«In vacanza vado da qualche parte in Italia, che rimane il posto più bello del mondo, ma non dico dove, e non perché sia un segreto di Stato, ma per necessità di normalità». Giorgia Meloni racconta così, nell’intervista alla rivista Chi, il desiderio di trascorrere qualche giorno lontano dai riflettori. «Cercare di riposare qualche giorno con i giornalisti che stazionano davanti alla tua porta e i fotografi arrampicati sugli alberi non è facilissimo», osserva la premier, spiegando di voler difendere «l’unico momento in cui posso essere soltanto una mamma come tutte le altre».
Le vacanze di Giorgia Meloni
Una vacanza all’insegna della semplicità, dunque, anche nelle cose da mettere in valigia. «Un romanzo», dice Meloni, perché durante l’anno deve leggere «così tanti documenti» da non avere più tempo per la lettura che ama. Poi «le carte del burraco», nella speranza di riscattare un periodo poco fortunato: «Da Natale in poi è stato un disastro». E soprattutto «il tempo lento con mia figlia, senza un orologio che detta i minuti, o senza doverle dire di no quando mi chiede di giocare». Tre cose semplici, sottolinea, perché «forse è proprio la semplicità che manca quando fai questo lavoro».
La politica per le città
Dalla dimensione privata a quella politica, il tema dell’estate porta Meloni a parlare anche di turismo e del rischio di un’Italia consumata dal successo turistico. «Il rischio è amare l’Italia fino a consumarla», afferma rispondendo alla domanda sull’overtourism. La premier mette in guardia dalla trasformazione delle città d’arte in «vetrine senza abitanti», con residenti costretti ad andarsene e botteghe storiche sostituite dalla «paccottiglia».
Secondo Meloni, il fenomeno affonda le radici «in decenni di scarsa visione, mancanza di programmazione e scelte sbagliate», che hanno favorito minimarket e negozi di cianfrusaglie a scapito dei negozi di vicinato e dei servizi per i residenti. «Il turismo è una ricchezza enorme, ma va governato, trovando un equilibrio tra residenzialità e ricettività», sostiene, rivendicando le misure sugli affitti brevi e il lavoro con i Comuni contro l’abusivismo, oltre agli interventi a sostegno del commercio di qualità e dell’artigianato.
Il caldo
Anche il clima entra nella riflessione della premier. «Che il clima stia cambiando lo vediamo tutti, basta guardare le nostre estati», dice Meloni, indicando però una strada che, a suo giudizio, deve essere pragmatica e non ideologica. «La strada deve essere pragmatica: investire in tecnologia, nella prevenzione del dissesto, in acqua ed energia pulita prodotta anche in casa nostra». E aggiunge: «L’ecologia vera non è contro il lavoro e le famiglie: l’ecologia vera li mette insieme». Un approccio sul quale, conclude, «l’Italia può insegnare, non solo imparare».
Salvini all'Interno?
Nell’intervista c’è spazio anche per gli equilibri del governo e, in particolare, per Matteo Salvini. Alla domanda sulle ipotesi di un rimpasto e di un suo possibile ritorno al Viminale, Meloni riconosce al vicepremier le qualità per ricoprire nuovamente il ruolo: «Sarebbe un ottimo ministro dell’Interno, lo ha già dimostrato». Ma, sottolinea, Salvini «si sta spendendo in una competenza molto complessa, che è quella delle infrastrutture e dei trasporti, che richiede un impegno enorme, e lo sta facendo con una dedizione incredibile».
La premier difende anche il lavoro del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, impegnato, dice, «in un ambito - quello della sicurezza e dell’immigrazione - nel quale non c’è giorno in cui si possa abbassare la guardia». Meloni rivendica quindi i risultati ottenuti dal governo, dal calo degli sbarchi alla diminuzione di diversi reati, fino al rafforzamento dei presidi sul territorio e alle misure a sostegno delle forze dell’ordine. «Non si è realmente liberi se non si è sicuri a casa propria o nella propria città», conclude.

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