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lunedì 19 giugno 2017

Chi riesce a dormire, fuori casa, a suon di musica, ora ha anche un concerto dedicato: lo SLEEP CONCERT, sbarcato in Italia , a Bergamo

Dobbiamo confessare che negli anni in cui abbiamo frequentato teatri e sale da concerto, oltre che per piacere ed interesse, per ragioni professionali - e fra breve saranno quaranta - non ci è mai accaduto di vedere  spettatori vistosamente addormentati, a causa della musica. Semmai, sempre fra gli spettatori, ne abbiamo contati più disturbati  e indispettiti da certa musica - inutile dire quale. Addormentati, veramente, assai meno, se togliamo quelli che dopo una giornata di lavoro stancante hanno voluto rischiare entrando in una sala da concerto o in teatro; la qual cosa, un paio di volte non più in quarant'anni, è capitato anche a noi.

Mentre, invece,  ci è accaduto di  notare un nostro collega, tuttora attivo su più fronti, nonostante l'età avanzata, dormire  e russare contemporaneamente dall'inizio alla fine del concerto, o quasi, per svegliarsi di soprassalto appena la musica finiva. In un caso lo avevamo seduto al nostro fianco, nella sala grande del Festival di Salisburgo, parecchi anni fa, quando non era ancora in età avanzata, con grande imbarazzo nostro e degli altri vicini di poltrona, i quali - per fortuna del nostro collega - non sapevano del suo mestiere.
Negli anni lo abbiamo incontrato parecchie altre volte, ed abbiamo notato anche che  partecipava, dove gli era possibile, anche alle prove di un concerto o di un'opera. Il perchè lo abbiamo capito dopo, riflettendo sulla circostanza. Egli sperava, fra un sonno e l'altro di ascoltare per intero il concerto o l'opera, mettendo insieme le sensazioni delle pause dal sonno e scrivere poi.
 Inutile dirvi di chi si tratta. Chi legge e conosce un pò il nostro mondo, sa bene di chi parliamo.

Ora a lui lo sleep concert non servirebbe, perchè lui dormirebbe sempre e comunque e non v'è musica che possa tenerlo sveglio per un paio ore di seguito, figuriamoci per una intera notte. Lui comunque per dormire, sceglierebbe non un sacco a pelo eil pavimento di un teatro - ma la più comoda poltroncina. E dunque lui a Bergamo, l'altra sera,  per seguire da vicino la trovata del regista Francesco Micheli,  che voleva così salutare il pubblico ed il teatro che va in restauro, non sarebbe mai andato.

Per chi l'ha fatto Micheli?  Per il pubblico più provinciale della Bergamo alta? Per un
gruppo di suoi fedelissimi ammiratori?  Magari per Gori e signora soltanto per vedere l'effetto che faceva - perché loro, quasi certamente, ad un normale concerto non sarebbero stati mai interessati? O soltanto per i giornali che, puntualmente, sono caduti nella trappola e ne hanno scritto come l'ottava 'stranezza', dopo le sette canoniche registrate?

L'esperimento non è nuovo. E' di importazione. Viene da Berlino, dove nel 2015 l'aveva voluto un compositore sperimentale, allievo di Berio, che di nome fa Max Richter, noto per aver vampirizzato ogni sorta di musica e musicista, primo fra tutti Vivaldi. Aveva riunito in una fabbrica dismessa alla periferia di Berlino un gruppo di persone - immaginiamo giovani in prevalenza,  perchè quelli che hanno un pò d'anni sulle spalle sanno già come vanno simili baggianate - consigliando loro di portarsi appresso il necessario per passarvi la notte, ma di arrivare già mangiati, perchè la cena non era prevista nel prezzo. A Bergamo, per inciso, si pagava un biglietto di 38 Euro,con il quale si riceveva la dotazione notturna.

Cosa sia accaduto, a Berlino, durante tutta la notte non sappiamo dirvi con precisione; sappiamo solo -perché lo abbiamo appreso dalla cronache - che all'indomani, quando è suonata la sveglia, si sono levati di gran lena, lavati i denti, vestiti e fuggiti per andare al lavoro. Quel che di memorabile avrebbe dovuto avere, ma che  certamente non ha avuto, nelle intenzioni del musicista, quella notte a suon di musica, ha consigliato chiunque nei due anni successivi a lasciar perdere, a non ripetere quell'inutile - ed anche stupido - esperimento. E tutto sarebbe finito a Berlino - giusta fine - se Micheli e gli organizzatori del Concertgebouw non avessero pensato di importarlo, in queste settimane.  A Bergamo c'era l'extra di Micheli e di Elio ( quello delle Storie Tese, con sopracciglio a carico), sul quale lo stesso Micheli contava molto sia  per far addormentare dolcemente chi soffriva dei disturbi del sonno, che per svegliare gli assonnati perenni.

