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giovedì 15 marzo 2018

Gli ANTROPOFAGI sono anche all'Opera di Roma

Il termine usato da Battistelli per stigmatizzare l'atteggiamento distruttivo degli stessi operatori musicali in Italia, a danno della produzione contemporanea, ci ha incuriosito e fatto venire in mente come anche lui, Battistelli, potrebbe appartenere alla medesima categoria che accusa ma che conosce bene. Ci spieghiamo.

 L'Opera di Roma aveva bandito un concorso di composizione per un'opera nuova, ancora ai tempi in cui era direttore Riccardo Muti, che avrebbe dovuto presiedere la commissione giudicatrice e che  avrebbe dovuto svolgersi  fra il 2013/14.

Fuortes, arrivato in teatro, per non smentire la sua strenua difesa del 'nuovo' nel teatro d'opera, che poi si capirà essere limitato esclusivamente alle cosiddette 'regie d'avanguardia', le uniche che potevano salvare l'opera dal suo aspetto museale - parole sue! - senza comprendere anche, e principalmente, la commissione e produzione di nuove opere,  volle portare a termine quel concorso.

Aggiornò la giuria, nella quale  dovette sostituire Muti, ormai fuori dal teatro, e vi fece entrare quelli che oggi, alla prova dei fatti, noi consideriamo andropofagi, di ambo i sessi, perchè dopo aver attribuito la vittoria ad un titolo, ancora non l'hanno rappresentata, l'hanno cioè fagocitata, distrutta, divorata, uccisa.
 La giuria, presieduta da Fuortes - ditemi voi cosa c'entrava il sovrintendente  il cui unico compito doveva essere quello di portare in scena l'opera vincitrice - era composta da Battistelli, quello che accusa il mondo musicale italiano di andropofagia, dal regista Barberio Corsetti, che forse avrebbe dovuto provvedere successivamente alla messinscena dell'opera, dalla poetessa Patrizia Cavalli, che avrebbe dovuto giudicare il libretto, ed infine da Alessio Vlad, direttore artistico dell'Opera, il più grande 'dai tempi di Marconi'.

 Il regolamento del concorso recitava che al vincitore sarebbero andati 20.000 Euro di premio in  denaro - l'astronomica cifra Fuortes l'aveva messa insieme chiedendo elemosine all'ENI, a Deutsche Bank, a Paolo e Maite Bulgari: 5000 Euro a capoccia! - e la messinscena nel Festival di opera contemporanea, più noto come FFF, che il Teatro dell'Opera aveva affidato proprio a Battistelli.

 Serve ricordare che quel festival  durò pochissimo, Fuortes i soldi li spendeva altrimenti, e lo chiuse senza rimorsi, mandando via anche Battistelli, secondo direttore artistico,  senza che il celebre compositore manifestasse  disappunto o critiche all'operato del sovrintentdente. Non si sa mai, in futuro...

 Risultò  vincitrice l'opera Un Romano a Marte, musica di Montalti, libretto di Compagno, la quale attende ancora il battesimo del palcoscenico a Roma. Fuortes non ha mai spiegato chiaramente perchè ancora non ha dato seguito alle conclusioni del concorso; e Battistelli che critica tutti, non ha mai puntato il dito contro Fuortes e neppure si è dato da fare per la messinscena dell'opera. Ha lasciato correre, mentre Montalti e Compagno aspettano ancora.

Se aspettano a Roma, Montalti e Compagno  non hanno atteso più del tempo necessario a Spoleto, dove per iniziativa del Teatro Sperimentale, diretto da mezzo secolo circa da Michelangelo Zurletti, hanno realizzato e messo in scena un 'opera, dal profumo 'rossiniano', nel breve tempo di una stagione.

P.S. Abbiamo appreso - notizia riservatissima- che Un romano a Marte, opera di Montalti su libretto di Compagno, vincitrice del Concorso bandito nel 2013, dovrebbe andare in scena all'Opera di Roma, nel 2019. Se le cose stanno così, sebbene con imperdonabile ritardo, sarebbe comunque una buona notizia.

mercoledì 28 giugno 2017

Che fine ha fatto 'La ciociara' di Tutino da Moravia, coprodotta dal Regio di Torino con San Francisco? E un 'Romano a Marte' lo vedremo mai a Roma?

