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lunedì 9 luglio 2018

In giro per Roma ad occhi chiusi. L'imprecazione della sindaca Raggi ed il silenzio del Tg regionale del Lazio della Rai

La Lombardi? Se l'è legata al dito, la sua sua mancata elezione a Governatore del Lazio e vuole farla pagare a tutto il Movimento, in particolare a Grillo ed a me, sua riconosciuta nemica -  ha commentato l'uscita contro Grillo della Lombardi sulle buche a Roma, la sua compagna di Movimento,Virginia Raggi. Che, naturalmente, s'è fidata di Grillo e non della Lombardi, perché il capo carismatico del Movimento e comico genovese, ogni volta che apre bocca c'è sempre qualcosa da imparare e dice ogni volta  qualcosa di nuovo. Oltre la Raggi ne è fermamente convinto anche  il vice premier Di Maio,  che ieri sera a quella coppia di scoppiati, Telese-Parenzo, l'ha confermato.

 E' accaduto che sabato scorso, 7 luglio, in coincidenza dell'inizio del saldi, attesi come la pioggia nel deserto dai commercianti, la sindaca Raggi abbia aperto una nuova zona pedonale in pieno centro di Roma. Protestata dai commercianti che avrebbero desiderato ancora l'anarchia del traffico sperando di poter fare qualche affare in più.

Lei si  è recata a Largo Goldoni per segnare con il suo passaggio il territorio incluso nell'isola pedonale. Cammina cammina, in via del Corso, a piedi, per il tratto pedonalizzato, ad un certo punto chi era con Lei l'ha sentita smadonnare - come si dice a Roma. Porca puttana - le è scappato, urlando. E l'urlo l'hanno sentito quelli del codazzo ma anche molti cittadini che le si erano stretti intorno non per omaggiarla, bensì per gridarle in faccia la sua dimostrata incapacità di governare la Capitale.
Insomma alla sindaca è accaduto che, per credere al capo carismatico del Movimento, ha voluto girare per via del Corso con lo sguardo rivolto in cielo; e, non avendo visto una buca, c'è cascata dentro. Poco ci è mancato che non si rompesse l'osso del 'capocollo'- come direbbe il noto comico pugliese Lino Banfi.

 L'incidente è accaduto non solo perché  credere a Grillo è come un comandamento per i Cinquestelle, ma anche perché, sotto gli occhi vigili della polizia municipale, a via del Corso i cittadini non hanno potuto cerchiare con vernice gialla le buche, come invece hanno fatto nel resto della città indicando all'amministrazione le buche da riparare, e ricevendone come risposta:  abbiamo visto che c'è rimasta ancora qualche buca, ma non abbiamo più soldi per ripararla.

 Da giorni e giorni, anzi settimane, forse mesi, i giornali, tutti, senza eccezione, continuano a sbattere in faccia all'amministrazione capitolina l'emergenza rifiuti che, con la stagione estiva, è diventata drammatica e può procurare guai seri  alla salute pubblica. Tutti i giornali ogni giorno ne scrivono, ma nulla cambia.

 L'amministrazione  finge di non vedere - l'assessore Montanari ha dichiarato, con la faccia tosta che si ritrova, che a Roma non esiste una emergenza rifiuti -  e passa ad illustrare qualche altro capitolo dei problemi della Capitale, ad esempio lo spostamento degli sfasciacarrozze fuori del raccordo, come se voltando pagina l'emergenza della pagina precedente fosse da considerarsi risolta. Perciò ogni giorno si volta pagina per risparmiarsi lo schifo delle pagine precedenti.

L'emergenza rifiuti dunque esiste per tutti ed i giornali  non fanno sconti all'amministrazione, perché non  possono chiudere gli occhi di fronte allo sconcio e all'abbandono generale in cui versa la città - e la Raggi è al governo da due anni tondi tondi. Quando si sveglierà?

 Gli occhi, invece,  colpevolmente sembra averli chiusi tutt'e due il TgR del Lazio (Rai) che anche ieri, durante l'intera edizione serale, non ha speso neanche una parola sui rifiuti a Roma.

