Quasi tutti i giornali hanno cantato vittoria sulla crescita del pubblico e delle entrate, in Italia, per il settore della cultura e dello spettacolo, ma anche del divertimento, dopo aver visionato i dati offerti dal rapporto 2107 di Federculture. Crescono i visitatori di musei e mostre (ma non si dice quanto abbia inciso l'apertura gratuita una volta al mese - comunque è un dato positivo l'aumento degli ingressi, anche gratis ), crescono gli spettatori al cinema (nonostante che le visioni domestiche praticamente di qualunque film anche appena uscito, facessero temere per i locali dove i film ancora si proiettano), crescono quelli del teatro, quelli dei concerti di musica leggera in genere.
Tutto questo fa fare salti di gioia a Franceschini, come se alcuni di questi risultati fossero frutto della sua politica, mentre dovrebbe ripassare, con la memoria, gli inconvenienti delle file alle biglietterie dei monumenti, gli scioperi dei custodi, la scarsa manutenzione ed anche lo scandalo dell'opera rock
Divo Nerone, installata sul Palatino dopo il via libera del suo Ministero.
E' aumentata anche la spesa dei cittadini - naturalmente ci sono le solite regioni meridionali che rappresentano nella classifica italiana il fanalino di coda ( ma se sono le più povere, perchè meravigliarsi ancora? e poi perchè tutti all'improvviso, ricchi e poveri, senza nessuna educazione scolastica, debbono sentire necessariamente il bisogno di investire per la propria cultura e crescita umana?) ed anche, di conseguenza, le entrate per tale settore. aumentate di circa un paio di miliardi rispetto all'anno precedente.
Ciò che però nessun giornale ha riportato - mentre era giustamente sottolineato nel rapporto di Federculture - ad eccezione del Sole 24 Ore, è che l'unico dato negativo è il consistente calo, di quasi il 15% del pubblico dei concerti classici e dell'opera.
Diminuisce dappertutto il pubblico della classica ad eccezione del Teatro Regio di Parma - che ogni anno alla conclusione del Festival Verdi diffonde dati di enorme crescita del pubblico, con una inserzione a pagamento sui maggiori quotidiani. dobbiamo credergli? - e l'Opera di Roma che, stando alle dichiarazioni di Carlo Fuortes, registra successi su successi di pubblico, critica e botteghino ( come ha fatto anche, di recente, alla ripresa della Traviata 'dei successi', quella con la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino, dichiarando che nelle recite di questi giorni, una decina, ha incassato circa 500.000 Euro che vanno a sommarsi all'incasso dell'anno scorso, ma che comunque non coprono ancora la bella cifra di 1.800.000 Euro quanto è costato in complesso quella realizzazione!). Dunque escludendo queste due istituzioni, tutte le altre importanti e meno importanti, piangono miseria concretamente: perchè sono diminuiti del 15% pubblico e introiti.
Ma allora che andava dicendo, solo pochi mesi fa, prima di trasferirsi a Firenze, l'allora sovrintendente della Fenice, Cristiano Chiarot, presidente dell'associazione che unisce tutte le fondazioni liriche italiane, quando affermava che i nostri teatri avevano aumentato la produttività, in molti casi come i grandi teatri internazionali, le coproduzioni, per risparmiare sui costui ? E che intendeva dirci una rivista di musica italiana, specializzata in inchieste e sondaggi, che proprio questo mese, racconta che le nostre orchestre sono fra quelle che maggiormente effettuano tournée all'estero, Scala, Santa Cecilia, e Regio di Torino in testa? che vanno a cercarsi all'estero il pubblico che non hanno in Italia ? verrebbe da ironizzare.
Al di là di ogni altra considerazione, i responsabili di queste istituzioni finanziate con soldi pubblici, devono dirci come intendono mettere un argine a questa tendenza negativa, la più negativa dei settori culturali o di spettacolo in Itali. Devono dircelo, non possono far finta di non sapere e neppure possono guardare impotenti tale loro disfatta, facendoci capire che nulla si può. Perchè allora l'idea, per noi sciagurata, di chiudere qualche teatro di troppo, causa mancanza del pubblico, dovrebbe fare davvero paura.
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mercoledì 8 novembre 2017
Solo il pubblico della classica e dell'opera non cresce, anzi cala del 15%. Rapporto Federculture 2017
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sabato 1 luglio 2017
I conti della serva in tasca a Fuortes per l'Opera a Caracalla
Ad oggi sarebbero stati venduti 38.000 biglietti dei 110.000 circa, quanti sono i posti disponibili della grande platea delle Terme romane ( 4.000 posti) considerando che fra opere, balletto ed extra ( Einaudi e Battiato), le serate di spettacolo quest'estate a Caracalla saranno in tutto 29. Fin qui le dichiarazioni di Fuortes, alla vigilia della prima dell'opera Carmen che avrà dieci repliche in tutto, contro le poche unità di Tosca e Nabucco - le due in tutto otto appena.
Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.
Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.
Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.
Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.
Non pensiamo che Fuortes abbia voluto dire che le dieci serate di Carmen erano ormai tutte esaurite, non gli crederemmo, anche perchè in quei 38.000 biglietti venduti ce ne saranno stati qualche migliaio delle tre serate con Einaudi e Battiato, e qualche altro migliaio per le altre due opere in cartellone, oltre che per Bolle, che solitamente fa il pienone, per la gioia degli amanti del balletto, e la piena soddisfazione degli sguardi voraci delle signore innamorate del fisico del noto ballerino.
