Quando è partito dalla nativa Salerno, il De Luca padre, di crozziana testimonianza, nessuno avrebbe scommesso su di lui, non sul terreno della comicità (sul quale ancora in fasce, politicamente, aveva dato segni di talentuosa predestinazione), ma su quello della politica. Senonché, passato poco tempo, ha vinto a piene mani, anzi stravinto, sia sul terreno della comicità - ora che Crozza è andato via da La7. rifugiandosi in una tv più remunerativa ma meno visibile, tutti piangono il De Luca comico - sia su quello politico, nonostante che abbia dovuto vedersela con un nemico in casa, il sindaco di Napoli De Magistris, che non ha definito 'mezzapippa' come ha fatto con i suoi avversari politici 'cinquestelle' - forse nel timore di beccarsi una denuncia, se non altro per quel 'mezza' - ma che ha combattuto con tutte le forze per metterlo alle corde. L'ha degnato appena di uno sguardo e poi ha tirato dritto, insediandosi come 'vicerè' di Napoli e Campania.
Nell'intento di dare splendore alla sua corte, insediata nella Reggia di Caserta, s'è dato a finanziare musica ed opere, come del resto avevano fatto i suoi predecessori nel palazzo vicino di San Leucio. Lui come i suoi predecessori ha le casse del regno piene, a differenza di De Magistris che le ha vuote.
Il suo regno non ha confini: si estende da Napoli capitale cittadina, a Caserta, residenza di famiglia ed estiva - e dove può coltivare la caccia ed i passatempi nobili - a Ravello, per qualche bagno nelle calde giornate d'agosto, all'amata Salerno che ha dato in eredità ai suoi figli, principi ereditari, ed alle rigogliose isole, insomma a tutta la Campania.
Quest'anno, d'estate, come aveva già iniziato a fare la passata stagione, ha deciso di passare più giorni a Caserta, ha fatto risistemare la antica 'Aperia' (un tempo produceva il miele per le sue esigenze di oratore) - un suggestivo spazio a forma circolare cinto di un bel portico, della capienza di un migliaio di posti che ospiterà rappresentazioni, non impegnative sul piano della politica e dell'ideologia, come i famosi 'intermezzi' napoletani. Stia attento, però, perché solo il titolo di quel capolavoro antico 'la serva padrona', non dovrebbe fargli fare sonni tranquilli.
Poi ha fatto attrezzare il cortile della Reggia con un palco e relativa platea per i grandi raduni musicali, capienza 4500 posti ( che neanche Caracalla riesce ad occuparli tutti!) per l'Estate da Re' che ha voluto a tutti i costi e finanziato dalla a alla z, sotto la supervisione di un suo fedelissimo , Marzullo - ma perché non ha chiamato a corte l'originale, Gigi?- che ha prelevato direttamente dalla sua corte salernitana, ora troppo stretta per un viceré, dove faceva il suo 'segretario' per le manifestazioni artistiche. Lo ha anche inviato a Ravello, dove aveva già dato pieni poteri al filosofo di corte, Baffettone.
Verrebbe da dire: la fortuna di chiamarsi Marzullo, anche senza essere l'originale. Sì, anche quella, ma principalmente la fortuna di lavorare a stretto contatto, gran ciambellano del Viceré.
Ora in molti altri regni e principati si registrano rivolte popolari contro i rispettivi reggenti, che tutti vorrebbero come De Luca, non solo per la salutare comicità.
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lunedì 5 giugno 2017
domenica 18 settembre 2016
Tournée alla velocità della luce. E' vera gloria? La Filarmonica della Scala in Europa
Ultima delle tournée decantate anche per il loro velocissimo svolgimento - 'cinque concerti in cinque giorni', dettano gongolanti gli uffici stampa - quella della Filarmonica della Scala, guidata da Chailly che si appresta a partire la prossima settimana e che dal 24 settembre a 2 ottobre toccherà 8 città in nove giorni, sei delle quali in Germania , con la sola eccezione del Lussemburgo, le ultime due a Vienna e Parigi. In particolare: Essen, il 24, Dortmund il 25, Lussemburgo il 26, ad Amburgo il 28, Colonia il 29 e Baden Baden il 30. Poi Vienna, il 1 ottobre, e Parigi, il 2. E basta!