 Viene il fondato sospetto che dopo i diktat dei nuovi barbari sulla pulizia etnica che si vuole fare in Rai, qualcuno se la stia facendo già sotto: e, volendo evitare di essere epurato o esiliato, chiude gli occhi, si tappa le orecchie - sì, perchè c'è anche la puzza da non sottovalutare - e tira avanti, fino a quando la pulizia etnica non verrà attuata, nella speranza di esserne risparmiato. Lo stanno facendo, con il loro silenzio colpevole, il direttore e tutta la redazione del Tg regionale che, in piena emergenza rifiuti, preferisce buttarsi su sagre e fiere paesane estive?

domenica 15 ottobre 2017

Virginia Raggi non è più la 'sindaca di sfondamento'. Ora è la 'palla al piede' del movimento che la vuole 'oscurata' fino alle prossime politiche

Cosa voglia ora il Movimento e la sua ditta  al comando, 'Grillo & Casaleggio Associati', dalla sindaca Raggi, non è del tutto chiaro. Perché le incognite sul suo futuro sono tante, e potrebbero tutte danneggiare più che favorire il Movimento.

Di Maio, sperando che nulla avvenga nel frattempo, volendosi presentare  come il tutore e garante della legge, interna (ed esterna) del Movimento che l'ha candidato a premier nelle prossime politiche, ha assicurato che se ci fosse per la Raggi una condanna, a seguito dell'accusa di 'falso' per la quale la Procura di Roma l'ha indagata, Lei deve dimettersi, seduta stante. Già, facile a dirsi, molto difficile a realizzarsi senza colpi durissimi inferti al Movimento, alla vigilia della campagna elettorale che si annuncia giù infuocata, nonostante manchi ancora un semestre circa alle elezioni.

 Se la Procura di Roma  concludesse il processo con la condanna della sindaca, mettiamo verso i primi mesi dell'anno prossimo od anche verso la fine di questo, e la sindaca si dimettesse, salvo ripensamenti  del garante dello statuto dei grillini, che ne sarebbe delle mire a governare del Movimento e di Di Maio? Quelle dimissioni sferrerebbero il colpo di grazia a Di Maio? Per vincere le elezioni il Movimento, se riesce a sopravvivere deve attendere la prossima tornata? E se, invece, la condanna - eventuale - arrivasse dopo le elezioni, mentre in piena campagna elettorale si svolgesse il processo? Sarebbe più o meno la stessa cosa, perchè comunque il dibattimento porterebbe di nuovo a 'lavare in piazza i panni sporchi' del gabinetto Raggi a Roma?

La ragione per cui la ditta 'Casaleggio& Grillo Associati' - l'ordine di titolazione negli assetti societari cambia a seconda di chi conta di più in  quel momento e per quello specifico caso - ha pregato la Raggi di non farsi sentire, di non prendere nessuna decisione, di fare come se non esistesse fino alle prossime elezioni politiche, ha proprio il senso della volontà di proteggersi da qualunque sommovimento che l'azione della Raggi -  l'anno e mezzo di permanenza in Campidoglio lo ha dimostrato - produrrebbe.

 La sindaca che doveva essere la prova provata della buona amministrazione  grillina nella Capitale, si è rivelata, in ogni momento, come la sua 'caporetto'. Non ne ha azzeccata una, si potrebbe dire: o non fa nulla di concreto e di risolutivo per i  numerosi problemi della città, o quando fa qualcosa sbaglia.

Le hanno fatto recitare anche la parte della sorellastra, un tempo cattiva diventata buonissima, quando l'hanno costretta, a Marino, con Grillo che le ha puntato la pistola alla schiena, ad abbracciare la Lombardi, candidata a governatore della Regione Lazio, sua nemica da sempre. Vogliono insomma che Lei stia buona e pregano perchè  la Procura non dia inizio al processo prima della prossima primavera quando, secondo previsione, si terranno le elezioni politiche. Dopo, la Raggi può anche cadere, perchè se vince il Movimento, il fatto non preoccuperebbe più di tanto.

Ma il Movimento vincerà? E la Procura di Roma attenderà, per processare Raggi, che siano passate le elezioni? E, soprattutto, la Raggi, osserverà la consegna grillina  di non governare Roma ( finora è stata bravissima per questo), anzi di restare  muta e immobile, per non  fare danni?

