Aldo Grasso critica duramente Sigfrido Ranucci e il metodo di Report: «Il danno peggiore se l’è in larga parte autoprocurato».
Per Aldo Grasso, il punto centrale non è più soltanto l’inchiesta che coinvolge Sigfrido Ranucci, né il futuro della conduzione di Report. Il problema, a suo giudizio, è più profondo: la credibilità.
«Comunque finisca la vicenda, c’è un aspetto che viene prima e conta di più della stessa conduzione di un programma. Ranucci ha perso il suo bene maggiore, il bene più prezioso per uno come lui: ha perso la credibilità», ha dichiarato il critico televisivo.
Secondo Grasso, proprio il tipo di giornalismo rappresentato dal conduttore di Report rende questo elemento decisivo. «Per il suo ruolo, e per il tipo di giornalismo che lui rappresenta – tribunizio, oracolare – la credibilità è davvero tutto».
A suo avviso, il danno esisterebbe anche indipendentemente dall’esito degli accertamenti su Valter Lavitola. Il solo fatto che una parte del pubblico possa pensare che Ranucci non sia stato trasparente o che possa essersi lasciato condizionare rappresenterebbe già un problema serio.
«Il metodo Report è un’anomalia giornalistica»
Grasso allarga poi la critica all’intera impostazione della trasmissione di Rai 3.
«Io da anni dico apertamente che è il “metodo Report” a non andare bene», afferma, definendolo «una anomalia giornalistica» e «una degenerazione di quello che è sempre stato il giornalismo d’inchiesta».
Nel mirino del critico finiscono anche alcuni strumenti utilizzati dal programma: audio acquisiti senza consenso, pedinamenti video e titoli costruiti attorno all’esclusiva.
Grasso contesta soprattutto la rivendicazione di essere una sorta di presidio unico dell’informazione indipendente. «Questa rivendicazione di “schiena dritta”, la pretesa di essere gli unici a difendere la “roccaforte dell’informazione indipendente” è cattiva retorica».
Poi l’attacco più netto, riferito alla diffusione di una telefonata privata di Gennaro Sangiuliano con la moglie: «Quando rubi una telefonata di Sangiuliano con la moglie fai una mascalzonata. E basta».
«La televisione dà alla testa»
Grasso individua anche un problema di personalizzazione della trasmissione attorno alla figura di Ranucci.
«La verità è che la televisione dà alla testa. Ti fa perdere la cognizione di te, del contorno. Diventi un altro, lo si è visto spesso», sostiene.
Il critico cita anche il libro scritto dal giornalista, che giudica negativamente sul piano dello stile e dell’impostazione personale, parlando di «frasi fatte, psicologismi da telenovela» e di «un ego non governato».
La conclusione torna ancora una volta sul tema della reputazione professionale: «Il problema di Ranucci oggi non è Lavitola, questo è marginale, è che ha perso la sua credibilità».
Per Grasso, anche il futuro di Report sarebbe ormai strettamente legato a questo nodo. Cambiare semplicemente conduttore, a suo giudizio, non basterebbe: «Report funziona, o funzionava, come è fatto, come trasmissione “di Ranucci”. Un’altra formula sarebbe un altro programma».
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