Da Pinzolo il leader leghista minimizza le tensioni interne e rilancia su pensioni, autonomi, banche, sicurezza e immigrazione.
Matteo Salvini prova a spostare il confronto dalle tensioni interne alla Lega alle prossime battaglie politiche. Da Pinzolo, in Trentino, il vicepremier rilancia un’agenda che parte dalle pensioni e arriva alla flat tax per gli autonomi, passando per il contributo delle banche, la sicurezza e l’immigrazione.
Alle discussioni nel Carroccio risponde con una linea precisa: «Alle beghe interne e alle presunte divisioni rispondo con il lavoro e con quello che faremo nelle prossime settimane». Il bersaglio politico, aggiunge, non è dentro il partito ma fuori: cita Elly Schlein, Giuseppe Conte e la sindaca di Genova Silvia Salis, assicurando che la Lega «non ha paura di niente e di nessuno».
Non manca una battuta rivolta agli avversari: «Dio ci conservi gli attuali leader della sinistra».
Pensioni tre anni prima e flat tax fino a 100mila euro
Sul piano economico Salvini mette al primo posto pensioni e lavoratori autonomi. Per chi si avvicina alla fine della carriera lavorativa, propone di consentire l’uscita tre anni prima rispetto ai 67 anni indicati dalla legge Fornero.
«Dobbiamo lasciare la possibilità di scegliere di andare in pensione tre anni prima rispetto ai 67 anni che prevede la Fornero», afferma.
Per le partite Iva, invece, la Lega punta ad alzare da 85mila a 100mila euro la soglia di fatturato per accedere al regime forfettario. Salvini si spinge anche oltre: «E se l’Ue non lo permette, chiederemo agli alleati un atto di coraggio per farlo ugualmente».
Netta anche la posizione su eventuali nuove imposte patrimoniali. «Finché c’è la Lega non ci sarà nessuna patrimoniale», assicura, estendendo il no anche a ulteriori tasse sulla casa: «Dovranno passare sul mio corpo».
Le risorse, secondo il leader leghista, vanno cercate altrove. In particolare nelle banche. Salvini cita gli utili realizzati dai due maggiori istituti italiani negli ultimi tre anni e sostiene che un contributo maggiore non metterebbe a rischio né occupazione né stabilità del settore. «I soldi si chiedono dove ci sono», sintetizza.
Immigrazione, Islam politico e sicurezza
Una parte consistente dell’intervento è dedicata all’immigrazione. Per Salvini, il tema destinato a segnare i prossimi decenni è quello dell’«Islam politico».
«Tra qualche anno le ragazze potranno girare in minigonna? Chiediamoci che futuro abbiamo in testa per l’Italia», afferma, richiamando anche una frase di Papa Giovanni Paolo II: «L’Europa o sarà cristiana o non sarà».
Il vicepremier attacca poi la Germania sulla gestione dei migranti: «Non ha diritto a mandarci indietro un solo immigrato irregolare finché ci sono le loro Ong nel Mediterraneo a scaricare clandestini in Italia e in Europa».
Sul fronte sicurezza, Salvini annuncia che a ottobre la Lega porterà in Parlamento una proposta per consentire la revoca del permesso di soggiorno agli stranieri responsabili di gravi reati. «E vediamo chi vota sì e chi vota no», aggiunge.
Messaggi ai governatori e apertura condizionata a Vannacci
Le tensioni con l’area nordista restano sullo sfondo. Salvini si dice disponibile a rafforzare la squadra e a coinvolgere governatori, ministri e sindaci, ma avverte: «Se tutti lavorano tanto e chiacchierano poco è un bene per la Lega e per l’Italia».
A chi vorrebbe un ritorno più marcato alla vecchia Lega del Nord ricorda che oggi molte decisioni arrivano da Bruxelles e che il partito non può limitarsi a Milano e alla Lombardia.
Su Luca Zaia e Massimiliano Fedriga lascia aperta la porta: «La mia intenzione è di costruire e coinvolgere chi dà valore aggiunto. Gli unici che si autoescludono sono quelli che invece di fare, disfano».
Quanto a Roberto Vannacci, Salvini usa toni meno rigidi ma chiede chiarezza: «Deve decidere lui», osservando però che l’ex generale «ogni settimana vota contro il governo».
Il leader leghista resta comunque convinto che il centrodestra possa vincere le prossime politiche con l’attuale coalizione. Esclude invece aperture a Carlo Calenda: «Se allargo a dismisura, magari vinco le elezioni, però poi non faccio niente».


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