Va detto che le città tedesche, in parte, non sono lontanissime e forse tra alcune di esse c'è la stessa distanza che serve a coprire l'intero raccordo anulare a Roma, e dunque qualche spostamento non sarà così faticoso. Ma le tournée non considerano sempre la distanza, né possono prendere in considerazione l'eventuale stanchezza degli strumentisti.
Non gridiamo: al lupo al lupo! solo oggi, mentre non lo abbiamo fatto in occasioni analoghe in anni passati, come quando, invitati dall'Accademia di Santa Cecilia, seguimmo la tournée dell'Orchestra romana con Pappano da Lucerna a Linz passando per Vienna, con spostamenti in aereo o in pullman.
Come ieri anche oggi ci domandiamo perché sottoporre a questo tour de force le orchestre; quali sono i vantaggi che ne traggono, e quale il rendimento in simili trasferte 'col turbo'; ma anche quali i costi?
Diciamo che solitamente queste tournée rendono poco o nulla in termini economici, anzi nella migliore delle ipotesi, con uno sponsor in aiuto, si coprono le spese, ma solo se si corre, perché se si imprimono ritmi più umani i costui diventano insostenibili.
Quali vantaggi allora traggono le orchestre a viaggiare e suonare alla velocità della luce? Farsi ascoltare nei luoghi lontani dalla loro abituale residenza, vuol dire farsi ascoltare nella condizioni migliori? No, certamente. Perchè se è vero che molti direttori malvolentieri dicono di passare da una orchestra ad un'altra - a meno che non si tratti dei Berliner o dei Wiener che suonano anche ad occhi chiusi e perfino 'a dispetto' del direttore di turno - accampando la scusa che passando da un'orchestra ad un'altra non si stabilisce quel feeling necessario alla buona resa di un concerto, feeling che invece si ha con la 'propria' orchestra, un analogo discorso dovrebbe ripetersi per il passaggio da un auditorium ad un altro, a distanza di poche ore fra l'uno e l'altro. Dunque, sotto questo profilo, le orchestre in tournée non rendono al meglio: vox populi.
E quali sono i costi di simili tournée? Enormi se rapportati alla 'toccata e fuga'. E maggiori quanto più provinciale è l'istituzione che invita. Ma quanto costano, con più precisione? Tantissimo comunque. Non sappiamo, cifre alla mano, di questa tournée dell'orchestra milanese.
Ma sui giornali nelle passate settimane abbiamo letto della trasferta dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Pappano, a Caserta, nel cortile della reggia borbonica, che il governatore De Luca, novello 'barbone' salernitano, ha voluto a tutti i costi: quasi due milioni di Euro per due concerti, considerando naturalmente anche le spese di allestimento del cortile della reggia; posti disponibili 1000 circa a sera; costo per spettatore: 1000 Euro.
Fu vera gloria? E, soprattutto, fu buona e utile spesa? Senza attendere i posteri e la loro sentenza: No!
Lo stesso discorso si potrebbe e dovrebbe fare anche a proposito di cantanti e strumentisti, i primi dei quali, specie se di gran fama, vivono più in aereo che in sala prove. E, infine, ripensare anche ai costi che oggi sono, nonostante la crisi e qualche misura calmieratrice introdotta, sono ancora esosi e fuori misura.
Va detto che le città tedesche, in parte, non sono lontanissime e forse tra alcune di esse c'è la stessa distanza che serve a coprire l'intero raccordo anulare a Roma, e dunque qualche spostamento non sarà così faticoso. Ma le tournée non considerano sempre la distanza, né possono prendere in considerazione l'eventuale stanchezza degli strumentisti.
