Ad oggi sarebbero stati venduti 38.000 biglietti dei 110.000 circa, quanti sono i posti disponibili della grande platea delle Terme romane ( 4.000 posti) considerando che fra opere, balletto ed extra ( Einaudi e Battiato), le serate di spettacolo quest'estate a Caracalla saranno in tutto 29. Fin qui le dichiarazioni di Fuortes, alla vigilia della prima dell'opera Carmen che avrà dieci repliche in tutto, contro le poche unità di Tosca e Nabucco - le due in tutto otto appena.
Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.
Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.
Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.
Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.
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sabato 1 luglio 2017
lunedì 12 giugno 2017
Fuortes, sovrintendente dell'Opera di Roma, annuncia in anticipo l'esito vittorioso di una battaglia appena cominciata, le sconfitte le ignora
Ancora una volta, l'ennesima, all'inizio di stagione - nel nostro caso quella estiva dell'Opera di Roma a Caracalla che , oltre i tre titoli d'opera ( Carmen, Tosca, Nabucco), ha alcuni 'extra ( Einaudi, Battiato e Bolle), il sovrintendente Fuortes canta già vittoria. I biglietti venduti sono aumentati, se raffrontati allo stesso periodo dell'anno scorso, del 48% - il che vuol dire che per gli extra, che poco hanno a che fare con l'opera ma che sono un retaggio della passata attività di Fuortes a 'Musica per Roma', i biglietti, prima ancora di iniziare la stagione, sarebbero sulla carta venduti; al punto che si è dovuto aggiungere un'altra serata Bolle, a grande richiesta. Va bene e noi siamo contenti. Ma l'opera come va, come va la prevendita? Ha pensato, il sovrintendente, che facendo nella stessa sera al Costanzi il Viaggio a Reims, e a Caracalla il concerto di Ludovico Einaudi, l'Opera di Roma fa concorrenza a se stessa? C'è pubblico per ambedue? C'era l'anno scorso quando al Costanzi arrivò Zingaro con il suo teatro 'equestre' e a Caracalla era già iniziata la stagione? Evidentemente sì, altrimenti non avrebbe senso ripetere l'errore, a spese della collettività.
Fuortes non è nuovo a simili proclami di vittoria ancor prima che la battaglia cominci. Forte del fatto che a volte accade - non sappiamo se anche nel suo caso - che pensando e volendo con tutte le forze raggiungere un risultato, questo risultato arrivi.
Noi sappiamo - ma questo ovviamente non ci fa piacere - che l'anno scorso, limitandoci a Caracalla, una discreta fetta della grande platea delle terme ogni sera era rimasta vuota. Ma Fuortes dopo aver dato l'annuncio della vittoria, quando dovette battere in ritirata, a vittoria non conseguita, non confermò il proclama di vittoria, per lui era solo procrastinata, tanto meno di amara sconfitta.
Sul terreno delle sconfitte, come altro giudicare l'uscita di scena, di Battistelli, nel silenzio generale (c'è stata solo una intervista del compositore ma nessun comunicato del 'complice' ufficio stampa del teatro) dalla doppia direzione artistica, e la cancellazione, dopo solo un anno, del festival di teatro contemporaneo, il ben noto FFF, che avrebbe dovuto ( perchè? era tanto necessario?) giustificare la presenza di Battistelli al Teatro dell'Opera; e sulla quale Fuortes non ha detto una sola parola neanche di ringraziamento, come si usa, né ha offerto una motivazione plausibile alla cancellazione del festival, oltre quella del diminuito contributo comunale al teatro di 1.100.000 Euro?
Fuortes non è nuovo a simili proclami di vittoria ancor prima che la battaglia cominci. Forte del fatto che a volte accade - non sappiamo se anche nel suo caso - che pensando e volendo con tutte le forze raggiungere un risultato, questo risultato arrivi.
Noi sappiamo - ma questo ovviamente non ci fa piacere - che l'anno scorso, limitandoci a Caracalla, una discreta fetta della grande platea delle terme ogni sera era rimasta vuota. Ma Fuortes dopo aver dato l'annuncio della vittoria, quando dovette battere in ritirata, a vittoria non conseguita, non confermò il proclama di vittoria, per lui era solo procrastinata, tanto meno di amara sconfitta.
