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martedì 9 gennaio 2018

L'Arena di Verona cambia gestione. Di male in ...

La crisi dell'Arena con il suo enorme buco di bilancio,  Tosi sindaco e sovrintendente il suo amico geometra, Girondini, sembrava alle spalle dopo l'arrivo di Attila/Fuortes, commissario, che aveva chiuso l'Arena per un paio di mesi - molti vi avevano visto  la prima attuazione soft del progetto Nastasi che voleva mantenere solo un paio di Fondazioni liriche, retrocedendo tutte le altre a 'teatri di tradizione' - che a sua volta aveva chiamato dall'Accademia di S. Cecilia Giuliano Polo, sovrintendente, ed aveva confermato la principessina  dagli 'occhi di ghiaccio' ,come Turandot, Francesca Tartarotti, figlia del finanziere Francesco Micheli, a governarne le finanze. Poi Fuortes  ha lasciato Verona nelle mani del 'suo' sovrintendente che a fianco aveva la zarina ecc...

Se non che non ha fatto i conti con le elezioni cittadine che hanno disarcionato Tosi e messo in sella l'avv. Sboarina, centrodestra, con alcune liste che l'hanno appoggiato, fra cui quella di Fratelli d'Italia,  capolista Cecilia Gasdia.

Appena insediati, il nuovo sindaco e l'assessore competente, hanno messo mano alle nomine  di cui hanno competenza - non si dimentichi che il sindaco è, per legge, presidente della fondazione lirica della sua città- e a Giuliano Polo hanno fatto capire che aveva i giorni contati, come anche al vice direttore artistico (vice di chi?), clarinettista nell'orchestra areniana. E intanto cominciavano a circolare i primi nomi dei rispettivi successori. Per la sovrintendenza, quelli di Orazi -  per lui un ritorno; qualche anno fa aveva proposto la copertura dell'Arena! - ed anche Mauro Meli. Sia Orazi che Meli lavorano da poco più di un anno a Cagliari, ma evidentemente la convivenza non li soddisfa entrambi e neppure il clima isolano. E, d'ora in avanti saranno candidati a tutto il candidabile; mentre sarebbe auspicabile che da subito il sindaco di Cagliari li sbatta fuori ambedue con un sonoro calcio in culo.

Il primo nome era quello della capolista di Fratelli d'Italia, Cecilia Gasdia, veronese, che reclamava da Sboarina, la giusta ricompensa per l'appoggio alla vittoria elettorale. Lei  chiedeva per sè la carica di direttore artistico, mai esercitata prima. Si dirà che c'è sempre una prima volta. Ma che il debutto debba avvenire in una fondazione importante con grossi guai, non è proprio il massimo. Cecilia Gasdia  ha fatto una bella carriera da cantante ed ora fa l'insegnante di canto, ma che  abbia le carte in regola per debuttare come sovrintendente - come il consiglio di indirizzo ha già indicato a Franceschini,  dal quale si attende la nomina ce ne corre. A dirla tutta: a Franceschini che gli frega se l'Arena finisce di nuovo male come prima e peggio di prima, non essendosi mai ancora risollevata dai guai passati?  Se dovesse andare malissimo la si chiude e si tiene aperta soltanto per la stagione estiva in Arena; si affitta un'orchestra, un coro ed un corpo di ballo e il bubbone della Fondazione guarisce definitivamente, con la sua chiusura. Sboarina nel frattempo, magari, non sarà più sindaco o terminerà il mandato con la Gasdia, se durano l'uno e l'altra.

 Ma c'e un'altra grande novità per l'Arena, anche se si tratta di un ritorno: la nomina del nuovo direttore (segretario, consulente) artistico, individuato in Renzo Giacchieri che a Verona lo conoscono bene perchè è già stato sovrintendente giusto vent'anni fa, succedendo a De Bosio. Giacchieri che si è sempre più dedicato alla regia lirica, ha certo una esperienza da vantare nel campo. Ma, per la sua scelta, non si è pensato solo a questo; si è attinto alla riserva 'di destra' (democristiana) cui Sboarina fa riferimento e Giacchieri pure. Non importa se dovrà  affiancare e guidare la cinquantasettenne Gasdia, che naturalmente conosce già bene, con la saggezza e l'esperienza dei suoi ottant'anni.