Non gridiamo: al lupo al lupo! solo oggi, mentre non lo abbiamo fatto in occasioni analoghe in anni passati, come quando, invitati dall'Accademia di Santa Cecilia, seguimmo la tournée dell'Orchestra romana con Pappano da Lucerna a Linz passando per Vienna, con spostamenti in aereo o in pullman.
Come ieri anche oggi ci domandiamo perché sottoporre a questo tour de force le orchestre; quali sono i vantaggi che ne traggono, e quale il rendimento in simili trasferte 'col turbo'; ma anche quali i costi?
Diciamo che solitamente queste tournée rendono poco o nulla in termini economici, anzi nella migliore delle ipotesi, con uno sponsor in aiuto, si coprono le spese, ma solo se si corre, perché se si imprimono ritmi più umani i costui diventano insostenibili.
Quali vantaggi allora traggono le orchestre a viaggiare e suonare alla velocità della luce? Farsi ascoltare nei luoghi lontani dalla loro abituale residenza, vuol dire farsi ascoltare nella condizioni migliori? No, certamente. Perchè se è vero che molti direttori malvolentieri dicono di passare da una orchestra ad un'altra - a meno che non si tratti dei Berliner o dei Wiener che suonano anche ad occhi chiusi e perfino 'a dispetto' del direttore di turno - accampando la scusa che passando da un'orchestra ad un'altra non si stabilisce quel feeling necessario alla buona resa di un concerto, feeling che invece si ha con la 'propria' orchestra, un analogo discorso dovrebbe ripetersi per il passaggio da un auditorium ad un altro, a distanza di poche ore fra l'uno e l'altro. Dunque, sotto questo profilo, le orchestre in tournée non rendono al meglio: vox populi.
E quali sono i costi di simili tournée? Enormi se rapportati alla 'toccata e fuga'. E maggiori quanto più provinciale è l'istituzione che invita. Ma quanto costano, con più precisione? Tantissimo comunque. Non sappiamo, cifre alla mano, di questa tournée dell'orchestra milanese.
Ma sui giornali nelle passate settimane abbiamo letto della trasferta dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, diretta da Pappano, a Caserta, nel cortile della reggia borbonica, che il governatore De Luca, novello 'barbone' salernitano, ha voluto a tutti i costi: quasi due milioni di Euro per due concerti, considerando naturalmente anche le spese di allestimento del cortile della reggia; posti disponibili 1000 circa a sera; costo per spettatore: 1000 Euro.
Fu vera gloria? E, soprattutto, fu buona e utile spesa? Senza attendere i posteri e la loro sentenza: No!
Lo stesso discorso si potrebbe e dovrebbe fare anche a proposito di cantanti e strumentisti, i primi dei quali, specie se di gran fama, vivono più in aereo che in sala prove. E, infine, ripensare anche ai costi che oggi sono, nonostante la crisi e qualche misura calmieratrice introdotta, sono ancora esosi e fuori misura.
venerdì 15 luglio 2016
Musica alla reggia di Caserta. Spese regali del governatore De Luca
Nelle passate settimane, annunciate da squilli di trombe, nelle quali ha soffiato a pieni polmoni il governatore campano De Luca, si sono svolte le tre serate musicali nella Reggia casertana, con Pappano sul podio dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, per la Sinfonia n.9 di Beethoven, e Daniel Oren con l'Orchestra del Teatro Verdi di Salerno - si parva licet componere magnis - per le due recite di Nabucco. De Luca ha voluto presentarsi come principe illuminato, agli occhi del mondo ( Italia) e come il redentore/salvatore del Sud.
Per tali serate, ospitate nel cortile della reggia, capienza intorno ai duemila posti, De Luca aveva preventivato una modica spesa: 2.000.000 di Euro, che, a consuntivo, è stata anche superata.
Viene da chiedersi dove il Governatore-Re abbia trovato tali fondi, in quale piega del bilancio, che solitamente piange, li aveva riposti e poi ha fatto finta di scovarli.