Sul terreno delle sconfitte, come altro giudicare l'uscita di scena, di Battistelli, nel silenzio generale (c'è stata solo una intervista del compositore ma nessun comunicato del 'complice' ufficio stampa del teatro) dalla doppia direzione artistica, e la cancellazione, dopo solo un anno, del festival di teatro contemporaneo, il ben noto FFF, che avrebbe dovuto ( perchè? era tanto necessario?) giustificare la presenza di Battistelli al Teatro dell'Opera; e sulla quale Fuortes non ha detto una sola parola neanche di ringraziamento, come si usa, né ha offerto una motivazione plausibile alla cancellazione del festival, oltre quella del diminuito contributo comunale al teatro di 1.100.000 Euro?
venerdì 28 agosto 2015
Che pena quelle 'liste degli altri' pubblicate dal Sette del Corriere della Sera.
Da tempo sul settimanale 'Sette', del Corriere, c'è un rubrichetta intitolata 'Le liste degli altri' nella quale personaggi del grande mondo, rendono di pubblico dominio le musiche che hanno accompagnato, per scelta, la loro vita. Se solo quella lista avesse a riguardare la letteratura ci verrebbe da dedurre, ad ogni puntata, che i suoi estensori hanno fatto al massimo la scuola media, non hanno letto che i sussidiari di scuola; mai un libro, mai un classico, mai un romanzo, di qualunque epoca.
Leggeremmo tutt'al più che sono formati sui libri di Federico Moccia che costituiscono la lettura d'iniziazione alla vita di tanti giovani analfabeti. Ai quali, naturalmente, se si chiede chi è Dante o Manzoni o Leopardi, ci si deve attendere anche la prevedibile risposta: e chi so'?
Ma gli estensori delle liste delle 'musiche del cuore' in genere non sono giovani analfabeti, ma professionisti affermati in ogni campo, perfino in quello dell'arte. E pure analfabeti si rivelano, senza pudore, in campo musicale. Le musiche del cuore sono quasi sempre canzonette, solo canzonette, che sono nella maggioranza dei casi l'equivalente musicale dei libretti di Moccia. Beethoven Mozart, Rossini, Verdi non sanno dove siano di casa. Semmai, nei più sofisticati, Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Cecilia Chailly
Qualcuno potrebbe dire che anche il presidente USA, in una lista di musiche del cuore ha fatto un elenco di canzoni e basta. Sì, è vero, ma nessuno ha obblighi come Obama, che ha voluto in un certo senso tracciare una storia della canzone americana, senza scontentare nessuno. E poi, però, non bisogna dimenticare che all'insediamento del suo secondo mandato ha invitato ad esibirsi davanti ad una folla oceanica anche il violoncellista Yo-Yo Ma.
Tutti gli intervistati dal Corriere non hanno obblighi come Obama, e perciò la lista delle musiche del cuore che stilano dopo aver ben riflettuto, ci deve far prendere atto che, nella musica, proprio come i loro contemporanei giovani analfabeti, non vanno oltre l'equivalente di Federico Moccia.
Leggeremmo tutt'al più che sono formati sui libri di Federico Moccia che costituiscono la lettura d'iniziazione alla vita di tanti giovani analfabeti. Ai quali, naturalmente, se si chiede chi è Dante o Manzoni o Leopardi, ci si deve attendere anche la prevedibile risposta: e chi so'?
Ma gli estensori delle liste delle 'musiche del cuore' in genere non sono giovani analfabeti, ma professionisti affermati in ogni campo, perfino in quello dell'arte. E pure analfabeti si rivelano, senza pudore, in campo musicale. Le musiche del cuore sono quasi sempre canzonette, solo canzonette, che sono nella maggioranza dei casi l'equivalente musicale dei libretti di Moccia. Beethoven Mozart, Rossini, Verdi non sanno dove siano di casa. Semmai, nei più sofisticati, Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Cecilia Chailly
Qualcuno potrebbe dire che anche il presidente USA, in una lista di musiche del cuore ha fatto un elenco di canzoni e basta. Sì, è vero, ma nessuno ha obblighi come Obama, che ha voluto in un certo senso tracciare una storia della canzone americana, senza scontentare nessuno. E poi, però, non bisogna dimenticare che all'insediamento del suo secondo mandato ha invitato ad esibirsi davanti ad una folla oceanica anche il violoncellista Yo-Yo Ma.
