Non è una novità, per quanti seguono non solo il nostro blog ma anche parte della nostra attività giornalistica da molti anni a questa parte, che non siamo mai stati teneri con Cecilia Bartoli. Ma non per ragioni artistiche e vocali, nè per posizione personale preconcetta, semplicemente perchè non abbiamo mai tollerato, in lei come in altri, atteggiamenti divistici, richieste esose e stuoli di fans osannanti. Come, ugualmente, non abbiamo mai tollerato neppure i suoi denigratori fischiettanti, con il fucile spianato pronti ad impallinarla al minimo errore.
In uno dei ultimi suoi concerti romani, nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, tutto questo codazzo inutile ci ha letteralmente infastidito.
Ma ora il discorso verte su un altro aspetto per il quale abbiamo assai spesso criticato la divina. Tutte le volte, quelle rarissime volte che ha cantato in questi anni in Italia, alla domanda ricorrente, il giornalista 'al seguito' ( suo e della casa discografica), anche quella di prammatica: perché canta così poco da noi, ha registrato una risposta che noi abbiamo sempre ritenuto falsa e bugiarda. E cioè che la sua scarsa presenza in Italia era causata dalla tardiva programmazione dei nostri teatri, fatto gravissimo per una che ha il calendario di impegni già pieno fino al 2070.
Lei voleva dire che tutte le volte che veniva contattata dall'Italia, era costretta sempre a rispondere negativamente, perché precedentemente impegnata. Ora questo è comprensibile una volta - e talvolta è così - ma non sempre.
E' accaduto anche a noi di constatare come la risposta negativa ad un invito fosse motivata da ritardo nella programmazione. Accadde quando, dietro nostro suggerimento, anni fa, il sovrintendente della Fenice - era maggio o giugno - venne a Roma per invitare Pappano - al quale noi avevamo strappato un mezzo sì - a dirigere il Concerto di Capodanno di quell'anno. Il direttore gli rispose di no, perchè era già occupato al Covent Garden in quei giorni di fine d'anno , ma anche per fargli capire che un direttore molto acclamato come era lui, non aveva, a distanza così ravvicinata, molti spazi di manovra.
Il discorso della lentezza nella programmazione delle nostre istituzioni, sottolineato proprio nei giorni scorsi anche da Kaufmann, si va, per fortuna, lentamente risolvendo. Ma non può essere, comunque, addotto per giustificare una assenza di anni. La quale assenza viene poi, curiosamente, di colpo colmata quando la diva, Bartoli, pubblica un nuovo disco. Allora il tempo lo trova per promuoverlo in giro, anche in Italia.
A noi poi la Bartoli non ci ha mai convinto con quelle sue bugie, perchè sappiamo della esosità dei suoi cachet, che ha costituito un ulteriore ostacolo alla sua venuta regolare in Italia.
Come, infine, non ci ha mai convinto per un'altra ragione, riguardante la sua voce, ancora agile perchè sorretta da tecnica strepitosa, ma piccola e, negli ultimi tempi, anche un pò usurata, che fa il verso a se stessa, con ansimare eccessivo, e perciò non adatta agli spazi per lo più enormi dei nostri storici teatri dove è impossibile possa figurare al meglio.
Per tutte queste ragioni lei per anni si è sapientemente accasata nel Teatro di Zurigo, per dimensione più adatto a Lei, dove regnava Pereira, prima di Salisburgo e della Scala, dove lei, l'ha seguito: a Salisburgo, con la direzione del Festival di Pentecoste, ed ora a Milano, per un triennio con opere barocche, che presenterà anche al San Carlo di Napoli.
Concludendo, fino ad oggi non aveva mai avuto tempo neppure per un concerto in Italia, ora che ha deciso di svernare in Italia, il tempo l'ha trovato e non per un semplice concerto, bensì per tre titoli d'opera, uno a stagione per i prossimi tre anni. Bentornata Cecilia.
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venerdì 1 giugno 2018
martedì 2 maggio 2017
Il 'GIOVANE' Gianluca Capuano. Giovane perchè?
A Gianluca Capuano abbiamo dedicato giorni fa un post, per accreditarci, parzialmente, la sua scoperta più di dieci anni fa ( invitandolo, nel 2004, per eseguire Giacomo Carissimi al Festival delle Nazioni di Città di Castello) mentre oggi si legge in rete che l'ha scoperto (ed anche lanciato la notissima cantante Cecilia Bartoli, che certamente ,in fatto di lancio, ha molti più numeri di noi a quel tempo). Ne abbiamo parlato perchè alla sua direzione era affidata l'opera mozartiana inaugurale del maggio Fiorentino, edizione 80, di quest'anno. Idomeneo è andato in scena a Pistoia, con la regia di Michieletto, per omaggiare la cittadina scelta come Capitale della cultura quest'anno (naturalmente il sindaco s'è accordato con il suo omologo fiorentino, Nardella, per far piovere nelle casse vuote del Maggio un pò di soldi che la scelta di Pistoia portava in dote).