 Lunga vita all'Arena di Verona!

giovedì 28 dicembre 2017

All'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA VOGLIONO ELIMINARE I TETTI, PER GUARDARE IL CIELO. FIGUCCIA CONTRO MICCICHE'

 Il nuovo Parlamento regionale siciliano (ARS: Assemblea Regionale Siciliana), 'destro' per colore e  guidato da Musumeci di Fratelli d'Italia, non  è restato con le mani in mano e si è dato da fare per  svecchiare il paese che, al sud, è da svecchiare  più che al nord. In molti settori. A cominciare dai tetti che al Parlamento siciliano,  presidente dell'Assemblea  Miccichè in testa, ritengono troppo bassi  e perciò impediscono di puntare  in alto e guardare, rasserenati, l'azzurro cielo di Sicilia.

 Contro di lui, potente colonnello della destra in Sicilia, si è mosso  un oscuro  consigliere, di nome Figuccia, gentile nel nome, determinato ma impotente, al punto che, inascoltato, ha rassegnato le dimissioni, a due mesi dalla elezione e insediamento e  a legislatura neppure cominciata.

Il gigante Miccichè ritiene che i tetti siano illegali perché oltre che impedire ai consiglieri di guardare il cielo dalle sale dorate di Palazzo dei Normanni, li rendano infelici, e perciò poco efficaci e poco attivi nell'azione di governo. Figuccia,  che non la pensa come lui, ricorre alle dimissioni dalla giunta.

I tetti che Miccichè vuole abolire, però, sono di un genere tutto particolare. Sono i tetti agli stipendi, sui quali  da tempo immemorabile, relativamente ai consiglieri siciliani, si è fatta feroce ironia.
Il tetto dei 240.000 Euro - che è poi l'appannaggio del Presidente della repubblica - è troppo asfissiante per un deputato siciliano e perciò va sfondato.Questa la tesi di Miccichè. 

Ad esempio, il segretario generale dell'Assemblea, sostiene Miccichè, dove poter prendere sui 400.000 Euro, perchè se li merita, essendo il suo incarico e la mole di lavoro  considerevoli, e  e lui da retribuire a dovere. Se potrà guadagnare quasi il doppio del Presidente della Repubblica, sarà felice, lavorerà meglio, e la mattina quando esce di casa, canterà tutto gongolante: si va all'assemblea/ a fottere, per ora, la gente etnea/  e da sera a mane/  tutte le genti isolane.

 A scendere, l'abbattimento dei tetti stipendiali riguarderanno tutti: consiglieri, dirigenti, funzionari e forse anche gli uscieri che arriveranno a guadagnare più di un professore universitario e di un primario di ospedale.

In questo accesissima discussione, il principe governatore Musumeci, politico affidabile raccomandato dalla Meloni, il quale, durante la campagna elettorale aveva detto - se la memoria nostra non ci inganna - che avrebbe messo un tetto  agli emolumenti dell'Assemblea siciliana, vergognosi! appare impotente contro Miccichè. Ma il suo maggior rammarico riguarda le promesse fatte ai tanti 'muratori' isolani ai quali aveva assicurato, una volta andato al potere,  che gli avrebbe dato un sacco di lavoro, costruendo tetti su tetti. Musumeci, in contrasto con Miccichè, ha detto che entro breve quei tetti in parte abbattuti da Miccichè  saranno rimessi, ed i muratori , almeno loro, finalmente gioiranno, per l'atteso lavoro.

P.S. Miccichè si è dovuto arrendere di fronte alle numerose proteste ed alle dimissioni di Figuccia, assessore ai Rifiuti, al quale, giusto la posizione di Miccichè, era stato impedito di raccogliere e destinare al tritatutto sociale  i rifiuti umani dell'ARS.

giovedì 26 ottobre 2017

Fratelli d'Italia diventa inno nazionale ufficiale definitivo, proprio mentre nascono diverse spinte autonomiste

All'indomani della seconda guerra mondiale  Fratelli d'Italia (testo di Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro) fu assunto, anche a seguito dell'uso che se ne cominciò a fare nelle manifestazioni ufficiale,  come inno  nazionale italiano  PROVVISORIO. E tale è rimasto per tutti questi anni, anche dopo che i vari Presidenti della repubblica, e Ciampi più di tutti, hanno dato un grande impulso perchè diventasse,  attraverso apposita legge,  definitivamente   inno nazionale. Senza riuscirci.

