lunedì 3 agosto 2026

Ungheria. In pochi mesi Peter Magyar ha smantellato il 'regime Orbàn' (Euronews)

 Nella notte del 12 aprile, il primo ministro ungherese di estrema destra Viktor Orbán, da anni al potere, ha telefonato per circa un minuto al suo sfidante, Péter Magyar, per congratularsi della vittoria elettorale del partito di centrodestra Tisza e riconoscere la sconfitta.

Quel momento ha segnato anche la fine improvvisa del sistema politico, giuridico ed economico che Orbán aveva costruito in 16 anni per mantenere il suo partito Fidesz al governo.

La vittoria schiacciante di Magyar gli ha assicurato una maggioranza parlamentare dei due terzi, la soglia prevista dalla legge ungherese per modificare la Costituzione e approvare le cosiddette "leggi cardinali" che regolano le principali istituzioni dello Stato.

Come era accaduto in precedenza con Orbán, questa super-maggioranza ha di fatto consegnato a Magyar il potere di riscrivere la Costituzione e riformare gran parte della legislazione senza una reale opposizione.

Magyar, che aveva fatto campagna non solo per un cambio di governo ma per un cambio di sistema, non ha perso tempo a chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, e di altri alti funzionari.

"Che se ne vadano, vadano via. Non aspettino che li mandiamo via", ha dichiarato Magyar nella notte elettorale.

Dopo il suo insediamento a maggio, i pilastri principali del regime di Orbán sono crollati nel giro di pochi mesi: il presidente e il procuratore capo hanno lasciato l'incarico e la macchina mediatica, un tempo formidabile, è rimasta paralizzata...

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