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sabato 19 maggio 2018

La musica sacra ed il suo tragico destino

 La fede religiosa e la sua celebrazione pubblica è alla base della nascita di infiniti capolavori d'arte in ogni settore, dall'architettura, alla pittura e scultura, alla letteratura e poesia, alla musica.

 E mentre per la gran parte di questi capolavori non si fa differenza fra sacro e profano, godendo tutti di ugual considerazione e visibilità, per la musica le  considerazioni cambiano, in peggio.

La musica in chiesa è al basso livello che consociamo, ed eccettuate rarissime eccezioni, nella chiesa cattolica - per fortuna nel mondo protestante le cose sono messe assai meglio -  le cerimonie religiose e liturgiche, anche quelle solenni officiate dal Pontefice, non si avvalgono neppure in minima parte del grande patrimonio musicale che quelle stesse celebrazioni hanno fatto sgorgare dalla creatività dei compositori.

A tale assoluta indifferenza della Chiesa verso la grande musica liturgica, si somma  la colpevole distrazione con cui le istituzioni musicali guardano  alla musica sacra. Le eccezioni sono davvero rarisme. Fra esse potremmo citare i Requeim sia di Mozart che di Verdi, le Passioni di Bach e qualche Messa di Mozart. Stop. Non si ascolta altro nelle stagioni concertistiche, anche le più rinomate. E ragione non secondaria è da ricercare nel fatto che il patrimonio musicale di ogni tempo è così vasto che, in esso, la musica sacra non è che un capitolo, anche ridotto, e, di conseguenza, non si può pretendere  che società musicale le riservi considerazione maggiore di quella che la stessa chiesa non ritiene di fare.

 Vogliamo anche aggiungere che spesso i Papi in questa crociata a favore della musica sacra,  si sono comportati come i potenti del passato che inviavano le truppe al fronte, ma loro se ne stavano nei dorati palazzi, magari anche a gozzovigliare.

Una certa eco ha destato la sordità musicale di Giovanni Paolo II cui 'piacevano i canti di montagna' - secondo l'ammissione di un notissimo musicista polacco, suo amico - e una certa qual avversione di Papa Francesco che appena insediato, invitato all'annuale concerto che la Rai regalava al Pontefice, lo disertò - tradizione che ci sembra  di conseguenza cancellata. Lasciò la sua poltrona vuota e poi si giustificò così: ' i concerti sono cose da principi del passato'.  E lui che principe non era non aveva tempo per simili 'passatempi'. In quel concerto veniva eseguita al Nona sinfonia di Beethoven. Il cattivo esempio è peggiore della ignoranza. Ci hanno colpito, invece, poi i  numerosi incontri che ha avuto con alcune squadre di calcio, come a voler significare che quel tempo era meglio speso rispetto a quello di un concerto.

Occorre , di conseguenza, ricorrere a festival 'dedicati' per ascoltare  tanti capolavori ingiustamente finiti nel dimenticatoio. Fra i primi la Sagra Musicale Umbra, in netto declino rispetto la glorioso passato, che oltre tutto si macchia di tempo di  ibrida profanità, quasi che gli stessi organizzatori non siano del tutto sicuri del valore e della necessità di far conoscere detta musica.
 E, da qualche anno, il Festival di Pisa,  diretto da Gardiner, al quale si aggiunge ora quello di Pavia.
 Ogni tanto se ne fa uno, di tono decisamente minore, anche a Roma, dove il patrono non è più considerato Palestrina, ma Frisina, monsignore-musicista-organizzatore, maestro della Cappella lateranense. In verità a Roma c'è un Festival di Musica e Arte sacra, dove sono 'residenti' i Wiener Philharmoniker, organizzato da un imprenditore di viaggi 'religiosi'- pellegrinaggi- il dott. Curtial, ma quello, pur di qualità, segue percorsi  insindacabili.

Ma perché fare un Festival di Musica Sacra  a Pavia, città storica, in chiese  ed altri luoghi cittadini che solitamente possono contenere non più di 300 persone, quando, ad esempio, la Messa da requiem di Verdi, ne richiede altrettanti come esecutori?

