Quando Francesco Bianchi decideva di gettare la spugna sull'orlo di una drammatica crisi di bilancio - l'ennesima - dell'Opera di Firenze, della quale era stato messo a capo prima come commissario e poi da Sovrintendente, il primo nome che correva sulla bocca di tutti, pensando ad un possibile sostituto/ salvatore, era quello di Fuortes che Franceschini ora e Nastasi, per Franceschini, prima, volevano a capo di tutte le fondazioni, credendolo dotato di capacità taumaturgiche manifestatesi all'Auditorium di Roma - ma solo lì, perchè anche il suo passaggio al Teatro Petruzzelli di Bari, a posteriori, non è stato rose e fiori.
Ma si sa che il 'modello auditorium' non è esportabile per mille ed una ragione, la prima delle quali è che non ha in pianta stabile masse - le definiscono così anche se di qualità - artistiche, come qualunque fondazione lirica; e la seconda che l'Auditorium con la complessa ricchezza di spazi si presta ad essere affittato per qualunque manifestazione, alla Coldiretti, agli estimatori del tango o del flamenco, ad una nazione dell'estremo oriente con la cucina in primo piano che ci fa un festival dimostrativo, ai vari festival: filosofia ,scienza, storia, libri e cinema. E poi la pista di ghiaccio a Natale, e le convention di ogni genere, e le riunioni di Confindustria ecc.. ecc... tutte cose che costano poco e rendono molto. Ma forse oggi l'Auditorium batte in ritirata per la concorrenza della Nuvola di Fuksas, all'Eur.
E poi...poi non va sottovalutato l'apporto finanziario capitolino, forte del quale Fuortes nei dieci anni all'Auditorium viaggiava baldanzoso, perchè garantitogli sempre da governanti amici- e per un pezzo anche da amici 'per caso', Alemanno, che gli mise alle costole Regina (o 'del sigaro toscano') e mandò via Borgna che se la prese molto a ragione. Ora la giunta Raggi, al contrario, chiederà in cambio qualcosa e forse diventerà più sparagnina - anzi lo è già diventata - con le istituzioni culturali cittadine.
Con un medagliere così rilucente sul petto, il generale Fuortes è apparso al miope Franceschini ed anche a Nastasi, che non poteva muovere la sua mole alla stessa velocità del generale,
un 'cristointerra', capace di fare miracoli nella gestione degli enti culturali. Per questo lo mandarono a Bari, lasciandogli anche la gestione dell'Auditorium (ma forse sarà stato lui a puntare i piedi per tenerselo, non sapendo come sarebbe finita l'esperienza barese), poi l'hanno voluto commissario dell'Opera di Roma (sempre mantenendo l'Auditorium) fino alla sua nomina a sovrintendente dell'Opera, dopo la quale ha dovuto, suo malgrado, abbandonare l'Auditorium.
Un solo particolare sulla multigestione di Fuortes. Marino, che d'accordo con Franceschini l'aveva nominato, si faceva vanto di avere il 'mejo' sovrintendente in circolazione, a costo zero. Perchè dall'Opera egli prendeva poche migliaia di Euro. Il quale però - ma questo Marino non lo diceva e tanto meno Fuortes - zitto zitto si è sempre fatto pagare il massimo consentito, come del resto sarebbe giusto per un buon amministratore , e cioè intorno ai 240.000 Euro. Infatti a far raggiungere a Fuortes quella cifra ci pensava l'Auditorium.
Insediatosi come sovrintendete, nessuno ha contestato a Fuortes l'inutile e costosa presenza di due direttori artistici che oggi fanno spendere all'Opera forse più di quanto aveva risparmiato ai primi tempi, ma sempre tenendo presente che a Fuortes pensava l'Auditorium.
Tornando a noi, Fuortes - secondo il detto: fatti un nome poi fotti tutti - Franceschini l'ha voluto come commissario a Verona per salvare l''Arena, disastrata dal Girondini, pupillo di Tosi ( a che punto il salvataggio sia oggi non sappiamo); lui resta ancora commissario, nonostante sia stato nominato un sovrintendente 'a tempo' che Fuortes ha preso dal suo primo domicilio romano: dall'Accademia di Santa Cecilia.
Appena si è diffusa la voce del disastro fiorentino, il primo nome che s'è ascoltato del salvatore, invocato da tutti, è stato ancor una volta quello di Fuortes.
Ora dopo la diagnosi impietosa de 'Il fatto quotidiano' che mette in dubbio il miracolo di Fuortes a Roma, si avrà ancor il coraggio di invocarlo per ogni situazione critica? Forse non più. 'Medice, cura te ipsum' gli direbbero i latini; e poi, semmai dopo che avrai portato la salute a casa tua - l'Opera di Roma - vai a curare anche altri 'extra moenia'.
