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sabato 1 luglio 2017

L'Ambasciata messicana a Roma PROTESTA per la Carmen 'MESSICANA' a Caracalla

La Carmen a Caracalla, più che per i biglietti venduti - Fuortes, come suo solito, spara forte:  ad oggi, a stagione appena iniziata,  ha strombazzato, sono stati venduti 38.000 biglietti, mentre lo scorso anno, come oggi,  i biglietti venduti erano stati appena 13.000; ma lui aveva cantato vittoria, anche l'anno scorso - fa notizia per una singolare protesta, quella dall'Ambasciata del Messico, dove la regista Carrasco ha ambientato l'opera.

"Grossolana e caricaturale la rappresentazione del nostro paese e delle sue tradizioni culturali. L'ambasciata del Messico esprime la sua sorpresa ed indignazione alle autorità dell'Opera per la inelegante e semplicistica rappresentazione del nostro paese'. La protesta è stata inviata anche al sindaco Raggi, presidente di diritto del Teatro dell'Opera.

Forse per la prima volta, il sovrintendente Fuortes, è riuscito nell'impresa di far protestare da un paese occidentale - il Messico è nell'Occidente?- elementi di una rappresentazione operistica. Non era mai accaduto prima in nessun altro luogo, che noi sappiamo. Tranne il caso di qualche anno fa, accaduto in Germania, quando un paese musulmano protestò per allusioni al profeta poco rispettose, contenute in una pièce teatrale od operistica, non ricordiamo.

 La storia di Carmen è ambientata in parte in ambienti di contrabbandieri. Forse questo non è piaciuto ai messicani, che sanno bene che il loro paese è al centro del traffico di stupefacenti (il contrabbando in Carmen, riguarda altri settori, naturalmente). o c'è dell'altro? Non posiamo dirvi perché non abbiamo visto l'opera a Caracalla, né la vedremo, neanche per questa ragione.

 Non sappiamo se la regista o il teatro abbia emesso un comunicato ufficiale di risposta. Ed anche questo ci interessa assai poco, fermo restando la nostra convinzione che la libertà di espressione, fatta salva la sensibilità delle persone, va comunque rispettata,  anzi difesa.
 Ci viene in mente la polemica di ugual segno che investì Charlie Hebdo, all'indomani dell'eccidio nella sua redazione di Parigi, a causa delle sue vignette satiriche ed irriverenti. Anche allora ci venne di difendere la libertà del settimanale, fatta salva ecc...ecc...

sabato 9 gennaio 2016

LA RELIGIONE PENSI ALLE ANIME E DENUNCI LE INGIUSTIZIE. LASCI STARE LA SATIRA E L'INFORMAZIONE.

LE RELIGIONI, IN QUESTO CASO CATTOLICA E MUSULMANA, se la sono prese con  Charlie Hebdo per la copertina dell'ultimo  numero del settimanale, ad un anno esatto dalla tragedia che ha decimato la redazione del giornale satirico.
 La copertina che ha tanto irritato la religione raffigurava in bianco e nero, un dio con la barba  che aveva un mitra a tracolla e fuggiva a gambe levate. La scritta spiegava: è ancora in fuga, per significare che gli assassini i quali hanno compiuto la strage  nella redazione del giornale francese, sono ancora in fuga, e sono stati armati dalla religione. L'unica macchia colorata era costituita dal rosso sangue  che grondava ancora dalle braccia del dio in fuga.
 E' evidente che non è stato Dio a compiere quella strage; ma che gli assassini lo abbiano fatto- stando ai loro proclami- in nome di una  religione, è fuori di dubbio. Diranno i capi religiosi che nessuna religione può uccidere; vero, ma che l'integralismo degli assassini abbia radici religiose, anche questo è fuori di dubbio.
 Uccidere in nome di Dio, per fortuna, oggi non  accade più nella Chiesa cattolica, come un tempo non lontanissimo; ma che i musulmani lo facciano ancora oggi è sotto gli occhi di tutti.
 Dunque le religioni si adoperino perchè i loro templi non siano laboratori di morte e polveriere pronte a scoppiare. E non si offendano per una copertina satirica. Ognuno  deve fare il suo mestiere; alla satira lascino fare il proprio.

Abbastanza inquietante una dichiarazione, che ci sembra attribuita a mons. Fisichella, resa pubblica nei primi giorni delle celebrazioni giubilari, quando le folle attese  sembrarono deludere le aspettative degli organizzatori a Roma che l'attribuirono agli eccessivi e lunghi controlli ai quali venivano sottoposti i pellegrini, i quali, preoccupati per tali lungaggini, sarebbero stati dissuasi dal recarsi in piazza. Magari si è dimenticato di citare la paura degli attentati parigini di metà novembre e l'allarme terrorismo in Europa, che avevano consigliato e messo in atto quei controlli.
 In quella dichiarazione non pochi, noi compresi, leggemmo il timore della Chiesa di veder non riuscito 'esteriormente', il Giubileo della misericordia, con l'invito ad essere meno pignoli nei controlli.
 Una aberrazione. L' esigenza di avere folle in piazza avrebbe dovuto  convincere le forze di polizia ad allentare i controlli, facendo correre un reale pericolo ai credenti? Pura follia. Il Giubileo riuscirà non se ci saranno folle di pellegrini venuti a Roma  per pregare sulla tomba degli Apostoli, ma se, folle o non folle, i cristiani  prenderanno la risoluzione di mostrare al mondo la misercordia di Dio.
 