Oggi ne scriviamo per precisare una cosetta che ci è capitato di leggere nei giornali dell'altro ieri. Dove abbiamo letto che Idomneo era stato diretto dal GIOVANE Capuano? giovane in che senso? Nel senso che la sua professione direttoriale è giovane? No, perchè da quando lo conosciamo, da oltre dieci anni, egli era già direttore e esercitava tale professione soprattutto nel settore oratoriale, dove faceva anche molto bene.
E allora Giovane perchè? Anagraficamente? Falso. Gianluca Capuano è nato 49 anni fa.Sulla soglia dei cinquanta dunque si è giovani? vecchi certamente no, ma neanche giovani, salvo che non si ammetta che si passa, appena superati i cinquanta, in un colpo dalla giovinezza alla matura età.
Oggi ne scriviamo per precisare una cosetta che ci è capitato di leggere nei giornali dell'altro ieri. Dove abbiamo letto che Idomneo era stato diretto dal GIOVANE Capuano? giovane in che senso? Nel senso che la sua professione direttoriale è giovane? No, perchè da quando lo conosciamo, da oltre dieci anni, egli era già direttore e esercitava tale professione soprattutto nel settore oratoriale, dove faceva anche molto bene.
E allora Giovane perchè? Anagraficamente? Falso. Gianluca Capuano è nato 49 anni fa.Sulla soglia dei cinquanta dunque si è giovani? vecchi certamente no, ma neanche giovani, salvo che non si ammetta che si passa, appena superati i cinquanta, in un colpo dalla giovinezza alla matura età.
domenica 16 aprile 2017
Su Gianluca Capuano, 'scoperto'(?) da Cecilia Bartoli e su Giacomo Carissimi nato(?), secondo Wikiradio, il 18 aprile 1605
Leggiamo della bella carriera che in questi anni sta facendo Gianluca Capuano. E leggiamo anche che a scoprirlo e lanciarlo sarebbe stata la celebre Bartoli, Cecilia per tutti. La quale Cecilia, sicuramente ha aperto a Capuano porte che solo Lei poteva aprirgli, a maggior ragione da quando, ormai famosa, comanda anche a Salisburgo ( Festival di Pentecoste) ed altrove (Opera di Zurigo).
Ma Gianluca Capuano è noto negli ambienti musicali, soprattutto in quelli dove si pratica il repertorio barocco e quello immediatamente successivo - Mozart incluso - da molto prima della Bartoli.
Noi almeno lo conosciamo da quasi una quindicina d'anni. Nel nostro mestiere di critici capita di imbattersi in artisti che agli inizi della carriera mostrano già evidenti i segni di quella futura. Come appunto ci capitò agli inizi degli anni 2000, quando Capuano che da allora lavorava alle opere di Giacomo Carissimi, in rapporto con il famoso archivio milanese 'Manusardi', dirigeva l'ensemble vocale strumentale 'I Madrigalisti ambrosiani' con i quali aveva inciso in quegli stessi anni alcuni oratori del celebre compositore, i quali furono poi pubblicati in CD ed allegati al mensile Amadeus.
Noi ascoltammo quegli oratori e, in occasione della nostra prima ed unica - ma anche gloriosa, lasciatecelo dire orgogliosamente - direzione artistica ( per l'edizione 2004 del Festival internazionale delle Nazioni di Città di Castello) lo invitammo a farci ascoltare Carissimi ( Jephte e Extremum Dei Judicium) con i suoi 'Madrigalisti Ambrosiani'.
Quell'anno, per chi ha la memoria corta, e, dalle parti di Città di Castello, sembra industriarsi fintamente a dedicare il festival ad una nazione 'ospite' ( senza avere la minima cognizione di cosa sia la nazione ospite dal punto di vista musicale, dove perciò i programmi si fanno attraverso le rappresentanze culturali dei vari paesi e le loro non disinteressate offerte/proposte) dedicammo il festival alla 'NUOVA ITALIA', a quei musicisti cioè che appartenevano alla generazione dei quarantenni e che che si stavano facendo onore nel mondo. Per usare una espressione abusata: 'la meglio gioventù musicale italiana'!( si guardi il programma del 2004, si leggano i nomi dei musicisti presenti, e ci si convincerà di quel che andiamo dicendo). E che gioventù, nella quale comprendemmo anche Gianluca Capuano il quale fece ascoltare due oratori del celebre Carissimi ed anche un Salmo ( Beatus vir) di Charpentier. Insomma a scoprire Capuano fummo anche noi, per quello che era nelle nostre possibilità, se poi la Bartoli con i suoi potenti mezzi, l'ha lanciato meglio per lui, ed anche per la Bartoli che ha favorito un musicista meritevole.