Dell'Opera di Montalti, Compagno librettista, Un romano a Marte - vincitrice del Concorso di composizione bandito dall'Opera di Roma, nel biennio 2013-4, sotto la sovrintendenza di Fuortes, per la quale erano stati mobilitati registi e poeti di nome (Giorgio Barberio Corsetti, Patrizia Cavalli), per assicurarle un  battesimo di palcoscenico degno, e gli autori avevano  avuto anche un premio in denaro ( 20.000 Euro) - abbiamo parlato già l'altro ieri, sottolineando che neanche nella nuova stagione dell'Opera, 2017-8, c'è traccia.

Adesso tocchiamo, invece, un altro caso abbastanza strano che riguarda il Teatro Regio di Torino, per la stessa ragione: l'approdo in palcoscenico di un'opera nuova, frutto di una coproduzione, assente dal cartellone torinese anche nella prossima stagione, nella quale è da notare un fatto straordinario. Il debutto di un regista di genio, Stefano Mazzonis di Pralafera, con un'opera di Verdi, importata dal Teatro di Ligi, di cui il geniale regista è direttore artistico,  ed insieme il prestito del suo direttore 'principale' la talentuosa Speranza Scappucci .
Torino, il suo Teatro Regio, retto da molti anni ormai da Vergano e Noseda, coprodusse qualche anno fa con un teatro americano, San Francisco, un'opera nuova tratta da un capolavoro si Moravia, La ciociara, dal quale fu tratto in passato un film che meritò alla protagonista femminile, la Loren, l'Oscar. L'iniziativa era stata dell'allora direttore artistico del teatro americano, l'italiano  Luisotti, direttore d'orchestra; l'opera con il titolo americano, Le due donne, debuttò felicemente in America, mentre in Italia, a Torino, si attendeva il debutto nella stagione successiva. Che non si è ancora avuto, nonostante che di anni da allora ne siano trascorsi più d'uno; e forse mai si avrà.

Perchè nel frattempo, nel teatro torinese, che per un periodo è parso arroventato dalla lotta interna fra sovrintendente, eterno, e direttore musicale, aitante - anche se ora ha qualche problema di salute che speriamo si risolva presto ( nel frattempo, aggiungiamo, il glorioso teatro torinese, in una sua trasferta inglese, sostituisce Noseda, con il suo direttore di palcoscenico. Boh!) -  è arrivato con la benedizione dell'allora sindaco-presidente Fassino, che riuscì a metter pace fra i due, un nuovo direttore artistico, Gaston Fournier-Facio, al quale il debutto torinese dell'opera di Tutino che il teatro aveva coprodotto con San Francisco, non sta bene; e perciò l'ha cancellata dal presente come dal futuro cartellone.

Viene da chiedersi se può essere consentito all'ultimo arrivato, il nuovo direttore artistico,  pur con un incarico pesante, mandare all'aria un accordo sottoscritto in precedenza, senza che nessuno gli chieda i danni, non tanto a Tutino che comunque la sua opera l'ha vista rappresentata in America,  ma per il teatro impegnato nella coproduzione, con una consistente partecipazione alla spesa.
Come può il nuovo direttore artistico decidere di mandare all'aria quell'accordo di coproduzione, senza che nessuno gli chieda conto della decisione e , in solido, dei danni economici prodotti? 

Sembra che prossimamente l'opera di Tutino debutterà in un altro teatro italiano: Cagliari. Il quale, diversamente da Torino, ritiene che spinta anche dal clamore della fonte letteraria e del famoso film, l'opera possa avere un grande successo di pubblico, oltre che di critica - questo assicurato, basta invitare - come Meli faceva un tempo da sovrintendente ed ora farà certamente Orazi - orde di giornalisti.  E' prevista a novembre. Protagonista Anna Caterina Antonacci, nel ruolo alla prima mondiale di San Francisco. Direttore Giuseppe Finzi, già direttore 'residente' a San Francisco.

lunedì 30 novembre 2015

L'Opera di Roma non è più un carrozzone. Ma qualche asino c'è ancora.