Le incognite sono tante; ma la più grande di tutte è il gradimento ed il consenso che, secondo i sondaggi, la 'ggente' dà ai grillini ed ai loro governanti, definiti 'Incapaci' anche da  Colomban, messo a vigilare a Roma sulle partecipate (ed anche sulla Raggi) dalla 'Grillo & Casaleggio Associati', l'altro ieri, alla vigilia di lasciare il suo incarico.

sabato 25 febbraio 2017

In Campidoglio comanda la matrioska grillina

In Campidoglio, a Roma, dove le ultime elezioni le ha vinte Virgnia Raggi, non c'è un vertice,  di forma piramidale, al comando, bensì una matrioska.
 La pupazza variopinta di legno più grossa rappresenta Grillo, subito dopo, due in una, Di Maio e Dibba sulle due facce della pupazza: all'interno, una seconda coppia, Roberta Lombardi e Paola Taverna, a giorni alterni l'una o l'altra e , più piccola ancora e sotto schiaffo e controllo di tutte le sorelle maggiori, Virginia Raggi.  Per Bergamo la matrioska minuscola la stanno ancora preparando.

Ogni volta, quando si deve prendere una decisione, prima che si oda la voce della mastrioskina Raggi, ci vuole tempo, perchè si devono prima smontare tutte le altre che l'hanno in pancia. E così si ascolta prima la voce del matrioskone e poi via via degli altri. Salvo qualche rarissimo caso in cui ci si dimentica di mettere dentro le pance di tutte, la più piccola, e Lei, restata fuori,  comincia a strillare: il sindaco sono io!

E' accaduto anche nel caso dello Stadio. Grillo aveva detto che lo stadio 'non s'aveva da fare'; Di Maio e Dibba, non s'è capito cosa volessero, perchè una volta parlava uno ed un'altra l'altro dicendo cose opposte, rappresentavano le due facce della matrioska; la Lombardi  s'era detta decisamente contraria anche allo stadio, come alla Raggi e a tutto.  Però, alla fine della storia, la piccola matrioska Raggi, per una volta, ha fregato tutti, battendoli sul tempo, col favore delle tenebre.

Giovedì notte ha avuto un lunghissimo confronto con i vertici della A.S. Roma, con i quali ha raggiunto un accordo. E forse sarà stato anche lo stress di queste settimane e della notte precedente all'annuncio  a causarne il malore ed a consigliarne il ricovero per accertamenti. Una volta raggiunto l'accordo non voleva che il merito se lo ascrivessero la matrioske più grandi. Perciò s'è fatta dimettere - anche perchè non aveva nulla di grave -  è arrivata in Campidoglio, ma non per l'incontro che segretamente s'era già tenuto, ma solo per annunciare l'accordo.

Insomma cosa ha deciso? Ha deciso che lo stadio si farà? Si o No? Ni.  Cioè? Sorgerà nell'area di Tor di Valle, alla faccia di Grillo - sì! ; sarà ridotta la cubatura ed anche la cementificazione, per fra contente Lombardi e Taverna ed anche Di Maio e Dibba - sì! -, saranno ridotte anche le strutture di urbanizzazione previste, in rapporto a quelle cubature- sì!- ( saltano i grattacieli progettati da Libeskind- sì! Ora la cosiddetta conferenza dei sevizi capitolina avrà  tempo  un mese per ridefinire i particolari .
 C'era bisogno di tutto questo casino? E siamo sicuri che, ora, le matrioske grandi non ricominceranno a mettere i bastoni fra le ruote alla matrioskina Raggi? Hanno un mese di tempo ancora.

giovedì 23 febbraio 2017

L'anomalia dell'Italia sta nel suo DNA: l'unica certezza è che non c'è nulla di certo. Il caso Roma

Raccontiamo una storiella ingenua, d'altri tempi e paesi. In gioventù, durante gli anni di studio, d'estate, facemmo speso viaggi in Europa. Viaggi molto utili - quando l'Erasmus non c'era  ancora - dei quali serbiamo  vivo il ricordo.
In uno di questi viaggi  ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee  potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i  mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
 In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma -  ma il discorso vale anche per buona parte del Paese -  non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.

Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con  altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che  vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo  farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul  suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.

Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
 Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi;  lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
 All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli  potrà evitare la richiesta di danni.

Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e  dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è  mai sicura, per evidente incapacità di governare?

Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini  romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del  Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
 Chissà se, almeno d'ora in avanti,  il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non  siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.

sabato 4 febbraio 2017

Virginia Raggi si dedica a Roma. Era ora. Ma non faccia altri danni alla città

Dopo l'interrogatorio fiume della sindaca di Roma, su Marra - promozione del fratello con aumento di stipendio, oltre agli oscuri rapporti con l'immobiliarista Scarpellini - e su Romeo - che aveva firmato alcune polizze dichiarando come beneficiario la sindaca - nel quale, come ha dichiarato l'interessata, Lei ha chiarito tutto , immaginiamo anche su altri argomenti connessi; una volta fatta pulizia di Marra che sta in galera e da lì per ora non esce, e i chiarimenti su presunti rapporti 'sentimentali' fra la sindaca e Romeo, nettamente smentiti perchè semplici pettegolezzi, Virginia Raggi, ora che s'è tolta questi pesi dallo stomaco, ha detto che si occuperà dei problemi di Roma, che ne ha tanti e tutti da risolvere, senza perdere altro tempo. Era ora, vien da dire! Finalmente anche lei si è accorta che dopo sette mesi da quando è salita al Campidoglio, alla città s'è dedicata poco, impelagata in nomine e decisioni ogni volta più ingarbugliate. Tanto ingarbugliate, quasi quotidiane, da toglierle il tempo materiale per fare altro,  e far dire a molti che ci si stava accanendo contro la sindaca, e ad altri che c'era addirittura un complotto contro di Lei.

Anche Grillo sembra aver creduto alla sua autodifesa, come aveva giustificato la chiamata della procura di Roma, perché lei - a differenza di altri indagati - aveva dichiarato alla Casaleggio il problema. Insomma quella dichiarazione aveva le stesse funzioni dell'Albo pretorio, dove si affiggono bene in vista le comunicazioni ufficiali.  Se anche Grillo non si accorge della stupidità di una simile affermazione, allora stiamo davvero bene!

 Ora anche lui, il Movimento - che pare domani riunirà a Roma truppe e graduati - ma non la Lombardi, che si ritiene sua principale accusatrice e gola profonda per la magistratura - hanno detto alla Raggi che deve voltare pagina. Basta con gli errori quotidiani, ed è ora che pensi a fare il sindaco.

E tutti si augurano che nell'accingersi a fare il sindaco - che finora, stando a simili dichiarazioni non ha fatto o ha fatto poco - non commetta la stessa serie di errori di quando non faceva ancora nulla per la città, perché se così fosse, di danni alla città avendone fatti già troppi, non c'è bisogno che ne faccia ancora altri.

 Dei danni che ha già fatto e potrebbe continuare a fare al Movimento di Grillo a noi non interessa più di tanto, se perfino il capobastone ostenta noncuranza di ciò che dicono sondaggi e inchieste, e cioè che i Cinquestelle, nonostante  tutt'intorno ci sia il buio più nero, sono già sulla via del tramonto.

sabato 17 dicembre 2016

La lunga agonia di Virginia Raggi in Campidoglio quando finirà?

Governare Roma è impresa quasi impossibile. Possible che solo  chi si candidava alla poltrona di sindaco non lo sapesse? Roma è dominata da Mafia capitale. La lasciamo continuare a fare affari?
Chiunque arriva in Campidoglio avrà contro i poteri forti e distorti. Chi governa e sa di avere nemici da tenere a bada se non da abbattere, che fa vive nella palude e chiude tutti e due gli occhi per non vedere? Roma è in un totale abbandono. Chi governa può continuare a stare alla finestra, a non scendere in strada?

A tutte queste naturali domande ed imputazioni che la cittadinanza rivolge al sindaco Virginia Raggi, in Campidoglio da sei mesi, il Movimento 'Cinque stelle' della ditta 'Grillo& Casaleggio', che l'ha in custodia, risponde o con l' espulsione dal Movimento, o col toglierle il simbolo 'Cinquestelle', che si sta rivelando come una medaglia distruttrice, sul petto della Raggi.
 E allora, allora arriva la decisione del sinedrio pentastellato sul sindaco: ci sta rovinando la reputazione, farebbe bene a dimettersi. Il sindaco risponde picche, essendo stata eletta da oltre 700.000 romani - sebbene con il Movimento grillino . Fa 'mea culpa' e dice che ora si volta pagina. Dopo l'arresto di Marra si dimettono Romeo e Frongia,  fedelissimi della Raggi, e da sempre contestati dal Movimento e si va avanti - come ha assicurato il comico genovese in persona dopo una seduta fiume con lo stato maggiore del suo movimento, all'interno del quale alcuni colonnelli - soprattutto donne, Lombardi in testa - gli fanno capire che le accuse che esse rivolgevano alla Raggi, avevano un qualche fondamento.