Perchè allora tanta bellezza per così poca gente, quasi un salotto domestico? Perchè c'è una banca che non si sa per quale ragione lo finanzia? Può bastare questa semplice giustificazione?

mercoledì 3 febbraio 2016

Non potevamo non esserci, ha detto Fuortes, non richiesto di una spiegazione. Bigonzetti alla Scala come Abbagnato a Roma

Ieri, in Vaticano, si è svolto un 'evento' - e dagli con 'sta parolaccia! - per il quale il Teatro dell'Opera di Roma ha prestato due  ballerini; l'étoile Straccamore e Mongelli, oltre ad una dozzina di allievi della scuola di danza, per danzare sull'oratorio 'sacro'- è meglio specificarlo, non si sa mai - scritto dal grande compositore Frisina, per la chiusura dell'Anno mondiale dedicato alla, udite udite: 'Vita consacrata nella dinamica del Giubileo della misericordia'. Cosa voglia dire bisognerebbe chiederlo a mons. Frisina ed agli organizzatori dell'Anno Santo il quale ha scritto il grande oratorio sacro che 'si fonda sull'interazione del linguaggio musicale, recitativo e coreografico'. E qui, anche non si fosse trattato del grande compositore mons. Frisina, a chiunque vengono i brividi che si provano di fronte al 'sublime'.
 Noi naturalmente non l'abbiamo né ascoltato né visto danzare, ma conosciamo altre cose assolutamente DIMENTICABILI del compositore Frisina.
 Bene, a questo evento Fuortes ha ritenuto di dover partecipare: " Esserci per noi, come  per i concerti in occasione del Giubileo della misericordia ( in tutto quattro , ve li raccomandiamo!) è un segno di attenzione e sostegno alle vitali (vitali per chi?) attività culturali ( ma ve ne sono di attività culturali per l'Anno santo?) dell'Anno Santo". Dice bene Fuortes, se si trattasse di  concerti di qualità; e, invece, è il classico esempio di baciapile che a Roma, per chi voglia avere un qualche peso, è attività imprescindibile.
 Alla Scala hanno reagito male alla notizia che Bigonzetti, uno dei nostri coreografi più noti ed anche bravi, sia stato nominato  direttore del corpo di ballo,  al posto del direttore Vaziev che presto lascerà per tornare in Russia. Non si era mai visto che un coreografo senza nessuna esperienza come direttore del corpo di ballo,  assumesse quell'incarico, per giunta in un teatro con una lunga tradizione e spesso impegnato nel grande repertorio. ERRORE. E' già accaduto. Ed è dell'altro ieri. Il corpo di ballo dell'Opera di Roma, per volontà di due esperti, come Fuortes e Marino, ambedue tifosi della Roma, hanno già messo una nota ballerina, neanche coreografa, a dirigere il corpo di ballo del teatro della Capitale,  Eleonora Abbagnato. Dunque che non facciano casino alla Scala- come non lo fanno più a Roma. O per lo meno che lo facciano - come non hanno più fatto a Roma, in omaggio alla bravura ed alla bellezza della Abbagnato ed alla sudditanza della stampa a Fuortes - se sono sicuri di far recedere Pereira ed il CdI dalla decisione che  al corpo di ballo scaligero non piace, ma non per futili motivi.

domenica 10 maggio 2015

Il prossimo 14 un grande evento musicale in Vaticano per la caritas internazionale. Frisina superstar

E' stato annunciato con la solennità che un evento (diciamo concerto, che è meglio! ) di tale portata richiede, il Concerto che si svolgerà giovedì prossimo in Vaticano, Sala Paolo VI, davanti a settemila persone, con i poveri in prima fila e destinatari  di quello che verrà raccolto in tale occasione, che andrebbe ad aggiungersi ai diritti televisivi che faranno certamene contenti i poveri, ma anche mons. Frisina che povero non è e che agisce in posizione privilegiata, sotto l'aspetto musicale.
 Il papa non sarà presente. Ancora una volta uno sgarbo istituzionale nei confronti della musica da parte di un pontefice che non c'è al mondo persona che non lo ami?
 Si conoscono già gli elementi di quello che viene annunciato come un grande concerto. Direttore Daniel Oren, uno dei più grandi direttori della scena internazionale - si dice nel comunicato - l'orchestra è la Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno - per la quale non si aggiunge che è  una delle orchestra più grandi della scena internazionale,  perchè non lo è neanche di quella nazionale - e le musiche sono di mons. Frisina,  tratte dalla sua 'Divina Commedia, per il quale autore non si aggiunge la solita ingiustificata qualifica di notorietà internazionale, giacchè la sua di fama non supera i confini pastorali della diocesi di Roma. Alla fine del concerto agli esecutori si unirà anche il pubblico per un coro, di oltre settemila cantori, scritto da mons Frisina. Che resta il vero miracolato della serata, oltre, naturalmente, ai poveri che beneficeranno degli introiti che ci auguriamo siamo consistenti.
 Sarà stato  anche il 'tutto Frisina' a scoraggiare papa Francesco dal prendere parte al concerto che egli ha voluto?