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mercoledì 8 novembre 2017

Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017

Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è  un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film  ancora si proiettano),  crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.

Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti  delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.

E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.

 Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore,  è che l'unico dato  negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.

Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del  Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico,  con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi  di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso  quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.

Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa?   che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.

Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono  guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora  l'idea, per noi  sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico,  dovrebbe fare davvero paura.

martedì 29 novembre 2016

Notizie fresche dal'Opera di Roma. Sul Tristano dateci un cenno

 Domenica, di fronte ad una sala pimpante e plaudente - nonostante le quattro/cinque ore di permanenza in teatro - si è inaugurata la nuova stagione all'Opera di Roma, con Tristano  di Wagner, diretto da Daniele Gatti e con la regia di Pierre Audi. Lo spettacolo s'era già visto a Parigi, la scorsa primavera, e a Roma c'era quasi immutato lo stesso cast di Parigi. Poi lo si vedrà anche ad Amsterdam, dove Daniele Gatti ha un incarico prestigiosissimo, perchè questo Tristano è una coproduzione di Parigi, Roma, Amsterdam.

Di esso, da quel che leggemmo già alla 'prima' parigina, e che ci restò impresso nella memoria, sappiamo che i due protagonisti non si toccano mai (da quel giorno giorno l'abbiamo letto infinite altre volte); che Tristano non è poema d'amore bensì tragedia di morte (anche questo l'abbiamo letto molte altre volte); che Gatti è oggi uno degli interpreti wagneriani più stimati ( letto anche questo), e che, molto probabilmente, questo suo debutto a Roma, in teatro, prelude all'annuncio che presto  vi assumerà un incarico stabile. Come del resto  nella capitale accade già con Pappano che ha  un piede a Roma ( Santa Cecilia) ed uno a Londra ( Covent Garden); Gatti  a Roma ( Teatro dell'Opera) e ad Amsterdam ( Concertgebouw). Fin qui dunque nulla di nuovo, notizie che già conoscevamo.

Ma ieri i due principali quotidiani nazionali( Corriere, Repubblica) molte altre ne fornivano al lettore che voleva essere informato sull'esito, importante per tutte queste ragioni, dell'inaugurazione di stagione all'Opera di Roma.

Il Corriere , ad esempio,  per la prima volta raccontava del mancato toccamento dei due amanti- che si sfiorano appena con la fronte - del probabile annuncio a breve del nuovo incarico romano di Gatti, e poi aggiungeva - notizie fresche di giornata - che era presente all'inaugurazione Padoan, e che il sindaco Raggi è arrivato in teatro, ma poi fatte le foto per i giornali, se ne è andata molto prima che Tristano cominciasse, per impegni (specifica il Corriere: non istituzionali). Senza ricordarci che la fuga  è molto simile a quella di un ex ministro della cultura, Melandri, che non andò all'inaugurazione  della Scala, preferendole una cena, in occasione di un raduno di grandi chef,  all'Hotel Hilton di Roma.

 La Repubblica, campione di notizie fresche e sempre interessanti,  che domenica scorsa ci ha regalato 'Robinson' per annunciarci l' aumentato impegno del giornale nei confronti della cultura (segno del nuovo corso: una lunga recensione alla nuova opera di Lucia Ronchetti, Inedia Prodigiosa) mentre dedica una pagina intera, in apertura degli 'Spettacoli' ad  una Tempesta shakespeariana rappresentata nel Regno Unito,  nella 'romana', solo nella 'romana', immortala la sindaca Raggi, in una foto che le ballerine della scuola di danza del teatro, accompagnata da una didascalia succinta ma informatissima: applaudito Tristano all'Opera di Roma; il sindaco è andato subito via, prima che cominciasse la rappresentazione, poi la cena di gala  nei laboratori di scenografia del teatro che sono in Via dei Cerchi. Ma non poyevano andare  mangiare a casa o al ristorante? E' ancora tempo di cene di gala per gente cui pane e companatico non manca comunque? E chi paga?
 En passant, nelle altre pagine di Repubblica, abbiamo letto un titolone che inneggiava alle 'arie di Schumann' che Alexander Lonquich si incaricava di eseguire per il pubblico dell'Accademia di Santa Cecilia.  Lonquich s'è messo anche  cantare? e quali 'arie' eseguiva? I dubbi ci sono rimasti, tali e quali.