Tutti gli intervistati dal Corriere non hanno obblighi come Obama, e perciò la lista delle musiche del cuore che stilano dopo aver ben riflettuto, ci deve far prendere atto che, nella musica, proprio come i loro contemporanei giovani analfabeti, non vanno oltre l'equivalente di Federico Moccia.
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venerdì 29 maggio 2015
A proposito di inediti, due casi: uno divertente ed uno, invece, molto, ma molto serio, con numerose comparse
Dopo lo svarione di 'Repubblica' sul falso inedito di Solgenitsyn pubblicato l'altro ieri e smascherato ieri da Socci su 'Libero', ci sono tornati in mente due episodi che sempre con inediti hanno a che fare. Uno assai divertente di molti anni fa ed uno assai più recente che deve far riflettere, come fece riflettere noi quando accadde.
Cominciamo da quello divertente. Era la seconda metà degli anni Ottanta, e noi dirigevamo una famosa rivista di musica, Piano Time, la quale sin dal primo numero pubblicava una pagina di musica sotto il titolo iniziale di 'made for you', sul quale D'Amico, per via di quell'inglese casareccio, ironizzò su L'Espresso, e mutato poi nel più italiano, più antico e senz'altro migliore, ' fogli d'album'.
Per una di quelle rubriche, d'accordo con un celebre compositore, facemmo uno scherzo innocente. Pubblicammo in fotocopia un manoscritto inedito, di cui conoscevamo l'autore, ma che facemmo finta di non conoscere, invitando i lettori a scoprirlo. Quel manoscritto, che conserviamo ancora, ce lo aveva fornito un celebre compositore nostro amico che agli inizi della sua carriera faceva il copista presso Ricordi. L'autore di quel brano per pianoforte, ci inviò una lettera, firmata con uno pseudonimo femminile, dicendoci che conosceva quel pezzo, come del resto lo conoscevamo anche noi. Passa qualche giorno e l'autore del pezzo ci invita nella sua bella casa al centro di Roma una sera , per cena. Entrammo a casa sua, sul leggio del grande pianoforte a coda, l'autore - che era poi Marcello Panni - aveva messo in bella mostra, quel pezzo stampato, anni ed anni prima, da Ricordi. Fu un gioco innocente, ben diverso dal vergognoso tranello, figlio dell' ignoranza, ordito da 'Repubblica' ai danni dei suoi lettori creduloni. Ai quali neppure dopo lo smascheramento ha ritenuto di scusarsi o di dare una qualche giustificazione, ammesso che ve ne fosse una accettabile, oltre l'ignoranza.
E veniamo ora al caso serio, di una decina di anni fa, poco più. Quando scoprimmo, studiando una celebre rivista di primi anni Quaranta, alcuni inediti di Alberto Savinio, e la tecnica adottata dal celebre musicista pittore, letterato e critico, per non fa riconoscere quella fonte, ritenuta evidentemente 'disonorevole' dopo la caduta del regime, allorchè confezionò, una decina di anni dopo, la celebre raccolta di scritti musicali, molti dei quali attinti proprio da quella rivista
('Documento') pubblicata da Ricordi nel 1955, con il titolo di 'Scatola sonora', e ripubblicata poi da Einaudi, nel 1977, con la cura di Luigi Rognoni.
Che aveva fatto Savinio? Aveva cancellato ogni traccia che poteva far risalire i lettori a quella rivista, al punto che anche nell'indice confezionato per l'edizione di Einaudi e curato appositamente da Riccarda Vigini, non v'è traccia alcuna di quella rivista alla quale Savinio aveva collaborato per tutti gli anni della sua pubblicazione (tre in tutto) come critico musicale ed anche come scrittore.