Comunque, ad oggi, a stagione appena iniziata, un terzo dei biglietti disponibili, attenendoci sempre alle strombazzate di Fuortes, sarebbe stato venduto. Staremo a vedere se ugual sorte toccherà anche agli altri due terzi - e noi saremmo i primi a gioirne, ma non per Fuortes, ma per il teatro dell'Opera - che potranno finalmente far cantar vittoria, a battaglia finita, a Fuortes. Il quale solitamente, a distanza ravvicinata, per non raccontare anche di perdite e ferite, non pubblica mai il suo bollettino di guerra, mentre lo fa sempre molto tempo dopo, contando anche sulla scarsa memoria o benevolenza dei suoi ascoltatori, come fa anche con il bilancio del teatro.
Del quale bilancio il commissario governativo preposto al fondo 'salva teatri', ha scritto cose non proprio lusinghiere, nell'ultima sua relazione di qualche mese fa. Fuortes s'è difeso, con il bilancio chiuso in pareggio, ma il festival contemporaneo saltato, e con il buco pregresso che pian pianino ripianerà. Ammesso che riesca a far aumentare il pubblico, anche attraverso le sue 'operacamion', e diminuire le spese, mantenendo alta la produttività del teatro.
Intanto ha cancellato il festival che gli costava intorno al milione di Euro (giustificandolo con il diminuito finanziamento del Campidoglio, perciò nessun risparmio), ha cancellato il nuovo allestimento previsto per l'opera Un romano a Marte di Montalti-Compagno, ed ha cancellato dalla direzione artistica anche Giorgio Battistelli (strano che dopo le dichiarazioni di Fuortes: "non avrei dovuto assumerlo', Battistelli non si sia fatto sentire, replicando pubblicamente) ed anche i suoi concerti, risparmiando anche in questo caso, forse, altri due o trecento mila Euro in tutto, o forse più. Non è granchè, per ripianare un debito di una sessantina di milioni, ma da una parte, prima o poi, occorre cominciare.
Se pensa di rifarsi con le repliche e il noleggio dell'allestimento della costosissima Traviata, messa in scena da Sofia Coppola con i costumi di Valentino, finge di non sapere che un allestimento costoso come quello è stato ( quasi due milioni di Euro il costo complessivo - una enormità - che per legge non dovrebbe essere consentito!) prima che si ripaghi e cominci a rendere, occorre che ce ne passi di tempo.
venerdì 25 novembre 2016
Roma la svolta impossibile, nonostante Pappano e Gatti e le rispettive Orchestre: del Teatro e dell'Accademia
Nell'inserto 'Agenda Italia', il Corriere, parlando di Roma, mentre tesseva le lodi - con pubblicità annessa - dell'Accademia di Santa Cecilia, della sua orchestra (anzi delle sue orchestre e cori che sono ad oggi, alcune decine, se abbiamo letto bene) ed anche del Teatro Argentina, si dimenticava del tutto del Teatro dell'Opera di Roma, citato di sfuggita solo quando si raccontava di un biglietto cumulativo che offriva spettacoli all'Opera e concerti dell'Accademia. Ma non si andava oltre.
Fuortes, cantato e decantato anche dal Corriere, specie dopo quella che lui considera la svolta internazionale del Teatro, segnata dalla Traviata con la regia di Sofia Coppola ed i costumi di Valentino, a leggere quel panegirico del Corriere alla sua consorella, deve essere andato su tutte le furie. Infatti, all'indomani il pezzo riparatore. Roma, scrive ( per le scuse) il Corriere, in campo musicale, con l'Accademia e l'Opera, mette in campo una doppia eccellenza che può spingere la città verso la tanto attesa svolta culturale. Delle svolte su rifiuti, trasporti, legalità è ancora troppo presto per parlarne.
Ora all'Opera si sta per inaugurare la stagione con il Tristano di Wagner, affidato alla direzione di Daniele Gatti (che 'rischia' di assumere un incarico di direttore all'Opera) e alla regia di Audi (già visto a Parigi la scorsa primavera, con cui Roma l'ha coprodotto). E i complessi dell'Opera e dell'Accademia, guidati da una coppia di direttori di valore , Pappano e Gatti potrebbero segnare, concretamente la svolta per Roma.
Ma - prosegue il Corriere - manca un progetto, manca il progetto culturale che Roma si aspetta dai nuovi amministratori i quali hanno già mandato un segnale preoccupante, quando hanno tagliato i finanziamenti per la cultura ed anche su una questione aperta da anni, come la riapertura del Teatro Valle - il più antico teatro di Roma - nicchiano fra il palleggio di competenze e responsabilità dei ritardi - e la mancanza di idee sul suo affidamento e la destinazione.
Questa è Roma. Intanto rischiamo di avere due direttori di fama, legati alle due orchestre della Capitale - due appena, contro la decina presenta in altre Capitali d'Europa, senza arrivare a Londra che in questo campo vanta il primato - di cui non sappiamo ancora se con egual feeling con le rispettive compagini orchestrali ed anche con il pubblico (Gatti riuscirà, nel caso, a stabilirlo come Pappano?) come due papi che officiano nelle rispettive cattedrali. Tutt'intorno il deserto. E se non proprio il deserto, quasi.
Fuortes, cantato e decantato anche dal Corriere, specie dopo quella che lui considera la svolta internazionale del Teatro, segnata dalla Traviata con la regia di Sofia Coppola ed i costumi di Valentino, a leggere quel panegirico del Corriere alla sua consorella, deve essere andato su tutte le furie. Infatti, all'indomani il pezzo riparatore. Roma, scrive ( per le scuse) il Corriere, in campo musicale, con l'Accademia e l'Opera, mette in campo una doppia eccellenza che può spingere la città verso la tanto attesa svolta culturale. Delle svolte su rifiuti, trasporti, legalità è ancora troppo presto per parlarne.
