sabato 22 agosto 2026

Ranucci: se mi tolgono REPORT ci divertiamo ( da Il Riformista, di Stefano Giordano)

 

Roma - RAI, Sigfrido Ranucci sul set della trasmissione Report

«Se mi tolgono la conduzione, ci divertiamo. Nel mio telefono ho le chat di tutti». La frase, riportata dal Foglio e mai smentita dall’interessato, è attribuita a Sigfrido Ranucci.

Clementina Forleo, consigliera della Corte d’appello di Roma, ha osservato su Facebook che, se la notizia fosse vera, in un Paese normale il prospettare la divulgazione di conversazioni private pur di conservare una poltrona televisiva avrebbe già un nome nel codice penale. Risultato: querelata. Anzi no: in serata Ranucci ci ripensa, «non gliela faccio, ha tracciato i mandanti». Anzi sì: il suo legale smentisce il ripensamento, «era sarcasmo». Un giorno solo, tre versioni. Report avrebbe fatto un servizio su chiunque altro.

Il paradosso è squisito: chi ha edificato una carriera sul dogma che le domande scomode siano il sale della democrazia trascina in tribunale — forse — una giudice per una domanda su notizie di stampa che nessuno ha smentito. Una giudice, peraltro, che non ha mai abitato il mainstream delle correnti e del CSM, e che proprio per questo parla senza rete.

C’è un nome anche per questo, e i giornalisti lo conoscono bene: Slapp, le azioni legali intimidatorie usate per scoraggiare chi partecipa al dibattito pubblico. L’Europa, con la direttiva del 2024, chiede agli Stati di neutralizzarle. Ranucci le ha denunciate per anni chiamandole querele bavaglio, quando arrivavano ai cronisti. Ora che la critica riguarda lui, il bavaglio dev’essergli parso improvvisamente un accessorio di stile. Aggiorniamo il catalogo di Sciascia: oltre ai professionisti dell’antimafia esistono i professionisti delle domande, che le pongono per mestiere e le querelano quando le ricevono. Salvo ripensamenti, s’intende.

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