mercoledì 16 settembre 2015

Je ne suis pas Charlie Hebdo

La satira deve essere libera di toccare qualunque cosa persona situazione. Senza eccezione e senza limiti. Non c'è cosa al mondo per la quale si debba dire: questa no! altrimenti che satira è.
Prenda in giro, ironizzi,  su tutti  e tutto: dal Padreterno all'ultimo disgraziato della terra, non risparmi nessuno, compresi i profeti, e i santi e la vergine Maria e Gesù Cristo, e il Profeta, e il papa ed i potenti della terra, da Obama e Putin alla Merkel.
Ha mano libera anche su chi porta dalla nascita handicap disumani - del resto gli stessi portatori di handicap tante volte sono arrivati a scherzare su loro stessi; sugli ebrei, che il mondo,  pur ironizzando su di loro, lo fa con una certa circospezione, sia perché rappresentano agli occhi della storia l'umanità ferita, sia perchè la loro potenza economica potrebbe mettere  in pericolo la stessa esistenza della satira. E ironizzino su tutti coloro che gli vengono in mente, perfino su loro stessi.
Charlie Hebdo, se ha coraggio, pubblichi una serie di vignette - infami, ma le pubblichi!- sui vantaggi derivati dall'assalto omicida alla loro redazione. Sì arrivi anche a questo e si superi anche ogni limite,  il più disumano. Non ci meraviglieremo, la satira dev'essere libera di andare dove vuole, nessun limite le può essere posto.
 Ma i bambini no. L'innocenza non va toccata, perchè così non si fa dell'ironia, la si viola, la si profana. E questo nessuno può farlo; non può neanche Charlie Hebdo - come purtroppo ha appena fatto, e non deve farlo mai più.

mercoledì 14 gennaio 2015

Una vignetta un massacro, non si può lasciare mano libera ai terroristi

Ieri Charlie Hebdo - che è uscito, tuttavia, dopo l'eccidio con una immagine in copertina del profeta che perdona, dichiarandosi anch'egli solidale con il settimanale francese - oggi un'altra rivista satirica franco-belga, 'Le canard enchainé'. I terroristi, chi non  lo avesse ancora capito sappia, vogliono incutere terrore a tutti e dappertutto. Chi apre bocca sappia di essere nel loro mirino omicida, questo è il loro messaggio barbaro. Di questo passo anche una battutina sul profeta , o su chiunque altro, detta al bar tra amici come si usa fare da tempo immemorabile sui carabinieri, tanto per fare un esempio, potrebbe essere alla base - FOLLIA!- di un nuovo massacro. No, così non va, a tutti, compresi  i terroristi pare chiaro che la reazione è sproporzionata, perchè tale vuole essere ed apparire con chiarezza lapidaria, allo scopo di cucire le bocche a tutti.
 Cosa possiamo fare? Intanto lavorare d'anticipo, con l'intelligenza e le indagini, prima che con le mani e le armi; prenderli con le mani nel sacco prima che possano nuocere e sbatterli in prigione con l'accusa di tentata strage e senza sconti di pena, niente pentimenti troppo repentini per essere veri e credibili. Il caso dei terroristi in Francia insegni qualcosa.
 Siamo andato a sfogliare il catalogo di una mostra tenutasi a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, pochi anni fa, una mostra monografica dedicata interamente  Pino Zac (Giusppe Zaccaria), notissimo disegnatore satirico, morto a metà degli anni Ottanta, autorevole firma del 'Canard'. In una vignetta degli anni Settanta, esposta  in quella mostra, e relativa all'avvento al potere di Khomeini, Pino Zac disegnò un uomo barbuto, l'ayatollah, con la bocca spalancata e la scritta sotto: 'Perdete ogni speranza o voi che entrate'. E poi le vignette satiriche contro la Chiesa, all'epoca dell'accesa discussione sul divorzio e l'aborto, per stigmatizzare la sessuofobia della Chiesa ( forse appena allentata da Papa Bergoglio), in cui si vedeva un prelato che armato di ago e filo cuciva l'organo femminile, alla base del piacere e della procreazione; come anche quelle irridenti su Andreotti, allora all'apice del potere, che veniva sempre raffigurato con un culo al posto della faccia, o, se volete, con una faccia di culo.  Pino Zac fu censurato, subì anche processi per irriverenza e vilipendio... ma da qui ad essere messo al muro il passo ce ne corre.
 I terroristi che  colgono ogni occasione per  realizzare il loro proposito di  gettare il mondo nel panico vanno fermati subito, anzi prima che continuino in questa loro perversa incivile azione.