L'estate presente ed l'autunno prossimo rischiano di essere per Ennio Morricone, sulla soglia dei novanta, due stagioni fra le più faticose della sua vita e dell'intera sua carriera di compositore, avendo egli deciso di festeggiare sul podio tale anniversario, con concerti in Italia e all'estero.
Ha cominciato qualche giorno fa alle Terme di Caracalla, a Roma, dove ha tenuto già un paio di concerti ed altre due sta per dirigerne. Non ne bastavano uno e neppure due, al punto che il sovrintendente Fuortes ne ha chiesto ed ottenuto ben quattro. Che, in base alla capienza delle terme romane, farebbe quasi 16.000 posti che, forse, potrebbero essere troppi anche per Morricone.
Ieri il Tg3 ha dedicato ai concerti del noto musicista un ricco servizio, sottolineando come il Maestro non ripeta lo stesso concerto per quattro sere, ma per ognuno dei quattro abbia stabilito un programma differente, con discrete varianti, pescando fra le centinaia di colonne sonore che ha scritto per i più grandi registi.
Il TG3, con le immagini, mentre illustrava la gloriosa carriera di Morricone, si è fermato sempre e solo sull'orchestra, mai, neppure per sbaglio, en passant, sul pubblico. Ci sarà stata qualche ragione? Forse il pubblico non ha risposto come il sovrintendente Fuortes si augurava per i concerti del grande compositore? La platea di Caracalla, se pur ridimensionata rispetto al passato, lo ribadiamo: ha pur sempre 4000 posti, e per la stagione passata, ma anche per quelle immediatamente precedenti, si è riempita mediamente per 3/4 ogni sera, lasciandone vistosamente vuoti un migliaio circa a sera. Non sarà che stessa sorte è toccata a Morricone e che il TG3 ha voluto gentilmente non mostrare?
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lunedì 18 giugno 2018
giovedì 26 gennaio 2017
'Piano delle arti' nella scuola: Luigi Berlinguer esulta. Non sarà un altro imbroglio
Lugi Berlinguer gongola perchè quella commissione istituita molti anni fa, oltre dieci, presso il Ministero dell'Istruzione e tenuta in vita da qualunque ministro si sia insediato nel tempo a Viale Trastevere, una commissione con lo scopo di introdurre la pratica musicale nella scuola italiana, finalmente ha avuto un primo consistente risultato, quasi una vittoria, sancita dal recente Consiglio dei Ministri che, in attuazione del decreto cosiddetto della 'Buona scuola' ha dato via libera al 'Piano delle arti'. Quel piano formativo, cioè, che sollecita negli studenti lo sviluppo della creatività, attraverso l'educazione al bello, e soprattutto la pratica artistica - che sarebbe il vero fatto nuovo.
Negli stessi giorni, la tv (Tg3) mostrava cosa si era riusciti a fare in una scuola media, ad indirizzo musicale, della periferia romana, attraverso il piccolo concerto della sua orchestra di musicisti in erba, soddisfatti e felici di esserlo.
Ora, stando al decreto governativo, dal prossimo settembre dovrebbero cominciare ad arrivare nelle scuole italiane, comprese la scuola dell'infanzia, più di duemila docenti di musica, scelti fra diplomati dei Conservatori ( che brutto nome per una scuola che dovrebbe stimolare e sviluppare la creatività in campo musicale - faceva notare in una intervista Salvatore Sciarrino a Valerio Cappelli del Corriere), fra musicisti con diploma, che sanno suonare e che quindi sarebbero in grado di far praticare la musica ai loro studenti.
Dopo un simile decreto attuativo Berlinguer potrebbe finalmente gioire e vedere coronato il suo sogno, al quale però non aveva dato il minimo impulso negli anni in cui fu a capo del ministero dell'Istruzione - meglio tardi...