Una decina di anni dopo l'edizione Einaudi, nel 1987, Rosanna Buttier pubblica presso Bulzoni un libriccino, piccolo ma prezioso, intitolato 'Savinio giornalista', nel quale elenca tutte le testate alle quali Savinio collaborò, compreso 'Documento', senza però avventurarsi nello studio dei singoli contributi, confrontando gli originali con quelli usciti in 'Scatola sonora', che invece fu ciò che noi facemmo con lavoro certosino, per il settore musicale, scoprendo anche che alla Buttier erano sfuggiti alcuni particolari.
Venne fuori che Savinio avrebbe volutamente occultato quella sua lunga ed intensa collaborazione; non si spiegava altrimenti quella sua azione 'purificatrice' nei riguardi di pezzi usciti sulla rivista e ripresi da 'Scatola sonora'.
A quel nostro studio, che ricostruiva per filo e per segno la collaborazione di Savinio e la sua azione di occultamento, unimmo una serie di articoli molto belli, inediti dopo la loro comparsa su Documento, o quanto meno dimenticati, anche più interessanti di quelli usciti in 'Scatola sonora' e lo proponemmo alla 'Nuova rivista musicale italiana', edita dalla ERI e a 'Studi musicali' edito dall'Accademia di santa Cecilia. Rifiutato.
Ambedue le redazioni non lo ritennero quel nostro studio così interessante ed anche importante, come era a nostro avviso? No, la ragione era un' altra. Ed era da cercare nella nostra assoluta libertà ed indipendenza da qualunque combriccola, anche da quelle musicologiche che nelle due redazioni imperavano, e che noi avevamo, all'occasione anche criticato, e che intesero vendicarsi rifiutando quello studio. A proposito della rivista dell'Accademia in particolare un importante redattore ci disse che Berio aveva detto. finchè ci sono io nessuno scritto di Acquafredda sarà pubblicato sulla nostra rivista (la storia con Berio è lunga e non possiamo ora raccontarla per intero) e molti musicologi della sua corte assentirono senza neanche esprimere un giudizio sul valore della ricerca. Ma va anche aggiunto, per amore di completezza, che noi allora collaboravamo come critico musicale al quotidiano 'Il giornale' considerato in quelle redazioni musicologiche (da ridere!) come il diavolo nero da evitare per non contrarre la peste ( nella nostra carriera di critico musicale abbiamo scritto anche per Paese Sera, per il Venerdì di Repubblica, e diretto Piano Time, Applausi e poi Music@) ecc.)
Qualche anno dopo quando raccontammo la cosa ad un noto musicologo che faceva parte di una di quelle redazioni, ci sentimmo rispondere che non ci saremmo dovuti rivolgere a qualche 'ragioniere' della musicologia come egli considerava alcuni redattori ma a lui che l'avrebbe fatto pubblicare ( perchè non ci avevamo pensato?); ed un altro musicologo di una delle due redazioni ci disse che alla base di quel rifiuto c'era anche la volontà di favorire su quelle riviste, con la pubblicazione, sempre e solo giovani studiosi che provenivano da una università del nord dove quel musicologo redattore, di gran nome, insegnava.
Fatto sta che nel 2002 quel nostro studio fu pubblicato da 'Nuova storia contemporanea', prestigiosa rivista di ricerca storica, diretta dal prof. Francesco Perfetti, ed alcuni brani veramente inediti ( nel senso che erano usciti negli anni Quaranta e poi ignorati, anche per volontà dello stesso Savinio) furono ripresi da alcuni quotidiani.
Solo allora qualcuno delle redazioni delle due riviste - non ci va di dire i loro nomi e cognomi, perchè potrebbero non gradirlo - ci dissero: "peccato, avremmo potuto pubblicare noi quel bello studio".
La storia non finisce qui. Ha un seguito abbastanza avvilente e settario, come del resto l'inizio. Incontrammo il direttore di Radio3, Marino Sinibaldi, al quale mostrammo il nostro studio chiedendogli che venisse presentato a Fahrenheit, che di libri parlava, o in qualche altro spazio della rete radiofonica che si occupava anche di musica. Ci rispose che ne avrebbe dovuto parlare, per l'autorizzazione, con l'allora responsabile della musica per Radio3 , che era - immaginate chi?- Michele dall'Ongaro, con il quale i nostri rapporti erano inesistenti da molti anni. I rapporti con dall'Ongaro anche per Sinibaldi, in una radio pubblica, contavano ovviamente più del valore della ricerca e scoperta. Stiamo ancora attendendo una risposta.
