appalti dei lavori.
Il
capitolo della cultura e dell'arte all’Expo, infine, che in passato aveva lo stesso peso che nei grandi Giubilei cattolici (uno per tutti: il notissimo, grandioso oratorio di Emilio de' Cavalieri, 'Rappresentazione di anima e di corpo', fu scritto per il Giubileo del 1600, per il quale venne anche costruito il grande organo a canne della Basilica di san Giovanni in laterano, dal perugino Luca Biagi , o Blasi).. Alexander Pereira,
anch’egli investito da una valanga di critiche per gli allestimenti
acquistati a caro prezzo dal ‘suo’ festival di Salisburgo - che
egli, in una intervista alla Aspesi, definisce un vero ‘affare per
la Scala’ - ha promesso che la Scala sarà aperta ogni sera per
tutti e sei i mesi dell’Expo, ed anche le altre istituzioni
musicali, con l'Orchestra 'Verdi' in prima fila, faranno la loro
parte. Noi dei numerosi progetti a suo tempo formulati da notissimi
artisti italiani ed offerti agli organizzatori, già nel 2009, dalle
pagine del bimestrale MUSIC@, non abbiamo notizia né di probabili
realizzazioni, né soltanto di interesse. Perché, a differenza di
quanto accadeva nelle prime Esposizioni universali dove arte e
cultura godevano di uno spazio privilegiato, oggi di questi settori
non frega nulla a nessuno, perché gli organizzatori sembrano
interessati, quasi esclusivamente, ad arraffare quante più risorse
possibili per la città, senza disdegnare possibili tornaconti
personali - come attesterebbero le inchieste sulle mazzette che non
hanno risparmiato neanche i cantieri della civilissima Milano.
domenica 7 settembre 2014
Alagna e i fischi a sua moglie; Città di Castello e il suo festival veramente INTERNAZIONALE
Repubblica di ieri ci aggiorna su un fatto. Domandandosi della lunga permanenza di Alagna a Milano in luglio, con conseguente presenza a tutti gli spettacoli della Scala, non la motiva con la discussione del suo contratto per i prossimi impegni in cartellone, prima annunciati ed ora cancellati, bensì con la presenza di sua moglie, soprano, nell'opera rossiniana in scena. Anche sua moglie, secondo il tenore, ebbe la sua dose di fischi, immeritata naturalmente a detta del tenore, come immeritata - da quel che si dice - fu anche quella riservata, nella medesima opera, a Maria Agresta. Amore, passione e solidarietà coniugale dunque potrebbero essere alla base della sua rinuncia, e non la sua paura di essere fischiato. Lui avrebbe dovuto dire: vediamo se mi fischiano, io li affronto, sono un uomo - si fa per dire, in osservanza ad un cliché vetusto. Chiuso il sipario su Alagna e consorte.
Aperto invece sul Festival delle Nazioni di Città di Castello che con il concerto di oggi dell'Orchestra della Toscana, di Battistelli, chiude l'edizione 2014, dedicata all' Armenia. Anticipato già il paese ospite dell'anno prossimo: l'Austria, all'indomani della grande guerra - mentre il mondo intero ha celebrato quest'anno lo scoppio della grande guerra; e rivelato un segreto: un omaggio a Burri, quando tutto il mondo celebra il centenario della nascita e la sua 'sua' Città di Castello, per distinguersi, voleva ignorarlo. Ma con il direttore artistico, ormai direttore stabile a Castello, Aldo Sisillo, da oltre dieci anni, il festival, secondo il cronista musicale della 'Repubblica' quotidiano, ha finalmente ripreso la sua missione 'internazionale'. Scorrere le edizioni sisilliane per credere. Lui, Sisillo, ogni anno potrebbe fare l'Austria come l'Inghilterra ed anche tutt'e due insieme e mille altre nazioni.
Quando, l'anno avanti lo sbarco di Sisillo, noi dirigemmo quel festival - per il quale ricevemmo l'incarico nel novembre precedente - dicemmo chiaramente che una nazione su due piedi, come Sisillo ne farebbe anche due di nazioni all'anno su un piede solo, non ci sentivamo di farla, e che l'avremmo fatto pensandoci con un paio d'anni di anticipo, studiando bene la nazione, visitandola di persona, e scegliendo ciò che per la musica la rappresentava al meglio. Non rivolgendoci per una consulenza all'istituto di cultura o alla rappresentanza diplomatica di quella nazione in Italia, come crediamo di capire faccia ogni anno sveltamente Sisillo, meritandosi sempre la riconferma di coloro che tengono in mano le redini del festival, e che il direttore artistico a vita non si prova - forse anche per incapacità? o comodità - a disarcionare.
