«Più che una svolta nella linea della Chiesa, si tratta di un cambiamento di stile». Ne è convinto Osvaldo Baldacci, giornalista Rai e autore del volume “Un anno da Leone. La forza tranquilla” (Odoya, 2026), secondo cui il nuovo Pontefice rappresenta una continuità nei contenuti, ma una netta discontinuità nel modo di comunicarli. A poco più di un anno dall’inizio del Pontificato di Leone XIV, il primo bilancio restituisce l’immagine di un Papa che ha impresso un cambiamento evidente rispetto al suo predecessore. «Non parlerei di cambio di rotta – osserva Baldacci – quanto di stile. Che comunque è molto significativo». Su temi quali pace e migranti, infatti, le posizioni della Chiesa restano sostanzialmente identiche. Leone XIV le esprime con un linguaggio completamente diverso rispetto a Papa Francesco. Quest’ultimo aveva un modo di comunicare diretto, spesso dirompente e talvolta suscettibile di interpretazioni controverse. A sua volta, il nuovo Pontefice sceglie una fermezza silenziosa. «È acciaio freddo. Va dritto al punto. È il classico pugno di ferro nel guanto di velluto».
Una differenza emersa anche sui grandi dossier internazionali. Baldacci ricorda come alcune espressioni utilizzate da Bergoglio sull’Ucraina «dalla bandiera bianca ai riferimenti alla Nato» avessero generato polemiche e fraintendimenti. Tuttavia, la sostanza della posizione della Santa Sede era rimasta immutata. «Non credo che da Leone XIV ci si debbano aspettare frasi di questo tipo. La linea della mediazione resta identica, ma la comunicazione è molto più lineare». Da cardinale, l’attuale Pontefice si era già espresso con maggiore chiarezza sulla guerra in Ucraina, anche grazie alla libertà derivante dal non essere direttamente coinvolto nella gestione diplomatica di quell’area. Oggi, da Papa, può contare soprattutto sull’autorevolezza della Chiesa come strumento di mediazione. «Il Vaticano non dispone né di eserciti né di potenza economica, ma possiede un capitale di credibilità che Leone ha ulteriormente rafforzato grazie alla fermezza mostrata fin dai primi mesi del Pontificato».
Tra le sfide più delicate restano il conflitto israelo-palestinese e il rapporto con Israele. Baldacci invita però a evitare letture semplificate. La posizione della Chiesa, ricorda, continua a essere quella della tutela dei diritti di tutti i popoli e di tutte le comunità religiose, senza rinunciare a denunciare gli eccessi quando necessario. Anche sulla discussione relativa alla definizione di genocidio per quanto sta accadendo a Gaza, Leone XIV ha scelto un approccio prudente. «Bisogna studiare attentamente il quadro giuridico internazionale prima di adottare una definizione tanto impegnativa». In questo contesto si inserisce anche la recente nomina, da parte del governo israeliano, di George Deek come inviato speciale per i cristiani nel mondo. «È certamente un segnale positivo – osserva Baldacci – ma andrà valutato nei fatti». L’autore ricorda infatti la struttura democratica di Israele, nella quale convivono sensibilità molto diverse, comprese componenti che negli ultimi anni hanno alimentato tensioni anche nei confronti delle comunità cristiane. «Al tempo stesso – ricorda il giornalista – esistono cittadini arabi, cristiani, musulmani e drusi pienamente inseriti nella società israeliana. Una complessità che la diplomazia vaticana conosce bene e che impone analisi lontane dagli slogan».
Infine c’è il rapporto con Donald Trump, destinato a rappresentare uno dei temi centrali di questo Pontificato. Baldacci respinge però l’idea di un Papa “anti-Trump”. «Il punto non è la contrapposizione politica. Leone XIV è un americano che ragiona da americano, cresciuto nella cultura statunitense. Il vero elemento di novità è che oggi gli Stati Uniti hanno due figure di riferimento globali: il presidente e il Papa. Non sono necessariamente antagonisti, ma rappresentano due modelli diversi di leadership. Ed è proprio questa alternativa a rendere il nuovo Pontefice una figura così significativa nello scenario internazionale. Una figura che a Trump risulta scomoda».
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