Come una seconda risposta stiamo ancora attendendo alla nostra successiva proposta di presentare a Radio3 la nostra biografia di Pappano, uscita per Skira, nel 2007- prima biografia del noto direttore - ed anche una terza risposta alla nostra richiesta di presentare un nostro ulteriore studio su Moravia, del quale avevamo scoperto e pubblicato ancora su 'Nuova storia contemporanea' dei curiosi testi anche musicali.
La ragione per cui nè di Pappano e neppure di Moravia si poteva parlare a Radio3, sulla base di quei nostri studi, era ancora la presenza di dall'Ongaro come responsabile della musica. Con il quale nel frattempo, dopo un periodo di rapporti cordiali - un giorno spiegheremo perchè - i rapporti si erano di nuovo interrotti, a seguito di una denuncia nei nostri confronti di dall'Ongaro, dopo l'uscita, a nostra firma, su Music@, di una articolo che lo riguardava e dal quale egli si ritenne diffamato.
Si fece il processo, il giudice decretò che noi avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica e che lo avevamo esercitato in maniera corretta, senza recare offesa alcuna al dall'Ongaro, al quale anche per quei tre divieti ( ma ce ne fu in seguito anche un altro, ancora più grave) attendiamo ancora le scuse ed un risarcimento, anche se è trascorso ormai del tempo..
Cominciamo da quello divertente. Era la seconda metà degli anni Ottanta, e noi dirigevamo una famosa rivista di musica, Piano Time, la quale sin dal primo numero pubblicava una pagina di musica sotto il titolo iniziale di 'made for you', sul quale D'Amico, per via di quell'inglese casareccio, ironizzò su L'Espresso, e mutato poi nel più italiano, più antico e senz'altro migliore, ' fogli d'album'.
Per una di quelle rubriche, d'accordo con un celebre compositore, facemmo uno scherzo innocente. Pubblicammo in fotocopia un manoscritto inedito, di cui conoscevamo l'autore, ma che facemmo finta di non conoscere, invitando i lettori a scoprirlo. Quel manoscritto, che conserviamo ancora, ce lo aveva fornito un celebre compositore nostro amico che agli inizi della sua carriera faceva il copista presso Ricordi. L'autore di quel brano per pianoforte, ci inviò una lettera, firmata con uno pseudonimo femminile, dicendoci che conosceva quel pezzo, come del resto lo conoscevamo anche noi. Passa qualche giorno e l'autore del pezzo ci invita nella sua bella casa al centro di Roma una sera , per cena. Entrammo a casa sua, sul leggio del grande pianoforte a coda, l'autore - che era poi Marcello Panni - aveva messo in bella mostra, quel pezzo stampato, anni ed anni prima, da Ricordi. Fu un gioco innocente, ben diverso dal vergognoso tranello, figlio dell' ignoranza, ordito da 'Repubblica' ai danni dei suoi lettori creduloni. Ai quali neppure dopo lo smascheramento ha ritenuto di scusarsi o di dare una qualche giustificazione, ammesso che ve ne fosse una accettabile, oltre l'ignoranza.
E veniamo ora al caso serio, di una decina di anni fa, poco più. Quando scoprimmo, studiando una celebre rivista di primi anni Quaranta, alcuni inediti di Alberto Savinio, e la tecnica adottata dal celebre musicista pittore, letterato e critico, per non fa riconoscere quella fonte, ritenuta evidentemente 'disonorevole' dopo la caduta del regime, allorchè confezionò, una decina di anni dopo, la celebre raccolta di scritti musicali, molti dei quali attinti proprio da quella rivista
('Documento') pubblicata da Ricordi nel 1955, con il titolo di 'Scatola sonora', e ripubblicata poi da Einaudi, nel 1977, con la cura di Luigi Rognoni.