Ciò detto, pensando al caso dell'Opera di Firenze, che è ancora più drammatico di Roma, Cristiano Chiarot, appena nominato sovrintendente, non dorme sonni tranquilli. Perchè - e lo sa bene anche lui - Firenze non è Venezia, l'Opera di Firenze non è la Fenice; e un teatro disastrato è più difficile (forse impossibile) da gestire di un teatro che ha i conti quasi in ordine o con qualche buchetto.
Ma allora perché ha deciso di andarsi ad immolare, a metaforicamente suicidarsi, lontano da casa? Per ambizione? per incoscienza? Per ambizione ed incoscienza insieme? O per i soldi che Franceschini (Renzi) ha deciso di iniettare nelle casse VUOTE e BUCATE del teatro fiorentino?
Ci viene il dubbio che l'allarme lanciato sul Teatro dell'Opera di Roma, preluda ad una iniezione ministeriale di denaro fresco nella speranza, questa volta almeno, che Fuortes il benedetto miracolo di una sana gestione e del risanamento dei conti riesca a farlo. Inutile sperare nell'aiuto del Campidoglio che ha già fatto capire a Fuortes che non sarà della stessa manica larga dei governi precedenti e che ha già limato il suo contributo che è il più ALTO DI UN COMUNE alla propria fondazione lirica.
E qui si avvera la vecchia profezia/ammonimento di Gian Paolo Cresci : se volete un teatro di 'rappresentanza' tirate fuori i soldi; perchè quelli che si ricevono normalmente non basteranno mai. Tutti lo criticarono, ma poi quando per qualche tempo ci passò dalle stanze della sovrintendenza del Costanzi, anche l'avvocato Vittorio Ripa di Meana, anch'egli fece sua quella profezia/ ammonimento/richiesta; ed ora, senza dirlo apertamente, sta per sottoscrivere anche Fuortes. Perché i miracoli non li fa più nessuno. Capito Chiarot?
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mercoledì 5 aprile 2017
Se il Teatro dell'Opera di Roma con Fuortes è in queste condizioni, che ne sarà del Teatro del Maggio a Firenze, con Chiarot?
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mercoledì 7 ottobre 2015
Così fan tutti, ha risposto Ferrero del Salone del Libro di Torino a proposito delle cifre gonfiate dei visitatori delle passate edizioni
Il Salone del Libro di Torino è in crisi, ha un passivo pregresso di qualche milione di Euro, e per il 2015 si prospetta la chiusura con 5-600 mila Euro di passivo. Ma non era un successo? Come mai ogni anno tale successo era pagato a caro prezzo, e cioè con l'insuccesso economico? E perchè di tale non trascurabile insuccesso, si parla solo oggi?
Nulla di nuovo. Cambiano i vertici e i nuovi, prima ancora di mettersi a sedere, sapendo già che qualche casino lo combineranno, per spiazzare chiunque li denuncerà a cose fatte, mettono in piazza i panni sporchi delle gestioni precedenti, quasi sempre allegre.
Qui non è in gioco l'ospite della prossima edizione, l'Arabia, prima annunciata e poi ritirata, fra le proteste del paese interessato che ha ammonito di non esagerare, e che ai fatti di casa ci pensano loro ( E' STATA TIRATA IN BALLO LA CONDANNA A MORTE DI QUEL GIOVANE CHE SI ERA OPPOSTO AL REGIME, FATTO GRAVISSIMO!) che, oltretutto, è bene non dimenticarlo, stanno investendo in Italia e perdere tali necessari e consistenti finanziamenti per una mostra del libro sarebbe davvero una bischerata - come pensa sicuramente Renzi, che non va tanto per il sottile, e forse con lui molti altri.
Ma qui il problema non consiste solo nel paese ospite e neanche nei debiti accumulati, sebbene trattasi di problemi di un certo rilievo. e neppure nelle dimissioni quasi immediate della direttrice che ha dichiarato di non 'trovare a Torino le condizioni per lavorare bene ed in tutta libertà'. La presidente, nuova, del Salone, la Milella - una signora buona per ogni cosa visto che se la passano da una istituzione all'altra, dal Premio Italia al salone del Libro, prima era in Rai, in posti di responsabilità del cui passaggio nessuno ha conservato memoria, salvo i dipendenti FS e Alitalia, per i suoi quasi giornalieri viaggi fra Milano e Roma - ha colto l'occasione per lanciare un'altra accusa: qui negli anni passati si sono regolarmente gonfiate le cifre dei visitatori, l'anno scorso s'è detto che erano stati quasi 350.000. mentre in effetti si erano fermati a 270.000 circa.
A tale accusa Ferrero ha risposto: lo fanno tutti! aggiungendo però che, essendo a tutti noto tale giochino, il Salone non ha ricevuto più soldi in rapporto al numero dei visitatori dichiarato e non corrispondente alla realtà.