IL nome di Capuano ci è venuto in mente ascoltando oggi a Radio 3 ( a proposito, non è possibile sapere chi ha preso il posto di Michele dall'Ongaro, da quasi due anni al comando di Santa Cecilia, in qualità di responsabile della musica?), per la rubrica Wikiradio, la voce Giacomo Carissimi, curata da Alessandro Quarta, che altre voci ha già curato per la medesima rubrica.
Sul sito di Radio 3 si legge che Carissimi nacque a marino il 18 aprile 1605. E immaginiamo che questo abbia detto Quarta parlando del musicista. Senza avvedersi forse che non è corretto dire, senza tema di errori, che Carissimi sia nato a Marino il 18 aprile del 1605. Anche se è assai probabile. Ma non certo. Perchè l'unica cosa certa dei primi passi di carissimi, è che fu battezzato il 18 aprile, come risulta dai documenti parrocchiali marinesi.
Si sa che in passato il battesimo veniva celebrato molto vicino alla nascita, e dunque Carissimi potrebbe essere nato quella stessa mattina e battezzato in giornata. Ma potrebbe anche essere , non dandoci nessuna notizia l'atto di battesimo, che Giacomo Carissimi sia nato un giorno prima, almeno un giorno, se non due, o magari di notte, a cavallo fra un giorno e l'altro.
E dunque visto che si tratta di una voce di enciclopedia, seppure 'fatta in casa', a giudicare dai curatori che non sono sempre scelti in base alla loro competenza sulla singola materia, sarebbe stato meglio dire che Giacomo Carissimi fu battezzato a Marino, suo luogo di nascita, il 18 aprile del 1605. E che suo padre faceva di mestiere il 'cupellaro' ( il falegname che fa le botti) . Non esiste a Roma via delle Coppelle in centro, alle spalle del Senato, ed anche Piazza delle Coppelle, dove, fra l'altro, aveva casa Nino Rota?
Ma Gianluca Capuano è noto negli ambienti musicali, soprattutto in quelli dove si pratica il repertorio barocco e quello immediatamente successivo - Mozart incluso - da molto prima della Bartoli.
Noi almeno lo conosciamo da quasi una quindicina d'anni. Nel nostro mestiere di critici capita di imbattersi in artisti che agli inizi della carriera mostrano già evidenti i segni di quella futura. Come appunto ci capitò agli inizi degli anni 2000, quando Capuano che da allora lavorava alle opere di Giacomo Carissimi, in rapporto con il famoso archivio milanese 'Manusardi', dirigeva l'ensemble vocale strumentale 'I Madrigalisti ambrosiani' con i quali aveva inciso in quegli stessi anni alcuni oratori del celebre compositore, i quali furono poi pubblicati in CD ed allegati al mensile Amadeus.
Noi ascoltammo quegli oratori e, in occasione della nostra prima ed unica - ma anche gloriosa, lasciatecelo dire orgogliosamente - direzione artistica ( per l'edizione 2004 del Festival internazionale delle Nazioni di Città di Castello) lo invitammo a farci ascoltare Carissimi ( Jephte e Extremum Dei Judicium) con i suoi 'Madrigalisti Ambrosiani'.
Quell'anno, per chi ha la memoria corta, e, dalle parti di Città di Castello, sembra industriarsi fintamente a dedicare il festival ad una nazione 'ospite' ( senza avere la minima cognizione di cosa sia la nazione ospite dal punto di vista musicale, dove perciò i programmi si fanno attraverso le rappresentanze culturali dei vari paesi e le loro non disinteressate offerte/proposte) dedicammo il festival alla 'NUOVA ITALIA', a quei musicisti cioè che appartenevano alla generazione dei quarantenni e che che si stavano facendo onore nel mondo. Per usare una espressione abusata: 'la meglio gioventù musicale italiana'!( si guardi il programma del 2004, si leggano i nomi dei musicisti presenti, e ci si convincerà di quel che andiamo dicendo). E che gioventù, nella quale comprendemmo anche Gianluca Capuano il quale fece ascoltare due oratori del celebre Carissimi ed anche un Salmo ( Beatus vir) di Charpentier. Insomma a scoprire Capuano fummo anche noi, per quello che era nelle nostre possibilità, se poi la Bartoli con i suoi potenti mezzi, l'ha lanciato meglio per lui, ed anche per la Bartoli che ha favorito un musicista meritevole.