Ogni volta che il problema veniva affrontato, come  nelle occasioni di concomitanti ricorrenze nazionali legate all'unità del paese, c'era sempre qualche poveretto che non trovava argomento migliore per impegnare le sue ridotte capacità intellettive, se non quello di proporre come alternativa a Fratelli d'Italia, ora O sole mio, ora Va pensiero, e perfino l'ipotesi di domandare ad un musicista vivente di scriverne uno. Sia il testo che la musica ovviamente. Per fortuna che quest'ultima proposta non ha mai avuto sbocco reale, perchè altrimenti avrebbe riacceso il carosello delle discussioni intorno al testo ed alla musica e sarebbero passati, nel frattempo,  forse altri settant'anni

Le ipotesi alternative, per fortuna, ma  dopo lunghissime discussioni, sono state bocciate da una analisi un pò meno becera  delle proposte. Riccardo Muti è intervenuto per far capire a quei sapientoni delle Lega, maggiori  ma inconsapevoli sostenitori del coro verdiano,  che Va pensiero è un canto di nostalgia di un popolo schiavo in esilio. E a quel punto agli italiani che non lesinano mai autocritiche, il proporci anche agli occhi  del mondo come popolo di schiavi, bastonati, ed esiliati, è parso troppo.

O sole mio è stato giustamente accantonato per non perpetuare l'idiota mito dell'Italia paese del sole e degli spaghetti - ma anche della mafia, avrebbero sicuramente aggiunto i nostri cugini vicini e lontani che non perdono occasione per denigrarci - qualche volta non senza ragione.

Dunque l'attenzione si è focalizzata sul tanto vituperato Fratelli d'Italia che alla fine, anche perchè adottato ormai universalmente nel nostro paese, è diventato di fatto l'inno nazionale, il cui riconoscimento nessuno più mette in discussione.

E così ,forse, con il passaggio definitivo al Senato che si attende nelle prossime ore, Fratelli d'Italia diverrà definitivamente, per legge, il nostro Inno nazionale. Si sono dovuti attendere appena una settantina d'anni, durante i quali il Parlamento e l'opinione pubblica ha avuto molto altro da fare.

Il destino, però, ha giocato un bruto scherzo a tale tardiva decisione (ammesso che  la legge passi al Senato). E cioè che  la sua assunzione definitiva arriva proprio quando cominciano a manifestarsi spinte autonomiste. Hanno cominciato il Veneto e la Lombardia; alle quali rischia di  accodarsi anche la Puglia del governatore Emiliano.
E  non è da scartare l'idea che quelle regioni un giorno possano chiedere,  insieme a tanto altro allo Stato centrale, che Fratelli d'Italia, nelle manifestazioni ufficiali  dei rispettivi territori, venga sostituito da O mia bela Madunina o  da La biondina in gondoleta. In Italia, mai dire mai, in qualunque settore e per qualunque caso.


lunedì 4 settembre 2017

Fabrizio Bracconeri. Avete visto che faccia c'ha?

Leggo per caso, qualche minuto fa, occupandomi di Sposetti- chissà perchè è mi è stato segnalato  quanto sto per dirvi - che quell'ex  ragazzone  rosso di capelli, protagonista di tanti film idioti ambientati in una  'Terza c',  nella quale lui aveva sempre la parte dello sfigato - ed anche usciere nel Forum di Canale 5 condotto da Rita Dalla Chiesa, e che avrebbe avuto dopo la tv, una breve avventura in Fratelli d'Italia, e cioè Fabrizio Bracconeri, ha osato sui social insultare la ministra nera, Kyenge, che già qualche  parlamentare troglodita italiano aveva osato fare in passato, scusandosi poi. Mentre lui no, anzi ha rincarato la dose prima che i suoi rigurgiti elettronici fossero oscurati .
E lo ha fatto per il colore della pelle, dando a lei della musulmana, oltre che della 'buzzicona' ecc...

Premettendo che lui non sa neppure cosa voglia dire essere 'musulmana', e che di lingue in cui esprimersi, seppure con difficoltà, conosce solo il  dialetto romano 'da bar', dato l'evidente analfabetismo,  nessuno ha dato peso a quei suoi tweets, appena hanno fatto caso alla sua faccia. Perchè con quella  faccia, hanno convenuto coralmente...

sabato 1 luglio 2017

Forse Fratelli d'Italia riuscirà a farsi riconoscere inno italiano nazionale, non più solo 'ufficiale'

Ci sono voluti  71 anni prima che Fratelli d'Italia, inno risorgimentale di Mameli-Novaro, assunto, dall'indomani della proclamazione della Repubblica, come inno ufficiale 'provvisorio', lo diventi finalmente 'definitivo'. Non è detta ancora l'ultima parola, ma può darsi che prima della fine della 17 legislatura, l'attuale, Fratelli d'Italia venga finalmente riconosciuto inno nazionale italiano.
 Perciò chi oggi si lamenta, fra quanti vivono, studiano o lavorano, e sono anche nati, del troppo tempo che la legge richiederebbe per ottenere la cittadinanza, si consoli con il lunghissimo tempo di attesa di Fratelli d'Italia.  Che da oltre settant'anni  fa le funzioni dell'inno nazionale senza essere definitivamente riconosciuto tale.