Ora all'Opera si sta per inaugurare la stagione con il Tristano di Wagner, affidato alla direzione di Daniele Gatti (che 'rischia' di assumere un incarico di direttore all'Opera) e alla regia di Audi (già visto a Parigi la scorsa primavera, con cui Roma l'ha coprodotto). E i complessi dell'Opera e dell'Accademia, guidati da una coppia di direttori di valore , Pappano e Gatti potrebbero segnare, concretamente la svolta per Roma.
Ma - prosegue il Corriere - manca un progetto, manca il progetto culturale che Roma si aspetta dai nuovi amministratori i quali hanno già mandato un segnale preoccupante, quando hanno tagliato i finanziamenti per la cultura ed anche su una questione aperta da anni, come la riapertura del Teatro Valle - il più antico teatro di Roma - nicchiano fra il palleggio di competenze e responsabilità dei ritardi - e la mancanza di idee sul suo affidamento e la destinazione.
Questa è Roma. Intanto rischiamo di avere due direttori di fama, legati alle due orchestre della Capitale - due appena, contro la decina presenta in altre Capitali d'Europa, senza arrivare a Londra che in questo campo vanta il primato - di cui non sappiamo ancora se con egual feeling con le rispettive compagini orchestrali ed anche con il pubblico (Gatti riuscirà, nel caso, a stabilirlo come Pappano?) come due papi che officiano nelle rispettive cattedrali. Tutt'intorno il deserto. E se non proprio il deserto, quasi.
sabato 29 ottobre 2016
La regia, è una malattia contagiosa del teatro d'opera classico. Mentre è il medicamento miracoloso per quello contemporaneo
Che la regia d'opera rappresenti oggi 'un', forse 'il' problema, più che 'una' o 'la' soluzione per il teatro d'opera contemporaneo, è cosa nota. E lo è problema e allo stesso tempo anche soluzione, perchè senza una regia rivoluzionaria, con soluzioni impensate, che colgono di sorpresa il pubblico, spiace dirlo, ma forse il teatro d'opera o il 'teatro musicale' come si preferisce chiamarlo oggi, avrebbe vita ancor più difficile.
Strano che quasi mai nel teatro di prosa si arrivi a tanto a stravolgere cioè storia e tutto il resto. Nel teatro musicale, melodramma o opera che sia, la regia crea soprattutto problemi nel repertorio più popolare; dovrebbe lavorare più in punta di penna, ma non lo fa, riuscendo quasi sempre ad infastidire il pubblico che va a teatro ad ascoltare e vedere La Traviata di Verdi e non quella di Michieletto, mentre solletica solo i critici che altrimenti non saprebbero cosa raccontare sui giornali all'ennesima Traviata vista ed ascoltata e che, infatti, questo fanno: raccontano per filo e per segno ciò che si hanno visto, lasciando alle ultime tre o quattro righe qualche annotazione musicale sugli interpreti, qualche volta perfino dimenticandoselo.
Se nell'opera di repertorio non poche volte, come abbiamo detto, la regia ha costretto direttori o interpreti ad abbandonare il palcoscenico per soluzioni troppo avventurose quando non addirittura in contrasto con l'opera e la musica; nell'opera contemporanea, dove la strada maestra non è stata ancora trovata dai musicisti che si barcamenano fra soluzioni che vanno dal teatro 'con musica' al cosiddetto 'melologo' e dove la musica, quasi sempre ad effetto, è ridotta a colonna sonora della vicenda narrata, il regista rivoluzionario ha lo stesso ruolo che in antico aveva il 'deus ex machina', che con gli effetti e trovate scenografiche - voluti dalla storia, e non opposti o addirittura avulsi ad essa, come oggi si suole vedere - doveva captare l'attenzione degli spettatori, i quali però avevano anche altri elementi di fascino cui attaccarsi, e cioè la storia e gli interpreti vocali, assai più apprezzati della musica stessa.
Oggi senza regie 'alla maniera di' Michieletto, tanto per fare un esempio sotto gli occhi di tutti, difficilmente un'opera nuova reggerebbe per più d'una serata alla prova del palcoscenico. E perciò sono benedetti, oltre che dai critici, che - ripetiamo - altrimenti non saprebbero di cosa parlare, dai musicisti con i quali condividono la responsabilità della riuscita di un nuovo lavoro, e dal pubblico che se non sulla musica, che mantiene il suo linguaggio ancora ostico per le orecchie, almeno sullo spettacolo può fissare l'attenzione.
Di tale necessaria presenza sono ben coscienti, e l'invocano, i musicisti coloro i quali dovrebbero essere gli artefici principali del teatro musicale odierno. I quali perennemente insicuri del loro operare, si attaccano anche ad altri elementi per attirare l'attenzione del pubblico. Come ad avvenimenti o personaggi storici della storia recente, capaci di creare suggestione ed immedesimazione, o a formule e formulette che vanno ripetendo stancamente in ogni lavoro, incapaci di rinnovarsi. Pensiamo alla formula di Philipp Glass del film-opera, o a quella che un tempo lontano Bussotti definì opera-film, spiegando la sua Ispirazione, data a Firenze, con la regia di Derek Jarman; o, infine, a chi ha scelto da tempo di attaccarsi a film molto noti, uno alla volta, per ogni sua nuova opera, come Battistelli ( che nostalgia per il suo Experimentum mundi) e in misura minore anche Tutino. Il caso di Sciarrino che nella sua opera più nota, Luci mie traditrici, di cui è anche librettista, non ha bisogno di regie rivoluzionarie, ma di una regia discretissima, contando la sua opera più nota e rappresentata, sulla forza della musica e della parola, è abbastanza raro, quasi unico.
E così la regia , specie se di rottura, fa salire le sue quotazioni, e continua la sua marcia trionfale, arrivando ad inondare rovinosamente anche il repertorio.