Senonchè c'è anche un trucco. Lo rileva il presidente dei Presidi italiani, prof. Giorgio Rembado, costretto a smorzare gli entusiasmi di Berlinguer, perchè - fa notare - l'art. 17 - non potevano dargli un altro numero, visto che quello porta jella ?- recita che il nuovo 'Piano delle arti', bellissimo, fighissimo, da lungo atteso, non 'deve comportare oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica', oltre i Due milioni che, ogni anno, a partire dal presente, verranno destinati alla sua attuazione. Due milioni devono bastare per dotare di nuovi mezzi e persone, sette milioni circa di studenti.
Insomma, bello il 'Piano delle arti', ma chissà quando verrà attuato e come. Un' altra 'incompiuta' con la ratifica governativa.
Negli stessi giorni, la tv (Tg3) mostrava cosa si era riusciti a fare in una scuola media, ad indirizzo musicale, della periferia romana, attraverso il piccolo concerto della sua orchestra di musicisti in erba, soddisfatti e felici di esserlo.
Ora, stando al decreto governativo, dal prossimo settembre dovrebbero cominciare ad arrivare nelle scuole italiane, comprese la scuola dell'infanzia, più di duemila docenti di musica, scelti fra diplomati dei Conservatori ( che brutto nome per una scuola che dovrebbe stimolare e sviluppare la creatività in campo musicale - faceva notare in una intervista Salvatore Sciarrino a Valerio Cappelli del Corriere), fra musicisti con diploma, che sanno suonare e che quindi sarebbero in grado di far praticare la musica ai loro studenti.
Dopo un simile decreto attuativo Berlinguer potrebbe finalmente gioire e vedere coronato il suo sogno, al quale però non aveva dato il minimo impulso negli anni in cui fu a capo del ministero dell'Istruzione - meglio tardi...
Senonchè c'è anche un trucco. Lo rileva il presidente dei Presidi italiani, prof. Giorgio Rembado, costretto a smorzare gli entusiasmi di Berlinguer, perchè - fa notare - l'art. 17 - non potevano dargli un altro numero, visto che quello porta jella ?- recita che il nuovo 'Piano delle arti', bellissimo, fighissimo, da lungo atteso, non 'deve comportare oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica', oltre i Due milioni che, ogni anno, a partire dal presente, verranno destinati alla sua attuazione. Due milioni devono bastare per dotare di nuovi mezzi e persone, sette milioni circa di studenti.
Insomma, bello il 'Piano delle arti', ma chissà quando verrà attuato e come. Un' altra 'incompiuta' con la ratifica governativa.
venerdì 30 dicembre 2016
Francesco Merlo non ha orecchio se accosta il premier Gentiloni all'Adagio di Albinoni
Tolta la rima dei cognomi, rima peraltro molto diffusa fra politici e non, Gentiloni-Albinoni, nulla unisce il musicista del Sei-settecento - meglio il 'suo' (?) celebre 'adagio' al nostro attuale premier - come invece vorrebbe Francesco Merlo che oggi ha tracciato sulle pagine di Repubblica un ritratto di Paolo Gentiloni, e del nuovo stile impresso dal suo governo.
Merlo, cadendo in un equivoco che rivela oltre che scarsa conoscenza della musica - in questo, in buona compagnia del suo storico direttore, Scalfari, che un giorno scrisse dei 'quartetti' di Chopin, inesistenti - anche totale mancanza di sensibilità musicale, ha paragonato lo stile di Paolo Gentiloni che "non va mai in crescendo, ma è costante e timido" all 'adagio' di Albinoni.
Costante, timido, che non va mai in crescendo... sono categorie che chi ha un minimo di sensibilità musicale non accosterebbe mai a quell'Adagio che, al semplice ascolto, non può che indurre a disconoscere la paternità di Albinoni. Perchè in quell'Adagio, di Albinoni non c'è nulla, o forse solo il 'basso', che potrebbe sostenere infinite altre melodie con caratteristiche tutte differenti, perchè sgorgò dalla fantasia di Remo Giazotto, il celebre musicologo, scomparso alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, che per questo ha pagato un prezzo altissimo: snobbato dalla musicologia, pur avendo egli firmato studi di grande interesse (come quello su Alessandro Stradella).