 Restiamo in attesa, almeno fino a quando non solo i giornaloni ma anche gli altri si decideranno a farci sapere come è andata la serata all'Opera di Roma, oltre che negli intervalli, e prima e dopo la rappresentazione - compresa la cena di gala - di cui sappiamo ormai tutto; ma anche durante la rappresentazione medesima.

martedì 21 aprile 2015

Giorgio Battistelli, il compositore sessantenne che, secondo la Aspesi, fa sognare le signore, intervistato su CO2, la sua 'asfissiante' opera per l'Expo, alla Scala il 16 maggio

La profonda Natalia Aspesi che interroga il compositore laziale, alla viglia della sua 'soffocante ' opera alla Scala, dal titolo CO2, non si esime dal  sottolineare lo sguardo accattivante ed il ricciolo  ribelle del musicista che abita i sogni delle signore, e al quale  la Scala commissionò secoli fa un'opera da destinare all'Expo, in linea con le finalità della esposizione milanese, che sono principalmente quelle di trovare il modo per non far morire il pianeta. E lui, buono buono, il modo l' ha trovato: l' ennesimo film cui aggrapparsi - la Aspesi precisa: sceneggiatura, non film -  che è poi quello scaturito da un  noto libro denuncia di Al Gore.
In questa nuova opera, da film, di Battistelli, non manca proprio nulla; sembra una di quelle saghe  che partono da Dio creatore ed arrivano ai prodotti OGM ed alle piogge acide. Dentro c'è di tutto, da Adamo che si fuma il cervello, ad Eva che si accoda e via dicendo. E per farlo sembrare il più possibile mondiale, come mondiale è il problema,  ed anche in previsione di possibili ed auspicabili sbarchi esteri, Battistelli ha fatto parlare tutte le lingue del mondo, ha chiamato cantanti di colore ( Adamo ed Eva sono cantanti africani) e direttore  regista e scenografo e costumista, li  ha cercati, d'intesa con la Scala, sui mercati esteri. L'Italia li ospita.
Poi la Aspesi , come solitamente fa un giornalista che  non è del settore - che altro si vuole da Lei - al primo incontro di una personalità, si dilunga sulla grande carriera, cita direttori e registi che hanno lavorato con lui e per lui - ci sono inesattezze, ma non rilevanti - per approdare infine ad 'Experimentum mundi', frutto di invenzione sublime, anche musicale, che Battistelli non ha più ritrovato  nelle sue ormai numerosissime escursioni teatrali, per le quali  preferisce battere la solita facile  strada dell'appoggio a film famosi, e del teatro accompagnato da musica: il melologo, trito e ritrito, assai frequentato da compositori in cerca di identità.
 La presentazione  fra i clamori della Scala della sua nuova opera servirà a consolare Battistelli delle recenti sconfitte, dalla non elezione a sovrintendente di santa Cecilia, alla direzione artistica, con badante, all'Opera di Roma, ed a quella sconfitta che più gli duole oggi, e cioè la mancata registrazione della sua opera da parte di Rai 5, dove un tempo spadroneggiava il suo amico-nemico dall'Ongaro.
 Ciò che invece l'intervista fornisce come notizia, l'unica, è che Battistelli non ha rinunciato a presentarsi come candidato sindaco alle prossime elezioni comunali del suo borgo natio, Albano laziale.
A questo punto cominciamo a temere per lui: direttore artistico dell'Opera di Roma, seppure con badante; consigliere di Santa Cecilia, direttore artistico dell'Orchestra Toscana di Firenze, presidente della Società Barattelli dell'Aquila ecc... ce la farà il nostro eroe? L'elezione a sindaco di Albano laziale, ben venga, se gli consiglierà di mollare qualche poltrona.

mercoledì 7 gennaio 2015

E 'grande e grosso' Nastasi continuerà a fare il buono e cattivo tempo.

L'autonomia di Scala e Santa cecilia prevede che il finanziamento statale, cioè il suo ammontare, sia triennale.La sua determinazione la  decide il direttore generale, 'grande e grosso', sentita la Commissione Musica che lui steso ha fatto nominare scegliendo fra i candidati quelli più malleabili ed ubbidienti. In questa commissione che dovrebbe essere composta prevalentemente da esperti, con libertà ed autorevolezza ed indipendenza di giudizio, siedono Valerio Toniolo - lunga carriera all'ombra del Ministero, da Rutelli in poi, passando per tutte le Copmmissioni, finito negli ultimi anni ad amministrare l'Auditorium Conciliazione di proprietà della famiglia Cesa... inutile cotinuare - Silvia Colasanti, brava compositrice ma forse a digiuno delle storie relative alla vita musicale italiana ed alle sue principali istituzioni, e Angelo Licalsi , siciliano, maestro di coro, che vede la sua cooptazione in Commissione musica come un miracolo dal ciel piovuto.
 E poi ci sono i rappresentanti  istituzionali, Filippo Bianchi e Antonio Princigalli.
 I membri delle Commissioni, chi non lo sa, negli anni passati, da oscuri  ed insignificanti personaggi della vita musicale italiana, si imponevano alla attenzione ed al rispetto generale per quel loro ruolo, per il quale osavano anche pretendere favori in cambio di chissà quale  millantato intervento  a favore di questa o quella istituzione. E, comunque, nulla si faceva per niente.
Nastasi prosegue sulla medesima linea per avere mano libera su tutto, anche dal Ministro che invece di comandarlo si fa comandare da Nastasi, perché deve necessariamente credere a tutto quello che gli dice, non avendo nessun elemento proprio per giudicare, senza suggerimenti.
 Ecco il marcio della politica, sul quale prospera 'grande e grosso' che continua  a fare il buono e cattivo tempo.