Che ciò disgraziatamente corrisponda a verità lo attesta anche una pubblicità della nuova stagione dell'Opera di Roma, vanto di Carlo Fuortes e espressione della sua filosofia applicata al melodramma, Si legge un doppio elenco, quello dei direttori ed accanto quello dei registi, che sono quelli che, secondo Fuortes, dovrebbero attirare il pubblico al teatro romano. E quando una regista come Sofia Coppola, con la sua 'non rivoluzionaria' regia, attira nonostante tutto, pubblico ( in verità anche per la sua fama di cineasta e per la corte dello stilista Valentino), Fuortes, ma anche i critici, appaiono delusi.
Ultima in ordine di tempo anche una debuttante nella regia d'opera, Alice Rohrwacher, sulle orme dei tanti cattivi maestri ha deciso di RIVOLUZIONARE l'opera di verdi, quel capolavoro della Traviata, che ha bisogno solo di essere eseguita al meglio da cantanti ben scelti e adatti ai ruoli.
Strano che quasi mai nel teatro di prosa si arrivi a tanto a stravolgere cioè storia e tutto il resto. Nel teatro musicale, melodramma o opera che sia, la regia crea soprattutto problemi nel repertorio più popolare; dovrebbe lavorare più in punta di penna, ma non lo fa, riuscendo quasi sempre ad infastidire il pubblico che va a teatro ad ascoltare e vedere La Traviata di Verdi e non quella di Michieletto, mentre solletica solo i critici che altrimenti non saprebbero cosa raccontare sui giornali all'ennesima Traviata vista ed ascoltata e che, infatti, questo fanno: raccontano per filo e per segno ciò che si hanno visto, lasciando alle ultime tre o quattro righe qualche annotazione musicale sugli interpreti, qualche volta perfino dimenticandoselo.
Se nell'opera di repertorio non poche volte, come abbiamo detto, la regia ha costretto direttori o interpreti ad abbandonare il palcoscenico per soluzioni troppo avventurose quando non addirittura in contrasto con l'opera e la musica; nell'opera contemporanea, dove la strada maestra non è stata ancora trovata dai musicisti che si barcamenano fra soluzioni che vanno dal teatro 'con musica' al cosiddetto 'melologo' e dove la musica, quasi sempre ad effetto, è ridotta a colonna sonora della vicenda narrata, il regista rivoluzionario ha lo stesso ruolo che in antico aveva il 'deus ex machina', che con gli effetti e trovate scenografiche - voluti dalla storia, e non opposti o addirittura avulsi ad essa, come oggi si suole vedere - doveva captare l'attenzione degli spettatori, i quali però avevano anche altri elementi di fascino cui attaccarsi, e cioè la storia e gli interpreti vocali, assai più apprezzati della musica stessa.
Oggi senza regie 'alla maniera di' Michieletto, tanto per fare un esempio sotto gli occhi di tutti, difficilmente un'opera nuova reggerebbe per più d'una serata alla prova del palcoscenico. E perciò sono benedetti, oltre che dai critici, che - ripetiamo - altrimenti non saprebbero di cosa parlare, dai musicisti con i quali condividono la responsabilità della riuscita di un nuovo lavoro, e dal pubblico che se non sulla musica, che mantiene il suo linguaggio ancora ostico per le orecchie, almeno sullo spettacolo può fissare l'attenzione.
Di tale necessaria presenza sono ben coscienti, e l'invocano, i musicisti coloro i quali dovrebbero essere gli artefici principali del teatro musicale odierno. I quali perennemente insicuri del loro operare, si attaccano anche ad altri elementi per attirare l'attenzione del pubblico. Come ad avvenimenti o personaggi storici della storia recente, capaci di creare suggestione ed immedesimazione, o a formule e formulette che vanno ripetendo stancamente in ogni lavoro, incapaci di rinnovarsi. Pensiamo alla formula di Philipp Glass del film-opera, o a quella che un tempo lontano Bussotti definì opera-film, spiegando la sua Ispirazione, data a Firenze, con la regia di Derek Jarman; o, infine, a chi ha scelto da tempo di attaccarsi a film molto noti, uno alla volta, per ogni sua nuova opera, come Battistelli ( che nostalgia per il suo Experimentum mundi) e in misura minore anche Tutino. Il caso di Sciarrino che nella sua opera più nota, Luci mie traditrici, di cui è anche librettista, non ha bisogno di regie rivoluzionarie, ma di una regia discretissima, contando la sua opera più nota e rappresentata, sulla forza della musica e della parola, è abbastanza raro, quasi unico.
E così la regia , specie se di rottura, fa salire le sue quotazioni, e continua la sua marcia trionfale, arrivando ad inondare rovinosamente anche il repertorio.
Che ciò disgraziatamente corrisponda a verità lo attesta anche una pubblicità della nuova stagione dell'Opera di Roma, vanto di Carlo Fuortes e espressione della sua filosofia applicata al melodramma, Si legge un doppio elenco, quello dei direttori ed accanto quello dei registi, che sono quelli che, secondo Fuortes, dovrebbero attirare il pubblico al teatro romano. E quando una regista come Sofia Coppola, con la sua 'non rivoluzionaria' regia, attira nonostante tutto, pubblico ( in verità anche per la sua fama di cineasta e per la corte dello stilista Valentino), Fuortes, ma anche i critici, appaiono delusi.