Se Micheli voleva sapere che effetto avrebbe fatto sui cittadini bergamaschi l'esperienza di una 'notte a teatro', perchè non l'ha chiesto ai suoi colleghi palermitani del Teatro Massimo ( il duo Pizzo-Giambrone) che l'hanno già sperimentato con i ragazzi, richiamati più che dal teatro in sè, dalla storia del 'fantasma' del teatro? Non sarà che un secondo fantasma si aggira, di notte, anche al Teatro Donizetti di Bergamo, e Micheli, ma solo lui, lo sapeva?

giovedì 25 agosto 2016

Francesco Giambrone chiama gli 'amici fiorentini' a Palermo

Il Teatro Massimo di Palermo, senza Francesco Giambrone sarebbe ripiombato nel malaffare nella cattiva amministrazione nei debiti. Anche il diretto interessato ne è convinto. E invece con lui al vertice tutto funziona a meraviglia.
Arrestano il responsabile di sala, per 'collusione' con la mafia, cambia il direttore operativo ( perchè quello che per tanti anni ha guidato il teatro, viene dirottato alla sovrintendenza dell'Orchestra sinfonica siciliana, che dopo l'uscita di Roberto Pagano,  dissennatamente patrocinata dal barone Francesco Agnello, non ha mai trovato pace), riduce le cause di contenzioso di dipendenti con la Fondazione,  e, conseguentemente, anche le spese legali, recupera crediti bloccati dal 2007.

Poi, in prossimità delle elezioni comunali e regionali, o in previsione delle stesse, fa venire da Firenze un nuovo direttore operativo, Elisabetta Tesi, che nell'amministrazione fiorentina ha assunto diversi incarichi. Perchè proprio da Firenze? Gliel'ha suggerita il premier Renzi o il suo vice Nardella?  No, nessun suggerimento esterno.  Decisione di chiamata 'sua sponte'.

Giambrone conosce  Elisabetta Tesi dagli anni in cui egli aveva asunto la sovrintendenza del Teatro Comunale (oggi: Opera di Firenze) in coppia con Paolo Arcà. Incarico dal quale si dimise, ricordate perchè? Per semplici ragioni di bilancio: il solito buco nero della gestione, in conseguenza del quale venne chiamata a Firenze la  commissaria/sovrintendente, ing. Francesca Colombo ( tutti 'franceschi' all'Opera di Firenze negli ultimi anni: Francesco Giambrone, Francesca Colombo, Francesco Bianchi; se non son franceschi non li prendono!).

Negli anni in cui Giambrone era a Firenze, e dunque gli stessi anni per la cui gestione, evidentemente non positiva, si dovette rimandarlo - con la coda fra le gambe, come si dice -  a Palermo ( dove, ironia della sorte, insegnava anche all'Università 'buona gestione delle imprese culturali'; e dove  con il ritorno di Orlando al Comune, ha potuto ripetere la stessa ascesa di molti anni prima: prima supporter del sindaco, poi assessore e poi di nuovo al Massimo, scippandolo a Cognata) e chiamare a Firenze la Colombo per metterci una toppa, Elisabetta Tesi aveva al Teatro Comunale  il medesimo incarico che ora ha assunto a Palermo.

Dunque Giambrone per un incarico così delicato, non fidandosi dei palermitani,  chiama direttamente ad occuparlo una persona 'fidatissima' che ha lavorato con lui quando era sovrintendente a Firenze (lui per prevalenti meriti politici: suo fratello senatore e ai vertici del partito che fu di Di Pietro, anche in Sicilia, e di Orlando!) e che ha dovuto in quegli anni, assieme a lui, firmare bilanci quasi sempre con buchi, facendo piombare, con il contributo di entrambi, l'Opera di Firenze in una situazione economica quasi fallimentare che la Colombo non è riuscita a sanare e forse neppure Francesco Bianchi riuscirà, ora che il debito complessivo si è fatto grande quanto una montagna.

