Dopo vent'anni di direzione ininterrotta del quotidiano La repubblica, Ezio Mauro lascia il timone del quotidiano, chi viene impugnato dalle mani di Mario Calabresi che lascia, a sua volta, la direzione del La Stampa e torna a Repubblica dove aveva già lavorato, per assumerne, questa volta, la direzione. E proseguono così gli amorosi scambi - che tanto amorosi non sono - fra i due quotidiani in mano al grande capitale. Cosa farà Ezio Mauro, a 67 anni, una volta andato via da Repubblica - qualcuno se lo chiede, ma neppure con tanto entusiasmo; sicuramente non lo vedremo su una panchina nei giardinetti di Roma o Torino a leggere i giornali che altri fanno, da contento pensionato. Comunque noi non siamo preoccupati per il suo futuro.
Chi andrà alla Stampa, avendo lasciato quale altro giornale? Di Calabresi 'piglia tutto' si parla da molto tempo: lo si è dato candidato in Rai, ai vertici, come anche alla direzione di molti giornali. Adesso arriva al più importante giornale-partito che sarà non facile rivoltare secondo gli intenti suoi della proprietà e della redazione, avendo egli le stesse difficoltà che ha Renzi con il partito di cui è segretario.
A ruota lasca anche Adriano Sofri, ma non - come ha dichiarato dal lontano Afganistan, dove ora si trova - come ha detto lui, e cioè per seguire Mauro fuori dal giornale, al quale il direttore uscente l'aveva chiamato a collaborarvi, bensì perchè non può collaborare, per ragioni di decenza e di opportunità ma anche per un briciolo di moralità civile, al giornale diretto da Mario Calabresi, figlio di Luigi, per il cui assassinio, Sofri è stato condannato.
Nel frattempo un altro pezzo grosso della carta stampata - in questo caso libri - Elisabetta Sgarbi, attivissima animatrice della vita culturale italiana, anche attraverso la sua responsabilità in Bompiani e non solo, lascia Bompiani e fonda una nuova impresa, 'La nave di Teseo', sulla quale ha imbarcato, per loro volontà, alcuni nomi importanti della casa editrice. Anche in questo caso non si tratta di normale avvicendamento ma di reazione a nuovi assetti proprietari ( Rizzoli acquistata da Mondadori) che concentrano in casa Mondadori, oltre il 35% dell'intero mercato editoriale italiano.
Mentre per il cambio a Repubblica ha avuto un ruolo l'agitazione interna alla sinistra ed il suo nuovo assetto, nel caso di Elisabetta Sgarbi, si è voluto protestare contro un solo editore al quale il paese affida le sorti della sua editoria. La Sgarbi ha dichiarato che non temeva censure nella cosiddetta 'Mondazzoli' appena battezzata. E probabilmente non ve ne sarebbero state di evidenti e palesi, però... di reali, anche se tacitate, certamente sì. E anche per questo lei lascia.
A breve si potrebbe anche sapere del prossimo avvicendamento alla direzione de Il Giornale, essendo Sallusti candidato sindaco in pectore della città di Milano. E, a ruota, Giorgio Mulè, con un rimescolamento 'domestico' fra i giornali Mondadori lascerebbe Panorama - i settimanali politici tutti attraversano una grave e lunga crisi di identità ed anche di vendite e pubblicità - per approdare al Giornale. E Panorama? Ci penseranno dopo, quando il passaggio di consegne sarà certo e definito nei tempi.
P.S. Maurizio Molinari sarà il nuovo direttore de La Stampa. Anche Molinari, che viene dalla stessa famiglia della Stampa, è noto soprattutto per i suoi reportage dall'estero. Il che conferma che la politica oggi ed anche domani si gioca sui rapporti fra paesi e potenze mondiali. Prosegue la linea che aveva portato a repubblica Ezio Mauro, e alla Stampa Mario Calabresi, tutti corrispondenti esteri.