Ultima in ordine di tempo anche una debuttante nella regia d'opera, Alice Rohrwacher, sulle orme dei tanti cattivi maestri ha deciso di RIVOLUZIONARE l'opera di verdi, quel capolavoro della Traviata, che ha bisogno solo di essere eseguita al meglio da cantanti ben scelti e adatti ai ruoli.
giovedì 2 giugno 2016
Scoop del Corriere della Sera: Daniele Gatti sarà - FORSE - direttore stabile all'Opera di Roma
Questo lo scoop, ma del genere 'dubitativo': "Daniele Gatti ci ha detto, scrive in una corrispondenza da Parigi, Valerio Cappelli, autore del sensazionale scoop: al momento non ci sono progetti di questo genere - quali? quello di assumere l'incarico di direttore stabile a Roma, ndr. - Ho grande stima del sovrintendente Carlo Fuortes, osservo con attenzione quello che stanno facendo, la Traviata di Sofia Coppola e Valentino non è solo un'operazione di marketing. Certo non andrò ( a novembre, per dirigere il Tristano inaugurale della prossima stagione ndr.) con lo spirito di fare un test. Il mio nuovo incarico ad Amsterdam non esclude un teatro lirico, l'ho già fatto in passato con Londra e Bologna. Ma un direttore stabile deve dare al teatro una presenza che va al di là dei suoi spettacoli. Quando ero alla guida di Santa Cecilia, ricordo anni difficili per l'Opera romana. Ora si è girata pagina. Vedremo".
"Questa notizia ha sparigliato le carte", prosegue lo scoopista, senza spiegarci quali carte e perchè; e aggiunge che "con l' ipotesi del podio offerto al celebre direttore milanese si apre la seconda fase, più complicata, ovvero aumentare la caratura musicale... dopo che il teatro romano per risvegliare l'interesse ha dapprima puntato su regie innovative ( a parte La Traviata 'di' Sofia Coppola - volutamente 'tradizionale', come ha tenuto a precisare Fuortes, rispondendo alle critiche dei giornali nemici - e Valentino, ma quello è un discorso del tutto diverso)". Ed ancora " se si troverà bene - Gatti ,ma anche se non si troverà bene, la decisione è ormai presa, ma Fuortes attende un periodo vuoto di fatti eclatanti, per sparare forte - in quello che sarà il suo esordio assoluto, sia al Costanzi che nel capolavoro di Wagner da lui mai diretto, scatterà l'invito formale".
Già perchè Gatti debutterà all'Opera di Roma e nel Tristano che non ha mai diretto prima d'ora ( d'ora quando? giugno a Parigi o novembre a Roma?, perchè lo sta dirigendo a Parigi - ma forse si tratta di un altro Tristano: quello con Isotta - e che sarà importato a Roma per la parte dello spettacolo, di cui lo scoopista, inviato a Parigi, ci dà notizia ) insistendo sul carattere "intimista, che esalta la recitazione e l'uso della luce... e non interessa il decor... e Tristano e Isotta non si toccano mai, solo la fronte , è un amore metafisico, sublimato" ecc...
Tutto questo era scritto già ieri - parola su parola - nel Corriere, a firma Valerio Cappelli. L'unica differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che lo scoop di oggi, anticipato ieri da Roma, viene rilanciato da Parigi, dove si trovava comunque già dall'altro ieri. attendiamo di leggere, domani, il seguito da Roma.
"Questa notizia ha sparigliato le carte", prosegue lo scoopista, senza spiegarci quali carte e perchè; e aggiunge che "con l' ipotesi del podio offerto al celebre direttore milanese si apre la seconda fase, più complicata, ovvero aumentare la caratura musicale... dopo che il teatro romano per risvegliare l'interesse ha dapprima puntato su regie innovative ( a parte La Traviata 'di' Sofia Coppola - volutamente 'tradizionale', come ha tenuto a precisare Fuortes, rispondendo alle critiche dei giornali nemici - e Valentino, ma quello è un discorso del tutto diverso)". Ed ancora " se si troverà bene - Gatti ,ma anche se non si troverà bene, la decisione è ormai presa, ma Fuortes attende un periodo vuoto di fatti eclatanti, per sparare forte - in quello che sarà il suo esordio assoluto, sia al Costanzi che nel capolavoro di Wagner da lui mai diretto, scatterà l'invito formale".
Già perchè Gatti debutterà all'Opera di Roma e nel Tristano che non ha mai diretto prima d'ora ( d'ora quando? giugno a Parigi o novembre a Roma?, perchè lo sta dirigendo a Parigi - ma forse si tratta di un altro Tristano: quello con Isotta - e che sarà importato a Roma per la parte dello spettacolo, di cui lo scoopista, inviato a Parigi, ci dà notizia ) insistendo sul carattere "intimista, che esalta la recitazione e l'uso della luce... e non interessa il decor... e Tristano e Isotta non si toccano mai, solo la fronte , è un amore metafisico, sublimato" ecc...
Tutto questo era scritto già ieri - parola su parola - nel Corriere, a firma Valerio Cappelli. L'unica differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che lo scoop di oggi, anticipato ieri da Roma, viene rilanciato da Parigi, dove si trovava comunque già dall'altro ieri. attendiamo di leggere, domani, il seguito da Roma.
mercoledì 1 giugno 2016
Finalmente due buone notizie: Franceschini si spende in Europa per l'EUYO; Daniele Gatti in marcia verso la direzione stabile all'Opera di Roma
Se non avessimo i piedi ben piantati in terra e la testa sulle spalle potremmo avere uno scatto di superbia; perchè la cronaca quotidiana del mondo della musica, ci fa pensare che più di qualcuno sta a sentire ciò che quotidianamente gli andiamo dicendo dal nostro blog - da questo, in veste di 'Menestrello' - e che ci prende in seria considerazione, agendo di conseguenza.
L'ultima notizia, che fa al nostro caso, ce la fornisce oggi il solito portavoce dell'Opera di Roma, e cioè Valerio Cappelli sul 'Corriere'; lui racconta anzitempo, prima che i fatti si verifichino, quel che gli frulla nella testa a Fuortes e Vlad, suoi confidenti privilegiati, in cambio della strenua difesa, nella quale Cappelli s'è imbarcato, dell 'attuale corso dell'Opera.