Che aveva fatto Savinio? Aveva cancellato ogni traccia che poteva far risalire i lettori a quella rivista, al punto che anche nell'indice confezionato per l'edizione di Einaudi e curato appositamente da Riccarda Vigini, non v'è traccia alcuna di quella rivista alla quale Savinio aveva collaborato per tutti gli anni della sua pubblicazione (tre in tutto) come critico musicale ed anche come scrittore.
Una decina di anni dopo l'edizione Einaudi, nel 1987, Rosanna Buttier pubblica presso Bulzoni un libriccino, piccolo ma prezioso, intitolato 'Savinio giornalista', nel quale elenca tutte le testate alle quali Savinio collaborò, compreso 'Documento', senza però avventurarsi nello studio dei singoli contributi, confrontando gli originali con quelli usciti in 'Scatola sonora', che invece fu ciò che noi facemmo con lavoro certosino, per il settore musicale, scoprendo anche che alla Buttier erano sfuggiti alcuni particolari.
Venne fuori che Savinio avrebbe volutamente occultato quella sua lunga ed intensa collaborazione; non si spiegava altrimenti quella sua azione 'purificatrice' nei riguardi di pezzi usciti sulla rivista e ripresi da 'Scatola sonora'.
A quel nostro studio, che ricostruiva per filo e per segno la collaborazione di Savinio e la sua azione di occultamento, unimmo una serie di articoli molto belli, inediti dopo la loro comparsa su Documento, o quanto meno dimenticati, anche più interessanti di quelli usciti in 'Scatola sonora' e lo proponemmo alla 'Nuova rivista musicale italiana', edita dalla ERI e a 'Studi musicali' edito dall'Accademia di santa Cecilia. Rifiutato.
Ambedue le redazioni non lo ritennero quel nostro studio così interessante ed anche importante, come era a nostro avviso? No, la ragione era un' altra. Ed era da cercare nella nostra assoluta libertà ed indipendenza da qualunque combriccola, anche da quelle musicologiche che nelle due redazioni imperavano, e che noi avevamo, all'occasione anche criticato, e che intesero vendicarsi rifiutando quello studio. A proposito della rivista dell'Accademia in particolare un importante redattore ci disse che Berio aveva detto. finchè ci sono io nessuno scritto di Acquafredda sarà pubblicato sulla nostra rivista (la storia con Berio è lunga e non possiamo ora raccontarla per intero) e molti musicologi della sua corte assentirono senza neanche esprimere un giudizio sul valore della ricerca. Ma va anche aggiunto, per amore di completezza, che noi allora collaboravamo come critico musicale al quotidiano 'Il giornale' considerato in quelle redazioni musicologiche (da ridere!) come il diavolo nero da evitare per non contrarre la peste ( nella nostra carriera di critico musicale abbiamo scritto anche per Paese Sera, per il Venerdì di Repubblica, e diretto Piano Time, Applausi e poi Music@) ecc.)
Qualche anno dopo quando raccontammo la cosa ad un noto musicologo che faceva parte di una di quelle redazioni, ci sentimmo rispondere che non ci saremmo dovuti rivolgere a qualche 'ragioniere' della musicologia come egli considerava alcuni redattori ma a lui che l'avrebbe fatto pubblicare ( perchè non ci avevamo pensato?); ed un altro musicologo di una delle due redazioni ci disse che alla base di quel rifiuto c'era anche la volontà di favorire su quelle riviste, con la pubblicazione, sempre e solo giovani studiosi che provenivano da una università del nord dove quel musicologo redattore, di gran nome, insegnava.
Fatto sta che nel 2002 quel nostro studio fu pubblicato da 'Nuova storia contemporanea', prestigiosa rivista di ricerca storica, diretta dal prof. Francesco Perfetti, ed alcuni brani veramente inediti ( nel senso che erano usciti negli anni Quaranta e poi ignorati, anche per volontà dello stesso Savinio) furono ripresi da alcuni quotidiani.
Solo allora qualcuno delle redazioni delle due riviste - non ci va di dire i loro nomi e cognomi, perchè potrebbero non gradirlo - ci dissero: "peccato, avremmo potuto pubblicare noi quel bello studio".