Illazioni, accuse? Semplici  logiche riflessioni alla luce dei fatti. Comunque ad Elisabetta Tesi i migliori auguri di sana gestione. Augurandole che, ad elezioni avvenute, nel caso il partito di Orlando dovesse perderle e Giambrone fratello lasciare l'incarico al Massimo, il suo successore - come di regola - non abbia ad accusarlo di cattiva amministrazione, nella quale necessariamente, sarebbe coinvolta anche lei, direttore amministrativo della Fondazione, e tornarsene a Firenze


domenica 16 agosto 2015

Ancora di Salvo Nastasi. per il quale si ipotizza qualche conflitto di interessi a causa dell'attività di sua moglie Giulia Minoli

Quando abbiamo ricordato che galeotto - permetteteci il paragone blasfemo!- fu il dopo terremoto dell'Aquila, per far incontrare Salvo Nastasi e Giulia Minoli, ci è sfuggito il ricordo che la presenza della Minoli a L'Aquila - dopo l'idea di Giovani Minoli, suo padre, subito sposata da Bertolaso e passata a Nastasi con la doppia benedizione di Gianni Letta, di fare qualcosa per i  cittadini feriti dal terremoto - si deve all'affidamento della comunicazione del progetto denominato poi ' Campi sonori', se non andiamo errati, alla società onlus 'CO2 The Crisis Opportunity. Onlus' di cui Giulia Minoli è vicepresidente e fondatrice.
Insomma Minoli padre suggerisce un progetto a favore degli aquilani, Bertolaso lo sposa e lo sposa pure Nastasi, al quale riesce il colpaccio di portare per una settimana Muti a L'Aquila , ma poi  lo fa gestire, per una parte, dalla società di sua figlia.
Certo che le crisi possono costituire una opportunità, come dice la società di Giulia Minoli; occorre solo vedere per chi.
Negli anni successivi a L'Aquila, Nastasi, per far arrivare nella città terremotata ogni estate un pò di soldi, ha messo su un festival intitolato 'sentieri dell'immaginario'- un mezzo fiasco, ma comunque utile per foraggiare gli aquilani e far contento anche il suo testimone di nozze, aquilano doc, Gianni Letta.
 Poi dopo molti anni- almeno fino al 2013 il festival è andato avanti - per il prossimo 6 settembre sono stati invece i jazzisti italiani che si sono dati appuntamento tutti a L'Aquila per tener desta l'attenzione della nazione sulla città le cui rovine storiche sono ancora sotto gli occhi di tutti( Non voleva L'Aquila candidarsi a capitale della cultura per il 2019? Quale Aquila? quella ancora un cumulo di macerie!).Per tale manifestazione Nastasi ha già stanziato 40.000 Euro circa,  una somma ben lontana dai tanti soldi dei suoi 'cantieri' aquilani degli anni scorsi.
 E Giulia Minoli, con la sua società onlus, alla quale chiese a tutti gli invitati del suo matrimonio di devolvere soldi al posto dei regali, non sta con le mani in mano. Ad esempio, da una sua idea, basta un'idea, con la regia e drammaturgia di Emanuela Giordano - che presso il Comune di Roma gode, anche meritato, di un credito notevole - è nato il progetto intitolato 'Palcoscenico della legalità' che è partito con uno spettacolo ospitato al San Carlo - vi dice qualcosa? non è il teatro nel quale Nastasi è stato anche commissario e lei, Giulietta, coordinatrice del Museo, messa lì da suo marito? - in alcuni teatri milanesi e poi al Massimo di Palermo,  che ne ha tutte le ragioni per ospitarlo, ma anche una in più: fare un favore alla mogliettina del 'grande & grosso' direttore generale dello Spettacolo, padrone del FUS;  ex,  per la gioia di tutti. Ora attuale vice segretario generale di Palazzo Chigi, in procinto di partire per Bagnoli onde bonifiacarne il sito di veleni.