IL nome di Capuano ci è venuto in mente ascoltando oggi a Radio 3 ( a proposito, non è possibile sapere chi ha preso il posto di Michele dall'Ongaro, da quasi due anni al comando di Santa Cecilia, in qualità di responsabile della musica?), per la rubrica Wikiradio, la voce Giacomo Carissimi, curata da Alessandro Quarta, che altre voci ha già curato per la medesima rubrica.
Sul sito di Radio 3 si legge che Carissimi nacque a marino il 18 aprile 1605. E immaginiamo che questo abbia detto Quarta parlando del musicista. Senza avvedersi forse che non è corretto dire, senza tema di errori, che Carissimi sia nato a Marino il 18 aprile del 1605. Anche se è assai probabile. Ma non certo. Perchè l'unica cosa certa dei primi passi di carissimi, è che fu battezzato il 18 aprile, come risulta dai documenti parrocchiali marinesi.
Si sa che in passato il battesimo veniva celebrato molto vicino alla nascita, e dunque Carissimi potrebbe essere nato quella stessa mattina e battezzato in giornata. Ma potrebbe anche essere , non dandoci nessuna notizia l'atto di battesimo, che Giacomo Carissimi sia nato un giorno prima, almeno un giorno, se non due, o magari di notte, a cavallo fra un giorno e l'altro.
E dunque visto che si tratta di una voce di enciclopedia, seppure 'fatta in casa', a giudicare dai curatori che non sono sempre scelti in base alla loro competenza sulla singola materia, sarebbe stato meglio dire che Giacomo Carissimi fu battezzato a Marino, suo luogo di nascita, il 18 aprile del 1605. E che suo padre faceva di mestiere il 'cupellaro' ( il falegname che fa le botti) . Non esiste a Roma via delle Coppelle in centro, alle spalle del Senato, ed anche Piazza delle Coppelle, dove, fra l'altro, aveva casa Nino Rota?
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martedì 31 gennaio 2017
CECILIA BARTOLI. Se i giornali danno letteralmente i numeri!
Del concerto della diva Cecilia, abbiamo letto che s'è cambiata d'abito ogni dieci minuti circa - in meno di 40 minuti di concerto (suo) quindi quattro volte - e che è stata accolta dal pubblico con applausi interminabili e chiamate altrettanto convinte, ed anche che nel corso dello strano concerto diretto da Pappano - strano per la curiosa scansione del programma assai simile alle 'accademie' di tempi lontani - Lei ha cantato complessivamente per meno di 40 minuti, su una durata che presumiamo almeno doppia, lasciando per il resto spazio a Pappano, e impiegando Lei il tempo fra una apparizione e l'altra a cambiarsi d'abito, presumiamo - specie per quelli 'da sera' particolarmente ingombranti.
Oggi il Corriere, sulla 'romana', a firma Valerio Cappelli, ha fatto due conti, per quanto assai bislacchi e senza senso. Così ha ragionato Cappelli. L'incasso della serata per l'Accademia sarà stato di 270.000 Euro circa ( dato il costo esoso dei biglietti) pagato dai 2.700 circa spettatori paganti. Ora, ragiona sempre Cappelli, se consideriamo che Cecilia Bartoli ha cantato per complessivi 37 minuti - li ha cronometrati, distraendosi durante il concerto, o tornato a casa ha visto su internet le durate approssimative ed ha fatto il calcolo? - ognuno di quei 37 minuti è come se fosse costato oltre 7.000 Euro. Ma che razza di calcolo è questo? E a quale conclusione arriva? Che, se la musica è di tutti e i prezzi dei biglietti del concerto della Bartoli ( meglio dire: concerto con la Bartoli) non erano alla portata di tutti ( per la platea da 150 a 200 Euro; per le gallerie da 35 a 120 ), escludevano quindi tantissimi che avrebbero voluto ascoltarla; ma arrivando però a chiarire che, se non la si ascolta, non casca certo il mondo.
A noi, ad esempio, quando l'abbiamo ascoltata non molti anni fa, non ha fatto venire i brividi, e perciò non ci siamo uniti ai molti suoi fans che l' avrebbero applaudita anche non avesse cantato, e perfino se avesse steccato. La ben nota 'agilità' della sua voce non ci rapì.
Ora è chiaro che quel calcolo è bislacco e senza senso, mentre bastava gridare allo scandalo del costo dei biglietti ( assai simile a quelli che si pagano all'opera, dove però si vede anche lo spettacolo, solitamente costoso!), mai così alti a Santa Cecilia.
Come altrettanto sacrosanto sarebbe stato indicare se la ragione dell'alto costo dei biglietti stava nel fatto che l'Accademia voleva approfittare dell'appeal della cantante per 'portare acqua al mare' delle sue casse; oppure se tale politica dei prezzi era ala conseguenza dell'esoso cachet della cantante ( non è un mistero che Ella chieda cachet stratosferici, immeritati addirittura).