Noi in quel 2004 - indimenticabile per molti tranne per i quattro notabili locali del festival timorosi di perdere il loro giocattolino - quando Castello fu sconvolta da uno scandalo gravissimo, anche per cancellarne la macchia che pesava sulla città per ragioni che lambirono indirettamente il festival, portammo in città i migliori talenti dell'Italia delle nuove generazioni, autentici indiscussi fuoriclasse, in un programma tutto italiano: la 'nuova Italia' interpreta la musica italiana, da Monteverdi a Sciarrino. Musica e musicisti che conoscevamo bene e che quindi potevamo contattare e scritturare, seguendo il solo criterio della bravura degli interpreti e della loro idoneità al nostro programma. Portammo anche una vera orchestra, la 'Verdi' di Milano' non quelle orchestrine regionali che Sisillo è abituato a portarvi, seguendo forse l'obiettivo di altri fini, secondi o terzi.
Perciò Giovanni D'Alò stia più attento quando scrive o riporta, ripetendo alla lettera. Prima ha scritto benissimo della pessima acustica della Chiesa di san Domenico, che evidentemente non conosce; ora ripete che il festival finalmente ha ritrovato la sua anima internazionale 'secundum sisillo'... che altro dobbiamo attenderci prossimamente? Noi ci attenderemmo una minima autonomia di giudizio, previa conoscenza, anche sommaria. Ma forse è troppo.
Aperto invece sul Festival delle Nazioni di Città di Castello che con il concerto di oggi dell'Orchestra della Toscana, di Battistelli, chiude l'edizione 2014, dedicata all' Armenia. Anticipato già il paese ospite dell'anno prossimo: l'Austria, all'indomani della grande guerra - mentre il mondo intero ha celebrato quest'anno lo scoppio della grande guerra; e rivelato un segreto: un omaggio a Burri, quando tutto il mondo celebra il centenario della nascita e la sua 'sua' Città di Castello, per distinguersi, voleva ignorarlo. Ma con il direttore artistico, ormai direttore stabile a Castello, Aldo Sisillo, da oltre dieci anni, il festival, secondo il cronista musicale della 'Repubblica' quotidiano, ha finalmente ripreso la sua missione 'internazionale'. Scorrere le edizioni sisilliane per credere. Lui, Sisillo, ogni anno potrebbe fare l'Austria come l'Inghilterra ed anche tutt'e due insieme e mille altre nazioni.
Quando, l'anno avanti lo sbarco di Sisillo, noi dirigemmo quel festival - per il quale ricevemmo l'incarico nel novembre precedente - dicemmo chiaramente che una nazione su due piedi, come Sisillo ne farebbe anche due di nazioni all'anno su un piede solo, non ci sentivamo di farla, e che l'avremmo fatto pensandoci con un paio d'anni di anticipo, studiando bene la nazione, visitandola di persona, e scegliendo ciò che per la musica la rappresentava al meglio. Non rivolgendoci per una consulenza all'istituto di cultura o alla rappresentanza diplomatica di quella nazione in Italia, come crediamo di capire faccia ogni anno sveltamente Sisillo, meritandosi sempre la riconferma di coloro che tengono in mano le redini del festival, e che il direttore artistico a vita non si prova - forse anche per incapacità? o comodità - a disarcionare.
Noi in quel 2004 - indimenticabile per molti tranne per i quattro notabili locali del festival timorosi di perdere il loro giocattolino - quando Castello fu sconvolta da uno scandalo gravissimo, anche per cancellarne la macchia che pesava sulla città per ragioni che lambirono indirettamente il festival, portammo in città i migliori talenti dell'Italia delle nuove generazioni, autentici indiscussi fuoriclasse, in un programma tutto italiano: la 'nuova Italia' interpreta la musica italiana, da Monteverdi a Sciarrino. Musica e musicisti che conoscevamo bene e che quindi potevamo contattare e scritturare, seguendo il solo criterio della bravura degli interpreti e della loro idoneità al nostro programma. Portammo anche una vera orchestra, la 'Verdi' di Milano' non quelle orchestrine regionali che Sisillo è abituato a portarvi, seguendo forse l'obiettivo di altri fini, secondi o terzi.
Perciò Giovanni D'Alò stia più attento quando scrive o riporta, ripetendo alla lettera. Prima ha scritto benissimo della pessima acustica della Chiesa di san Domenico, che evidentemente non conosce; ora ripete che il festival finalmente ha ritrovato la sua anima internazionale 'secundum sisillo'... che altro dobbiamo attenderci prossimamente? Noi ci attenderemmo una minima autonomia di giudizio, previa conoscenza, anche sommaria. Ma forse è troppo.