A destra si legge: 'venite a vedere come è cambiato il pubblico dell'Opera di Roma', e a sinistra: 'male ha fatto il Presidente della Repubblica ( che non va neanche a Milano, alla Scala, per non offendere nessuno) e peggio il ministro Franceschini a disertare l'opera inaugurale della stagione 2015-2016 a Roma - The Bassarids di Henze, che si rivede in Italia dopo mezzo secolo e che perciò ha richiamato critici anche stranieri - perchè avrebbero constatato che il Teatro della Capitale non è più quel carrozzone che sempre si è detto e che è stato a lungo'.
 Ormai i giornali  elevano canti di gloria all'unisono, da quando si è intronato, all'indirizzo di Carlo Fuortes, il quale mai una critica negativa od un semplice appunto ha lambito, neanche marginalmente, da quando ha cominciato a Musica per Roma.  Perfino nei giorni caldi della sua pazza idea di 'esternalizzare' orchestra e coro - una vera IDIOZIA!- perfino in quei giorni le critiche erano sommesse e solo a giorni alterni per non infastidire il 'nerone dell'opera' - appellativo che si stava guadagnando sul campo - e alcuni giornali lo fiancheggiavano addirittura. DA NON CREDERE.
 Comunque dopo l'esperienza positivissima dell'opera inaugurale, l'Opera di Roma darà  ancora una accelerata sulla programmazione che guada all'oggi e al domani perchè diventi - come lo specchio di Martone, nell'opera di Henze - immagine perfetta del mondo contemporaneo e squarcio sul futuro che ci attende, come, per il futuro imprevisto, è accaduto  ai giovani, nell'opera di Adams, quando alzando gli occhi verso il soffitto, hanno visto il cielo, causa terremoto di San Francisco, ma la sala  del Costanzi non proprio piena.
 In questa prospettiva va letta la premiazione della nuova opera, uscita dal concorso di composizione bandito nel 2013, e concluso solo nel 2015 - poche settimane fa - del compositore Vittorio Montalti,  libretto di Giuliano Compagno, dal titolo ' Un romano a Marte', premiato con la bella somma di 20.000 (VENTIMILA!!!) Euro, per la cui colletta si sono prodigati  ENI, Deutsche Bank e Maite e Paolo Bulgari.
La quale opera verrà messa in scena nella stagione 2016-17, nell'ambito del progetto 'Contemporanea' che occuperà la stagione fra maggio e giugno a partire dal prossimo 2016, e dunque nell'estate del 2017, dopo cinque anni di attesa.
Quello della contemporaneità, insistiamo, è un pallino di Fuortes, che una analoga rassegna,  ma non di teatro musicale, faceva svolgere anche all'Auditorium ( al suo interno si son visti soprattutto volare gli elicotteri di Stockhausen, muoversi sincronizzati i 100 metronomi di Ligeti, o sentito suonare per ventiquattrore di seguito lo stesso pezzettino di poche battute di Satie), affidandone la realizzazione e progettazione a Oscar Pizzo, che è poi volato a Palermo, lasciando orfano il sovrintendente che invece si consola con Giovanni Bietti, che sì è portato dietro dall'Auditorium, per le lezioni di presentazione delle opere.
 Per arrivare alla proclamazione del vincitore ce n'è voluto di tempo, dopo l'uscita di Riccardo Muti, pezzo forte della giuria, la quale in seconda composizione, come previsto dal regolamento, dopo la prima scrematura, era composta dallo stesso Fuortes, in rappresentanza e  per competenza della cassa, da Alessio Vlad, perchè ci doveva necessariamente essere in coppia con Battistelli, che ha spinto per questo concorso, e poi il regista  Giorgio Barberio Corsetti e la poetessa Patrizia Cavalli.
 Insomma la prima giuria, pur senza Muti, ha decretato la terna di finalisti; successivamente un sovrintendente, ben due direttori artistici, un regista ed una poetessa, seconda giuria, hanno incoronato il vincitore

P.S. Per la seconda volta, a quei ciucci dell'Opera di Roma, vogliamo segnalare un errore madornale che ricorre nella home page del sito del teatro laddove si annuncia lo sbarco di Vinicio Capossela in teatro. Del musicista si legge che è 'band lieder'. Asini! si scrive 'band leader'. CORREGGETE!