giovedì 13 agosto 2015

Son troppi i Giambrone, due finora, nel pollaio palermitano? no, pochi

Chi storce il naso quando viene a sapere che il nome Giambrone ricorre più d'una volta  nella storia politica ed amministrativa recente di Palermo, abbia un pò di pazienza, prima di lanciare accuse che potrebbero rivelarsi controproducenti, ed ascolti.
 Il primo Giambrone - o forse il secondo - è Francesco Giambrone, attuale sovrintendente del Massimo di Palermo, già assessore alla cultura del Comune nei mesi precedenti il suo trasferimento in Teatro, percorso che 'Giambrone 2' - lo chiamiamo così - rifà per la seconda volta, dopo quello degli anni Novanta, a seguito, nel primo come nel secondo caso, della vittoria elettorale di Leoluca Orlando.  Chi ha da dire qualcosa contro Giambrone 2?
 Non ha forse risanato il bilancio del Massimo che il suo predecessore  gli aveva lasciato in rosso, e che il commissario aveva tentato di risanare?  E non è stato eletto vicepresidente dell'associazione che riunisce tutte le fondazioni liriche, presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fenice?
E non è lo stesso 'Giambrone 2' che proprio alcuni giorni fa ha annunciato che primo fra tutti i teatri italiani, e prima ancora del governo del paese, nel suo Massimo ha deciso di concedere il congedo parentale anche ai dipendenti  che hanno famiglie omosessuali? Allora che avete a dire di Lui? Solo che bene.
 E 'Giambrone 1', Fabio, anche di lui avete da ridire? qualcosa da rimproverargli? Leader dell'Italia dei Valori - che fu di Di Pietro,  e suo segretario regionale, partito al quale apparteneva, finchè esisteva, anche Leoluca Orlando, ed immaginiamo anche 'Giambrone 2'- è stato senatore della Repubblica nella XV legislatura, dal 2008 al 2013 . E voi subito pensate che l'attuale incarico di 'Giambrone 2', come anche quello precedente a Firenze, siano farina del suo sacco, del sacco di 'Giambrone 1', suo fratello. Vi sbagliate di grosso.
Non solo, ora che non è più senatore ed è dirigente del Comune di Palermo, guidato da Leoluca Orlando, ha fatto per risolvere il problema della pulizia cittadina qualcosa che non sarebbe mai venuto in mente a nessun altro.  Ha costituito una task force, in gran parte di disoccupati e ex detenuti , che al modico costo annuo di 1.600.000 Euro tengono Palermo che è uno specchio. E non contento, vista la maleducazione di qualche suo concittadino, ha costituito una piccola squadra di 'portieri' che ha messo agli incroci, perché s'è reso conto che nelle strade appena pulite, come anche nei parchi bellissimi di Palermo, i palermitani scostumati gettano cartacce ed altro dai finestrini delle macchine in transito. Loro,  portieri fuori del campo da gioco, sono lì a parare queste carte ed a metterle nelle loro reti.
 A chi altri sarebbe venuta una simile idea, geniale?
 Ecco perchè ci siamo convinti che i 'Giambrone 1 e 2' a Palermo non sono troppi. Sono pochi e che altri ancora ce ne vorrebbero; e Palermo non sarebbe più la stessa.

giovedì 26 febbraio 2015

Gioacchino Lanza Tomasi, antico e nobile come e quanto l'INDA, di nuovo in pista.