Giazotto, che negli anni Cinquanta studiava la musica del Barocco, disse di essersi imbattuto, nel fondo 'Albinoni' della Biblioteca di Stato di Dresda, in alcuni frammenti musicali autografi di Albinoni, da lui ricomposti, senza che però avesse mai fornito le indicazioni per risalire a quei frammenti - che non esistevano. La musicologia, anche oggi, è piena di simili falsari. Per sostenere tale paternità infondata, quell'Adagio risulta essere di Albinoni-Giazotto, in realtà del solo Remo Giazotto che di diritti d'autore dalla fine degli anni Cinquanta, quando lo depositò, a tutt'oggi ne ha guadagnati tanti, essendo quel breve brano eseguitissimo, anche per le migliaia di trascrizioni cui il successo l'ha condannato.
Ma l'insensibilità di Merlo risiede nel fatto che definisca un brano dalla melodia piena di fuoco e passione, con un crescendo coinvolgente, sulla quale Violetta potrebbe anche trasferire l'appassionato 'Amami Alfredo, amami quanto io t'amo' senza farle perdere forza, "timida, costante, mai in crescendo", come appare nel carattere Paolo Gentiloni.
Tanto timido ma costante e mai in crescendo che in qualche redazione giornalistica, come quella del Tg3 (tg delle 14,20 di oggi), non sanno ancora che Gentiloni è premier e non ministro, come l'ha definito l'autore del servizio sulla sua visita ai genitori di Fabrizia, uccisa a Berlino.
A meno che proprio per il suo stile dimesso, Gentiloni, non abbia chiesto ai giornalisti di togliere quel 'primo' che precede 'ministro' e il giornalista del Tg3 ha prontamente ubbidito.
Merlo, cadendo in un equivoco che rivela oltre che scarsa conoscenza della musica - in questo, in buona compagnia del suo storico direttore, Scalfari, che un giorno scrisse dei 'quartetti' di Chopin, inesistenti - anche totale mancanza di sensibilità musicale, ha paragonato lo stile di Paolo Gentiloni che "non va mai in crescendo, ma è costante e timido" all 'adagio' di Albinoni.
Costante, timido, che non va mai in crescendo... sono categorie che chi ha un minimo di sensibilità musicale non accosterebbe mai a quell'Adagio che, al semplice ascolto, non può che indurre a disconoscere la paternità di Albinoni. Perchè in quell'Adagio, di Albinoni non c'è nulla, o forse solo il 'basso', che potrebbe sostenere infinite altre melodie con caratteristiche tutte differenti, perchè sgorgò dalla fantasia di Remo Giazotto, il celebre musicologo, scomparso alla fine degli anni Novanta del secolo scorso, che per questo ha pagato un prezzo altissimo: snobbato dalla musicologia, pur avendo egli firmato studi di grande interesse (come quello su Alessandro Stradella).
Giazotto, che negli anni Cinquanta studiava la musica del Barocco, disse di essersi imbattuto, nel fondo 'Albinoni' della Biblioteca di Stato di Dresda, in alcuni frammenti musicali autografi di Albinoni, da lui ricomposti, senza che però avesse mai fornito le indicazioni per risalire a quei frammenti - che non esistevano. La musicologia, anche oggi, è piena di simili falsari. Per sostenere tale paternità infondata, quell'Adagio risulta essere di Albinoni-Giazotto, in realtà del solo Remo Giazotto che di diritti d'autore dalla fine degli anni Cinquanta, quando lo depositò, a tutt'oggi ne ha guadagnati tanti, essendo quel breve brano eseguitissimo, anche per le migliaia di trascrizioni cui il successo l'ha condannato.