Ciò che oggi ha raccontato Cappelli, sembra la risposta a quello che più d'una volta abbiamo scritto in questa settimana sul nuovo corso dell'Opera di Roma, un nuovo corso che non si dà con una Traviata modello 'hollywood/haute couture', bensì mettendo basi forti e durature al settore musicale. Un teatro con orchestra stabile, non si può dire sulla strada della vera riforma, dell'atteso riscatto - necessari per il teatro della Capitale, ancora lontani dal traguardo - senza la presenza di una guida stabile, di valore, dell'orchestra. Fuortes può continuare a dire, per bocca di Cappelli, che ha portato a Roma i registi della scena internazionale ed altri artisti, ma senza un direttore di valore, e dei cast all'altezza dei compiti, l'Opera di Roma il vero autentico salto di qualità non lo farà mai; e non serve tirare in ballo ad ogni occasione quel fasullo incarico di 'direttore onorario a vita' a Muti, che certamente non lo riporterà sul podio di quella che fu la sua orchestra una volta.
Ancora ieri abbiamo scritto della necessità per il teatro di dotarsi di un direttore stabile, ed oggi Cappelli, fingendo di interpellare Daniele Gatti ( che dirigerà il Wagner inaugurale della prossima stagione), ma in realtà rendendo pubblico un progetto che si va concretizzando, della dirigenza dell'Opera, fa capire che, dopo il suo primo impegno a Roma, in novembre, potrebbe venire l'annuncio ufficiale del suo nuovo incarico che non confligge con quello importantissimo di Amsterdam (Concertgebouw), giacchè proprio Roma ha da tempo un altro preclaro esempio di doppia direzione, con Pappano a Santa Cecilia, ed insieme alla Royal Opera House di Londra.
Siamo felice di sapere che il nostro consiglio sia stato accolto e che se attuato metterà la parola fine alle traversie di Gatti nel nostro paese: dato prima alla Scala come successore di Barenboim, trombato da Chailly, poi a Firenze come successore di Mehta, da Luisi. Insomma Roma sarebbe la giusta riparazione, e per il teatro della Capitale sarebbe davvero l'inizio della rinascita vera, che non può essere affidata al sarto Valentino e alla regista Sofia Coppola - i quali possono solo dare una mano - bensì ad un direttore d'orchestra.
L'altra bella notizia viene dall'Europa, dalla recente riunione dei ministri della cultura dei 28 paesi che costituiscono l'Unione europea.
Anche in questo caso, ma non vogliamo attribuirci anche meriti internazionali, una positiva soluzione ad un fatto per il quale avevamo gridato allo scandalo, segnalando la insensibile distrazione del mondo musicale italiano e pure della veneranda Associazione nazionale dei Critici Musicali.
A settembre avrebbe chiuso definitivamente battenti e attività la gloriosa, straordinaria EUYO ( European Union Youth Orchestra, già ECYO), per la mancanza di fondi e l'evidente insensibilità dei 28 paesi dell'Unione verso la musica e il progetto di quell'orchestra giovanile superlativa voluta da Abbado. Accogliendo un invito del nostro ministro Franceschini, gli altri 27 ministri hanno deciso di continuare a finanziare quell'orchestra fiore all'occhiello della Europa della cultura e concreta speranza per i giovani musicisti dei nostri paesi.
Solo che... il ministro Franceschini non può farsi bello all'estero e poi in Italia lavorare di fatto per la distruzione della musica, come ha fatto l'anno scorso, su consiglio del fidatissimo Nastasi con la gran parte delle associazioni musicali ( negando loro il finanziamento) e come sembra abbia intenzione di fare nel prossimo futuro con quella che lui chiama 'riforma' della fondazioni liriche, ma che in realtà sarà il loro 'funerale'. Così facendo, questo ministro dalla doppia faccia e personalità avrà dalla sua parte tutta l'Europa, e in Italia potrà fare sfracelli.
Infine, a proposito, delle 'creature' di Abbado: perchè non fa nulla per far rivivere l'Orchestra 'Mozar't, vero la quale il suo ministero è sempre stato 'matrigna', mentre, invece, madre accorta e benevola c è sempre stato on l'Orchestra 'Cherubini' di Muti?
L'ultima notizia, che fa al nostro caso, ce la fornisce oggi il solito portavoce dell'Opera di Roma, e cioè Valerio Cappelli sul 'Corriere'; lui racconta anzitempo, prima che i fatti si verifichino, quel che gli frulla nella testa a Fuortes e Vlad, suoi confidenti privilegiati, in cambio della strenua difesa, nella quale Cappelli s'è imbarcato, dell 'attuale corso dell'Opera.
Ciò che oggi ha raccontato Cappelli, sembra la risposta a quello che più d'una volta abbiamo scritto in questa settimana sul nuovo corso dell'Opera di Roma, un nuovo corso che non si dà con una Traviata modello 'hollywood/haute couture', bensì mettendo basi forti e durature al settore musicale. Un teatro con orchestra stabile, non si può dire sulla strada della vera riforma, dell'atteso riscatto - necessari per il teatro della Capitale, ancora lontani dal traguardo - senza la presenza di una guida stabile, di valore, dell'orchestra. Fuortes può continuare a dire, per bocca di Cappelli, che ha portato a Roma i registi della scena internazionale ed altri artisti, ma senza un direttore di valore, e dei cast all'altezza dei compiti, l'Opera di Roma il vero autentico salto di qualità non lo farà mai; e non serve tirare in ballo ad ogni occasione quel fasullo incarico di 'direttore onorario a vita' a Muti, che certamente non lo riporterà sul podio di quella che fu la sua orchestra una volta.