S'era lamentato qualche tempo fa il principe: si sono dimenticati di me. Il principe palermitano lamentoso è Gioacchino Lanza Tomasi, che dal 2006 non ha incarichi 'di vertice' e  'ben remunerati', due condizioni senza le quali egli non ha mai abbandonato la sua  nobile dimora.   Dagli anni Settanta a metà del Duemila, Gioacchino Lanza Tomasi s'è fatto il giro delle sette chiese dello spettacolo italiano, finendo, dulcis in fundo, dopo alcuni anni a capo dell'Istituto di Cultura italiano a New York, a guidare la Sovrintendenza del Teatro San Carlo di Napoli, da dove sarà costretto ad uscire per i bilanci non troppo in ordine, giacché arrivò il commissariamento ministeriale. Poi lo stesso Nastasi, commissario del Ministero,  ma già anche allora direttore generale del Ministero, lo riabilitò pubblicamente dicendo che egli era stato un ottimo amministratore, al punto da volerlo nella 'Commissione centrale musica' del Ministero, la commissione, per intenderci, che dà pareri al ministro sulla qualità della programmazione delle istituzioni musicali,  e su altri elementi in base ai quali  vengono poi stabiliti i finanziamenti per ciascuna.
 Una breve parentesi, prima di salire al ministero, per Lanza Tomasi   che aveva avuto un incarico siciliano, al Teatro Bellini di Catania,  quello di consulente per i  'grandi eventi'- grandi spese. Destino davvero singolare: il ministero che commissaria un  teatro, dimettendone il sovrintendente, è lo stesso ministero che riabilita e promuove il sovrintendente fatto dimettere. Ed è lo stesso ministero che, ancora,  ascoltato l'accorato appello del principe, che si sente messo da parte, lo rimette in gioco, alla bella età di 81 anni. Insomma dall'inizio degli anni Settanta e fino a metà degli anni Duemila, il principe non era stato fermo un solo giro: finito un incarico ne aveva avuto un altro. Si comprende perciò la maraviglia del principe dopo che da  alcuni anni è senza lavoro e deve mantenere una dimora costosissima, come  da quando lo conosciamo va lamentando. A Palermo Orlando non ha ritenuto di rimetterlo in sella al  Teatro Massimo, preferendogli il più ossequioso ed aitante Giambrone, ed ancora una volta Lanza Tomasi è rimasto a bordo campo.
Poi, quando non ce l'ha fatto più, ha sbottato. 'Si sono dimenticati di me'. Chi si sarebbe dimenticato di lui, oltre il suo partito che per quasi quarant'anni gli ha garantito sempre posizioni di vertice e ben remunerati?
 La sorpresa, assieme alla notizia, l'abbiamo avuta oggi, leggendo una sua intervista sul Messaggero, nella quale egli traccia le linee programmatiche della sua sovrintendenza che il ministro ha firmato durante le vacanze di fine anno, quando tutti pensano ad altro.
 Nel corso dell'intervista firmata dalla sempre ottima Rita Sala - non è la stessa giornalista che aveva firmato anche la precedente a Lanza Tomasi nella quale egli si lamentava di essere stato messo da parte. Era stato Antonio Gnoli di Repubblica a raccogliere la confidenza del Gioacchino disperato, pubblicate il 12 ottobre 2014 - la giornalista scrive che Lanza Tomasi per fare il sovrintendente dell'Inda, viene letteralmente 'STRAPPATO ai suoi studi ed alla scrittura. E lo conferma anche l'intervistato, il quale dichiara che tale nomina è piovuta a ciel sereno, e che lui non se l'aspettava affatto. Ma il  comunicato del Ministero non dice testualmente che, fra i tre nomi - che non siamo riusciti a capire quali siano - segnalati dal Consiglio di amministrazione dell'Istituto Italiano del Dramma Antico di Siracusa ( Inda) - il Ministro aveva scelto il principe?  A SUA INSAPUTA, una modalità assai in voga di questi tempi, perchè non si addice ad un principe mendicare un incarico.

martedì 6 gennaio 2015

Imitare Palermo. Pizzo e Ferro lavorano gratis al Massimo.

La Sicilia dei miracoli. Sessanta persone a guardia della casa natale di Pirandello e, di contro, direttore artistico e direttore musicale del Teatro Massimo di Palermo, ambedue con incarico triennale, che  prestano la loro opera, preziosissima, GRATUITAMENTE. Gli eroi della cultura si chiamano rispettivamente Oscar Pizzo e Gabriele Ferro, ambedue insediatisi solo qualche mese fa, chiamati dal grande bravissimo sovrintendente Francesco Giambrone, che per tali risparmi, notevoli, viene compensato con 170.000 Euro l'anno. Tutti meritati.
E che ora, con un colpo da maestro, s'è assicurato , in apertura di stagione, la prima italiana, di 'Gisela', ultima composizione di Hans Werner Henze, opera che parla di una tedesca che fugge dalla cupa Germania e si stabilisce a Napoli, per amore di un 'pulcinella' ( regia di Emma Dante) che certamente non piacerà alla cancelliera Merkel.
Ma perchè Pizzo e Ferro non pesano  sulle casse del Massimo  per l'incarico nell'isola? Perchè  Pizzo,  è fuggito dalla provinciale Roma per riparare nella capitale Palermo, e perciò, grato di tale asilo,  ripaga il Massimo con la sua opera di direttore artistico.
E Ferro, siciliano come Pizzo, contento finalmente di tornare alla terra delle sue origini, si fa pagare solo per i concerti o le opere che dirige, come del resto fa Pappano (così ci sembra) a Roma, e sempre a Roma faceva Muti all'Opera, che per il suo prestigiosissimo incarico di 'direttore onorario a vita' non percepiva neppure un Euro, come compenso simbolico; lo aveva rifiutato quando glielo avevano proposto, limitandosi a pretendere solo il compenso per le sue presenze sul podio. Solamente quelle.