Una accelerazione a tale riconoscimento,  meglio. all'iter parlamentare per raggiungerlo, l'ha data un deputato-patriota di Fratelli d'Italia, il partito della Meloni, che di nome fa Gaetano Nastri, ed anche un altro, ma del PD. La proposta di legge dei due verrà esaminata a giorni nella Commissione 'Affari costituzionali'-  se l'affare si ingrossa ,chissà che trovi ostacoli sulla sua strada.
Anzi,  di ostacoli ne ha già trovati, perchè emendamenti sono stati presentati da altri due illustri parlamentari. Francesco Paolo Sisto  di Forza Italia, propone che Fratelli d'Italia venga denominato nella legge  inno 'nazionale' e non 'ufficiale' come  risulta dalla determinazione del Parlamento italiano del 12 ottobre 1946.

 Il deputato centrista Gian Luigi Gigli, altro parlamentare dalla storia gloriosissima, di emendamenti ne ha proposti due: uno per  abolire Fratelli d'ITalia; e l'altro per indire un concorso per un nuovo inno nazionale che prenda il posto dell'attuale,  non importa se ormai riconosciuto  ed insegnato anche nelle scuole.

 Gigli rispolvera la vecchia polemica su Fratelli d'Italia, una polemica che aveva spinto i più fantasiosi  ed acculturati fra parlamentari e capi partito, fra i quali primeggiava Bossi - il fondatore della Lega e padre del 'Trota', laureato a Tirana - a proporre i più svariati sostituti, da Va pensiero a O Sole mio, a  Volare.

Insomma per il nostro Gigli (psichiatra, succeduto a Casini nella presidenza del famoso 'Movimento per la vita') anche la strenua difesa dell'Inno nazionale operata da Ciampi è valsa a nulla, di fronte al suo manifesto attaccamento alla nazione, ai suoi valori e alle sue attuali emergenze.

martedì 25 aprile 2017

Fratelli d'Italia ( Canto degli Italiani) inno nazionale PROVVISORIO da 70 anni. E poi ci lamentiamo se non lo cantano tutti

Nella rubrica della posta, sbrigata da Paolo Conti, sulle pagine dell'inserto romano del Corriere, un lettore si lamenta per lo spettacolo, che definisce indecente, al quale ha assistito involontariamente nei giorni scorsi a Piazza san Silvestro, in pieno centro a Roma. Ricordiamo solo che quella Piazza un tempo deturpata dai capolinea di numerose linee tramviarie, è stata trasformata negli anni scorsi da Paolo Portoghesi, al tempo di Alemanno sindaco, in una vera piazza ( confessiamo che non l'abbiamo ancora vista, pur abitando a Roma), con alberi e panchine (mantenendo forse, del vecchio arredo, solo i cessi sotto il piano stradale).

Il turista italiano in visita a Roma ha raccontato che c'era un concerto della Banda dell'Aeronautica, che in apertura ha suonato, come di prammatica, l'Inno nazionale, cioè a dire Fratelli d'Italia. Delle oltre cento persone presenti nella piazza, che sedevano o bivaccavano, solo quattro o cinque si sono alzate in piedi, le altre hanno proseguito nelle loro attività e chiacchiere come se nulla fosse. E forse poco più delle quattro o cinque persone hanno accompagnato col canto il suono della banda. Ma questo il turista non lo annota.

Scandalo: ma come si ascolta l'Inno nazionale, al quale il presidente Ciampi  ha dedicato tanta attenzione, come se si ascoltasse  un motivetto di Pupo o dei Pooh, anzi con minore partecipazione e nessun rispetto?

Il turista sa che la polemica  su come ascoltare, e se cantarlo o meno, l'Inno nazionale divampa da qualche anno, da quando ci si  accorse che i calciatori non lo cantavano (perchè non lo conoscevano, mentre ora devono aver seguito un corso accelerato per impararlo) e come loro anche molti politici, i quali di seguire un corso accelerato per impararlo se ne fottono letteralmente.