Certo è che i re ed i principi hanno sempre protetto le arti, a maggior ragione quando i loro destini politici erano al tramonto o il tramonto potevano rischiavano. Sostenendo i fasti della corte, speravano di far dimenticare le loro malefatte e rinverdire il ricordo dei bei tempi.
De Luca finora di malefatte da far dimenticare sembra ancora non averne di grosse ( anche se è a tutti noto che abbia presidiato con suoi colonnelli fedelissimi fette di regione ritenute strategiche, come ha fatto insediando il filosofo Baffettone a Ravello, tanto per fare un esempio; o quanto sia sospetta o comunque deprecabile l'ascesa del figlio in politica, sebbene, a detta di tutti e dello stesso suo padre, si tratti del più 'in gamba' fra tutti i nati della Regione campana) ; e quelle sue uscite che sinceramente creano qualche imbarazzo, non vuole assolutamente che vengano dimenticate, anche perchè gli hanno procurato, con poca spesa, fra le poche occasioni di popolarità.
Ma, a differenza di principi e re di un tempo - i quali comunque avevano sempre modo di rivalersi sui sudditi quando le casse del regno piangevano - De Luca attinge i fondi necessari alla cura della sua immagine, CONSISTENTI, direttamente dalle casse pubbliche. A che scopo? Nessun altro se non quello di aumentare la popolarità che, una volta conosciuta l'entità della spesa - oltre 2 milioni di Euro - tenderà invece a diminuire. Li avesse utilizzati per restauri e manutenzioni urgenti per i quali i governanti non trovano mai i soldi, quei 2 milioni e passa di Euro, sarebbero stati sicuramente meglio spesi. Anche se ci tocca convenire con lui che sempre meglio spenderli per la musica che per foraggiare clientele, squallide clientele che non hanno che prodotto solo musiche stonate.
Per tali serate, ospitate nel cortile della reggia, capienza intorno ai duemila posti, De Luca aveva preventivato una modica spesa: 2.000.000 di Euro, che, a consuntivo, è stata anche superata.
Viene da chiedersi dove il Governatore-Re abbia trovato tali fondi, in quale piega del bilancio, che solitamente piange, li aveva riposti e poi ha fatto finta di scovarli.
Certo è che i re ed i principi hanno sempre protetto le arti, a maggior ragione quando i loro destini politici erano al tramonto o il tramonto potevano rischiavano. Sostenendo i fasti della corte, speravano di far dimenticare le loro malefatte e rinverdire il ricordo dei bei tempi.
De Luca finora di malefatte da far dimenticare sembra ancora non averne di grosse ( anche se è a tutti noto che abbia presidiato con suoi colonnelli fedelissimi fette di regione ritenute strategiche, come ha fatto insediando il filosofo Baffettone a Ravello, tanto per fare un esempio; o quanto sia sospetta o comunque deprecabile l'ascesa del figlio in politica, sebbene, a detta di tutti e dello stesso suo padre, si tratti del più 'in gamba' fra tutti i nati della Regione campana) ; e quelle sue uscite che sinceramente creano qualche imbarazzo, non vuole assolutamente che vengano dimenticate, anche perchè gli hanno procurato, con poca spesa, fra le poche occasioni di popolarità.
Ma, a differenza di principi e re di un tempo - i quali comunque avevano sempre modo di rivalersi sui sudditi quando le casse del regno piangevano - De Luca attinge i fondi necessari alla cura della sua immagine, CONSISTENTI, direttamente dalle casse pubbliche. A che scopo? Nessun altro se non quello di aumentare la popolarità che, una volta conosciuta l'entità della spesa - oltre 2 milioni di Euro - tenderà invece a diminuire. Li avesse utilizzati per restauri e manutenzioni urgenti per i quali i governanti non trovano mai i soldi, quei 2 milioni e passa di Euro, sarebbero stati sicuramente meglio spesi. Anche se ci tocca convenire con lui che sempre meglio spenderli per la musica che per foraggiare clientele, squallide clientele che non hanno che prodotto solo musiche stonate.