Ecco, Cappelli avrebbe dovuto essere tanto bravo, come lo è in altre occasioni, da rivelare ai suoi lettori quanto ha chiesto la Bartoli per cantare quei preziosissimi 37 minuti, ma che non ha fatto, fermandosi a quel più facile ma inutile ed incomprensibile calcolo.
Perchè a questo punto ci verrebbe da domandare al noto giornalista se tutti gli altri minuti di durata del concerto dovessero essere ritenuti un 'regalo', un 'bonus' (come si dice in linguaggio discografico) offerto ai fans della Bartoli, costando all'Accademia una cifra pari allo zero, impiegando la sua orchestra ed il suo direttore musicale (che, comunque, non ha diretto gratis).
Oggi il Corriere, sulla 'romana', a firma Valerio Cappelli, ha fatto due conti, per quanto assai bislacchi e senza senso. Così ha ragionato Cappelli. L'incasso della serata per l'Accademia sarà stato di 270.000 Euro circa ( dato il costo esoso dei biglietti) pagato dai 2.700 circa spettatori paganti. Ora, ragiona sempre Cappelli, se consideriamo che Cecilia Bartoli ha cantato per complessivi 37 minuti - li ha cronometrati, distraendosi durante il concerto, o tornato a casa ha visto su internet le durate approssimative ed ha fatto il calcolo? - ognuno di quei 37 minuti è come se fosse costato oltre 7.000 Euro. Ma che razza di calcolo è questo? E a quale conclusione arriva? Che, se la musica è di tutti e i prezzi dei biglietti del concerto della Bartoli ( meglio dire: concerto con la Bartoli) non erano alla portata di tutti ( per la platea da 150 a 200 Euro; per le gallerie da 35 a 120 ), escludevano quindi tantissimi che avrebbero voluto ascoltarla; ma arrivando però a chiarire che, se non la si ascolta, non casca certo il mondo.
A noi, ad esempio, quando l'abbiamo ascoltata non molti anni fa, non ha fatto venire i brividi, e perciò non ci siamo uniti ai molti suoi fans che l' avrebbero applaudita anche non avesse cantato, e perfino se avesse steccato. La ben nota 'agilità' della sua voce non ci rapì.
Ora è chiaro che quel calcolo è bislacco e senza senso, mentre bastava gridare allo scandalo del costo dei biglietti ( assai simile a quelli che si pagano all'opera, dove però si vede anche lo spettacolo, solitamente costoso!), mai così alti a Santa Cecilia.
Come altrettanto sacrosanto sarebbe stato indicare se la ragione dell'alto costo dei biglietti stava nel fatto che l'Accademia voleva approfittare dell'appeal della cantante per 'portare acqua al mare' delle sue casse; oppure se tale politica dei prezzi era ala conseguenza dell'esoso cachet della cantante ( non è un mistero che Ella chieda cachet stratosferici, immeritati addirittura).
Ecco, Cappelli avrebbe dovuto essere tanto bravo, come lo è in altre occasioni, da rivelare ai suoi lettori quanto ha chiesto la Bartoli per cantare quei preziosissimi 37 minuti, ma che non ha fatto, fermandosi a quel più facile ma inutile ed incomprensibile calcolo.
Perchè a questo punto ci verrebbe da domandare al noto giornalista se tutti gli altri minuti di durata del concerto dovessero essere ritenuti un 'regalo', un 'bonus' (come si dice in linguaggio discografico) offerto ai fans della Bartoli, costando all'Accademia una cifra pari allo zero, impiegando la sua orchestra ed il suo direttore musicale (che, comunque, non ha diretto gratis).
venerdì 27 gennaio 2017
Buon compleanno, Mozart. Tony Pappano non dice come sono andate le cose su Cecilia Bartoli
Questa sera, all'Auditorium di Roma, sala Santa Cecilia, si celebra il compleanno di Mozart con un concerto cui prendono parte Orchestra e Coro dell'Accademia, Pappano, nella duplice veste di direttore e pianista, e una delle più celebrate cantanti di oggi, Cecilia Bartoli, le cui presenze sono rese più preziose dalle prolungate assenze. L'ultima volta che l'abbiamo sentita, proprio in quella sala, fu in occasione dell'uscita di un suo disco. La più preziosa, ed anche esosa ( ! ) fra le cantanti, si fa ascoltare ormai, solo quando esce un suo disco, per ragioni di promozione. E in Italia, in particolare, le occasioni sono rarissime. Ricordiamo la penultima volta alla Scala con Barenboim - quando la sua esibizione fu accompagnata da qualche contestazione.
Ma non è di questo che vogliamo parlarvi, bensì della singolare conformazione del programma del concerto di stasera e di alcune dichiarazioni di Pappano palesemente non veritiere.