sabato 8 novembre 2014

Palermo e Roma. Due teatri d'opera segnati dalle modeste pretese dei dipendenti. Non dei capi

Curioso che i due teatri che per anni hanno avuto dal Comun, Roma, e dalla Regione, Palermo, i finanziamenti più sostanziosi, dei quali tutti INDISTINTAMENTE hanno approfittato, oggi abbiano deciso che, essendo tutte morte le vacche grasse, e non potendosi più mungere alcunchè, valeva la pena rassegnarsi a far penitenza:  cingendosi di cilicio i fianchi  e coprendosi il capo di cenere.
 I dipendenti dei due teatri hanno cioè detto, quasi sottoscritto, accordi in tal senso: dobbiamo , anche perché  lo vogliamo, lavorare di più per  meritarci gli stipendi che abbiamo, comunque decurtati delle indennità, alcune ridicole, altre offensive, di cui abbiamo goduto finora.
Giusta decisione, in attesa di vederla sottoscritta e poi osservata alla lettera. Tutti dobbiamo soffrire, tranne uno. Il sovrintendente, l'unico che gode per tutti. Insediatosi a luglio, Francesco Giambrone, ha un compenso fra i più alti d'Italia, e stessa sorte, felice sorte, tocca a Fuortes che guadagna 240.000 Euro l'anno, anche se quei soldi glieli dà Musici per Roma, mentre il teatro gli dà un gettone di presenza di 1000 Euro al mese, gli stessi maledetti della storica canzone. Ma quando lascerà Musica per Roma( noi continuamo a volere che lasci l'Opera , anzi ce lo auguriamo, per far ritorno all'Auditorium) guadagnerà sempre 240.000 Euro, ponendosi quindi in cima alla classifica dei sovrintendenti italiani, per essere il più pagato? No, scusate, il più pagato è Cagli che fino a qualche mese fa aveva la bella cifretta di 340.000 Euro, giacchè lui da solo nella sua esile persona assommava il triplice incarico di presidente/sovrintendente e direttore artistico dell'Accademia di Santa Cecilia. Troppo per le sue spalle per non pretendere di essere pagato a dovere.
 La storia dei dipendenti dei teatri che finalmente sono stati indotti a ragionare e quella dei loro superiori che continuano a pensare di vivere nel paese di bengodi propongono l'annoso vecchio dilemma italiano. il popolo piange e si dispera, mentre chi comanda ride  e se la gode.

sabato 16 agosto 2014

Bruno Cagli si è messo in regola. Giambrone, Meli, Fortuna quanto guadagnano? Segreto!

Era ora. Sfogliando le pagine del file 'Amministrazione trasparente' dell'Accademia di Santa Cecilia, si legge che lo stipendio di Bruno Cagli, che riunisce  nella sua persona tre cariche ( Presidente,Sovrintendente, Direttore Artistico) è stato messo a norma: da 330.000 Euro è stato portato a 240.000 Euro (parte fissa). Probabilmente, per i mesi che gli restano a Santa Cecilia, giacchè ha annunciato di volersi dimettere prima della fine del suo mandato ( gennaio 2016), Cagli avrà anche un premio di produzione, per gli ottimi risultati raggiunti, che andrebbe sotto la voce 'parte variabile', riportando per meriti indiscussi, il suo compenso  quel 330.000 Euro che aveva suscitato qualche critica.
 Tutti gli altri compensi, al di sotto dei 240.000 Euro non sono stati toccati, come forse sarebbe stato opportuno, raschiandoli di un 10-20%, e portando quindi il compenso del collaboratore più pagato, il m. Cupolillo, dal oltre 170.000 Euro magari a 130.000 o  giù di lì.
 Il Fatto Quotidiano, in un articolo dello scorso ottobre aveva rilevato che  per gli stipendi dei suoi dirigenti e collaboratori, in mansioni direttive, l'Accademia spendeva oltre 1.000.000 di Euro. E a noi è venuto di pensare che se tutti i collaboratori in ruoli dirigenziali si fossero tagliati, limati, gli stipendi, forse nella casse dell'Accademia sarebbero rimasti alcune centinaia di migliaia di Euro: 3/400.000 Euro. Una bella sommetta da girare, lodevolmente, alla produzione artistica.
 Insistono invece in altri teatri a non comunicare sul sito, nella pagina 'Amministrazione trasparente', quanto guadagnano i dirigenti.
 Al Massimo di Palermo, dove si è insediato come Sovrintendente Francesco Giambrone, già ex sovrintendente,  constatiamo ancora come accanto al suo nome non compaia nessuna cifra, relativa al compenso. Forse lavora gratis come tutti gli altri che in cariche dirigenziali lavorano alla IUC e che meritano, per questo, un monumento.
 Alla IUC di Roma,  in fatti, non riusciamo a capire quanto guadagni Francesca Fortuna, direttore generale. Francesca è figlia di Lina, a sua volta moglie dell'ing. Fortuna, Oreste: una istituzione pubblica, a conduzione familiare da almeno cinquant'anni.
 Infine, al Teatro lirico di Cagliari, dove c'era discordanza fra richiesta ed offerta, relativamente al compenso del sovrintendente, già ex sovrintendente della istituzione cagliaritana, non si sa ancora se si sono messi d'accordo e se nelle more, Meli lavori gratis.
 Mentre nel sito del Teatro vediamo con raccapriccio un flash mob, sulla spiaggia rinomata di Villa Simius, da parte dei protagonisti della Turandot, in scena quest'estate. Nelle avveniristiche intenzioni del sovrintendente, quei corpi sdraiati al sole, di sera, rivestiti decentemente, si trasferirebbero in teatro per assistere alla Turandot, invogliati dagli acuti di 'Vincerò', ascoltati in spiaggia con base registrata.