Interrogato sulla faccenda anche Pizzarotti, il contestato ed espulso sindaco di Parma, risponde che la Raggi deve decidere: se ha una squadra di  sua fiducia  con la quale pensa di poter lavorare vada avanti, se invece, anche dopo il 'commissariamento' del suo movimento - ieri  è apparso in tv anche l'ectoplasma di Marino per difendere la Raggi, eletta dai cittadini che il suo stesso movimento vorrebbe abbattere, come fece Renzi con lui  ( ma fece bene per non proseguire nell'agonia di una città che non amministrava!), per dirle di andare avanti e di non accettare ordini dal 'comico genovese'- non riesce a governare, vada via. Alla Capitale non serve una lenta inesorabile agonia amministrativa alla quale la Raggi  l'ha condannata; ha bisogno di un governo che sappia governarla.
Certo chiamarsi fuori - come ha fatto il Movimento - e la scuse troppo facili della Raggi- non rappresentano una vera svolta. In una città, la Capitale,  che fa acqua anche letteralmente, da tutte le parti.

L'ectoplasma di Marino ha fatto anche una profezia. La Raggi non può durare per tutta la legislatura, ancora lunga; cade prima. E siamo d'accordo.
Richiesti poi, sia lui che Marco Damilano a La 7, sul riflesso di tale disastrosa amministrazione sui prossimi risultati elettorali, hanno risposto che non avranno il peso e l'influenza negativa che tutti immaginano, senza spiegare ,perchè. Crediamo si possa spiegare con la tendenza a dimenticare di noi italiani e con l'assenza di alternative forti al movimento grillino.
Mentre Roma - ma anche l'Italia, nel suo piccolo - brucia!  Ad eccezione, sembra , di Torino dove la Appendino, che ha ricevuto la città non in condizioni simili a  Roma, continua con il 'buongovermo', al punto che il comico genovese vuole candidarla anche a papessa, oltre che a premier e presidente della repubblica

venerdì 24 luglio 2015

Guerra aperta fra il Vaticano di Bergoglio e La Repubblica di Scalfari

Ieri, in prima pagina,  abbiamo letto un durissimo articolo sulla Repubblica fondata da Scalfari e diretta da Ezio Mauro, l'unico giornale che Bergoglio legge ogni mattina e con il quale ha avuto nel recente passato rapporti strettissimi. Come mai, ci siamo detti, se  Bergoglio  ha riservato a Scalfari un'attenzione  che nessun altro giornale è sembrato meritarsi agli occhi del pontefice?
 E' successo che qualche mese fa, sul sito dell'Espresso - che è dello stesso gruppo editoriale della Repubblica, di proprietà di De Benedetti - sia apparso il testo dell'ultima enciclica del papa, prima che la Santa Sede ne diffondesse ufficialmente il testo. Apriti cielo. Per bocca del suo portavoce, padre Lombardi, il Vaticano, ha elevato una dura protesta, rimproverando al giornale di aver fatto il suo mestiere, quello cioè di pubblicare notizie , senza chiedersi invece chi avesse fornito al giornale il testo dell'enciclica. Se ricordiamo bene, anzi, si disse che il giornale non era stato alla parola data, e cioè che il testo fatto uscire dal Vaticano, come anticipazione, non era quello ufficiale bensì una bozza, pure abbastanza vicina a quella definitiva, visto che ne anticipava l'uscita ufficiale  solo di quale ora. Ed aggiungeva,  il portavoce, che il testo ufficiale, magari già in stampa era diverso da quello anticipato sul sito dell'Espresso, perchè il Papa continuava a leggerlo e magari ad apportarvi correzioni e modifiche fino all'ultimo minuto.
 Ognuno la pensi come vuole su questa storia che, con i problemi del mondo e con la velocità con cui corre da un punto all'altro del pianeta l'informazione, ha secondo noi dell'inverosimile.
L'Espresso non ha  alimentato la polemica,  rispondendo al portavoce Lombardi, a confronto avvenuto,  facendo notare che le due versioni erano identiche. Ma forse in questo c'è stato l'intervento di Scalfari  presso Bergoglio.
 Incidente chiuso, pace fatta? Affatto, perchè ora che il Papa sta per partire per Cuba, al vaticanista de La Repubblica hanno fatto sapere che per lui non c'è posto sull'aereo papale. Perchè, hanno spiegato, miserabili!, che i posti sono pochi ed altre idiozie.
 E per questo il giornale, nonostante i rapporti di amicizia fra il Papa e Scalfari,  s'è risentito ed ha accusato il Vaticano di censura, perchè di censura si tratta.
Ma non è l'unico caso. Episodi di censura da parte del potere nei confronti della stampa si registrano ogni giorno ed in ogni ambiente.
 Modestamnte anche  CONTRO di  noi che ci siamo permessi di muovere qualche appunto, nella nostra attività di giornalista,  al Teatro dell'Opera e Santa Cecilia, VIENE ORMAI NEGATO il biglietto di accesso alle due istituzioni e, anzi, ambedue le istituzioni hanno depennato il nostro nome dalla mailing list dei giornalisti. Così permettendo, chi ha il potere, anche  all'ombra del pastorale, penserà che il mondo non è cambiato, e crederà di poters permettere simili soprusi, se nessuno gli si rivolta contro, denunciando.