Ma l'insensibilità di Merlo risiede nel fatto che definisca un brano dalla melodia piena di fuoco e passione, con un crescendo coinvolgente, sulla quale Violetta potrebbe anche trasferire l'appassionato 'Amami Alfredo, amami quanto io t'amo' senza farle perdere forza, "timida, costante, mai in crescendo", come appare nel carattere Paolo Gentiloni.
Tanto timido ma costante e mai in crescendo che in qualche redazione giornalistica, come quella del Tg3 (tg delle 14,20 di oggi), non sanno ancora che Gentiloni è premier e non ministro, come l'ha definito l'autore del servizio sulla sua visita ai genitori di Fabrizia, uccisa a Berlino.
A meno che proprio per il suo stile dimesso, Gentiloni, non abbia chiesto ai giornalisti di togliere quel 'primo' che precede 'ministro' e il giornalista del Tg3 ha prontamente ubbidito.
lunedì 5 gennaio 2015
Errata corrige sull'Opera di Roma e lo Schiaccianoci
Abbiamo scritto di una 'vittoria di Pirro' a proposito del pubblico delle 15 repliche del balletto 'Lo schiaccianoci' all'Opera di Roma durante queste vacanze natalizie. Il balletto a Natale è una felice tradizione di molti teatri, ed è anche felice tradizione che il balletto sia molto seguito, nonostante che i corpi di ballo dei teatri siano stati sciolti quasi tutti.
La notizia che ci aveva colpiti l'avevamo ascoltata ieri sera al TG3. Giuriamo che il giornalista aveva parlato di 18 .000 presenza in 15 repliche, dal che noi avevamo dedotto che ben 6.300 dei posti disponibili erano rimasti vuoti.
Apprendiamo successivamente, leggendo i giornali di oggi che i biglietti venduti ( sempre che corrispondano ai posti occupati. Non sempre è così) sarebbero invece stati 21.000. E' evidente che se così è i posti rimasti vuoti sono stati 'appena' 3.300, molto meno dei 6.300, calcolati sulla base della notizia appresa dal TG3, salvo che le nostre orecchie non abbiano ascoltato male.
Siamo contenti. Però... i giornali di oggi, tutti, all'unisono - forse perché i giornalisti si leggono l'un l'altro nel pensiero quando scrivono, non osando riproporre alla lettera qualunque cosa gli venga passati dagli uffici stampa - scrivono anche che 'dopo il successo della Rusalka ( quale successo? vero o presunto? e i dati perchè non sono stati sbandierati, come s'è fatto ora con 'lo schiaccianoci'?) e scrivono anche che il successo di pubblico del balletto natalizio è frutto anche 'della rinnovata campagna di comunicazione dell'Opera'. Certamente. In tale campagna - ci dica Fuortes se diciamo il vero o sbagliamo - è anche previsto che ai giornalisti che osano criticare il timoniere e la sua ciurma, non siano inviate informazioni di sorta, da quell'ottimo professionista che è Arriva e che non parte ancora?
La notizia che ci aveva colpiti l'avevamo ascoltata ieri sera al TG3. Giuriamo che il giornalista aveva parlato di 18 .000 presenza in 15 repliche, dal che noi avevamo dedotto che ben 6.300 dei posti disponibili erano rimasti vuoti.
Apprendiamo successivamente, leggendo i giornali di oggi che i biglietti venduti ( sempre che corrispondano ai posti occupati. Non sempre è così) sarebbero invece stati 21.000. E' evidente che se così è i posti rimasti vuoti sono stati 'appena' 3.300, molto meno dei 6.300, calcolati sulla base della notizia appresa dal TG3, salvo che le nostre orecchie non abbiano ascoltato male.