mercoledì 10 giugno 2015
Povera Italia con Franceschini ministro
L'abbiamo scritto tante volte, fino ai giorni corsi, quando abbiamo segnalato la sua, di Franceschini ministro, mania di grandezza. Ora ha deciso di riportare il Colosseo come era ai tempi dei romani, quando belve e gladiatori lottavano ma non per gioco; mentre a Roma deve chiudere la GNAM perchè non ha soldi per pagare i custodi, e successivamente veniamo a sapere che una folla inferocita ha atteso senza esito che la Reggia di Caserta aprisse i battenti rimasti chiusi a causa di una assemblea del personale di custodia, senza preavviso. E episodi del genere sono quotidiani.
Poi scopriamo anche, da una lettera scritta al 'Corriere' da Vittorio Emiliani, che il Colosseo, ogni volta che piove più del solito, si inonda, e che perciò se ci fosse stata già la platea lignea e quegli ascensori azionati un tempo da schiavi, per portare in cima belve e lottatori, sia la platea che gli ascensori sarebbero marciti, nel giro di qualche anno, per essere continuamente immersi nell'acqua. E da Emiliani, apprendiamo anche che il Ministero è a conoscenza da tempo del problema e che lo rimanda di anno in anno, fino a quando non accadrà l' irreparabile, in barba ai milioni che Della Valle ha impegnato per il restauro dell'anfiteatro.
Perchè, allora, Franceschini pensa a ricostruire platea ed ascensori, quando sa bene che prima dovrebbe bonificare il sottosuolo del grande monumento che è il più visitato d'Italia e che rende più di tutti gli altri?
Semplicemente per mania di grandezza e per incapacità a individuare le priorità nella manutenzione del nostro patrimonio artistico. Per la quale ha subito sbandiertao la richiesta al Governo di una cifra pari a quattro-cinquecento milioni di Euro da destinare a importantissimi siti archeologici e museali del nostro paese, per non mandarli in rovina.
E così parla di PON ( Programma Operativo Nazionale), come a Pesaro parlano di ROF ( Rossini Opera Festival), a Roma di REF ( Roma Europa Festival); ma solo in Italia può farlo, perchè all'estero lo prenderebbero a pesci in faccia, dopo aver letto tutto quello che leggono ogni giorno sull'incuria con la quale trattiamo la straordinaria eredità del nostro passato.
Poi scopriamo anche, da una lettera scritta al 'Corriere' da Vittorio Emiliani, che il Colosseo, ogni volta che piove più del solito, si inonda, e che perciò se ci fosse stata già la platea lignea e quegli ascensori azionati un tempo da schiavi, per portare in cima belve e lottatori, sia la platea che gli ascensori sarebbero marciti, nel giro di qualche anno, per essere continuamente immersi nell'acqua. E da Emiliani, apprendiamo anche che il Ministero è a conoscenza da tempo del problema e che lo rimanda di anno in anno, fino a quando non accadrà l' irreparabile, in barba ai milioni che Della Valle ha impegnato per il restauro dell'anfiteatro.
Perchè, allora, Franceschini pensa a ricostruire platea ed ascensori, quando sa bene che prima dovrebbe bonificare il sottosuolo del grande monumento che è il più visitato d'Italia e che rende più di tutti gli altri?
Semplicemente per mania di grandezza e per incapacità a individuare le priorità nella manutenzione del nostro patrimonio artistico. Per la quale ha subito sbandiertao la richiesta al Governo di una cifra pari a quattro-cinquecento milioni di Euro da destinare a importantissimi siti archeologici e museali del nostro paese, per non mandarli in rovina.
E così parla di PON ( Programma Operativo Nazionale), come a Pesaro parlano di ROF ( Rossini Opera Festival), a Roma di REF ( Roma Europa Festival); ma solo in Italia può farlo, perchè all'estero lo prenderebbero a pesci in faccia, dopo aver letto tutto quello che leggono ogni giorno sull'incuria con la quale trattiamo la straordinaria eredità del nostro passato.
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