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martedì 20 maggio 2014
Le fondazioni liriche che non stanno nei cuori degli italiani
Il ministero dell'Economia ha reso noto i dati relativi alla destinazione del 5x1000 dell'anno 2012, come risulta dalle dichiarazioni dei redditi dello scorso anno. In totale i cittadini italiani hanno destinato 265 milioni di Euro circa alle 34.000 associazioni ed istituzioni che ne hanno diritto, per autorizzazione dello Stato. Ha beneficiato più di tutti Emergency con oltre dieci milioni di Euro, e tale destinazione è facilmente comprensibile e a causa delle visibilità degli Strada e, soprattutto e principalmente, a causa dei vari fronti umanitari sui quali la benemerita associazione è impegnata.
Complessivamente, si viene poi a sapere, alle Fondazioni liriche sono stati destinati dagli italiani 450.000 Euro circa, distribuiti non equamente. In cima alla classifica delle donazioni c'è una non fondazione e cioè l'Orchestra Verdi di Milano che ha avuto oltre 90.000 Euro, per numero di sottoscrittori invece al primo posto è il Regio di Torino - lo era anche negli anni passati come avemmo modo di sottolineare in un nostro intervento sul bimestrale Music@. Nel quale però sottolineavamo che tali dati mettevamo in evidenza un aspetto davvero deludente è cioè la disaffezione del popolo italiano verso le sue istituzioni musicali e, potremmo anche dire, generalizzando, verso l'intero mondo della cultura. Sorprendente? Non tanto se tale disaffezione e distrazione continua, atavica, è un dato costante dello Stato italiano, che a tale settore destina una cifra assolutamente irrisoria, quasi un insulto od uno schiaffo in pieno viso, e dei vari ministri che si sono succeduti al Collegio romano - e Franceschini, a dispetto delle dichiarazioni, non sembra fare eccezione. E il finto successo della 'notte dei musei' non deve condurre a conclusioni trionfalistiche, errate ed avventate.
Del resto, giunti alla vigilia delle Elezioni europee, sa dirci qualcuno se ha mai ascoltato, nei vari comizi nelle piazza o in televisione, parlare di cultura, dell'importanza che in tale settore avrebbe far sentire la voce italiana a Bruxelles. S'è letto , per caso, negli elenchi dei candidati, il nome di qualcuno in grado di Illustrare con la necessaria COMPETENZA e PASSIONE le ragioni di tale settore strategico per l'avvenire dell'Italia?
E, per finire, ora che siamo alla conclusione della stagione televisiva dove imperversano i dibattiti sui più vari argomenti con opinionisti che non sanno di nulla ma pontificano su tutto - LAUTAMENTE COMPENSATI - s'è mai ascoltato parlare di cultura, se non di passaggio e di straforo, dopo naturalmente essersi scusati con i telespettatori che si ritengono disinteressati, estranei all'argomento?
Altro che il tesoro dell'Italia. Questa è la nostra vergogna. E dai dati del 5x1000 viene l'ennesima conferma.
Complessivamente, si viene poi a sapere, alle Fondazioni liriche sono stati destinati dagli italiani 450.000 Euro circa, distribuiti non equamente. In cima alla classifica delle donazioni c'è una non fondazione e cioè l'Orchestra Verdi di Milano che ha avuto oltre 90.000 Euro, per numero di sottoscrittori invece al primo posto è il Regio di Torino - lo era anche negli anni passati come avemmo modo di sottolineare in un nostro intervento sul bimestrale Music@. Nel quale però sottolineavamo che tali dati mettevamo in evidenza un aspetto davvero deludente è cioè la disaffezione del popolo italiano verso le sue istituzioni musicali e, potremmo anche dire, generalizzando, verso l'intero mondo della cultura. Sorprendente? Non tanto se tale disaffezione e distrazione continua, atavica, è un dato costante dello Stato italiano, che a tale settore destina una cifra assolutamente irrisoria, quasi un insulto od uno schiaffo in pieno viso, e dei vari ministri che si sono succeduti al Collegio romano - e Franceschini, a dispetto delle dichiarazioni, non sembra fare eccezione. E il finto successo della 'notte dei musei' non deve condurre a conclusioni trionfalistiche, errate ed avventate.