domenica 20 aprile 2014

Nino Rota.Il catalogo è questo


L’archivio di Nino Rota (1911-1979), presso la Fondazione Cini di Venezia, è stato catalogato per l’editore Olschki ( Catalogo critico. Pagg. 103. Euro 15,00) dal suo curatore e custode , oltre che parente del musicista, Francesco Lombardi che, di recente, lo ha lasciato in altre mani, più esperte e competenti, ed anche più musicali. Annunciato come ‘primo’, e ‘critico’ delle composizioni di Rota, tocca i settori della musica sinfonica, da camera e per il teatro - lasciando quindi volontariamente fuori la musica da film, per la quale Rota è soprattutto noto a tutti, facendo torto al Rota non cinematografico, che resta musicista di grande valore. In questo catalogo mancano le opere incompiute – la gran parte delle quali appartengono all’età ‘infantile’ di Rota, e le trascrizioni che rappresentavano il pane quotidiano per gli studenti di composizione di Rosario Scalero, in America. Sono inclusi , invece, quelle opere andate smarrite ma di cui si ha traccia certa di almeno una esecuzione.

Nei poco più di cento numeri d’opera, ordinati per genere all’inizio del catalogo e poi nel corso del medesimo, in ordine progressivo, non trova soluzione un enigma che proprio nelle passate settimane s’è presentato a proposito di una sua celebre opera: Mysterium Catholicum, poi solo Mysterium. Intitolato sulla partitura originale ‘oratorio per voci solisti, coro e orchestra’ e , nel catalogo, con il sottotitolo di ‘Cantata’ per quattro voci soliste coro e orchestra, va considerato oratorio o cantata? Forse il curatore del catalogo avrebbe dovuto accennare se non adidirittura dirimere la questione. Ed invece non l’ha fatto. Come non s’è curato, in almeno altri tre casi, che noi conosciamo direttamente, riguardanti tre composizioni sacre di Rota ( Unum panem frangimus da Mysterium, trascrizione per coro a voci pari e organo; Inno del Seminario pontificio della Quercia( Viterbo); Tu es Petrus, mottetto per coro a voci pari e organo) di andare alla radice del problema della loro destinazione. A proposito della quale, nelle note - chiarificatrici?- del catalogo, si cita espressamente il committente - che era in tutti i casi chi scrive - ma si sbaglia su parecchie altre cose. Chi redige un catalogo, e conosce il committente ( del quale c’è lettera manoscritta fra la corrispondenza di Rota, consultabile nell’archivio veneziano), è tenuto ad interpellarlo per non incorrere in inesattezze, come è incorso il Lombardi. Naturalmente vogliamo pensare che le inesattezze siano circoscritte a quelle pochissime che noi abbiamo individuato e che per tutto il resto del catalogo - dal n.1 ( Il mago doppio, suite per pianoforte a quattro mani) inedito del 1920, quando Rota era proprio un bambino, al n. 187 ( Canzoni Dodicesima notte) del 1979 - ciò che si legge sia vangelo
 P.s. Una intervista uscita oggi su Repubblica, scioglie il mistero della paternità di Rota che, come s'è saputo solo dopo la sua morte, aveva una figlia che solo oggi porta anche il cognome Rota e che, dopo la nascita era stata affidata ad  un istituto e poi adottata. Alla ragazza , assicurò Suso Cecchi D'Amico, forse l'unica a dividere con Rota il segreto della paternità, Rota ha sempre provveduto. Sulla madre della signora s'erano fatte parecchie ipotesi, ora il lontano cugino del maestro, Lombardi, rivela che la madre della figlia di Rota  era una pianista italiana che si era stabilita a Londra, il suo nome era Magda Longardi.