Nel programma del concerto, assai simile a quello di tante 'accademie' del passato', appaiono curiosamente anche 'tempi' di sinfonie, accanto ad arie d'opera o Lied, e brani di musica sacra, sempre di Mozart. Sicuramente faranno storcere il naso a tanti puristi ed a semplici osservatori, che faranno fatica a pensare come si possa eseguire un solo tempo di sinfonia, mentre nulla da dire per le arie d'opera che, espunte dal contesto, in molti casi non perdono in bellezza ed efficacia.
A noi questo tipo di programma, per quanto singolare ed inusuale ai nostri giorni, nè piace nè dispiace, lo consideriamo un modo come un altro per formulare un programma, in un giorni di festa.
Non condividiamo invece le frasi di circostanza che a proposito del programma ha detto Pappano, in presenza di Cecilia Bartoli, alla presentazione del concerto.
Pappano ha detto che per cantare il repertorio che figura nel concerto ci sarebbero volute più di una cantante, se non ci fosse stata Cecilia. E' questa la menzogna che Pappano avalla sapendo di non dire il vero, perché le cose stanno esattamente all'opposto di quello che lui ha detto.
E cioè. Cecilia Bartoli, e non da oggi, quando formula il programma di un concerto o di un disco va a cercarsi i brani che la fanno ben figurare. Perché lei può cantare - e difatti canta - solo alcuni brani, con determinate caratteristiche. E perciò nello scegliere i brani vocali, è stata Lei a dire a Pappano: canto questo e quello. E non il contrario: non è stato Pappano a scegliere il programma e poi a sfidare il pubblico a individuare un'altra cantante che avrebbe potuto prendere il posto della Bartoli. E ciò è tanto vero che, in altra occasione, volendosi proporre in un' opera intera, avanzando strane teorie musicologiche, Cecilia, 'pro voce sua', ha modificato il diapason dell'opera.
Concludendo, Cecilia Bartoli è padronissima di scegliersi, ogni volta, un programma il più adatto alla sua condizione vocale ed anche per soddisfare i suoi fans adoranti - più insopportabili della peggiore claque - basta ammetterlo, perché oggi c'è poca gente disposta ancora a farsi prendere per il naso.
Ma non è di questo che vogliamo parlarvi, bensì della singolare conformazione del programma del concerto di stasera e di alcune dichiarazioni di Pappano palesemente non veritiere.
Nel programma del concerto, assai simile a quello di tante 'accademie' del passato', appaiono curiosamente anche 'tempi' di sinfonie, accanto ad arie d'opera o Lied, e brani di musica sacra, sempre di Mozart. Sicuramente faranno storcere il naso a tanti puristi ed a semplici osservatori, che faranno fatica a pensare come si possa eseguire un solo tempo di sinfonia, mentre nulla da dire per le arie d'opera che, espunte dal contesto, in molti casi non perdono in bellezza ed efficacia.
A noi questo tipo di programma, per quanto singolare ed inusuale ai nostri giorni, nè piace nè dispiace, lo consideriamo un modo come un altro per formulare un programma, in un giorni di festa.
Non condividiamo invece le frasi di circostanza che a proposito del programma ha detto Pappano, in presenza di Cecilia Bartoli, alla presentazione del concerto.
Pappano ha detto che per cantare il repertorio che figura nel concerto ci sarebbero volute più di una cantante, se non ci fosse stata Cecilia. E' questa la menzogna che Pappano avalla sapendo di non dire il vero, perché le cose stanno esattamente all'opposto di quello che lui ha detto.
E cioè. Cecilia Bartoli, e non da oggi, quando formula il programma di un concerto o di un disco va a cercarsi i brani che la fanno ben figurare. Perché lei può cantare - e difatti canta - solo alcuni brani, con determinate caratteristiche. E perciò nello scegliere i brani vocali, è stata Lei a dire a Pappano: canto questo e quello. E non il contrario: non è stato Pappano a scegliere il programma e poi a sfidare il pubblico a individuare un'altra cantante che avrebbe potuto prendere il posto della Bartoli. E ciò è tanto vero che, in altra occasione, volendosi proporre in un' opera intera, avanzando strane teorie musicologiche, Cecilia, 'pro voce sua', ha modificato il diapason dell'opera.
Concludendo, Cecilia Bartoli è padronissima di scegliersi, ogni volta, un programma il più adatto alla sua condizione vocale ed anche per soddisfare i suoi fans adoranti - più insopportabili della peggiore claque - basta ammetterlo, perché oggi c'è poca gente disposta ancora a farsi prendere per il naso.
martedì 21 ottobre 2014
Cecilia Bartoli e Eleonora Abbagnato puntano dritto all'Opera di Roma?