Perchè scandalizzarsi se  da oltre settant'anni Fratelli d'Italia, assunto dal primo governo italiano nel 1946, PROVVISORIAMENTE come inno nazionale è ancora nella stessa condizione? E cioè nella condizione di 'inno nazionale provvisorio' ( a differenza del tricolore che è la 'bandiera italiana per legge'), perchè le 17 legislature che si sono da allora succedute non sono mai riuscite a fare un decreto per renderlo definitivo? Non si venga a dire che si è ancora nell'imbarazzo della scelta tra Fratelli d'Italia e Va pensiero, anche se il celebre coro verdiano disegnerebbe assai meglio la condizione miserevole e di schiavitù nella quale il popolo italiano vive da tempo, disamorato sfiduciato e, a differenza degli ebrei che lo cantano nel Nabucco, senza speranza  di cambiamento reale.

mercoledì 12 ottobre 2016

Il paese,dove anche l'Inno nazionale - 'Fratelli d'Italia' - è provvisorio

Gian Antonio Stella riprendendo, in piena crisi politica dentro i fuori i partiti e nel paese per via del prossimo referendum costituzionale e della connessa legge elettorale, il tema dell'ancora provvisorio Inno di Mameli, Fratelli d'Italia, forse  non ha riflettuto abbastanza sulle conseguenze di una possibile ripresa di discorso sull'Inno nazionale italiano. Sul quale, in piena crisi economica e politica, tutti  sarebbero capaci di  fare barricate e sfidarsi a duello, dimenticando legge finanziaria, emergenza migranti e perfino referendum e legge elettorale. Sì, perché in Italia basta un niente per riaccendere gli animi e condurre a discussioni infinite che si concludono, regolarmente, con un nulla di fatto e nessuna decisione. Esattamente come è già accaduto infinite volte  per l'Inno nazionale: chi lo vuole cotto e chi crudo chi dolente chi letterario, purché se ne discuta. Al suo posto è stato indicato 'O sole mio', 'Va'pensiero'- sulla cui assurdità Riccardo Muti ha costruito diverse esilaranti uscite pubbliche - ma anche 'Fin che la barca va' e infinite altre stupidaggini.
 Resta il fatto che dopo 70 da quando quell'Inno, assunto come provvisorio, cominciò ad essere eseguito in tutte le manifestazioni ufficiali, anche ora che è divenuto di fatto l'Inno nazionale Italiano che nessuno più oserebbe cambiare, quell'Inno, nella legislazione italiana risulta ancora 'provvisorio'. E forse tale resterà ancora fino a quando esisterà l'Italia, dove l'unica cosa stabile è il provvisorio.
Poi quando la nazione si disgregherà, allora e solo allora si cercheranno i vari sostituti di quell'inno nazionale,  ma senza dover ricorrere a referendum abrogativo, perché Fratelli d'Italia è sempre stato inno nazionale 'PROVVISORIO'.
 E del resto nei viaggi di andata e ritorno di qualsiasi legge fra Camera e Senato, non è raro che trascorrano se non proprio settanta, dieci o venti anni almeno , prima che si assuma una qualche decisione,  o che si venga a capo di una legge, salvo poi ad annullarla con referendum consultivo.
 A riforma avvenuta, la Camera discute una legge del Governo, ne discute anche con le opposizioni specie su questioni molto delicate, ma una volta esaurita la discussione,  la Camera, dove il Governo ha la maggioranza, procede alla sua approvazione. E via.

Proprio oggi  sono state pubblicate le cartoline che ragazzi che frequentano le nostre scuole, immigrati nati e residenti nel nostro paese, hanno inviato al Senato prima che chiuda - sperando che il referendum  venga approvato - perchè la legge che riguarda il diritto alla cittadinanza italiana per ragazzi che sono nati vivono e studiano in Italia, è ferma da qualche anno al Senato. E i ragazzi, giustamente, temono che una volta abolito il Senato, non ci sia nessuno che, per legge, sia incaricato di riportare - anche materialmente - la legge dal Senato, ormai abrogato, alla camera per la sua approvazione definitiva. I ragazzi, con le loro cartoline sulle quali sono ritratte intere classi italiane 'multicolore' sollecitano il Senato all'approvazione di quella legge che li riguarda e che finalmente riconosce il giusto diritto alla cittadinanza.