La storia non finisce qui. Ha un seguito abbastanza avvilente e settario, come del resto l'inizio. Incontrammo il direttore di Radio3, Marino Sinibaldi, al quale mostrammo il nostro studio chiedendogli che venisse presentato a Fahrenheit, che di libri parlava, o in qualche altro spazio della rete radiofonica che si occupava anche di musica. Ci rispose che ne avrebbe dovuto parlare, per l'autorizzazione, con l'allora responsabile della musica per Radio3 , che era - immaginate chi?- Michele dall'Ongaro, con il quale i nostri rapporti erano inesistenti da molti anni. I rapporti con dall'Ongaro anche per Sinibaldi, in una radio pubblica, contavano ovviamente più del valore della ricerca e scoperta. Stiamo ancora attendendo una risposta.
Come una seconda risposta stiamo ancora attendendo alla nostra successiva proposta di presentare a Radio3 la nostra biografia di Pappano, uscita per Skira, nel 2007- prima biografia del noto direttore - ed anche una terza risposta alla nostra richiesta di presentare un nostro ulteriore studio su Moravia, del quale avevamo scoperto e pubblicato ancora su 'Nuova storia contemporanea' dei curiosi testi anche musicali.
La ragione per cui nè di Pappano e neppure di Moravia si poteva parlare a Radio3, sulla base di quei nostri studi, era ancora la presenza di dall'Ongaro come responsabile della musica. Con il quale nel frattempo, dopo un periodo di rapporti cordiali - un giorno spiegheremo perchè - i rapporti si erano di nuovo interrotti, a seguito di una denuncia nei nostri confronti di dall'Ongaro, dopo l'uscita, a nostra firma, su Music@, di una articolo che lo riguardava e dal quale egli si ritenne diffamato.
Si fece il processo, il giudice decretò che noi avevamo semplicemente esercitato il diritto di critica e che lo avevamo esercitato in maniera corretta, senza recare offesa alcuna al dall'Ongaro, al quale anche per quei tre divieti ( ma ce ne fu in seguito anche un altro, ancora più grave) attendiamo ancora le scuse ed un risarcimento, anche se è trascorso ormai del tempo..
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domenica 22 marzo 2015
SEGNARTICOLO. Il Sole 24 ore. Scarpe strette: 'Boldrini collaterale' di Pierangelo Buttafuoco
"Il libro di Laura Boldrini, presidente della Camera - quanto a manufatto tipografico - è l'esempio più calzante dell'avvilente condizione in cui si è ridotta l'industria editoriale:affidarsi ai non scrittori per infinocchiare (nella mistificazione degli acculturati) i non lettori".
" E' anche il segno di una catastrofe culturale. Einaudi che affida ai propri torchi i pensierini di una presidenta, sebbene baciata dal transeunte successo, significa una sola cosa: ridurre il blasone della cultura a un circo in cui non è richiesta competenza bensì la sola fama". E via leggendo...
E, noi aggiungiamo, non è richiesto neanche lo stile, come si dovrebbe ad ogni scrittore, e che invece non si chiede a nessuno degli scriventi, oggi in catalogo di note case editrici.
Da sottoscrivere in pieno.
" E' anche il segno di una catastrofe culturale. Einaudi che affida ai propri torchi i pensierini di una presidenta, sebbene baciata dal transeunte successo, significa una sola cosa: ridurre il blasone della cultura a un circo in cui non è richiesta competenza bensì la sola fama". E via leggendo...
E, noi aggiungiamo, non è richiesto neanche lo stile, come si dovrebbe ad ogni scrittore, e che invece non si chiede a nessuno degli scriventi, oggi in catalogo di note case editrici.
Da sottoscrivere in pieno.
lunedì 3 febbraio 2014
Il pianista mascherato
Il mondo intero si domanda chi è quel pianista mascherato che, nella piazza principale di Kiev, dà voce e suono alla forte protesta ucraina contro il tiranno che la governa, assente i n questi giorni dalla scena politica per malattia 'diplomatica' che il mondo intero si augura inguaribile. Chi è insomma quel pianista che suona musica di Ludovico Einaudi, solo musica di Ludovico Einaudi? Ma è Ludovico Einaudi. Chi altri?
giovedì 5 dicembre 2013
Della Valle non sarà simpatico, però fa fatti e buone proposte
Dopo due anni sono finalmente iniziati i lavori per il restauro del Colosseo che dovrebbero durare tre anni, o quel che sarà; ma lui controllerà - sicuramente molto meglio del ministero - che i tempi siano rispettati.