Del resto, giunti alla vigilia delle Elezioni europee, sa dirci qualcuno se ha mai ascoltato, nei vari comizi nelle piazza o in televisione, parlare di cultura, dell'importanza che in tale settore avrebbe far sentire la voce italiana a Bruxelles. S'è letto , per caso, negli elenchi dei candidati, il nome di qualcuno in grado di Illustrare con la necessaria COMPETENZA e PASSIONE le ragioni di tale settore strategico per l'avvenire dell'Italia?
E, per finire, ora che siamo alla conclusione della stagione televisiva dove imperversano i dibattiti sui più vari argomenti con opinionisti che non sanno di nulla ma pontificano su tutto - LAUTAMENTE COMPENSATI - s'è mai ascoltato parlare di cultura, se non di passaggio e di straforo, dopo naturalmente essersi scusati con i telespettatori che si ritengono disinteressati, estranei all'argomento?
Altro che il tesoro dell'Italia. Questa è la nostra vergogna. E dai dati del 5x1000 viene l'ennesima conferma.
domenica 15 settembre 2013
W LA VERDI
La gloriosa
orchestra Verdi, fondata da Vladimir Delman compie vent’anni. Evviva, e noi siamo
felici. La festa per il ventennale sarà
lunga un anno – durerà tutta la stagione che sta per iniziare - ma il clou si avrà quasi ad inizio stagione, a fine novembre, quando
Riccardo Chailly tornerà sul podio che da direttore musicale occupò per molti
anni e fino al 2004, e dal quale ne discese ed andò via sbattendo la porta, per
difformità di vedute ed anche dissidi con Luigi Corbani, manager e deus ex machina dell’orchestra, che, a suo parere, non
era riuscito nei primi dieci anni di
vita dell’orchestra a darle stabilità, finanziamenti certi da parte dello Stato
oltre che dagli enti locali che in qualche misura la sostenevano, e sicurezza di futuro. Da parte di Chailly non ci fu quel gesto di generosità che ha premiato
l’orchestra oggi in fiorente attività,
nonostante che i problemi - economici soprattutto - non siano ancora del tutto
risolti. Quando uno legge che la Verdi riceve dallo Stato un quarto di quanto
ricevono la Toscanini di Parma o l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, mentre
svolge un’attività, di qualità superiore alle altre due, e quantitativamente
quattro volte più di quelle, vien da domandarsi se il diritto al riconoscimento dei meriti avrà mai cittadinanza in Italia.
Noi
conoscemmo da vicino l’Orchestra milanese - che oggi ha anche un suo auditorium ed un pubblico affezionato - e le sue vicende proprio in quell’anno in cui
si consumò la rottura, perché la invitammo come ‘orchestra residente’ al
Festival delle Nazioni di Città di
Castello del 2004. L’orchestra in diverse formazioni ( quartetto, da camera,
sinfonica) fu per diversi giorni
presente al festival che da allora in poi non ha mai più ospitato orchestre come la
Verdi. Accompagnarono l’orchestra non Chailly- come ci aveva promesso
all’inizio della trattativa - ma Roberto Abbado, che ringraziamo per il grande
regalo, ed il compianto Romano Gandolfi (del quale raccogliemmo confidenzialemtne alcuni appunti sia a
Corbani che a Chailly!) che diresse una memorabile ‘Petite Messe’ di Rossini,
nella cattedrale di Castello stracolma.
Negli anni a seguire non abbiamo mai tolto gli occhi di dosso all’Orchestra Verdi. A Castello non fu
più invitata dai nuovi organizzatori del
festival che hanno, come si vede, altre mire, molto meno alte di quelle che
avevano portato al festival una delle compagini strumentali fra le più
importanti italiane. Si contentano i nuovi organizzatori di organizzare feste paesane e di invitare orchestrine rimediate. In questi anni abbiamo sposato la lotta della Verdi contro il Ministero che non
la finanziava perché la Verdi non era in regola con i contributi – ma come
poteva se non riceveva i finanziamenti che le erano dovuti per l’intensa
attività riconosciuta anche oggi e per la qualità della stessa? Scrivemmo dalle
pagine di Music@ una lettera aperta all’assessore Sgarbi che non aveva preso a
cuore l’orchestra; ospitammo un lungo resoconto di Corbani sulla situazione
della Verdi. Insomma facemmo tutto quello che una rivista di musica può fare
per sostenere un’orchestra che meritava e merita sempre più di essere sostenuta. Altre riviste di
musica con fecero altrettanto e con uguale vigore e costanza. Affari loro, se vogliono perseguire altri obiettivi.
Ora Chailly torna sul podio della Verdi. Ma non torna da vincitore, bensì per riparare quella sua uscita di dieci anni fa, che non gli fece onore.
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