Siamo contenti. Però... i giornali di oggi, tutti, all'unisono - forse perché i giornalisti si leggono l'un l'altro nel pensiero quando scrivono, non osando riproporre alla lettera qualunque cosa gli venga passati dagli uffici stampa - scrivono anche che 'dopo il successo della Rusalka ( quale successo? vero o presunto? e i dati perchè non sono stati sbandierati, come s'è fatto ora con 'lo schiaccianoci'?) e scrivono anche che il successo di pubblico del balletto natalizio è frutto anche 'della rinnovata campagna di comunicazione dell'Opera'. Certamente. In tale campagna - ci dica Fuortes se diciamo il vero o sbagliamo - è anche previsto che ai giornalisti che osano criticare il timoniere e la sua ciurma, non siano inviate informazioni di sorta, da quell'ottimo professionista che è Arriva e che non parte ancora?
domenica 4 gennaio 2015
Opera di Roma. Informazione distorta. Che fine ha fatto il concorso di composizione? Muti non c'è più. Fuortes, Vlad e Arriva ci sono ancora?
Ieri, gli 'amici' del TG3( amici del Teatro dell'Opera , non nostri né del pubblico che si attende notizie vere!) hanno dato una notizia fatta uscire ad arte dal solerte ed efficientissimo Ufficio stampa del Teatro dell'Opera di Roma. Peccato che era una non notizia, quantomeno notizia di sconfitta, presentata come notizia di vittoria.
E riguardava il pubblico delle recite del balletto 'Lo schiaccianoci'. Diceva la notizia: 'grande successo per le 15 repliche del balletto che avevano superato ogni precedente record di affluenza, persino quello detenuto fino ad oggi da una 'Traviata' di anni fa, e cioè 17.000 presenze. Le 15 repliche del balletto avevano portato in teatro 18.000 persone'.
Fin qui la notizia. Ed uno immagina da una notizia simile che il teatro si sia riempito come un uovo ogni sera delle quindici nelle quali ha programmato, durante le vacanze natalizie, il famoso popolare balletto.
Senonché il teatro conta 1620 posti che moltiplicati per 15 fanno 24.300 posti disponibili, dei quali però sono stati occupati, nel corso delle repliche, solo 18.000, e cioè 6.300 in meno della disponibilità totale. Ogni sera, calcolatrice alla mano, c'erano in media in teatro 1.200 spettatori, e perciò 400 posti dei 1600 disponibili, sono rimasti, ogni sera delle repliche, vuoti. In totale 6.300.
Ecco dove sta il successo delle repliche dello' Schiaccianoci', secondo l'efficientissimo Ufficio stampa dell'Opera ed i fiancheggiatori del TG3 che, naturalmente, non sanno neppure vagliare le notizie, quando riguardano vere e proprie 'vittorie di Pirro'.
E poi c'è il concorso di composizione bandito lo scorso anno, e rivolto ai compositori al di sotto dei 40 anni, le cui opere ' che dovevano in qualche modo avere riferimenti alla città di Roma' dovevano pervenire in teatro entro il 30 settembre u.s. e per la cui realizzazione anche la ditta Bulgari aveva offerto un contributo ( in denaro , s'intende).
Ad oggi l'esito di quel concorso non è stato comunicato all'eventuale vincitore, per... 'L'IMPOSSIBILITA' DELLA COMMISSIONE A RIUNIRSI'.
Ma come, da settembre ad oggi, in quattro mesi, la commissione non è riuscita a riunirsi? Certo gli ultimi quattro mesi hanno coinciso con il periodo più turbolento della vita dell'Opera di Roma, negli ultimi anni. Ma la ragione di tale impossibilità non era questa. La commissione non si è riunita, nè mai si riunirà così come era composta, e cioè presieduta dal m.Riccardo Muti, perchè il maestro mai e poi mai rimetterà piede all'Opera, nonostante gli appelli ( finti) a tornare e nonostante che il suo 'ridicolo' titolo di 'Direttore onorario a vita', continui a campeggiare accanto al suo nome sul sito del Teatro romano, probabilmente senza neppure l'assenso del direttore.
