Bari, il rebus del Petruzzelli.
Paccione: «Il teatro non poteva
sorgere in quel luogo»
L’avvocato che avviò l’azione popolare del 2009 per far tornare il teatro
di proprietà pubblica: «Il Comune non poteva con una semplice
delibera appropriarsi del Petruzzelli. Avrebbe dovuto stabilirlo
un giudice»
Tutti conosciamo l’avvocato Luigi Paccione, fine giurista ma anche persona nota per il suo impegno civico. Ha 67 anni. Ne aveva 31 quando lavorava nello studio legale di Enrico Dalfino, sindaco di Bari dall’agosto 1990 al dicembre 1991. Una stagione breve ma intensissima, a cominciare dallo sbarco della Vlora fino al rogo doloso del teatro Petruzzelli. «Mi disse: dai un’occhiata alle carte. E io scoprii che il teatro era stato edificato dove non era possibile edificare». Paccione non solo ricorda quel che gli chiese l’allora sindaco Dalfino all’indomani della distruzione del Petruzzelli ma ricorda anche quando, molti anni dopo, nel 2009, con l’avvocato Alessio Carlucci, avviò una class action per far tornare il teatro di proprietà pubblica. Il principio ispiratore dell’azione popolare fu lo stesso rivelato a Enrico Dalfino nel 1991. «Quel teatro non poteva essere costruito lì, in piazza Conte di Cavour - sostiene Paccione - il codice civile del 1865 vietava che si potessero dare concessioni su strade e piazze cittadine. Tra l’altro la Convenzione stipulata a fine Ottocento tra Comune e proprietari del teatro consentiva all’amministrazione di riprendersi il bene qualora, in caso di sua distruzione, la proprietà non fosse in grado di ricostruirlo a sue spese. E in effetti la diffida partì, ma è poi scomparsa in tutti i documenti ufficiali delle amministrazioni successive nella vicenda della ricostruzione dopo l’incendio».
I fatti sono molto vecchi, lo abbiamo ripetuto più volte. Molte vicende, molti stati d’animo, molte vite sono svanite nei lunghi anni trascorsi dall’incendio doloso ad oggi. Ma questo non è un romantico amarcord, perché non solo i conti con il passato non sono ancora chiusi ma la stessa class action di Paccione e Carlucci (sottoscritta da centinaia di baresi) è la scintilla che ha determinato l’attuale procedimento per il riconoscimento della proprietà attualmente fermo in Cassazione. Quel verdetto che tutti, per ragioni differenti e da diverse visuali, stanno aspettando a cinque anni dal pronunciamento della Corte d’Appello di Bari - che ha confermato la proprietà del Teatro in capo alla famiglia Messeni Nemagna,- nasce in qualche modo dall’azione popolare promossa da Paccione e Carlucci. «Certo, perché il Comune fa propria la nostra tesi amputandola però del presupposto principale, e con una semplice delibera si autoproclama proprietario del Petruzzelli». È la numero 33 del 12 giugno 2010.
Val la pena ricordare che i lavori di ristrutturazione del teatro si erano conclusi qualche mese prima. Il 7 settembre 2009, il commissario straordinario per la ricostruzione Angelo Balducci (sì, il «capo della cricca») consegna irritualmente il Petruzzelli alla Soprintendenza, che lo dà in custodia al Comune di Bari che lo gira alla Fondazione liricosinfonica che da allora lo occupa purtroppo «senza titolo», come recita la sentenza del 2021 della Corte di Appello.
«Il Comune non poteva con una delibera appropriarsi del Petruzzelli» sospira l’avvocato Paccione che ancora oggi chiama «sedicenti proprietari» gli eredi della famiglia Messeni Nemagna. «Quel teatro è pubblico - continua a ripetere l’avvocato - ma avrebbe dovuto stabilirlo un giudice. Con quel che invece è stato fatto e con l’ostinazione di tenere gli attori popolari fuori dai processi decisionali, ecco che siamo in Cassazione con un procedimento amputato dei presupposti che avrebbero connotato l’appartenenza pubblica del teatro».
L’idea che il Politeama sia stato costruito dove non si poteva, vista l’attuale sospetta mancanza di certificazione di agibilità, non può non apparire come una sorta di profezia. La storia non è ancora finita.

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