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giovedì 26 novembre 2015
Tanti lasciano. Lascia Ezio Mauro, lascia Mario calabresi ( La stampa), lascia Adriano Sofri, lascia Elisabetta Sgarbi. E ( forse) lasceranno anche Sallusti e Mulè
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venerdì 9 maggio 2014
Letto sulla stampa. Chi canta fuori dal coro? Premio Guido Carli
Oggi sul Giornale, con il quale ho avuto l'opportunità di collaborare nel settore musicale per un decennio, ricco di soddisfazioni, leggo una aggiunta capziosa sotto la testata ' Da quaranta anni fuori dal coro', e ne sono incuriosito. L'ho comprato perché volevo rileggere l'intervista, anticipata stamattina a Radio 3, a Jean Claire - incuriosito anche dall'omonimia con un musicologo gregorianista di Solesmes, mio carissimo amico - noto critico d'arte, che canta, come ha sempre fatto fuori dal coro, da ogni coro, il quale sostiene che l'arte di oggi, contemporanea cosiddetta, specie la pittura è diventata mercato, non aspira più al sacro, non inteso,banalmente, come religione. E per spiegare meglio il suo pensiero il noto critico intervistato da Luca Beatrice, ricorda che nella Biennale veneziana nella quale il Vaticano ha avuto per la prima volta un suo padiglione, lo spettacolo non era entusiasmante, anzi era proprio avvilente; e che la Santa sede avrebbe fatto meglio ad esporre i suoi capolavori passati, quelli sì ispirati al senso del sacro.
E poi richiudendo il giornale c'è capitata di nuovo sotto gli occhi quella scritta ' da quarant'anni fuori dal coro'. Sì è vero, ma per cantare in un altro coro. Non sappiamo se meglio del primo.
Sul Messaggero, invece, leggiamo della consegna del premio che porta il nome dell'ex governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, organizzato dall'omonima fondazione presieduta da Romana Liuzzo, signora dei salotti romani, giornalista prima in forza a Repubblica, e da qualche anno passata a Panorama. Il premio va a personalità che si sono segnalate nei vari campi, dal giornalismo alla cultura ecc.. Presidente della giuria del premio è Letta, Gianni inutile lo si dica, fra i giurati c'è anche Barbarella Palombelli . Fra i premiati , come del resto nella giuria, a cominciare dal presidente e dalla Liuzzo, c'è parecchia Mediaset. In alcuni casi, come in quello di Confalonieri, il premio era meritatissimo, ma in altri no, come nel caso di Alfonso Signorini che per Gianni Letta, l'ha meritato per il giornalismo. Vuol dire allora che nelle attribuzioni potrebbero aver sbagliato settore di appartenenza, se proprio oggi abbiamo letto un infame servizio, uscito su CHI, il giornale di Signorini e di Mediaset, nel quale si getta fango sull'ex signora Berlusconi, che avrebbe richiesto per chiudere la partita matrimoniale appena 540 milioni di Euro - esagerata di una Veronica!.
La quale signora, non ancora divorziata, secondo le nostre informazioni, viene ritratta un pò appesantita e bisognosa di consigli, se non addirittura delle mani e dei ferri, di un bravo chirurgo plastico. Ecco il signorile giornalismo dell'Alfonso che Gianni Letta, Romana Liuzzo e Barbarella Palombelli hanno voluto premiare.
E poi richiudendo il giornale c'è capitata di nuovo sotto gli occhi quella scritta ' da quarant'anni fuori dal coro'. Sì è vero, ma per cantare in un altro coro. Non sappiamo se meglio del primo.
Sul Messaggero, invece, leggiamo della consegna del premio che porta il nome dell'ex governatore della Banca d'Italia, Guido Carli, organizzato dall'omonima fondazione presieduta da Romana Liuzzo, signora dei salotti romani, giornalista prima in forza a Repubblica, e da qualche anno passata a Panorama. Il premio va a personalità che si sono segnalate nei vari campi, dal giornalismo alla cultura ecc.. Presidente della giuria del premio è Letta, Gianni inutile lo si dica, fra i giurati c'è anche Barbarella Palombelli . Fra i premiati , come del resto nella giuria, a cominciare dal presidente e dalla Liuzzo, c'è parecchia Mediaset. In alcuni casi, come in quello di Confalonieri, il premio era meritatissimo, ma in altri no, come nel caso di Alfonso Signorini che per Gianni Letta, l'ha meritato per il giornalismo. Vuol dire allora che nelle attribuzioni potrebbero aver sbagliato settore di appartenenza, se proprio oggi abbiamo letto un infame servizio, uscito su CHI, il giornale di Signorini e di Mediaset, nel quale si getta fango sull'ex signora Berlusconi, che avrebbe richiesto per chiudere la partita matrimoniale appena 540 milioni di Euro - esagerata di una Veronica!.
La quale signora, non ancora divorziata, secondo le nostre informazioni, viene ritratta un pò appesantita e bisognosa di consigli, se non addirittura delle mani e dei ferri, di un bravo chirurgo plastico. Ecco il signorile giornalismo dell'Alfonso che Gianni Letta, Romana Liuzzo e Barbarella Palombelli hanno voluto premiare.
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