Ancora ieri abbiamo scritto della necessità per il teatro di dotarsi di un direttore stabile, ed oggi Cappelli, fingendo di interpellare Daniele Gatti ( che dirigerà il Wagner inaugurale della prossima stagione), ma in realtà rendendo pubblico un progetto che si va concretizzando, della dirigenza dell'Opera, fa capire che, dopo il suo primo impegno a Roma, in novembre, potrebbe venire l'annuncio ufficiale del suo nuovo incarico che non confligge con quello importantissimo di Amsterdam (Concertgebouw), giacchè proprio Roma ha da tempo un altro preclaro esempio di doppia direzione, con Pappano a Santa Cecilia, ed insieme alla Royal Opera House di Londra.
Siamo felice di sapere che il nostro consiglio sia stato accolto e che se attuato metterà la parola fine alle traversie di Gatti nel nostro paese: dato prima alla Scala come successore di Barenboim, trombato da Chailly, poi a Firenze come successore di Mehta, da Luisi. Insomma Roma sarebbe la giusta riparazione, e per il teatro della Capitale sarebbe davvero l'inizio della rinascita vera, che non può essere affidata al sarto Valentino e alla regista Sofia Coppola - i quali possono solo dare una mano - bensì ad un direttore d'orchestra.
L'altra bella notizia viene dall'Europa, dalla recente riunione dei ministri della cultura dei 28 paesi che costituiscono l'Unione europea.
Anche in questo caso, ma non vogliamo attribuirci anche meriti internazionali, una positiva soluzione ad un fatto per il quale avevamo gridato allo scandalo, segnalando la insensibile distrazione del mondo musicale italiano e pure della veneranda Associazione nazionale dei Critici Musicali.
A settembre avrebbe chiuso definitivamente battenti e attività la gloriosa, straordinaria EUYO ( European Union Youth Orchestra, già ECYO), per la mancanza di fondi e l'evidente insensibilità dei 28 paesi dell'Unione verso la musica e il progetto di quell'orchestra giovanile superlativa voluta da Abbado. Accogliendo un invito del nostro ministro Franceschini, gli altri 27 ministri hanno deciso di continuare a finanziare quell'orchestra fiore all'occhiello della Europa della cultura e concreta speranza per i giovani musicisti dei nostri paesi.
Solo che... il ministro Franceschini non può farsi bello all'estero e poi in Italia lavorare di fatto per la distruzione della musica, come ha fatto l'anno scorso, su consiglio del fidatissimo Nastasi con la gran parte delle associazioni musicali ( negando loro il finanziamento) e come sembra abbia intenzione di fare nel prossimo futuro con quella che lui chiama 'riforma' della fondazioni liriche, ma che in realtà sarà il loro 'funerale'. Così facendo, questo ministro dalla doppia faccia e personalità avrà dalla sua parte tutta l'Europa, e in Italia potrà fare sfracelli.
Infine, a proposito, delle 'creature' di Abbado: perchè non fa nulla per far rivivere l'Orchestra 'Mozar't, vero la quale il suo ministero è sempre stato 'matrigna', mentre, invece, madre accorta e benevola c è sempre stato on l'Orchestra 'Cherubini' di Muti?
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mercoledì 18 maggio 2016
La prossima 'Traviata' all'Opera di Roma sarà glam, 4.0. Anche pop? Pop no. Al pop provvede Santa Cecilia
Non scherziamo quando diciamo che non sappiamo ancora se riusciremo a resistere alla prossima Traviata 'glam' che Sofia Coppola si appresta a presentare all'Opera di Roma, alla fine di questo mese di maggio, con l'assistenza, per i costumi, della maison Valentino che con questa Traviata ha voluto fare ha fatto un regalo all'Opera di Roma, l'ultimo in ordine di tempo alla bravura di Carlo Fuortes, come si va leggendo ogni giorno, a seguito dei successi, uno dietro l'altro, senza eccezione e senza soste, della sua stagione 4.0.
Sì perchè la modernità, che fino all'altro ieri era indicata con la numerazione '2.0', non essendosi arrestata , prosegue, avanza e si aggiorna, giungendo ormai a quota '4.0'.
Ma Traviata sarà anche 'pop' per attrarre nuovo e più vasto pubblico, prevedendo prezzi 'popolari', cioè a dire - secondo il nuovo vocabolario dell comunicazione - 'pop'?
No, al 'pop' provvede l'Accademia di Santa Cecilia che ai primi di luglio in quell'inospitalissimo Stadio del tennis al Foro Italico (dove qualche anno fa andammo ad ascoltare Aznavour, rischiando, per poco, di rotolare per le ripide scalinate, senza nessun passamano) presenterà la Nona sinfonia di Beethoven, con la direzione di Antonio Pappano ed a prezzi popolari, prezzi 'pop' in un luogo popolarissimo, anzi 'pop'. Solo che la celebre sinfonia di Beethoven 'pop' non è, ed ancor meno si presta ad essere eseguita ed ascoltata in un luogo che, invece, è 'pop' dalla nascita, ma costruito per tutt'altra destinazione che non la musica.
Resta aperto il problema della nostra resistenza fisica e mentale al 'glam' - che tradotto significa 'fascino' ed anche ' fascino irresistibile' della prossima Traviata.
Domanda: non si poteva avere una Traviata normale che il fascino ce l'ha di suo, anche senza Sofia Coppola e la maison Valentino?
Sì perchè la modernità, che fino all'altro ieri era indicata con la numerazione '2.0', non essendosi arrestata , prosegue, avanza e si aggiorna, giungendo ormai a quota '4.0'.