Ora in quattro mesi il sovrintendente Fuortes non ha provveduto a sostituire il m. Muti, e chissà - perciò - se al 30 gennaio, come si legge sul sito del teatro, riuscirà a comunicare all'eventuale vincitore del concorso la notizia della vittoria.
Altra notizia che da tempo si attende e che non è ancora arrivata è la sostituzione di Fuortes, Vlad e Arriva - a scanso del cognome, ora dovrebbe essere in 'Partenza' - i cui mandati sono scaduti il 31 dicembre 2014. Anche su questo il sindaco Marino e la sua ciurma sono in ritardo.
E riguardava il pubblico delle recite del balletto 'Lo schiaccianoci'. Diceva la notizia: 'grande successo per le 15 repliche del balletto che avevano superato ogni precedente record di affluenza, persino quello detenuto fino ad oggi da una 'Traviata' di anni fa, e cioè 17.000 presenze. Le 15 repliche del balletto avevano portato in teatro 18.000 persone'.
Fin qui la notizia. Ed uno immagina da una notizia simile che il teatro si sia riempito come un uovo ogni sera delle quindici nelle quali ha programmato, durante le vacanze natalizie, il famoso popolare balletto.
Senonché il teatro conta 1620 posti che moltiplicati per 15 fanno 24.300 posti disponibili, dei quali però sono stati occupati, nel corso delle repliche, solo 18.000, e cioè 6.300 in meno della disponibilità totale. Ogni sera, calcolatrice alla mano, c'erano in media in teatro 1.200 spettatori, e perciò 400 posti dei 1600 disponibili, sono rimasti, ogni sera delle repliche, vuoti. In totale 6.300.
Ecco dove sta il successo delle repliche dello' Schiaccianoci', secondo l'efficientissimo Ufficio stampa dell'Opera ed i fiancheggiatori del TG3 che, naturalmente, non sanno neppure vagliare le notizie, quando riguardano vere e proprie 'vittorie di Pirro'.
E poi c'è il concorso di composizione bandito lo scorso anno, e rivolto ai compositori al di sotto dei 40 anni, le cui opere ' che dovevano in qualche modo avere riferimenti alla città di Roma' dovevano pervenire in teatro entro il 30 settembre u.s. e per la cui realizzazione anche la ditta Bulgari aveva offerto un contributo ( in denaro , s'intende).
Ad oggi l'esito di quel concorso non è stato comunicato all'eventuale vincitore, per... 'L'IMPOSSIBILITA' DELLA COMMISSIONE A RIUNIRSI'.
Ma come, da settembre ad oggi, in quattro mesi, la commissione non è riuscita a riunirsi? Certo gli ultimi quattro mesi hanno coinciso con il periodo più turbolento della vita dell'Opera di Roma, negli ultimi anni. Ma la ragione di tale impossibilità non era questa. La commissione non si è riunita, nè mai si riunirà così come era composta, e cioè presieduta dal m.Riccardo Muti, perchè il maestro mai e poi mai rimetterà piede all'Opera, nonostante gli appelli ( finti) a tornare e nonostante che il suo 'ridicolo' titolo di 'Direttore onorario a vita', continui a campeggiare accanto al suo nome sul sito del Teatro romano, probabilmente senza neppure l'assenso del direttore.
Ora in quattro mesi il sovrintendente Fuortes non ha provveduto a sostituire il m. Muti, e chissà - perciò - se al 30 gennaio, come si legge sul sito del teatro, riuscirà a comunicare all'eventuale vincitore del concorso la notizia della vittoria.
Altra notizia che da tempo si attende e che non è ancora arrivata è la sostituzione di Fuortes, Vlad e Arriva - a scanso del cognome, ora dovrebbe essere in 'Partenza' - i cui mandati sono scaduti il 31 dicembre 2014. Anche su questo il sindaco Marino e la sua ciurma sono in ritardo.
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