Alla domanda del giornalista de La Stampa se le piacerebbe, nonostante abbia deciso di vivere all'estero, di assumere una responsabilità artistica in Italia, la Cecilia zarina. ha risposto: perchè no? se me lo proponessero ci penserei. Ora intanto lei è già direttrice artistica di un festival a Salisburgo, quello 'barocco', di maggio, che prima aveva diretto Riccardo Muti. Attenzione, la sua direzione si muove - s'è mossa- sotto le ali protettrici di Alexander Pereira con il quale, già a Zurigo, aveva stretto un sodalizio artistico inscindibile.Ma il vero direttore è Pereira.
La Cecilia che qualche teatro lo frequenta, pochi in verità, dovrebbe però capire che una cosa è mettere su (cioè ospitare) quattro concreti e magari anche un'opera in un piccolo seppure importante festival, ben altra cosa è avere la responsabilità di un teatro che in linea di massima dovrebbe essere aperto quasi ogni sera, nonostante che in Italia questo non accada neanche ai più virtuosi, come Fenice e Scala. E cominciare questa nuova attività, senza peraltro rinunciare a quella di cantante, in un grande impegnativo teatro, sarebbe per Lei ed anche per il teatro, un vero disastro. Come ha dimostrato l'esperienza di Fuortes che dal fare l'amministratore del condominio di Musica per Roma, è stato catapultato, senza prima aver fatto pratica alcuna in un piccolo teatro, per imparare, in due situazioni: una a Bari - con un teatro che doveva essere addirittura fondato e che lui, con quattro gambe un pò stortignaccole, ha tentato di mettere in piedi; in futuro si verificherà la bontà del suo lavoro; ed un'altra a Roma, all'Opera della Capitale, terreno insidiosissimo di scontri e lotte interne, senza avere la benché minima idea della gestione di un grande ente, con personale proprio ( che l'Auditorium non ha, se non in minimissima parte). Gli esiti ultimi, disastrosi, con tutti i responsabili dei grandi teatri europei che gli hanno dato addosso, dicendogli apertamente che ha fallito, ci risparmiano qualunque altro commento e pure il sacrosanto consiglio di mollare tutto, vista la vergogna internazionale che la sua gestione ha suscitato.
Ora le Cecilia non voleva mica dire che, se le venisse proposto, accetterebbe di dirigere l'Opera di Roma? Dio ci salvi dalla zarina.
Come pure ci salvi dalla Eleonora Abbagnato, étoile di prima grandezza a Parigi, bravissima, che ora, da quando ha inanellato il Balzaretti della Roma e si è stabilita con la prole nella Capitale, aspira a prendere il posto di Micha, come direttrice del Corpo di ballo, con la complicità di Marino e Fuortes che stanno lì lì per commettere ancora un errore, se non se ne vanno prima, e lasciano ad altri più preparati la gestione dell'Opera di Roma.
Anche in questo caso, l'étoile - come la zarina - vorrebbe lanciarsi in un mestiere che lei non ha mai fatto prima d'ora, neanche con un piccola compagnia e in un teatro di provincia, semplicemente per imparare. No, lei vuole subito avere quel posto.
Ma può l'Italia ogni volta sbagliare, a spese delle istituzioni, per eccesso di considerazione della notorietà di qualcuno, piuttosto che della sua professionalità?
La Cecilia che qualche teatro lo frequenta, pochi in verità, dovrebbe però capire che una cosa è mettere su (cioè ospitare) quattro concreti e magari anche un'opera in un piccolo seppure importante festival, ben altra cosa è avere la responsabilità di un teatro che in linea di massima dovrebbe essere aperto quasi ogni sera, nonostante che in Italia questo non accada neanche ai più virtuosi, come Fenice e Scala. E cominciare questa nuova attività, senza peraltro rinunciare a quella di cantante, in un grande impegnativo teatro, sarebbe per Lei ed anche per il teatro, un vero disastro. Come ha dimostrato l'esperienza di Fuortes che dal fare l'amministratore del condominio di Musica per Roma, è stato catapultato, senza prima aver fatto pratica alcuna in un piccolo teatro, per imparare, in due situazioni: una a Bari - con un teatro che doveva essere addirittura fondato e che lui, con quattro gambe un pò stortignaccole, ha tentato di mettere in piedi; in futuro si verificherà la bontà del suo lavoro; ed un'altra a Roma, all'Opera della Capitale, terreno insidiosissimo di scontri e lotte interne, senza avere la benché minima idea della gestione di un grande ente, con personale proprio ( che l'Auditorium non ha, se non in minimissima parte). Gli esiti ultimi, disastrosi, con tutti i responsabili dei grandi teatri europei che gli hanno dato addosso, dicendogli apertamente che ha fallito, ci risparmiano qualunque altro commento e pure il sacrosanto consiglio di mollare tutto, vista la vergogna internazionale che la sua gestione ha suscitato.