Ma Traviata sarà anche 'pop' per attrarre nuovo e più vasto pubblico, prevedendo prezzi 'popolari', cioè a dire - secondo il nuovo vocabolario dell comunicazione - 'pop'?
No, al 'pop' provvede l'Accademia di Santa Cecilia che ai primi di luglio in quell'inospitalissimo Stadio del tennis al Foro Italico (dove qualche anno fa andammo ad ascoltare Aznavour, rischiando, per poco, di rotolare per le ripide scalinate, senza nessun passamano) presenterà la Nona sinfonia di Beethoven, con la direzione di Antonio Pappano ed a prezzi popolari, prezzi 'pop' in un luogo popolarissimo, anzi 'pop'. Solo che la celebre sinfonia di Beethoven 'pop' non è, ed ancor meno si presta ad essere eseguita ed ascoltata in un luogo che, invece, è 'pop' dalla nascita, ma costruito per tutt'altra destinazione che non la musica.
Resta aperto il problema della nostra resistenza fisica e mentale al 'glam' - che tradotto significa 'fascino' ed anche ' fascino irresistibile' della prossima Traviata.
Domanda: non si poteva avere una Traviata normale che il fascino ce l'ha di suo, anche senza Sofia Coppola e la maison Valentino?
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martedì 9 febbraio 2016
All'Opera di Roma per Traviata arrivano Sofia Coppola e Valentino
La notizia è di questi giorni, mentre il titolo verdiano era in cartellone dall'inizio di stagione, senza che tutte le caselle della rappresentazione fossero al completo ( forse era prevista la regia di Curran, sperimentata alla Fenice, ed andata in scena già un centinaio di volte nel teatro veneziano). Ieri Carlo Fuortes - sorprendendo tutti e mettendo a segno un altro colpo grosso - ha annunciato che la regia della prossima 'Traviata', fra maggio e giugno, sarà affidata a Sofia Coppola, la notissima e brava regista figlia di Francis che la prima volta abbiamo visto protagonista del 'Padrino n.3' di suo padre, mentre viene colpita e muore, sulla scalinata del Massimo di Palermo alla fine di una rappresentazione di Cavalleria Rusticana- speriamo di ricordare bene. - e che ora debutta all'opera. Non solo, altro colpo grosso: Valentino Garavani firmerà i costumi. E siamo sicuri che non farà mancare il suo 'rosso'- come se noi senza quel colore ci stracceremmo le vesti.
Naturalmente, è inutile ripeterlo e sottolinearlo per l'ennesima volta, tutti i giornali plaudono a Fuortes che sta rivoluzionando il Teatro dell'Opera della Capitale, riportandolo agli antichi splendori. Che per Fuortes ed anche per i giornali - che forse dimenticano per un momento che stanno scrivendo di un teatro d'opera, dove ciò che più dovrebbe contare è la musica e, solo dopo, lo spettacolo - ciò che rende appetibile l'opera non è la musica ma la regia e lo spettacolo in generale costruito su quel titolo. E infatti lui, Fuortes, insiste ricordando che ha portato all'Opera di Roma, la crema della crema dei regsoti della regia internazionale da Martone a Barberio Corsetti da Dante a Gilliam ed ora a Sofia Coppola.
E siccome lui aggiunge che ha portato all'Opera di Roma anche grandi titoli e grandi direttori, fra i quali non ricordiamo nessun nome oltre quelli di Roberto Abbado e Lopez Cobos ma anche Renzetti, perchè no anche lui - già avvezzi al podio capitolino- prevedendo l'obiezione che i grandi nomi del podio sono assenti, ha frettolosamente annunciato che l'anno prossimo l'inaugurazione sarà affidata a Daniele Gatti.
Resta comunque la convinzione che per Fuortes il riscatto dell'Opera di Roma è affidato ai noti registi. E sia.
P.S. La perla degli annunci l'abbiano letta in una 'breve' sul Corriere, dove si diceva testualmente ' le musiche sono affidate a Jader Bergamini...'. Capite? 'le musiche' - non la direzione della Traviata; come se per questa rappresentazione siano state messe insieme musiche di diversi autori.
Naturalmente, è inutile ripeterlo e sottolinearlo per l'ennesima volta, tutti i giornali plaudono a Fuortes che sta rivoluzionando il Teatro dell'Opera della Capitale, riportandolo agli antichi splendori. Che per Fuortes ed anche per i giornali - che forse dimenticano per un momento che stanno scrivendo di un teatro d'opera, dove ciò che più dovrebbe contare è la musica e, solo dopo, lo spettacolo - ciò che rende appetibile l'opera non è la musica ma la regia e lo spettacolo in generale costruito su quel titolo. E infatti lui, Fuortes, insiste ricordando che ha portato all'Opera di Roma, la crema della crema dei regsoti della regia internazionale da Martone a Barberio Corsetti da Dante a Gilliam ed ora a Sofia Coppola.
E siccome lui aggiunge che ha portato all'Opera di Roma anche grandi titoli e grandi direttori, fra i quali non ricordiamo nessun nome oltre quelli di Roberto Abbado e Lopez Cobos ma anche Renzetti, perchè no anche lui - già avvezzi al podio capitolino- prevedendo l'obiezione che i grandi nomi del podio sono assenti, ha frettolosamente annunciato che l'anno prossimo l'inaugurazione sarà affidata a Daniele Gatti.
Resta comunque la convinzione che per Fuortes il riscatto dell'Opera di Roma è affidato ai noti registi. E sia.
P.S. La perla degli annunci l'abbiano letta in una 'breve' sul Corriere, dove si diceva testualmente ' le musiche sono affidate a Jader Bergamini...'. Capite? 'le musiche' - non la direzione della Traviata; come se per questa rappresentazione siano state messe insieme musiche di diversi autori.
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