lunedì 5 maggio 2014

Pro Pereira

Ieri il Sole 24 Ore, per bocca dell'ex sovrintendente del Massimo di Palermo, Cognata, trombato dal sindaco di Palermo, Orlando, che forse sta già pensando ad una occupazione per il suo assessore Giambrone - il copione ha avuto già una precedente messinsscena anni fa, con gli stessi protagonisti - ha difeso l'operato di Pereira, affermando che in fondo  La Scala con l'acquisto degli spettacoli da Salisburgo - pietra dello scandalo - ha fatto un vero affare, avendo a disposizione spettacoli che altrimenti le sarebbero costati molto, molto di più;  aggiungendo che un sovrintendente che sa anzitempo - come accade in ogni istituzione che si rispetti - del suo incarico, deve necessariamente  muoversi  in tempo ( ed è proprio per effetto di tale logica che lo hanno nominato prima e chiamato a Milano a lavorarvi, sembra gratuitamente, ancor prima di prendere possesso del nuovo incarico, Lissner regnante, ed in previsione dell'EXPO); ha aggiunto anche  che uno degli spettacoli è stato acquistato da Lissner per Parigi (una coproduzione), che lo stesso Lissner non poteva non essere a conoscenza di tali acquisti e che lui stesso, ancora sovrintendente a tutti gli effetti, avrà dovuto quantomeno avallare; ed infine che sotto questo ingiustificato attacco a Pereira si nascondono altri interessi altri fini.
 Poi spara anche sui bilanci Scala e sulle effettive serate d'opera in  una stagione. Ma quali 128 serate? sono balle, pare dire Cognata. le serata d'opera in una stagione, l'ultima, ammontano a 91; e bilanci si chiudono in pareggio negli ultimi anni, dopo che i soci fondatori ed i benefattori mettono mano al portafogli per ripianare piccoli e non buchi di bilancio. Dunque il peana in onore di Lissner sarebbe anche questo fuori posto, e perciò ben venga un cambio di direzione; Pereira è un manager molto sveglio e sa fare il lavoro al quale è stato chiamato.
 Oggi, a Cognata si aggiunge Zubin Mehta che, forte del successo della prima di 'Tristano' al Maggio, corre in aiuto di Pereira che egli descrive come uno dei più bravi manager  del settore, altro che spendaccione; egli è capace di trovare soldi come e più di tutti gli altri.  e cita un esempio, che si può tranquillamente tralasciare; ma aggiunge che il 'suo' Falstaff ( perchè ne è lui il direttore) è uno spettacolo meraviglioso, coprodotto anche da altre importanti istituzioni. Dunque tutta la selva oscura scaligera esca allo scoperto e ci faccia capire quali trame sta progettando. E d'ora in avanti non cerchi di frenare, nella sua azione riformatrice, il prossimo sovrintendente  Pereira.