Ora le Cecilia non voleva mica dire che, se le venisse proposto, accetterebbe di dirigere l'Opera di Roma? Dio ci salvi dalla zarina.
Come pure ci salvi dalla Eleonora Abbagnato, étoile di prima grandezza a Parigi, bravissima, che ora, da quando ha inanellato il Balzaretti della Roma e si è stabilita con la prole nella Capitale, aspira a prendere il posto di Micha, come direttrice del Corpo di ballo, con la complicità di Marino e Fuortes che stanno lì lì per commettere ancora un errore, se non se ne vanno prima, e lasciano ad altri più preparati la gestione dell'Opera di Roma.
Anche in questo caso, l'étoile - come la zarina - vorrebbe lanciarsi in un mestiere che lei non ha mai fatto prima d'ora, neanche con un piccola compagnia e in un teatro di provincia, semplicemente per imparare. No, lei vuole subito avere quel posto.
Ma può l'Italia ogni volta sbagliare, a spese delle istituzioni, per eccesso di considerazione della notorietà di qualcuno, piuttosto che della sua professionalità?
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lunedì 20 ottobre 2014
Alla zarina non si può dire di no. Cecilia Bartoli sull'Opera di Roma
In candida pelliccia e colbacco pur esso bianchissimo come la neve, la zarina Cecilia Bartoli ha mandato un nuovo messaggio all'Italia. Alla zarina non si può non prestare ascolto. L'ha ripresa perché ha lascio fuggire uno come Muti; e riprende ora Roma in particolare - complice nell'allontanamento di Muti, ma diciamo anche poco chiara nel suo sbarco all'Opera, sul cui incarico ' direttore onorario a vita' durato appena tre anni, tante volte abbiamo ironizzato - per la faccenda del licenziamento di Coro e Orchestra del Teatro della Capitale, sua città natale. La zarina Cecilia dice che è inconcepibile che un teatro come l'Opera di Roma, che oltre ad essere il Teatro della Capitale è di suo un teatro con una lunga e gloriosa storia - specie in passato, precisiamo noi! - non abbia un'orchestra stabile come l'hanno anche i teatrini di province sperdute d'Europa. E poi aggiunge una riflessione: che faranno tutti quegli amministrativi in pianta stabile nel teatro ( inzeppati da tutti i politici che hanno avuto responsabilità e potere nella capitale e, di conseguenza, anche nel Teatro dell'Opera) e neppure toccati da una ipotesi di licenziamento, se non hanno più personale da amministrare? Perché è chiaro che tolti i quasi 200 dipendenti di coro e orchestra e tolti un centinaio forse di tecnici, più o meno, i duecento e passa impiegati restanti che faranno d'ora in avanti? Gli smistatori del traffico di orchestre e cori esterni che renderanno la vita dell'Opera una vera tragedia e ne abbasseranno anche le quotazioni artistiche?
Infine, dichiara che la direzione artistica ( lei voleva dire la sovrintendenza, ovvero la guida del teatro) non può più essere nelle mani di politici, e noi precisiamo: incapaci e incompetenti.
Brava la Cecilia. Però la smetta con quelle maschere, una per ogni disco, prima la pretessa, poi la maria ( Malibran) ed ora la zarina.
A proposito del disco, infine. Ne abbiamo ascoltato qualche brevissimo frammento alla radio. Possiamo dire ciò che pensiamo senza che i suoi numerosi fans - sempre così tanti? - si offendano? Beh, la zarina Cecilia ci piace di più quando canta un brano ricco di pathos, piuttosto che con capriole, perchè non appena comincia a fare quelle, cioè le capriole, è stucchevole e sembra addirittura l'imitazione scialba di se stessa quando era una vera acrobata, che ora non è più a quelle altezze. Ci perdoni, la zarina.
Infine, dichiara che la direzione artistica ( lei voleva dire la sovrintendenza, ovvero la guida del teatro) non può più essere nelle mani di politici, e noi precisiamo: incapaci e incompetenti.
Brava la Cecilia. Però la smetta con quelle maschere, una per ogni disco, prima la pretessa, poi la maria ( Malibran) ed ora la zarina.
A proposito del disco, infine. Ne abbiamo ascoltato qualche brevissimo frammento alla radio. Possiamo dire ciò che pensiamo senza che i suoi numerosi fans - sempre così tanti? - si offendano? Beh, la zarina Cecilia ci piace di più quando canta un brano ricco di pathos, piuttosto che con capriole, perchè non appena comincia a fare quelle, cioè le capriole, è stucchevole e sembra addirittura l'imitazione scialba di se stessa quando era una vera acrobata, che ora non è più a quelle altezze. Ci perdoni, la zarina.
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