Nel frattempo, da quando Della Valle ha messo a disposizione i 25 milioni di Euro necessari, è aumentata di due punti l'IVA, e lo Stato che non si cura di conservare al meglio i suoi tesori del passato, si fotte sulle sponsorizzazioni, compresa quella di Della valle, l'IVA che , essendo aumentata di due punti, gli arriva ancor più consistente. Dite voi se questo non è uno stato di MERDA! Se non ci fosse stato Della Valle, quell'antipaticone che tutti conosciamo, ma che comunque ha messo mano al portafoglio, avremmo visto ogni giorno sfaldarsi il vecchio monumento; ora che lui ci ha messo i soldi, lo Stato - Ladrone! - ci vuole guadagnare. Nel senso che senza scucire un Euro avrà un monumento restaurato, ma pretende soldi anche da coloro che suppliscono alle sue funzioni, quando invece dovrebbe erigere loro un monumento e dargli tutte le onorificenze possibili. Ma ciò che non fa l'Italia, almeno in fatto di onorificenze, ci pensa la Francia.
L'ambasciatore a Roma ha dato il cavalierato nelle arti e nelle lettere, ancora una volta - negli ultimi tempi si è distinto nell'attribuire onorifcenze- a tre italiani famosi nel mondo: Einaudi, non il presidente della repubblica, suo nipote, compositore esimio; Pizzo - non mi dite chi è, niente a che fare con Piazzolla- e Lotoro, noto nel mondo per la musica 'concentrazionaria'.
E poi Della Valle ha avuto anche un'idea, altro che quella panzana che voleva ogni anno una città italiana capitale 'italian'a della cultura. Ha detto Della Valle: facciamo un elenco dei monumenti bisognosi di restauri urgenti - tenendo fuori Pompei, perchè lì la storia è un'altra- e cerchiamo di sensibilizzare anche i privati ad intervenire. Bravo Diego.
Nel frattempo, da quando Della Valle ha messo a disposizione i 25 milioni di Euro necessari, è aumentata di due punti l'IVA, e lo Stato che non si cura di conservare al meglio i suoi tesori del passato, si fotte sulle sponsorizzazioni, compresa quella di Della valle, l'IVA che , essendo aumentata di due punti, gli arriva ancor più consistente. Dite voi se questo non è uno stato di MERDA! Se non ci fosse stato Della Valle, quell'antipaticone che tutti conosciamo, ma che comunque ha messo mano al portafoglio, avremmo visto ogni giorno sfaldarsi il vecchio monumento; ora che lui ci ha messo i soldi, lo Stato - Ladrone! - ci vuole guadagnare. Nel senso che senza scucire un Euro avrà un monumento restaurato, ma pretende soldi anche da coloro che suppliscono alle sue funzioni, quando invece dovrebbe erigere loro un monumento e dargli tutte le onorificenze possibili. Ma ciò che non fa l'Italia, almeno in fatto di onorificenze, ci pensa la Francia.
L'ambasciatore a Roma ha dato il cavalierato nelle arti e nelle lettere, ancora una volta - negli ultimi tempi si è distinto nell'attribuire onorifcenze- a tre italiani famosi nel mondo: Einaudi, non il presidente della repubblica, suo nipote, compositore esimio; Pizzo - non mi dite chi è, niente a che fare con Piazzolla- e Lotoro, noto nel mondo per la musica 'concentrazionaria'.
E poi Della Valle ha avuto anche un'idea, altro che quella panzana che voleva ogni anno una città italiana capitale 'italian'a della cultura. Ha detto Della Valle: facciamo un elenco dei monumenti bisognosi di restauri urgenti - tenendo fuori Pompei, perchè lì la storia è un'altra- e cerchiamo di sensibilizzare anche i privati ad intervenire. Bravo Diego.
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