Tale segreto di Pulcinella noi l'abbiamo denunciato parecchie volte, ultimamente a proposito del Teatro dell'Opera di Roma ( per gli spettatori di Caracalla di numero superiore alla disponibilità di posti dell'arena archeologica) ed anche di altre istituzioni (che pur di sparare alto dichiarano un numero di 'eventi'- dicono così- per stagione superiore due volte il numero di giorni dell'anno, impossibile!) alla lettura di cifre gonfiate, come quelle del Salone di Torino.
Ci è stato sufficiente fare il cosiddetto 'conto della serva' per capire che erano gonfiate. Nessuno, però, lo dice o scrive, tutti stanno al gioco, e fingono di credere, adducendo tacitamente la ragione che 'COSI' FAN TUTTI'. La stessa di Ferrero.
Che fu poi, in una analoga situazione, anche quella addotta dall'avv. Ripa di Meana, commissario al Teatro dell'Opera di Roma, al momento in cui andò a chiedere soldi al governo, per l'Opera di Roma che svolgeva 'ruoli di rappresentanza' . Nè più e nè meno di quello che aveva fatto Gianpaolo Cresci per giustificare gli enormi costi del teatro, fuori controllo, ai quali il Governo doveva ogni volta rimediare. A Gianpaolo Cresci tutti dettero addosso, a Ripa di Meana nessuno.
Nulla di nuovo. Cambiano i vertici e i nuovi, prima ancora di mettersi a sedere, sapendo già che qualche casino lo combineranno, per spiazzare chiunque li denuncerà a cose fatte, mettono in piazza i panni sporchi delle gestioni precedenti, quasi sempre allegre.
Qui non è in gioco l'ospite della prossima edizione, l'Arabia, prima annunciata e poi ritirata, fra le proteste del paese interessato che ha ammonito di non esagerare, e che ai fatti di casa ci pensano loro ( E' STATA TIRATA IN BALLO LA CONDANNA A MORTE DI QUEL GIOVANE CHE SI ERA OPPOSTO AL REGIME, FATTO GRAVISSIMO!) che, oltretutto, è bene non dimenticarlo, stanno investendo in Italia e perdere tali necessari e consistenti finanziamenti per una mostra del libro sarebbe davvero una bischerata - come pensa sicuramente Renzi, che non va tanto per il sottile, e forse con lui molti altri.
Ma qui il problema non consiste solo nel paese ospite e neanche nei debiti accumulati, sebbene trattasi di problemi di un certo rilievo. e neppure nelle dimissioni quasi immediate della direttrice che ha dichiarato di non 'trovare a Torino le condizioni per lavorare bene ed in tutta libertà'. La presidente, nuova, del Salone, la Milella - una signora buona per ogni cosa visto che se la passano da una istituzione all'altra, dal Premio Italia al salone del Libro, prima era in Rai, in posti di responsabilità del cui passaggio nessuno ha conservato memoria, salvo i dipendenti FS e Alitalia, per i suoi quasi giornalieri viaggi fra Milano e Roma - ha colto l'occasione per lanciare un'altra accusa: qui negli anni passati si sono regolarmente gonfiate le cifre dei visitatori, l'anno scorso s'è detto che erano stati quasi 350.000. mentre in effetti si erano fermati a 270.000 circa.
A tale accusa Ferrero ha risposto: lo fanno tutti! aggiungendo però che, essendo a tutti noto tale giochino, il Salone non ha ricevuto più soldi in rapporto al numero dei visitatori dichiarato e non corrispondente alla realtà.
Tale segreto di Pulcinella noi l'abbiamo denunciato parecchie volte, ultimamente a proposito del Teatro dell'Opera di Roma ( per gli spettatori di Caracalla di numero superiore alla disponibilità di posti dell'arena archeologica) ed anche di altre istituzioni (che pur di sparare alto dichiarano un numero di 'eventi'- dicono così- per stagione superiore due volte il numero di giorni dell'anno, impossibile!) alla lettura di cifre gonfiate, come quelle del Salone di Torino.
Ci è stato sufficiente fare il cosiddetto 'conto della serva' per capire che erano gonfiate. Nessuno, però, lo dice o scrive, tutti stanno al gioco, e fingono di credere, adducendo tacitamente la ragione che 'COSI' FAN TUTTI'. La stessa di Ferrero.
Che fu poi, in una analoga situazione, anche quella addotta dall'avv. Ripa di Meana, commissario al Teatro dell'Opera di Roma, al momento in cui andò a chiedere soldi al governo, per l'Opera di Roma che svolgeva 'ruoli di rappresentanza' . Nè più e nè meno di quello che aveva fatto Gianpaolo Cresci per giustificare gli enormi costi del teatro, fuori controllo, ai quali il Governo doveva ogni volta rimediare. A Gianpaolo Cresci tutti dettero addosso, a Ripa di Meana nessuno.
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